#64

mar 6 2009

Disamistàde culturale

All’Università siamo in periodo di elezioni. E per il Sanato Accademico, e per il Coniglio di Facoltà, e per che diavolo so io.

elezioni11

La carta che viene utilizzata per creare le decine di migliaia di volantini e cartoline – che per una innaturale soggezione alla forza di gravità sono tutte sempre per terra – ovviamente non è mai riciclata, e quando viene gettata, viene gettata in pattumiere simili a fosse comuni con lattine e panini mezzo smangiucchiati. Good night and good luck, foreste vergini del Borneo.
Fatto sta che l’altro giorno mi ero piazzato come mio solito in sala lettura. Lo trovo un posto stimolante, pieno di vita, movimento – paradossalmente riesco a leggere e studiare con concentrazione solo nel casino. Comunque, passa un ragazzo dallo sguardo opaco che lascia dei volantini sui grandi tavoli. Vedo che sono volantini elettorali, e allora mi rituffo nel libro di filosofia della medicina che stavo leggendo, anche se è più che mediocre. Dopo pochi minuti passa un secondo figuro. Leva i volantini elettorali che sono sul tavolo e li sostituisce con altri. Questo mi colpisce molto. Ma mi colpisce ancora di più che, essendo stato tutto calcolato, il ragazzo dagli occhi opachi faccia un altro giro togliendo a sua volta i volantini sostituti e rimettendoci i suoi.
La sala lettura è grande. Sono due piani, e in ognuno ci sono tre file di almeno una decina di tavoli colossali separati in due. Per ogni mezzo tavolo, ho visto, ci vanno tre volantini. Questo vuol dire che ogni quarto d’ora, le parti in lotta in questa guerra di trincea mandano a farsi macellare dal fuoco nemico 360 volantini.
Totalmente sprecati.

Io sono riuscito a salvarne uno – a quel punto ero curioso di vedere che ci fosse scritto. E desidero di non averlo salvato.
Non farò nome e cognome del candidato, né dello schieramento a cui appartiene (Francesco Amistà, Studenti per le libertà – notarsi l’inflazione delle tronche): mi soffermerò invece in particolar modo su alcuni punti del programma di costui.

Un’esigenza reale: Introdurre una sessione di appello d’esame fra marzo e aprile.
Così uno recupera gli esami che per propria tordaggine non ha fatto prima… (io stesso sono indietro di un esame per mia esclusiva tordaggine). Ma non ci si accorge delle conseguenze.
Da noi, a Giurisprudenza, ci sono già tre sessioni d’esame l’anno, per un totale di dieci appelli spalmati fra dicembre gennaio febbraio, maggio giugno luglio e settembre. Introdurre nuovi appelli andrebbe ad intaccare la fertile serenità del periodo dei corsi, trasformando l’Università in Esamificio. Adieu rapporto coi professori, adieu lezioni interessanti, adieu – volendo – anche periodo di leggero rilassamento fra sessione e sessione.

Una necessità concreta (ed è QUI che si tocca il fondo): Eliminare gli esami di materie storiche (Storia del diritto medievale e moderno I&II, Istituzioni di Diritto Romano & Diritto Romano, Filosofia del Diritto e Sistemi giuridici comparati) accorpandole in UN SOLO ESAME DI STORIA DEL DIRITTO.
Hanno a cuore di farci diventare imprenditori, avvocati, notai; non persone complete. Ci vogliono fare rinunciare alla nostra formazione personale che sta oltre la strettissima pratica. Vogliono che non si presti più tanta attenzione a come è che la Storia del Diritto si è evoluta, e perché – e cioè a come è che il pensiero umano si evolve; vogliono toglierci la meraviglia del Diritto Romano, con tutto quello che a distanza di migliaia di anni ha ancora da insegnare, per chi sa e voglia ascoltare; vogliono privarci della svolta personale che si può avere studiando Filosofia del Diritto e per il Diritto, in modo che le nostre posizioni etiche siano appiattite e massificate – magari su quelle di un tizio che sa come è l’aldilà perché ha un cappello bianco a due punte; vogliono che pochi guardino oltre i confini nazionali, che in Diritto pochi possano avere quei termini di paragone esterni che solo Sistemi giuridici comparati può dare.

Un obiettivo perseguibile: Rivedere i Crediti di tutti gli esami.
Capite, l’unica cosa un po’ più giusta non è “un’esigenza”, “una necessità”. E’ un obiettivo perseguibile. Ipoteticamente.

Infine, la CONDIZIONE IRRINUNCIABILE: “Ore di pratica” che rimandino al lavoro forense o notarile.
E’ vero, del contratto ci insegnano tutto tranne che a scriverne uno. Ma si può anche imparare per conto proprio – come ho fatto io. E sacrificare le evolute spiegazioni della finezza astratta di un istituto per tirar su un ceto di rozzi praticoni equivale a suicidio non economico, forse, ma culturale di certo.

Sotto la foto del candidato in questione – con tanto di evocativo albero secco alle spalle – c’è scitto: “Contro ogni forma di privilegio“. Be’, io non sono d’accordo. Il privilegio è un vantaggio che si ha rispetto alla norma comune, e può essere dei tipi più svariati, non necessariamente negativi. Ad esempio, in questo nostro mondo una diffusissima “norma comune” è l’ignoranza. La cultura è il vero privilegio – e coerentemente, costui ci si schiera contro. (La Disamistade» di Amistà.)
Penso alla mia famiglia, al ramo di mia mamma, e a come, agli occhi di quei miei parenti, anche se non ho ancora vent’anni, sarei sembrato già un professorone. Penso a quante persone, nel passato, siano vissute nella più totale ignoranza – e quindi, schiavitù. E rispetto a tutte queste persone io ho la piena consapevolezza di essere un privilegiato; me lo ricordo ogni volta che apro un libro, e questo mi gonfia di fierezza, perché corrisponde al sogno di poter estendere questo privilegio ad ogni uomo sulla terra. Cosicché possa essere la cultura a diventare la “norma comune”.

Ho passato questo volantino a un grand’uomo.
Il suo commento è stato: “Supreme High Intelligence Towering”.

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“Inimicizia” in dialetto sardo. “Amistade” vuol dire invece “amicizia”. Curioso, nevvero?



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Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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