Arrivano i barbari
Esistono molti tipi di invasioni barbariche. Di solito le immaginiamo stile invasione dell’Impero Romano: da una parte una civiltà raffinata, grande ed evoluta ma ormai esausta, e dall’altra un’orda di giovani zozzi adusi all’esercizio della forza che sfondando le frontiere si danno al saccheggio sfrenato.
Senza dubbio questo si è verificato spesso, ma… è facile trovare, nella storia, casi in cui lo scenario fosse totalmente invertito. Anzi, casi del genere sono ancora più comuni rispetto a quelli classici.
Perché ne sto parlando adesso, mi chiedi?
Be’, lo Stato neozelandese ha dovuto pagare un indennizzo multimilionario ad alcune tribù Maori per aver sfruttato una loro danza sacra (la Haka, la celeberrima danza di guerra Maori – quella degli AllBlacks, per intendersi); queste tribù ne hanno inoltre ottenuto i diritti d’autore. Una volta tanto, mi verrebbe da dire, la Giustizia funziona. Ma adesso sforziamoci di procedere col nostro ragionamento in maniera lineare, senza divagare.
I Maori vivono nelle foreste e conducono una vita da primitivi. Noi comunichiamo coi satelliti, viaggiamo in aereo e portiamo abiti raffinati.
Ma chi è davvero il barbaro?
E’ barbaro chi parla una lingua diversa dalla nostra e caccia nella foresta indossando solo un gonnellino o è barbaro chi parla la nostra stessa lingua, deruba il Maori dei suoi ori e ne scimmiotta la danza sacra per una pubblicità della FIAT?
E’ barbaro chi indossa cappelli piumati e fa sacrifici agli dèi o è barbaro chi sbarca su un Nuovo Mondo e ne stermina le millenarie civiltà col fucile in spalla, la Bibbia in mano e la sifilide nei pantaloni mandando in patria pesanti galeoni stracarichi d’oro per saziare un’ingordigia senza fondo?
E’ barbaro chi ci invade coi gommoni perché ha nuovi Unni alle calcagna o per la speranza di un domani migliore o è barbaro chi, negli intervalli del Grande Fratello, propone di affondarli» , quei gommoni?

Barbari sportivi che scimmiottano la sacra danza di guerra di un'antica civiltà.
Anche la barbarie, come tutto, è relativa.
Non esiste una barbarie, un “esser barbari” in assoluto» – è un concetto che può esistere solo in relazione a due civiltà diverse, una sorta di moto osmotico di frontiera. Nella storia, ad esempio, alla nostra cultura è capitato sia il ruolo del barbaro invasore sia quello dell’invaso – più spesso il primo, del secondo. Abbiamo premuto contro le nostre stesse frontiere dall’interno per espanderci senza che nemmeno ne avessimo bisogno, senza carestie né siccità che ci spingessero altrove per fame, come succede nel nord del Darfur, senza persecuzioni né invasioni che ci scalzassero via dalla nostra terra natìa, come è successo ai Curdi. Non abbiamo fatto irruzione in paesi stranieri con negli occhi il fuoco della speranza – di solito, nello sguardo avevamo la scintilla dell’avidità, che si rifletteva nell’oro delle stoviglie degli Aztechi, nel barbagliare dei diamanti nel buio delle miniere sudafricane, nei rubini e negli smeraldi incastonati nelle colonne dei templi dell’Indocina.
Come dice Costantino Kavafis» , i barbari possono essere una soluzione. Vero, ma solo nel caso in cui invadano con la propria giovinezza, con la chiarezza cristallina dei propri valori, terre vecchie abitate da vecchi che stanno affondando nel proprio stesso mefitico stile di vita. In quel caso, i barbari sono davvero una soluzione, un West Wind» che spazza e rigenera, sono barbari alati venuti per una loro speranza che ci dà speranza.
Citando sempre Kavafis, però, di questi barbari non ce ne sono più. Non ci sono più frontiere nuove da cui può soffiare questo West Wind, questo soffio verde di vita. Intanto la nostra civiltà diventa sempre più volgare e decadente, e in qualità di civiltà barbarica, una civiltà di barbari offuscati e senza ali, che continuano la loro invasione sistematica del mondo e che reputano ridicole le danze sacre dei selvaggi – espressione primigenia di bellezza e catarsi – pur avendo loro stessi credenze ridicole e incoerenti d’ogni tipo.

Couture: "I Romani della decadenza". Pivelli. Sono stato a feste più decadenti.
C’è a chi piace chiamare questa nostra civiltà “Impero Occidentale”. A me no. Ricorda tanto un impero antico troppo più glorioso di questo in cui viviamo; un impero in cui, già nella sua fase di gestazione, più di 2000 anni fa, un generale di nome Caio Giulio Cesare, intraprendendo la prima campagna militare in Gallia, ordinò tassativamente ai suoi uomini di non profanare in alcun modo i luoghi religiosi e le tradizioni dei popoli che avrebbero incontrato. Non per nulla, a Roma esisteva il Pantheon» .
E a chi volesse dire “Ma allora anche i Romani erano comunque barbari invasori ed espansionisti!” risponderei “Forse. Ma a differenza di noi, la civiltà romana non si espandeva solo ratione auctoritatis» , ma dilagava anche e soprattutto auctoritate rationis» “


15 febbraio 2009 @ 19:18
Hai dimenticato le Invasioni della Bignardi.
A parte gli scherzi,a tal proposito potresti trovare interessanti questi due libri che ho studiato per l’esame di storia contemporanea(per me lo sono):”La decolonizzazione”di Raymond Betts e “Storia della globalizzazione” di Jurgen Osterhammel e Niels Petersson.