#34

gen 6 2009

Rivoluzione comparata

di Giorgio | in Gestione dei conflitti

Oh, lo charme del leader rivoluzionario… E’ davvero ineuguagliabile. Questa sua volontà di cambiare alla radice una realtà malata, questo sottile romanticismo in odore di utopia lo rendono realmente una delle figure più affascinanti capaci di camminare su questa terra insieme a noi. Forte, capace di vedere un domani migliore ma senza illudere nessuno che questa rivoluzione sarà una passeggiata.

Eppure, anche all’interno di una categoria così al vertice, fra rivoluzionario e rivoluzionario, esistono differenze abissali – tali da creare fra loro delle colossali disparità di statura morale e umana. Infatti, per questo piccolo post senza pretese, ho deciso di prendere come esempi di questa differenza due leader rivoluzionari in particolare.

Il primo è il rivoluzionario per antonomasia: Ernesto Che Guevara. Idealista romantico di prima linea, che fucile in braccio si è battuto anima e corpo per indurre rivoluzioni popolari attraverso cui le nazioni potessero liberarsi in mezzo mondo, dalla Bolivia al Congo a Cuba.

Il Che Guevara nel celeberrimo scatto di Korda.

Il Che Guevara nel celeberrimo scatto di Korda.

Uomo di cultura profonda e varia, coraggioso, sempre trasparente con se stesso e gli altri, titanico nel non piegarsi – ahimè nemmeno per mediare compromessi – e nell’ergersi contro un mondo ingiusto. Il suo motto più celebre, “Hasta la victoria siempre!“, vessillo di una rivoluzione forte che però lascia dietro di sé una scia di sangue: “un popolo senza odio non può distruggere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta: nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento. Renderla totale.” E ancora oggi, dopo 42 anni da quando gridò al suo boia esitante “So che sei qui per uccidermi, spara dunque, codardo, stai solo uccidendo un uomo!” è l’icona della possibilità del riscatto violento per molti giovani d’occidente. E’ per questo molto comune vedere bandiere, magliette, spille col suo volto sparse per le nostre città. Per la vita che ha avuto, potrebbe essere un eroe della letteratura.

Ciononostante, le posizioni di Ernesto Guevara sono infantili e imbarazzanti – oltre che dei tragici fallimenti etici -, a confronto con quelle di un altro rivoluzionario vissuto prima di lui. E’ proprio vero che l’uomo è incapace di imparare dalla storia.

Mi sto riferendo a Mohandas Karamchand Gandhi. Anche lui si è ritrovato a fare i conti con una realtà estremamente ostile. Vissuto per un certo tempo in Sudafrica, ha conosciuto l’abominio dell’apartheid, e l’agghiacciante sfuttamento inglese in India. Eppure, non ha mai detto di credere “nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi“, come invece ha fatto il Che aggiungendo anche perle come “La via pacifica è da scordare e la violenza è inevitabile. Per la realizzazione di regimi socialisti dovranno scorrere fiumi di sangue nel segno della liberazione, anche al costo di vittime atomiche.” Gandhi si è fatto stendardo di una rivoluzione non-violenta di proporzioni colossali – non so se avete idea di quanto cazzo sia grande e popolosa l’India. Ha fatto della propria cultura un giusto strumento per accrescere la propria consapevolezza nell’osservare il mondo. Ci ha dimostrato che è possibile vivere e conquistare la propria libertà senza spargere sangue o fare violenza ad alcuno. E’ probabile che per la vita che ha avuto, se quest’uomo fosse vissuto duemila anni fa, si sarebbe tramandato fosse capace di miracoli.

Ci sono molte cose per cui sarei disposto a morire, ma nessuna per cui sarei disposto a uccidere“. La rivoluzione armata, come ogni guerra, è sempre un male. Rende gli uomini bestie – come sottolineava proprio il Che parlando delle sue prime esperienze di uccisione e stupendosi della propria freddezza: l’odio “rende l’uomo una macchina mortale ed efficace, violenta, selettiva e a sangue freddo.“  La via pacifica esiste sempre, ed è sempre possibile. Altrimenti, occhio per occhio e diventeremo tutti ciechi. Purtroppo, nessun giovane oggi indossa magliette di Gandhi. Il fascino della guerrilla armata è ancora troppo forte – e ciò che dispiace è vedere nei cortei pacifisti, al posto dell’immagine di questo indiano magro, il volto fiero del Che Guevara, grande rivoluzionario sì, ma anche assassino efferato. “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo“, diceva il Mahatma, “grande anima” (come ebbero a chiamarlo personalità del calibro del poeta Rabindranath Tagore). Quindi, se vuoi la pace, non essere violento.

Eh… ma che ci volete fare? E’ ancora questo, l’occidente. Sapete, anche Gandhi, durante un’intervista, si pronunciò su questo argomento

Intervistatore: Mr. Gandhi, che ne pensa della civiltà occidentale?

Gandhi: Credo sarebbe un’ottima idea!

Per una scodella d'acqua, rendi un pasto abbondante; per un saluto gentile, prostrati a terra con zelo; per un semplice soldo, ripaga con oro; se ti salvano la vita, non risparmiare la tua. Così parole e azione del saggio riverisci; per ogni piccolo servizio, dà un compenso dieci volte maggiore: chi è davvero nobile, conosce tutti come uno solo e rende con gioia bene per male. (L'arte di vivere)

Per una scodella d'acqua, rendi un pasto abbondante; per un saluto gentile, prostrati a terra con zelo; per un semplice soldo, ripaga con oro; se ti salvano la vita, non risparmiare la tua. Così parole e azione del saggio riverisci; per ogni piccolo servizio, dà un compenso dieci volte maggiore: chi è davvero nobile, conosce tutti come uno solo e rende con gioia bene per male. (L'arte di vivere)


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2 Commenti per “Rivoluzione comparata”

  • #1 Roverandom scrive:

    Si! E’da un po’ che cerco malamente di dimostrare ciò ad un amico, ma lui continua a sostenere che perchè ci sia un cambiamento è necessario un sovvertimento radicale, serve violenza per stroncare violenza, in sostanza. Mi ripete che il tentativo di Gandhi, per quanto lodevole, è fallimentare (vedi i successivi conflitti India-Pakistan).Devo dire che mi aveva quasi convinto. Oggi ho letto il tuo post e ora vedo chiaramente come stanno le cose. Ho imparato molto. Grazie.

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  • #2 Giorgio scrive:

    Questo mi dà un immenso piacere. :)
    Ti dirò di più: i successivi conflitti India-Pakistan non si sono ricomposti subito solo perché Gandhi fu assassinato. Stava già riuscendo -e sarebbe riuscito definitivamente- a porre fine alla guerra.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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