apr 30 2009

Seminario dolomitico

Gli autori di questo blog sono in viaggio. Stop.
Parteciperanno ad un seminario filosofico tenuto dal Prof. Luigi Lombardi Vallauri sulle dolomiti. Stop.
Lì mediteranno sulla propria ontologia, faranno lunghe camminate in mezzo alla neve e bagni gelati in polle antiche, berranno Vov e grappa alla mela, affronteranno a testa alta le intemperie, etcetera, etcetera. Stop.
Torneranno il dì 4 maggio. Stop.
Siate forti e non piangete. Stop.
Stop.
dscn2021

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 3.7/5 (6 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +4 (from 4 votes)

apr 25 2009

La Liberazione

Liberazione Roma

“I carri armati tedeschi riuscirono  a passare lo sbarramento di via Foria, scesero a piazza Dante e si avviarono per via Roma. Là sono stati fermati. Giuseppe Capano, di anni 15, si è infilato sotto i cingoli di un carro armato, ha disinnescato una bomba a mano ed è riuscito da dietro prima dell’esplosione. Assunta Amitrano, di anni 47, dal quarto piano ha tirato una lastra di marmo presa da un comò e ha scassato la mitragliatrice del carro armato. Luigi Mottola, 51 anni, operaio delle fogne, ha fatto saltare una bombola di gas sotto la pancia di un carro armato. Uno studente di conservatorio, Ruggero Semeraro, di anni 17, aprì il balcone e prese a suonare al pianoforte La Marsigliese, quella musica che ti fa venire ancora più coraggio. Il prete Antonio La Spina, anni 67, sulla barricata davanti al banco di Napoli gridava il salmo 94, quello delle vendette. Il barbiere Santo Scapece, anni 37, tirò un catino di schiuma di sapone sul finestrino di guida di un carro armato, che andò a sbattere contro la saracinesca di un fioraio. La mira dei nostri cittadini era diventata infallibile nel giro di tre giorni. Le bottiglie incendiarie facevano il guasto ai carri armati, li accecavano di fiamme. Ero diventato esperto nel farle, ci mettevo dentro qualche scaglia di sapone per fare attaccare meglio il fuoco. Il diesel ce lo avevano dato i pescatori della Mergellina, che non potevano uscire per mare a causa del blocco del golfo e delle mine.
Sei persone in mezzo a una folla pronta inventavano la mossa giusta per inguaiare un reparto corazzato del più potente esercitoche da solo aveva conquistato mezza Europa. Non era la prima volta che sei persone riuscivano nell’impresa. Già nel 1799 le armate francesi, le più forti del tempo, erano state fermate all’ingresso della città da un’insurrezione di popolo, dopo che si era sciolto l’esercito borbonico. Sei persone dotate di nome, cognome, età, mestiere, fermavano la riconquista tedesca della città. Sei persone tirate a sorte dalla necessità risolvono la situazione mentre intorno gli altri fanno tante mosse generose ma imprecise. Quando spuntano sei persone, tutte in una volta, allora si vince.”

“E dove sta quel popolo, adesso? [...]“

Erri De Luca, “Il giorno prima della felicità”

Questa era la liberazione di Napoli. Il 25 aprile furono liberate Milano e Torino.
In quelle occasioni fu mostrato un coraggio senza euguali. Ma serve davvero un invasore armato, perché sia necessaria una liberazione? Serve davvero una dittatura palese, per suscitare il desiderio di alzare di nuovo la testa al cielo?

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.0/5 (6 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +5 (from 5 votes)

apr 21 2009

Il “Piano guerra” del governo Berlusconi

 

Riportiamo una notizia che abbiamo appreso stamani dal prof. Luigi Lombardi Vallauri, e che ci ha lasciati a dir poco sbalorditi.

