#70

mar 20 2009

Per tutti, di tutti

di Massimo | in Ai piedi dell'arcobaleno

porcellino

Una pietra levigata dalle mani della gente che vi si è appoggiata o dei ragazzi che vi hanno giocato non è più di chi l’ha scolpita o modellata, ma di tutti.

Così inizia un breve racconto, “Il Porcellino” (riferito a quello dell’omonima loggia di Firenze), di Giovanni Michelucci» Questa frase secondo me contiene tutto quello che dovrebbe essere l’arte: non una cosa di chi la crea, ma una cosa di chi la vive. Perché chiunque abbia strofinato il muso del Porcellino per lasciargli cadere una moneta, può considerare il risultato di quell’opera d’arte anche suo.

C’è una cosa che mi ha colpito tantissimo nel modo di pensare di Michelucci: non costruiva i suoi edifici perché fossero belli o maestosi, ma pensava alla gente comune che poi li avrebbe utilizzati, perché potessero sentirsi a proprio agio in quell’ambiente, perché fosse anche loro. E la differenza è clamorosa. Dice anche che ha preferito vedere demoliti alcuni suoi lavori, pensati per esser banche, o chiese, e poi trasformati in mercati. Perché non è quello per cui erano stati costruiti.

Non per dividere ma per unire

C’è un esempio tanto semplice quanto interessante. Le ringhiere di Piazza Navona, a Roma.
Le ringhiere solitamente sono poste intorno ai monumenti, alle fontane, con lo scopo di tenere lontane le persone, perché non possano sciupare l’opera. Queste invece sono costruite in modo che ci si possa sedere, così che possano svolgere la propria funzione, ma al tempo stesso invitare i visitatori a rimanere, a sedersi, a godersi la piazza.

La piazza è anche mia

Nel mio paese da qualche mese sono iniziati i lavori per realizzare la nuova piazza principale. Intorno alla piazza sono state messe delle alte barriere, dei pannelli di legno, in modo che non si vedano i lavori all’interno. Tra qualche anno probabilmente, tolte le barriere vedremo la nuova piazza, finita. Quanti però potranno sentire propria quella piazza? Quanti abitanti potranno dire “questa piazza è anche mia”? Pochi, dato che nessuno sarà stato partecipe dei lavori, e nemmeno spettatore. Se invece di blindata, la piazza fosse visibile e ognuno potesse contribuire alla realizzazione, anche solo in maniera simbolica, ad esempio appoggiando una pietra per terra, non sarebbe già un po’ più sua quella piazza?

Questo libro mi ha fatto molto riflettere su cose che all’apparenza potrebbero sembrare essere banali, ma che racchiudono tutta l’essenza del saper stare con gli altri. Di fare arte per gli altri, se è davvero a loro che la si vuol proporre, in modo che ognuno possa sentirsi protagonista. Consiglierei di leggerlo a tutti, non solo a chi è architetto. Tra l’altro questo libro l’ha comprato Giorgio insieme a me, davanti alla grande libreria, proprio da uno di quelli dai quali normalmente non compreresti niente…

Dove si incontrano gli angeli” pensieri fiabe e sogni, di Giovanni Michelucci.

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architetto toscano che ha realizzato tra le altre opere anche la stazione di Santa Maria Novella e la Chiesa dell’autostrada.



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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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