#31

gen 2 2009

Le porte della percezione

Quella della droga è una faccenda sporca. Mafie, fiumi di denaro, regolamenti di conti, spacciatori, delinquenti, gravi effetti indesiderati, danni fisici e psichici, perdita del controllo, overdose, evasione, dipendenza. Questi, alcuni stralci che a ragione rendono il mondo della droga tanto malvisto, ma a mio parere anche un fiore all’occhiello per la figura del depravato ritratto dell’ideologia occidentale. In effetti, la droga è un magnifico compendio del marcio che infetta la nostra realtà. C’è la frenesia della trasgressione, c’è lo sballo, ci sono i soldi, il vecchio mito della roba di Mazzarò e una sua rivisitazione in chiave postindustriale con l’”Oh, ce l’hai la roba?”; ci sono i giochi di forza, c’è la giustizia autarchica, ci sono i brividi delle risse sul filo del coltello; c’è il goffo tentativo di riempire il bianco assordante del silenzio vertiginoso che il giovane standard si sente dentro, con galassie di pasticche colorate a prezzi alti ma ragionevoli, un oblio di sei ore di un io ipotecato per comprare qualcosa che non serve a niente, il tanto agognato affrancamento da responsabilità e consapevolezza; la possibilità di essere come vorremmo, coprendo con una spolverata candida la stanchezza della morte quotidiana, alla ricerca di un senso di onnipotenza perduto insieme ai sogni che il mondo grande brutto e cattivo ci nega.

Insomma, la droga è diventata una piaga e ha fatto il nido nelle voragini che naturalmente crea l’assenza di una cultura della pienezza, della riflessione e dell’altruismo. Ma cerchiamo comunque di non avere  pregiudizi.

Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: “Oh, è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda.” Poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz’anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa. (Bukowski)

Saggio, Bukowski, come al solito. In effetti astenersi dall’uso di droga non è garanzia di integrità morale, né di salute, né di consapevolezza. Anzi. Spesso certi tipi di droga sono stati visti come chiavi per saltare temporaneamente a stati di coscienza elevati, esaltati da artisti d’ogni genere, luogo e tempo – e non a torto. Infatti, l’alterazione di coscienza meditata, in individui particolarmente sensibili e versati nella ricerca o nell’espressione, può portare a delle grandi prese di consapevolezza comunicabili.

Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe com’è: infinita. (Blake)

Blake già intuiva quello che solo dopo più di un secolo dalla sua morte, in questo nostro mondo occidentale, da teoria sarebbe diventata pratica: l’idea che sia possibile varcare i limiti che la percezione dei soli cinque sensi ci impone. Balzare ad una consapevolezza universale di una universale comunione con e di tutto ciò che esiste. Scoprire in un quadro squallido tutta la tragedia dei secoli, commuoversi davanti alla metafora tangibile del fuoco, sorprendere l’alba in una ampolla d’olio; accorgersi all’improvviso della bellezza incommensurabile di ogni volto e coglierne e comprendere con presenza tutte le espressioni che vi balenano sopra, vivere le storie che un tavolo antico racconta coi suoi graffi, essere davvero felici ed emozionati ogni volta che siamo in grado di appagare il bisogno altrui più consueto ed invisibile, servire con gioia, intuire la portata dei simboli, ridere come matti al pensiero della cosa che ci realizza di più al mondo, uscire di casa e percepire in tutto il cielo stellato arcobaleni di luce vecchi di millenni.

Una rosa è una rosa e solo una rosa. Ma queste gambe di sedia sono gambe di sedia e sono anche san Michele e tutti gli angeli. (Huxley)

La vecchia cultura della droga è morta da tempo. Il suo grave errore è stato quello di trascurare la realtà, oltre, ovviamente, a quotidianizzare qualcosa di estremamente distruttivo per il corpo umano; la nuova cultura dello stupefacente, oggi, non è affatto stupefacente. I vecchi errori hanno brillantemente resistito all’usura del tempo, mentre i grandi ideali di concordia, pace e uguaglianza sono stati spazzati via dal vento del nord. Al sabato sera, i drogatucci pre-intellettuali di periferia leggono Rimbaud illudendosi di poterne ripercorrere gli eccessi, e se trovano dell’assenziaccio si sentono un po’ più Baudelaire; in città, intorno alle discoteche, giovani liceali fumano canne come se fossero architetti di fama che, stressatissimi, a fine giornata vogliono rilassarsi un po’, mentre altri si imbottiscono di droghe sintetiche che gli friggono le sinapsi (poco male, visto a che cosa gli servono). Poco lontano, studentesse americane rompono il tabù degli States e bevono fino al coma, mentre degli aitanti Italiani dagli occhi rossi ne approfittano e prima di chiamare i soccorsi le fottono cinque per una. Per fortuna, però, ogni tanto, dal pomeriggio, in case da cui si vedono dei bei panorami, altre persone bevono vino scelto, e non poco, ascoltando musica e suonando, parlando di cazzate e di paulo maiora, talvolta assumendo qualcosa di diverso – con una penna a portata di mano per vedere di nascosto l’effetto che fa aprire uno spiraglio nelle porte della percezione.

Porta percezioni

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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