È il più grande progetto di riarmo mai realizzato nel nostro Paese quello che il Parlamento ha iniziato a discutere lo scorso 25 marzo: 15 miliardi di euro per l’acquisto di 131 cacciabombardieri Joint strike fighter (Jsf). Ma forse parlare di “discussione” è eccessivo dal momento che il governo ha chiesto solo un parere alle commissioni Difesa di Camera e Senato – saldamente controllate dalla maggioranza di centro-destra sia per la forza dei numeri che per la debolezza dell’opposizione di centro-sinistra, assai poco combattiva su questo tema -, dopodiché potrà passare alla fase finale, che segue una lunga fase di sviluppo iniziata nel 1999 e già costata oltre un miliardo: l’acquisizione degli aerei (poco meno di 13 miliardi) e la realizzazione nell’aeroporto militare di Cameri (No) – dove fra l’altro è attivo da anni un movimento contro la base, che coinvolge anche la Chiesa locale, la rete Disarmiamoli - di una linea di assemblaggio finale e di verifica destinata successivamente a trasformarsi in un centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli (605 milioni).

“Il progetto è faraonico”, spiegano Giulio Marcon Massimo Paolicelli, della campagna Sbilanciamoci. Il cacciabombardiere Jsf - una coproduzione che coinvolge l’Italia insieme a Usa, Regno Unito, Paesi Bassi, Turchia, Canada, Australia, Norvegia e Danimarca – è un aereo da combattimento di attacco, attrezzato per poter portare anche bombe nucleari e con una tecnologia che lo rende pressoché invisibile ai radar. Secondo il ministero della Difesa, il programma produrrà 10mila posti di lavoro, “ma è puro marketing”, sostengono Marcon e Paolicelli: al massimo saranno mille, il numero promesso dalla Difesa è “un’autentica invenzione”. Capitolo costi: negli Usa la spesa è già cresciuta dai 245 miliardi di dollari iniziali fino a 270, e sembra destinata a salire ancora; in Olanda la Corte dei Conti ha lanciato l’allarme perché i costi sono lievitati dell’80%; è quindi molto probabile che anche in Italia, alla fine – cioè nel 2026, data prevista per la consegna di tutti gli aerei – i costi saranno molti alti.

Una spesa colossale per un bilancio militare che, fatta eccezione per il piccolo taglio operato da Tremonti nel 2008, dal 2006 è in costante crescita: oltre 4 miliardi e 500 milioni di euro in più, per un aumento netto del 21%, durante il governo guidato da Prodi nel biennio 2006-2007  “Più o meno ogni aereo vale l’equivalente di 400 asili nido o se si preferisce, vista l’attualità, l’indennità di disoccupazione per 80mila precari”, calcolano Marcon e Paolicelli. “È paradossale che si possano stanziare tutti questi soldi per un sistema d’arma che in molti dei Paesi coinvolti viene valutato troppo costoso e molto discutibile dal punto di vista operativo, oltre che incoerente con le missioni di pace, mentre il governo non riesce a trovare le risorse necessarie per potenziare gli ammortizzatori sociali per chi perde il posto di lavoro”. E in parte anche un doppione, dal momento che l’Italia partecipa anche ad un altro programma internazionale di riarmo, per il caccia europeo Eurofighter, che non a caso il governo sta cercando di ridurre rispetto all’accordo iniziale che prevede l’acquisto di 121 esemplari.

Contro il progetto si sta muovendo l’associazionismo sociale e pacifista. La campagna Sbilanciamoci - a cui aderiscono fra gli altri Arci, Beati i Costruttori di Pace, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Mani Tese, Pax Christi – ha infatti lanciato un appello contro il Jsf e per un diverso utilizzo delle risorse: quella del governo è “una decisione irresponsabile”, si legge nell’appello. “In un momento di grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali, destinare 14 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri è una scelta sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del Paese”. “Il parlamento faccia una scelta di pace e di solidarietà; blocchi la prosecuzione del programma. Destini le risorse alla società, all’ambiente, al lavoro, alla solidarietà internazionale”. (l. k.)

Fonte Adista.

f-35 jsf

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 5.0/5 (4 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +3 (from 3 votes)

apr 18 2009

La Scala Biondi – ovvero, la Scala degli ubriachi

In questo periodo di Richter e Mercalli, m’è venuto in mente di rispolverare una vecchia e splendida Scala creata tempo fa da un mio buon amico, Francesco Biondi – mente eccelsa e bevitore di prim’ordine. Questa Scala (Scala Biondi, appunto) misura infatti gli effetti dell’alcol sulle persone individuando vari livelli di botta alcolica.
Godetevela!bacco

