L’orgasmo di Santa Teresa
Siete mai stati nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Roma? Sì? Bravi. Avrete di certo visto la cappella Cornaro, dove fa bella mostra di sé uno dei capolavori più audaci del nostro teatralissimo, barocchissimo, ironicissimo Bernini Jr. Gian Lorenzo, tanto per intenderci. La scena si svolge quasi su un palco; la santa, illuminata, è preda dell’estasi. Effetti speciali: il blocco di marmo scolpito su sui è Santa Teresa è sospeso a mezz’aria come fosse una nuvola e raggi di luce divina dardeggiano dall’alto.

Ai lati, perfino i palchetti da teatro a cui sono affacciati i Cornaro. Scolpiti, ovviamente.

Ma… A ben guardare, non c’è qualcosa di un po’ ambiguo? Ad esempio, guardate il volto della santa estatica.

“Quando l’estasi religiosa si manifesta in una persona, sembra che questa venga meno – o venga” diceva il mio professore di Filosofia del Diritto, il semprelodato Luigi Lombardi Vallauri. E in effetti… Perfino la veste è scossa da brividi. Be’, e che mi dite dell’espressione dell’angelo del Signore?

Un po’ voluttuosa per essere di un cherubino, nevvero? E con che piacere sembra che stia per penetrare la santa! Col dardo che impugna, si capisce. Mmm. Questo Bernini è proprio uno screanzato.
Ma ne siamo proprio sicuri? Perché non cerchiamo le fonti, leggendoci come è che Santa Teresa racconta la propria estasi?
« Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga freccia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l’angelo estrasse la sua freccia, rimasi con un grande amore per Dio. »
Ah. Ok, è ufficiale. Allora Santa Teresa si è fatta fare l’amore da un angelo. Complimenti al Bernini per la fedele rappresentazione.


29 dicembre 2008 @ 22:10
Beh buon per lei…
19 dicembre 2010 @ 17:42
Non Il codice Da vinci, ma angeli e demoni, sempre di Dan Brown
4 febbraio 2011 @ 17:26
Spesso il barocco viene denigrato in quanto visto come pura esteriorità,una vana apparenza, qualcosa che è stato privato dell’interiorità, forte e tangibile del tardo rinascimento.
Botticelli, forse uno dei più grandi esponenti della scuola neoplatonica fiorentina aveva usato il mito come velo nascosto per far comprendere ai colti la vera essenza della religione, aveva posto un caduceo a disperdere le nuvole: il mito era quel velo che permetteva di vedere la divinità senza bruciarsi…poi il timore di arrivare alla fine del mondo da peccatore l’aveva portato sulla via dei piagnoni, ispirato da un frate, a ricredersi, a tradire la stessa arte che l’aveva anni prima consacrato pittore. Nel ’600 quando Bernini scolpisce questa estasi siamo in un secolo ben differente, il manierismo ha fatto in modo che l’arte diventasse pura maniera (scusa il gioco di parole), l’arte non è più elitaria e tutti devono capirla, anche se non hanno letto le metamorfosi di Ovidio.
Un oculo sul tetto della cappella permette alla luce naturale di piovere sul gruppo marmoreo e moltiplicarsi in uno sfavillio di particelle piccolissime che si rifrangono sulle dorature dei raggi.
Poi su una nuvola Santa Teresa abbandonata.
Nel diario scrive che prova voluptas e Bernini decide di rappresentarlo con il tipo di voluptas più comune agli uomini, l’orgasmo, l’unico paragone che gli uomini di tutti i secoli hanno ben presente, la cui ossessione azzarderei dire, li ossessiona ogni giorno della loro vita. La dimensione del divino, l’unione mistica mediante la quale l’uomo esce dalla condizione umana e si india fino ad arrivare sopra le nuvole.
Bernini ci descrive l’attimo di massimo piacere, un attimo la cui provvisorietà è espressa proprio da quel piede che ciondola, che sfugge al contatto con la nuvola, è lì al limite tra il terreno e il divino, presto teminerà tutto.
Lo spettatore è costretto a provare la stessa sensazione sulla sua pelle, perchè il barocco non si rivolge all’intelletto ma come un neo gotico ante litteram colpisce la sensibilità dell’uomo, colpisce quella necessità intrinseca ad ognuno di ricercare del divino in ogni atomo di umano. Il taumazein, la meraviglia, lo stupore come sconvolgimento emotivo, è ciò che uno scultore (o nell’architettura basti pensare al colonnato di San Pietro) ricerca in questo periodo difficile. Per farlo comprendere a tutti decide di parlare la stessa lingua del corpo, che non cita autori e brani della propria vita ma esperienze della vita naturale come un orgasmo.
Il barocco forse per la prima volta tenta di unire le due situazioni che l’uomo deve vivere secondo la concezione cattolica, quella terrena e quella divina, e pensa al divenire, vuole agire sulla realtà in quanto duttile, dinamica. La realtà si può cambiare…
18 dicembre 2011 @ 20:54
Grazie Sofia per la tua analisi!
Unico appunto: quando fa comodo Savonarola diventa un martire del libero pensiero, contro l’oscurantismo e l’ipocrisia della Chiesa, in questo caso resta un domenicano (seppur scomunicato) piagnone (come tutti i cattolici per giunta…) e plagiante! Apperò!