gen 30 2009

Shit happens – ovvero, avviamento alla Religione Comparata

di Giorgio | in Omnia | 3 commenti

Quest’estate sono andato ad una mostra di dipinti fiamminghi a Palazzo Pitti. Con me c’era anche il grande filosofo Luigi Lombardi Vallauri, che sfoggiava una maglietta incredibilmente bella su cui ci siamo volentieri soffermati a ragionare, all’ombra di una statua d’arte moderna, mentre il sole arroventava il piazzale. Su questa maglietta, che portava scritto in alto “Comparative Religions“, erano magistralmente descritte (in inglese) le differenze esistenti fra le teorie delle maggiori religioni esistenti – il tutto alla luce della locuzione anglosassone “Shit happens” (letteralmente, “La merda accade”). Di questa maglietta esistono molte versioni, ampliate, ridotte o modificate in maniera più o meno elegante, acuta e sensibile.

Vi propongo adesso questo avviamento alla comparazione fra religioni (religioni in senso lato) così come io l’ho potuto leggere sulla maglietta del Vallauri, direttamente in angloide (sono leggermente in polemica con Madame de Staël: secondo me non bisogna tradurre in Italiano, ma imparare la lingua straniera originale – anche se è vero, lei ha tirato fuori l’argomento in altri tempi e per altre ragioni):

Shit happens

  • Tao: Shit happens.
  • Buddha: When shit happens, it is not really shit.
  • Islam: If shit happens, it is the will of Allah.
  • Protestantism: Shit happens because you don’t work hard enough.
  • Judaism: Why does shit always happen to us?
  • Hinduism: This shit has happened before.
  • Catholicism: Shit happens because you are bad.
  • Hare Krishna: Shit happens rama rama.
  • TV Evangelism: Send more shit.
  • Atheism: No shit.
  • Jeovah’s Withness: Knock knock, shit happens.
  • Hedonism: There is nothing like a good shit happening!
  • Christian Science: Shit happens in your mind.
  • Agnostic: Maybe shit happens, maybe it doesn’t.
  • Existentialism: What is shit, anyway?
  • Stoicism: This shit doesn’t bother me.
  • Rastafarianism: Let’s smoke this shit!
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gen 27 2009

Per non dimenticare l’Olocausto

di Massimo | in Omnia | 2 commenti

Prima vennero per i comunisti, ed io non dissi niente perché non ero comunista. Poi vennero a prendere i socialdemocratici, ed io non dissi niente perché non ero socialdemocratico. Poi vennero per gli Ebrei, ed io non dissi niente perché non ero Ebreo. Quindi vennero a prendermi, e a quel punto non c’era rimasto più nessuno ad alzare la voce per me.” (citazione apocrifa da padre Martin Niemöller)

Per molti oggi è un giorno come tutti gli altri. Si lavora, si mangia, si vive. Per molti invece, 64 anni, il 27 gennaio significò riottenere la libertà e la vita.

Oggi e non solo, possiamo ricordare la tragedia che ha colpito milioni di persone, perseguitate da ideologie folli. Ideologie che purtroppo continuano ad esistere, non facendo però sufficiente scalpore.
Forse tutti riusciremo ad accorgerci di quel che succede oggi, tra 50 anni.

C’è chi vuole negare l’esistenza dell’olocausto (anche non sarebbe corretto chiamarlo così) – o meglio, della Shoah; così c’è chi vuole negare l’esistenza di realtà simili ancora oggi. Ma in Cina i campi di concentramento esistono adesso, come in ogni dittatura del pianeta, e adesso frange politicanti estremiste, qui, a casa nostra, sbandierano discriminazioni di ogni genere invocando pulizie fascistiche.

Non dimenticare non basta: serve imparare, far tesoro di quello che i nonni e i reduci ci hanno raccontato per scoprire ogni tumore di nazismo che si annidi nei nostri cuori e nelle nostre società. Tralascio ogni altro commento, chi l’ha vissuto ha già lasciato la sua testimonianza e a noi non resta che confrontarla col nostro oggi. Il mio è solo un invito.

olocausto

Teniamo a mente.

