#42

gen 20 2009

Maialata Mailat – ma in senso lato

C’è una donna. C’è un uomo. La donna cammina. Anche l’uomo. L’uomo le vuole prendere la borsa. La donna vuole tenersi la borsa. Un bastone finisce in mano all’uomo. La donna perde i vestiti. Il bastone cade ripetutamente sopra la donna. L’uomo viene acciuffato. La donna, dopo due giorni, muore per le ferite riportate.

In sede processuale, il PM (il “Pubblico Ministero” cioè un magistrato particolare che, invece di fare il giudice, sostiene la parte dell’accusa nei processi penali nel pubblico interesse) ha chiesto l’ergastolo per l’imputato, tale Mailat. Infatti il capo d’accusa era omicidio volontario, un reato piuttosto grave, dopotutto. Il coraggioso avvocato difensore, invece, chiedeva l’assoluzione (certo che ci vuole una bella faccia tosta a difendere un omicida contro la giustizia e la famiglia e i cari della persona uccisa).

Bene, la sentenza del tribunale è stata di quelle che non lasciano scampo: viviamo davvero in un paese in cui la legge non è uguale per tutti. Infatti, pur riconosciuto Mailat colpevole esclusivo di quanto è accaduto, ai sensi del discusso articolo 62-bis del Codice Penale sono state concesse le mitiche “attenuanti generiche”. Quindi da ergastolo siamo passati a 29 anni di carcere. Fin qui nulla di davvero atroce. Dopotutto in questa maniera si può davvero mirare alla rieducazione del condannato, visto che prima o poi farà il suo ritorno in società (attualmente è venticinquenne, uscirà a cinquantaquattro anni). Quello che è atroce è ciò che è stato considerato attenuante.

«La Corte, pur valutando la scelleratezza e l’odiosità del fatto, commesso in danno di una donna inerme e, da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che omicidio e violenza sessuale sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori: la completa ubriachezza e l’ira dell’aggressore, e la fiera resistenza della vittima.»

Ecco. In poche parole le attenuanti generiche sono che Mailat quando ha compiuto l’assassinio era ubriaco fradicio e che la sua vittima si è difesa.

Se io guidando ubriaco fradicio falcio tre famiglie, ho l’attenuante? Dopotutto ero ubriaco, se non lo fossi stato non sarebbe mai accaduto. Se mentre rincorro una ragazza da violentare quella si gira e mi prende a borsettate e allora le schianto la testa contro un muro e la uccido, ho l’attenuante? Via, se non si fosse ribellata l’avrei fottuta un paio di volte e basta.

Motti di spirito e frasi goliardiche tappezzano le pareti dei tribunali italiani.

Motti di spirito e frasi goliardiche tappezzano le pareti dei tribunali italiani.

Quella dell’ubriachezza non è un’attenuante. E’ un’AGGRAVANTE. E la legittima difesa in caso di attacco è un diritto. Specie donna VS uomo. Buon Dio, nemmeno Gandhi la escludeva, e i nostri grassi funzionari avvolti in bandiere tricolore si affannano a dare medaglie a cittadini che ne hanno aiutati altri mentre subivano un’aggressione. E’ coerenza, questa? Non me ne frega nulla che Mailat sia rom o rumeno, non c’entra nulla. L’importante sarebbe poter contare su un sistema privo di contraddizioni. Ma finché c’è da protestare a favore di una cultura che tanto non interessa a nessuno, tutti sulla breccia. Quando accadono contraddizioni del genere al vertice dell’arbitrio civile di bene e male, invece, si continuano a passare stanche giornate su Youporn, o si va a fare shopping.

Il difensore ricorrerà in appello per ottenere l’assoluzione del suo assistito (bello sarebbe se l’avvocato consapevole fosse soggetto ad una pena simile a quella che viene comminata al proprio cliente colpevole). Il PM ricorrerà in appello per l’eliminazione delle attenuanti generiche.

Che dire? Forza, PM, sei tutti noi.

