#57

feb 15 2009

Arrivano i barbari

Esistono molti tipi di invasioni barbariche. Di solito le immaginiamo stile invasione dell’Impero Romano: da una parte una civiltà raffinata, grande ed evoluta ma ormai esausta, e dall’altra un’orda di giovani zozzi adusi all’esercizio della forza che sfondando le frontiere si danno al saccheggio sfrenato.
Senza dubbio questo si è verificato spesso, ma… è facile trovare, nella storia, casi in cui lo scenario fosse totalmente invertito. Anzi, casi del genere sono ancora più comuni rispetto a quelli classici.

Perché ne sto parlando adesso, mi chiedi?
Be’, lo Stato neozelandese ha dovuto pagare un indennizzo multimilionario ad alcune tribù Maori per aver sfruttato una loro danza sacra (la Haka, la celeberrima danza di guerra Maori – quella degli AllBlacks, per intendersi); queste tribù ne hanno inoltre ottenuto i diritti d’autore. Una volta tanto, mi verrebbe da dire, la Giustizia funziona. Ma adesso sforziamoci di procedere col nostro ragionamento in maniera lineare, senza divagare.
I Maori vivono nelle foreste e conducono una vita da primitivi. Noi comunichiamo coi satelliti, viaggiamo in aereo e portiamo abiti raffinati.

Ma chi è davvero il barbaro?
E’ barbaro chi parla una lingua diversa dalla nostra e caccia nella foresta indossando solo un gonnellino o è barbaro chi parla la nostra stessa lingua, deruba il Maori dei suoi ori e ne scimmiotta la danza sacra per una pubblicità della FIAT?
E’ barbaro chi indossa cappelli piumati e fa sacrifici agli dèi o è barbaro chi sbarca su un Nuovo Mondo e ne stermina le millenarie civiltà col fucile in spalla, la Bibbia in mano e la sifilide nei pantaloni mandando in patria pesanti galeoni stracarichi d’oro per saziare un’ingordigia senza fondo?
E’ barbaro chi ci invade coi gommoni perché ha nuovi Unni alle calcagna o per la speranza di un domani migliore o è barbaro chi, negli intervalli del Grande Fratello, propone di affondarli» , quei gommoni?

Barbari sportivi che scimmiottano la sacra danza di guerra di un'antica civiltà.

Barbari sportivi che scimmiottano la sacra danza di guerra di un'antica civiltà.

Anche la barbarie, come tutto, è relativa.
Non esiste una barbarie, un “esser barbariin assoluto» – è un concetto che può esistere solo in relazione a due civiltà diverse, una sorta di moto osmotico di frontiera.  Nella storia, ad esempio, alla nostra cultura è capitato sia il ruolo del barbaro invasore sia quello dell’invaso – più spesso il primo, del secondo. Abbiamo premuto contro le nostre stesse frontiere dall’interno per espanderci senza che nemmeno ne avessimo bisogno, senza carestie né siccità che ci spingessero altrove per fame, come succede nel nord del Darfur, senza persecuzioni né invasioni che ci scalzassero via dalla nostra terra natìa, come è successo ai Curdi. Non abbiamo fatto irruzione in paesi stranieri con negli occhi il fuoco della speranza – di solito, nello sguardo avevamo la scintilla dell’avidità, che si rifletteva nell’oro delle stoviglie degli Aztechi, nel barbagliare dei diamanti nel buio delle miniere sudafricane, nei rubini e negli smeraldi incastonati nelle colonne dei templi dell’Indocina.

Come dice Costantino Kavafis» , i barbari possono essere una soluzione. Vero, ma solo nel caso in cui invadano con la propria giovinezza, con la chiarezza cristallina dei propri valori, terre vecchie abitate da vecchi che stanno affondando nel proprio stesso mefitico stile di vita. In quel caso, i barbari sono davvero una soluzione, un West Wind» che spazza e rigenera, sono barbari alati venuti per una loro speranza che ci dà speranza.

