Gestione dei conflitti – Formula Magica Diplomatica
Ieri sono stato momentaneamente sgarbato con una signorina molto gentile. Il risultato è stato che lei si è irrigidita e il nostro rapporto (anche lavorativo) è andato a ramengo. A mia difesa potrei portare il fatto che certe cose le ho dovute dire per ordini superiori – ma non basta. E dopo mi sono sentito una vera merda.
Quindi ho deciso di aprire questa categoria di “Gestione dei Conflitti”, in cui via via esporrò alcune tesi e tecniche della teoria generale della mediazione applicabili anche nei panni di una delle parti in conflitto. “Dio ha messo anime uguali in tutti gli uomini, tanto nei re quanto nei calzolai” diceva qualcuno. “La stessa causa di una lite fra vicini provoca un conflitto fra due stati”. E in fondo è giusto pensare che per creare una cultura della pace non si possa partire da un’idea o da una bandiera, e che sia inconcepibile un modo di pace nelle alte sfere se in basso continuiamo a scannarci per tutto, ma che sia assolutamente necessario iniziare a coltivarla nella quotidianità. Per questo, tratterò soprattutto di trucchetti o di punti di vista o di accorgimenti facilmente adottabili da chiunque e che, se applicati, miglioreranno sensibilmente la vostra vita.

Formula Magica Diplomatica
Non è una vera formula magica, ma è la struttura su cui costruire ciò che avete intenzione di dire. Così facendo, ciò che direte non colpevolizzerà nessuno e quindi nessuno si sentirà attaccato, non sarà confutabile né falsificabile – il tutto senza levare chiarezza e forza al messaggio che avete intenzione di trasmettere. Niente compromesso: con questa struttura potete facilmente avere la botte piena e la moglie ubriaca. Vado ad illustrarla.
Quando tu… Allora io… Perché… Vorrei…
1) Quando tu…
Una frase che inizia con quando fa percepire all’altro una certa singolarità del caso in questione: c’è parecchia differenza fra dire “Tu non mi telefoni!” e “Quando tu non mi telefoni…”. L’altro non si sentirà attaccato, perché non si sta generalizzando, si sta semplicemente analizzando un caso, un evento.
2) Allora io…
Dopo aver delineato la fattispecie del caso, si salta subito su se stessi. Se parlate di come voi stessi vivete una situazione, non siete soggetti a confutazione. “Allora io mi sento solo” “No che non ti senti solo” “Ma lo saprò io come mi sento o no? Lo sai meglio tu?” Assolutamente inconfutabile. Come dire “Mi piace” in luogo di “E’ bello”. Assolutamente inconfutabile. Oltretutto, stando su se stessi, si continua a non attaccare, e si mette in luce un aspetto importante che solitamente nelle discussioni, sotto la pioggia di accuse, è trascurato – cioè i sentimenti che si provano in quella data situazione.
3) Perché…
La spiegazione di un sentimento ha ancora il vantaggio di essere personalissima, e permette di descrivere meglio quale sia la propria posizione nel caso in questione. “Allora io mi sento solo, perché senza di te non riesco a stare, perché anche se la giornata ha fatto schifo, sentirti me la illumina sempre” e cazzate del genere. “Allora io mi sento avvilito, perché mi sembra di farmi sempre in quattro per tutti senza poi avere nulla indietro”. Mi raccomando, che le posizioni che esprimete non siano categoriche. In quest’ultima frase, fondamentale è il “mi sembra”, che richiama sempre una perceziona soggettiva del fatto.
4) Vorrei…
A questo punto (opzionalmente) si possono avanzare delle richieste maturate dall’esposizione precendente. E’ la pars construens della formula: i primi tre punti sono soltanto descrittivi. Mi raccomando, sincerità e occhio alle esigenze degli altri, quando si formulano richieste.
“Quando tu mi rispondi in maniera sfuggente se ti chiedo di andare a fare la spesa, allora io mi sento davvero costernato, perché invece ogni volta che posso fare qualcosa per te sai che la faccio, anche se non ne avrei voglia. Vorrei che tu tenessi conto di questo, la prossima volta che te lo chiedo.”
Il filo rosso che collega tutte le teniche mediazionali e di gestione dei conflitti è quindi l’evitare di attaccare o lanciare direttamente colpe e accuse contro l’altro, che si irrigidirebbe abbandonando la comunicazione; dire sempre ciò che si vuole senza nulla di taciuto, ma a partire dal proprio modo di vedere e vivere la faccenda; ricordare sempre che se l’altro ha certe posizioni, è perché esistono dei motivi importanti e profondi che perlopiù ignoriamo – e che anche lui a stento conosce o ammette.


6 dicembre 2008 @ 01:06
Se tu non ci fossi, bisognerebbe inventarti. Ed è per questo, che ti adoro
10 dicembre 2008 @ 23:29