Davanti alla grande libreria

Uscendo da una grande libreria del centro – nella busta, un libro di Banana Yoshimoto, un’edizione di lusso del Kamasutra impacchettata da regalare per Natale e un prontuario di punteggiatura – vengo fermato da un senegalese che ha un pacco gigantesco di libri fra le braccia. Mi saluta tendendomi la mano libera. “Giao, amigo, gome sdai, duddo bene?”. E’ fantastico: l’antitedesco. Ogni consonante è dolce, e la calata diventa automaticamente accomodante. Ma l’abitudine di sbolognare in maniera sgarbata chi, sconosciuto, ti saluti per strada, ben sapendo che vuole spillarti dei soldi, è dura a morire.
“Sì, tutto, bene, grazie, ma non ho sol…” Cala il gelo. Stavo per dire che non avevo soldi, ma in quel momento realizzo che ero uscito dalla libreria con scontrino e resto in mano, ben evidenti. Gaffe paurosa, tento di riparare. “Via, fammi vedere un po’ che libri hai.” Tanto basta dirgli che non mi piacciono e me ne libero easy. Lui, con estrema padronanza del linguaggio, mi mostra quali sono i libri che reputa migliori, tracciandomi rapidamente la storia dell’autore e del libro stesso. Effettivamente erano affascinanti, ma mi fingo disinteressato. Scuoto il capo. Me ne voglio proprio andare.
Allora lui mi prende per un braccio e mi dice: “Ho gabido ghe gosa buò inderessardi.” E tira fuori un libro dal mucchio. Sopra c’è disegnata una maschera tribale nera. Il titolo, “La sposa degli dèi“, di Kossi Komla-Ebri. Quel ragazzo mi guarda come se fosse una questione di vita o di morte. Per me. “Guesdo libro barla del Vudù. Degli sbiridi ghe sono in ogni gosa.” Continua a guardarmi in quello strano modo. Va bene. Lo compro.
Torno a casa e inizio a leggerlo.
«Lassù, al villaggio di Dugà, gli anziani dicono di un ragazzo ribelle che è posseduto dallo spirito dell’Adédjé in piena.
Kossivi, figlio di Mambono (madre di Mambo), fratello di Mambo e Gbédé, nipote dell’hunò Briyawo, già all’età di sette anni era posseduto dallo spirito dell’Adédjé in piena.
Oggi, girando per le strade sassose e irregolari di Dugà, capita d’incontrare un uomo di bassa statura, gambe arcuate, barba grigia incolta, viso scavato e occhi spenti…
Nessuno avrebbe pensato che Kossivi, figlio di Mambono, nipote dell’hunò Briyawo, sarebbe finito così, come un’ombra silenziosa, lugubre, errante preda e bersaglio degli impietosi giochi dei fanciulli di Dugà.»
Vado avanti, e più vado avanti più ne resto rapito. Di rado mi è capitato di leggere libri del genere. Il giorno dopo infatti torno lì da lui. “Ho letto il libro che ti ho comprato ieri.” “E di è biagiudo?” “Fammi rivedere che altri libri hai.”
Da allora, ogni volta che vado in centro e ho soldi, mi fermo sempre da lui, a due passi dal Duomo, e gli compro un volumetto. Abdoulaye, si chiama, ed è poco più grande di me. E’ in Italia per studiare medicina, e quando può vende libri per aiutare la sua comunità. Mi ha parlato di casa sua, in Senegal. E’ in un paesino sul mare vicino a Saint-Louis, e la sogna tutte le notti; mentre scelgo il mio libro, lui mi parla dell’odore che ha l’aria quando le banane del suo giardino maturano, e di come sono i campi di canna da zucchero di notte, e della fortuna che ha avuto a poter studiare (ha vinto una borsa di studio a Dakar), e di quanto sono profondi gli occhi delle sue sorelle. E quando ormai ho scelto il mio titolo per quel giorno, mi dice sempre che quando tornerà, già medico, faranno una grande festa, e racconterà a tutti com’è il mondo di là dal mare, e i suoi cugini gli parleranno degli ultimi raccolti, di come sta il bestiame, di come il villaggio sia cambiato.
Quei libri che compro sono scritti da Africani emigrati o Europei che hanno viaggiato o vivono in Africa; parlano di culture e riti antichi, di coincidenze, e di stregonerie vecchie come il mondo e degli spiriti che noi, “di là dal mare“, non conosciamo, e di come è facile ampliare la propria prospettiva. La prossima volta che incontrate un negro fuori da una grande libreria con un pacco di libri in braccio, non scacciatelo, né aspettate che sia lui a cercarvi. Avvicinatelo, e fatevi consigliare quale dei volumetti acquistare. Dopotutto, sei euro e mezzo sono un prezzo ragionevole, per spalancarsi nuovi orizzonti.


23 dicembre 2008 @ 14:28
L’HO INCONTRATO ANCH’IO!!!! All’uscita dall’Edison!! Lo riconosci dall’anello, vero? Anche a me quel ragazzo ispirava fiducia, volevo comprargli “poesie dei poeti africani contro l’apartheid”. Però per l’appunto, non avevo soldi, avendo speso tutto il piccolo capitale a mia disposizione in libreria (m’eran rimasti 3 euri, non sufficenti). Mi fa piacere sapere che i suoi libri siano stati apprezzati, quel ragazzo mi ispira fiducia. Quando avrò un po’ di tempo lo andrò a cercare. Oddio volendo potrei andarci OGGI, investendo così il piccolo capitale che guadagno in ripetizioni. Bravo bravo, mi hai fatto tornare la voglia di cercarlo.
23 dicembre 2008 @ 14:45
Questo è un post veramente BELLO.
23 dicembre 2008 @ 15:15
Bello davvero…
Ci vuole una dignità senza precedenti per mettersi in strada a vendere libri facendosi prendere per uno scansafatiche più che per uno studente di medicina.
Nessuno studente di medicina italiano si sognerebbe di guadagnarsi così da vivere in un paese straniero…
23 dicembre 2008 @ 15:51
Gran bel post Giorgio.Complimenti,perchè comunicandoci questa tua piccola esperienza cambierai il nostro comportamento e modo di valutare certe persone,che a prima vista si crede vogliano solo spillarci qualche quattrino.Invece potremmo spaziare verso nuovi orizzonti prestando più attenzione,cortesia e disponibilità nei confronti di quelli che non avremmo mai creduto potessero darci
tanto.
25 dicembre 2008 @ 18:14
Grazie di aver accolto lo spunto (o dovrei definirlo “desiderata”?).
Sei sempre un’ enorme soddisfazione, anzi una “infinita fonte di incommensurabili soddisfazioni!” (cit.)