#7

nov 28 2008

Mmm. Twilight.

No, no, io Twilight non l’ho letto. L’hanno letto dei miei cari amici, però. Uno di questi mi ha consigliato di andare a vedere il film. E sono andato a vederlo.

Innanzitutto, piccolo cappellino sull’andare al cinema. Sapete, quando non si ha nulla da fare, si può andare al cinema anche da soli. Meglio il mercoledì, si spende meno. E dopo qualche mese uno si è fatto una discreta cultura cinematografica contemporanea. Consiglio: procuratevi una fiaschetta da liquore, riempitela di cognac e portatela con voi. Nel buio della sala la si può finire a piccoli sorsi durante tutto il film. Il vantaggio è che si ottiene un occhio critico molto più umano, oltre ad acquisire ottime capacità di osservazione e un invidiabile pensiero laterale che vi permetterà di sbrogliare in fieri la matassa di ogni film.

Avevo letto qualche recensione su Twilight. Il mio primo pensiero è stato: “Moccia coi vampiri”. Ma ho avuto fiducia nel suggerimento del mio amico e sono andato. Brr. Faceva un freddo becco.

Vi dirò che il mio primo giudizio non è stato negativo. Anzi. Il fatto è che ci sono un mucchio di innovazioni e di intuizioni – sviluppate più o meno bene – che balzano subito all’occhio. In effetti, il classico mondo dei vampiri è stravolto. “Ganzo!” mi son detto io, dando un’altra gozzata alla fischetta di cognac. Ma non è poi molto ganzo.

Ripeto, delle intuizioni eccellenti ci sono, ma restano comunque estremamente grezze. Il distacco dalla tradizione non viene fatto per volontà di innovazione, ma per ignoranza della tradizione stessa. Be’, dopotutto l’autrice è un’Americana – e senza voler fare inutile polemica, in genere gli Americani, di cultura tradizionale, non ne hanno. Così il vampiro, essere maledetto che vive solo di notte, diventa un dio che sotto la luce del sole è ancora più bello.

Una cazzata colossale. A quel punto scrivi un libro sulle divinità azteche, no? Anche loro avevano bisogno di sangue, dopotutto. In questa maniera l’autrice glissa con nonchalance sul nodo centrale (e di maggior fascino) dell’esser vampiro: il peso di non poter più vedere l’alba, con tutti i castelli psichici che ne derivano. Tutta la questione morale si esaurisce nel fatto di doversi nutrire di sangue. E come se non bastasse, la Meyer glissa anche con leggerezza sulle implicazioni morali dell’uccisione di un vampiro da parte di altri vampiri – crimine che nel filone fantastico “Intervista col vampiro” e “Vampire the Masquerade” è visto astiosamente come il peggiore che si possa commettere. A questo si aggiunge che non c’è nessun rapporto – nemmeno di ricerca! – con la divinità e che nessuno neanche si chiede se diventando vampiri si perda qualcosa a livello spirituale; la motivazione è semplice, infatti pare che questo tipo di vampirismo sia causato da un veleno e non sia affatto un risvolto sovrannaturale della realtà.

Insomma, film simpatico ma non bello.

Ah, ovviamente mi accorgo che il libro sarà sicuramente migliore della versione cinematografica, ma certe tare sono connaturate col racconto stesso. Previsioni sul seguito?

Secondo me il rischio di scivolare in Moccia coi vampiri c’è, e ci scommetto sopra. Poi, grande aspettativa sugli indiani – che discendono dai lupi. Visto che qui esistono i vampiri, non è che magari esistono anche… Eh? La vampira cattiva riuscirà a vendicarsi? Sì, come no… E infine. La bella Bella diventerà vampira? Io direi di sì. Ma ovviamente serve il grave frangente, altrimenti non è abbastanza prevedibile.

Oh, mon Dieu. La mela proibita. Ma proibita cosa?!

Oh, mon Dieu. La mela proibita. Ma proibita cosa?!

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Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
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