Amo guardare come muoiono i bambini
“Amo guardare come muoiono i bambini”, diceva Vladimir Majakovskij in Qualche parola su me stesso. Be’, ai tempi forse poteva essere un’affermazione scandalosa – almeno, questo è l’intento con cui è formulata. Il povero Vladimiro non sapeva che invece una reale simile tendenza sarcofaga» di morbosa attenzione alle morti più tragiche dei bambini si sarebbe addirittura largamente inflazionata, ai giorni nostri. Esatto, largamente inflazionata – almeno qui in Italia, beninteso.
Ormai li sappiamo tutti a memoria, i loro nomi.
Il piccolo Samuele, il piccolo Tommaso, i piccoli Ciccio e Tore sono i capitani di questa schera di bimbi malamente morti. Bimbi morti che soli riescono eroicamente a tenere tutta unita l’Italia.
Fermatevi un attimo e riflettete. A parte i mondiali, c’è qualcosa che rende più fratelli gli Italiani del commuoversi tutti insieme con la bava alla bocca davanti alla televisione, mentre il telegiornale zoomma sulle mamme piangenti dei pargoletti ammazzati a zoccolate, squartati, o tragicamente crepati di fame e sete in un pozzo secco? E il fortunato intervistatore, felice come se fosse stato estratto a sorte per fare un’intervista incrociata fra Obama e Ahmadinejad, domanda “Come si sente, signora?” e lei giù, altri pianti.

Delacroix: "Medea uccide i figli". Poi ne servirà le carni in pasto al marito. Italiane, patriote, prendere esempio please.
Certo, i bambini decomposti sono le prede preferite dai giornalisti (insieme alle loro famiglie, ovviamente); ciononostante, ci si può accontentare anche di un qualsiasi omicidio, sempreché sia particolarmente truculento e le indagini e il processo tirino avanti per anni. Anche questi li conosciamo tutti, dalla strage di Erba a Meredith, e anche questi sono pilastri dell’unità nazionale, da Bergamo a Canicattì.
Quando parlano di certe notizie si vede proprio che ai giornalisti si allarga una misteriosa chiazza sui pantaloni. Il sangue e le lacrime li eccitano sessualmente. E gli Italiani dietro, pronti a leccare la padella, già pregustando le foto delle vittime in tempi felici, i genitori straziati, il volto dell’assassino – hai notato? Assomiglia un casino al tuo vicino di casa.
Questo mi ha dato un po’ da pensare… Ok lo sport come malta sociale, ma se siamo arrivati a questo punto, che conseguenze ne devo trarre? Perché c’è questo latente desiderio di vivere il dramma altrui? Poi, viverlo… far finta di avere idea di che cosa sia quel dramma quel tanto che basta per apparire sensibili, compassionevoli e forti. Forse l’uomo ha bisogno di commuoversi per qualcosa, di raddoppiarsi al di fuori della propria vita interpersonale. E forse, se non lo trova nei libri, e piange leggendo l’ultimo monologo di Novecento o La Città della Gioia, nei film, e ride con le lacrime di commozione agli occhi guardando Big Fish, o Neverland, o La Morte a Venezia, a teatro, e a bocca aperta gli si rigano le gote – e nemmeno se ne accorge! – quando Otello inizia a dire “Ad Aleppo… Ad Aleppo…”, forse, dico, senza questo c’è davvero bisogno di raddoppiare i propri sentimenti in quelli altrui visti al telegiornale – che passione! teatro tragico quotidiano, fisso in programma ad ogni stagione. E magari diamo anche un’occhiata al Grande Fratello» , eh? Riflesso di vita q. b. per evitare di accorgersi di non star vivendo, e coscienza in pace per aver già condiviso del dolore altrui. Nel modo più inutile possibile? Sì, ma via, questo è tutt’un altro discorso…
Male non può fare. Dopotutto, è solo televisione, uno può spengerla quando vuole.
La pensa così anche un eroinomane che conosco, quindi dev’essere vero.
Comunque, la prossima volta che vedrete un telegionale che parla dell’ennesimo morto, mettetevi sull’attenti e presentat-arm all’eroe dell’unità nazionale. E se è un bambino, medaglia d’oro.
Anzi, sapete una cosa?, non mi stupirei se il Presidente della Repubblica Napolitano lanciasse un appello agli Italiani: “Se proprio dovete morire, cercate di farlo nel modo più agghiacciante e tragico possibile – almeno chi resta si sentirà più unito“.