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gen 27 2009

Non c’è rispetto per gli anziani

rita-levi-montalcini

Chissà come saremo da vecchi. Anzi non diciamo vecchi – che è una parola brutta -, ma da anziani. Noi, futuri rappresentanti della tenera terza età nel bel paese. Magari qualcuno sarà un nonnino arzillo, che tutte le mattine esce di casa per andare a fare la spesa, qualcun’altro sarà di quelli che ci mettono 40 secondi ad attraversare la strada, mettendo alla prova la pazienza degli automobilisti, altri ancora magari saranno gli eredi dei vecchietti bisbetici, brontoloni col sigaro in bocca che si trovano nei circoli ARCI. Pochi potrebbero essere dei cervelloni – centenari – e senatori a vita.

In ogni caso, questo non è un grosso problema, perchè non si diventa vecchi in un qualche modo inaspettato, ma si resta ciò che siamo stati nella vita. Se sei brontolone, brontolone sarai.

E questa nostra generazione, che rispetto ha per gli anziani? Che rispetto avranno le future di noi? Sicuramente il rispetto non è una cosa dovuta e automatica, ma bisogna guadagnarselo, e non solo da vecchi. Leggi tutto…

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gen 27 2009

Rimorso e rimpianto

Troppo spesso rimorso e rimpianto vengono confusi o scambiati. In realtà sono due cose assolutamente diverse.

Il Rimorso è quel sentimento che nasce da un errore del passato più o meno recente, da qualcosa che si è fatto e che ha portato infelicità o dolore a noi o ad altre persone. Da qualcosa che vorresti non aver mai fatto.

Il Rimpianto, invece, è il sentimento che nasce da qualcosa che in passato avresti voluto fare – senza però mai farlo. Il non aver colto occasioni, opportunità.

Esistono molti punti di vista, a riguardo. Secondo voi, qual è il peggiore da sopportare, fra i due?

_________________________________________

Dopo aver scritto questo post, abbiamo notato una grande affluenza: è un tema molto sentito. Per questo abbiamo deciso di aggiornarlo con una sintesi delle riflessioni che sono state lasciate nei commenti, per cercare di sciogliere insieme, con l’apporto di tutti, i nodi che questo argomento stringe.

Secondo la maggior parte delle persone che qui hanno commentato, il rimorso di aver sbagliato è più sopportabile e preferibile rispetto al rimpianto di non aver scelto, di non aver colto occasioni. Pare intollerabile il peso del ricordo di qualcosa che non è mai successo.
C’è stato però chi ha sostenuto che mentre il rimorso si basa su una certezza, il rimpianto ha come fondamento soltanto un dubbio. Mentre col rimorso si ha la sicurezza di aver sbagliato, col rimpianto la scelta giusta, la realizzazione che si rimpiange è soltanto un’eventualità. Ma si può veramente valutare così?

Tutti, nella propria vita, anche senza dare loro questo nome, si ritrovano, prima o poi, a fare i conti col Rimorso o col Rimpianto. Tutti. E anche quando ci si rende conto del peso di questi fantasmi del passato, è difficile evitare che la vita ce li proponga ancora, ancora, e ancora, di sempre nuovi, che si accumulano sui vecchi.

Difficile evitare che un nuovo amore, una nuova conoscenza, una nuova impresa, un nuovo sogno non causino qualche rimorso, qualche rimpianto.
Certo, vivere cercando di bere dal calice della vita fino all’ultima goccia è giusto e necessario. Non in maniera sgangherata, sguaiata, inconsulta, spasmodica. No, certo. Quello non è vivere. Quello è esistere rumorosamente. Ma vivere tutto quello che ci è dato vivere con consapevolezza, con presenza, con sentimento partecipe. Col sorriso. Eppure nemmeno così si elimineranno rimorsi e rimpianti.

La nostra vita è un romanzo singolo, e… per ogni storia scritta ne esistono infinite che scritte non sono state. Ma questo non ci deve paralizzare: è la nostra natura. E se qualcosa non può essere cambiato, va accettato con gioia, imparando a danzarci insieme. Così col Rimorso e il Rimpianto.

Sono parole di sofferenza, ma grandi insegnanti. Di quelli con gli occhi grigi e profondi. Si può imparare a realizzare sempre di più la propria vita, se ascoltiamo quello che ci dicono, quello che ci trasmettono.

“Ogni azione ha una conseguenza”, ci ringhia il Rimorso.
“Certi treni non passano due volte”, ci sospira il Rimpianto.

L’uomo è un’entità grande, bella, potente. Ha un passato che lo costituisce, un presente in cui agire, un futuro in cui proiettarsi. Se si vive con presenza il momento presente, si può evitare che Rimpianto e Rimorso ci paralizzino i pensieri e i sentimenti in una smorfia di dolore. Possono essere degli alleati preziosi. E le cicatrici parlanti dell’avventuriero ormai esperto che sa camminare senza fare rumore, che conosce i colori dei tramonti di ogni latitudine, che nonostante la ferocia e la spietatezza del mondo che calca, sa coglierne la bellezza.

