In seguito a discussioni sul post del terremoto in Abruzzo e la “gara di solidarietà”, mi sento di aprire un’altra discussione sull’essere solidali.
Ormai tutta l’attenzione dei media è sull’Abruzzo, chi ha seguito gli speciali in tv conoscerà la vita di buona parte dei poveri deceduti, oserei dire che è quasi la “moda” di questi giorni. E non ditemi che sono cinico, fossi morto io, non avrei gradito che si raccontasse ai quattro venti quale è stata la mia vita e quali erano i miei sogni: le persone a cui tengo e che tengono a me sarebbero già state a conoscenza di tutto. Degli altri chissene, chi vuole farsi i cazzi altrui che si guardi il Grande Fratello.
La solidarietà
Solidarietà sta ad indicare un atteggiamento di benevolenza e comprensione, ma soprattutto di sforzo attivo e gratuito, atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto. (Wikipedia)
Penso che più meno tutti abbiano un atteggiamento di benevolenza o perlomeno di comprensione, nei confronti le vittime – morti o non. La coerenza è quella che che fa la differenza alla fine dei conti, la coerenza con quello che si è nel quotidiano. Quelli che vedono chiunque come un potenziale nemico o rivale, o che si mandano continuamente a quel paese mentre sono in macchina, quelli che pensano solo a se stessi e se ne strafottono degli altri e poi pensano “io vorrei andare lì ad aiutarli”, non sono coerenti con se stessi. O lo dicono tanto per dire e per sembrare buoni e solidali, oppure c’è qualcosa di serio che non funziona. C’è davvero bisogno di una tragedia del genere per mostrare un po’ di umanità? Se si vuol essere delle persone migliori si inizi a farlo nella vita di tutti i giorni.
E’ vero che ognuno è libero di vivere la propria vita come meglio crede, di pensare solo a se stesso se vuole. Però poi è inutile andare a giro a lamentarsi che il mondo è cattivo, che ci sono le multinazionali, che ci sono i raccomandati e che i politici fanno solo i propri interessi. Tutte realtà che girano intorno a un gruppo ristretto di presone. Ma come insegna la storia, guarda strano i risultati migliori si ottengono quando si hanno le idee ben chiare e cooperando, non facendo ognuno di testa propria. La natura animale, l’istinto, ci fanno fare scelte o adottare un comportamento utile allo scopo materiale della nostra vita. Che è la sopravvivenza. E’ normale che sia così, lo è per noi, per le tigri, per l’edera. Tutti guidati dalla stessa motivazione, soltanto che noi fortunatamente abbiamo il dono della ragione, anche se molto spesso ce ne dimentichiamo, azzuffandoci come bestie o sfruttando gli altri come parassiti.
Via il prosciutto dagli occhi
Chiusa la parentesi, torniamo alla solidarietà. Il terremoto ha – ehm… – “scosso” molte persone ben distanti dall’epicentro, che all’improvviso, come se non stessero aspettando altro hanno avuto dei lampi di genio alla Batman: “Wow, qualcuno ha bisogno d’aiuto! E’ la mia occasione di potermi rendere utile!”.
Non per essere quello puntiglioso, ma di persone che avevano bisogno d’aiuto nel mondo ce n’erano a bizzeffe anche prima del terremoto. Come mai nessuno se n’era mai accorto prima, mentre adesso c’è tutta questa mobilitazione? Come mai se succede una catastrofe in un altro paese non gliene frega a nessuno? Nel tempo che hai impiegato a leggere questo post fino a qui, in Africa sono morti dai 6 ai 15 bambini, le fonti sono discordanti, c’è chi dice uno ogni 15 secondi, chi uno ogni 30. E non sono morti per i terremoti, sono morti perché non hanno da mangiare e da bere. Cos’hai fatto per loro, tu che sei solidale?
Certo, se non succede vicino a noi, può pensarci qualcun’altro. Effettivamente se dovesse succedere qualcosa a te, gli abruzzesi potrebbero aiutarti, mentre i bambini africani no. Bel colpo. Ma la solidarietà è gratuita, non lo si fa né per interesse né per vantarsene.
Vie alternative
Quando dono voglio sapere dove vanno a finire i miei soldi. Questo è un deterrente molto forte, in particolare verso quelle associazioni che non ti danno nessuna informazione oltre al numero di conto corrente sul quale versare.
Ho trovato una via alternativa alla donazione, cioè il prestito. Non ti do più il pesce, ma ti presto i soldi perché tu ti possa comprare la canna da pesca, imparare a pescare, così poi vendi il pesce, diventi autosufficiente e infine mi rendi quello che ti ho prestato. Ci sono dei siti che permettono di fare prestiti a persone povere che vorrebbero aprire un’attività commerciale. In modo da aiutarle a fare quello che vorrebbero nella vita, o perlomeno ad essere economicamente indipendenti. Tu doni una cifra irrisoria, $25 – neanche 20 euro -, quando il beneficiario ha raggiunto la cifra di cui ha bisogno apre baracca, e se tutto va bene dopo un anno ti rende i tuoi soldi, che potrai donare a qualcun altro. Se se interessato trovi più informazioni su Kiva.org.
Insomma, di persone che hanno bisogno d’aiuto ce ne sono tantissime, di modi per aiutarle altrettanti. Non aspettiamo la prossima tragedia per muoverci.
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