  • Grado d’Intensità I: Botta Impercettibile
    Nessun effetto visibile, tutto è normale – tranne per il fatto che se hai la macchina non puoi comunque guidare.
  • Grado di intensità II: Botta leggerissima
    Percepibile nell’ambiente esterno solo per qualche sorriso o qualche cazzata in più – quindi molto difficile da notare in un soggetto sempre sorridente o che spari cazzate in continuazione.
  • Grado di intensità III: Botta leggera
    Equilibrio ancora perfetto, tendenza a rivolgersi seriamente verso le presuppose autorità (“Profe seconde me la progettazione è un giochino per bambini deficenti“), perfetta per cantare Bella Ciao. Trattasi di una botta ancora non dignitosa.
  • Grado di intensità IV: Botta media
    Ancora facilmente nascondibile, tranne che per qualche sporadica mancanza d’equilibrio, dopamina a go-go, tendenza a sparare minchiate largamente inflazionata.
  • Grado di intensità V: Botta forte
    Piuttosto evidente, sopratutto per i sempre più frequenti cedimenti del cervelletto (alias mancanze d’equilibrio). Tendenza a fare discorsi urlati ma ancora quasi sensati.
  • Grado di intensità VI: Botta molto forte
    Tendenza a voler bene a tutte le persone vicine, inizio dei discorsi insensati e biascicati e di una grande quantità di rutti.
  • Grado di intensità VII: Botta fortissima
    Molto divertente, sempre più affetto verso i vicini, discorsi filosofici – i neuroni della memoria iniziano a domandarsi se valga davvero la pena di registrare ciò a cui assistono.
  • Grado di intensità VIII: Botta rovinosa
    Possibili balli in mutande intorno al fuoco, urla immotivate ed altre cose irrazionali, tendenza ad ingigantire le cose (ad esempio non voler pestare una pozza d’acqua per paura di annegare).
  • Gradi di intensità IX: Botta disastrosa
    In mezzo di strada, bisogno di dire qualcosa a qualcuno con conseguente terrore da parte del credito su cellulare, possibilità di inciampare, di bloccare il traffico e di cadere. Possibilità concreta di fare affermazioni compromettenti per il futuro.
  • Grado di intensità X: Botta distruttiva
    Ora (e si spera, per sempre) il grado più intenso mai registrato dai nostri strumenti. Totalmente impazzito, neuroni in rivolta, assenza totale di memoria, vomito.
  • Grado di intensità XI: Botta catastrofica
    Un po’ troppo. Coma etilico e necessario ricovero in ospedale. Il sangue del soggetto è così saturo d’alcol che mezzo litro manderebbe in botta – di intensità VI – un toro.
  • Grado di intensità XII: Botta ultracatastrofica
    Infarto e morte. Sconsigliabile, sopratutto ai bambini sono i 12 anni.

Ringrazio ancora Francesco per l’onore che mi ha fatto permettendomi di pubblicare la sua Scala – ed è con orgoglio che aggiungo che il Grado X l’ha raggiunto alla festa del mio diciottesimo compleanno, dopo aver bevuto cinque litri di vino (contati) e innumerevoli cocktail.

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.4/5 (7 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +3 (from 3 votes)

apr 17 2009

Solidali per finta o per davvero?

In seguito a discussioni sul post del terremoto in Abruzzo e la “gara di solidarietà”, mi sento di aprire un’altra discussione sull’essere solidali.

Ormai tutta l’attenzione dei media è sull’Abruzzo, chi ha seguito gli speciali in tv conoscerà la vita di buona parte dei poveri deceduti, oserei dire che è quasi la “moda” di questi giorni. E non ditemi che sono cinico, fossi morto io, non avrei gradito che si raccontasse ai quattro venti quale è stata la mia vita e quali erano i miei sogni: le persone a cui tengo e che tengono a me sarebbero già state a conoscenza di tutto. Degli altri chissene, chi vuole farsi i cazzi altrui che si guardi il Grande Fratello.

