Saldi saldi saldi
Scatta la smania dei saldi. E’ molto di moda il verbo scattare, no? Benissimo. Scatta la smania dei saldi. Persone con l’occhio venatorio esperto di chi ormai caccia per la sopravvivenza si muovono caute per le vie del centro. Si appostano fuori dalle vetrine, osservano i commessi e gli ignari capi ripiegati e poi… ZAC! Balzano nel negozio – ed è come sparare ai pesci in un barile. Quando escono cariche di trofei griffati, sollevano il capo, come se stessero fiutando un altro branco di prede facili. In realtà, guatano all’intorno in cerca del cartello più colorato che spara le percentuali più grosse. 30, 50, 70% di sconto! Venghino, signori, venghino!
Oh mon Dieu, è vero, siamo in periodo di crisi. Ma ‘sti poverelli dovranno pur continuare a cambiare il cellulare ogni due mesi, no? E comunque è rincuorante vedere che nonostante tutto, al provato vertice della piramide economica mondiale non manca la voglia di… risparmiare centinaia e centinaia di euro coi saldi. Dopotutto, questa è la nuova filosofia imperante: più spendi, più risparmi. Curioso, mi pare un motto simile agli slogan del Partito di 1984 («La guerra è pace», «La schiavitù è libertà», «L’ignoranza è forza»). Ma… Ah, la poesia dell’acquisto, il metro della proprietà, la rima delle grandi firme e l’aprosdoketon degli spot pubblicitari… Ho passato tutto l’anno a sognarmi le mutande di D&G: ora posso farle mie, finalmente. La mia personalissima rivalsa sul mondo per poter indossare biancheria che mi marchi il sedere col nome di qualcuno.
E spostandoti un po’ dalla città, che vedi? Vedi le troupe televisive che per girare le scene di guerra da montare per le serie da trasmettere quest’anno fanno le riprese agli outlet presi d’assalto, simili a fortezze ormai invase, in balìa di un saccheggio fallimentare.
Si torna sempre lì. Alla roba. Se certe filosofie proponevano e propongono un percorso di vita con degli obiettivi raggiungibili lavorando su se stessi, che portano con sé dei premi pratici tangibili che vadano a pro proprio e degli altri, se le religioni promuovono invece vie e regole da seguire e rispettare che conducono ad una liberazione forse furbescamente fatta ricadere dopo l’insondabile morte, il capitalismo consumistico è riuscito a superare con un balzo geniale queste immense posizioni, suggerendo un modus vivendi che trascenda la necessità di obiettivi, teso ad un accumulo infinito senza tappe né soluzione di continuità. La roba.
Dicono che fare shopping faccia sentire meglio. Evidentemente chi lo dice non ha la più pallida consapevolezza di che cosa stia parlando. Costa meno ed è molto più soddisfacente – endorfinicamente parlando – fare sport, sesso o ubriacarsi. Vi auguro, per questi saldi, di cercare invano nei labirinti di Zara quello che potreste facilmente trovare dentro di voi. Alla prossima.

Ah, giusto per la cronaca: non sono un classico altoborghese occidentale, e nemmeno un alternativo sciattone che ha dichiarato guerra ai vestiti come inutili esteriorità.

