#56

feb 13 2009

Quanto mi ami?

- Mi ami?
- Sì!
- Quanto mi ami?
- Tanto!
- Tanto quanto?
- Tanto quante sono le calorie in un BigMac!
- E adesso, mi ami?
- Fantasmagoricamente!
- E adesso, mi ami?
- Da paura.
- E adesso…?

E adesso avresti rotto le balle.

Secondo me dietro c’è tutto un complotto: far diventare la gente più stupida di quel che è. Perché non è possibile, dopo libri e film, adesso ci si mette anche la pubblicità a rincirtullire le persone in campo sentimentale.

Come se di suo l’amore non avesse i suoi problemi. Ma perché dico io, arrivare a banalizzare anche questo? Purtroppo per colpa di qualcuno, adesso ci troviamo invasi da bambocci e bambocce che vogliono una storia d’amore come nei film, che si mandano messaggini scandalosi pieni di coccole, bacini, sigle incomprensibili, kappe, e che se non si vedono almeno due volte al giorno sprofondano nel baratro della solitudine come cani abbandonati in autostrada. Queste sono veramente cose che fanno paura, che futuro avrà gente che pensa che il mondo funzioni così?

Lo stereotipo

Tempo addietro ho visto un film che mi ha lasciato sconvolto per la sua banalità e il suo successo: Tre metri sopra al cielo. L’ho guardato perché volevo capire che film era quel “fenomeno” che spopolava tra i giovani. E di cosa parla? Una ragazzina che si innamora del bullo, che prima non la caca di striscio, poi improvvisamente diventa romantico (?), la porta nel faro dove lei perde la verginità e una mattina la ragazza trova la fatidica scritta sulla strada sotto casa: un graffito enorme, al confronto del quale i cerchi nel grano son roba da principianti. Una trama del genere avrei potuta scriverla anch’io, anzi forse più interessante. Però questa storia è diventata lo stereotipo della storia d’amore per adolescenti; il mio libro non avrebbe venduto una copia.

Che cos’è l’amore?

Se sai che cos’è ti preghiamo di dircelo, perché io e Giorgio è da tempo che durante le nostre stanche chiacchierate cerchiamo di dare una definizione, senza ancora esserci riusciti. Però penso sia molto, molto difficile definire a parole un sentimento astratto senza cadere nel banale. Si può dire quel che non è; amore non è perdersi in tante smancerie, neanche vedersi e sentirsi tutti i giorni. Amore – probabilmente – non è neanche sentirsi dire “ti amo”, ma è quando ti basta un certo sguardo, una carezza, o un bacio per capirlo. E se proprio volete dirlo, allora non urlatelo ogni 5 minuti, non ditelo per telefono, non scrivetelo su Facebook, ma tenetelo come una cosa veramente speciale da dire. Sono due semplici parole, ma di una pesantezza inaudita se dette con sentimento.

Amore ti amo.

Riprendo questo da una cosa che ha detto Giorgio qualche tempo fa. “Amore ti amo” è uno dei peggiori abbinamenti di parole che si possano utilizzare. Potresti dirlo anche quando sei in casa da solo, perché sarebbe come dire che tu ami il sentimento dell’amore, che ti fa stare bene. E’ la cosa più impersonale che si possa dire alla persona amata. Seguita a breve distanza dalla frase “Che si magna stasera? Che si fa i’ cacciucco?”.

Ditele le cose.

L’ultimo punto esula un pò da quanto detto finora. Non rivelare quel che si prova verso una persona forse è la cosa peggiore, magari lo facciamo per non ferire qualcuno, o per non rischiare di essere feriti, ma se le cose si accumulano dentro può diventare un problema. Col tempo si corre il rischio di riempirsi troppo ed arrivare a scoppiare, diventerà sempre più difficile liberarsi di quel peso. Meglio dire chiaramente quello che si prova, non abbiate paura di rovinare un rapporto d’amicizia, se è una persona che tiene a voi non succederà mai. Se dovesse succedere, sarebbe il caso di chiedersi se valeva davvero la pena di essere amici.

Tutto questo perché…

[...] se è così, l’Amore non sarà mai materia, terra, cosa.
Sarà sempre una parola che vola, una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa, e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.
(Giorgio Gaber, Il Grigio)

farfalla

E domani, se proprio volete festeggiare San Valentino, invece di regalare i Baci - che banali… -, comprate una bella stecca di cioccolato al peperoncino!

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    Un commento per “Quanto mi ami?”

    • #1 Alessia scrive:

      ^^ Anch’io ho scritto un post a proposito dell’amore,ma non è stato San Valentino ad ispirarmi.San Valentino purtroppo non mi ispira proprio.

      Comunque ritengo sia tutta una questione di…semplicità?Boh chiamiamola così.Piano piano si è andato scoprendo che ciò che è semplice,che non richiede sforzo mentale(o fisico che sia)vende.E parecchio pure.Se poi ti dà pure una buona scusa per vivere da idiota credendoti una persona meravigliosa,ancora meglio.
      Così Babi e Step(perdono,perdono,non lo scrivo più,promesso)vendono indubbiamente più di Yair e Myriam(“Che tu sia per me il coltello”di David Grossman)che non si capisce come possa uno innamorarsi di una che vede una sola volta ad una festa e scriverle come se la conoscesse da una vita senza ricevere mai risposta e,cosa ancora più grave in assoluto,lei non gliela dà mai!!!!Insomma infilaci tutto quello che vuoi ma tutti questi lucchetti,striscioni ecc.sono solo il bel contorno di quello che è veramente il fulcro di tutto:il sesso.Perchè anche il sesso vende,anzi,solo il sesso vende,ma quando è contornato da stronzate varie che ti danno l’illusione di non essere una bestia in calore,ma un dolcissimo ragazzo innamorato vende molto di più!
      Credi che tutti abbiano voglia di mettersi a discutere su cosa potrebbe essere l’amore come te e Giorgio?Meglio credere che amore sia sussurrrarle ti amo pensando alle sue mutandine e scriverle striscioni mastodontici quando poi non scambiate nemmeno una parola(il “voi” è puramente generalizzante,chiaramente)che abbia un minimo senso compiuto.
      Ad ogni modo è stupido anche scagliarsi contro qualsiasi manifestazione d’affetto(o amore se sappiamo riconoscerlo).Se a qualcuno è piaciuto banalizzarle,se le tenga vuote per come sono,ma a mio parere tutto acquista il significato che vogliamo dargli,anche una scatola di Baci,anche una sorpresina per San Valentino(anche quello prendiamolo come una scusa per fare qualcosa di grazioso per chi amiamo senza sentirci in imbarazzo).L’importante è il rapporto che sta dietro tutto ciò,i sentimenti,le parole,i sorrisi,coi quali accompagnamo il tutto,che non sono mai banali quando sono NOSTRI e non fotocopi
      e della tv o dei libri di Moccia.
      Ma questo è solo un parere.

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    I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
    Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
    Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
    Avanti e in alto, To Honolulu!

    Finalmente!

    Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

    Chi sono questi idioti coi cartelli?
    E soprattutto, perché? li stavi cercando?
    Leggi qua sopra: capirai.

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