Citando sempre Kavafis, però, di questi barbari non ce ne sono più. Non ci sono più frontiere nuove da cui può soffiare questo West Wind, questo soffio verde di vita. Intanto la nostra civiltà diventa sempre più volgare e decadente, e in qualità di civiltà barbarica, una civiltà di barbari offuscati e senza ali, che continuano la loro invasione sistematica del mondo e che reputano ridicole le danze sacre dei selvaggi – espressione primigenia di bellezza e catarsi – pur avendo loro stessi credenze ridicole e incoerenti d’ogni tipo.

Couture: "I Romani della decadenza". Sono stato a feste pressoché identiche.

Couture: "I Romani della decadenza". Pivelli. Sono stato a feste più decadenti.

C’è a chi piace chiamare questa nostra civiltà “Impero Occidentale”. A me no. Ricorda tanto un impero antico troppo più glorioso di questo in cui viviamo; un impero in cui, già nella sua fase di gestazione, più di 2000 anni fa, un generale di nome Caio Giulio Cesare, intraprendendo la prima campagna militare in Gallia, ordinò tassativamente ai suoi uomini di non profanare in alcun modo i luoghi religiosi e le tradizioni dei popoli che avrebbero incontrato. Non per nulla, a Roma esisteva il Pantheon» .
E a chi volesse dire “Ma allora anche i Romani erano comunque barbari invasori ed espansionisti!” risponderei “Forse. Ma a differenza di noi, la civiltà romana non si espandeva solo ratione auctoritatis» , ma dilagava anche e soprattutto auctoritate rationis»

VN:F [1.9.3_1094]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 5.0/5 (5 votes cast)
VN:F [1.9.3_1094]
Rating: +2 (from 2 votes)
Arrivano i barbari, 5.0 out of 5 based on 5 ratings
Vi consiglio, in proposito, di seguire questo link ad un pittoresco gruppo Facebook di gente di mondo con la testa sulle spalle, solidi principi, imponente cultura e ampi orizzonti.Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4
Non si tratta di un “a priori“. Faccio un esempio concreto di che cosa questo significhi (Luttazzi docet). Se una ragazza appena conosciuta ti fa un pompino, o se violenti o pesti qualcuno, MA senza filmare l’accaduto, chi può dire che sia accaduto veramente? Questo perché i fatti elencati non sono degli “a priori“, ossia, dipendono dall’esperienza empirica.Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4
Kostantinos Petrou Kavafis fu un poeta greco, vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento. Una sua bellissima poesia, che dà il nome ad una raccolta, si intitola “Aspettando i Barbari“. Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4
Shelley, splendido poeta inglese, scrisse una poesia intitolata “Ode to the West Wind“, una meraviglia della letteratura attraverso cui è facile sognare una rigenerazione del mondo grazie ad un romantico “West Wind” di rivoluzione, al quale aprire la propria ispirazione. Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4
Un tempio consacrato a tutti gli dèi (Pan-theon, “tutti gli dei”), all’interno del quale venivano aggiunti i simboli religiosi dei singoli culti dei popoli che a mano a mano entravano sotto l’egida dell’Impero Romano. Convertito in chiesa, al giorno d’oggi ospita le salme dei Re d’Italia. Sob.Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4
Si potrebbe tradurre, nel caso, “con la ragione della forza”, ma “auctoritas” ha un mucchio di significati; per estensione, volendolo applicare al nostro modello sociale, questo termine non faticherebbe dunque anche ad individuare lo stile di vita (opulento) che la nostra invasione propone.Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4
Con la forza della ragione“, ossia, con la propria superiorità culturale che, subito percepita, ammirata e recepita dagli invasi, diventa il vero mezzo di espansione e perpetuazione di una civiltà.Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.4



Post simili


Un commento per “Arrivano i barbari”

  • #1 Alessia scrive:

    Hai dimenticato le Invasioni della Bignardi.
    A parte gli scherzi,a tal proposito potresti trovare interessanti questi due libri che ho studiato per l’esame di storia contemporanea(per me lo sono):”La decolonizzazione”di Raymond Betts e “Storia della globalizzazione” di Jurgen Osterhammel e Niels Petersson.

    VA:F [1.9.3_1094]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia il tuo commento

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

Iscriviti alla mailing list