La Nona
Grande evento al Mandela Forum, ieri sera. Nona Sinfonia di Beethoven, eseguita da orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino. Dirige Zubin Mehta! Ingresso gratis et amore dei! C’eravamo sia io che Massimo, anche se nel carnaio non ci siamo incontrati. In fatti il fu-Palasport traboccava di gente. Per mia fortuna dei miei infiltrati sono arrivati un’ora e mezzo prima dell’inizio del concerto e mi hanno tenuto il posto, e così mi sono potuto sedere praticamente in collo a Zubin.
Gratis perché? Be’, tutti i musicisti, tutti i tecnici e tutti gli organizzatori hanno lavorato per puro volontariato – uno splendido modo per manifestare il proprio dissenso circa quelli che grossolanamente vengono chiamati “tagli alla cultura” governativi. Invece di scendere in piazza e manifestare o occupare plessi su plessi… BAM! Ti sbatto in faccia un secondo movimento della Nona, e poi voglio vedere come mi ribatti. QUESTA è non-violenza. Ma non voglio parlarne: tanto i tagli ai finanziamenti resteranno comunque un problema secondario, finché la gente (e in questa categoria rientrano ohimè molti accaniti manifestanti) non capirà davvero il valore della cultura e continuerà a sfogliare i pomeriggi guardando la De Filippi.
Sorpresa, prima di Ludovico Van, c’è un pezzo dello Schiaccianoci del vecchio Piotr – il Pas des Deux – con tanto di Primi ballerini. Veramente, veramente aggraziato. Il modo migliore per rilassarsi e disporsi all’ascolto del pezzo forte, che arriva subito dopo.

Ludwig Van Beethoven
Primo movimento. Il primo movimento ti lusinga, ti accomoda, ti affascina. Non so perché ma dentro ci rivedo gran parte dei sentimenti dei miei ultimi due anni di liceo. E’ il trampolino liscio e soleggiato prima del tuffo – con nel cuore l’ansia. Mi butto?
Secondo movimento. Ti prende a schiaffi. Non è un tuffo. E’ un volo che ti strappa dalla sedia dove sei bellamente seduto lanciandoti davanti alla grandiosità del creato, impietrito a metà fra il bambino che vede per la prima volta le stelle e l’assassino che viene perdonato. Un’immensità sconvolgente – volubile come le nuvole.
Terzo movimento. Sei tornato in te stesso, ma non sai che pensare. Ed è allora che arriva il dolce incantesimo di un’assoluzione completa. Sì. La stessa musica che ti ha stravolto arriva da te, e ti aiuta a rialzarti. Ti toglie la polvere dai vestiti, ti pare di venir mondato da tutti i peccati che in cuor tuo senti di aver commesso contro di te e contro gli altri. Vorresti ringraziare qualcuno – qualcosa! E’ un sentimento troppo, troppo stupendo per non provocare una sincera e profonda gratitudine. Un perdono che non chiede penitenze, che ti dà fiducia, che solo gli uomini più grandi sono in grado di regalare – e che Beethoven dona a tutti noi con la sua musica. Una pulsante assoluzione collettiva, che prescinde da dèi e sacerdoti, per chiunque la voglia cogliere.
E mentre ancora sei nel tuo limbo di pace! Quarto movimento, che ti risveglia, che richiama la tua attenzione! Sei puro: adesso è il momento di coltivare dentro di te il sentimento che siamo tutti nati per provare. Prima accennato. Poi richiamato sempre più palesemente. Finché non inizia in sordina, di contrabbasso, ma manifestamente! il celebre tema che non può non stamparti un sorriso ebete sul viso. E via, un Eliseo sempre più forte con l’aggiungersi degli strumenti inizia a spirare dovunque tu sia. E… il canto. Un canto di una tale delizia, le cui parole dovrebbero essere scritte nel cielo – parole di Schiller. “Chi riesce nel grande colpo d’essere amico per un amico, chi riesce a conquistare una fanciulla leggiadra, unisca alla nostra la sua gioia! Sì, anche chi ha fatto sua solo un’anima a questo mondo!” E nel coro più famoso: “La tua magia unisce di nuovo ciò che la Moda tiene diviso; tutti gli uomini sono fratelli dove la tua soave ala si posa”. E in lingua originale il testo ha una poesia unica. Splendido Mehta, che dirigendo cantava col coro, e dalla forza dei suoi gesti pareva fosse lui da solo a muovere l’intera orchestra.
Certo, certo non è stato tutto perfetto.
I timpani erano un po’ mignon, e l’attacco del II non è stato così esplosivo. I solisti maschi sforzavano troppo la voce per compensare l’acustica del cazzo, perdendo in qualità. Ma cosa ancor peggiore: gli applausi. Sorvoliamo sul fatto che fra movimento e movimento non si dovrebbe applaudire – lasciando l’ovazione alla fine – ma! Una colossale quantità di stolti ha commesso un atto criminale che ha invalidato il senso sociale dell’intera serata (non quello estetico, per fortuna). A metà del quarto movimento, alla fine delle tre strofe cantate da solisti + coro, c’è una brevissima pausa. Subito dopo, un attacco geniale (per indendersi su quale, in “Arancia Meccanica”, quello che fa da sottofondo quando Alex va a ritirare la cassetta in quella specie di centro commerciale prima della scena di sesso accelerata). Geniale ma fragile. E in quella brevissima pausa, tutti quelli che erano lì perché a questi eventi di cultura mondana si va per ostentare la propria sensibilità millantandosi intellettuali, hanno applaudito, credendo che fosse finito. Ora, se non conosci quello che stai ascoltando, abbi la grazia di aspettare qualche secondo, prima di applaudire come una foca becera!
Comunque è stato ugualmente splendido.
La magia inconcepibile della composizione di un sordo. La magia di una sin-fonia, di un insieme di elementi semplici uniti secondo armonia (armonia, l’arte di incastrare insieme le travi di legno per costruire una nave), elementi che insieme e solo insieme producono un’opera d’Arte viva, capace di scoccare sempregiovane attraverso la schiena del tempo.


3 dicembre 2008 @ 00:01
Ho tragicamente dimenticato di scrivere una frase splendida che ha detto Mehta alla fine. Una frase incredibilmente bella.
“Perché quando tutti i politici se ne vanno, che cosa resta? Leonardo, e Giuseppe Verdi”.
3 dicembre 2008 @ 01:09
L’icona della foca becera che applaude, durante la pausa a metà del quarto movimento della Nona, entrerà negli annales dell’ignoranza, del cattivo gusto e della truzzaggine (in siculo dicesi “zaurdaggine”) in senso lato… Davvero da manuale: penso che resterà impressa nell’immaginario collettivo, alla stregua dell’occhio della madre nella “Corazzata Potëmkin”!
3 dicembre 2008 @ 01:18
P.S: per l’appunto a causa della sua eloquenza icastica, la FOCA BECERA mi ha distolto da ciò che realmente avevo intenzione di scrivere: OTTIMO post. Come sempre
P.P.S: che essere inquietante, questa foca becera applaudente… Sono oltremodo certa che questa immagine infesterà e funesterà la mie notti (e forse anche i miei giorni) °_____°
P.P.P.S: Aaaaaaaarrrrghhhhhhhh!!!!! La FOCA BECERA APPLAUDENTE durante la Nona di Beethoven! E’ qui, è qui!