Onore alla Repubblica.
(ringrazio gli Hyronisti per lo spunto)


8 febbraio 2009 @ 13:50
Come il libro di Ben Elton, “Dead famous”. Ogni tanto fanno morire qualcuno per aumentare l’audience. E, nel caso dell’Italia, anche se non è una cosa voluta, è senz’altro ben accetta.
Gli scandali non fanno abbastanza notizia, e spesso dividono l’opinione pubblica. Quale occasione migliore, per dare alla massa ciò che vuole, di un bell’omicidio violento da compiangere (o celebrare?), su cui tutti possano andare d’accordo?
E naturalmente, più è piccola la vittima, più punti si guadagnano. Come al luna-park.
Quando si scopre un omicidio, io comincerei le indagini nella redazione del primo giornale o telegiornale che ha dato la notizia.
8 febbraio 2009 @ 15:38
Sempre per restare sulla scia delle belle cose che accadono nel mio paese(prima o poi mi beccheranno e mi incastreranno per attentato al turismo)ti cito uno di questi simpatici casi che ha visto coinvolta una studentessa mia compaesana(Roberta Riina nella fattispecie).
Eheeeeeh e lì via di congetture!!Abitava da sola la ventiquattrenne,era carina,era simpatica con tutti:ha fatto sesso con uno dei tanti ragazzi che frequentava e lui poi in un fremito d’amore l’ha accoppata.E giù ad inventare prove e controprove.
Anzi,no,no,la sorella…la sorella proprio non la sopportava…dopo aver cenato insieme è salita su da lei e le ha spiaccicato un…posacenere?in testa!
Alla fine giustizia volle che un altra poveraccia che aveva subìto violenze(non entro nei particolari perchè ci vorrebbe il bollino rosso,altro che censura antispoiler!)si esponesse facendo così scoprire che l’assassino era un malato di mente che si aggirava libero e felice per le vie del paese seguendo,secondo l’opinione che me ne sono fatta io,le donne che abitavano da sole.Quel pazzo le era entrato dalla finestra e l’aveva ammazzata.Fine della storia.Ho provato davvero profondo disgusto per tutto ciò che si è stato capaci di insinuare sulla poveretta.Insinuare sempre con la macchia che si allarga sui pantaloni,come hai giustamente notato tu.Avrei voluto inserire un link a proposito della questione ma ho solo trovato annunci di “accompagnatrici”del mio paese(ouch!)e articoli parecchio arretrati.
Ma hai dimenticato il nuovo vessillo italiano per eccellenza:un tricolore con la faccia di Eluana proprio al centro.
Siccome mi sto già dilungando parecchio vi informerò semplicemente che anche a digiuno vengo assalita da violenti conati di vomito ogni volta che sento il Vespa o Mentana di turno costruire una puntata su gente che infila schifosamente le mani e le opinioni nella vita(o morte?)di una poveraccia e della sua famiglia come fossero tutti giudici supremi dall’alto della loro fulgida moralità.
Fanno bene in america a far scegliere immediatamente ai genitori o comunque alle persone più care della sorte dei loro amati.
Almeno tappano le bocche viscide e schifose di tutti questi animalacci da poltrona bianca.
E del Papa,che,con tutto il rispetto,ma si metta daccordo con se stesso:la scienza non può far nascere bambini in provetta ma può mantenere in vita tutti i comatosi etc del mondo?Che si decida!
E dulcis in fundo mi piace sempre citare una vignetta che,non vorrei dire una castroneria,ma mi pare fosse di Altan che diceva:
“Le bambine hanno le Barbie,le suore hanno le Eluane”.
10 febbraio 2009 @ 15:01
Un attimino però, stiamo attenti a non esagerare. La notizia della morte di un bambino in un TG non è criticabile, è libertà d’informazione. Quello che fa arrabbiare è che vi si costruiscano casi sopra, buttando benzina sul fuoco del dolore della famiglia, con evidentissima mancanza di sensibilità. O che semplicemente diventino il caso mondano del mese, o un esempio di mala giustizia.
Ps. Tiziano, ho scoperto solo ieri che dietro sto pseudonimo ti nascondi te!
10 febbraio 2009 @ 16:37
Ahhahhah! xD
Comunque condivido in pieno!