Ero in macchina e pensavo ad alta voce
Non si può arrivare in cima da soli. Qualcuno deve aiutarti.
Così diceva Randy Pausch, oltre a tante altre cose splendide. Ed è assolutamente vero. Nonostante alcuni siano più solitari, altri più cocciuti, il mondo è fatto di relazioni e si avrà sempre bisogno l’uno dell’altro.
A chi mi dice che: “Chi fa da se fa per tre!” io rispondo “Uno per tutti, tutti per uno”.
E poi se da solo fai tre, in due farai sei, no? Matematico. In ogni caso, le relazioni servono per non reinventare la ruota ogni volta. Che di per se sarebbe una cosa semplice – la ruota – essendo un oggetto materiale, mentre le cose diventano molto più difficili quando si tratta di lavorare su se stessi. E qui arriviamo al bello. A tutti è capitato di sentirsi unici, di provare sensazioni che credevamo nessun altro potesse provare. Poi passato l’attimino di imbarazzo, ehm, ci rendiamo conto che la fuori è pieno zeppo di gente che prova quelle stesse sensazioni. Non siamo soli. Allora si tratta soltanto di iniziare a conoscersi e di apprendere da chi ha una visione dell’Io più chiara della nostra.
A me personalmente è successo casualmente di incontrare delle persone e dopo averle conosciute, averle guardate come se io fossi piccolissimo rispetto a loro, e dire “Wooo! Che persona splendida! Che genio che è questo!”. Mi sentivo come se su una scala, loro fossero diversi gradini sopra di me. A quel punto uno può reagire in due diversi modi: o pensa “quello fa il filosofeggiante, fa il fighetto”, oppure vuole conoscerle meglio. Io ho voluto conoscerle meglio e dal quel giorno ogni volta che semplicemente parlavo con loro, sentivo che piano piano le cose in me si smuovevano.
Ho imparato l’obiettività, ho riscoperto l’uso della lingua italiana, sto imparando a scrivere, ho vinto certi miei limiti e debolezze, ho iniziato ad amare una musica mai ascoltata prima.
Ho anche iniziato ad osservare meglio queste persone, e dopo averle conosciute per diverso tempo, mi sono accorto che non sono tutta questa perfezione, che fanno errori, che hanno dei problemi: insomma che sono umani pure loro! Diciamo che forse su quella fantomatica scala li avevo posizionati su un gradino un attimino troppo alto.
La fine dell’anno e il mio compleanno mi hanno dato l’occasione di fare un punto della situazione: cos’era cambiato in me nell’anno passato. Oltre a quello che ho scritto finora mi è venuta in mente anche un’altra cosa. Che il mio rapporto con queste persone è diventato biunivoco, non sono più io che apprendo, ma l’uno apprende dall’altro. Non erano loro ad essere troppo in alto su quella scala, ero io ad essere troppo in basso! Non è stato impossible per me e non è impossibile per nessun altro. Adesso i gradini li saliamo di pari passo, non più da soli: miglioriamo e cresciamo insieme.
Adesso ho iniziato anche un altro percorso con un altro maestro, solo che questa volta è un Maestro vero. Ho iniziato a praticare Aikido da una settimana. Da subito mi ha colpito il “motto” del dojo: Associazione per lo sviluppo dell’unificazione Mente-corpo. Molti, troppi vedono le arti marziali come uno sport in cui ci si da le botte, invece nella maggior parte di tali arti è completamente il contrario. Aikido dal punto di vista del combattimento è infatti la Diplomazia: un arte marziale di sola difesa, in cui puoi immbolizzare il compagno – da notare: non l’avversario – senza grandi sforzi. Dal punto di vista mentale per me è stata una completa rivelazione, mi sta mostrando l’inimmaginabile potere che ha la mente sul corpo.
Giusto per rendersene conto potete provare a fare un facile esercizietto: sdraiatevi per terra, rilassàti, mentre un compagno prova a girarvi, spingendovi da un fianco. Con poco sforzo vi girerà. Adesso riprovate, immaginando però il contatto del vostro corpo col pavimento. Non dovete essere tesi, immaginate solo di essere incollati. Durerà molta molta più fatica a girarvi, ma voi non state facendo alcuno sforzo fisico.
Questo per farvi capire la forza che ha la mente sul corpo, e probabilmente anche su se stessa. E che da qualunque cosa si faccia possiamo trarre un insegnamento che ci dia coscienza di ciò che siamo.
Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni. (L’Alchimista)
Bisogna prestare attenzione a come si interpreta questa citazione, per non cadere in facili tentazoni. Questa frase non va vista come un’opportunità per avere un futuro comodo, in cui i saranno i nostri sogni a venire da noi, bensì va letta guardando il proprio passato, per accorgersi che alcune cose che ci sono accadute sono tasselli fondamentali du un puzzle che ci ha fatto diventare ciò che siamo. Per questo qualche paragrafo più su ho usato la parola casualmente, quando parlavo del mio incontro con certe persone. E’ stato davvero un caso fortutito o c’è qualcosa dietro?
Io non credo in Dio, credo nella Scienza, credo anche nel caso, ma soprattutto credo che siamo noi a scrivere il nostro destino, con le scelte che facciamo. Se poi veramente l’universo aiuta a realizzare i sogni di ci crede davvero, be’ allora quest’Universo non ha molto da invidiare a Dio.


24 gennaio 2009 @ 15:28
“A tutti è capitato di sentirsi unici, di provare sensazioni che credevamo nessun altro potesse provare. Poi passato l’attimino di imbarazzo, ehm, ci rendiamo conto che la fuori è pieno zeppo di gente che prova quelle stesse sensazioni”
ho condiviso molto questa tua affermazione… leggendo questo post mi sono sentita partecipe dei tuoi pensieri, delle tue esperienze..
a parte la storia del farsi girare da stesi, non ho mai provato ma ti farò sapere;)