#32

gen 3 2009

A spasso nel Tempo

di Massimo | in Ai piedi dell'arcobaleno

“Un fiume che scorre senza sosta e inesorabilmente dal giorno della nascita a quello della morte.”

Ecco, questo è a mio avviso il modo migliore per definire il Tempo. Non mi sono mai piaciute troppo certe date, come ad esempio il Capodanno e il compleanno. Che tra l’altro, per me, cadono a distanza di 10 giorni l’una dall’altra.

La fine dell’anno, come occasione per ripulirsi di tutto ciò che è sono stati i 365 giorni precedenti, il compleanno come data in cui si cresce. Viste in questo modo non dicono niente, possono servire invece come 2 date di riferimento, un’occasione per ripercorrere ciò che è successo nell’ultimo anno; come le cose intorno a noi sono cambiate, come noi siamo cambiati. Ma senza fare uno stop e ripartire, nessuna separazione netta: il fiume scorre senza sosta.

Il tempo, il giorno, le ore, oggi ci sembrano cose cose talmente ovvie, ma non è stato così semplice stabilirle. Quando non c’erano le comunicazioni a distanza non vi era neanche bisogno di sapere che ora fosse, si sapeva la data, se era giorno o notte, all’incirca in che momento della giornata ci si trovasse, niente di più. Non interessava sapere niente di più, non si timbrava il cartellino e nessuno aspettava l’autobus o il treno.

Poi arrivò il treno a metà ’800 e ci fù la necessità di adottare delle ore convenzionali su vaste zone. Un astronomo italiano, Quirico Filopanti, divise i 360 meridiani in 24 spicchi da 15° ciascuno, inventando i fusi orari.

L’ora di base a cui rimettersi fu quella di Greenwich, sobborgo di Londra, in cui era situato un importante osservatorio astronomico, per il quale passa un meridiano. Questo fu deciso in due congressi internazionali, la scelta cadde su tale meridiano perchè l’Inghilterra a quei tempi era considerata, grazie alla vastità del suo impero, il centro del mondo.
Difatti per ripicca la Francia, mantenne per un certo periodo una propria ora – l’ora di Parigi – che differiva di 9 ore e 21 minuti da quella di Greenwich. Alla fine però accettò il cambiamento e si uniformò.
Così l’ora GMT (Greenwich Mean Time) divenne universale.

Una curiosità. Per noi è ovvio che l’inizio del nuovo giorno sia a mezzanotte, ma non era così per tutti: presso alcuni popoli questo coincideva con il tramonto del Sole, presso altri con il sorgere. Anche in Italia, fino alla fine del 1800, il conteggio delle ore iniziava al tramonto del Sole.

I fusi orari iniziarono a creare qualche problema per le nazioni con grandi estensioni territoriali, “divise” da più fusi orari, come USA e Russia, mentre altre se ne sono fregate, come l’India che si è scelta un fuso orario unico, invece dei tre in cui sarebbe stata divisa.

Adesso viene il bello. Se oggi 3 Gennaio a  Greenwich è mezzogiorno, e noi ci troviamo al meridiano opposto (180°, l’antimeridiano di Greenwich) è mezzanotte. Ok, ma di quale di giorno? Tra il 2 e il 3 o tra il 3 e il 4? Da una parte il fuso orario è +11 ore, dall’altra -11. Dipende quindi da che parte veniamo. Su tale meridiano c’è la cosiddetta Linea internazionale di cambio data, cioè le località ad est di quel meridiano si trovano nella giornata precedente a quella delle località poste ad ovest. La linea non segue esattamente il meridiano, perchè pur passando per la maggiore nel Pacifico, avrebbe diviso alcune nazioni (soprattutto arcipelaghi) e sarebbe stato un grosso problema. La linea è stata quindi estesa per raccogliere tutte le isolette di Kiribati, che per la cronaca è la nazione che per prima “vede” il nuovo giorno.

Un caso particolare è quello delle isole Diomede, che si trovano nello stretto di Bering e sono attraversate dalla linea di cambio data. Un’isola è russa, l’altra è americana e a distanza di pochi km, hanno date diversa. Quando d’inverno le due isole sono unite dal ghiaccio è possibile festeggiare il Capodanno, o il Natale o quel-che-si-vuole per due volte, camminando da un isola all’altra.

Il cambio data da piccolo mi era sempre sembrata assurdo, e avevo una teoria: se riuscivi a viaggiare molto velocemente girando la terra nel senso contrario alla sua rotazione, potevi tornare indietro nel tempo. Peccato non avessi fatto i conti coi fusi orari. Sarebbe stato bello però. Trovandosi esattamente ad un polo, sarebbe bastato girargli intorno qualche volta per andare avanti o indietro nel tempo. Ok, non si può fare.

Resta comunque affascinante pensare che dalla Kamchatka guardando oltre il mare si possa vedervi la giornata di domani e dall’Alaska quella di ieri.

Un’altra terra, un altro tempo. Anche se solo per convenzione.

bering

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Un commento per “A spasso nel Tempo”

  • #1 Damido scrive:

    Articolo interessante.
    Raramente porto l’orologio al polso, questo perché senza mi sento più libero ed inoltre odio l’inesorabile scorrere del tempo (probabile ricordo inconscio della “fine dei giochi” dettato dall’ora). Ho sempre sognato di tornare indietro nel tempo, per correggere alcuni errori, però non oltre la mia infanzia (per pura adorazione tecnologica di questa era). Quest’anno a capodanno ho deciso di non festeggiare, mi sono detto: “e se quest’anno non lo festeggiassi? non morirà mica nessuno? non finirà mica il mondo? la cospirazione capitalistica dietro ogni festa non mi costringerà mica a farlo?” e alla fine ci sono riuscito. Mentre sentivo rumoreggiare il vicinato per la fine del vecchio anno, io mi accingevo a sistemare un computer, “chi lavora a capodanno, lavora tutto l’anno!?” (sciocco detto, ma ben venga il lavoro). Per la questione compleanno la penso diversamente. Ogni anno per arrivare al giorno del mio compleanno devo sudare quasi 12 mesi, quindi ogni volta per arrivare in fondo è stata un’impresa, prima per i 14, poi per i 18 ed infine per i 20 (il primo ventennio di vita sprecata). Arrivato ai 20, finalmente si sono aperti gli occhi (tipo bambino appena nato che incomincia a intravedere la “realtà”). Detto ciò, la mia personale considerazione del compleanno, si può riassumere come un’opportunità di riflessione, come il capodanno per alcune persone, nella quale posso pormi due domande: “cosa ho fatto di veramente significativo nella mia vita fino adesso?”, “è l’ora di cambiare qualcosa?”. E’ una data che mi torna utile in modo da non rischiare di cambiare in peggio. In ogni caso Massi ti auguro di vivere numerosi momenti felici in questo nuovo anno che seguirà.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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