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7 Commenti per “Maialata Mailat – ma in senso lato”

  • #1 *Orihime-chan* scrive:

    ……..Ma vuoi mettere se la donna addirittura indossava una gonna corta???Insomma come si fa a non tentare di violentare una tale svergognata??
    Ma scherzi?Che si vesta come una suora se vuole camminare tranquilla per strada!!
    E poi era una donna….oggetto sessuale per eccellenza.All’occorrenza è giusto che l’uomo forte e virile sfoghi tutta la propria incontenibile virilità sulla poveraccia!Specie se si tratta del marito….Nel mio paese una donna è morta dopo ripetute violenze del marito.Mi trovavo in ospedale mentre lei era ricoverata la volta prima di quella in cui morì(già,era pure finita DIVERSE volte in ospedale).Ebbene la donna stringeva la mano del marito supplicandolo di non lasciarla dopo che il caro consorte le aveva spappolato la milza con un calcio.
    Non si tratta proprio dello stesso argomento,ma la nausea viene lo stesso…..Avevo scritto qualcosa in proposito,l’url del mio post l’ho inserito nello spazio per l’URL appunto.

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  • #2 Tiziana scrive:

    Ciao Giorgio, sinceramente non sono sicura di star scrivendo nel posto più indicato, visto che questo è un commento, ma VI PREGO usate un carattere più grosso per scivere…dopo ore di autocad leggere il vosto blog è quasi impossibile, e visto che anche voi pensate non valga la pena di distruggersi gli occhi con uno stupido telefonino, perchè farlo con un computer?

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  • #3 Massimo scrive:

    Ciao Tiziana, il font che usiamo è di dimensione standard e – a mio avviso – ben leggibile. In ogni caso se preferisci un carattere più grande, i browser permettono di zoomare, spesso premendo CTRL+”più” , o se sono arretrati dal menu visualizza puoi scegliere la dimensione del carattere.

    Alla prossima ;)

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  • #4 Giorgio scrive:

    Certo che fra autocad e autoerotismo la vista se ne va a ramengo… :)

    Comunque mi complimento, Alessia. Vedo che mi hai anticipato davvero di parecchio, su questo tema. ;)

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  • #5 Tommaso scrive:

    Che dire…Ormai la giustizia italiana non riesce più nemmeno a sorprendermi!!!Non dico che me l’aspettassi, però è riuscita a fare meglio dell’avvocato difensore il quale non credo abbia neanche pensato a una simil cosa…Insomma, l’ubriachezza è sempre stata un’aggravante, anche in incidenti stradali, e se la donna si difende, cosa dobbiamo fare?Condannarla perché non si è lasciata violentare?Insomma, non so come finirà, di certo non lascia ben sperare questa sentenza!Peggio è ancora il pensare che se la condanna a 29 anni dovesse diventare definitiva, il rom non resterebbe in galera come sarebbe giusto fino all’età di 54 anni, ma poi tra indulto, sconti di pena, permessi e menate varie, a 40 anni grosso modo potrebbe essere già fuori a godere liberamente la propria vita, in barba a una donna che, incolpevole, è stata ammazzata e una famiglia per sempre distrutta!!!Che dire…LA LEGGE è veramente UGUALE PER TUTTI!

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  • #6 Giovanni Burzio scrive:

    Res iudicata facit de albo nigro…
    …ma tralasciando il concetto di res iudicata direi che qualsiasi giudizio, anche non definitivo (ma è veramente possibile un giudizio definitivo?), pretende di inquadrare soprattutto ciò che è rotondo.
    Inquadrare soprattutto quel che di per sè non sarebbe inquadrabile.
    Inquadrare i cervelli e, peggio ancora, le emozioni; sia di chi agisce che di chi subisce.
    Così capita che quel che al buonsenso pareva ovvio non lo è più… riuscendo addirittura a sorprendere chi quel senso non soltanto non lo ha buono, ma addirittura è deontologicamente privo di qualsivoglia senso.

    Con tutta la sua scienza e capacità speculativa l’uomo mi spinge sempre più ad ammirare il suo lato puramente animale; ecco un lato positivo.
    Il lato negativo è che il motivo per cui l’uomo ha costruito tutto questo “mirabile labirinto delle leggi” è proprio per fuggire dalla insicurezza della quotidianità tipica degli animali.
    Preferire una continua e totale “fictio iuris” per non cadere nell’orror vacui che è accettare di camminare su un sentiero nel bosco invece che sfrecciare su di una liscia lingua d’asfalto mentre il paesaggio si perde – ed in esso l’essenziale.

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  • #7 Giorgio scrive:

    Giovanni, che piacere vederti qui! :D

    Splendido intervento. Degno di un dottore in giurisprudenza.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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