Perché sì, si ha paura, e se si ha paura si cede all’ira, e se si cede all’ira si scivola nell’odio, e una volta scivolati nell’odio non resta che la sofferenza. Ma se non avremo paura di Rimorso e Rimpianto, se vivremo l’oggi per l’oggi e per il domani, se impareremo ciò che la vita disperatamente tenta di insegnarci, allora forse un giorno, tutti insieme, capiremo che davvero la Bellezza salverà il mondo. La nostra Bellezza.

E sarà un giorno bellissimo.

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gen 26 2009

Come tutelare il proprio manoscritto

di Giorgio | in Consigli inutili | 3 commenti

Alcuni di voi forse hanno – o avranno in futuro – un manoscritto che sono interessati a tutelare legalmente. Dopotutto, anche senza mala fede, può capitare, specie con le copie digitali, che l’amico passi questo testo all’amico, che lo passi all’amico, che non sa chi l’ha scritto e se ne impossessa e chi lo sa?, lo potrebbe pubblicare come suo. Va bene che in tempi passati l’opera d’arte scritta era considerata “res nullius“, tanto che non ne veniva nemmeno indicato l’autore (sarebbe stato da vanitosi, volere il proprio nome sull’opera), ma adesso i tempi sono cambiati, e a un creatore fa piacere che la propria creazione porti sotto la sua firma.

Con questo non voglio assolutamente invitarvi ad essere sospettosi verso tutti e tutto, ma  – come dire? – a chiappe strette si sta tutti più tranquilli. Ci stiamo lavorando, ma purtroppo gli squali ci sono ancora. Qui di seguito vi illustro un mezzo economico, semplice e rapido per assicurarvi la capacità di provare pienamente di essere autore o autrice di un certo testo senza dover ricorrere a notai succhiasangue o ad ingegnose prove fotografiche o ad incerte testimonianze.

Prendete il manoscritto cartaceo. Se è digitale stampatelo, no?! Perfetto. Firmatene ogni foglio, anche se vi fa fatica e se le pagine sono tante; allegate anche un documento (scritto a mano con data e firmato) in cui dichiarate di essere l’unico autore dell’opera in questione (a dire il vero non è così fondamentale, ai fini probatori, ma fa davvero scena). Prendete manoscritto ed eventuale documento e metteteli in una busta, che dovrete sigillare alla perfezione. Non l’avete sigillata abbastanza bene. Ecco, già meglio. Successivamente infrancobollàtela e speditivela a casa per posta. Quando vi arriverà, non apritela per nessun porco motivo al mondo e conservatela come le cose sacre: la vostra piena prova è garantita dai timbri apposti dalle poste sulla busta e dal fatto che la busta stessa sia sigillata.

In altre parole, se dopo che avete fatto questo sorgessero delle controversie legali circa la paternità dell’opera, voi potreste tranquillamente andare da un notaio con la busta sigillata, lui leggerebbe la data X, vedrebbe che la busta è perfettamente chiusa e quindi saprebbe che quello che c’è in quella busta vi è stato messo prima della data X. Con testimoni procederebbe poi ad aprirla redigendo subito un atto pubblico in cui risulta inequivocabilmente che voi, alla data X, vi siete dichiarati autore dell’opera, provando senza possibilità d’errore che chiunque abbia fatto una simile dichiarazione dopo la data X, non era effettivamente autore del manoscritto.

Quindi con la sola spesa della stampa, della busta e del francobollo, vi siete tutelateti perfettamente.

Ricapitolo ora in breve le sette azioni da fare.

  1. Avere una copia caracea del manoscritto.
  2. Firmarne ogni singola pagina.
  3. Scrivere di proprio pugno una dichiarazione di paternità unica dell’opera – senza dimenticare data e firma.
  4. Mettere manoscritto e dichiarazione in una busta.
  5. Sigillare la busta alla perfezione.
  6. Spedire la busta a casa propria per posta.
  7. Conservare la busta in ottimo stato senza aprirla.

Nel caso di controversie, godetevi una vittoria legale così banale che l’avvocato della controparte si ritirerà in meditazione fra i ghiacci dell’Annapurna vitanaturaldurante.

avvocato

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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