Poesia a encefalogramma piatto
Di recente ho letto un libro – sulla copertina c’era scritto: poesie. Fiera autrice, Martha Lazzeri Ugolini, la quale, con questa sua raccolta, ha addirittura vinto il Fiorino d’oro.
Il titolo è estremamente evocativo: Ekstasis. Sottotitolo: nel tempio dei sogni. WOW. E non si fa in tempo ad aprire il libro che ci accoglie una spiegazione sempre evocativa, anche se molto superficiale, su che cosa significhi “Ekstasis“. Che carina. Poi, dopo due panegirici assolutamente insulsi fatti da Mario Conti e Antonio Lucchi – come fa notare Jorge Luis Borges, le prefazioni hanno il difetto strutturale di parlare di qualcosa che il lettore ancora non conosce, fornendo già giudizi e proponendo punti di vista che ne travieranno la valutazione – iniziano ad avvicendarsi i componimenti dell’autrice.
Credetemi, uno ci prova ad apprezzare certe cose, ma non è assolutamente possibile. Il fatto è che questa raccolta potrebbe essere lo stendardo di ciò che la poesia non dovrebbe mai essere, cioè un’informe accozzaglia di sinestesie inflazionate e fuochi d’artificio e bengala semantici lanciati nell’oscurità, espressione di sentimenti affatto interessanti osservati in maniera infantile, parziale e trita come con un sorriso da valletta che pensa di aver detto qualcosa di vagamente intelligente, di sofferenze che nel modo in cui sono trasmesse – anche se sei presente anima e corpo – ti bruciano quanto calore di fiamma lontana, agghiaccianti inversioni di aggettivi e sostantivi, il tutto coronato da un bombardamento a tappeto stile cluster-bomb di puntini di sospensione su cui più di una volta ho avuto l’impressione di dover scrivere qualcosa io, in quanto non lasciano in sospeso, ma tacciono qualcosa che dovrebbe invece assolutamente essere detto. Sic.
Giusto epilogo per la serie “Tutti i salmi finiscono in gloria“, nelle notizie biografiche l’autrice vanta il consenso di grandi scrittori (che buffo, però, uno ha il suo stesso cognome) e numerosi inviti da parte della Telvisione Italiana (WOW), durante i quali ha ricevuto critiche molto favorevoli anche grazie alla sua collezione di bambole antiche (WOW).
Eh… Troppo spesso si cerca di fare arte per ostentarla. Il risultato evidentemente sarà di rado arte e comunque mai arte di valore. Il fatto è che l’arte non può solo essere l’ispirazione del momento, la semplice evocazione di un sentimento vago – che quando uno stregone invoca uno spirito deve anche essere in grado di controllarlo. Non si può nascondere la propria pigrizia o incapacità nell’affinare la tecnica dietro improbabili rifiuti della forma in poesia, squallidi strascichi di Dadaismo, Espressionismo, Futurismo, Beat generation ed Ermetismo – movimenti che trovano la loro ragion d’essere solo nel momento in cui sono nati, assolutamente inadatti alla realtà attuale e che spesso, chi goffamente crede di fare poesia senza usare metro né musica, cita senza conoscere. Non è tempo per nuovi Trakl, né Kerouac, né Majakovskij. Non è tempo che risorgano Neruda a illudere le persone di certi grandi amori che poi altro non sono che miti occidentali di possesso. Questa deve essere l’era della consapevolezza, e l’arte, come sempre ha fatto, deve evolversi di conseguenza: inutile restare appesi a utopie o ideologie appassite.
In conclusione, questa “Ekstasis, nel tempio dei sogni“, è una raccolta che di certo ha un suo valore per l’autrice, ma che da un punto di vista artistico è totalmente irrilevante – il che la dice lunga sulla capacità di giudizio delle giurie dei concorsi.



4 gennaio 2009 @ 19:04
Beh ma sei proprio una persona seria…
E allora perchè due parole seriamente ancora con te non le ho potute scambiare?
Secondo me scrivi sotto l’effetto di qualcosa.
Per quanto riguarda l’articolo,c’è poco da dire,hai detto quasi tutto tu e su quella feroce discussione cui ti riferisci ho già dato.
Ale
18 aprile 2011 @ 06:56
Bravo! Finalmente la verità! Abbiamo abbastanza arrivismo pretenzioso. La Poesia stessa ti ringrazia per questo articolo giusto.
18 aprile 2011 @ 07:21
Sta proteggendo la letteratura. Quella non è un poetessa. Povera poesia!