La solidarietà

Solidarietà sta ad indicare un atteggiamento di benevolenza e comprensione, ma soprattutto di sforzo attivo e gratuito, atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto. (Wikipedia)

Penso che più meno tutti abbiano un atteggiamento di benevolenza o perlomeno di comprensione, nei confronti le vittime – morti o non. La coerenza è quella che che fa la differenza alla fine dei conti, la coerenza con quello che si è nel quotidiano. Quelli che vedono chiunque come un potenziale nemico o rivale, o che si mandano continuamente a quel paese mentre sono in macchina, quelli che pensano solo a se stessi e se ne strafottono degli altri e poi pensano “io vorrei andare lì ad aiutarli”, non sono coerenti con se stessi. O lo dicono tanto per dire e per sembrare buoni e solidali, oppure c’è qualcosa di serio che non funziona. C’è davvero bisogno di una tragedia del genere per mostrare un po’ di umanità? Se si vuol essere delle persone migliori si inizi a farlo nella vita di tutti i giorni.

E’ vero che ognuno è libero di vivere la propria vita come meglio crede, di pensare solo a se stesso se vuole. Però poi è inutile andare a giro a lamentarsi che il mondo è cattivo, che ci sono le multinazionali, che ci sono i raccomandati e che i politici fanno solo i propri interessi. Tutte realtà che girano intorno a un gruppo ristretto di presone. Ma come insegna la storia, guarda strano i risultati migliori si ottengono quando si hanno le idee ben chiare e cooperando, non facendo ognuno di testa propria. La natura animale, l’istinto, ci fanno fare scelte o adottare un comportamento utile allo scopo materiale della nostra vita. Che è la sopravvivenza. E’ normale che sia così, lo è per noi, per le tigri, per l’edera. Tutti guidati dalla stessa motivazione, soltanto che noi fortunatamente abbiamo il dono della ragione, anche se molto spesso ce ne dimentichiamo, azzuffandoci come bestie o sfruttando gli altri come parassiti.

Via il prosciutto dagli occhi

Chiusa la parentesi, torniamo alla solidarietà. Il terremoto ha – ehm… – “scosso” molte persone ben distanti dall’epicentro, che all’improvviso, come se non stessero aspettando altro hanno avuto dei lampi di genio alla Batman: “Wow, qualcuno ha bisogno d’aiuto! E’ la mia occasione di potermi rendere utile!”.
Non per essere quello puntiglioso, ma di persone che avevano bisogno d’aiuto nel mondo ce n’erano a bizzeffe anche prima del terremoto. Come mai nessuno se n’era mai accorto prima, mentre adesso c’è tutta questa mobilitazione? Come mai se succede una catastrofe in un altro paese non gliene frega a nessuno? Nel tempo che hai impiegato a leggere questo post fino a qui, in Africa sono morti dai 6 ai 15 bambini, le fonti sono discordanti, c’è chi dice uno ogni 15 secondi, chi uno ogni 30. E non sono morti per i terremoti, sono morti perché non hanno da mangiare e da bere. Cos’hai fatto per loro, tu che sei solidale?
Certo, se non succede vicino a noi, può pensarci qualcun’altro. Effettivamente se dovesse succedere qualcosa a te, gli abruzzesi potrebbero aiutarti, mentre i bambini africani no. Bel colpo. Ma la solidarietà è gratuita, non lo si fa né per interesse né per vantarsene.

Vie alternative

Quando dono voglio sapere dove vanno a finire i miei soldi. Questo è un deterrente molto forte, in particolare verso quelle associazioni che non ti danno nessuna informazione oltre al numero di conto corrente sul quale versare.

Ho trovato una via alternativa alla donazione, cioè il prestito. Non ti do più il pesce, ma ti presto i soldi perché tu ti possa comprare la canna da pesca, imparare a pescare, così poi vendi il pesce, diventi autosufficiente e infine mi rendi quello che ti ho prestato. Ci sono dei siti che permettono di fare prestiti a persone povere che vorrebbero aprire un’attività commerciale. In modo da aiutarle a fare quello che vorrebbero nella vita, o perlomeno ad essere economicamente indipendenti. Tu doni una cifra irrisoria, $25 – neanche 20 euro -, quando il beneficiario ha raggiunto la cifra di cui ha bisogno apre baracca, e se tutto va bene dopo un anno ti rende i tuoi soldi, che potrai donare a qualcun altro. Se se interessato trovi più informazioni su Kiva.org.

Insomma, di persone che hanno bisogno d’aiuto ce ne sono tantissime, di modi per aiutarle altrettanti. Non aspettiamo la prossima tragedia per muoverci.

VN:F [1.9.7_1111]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 4.3/5 (7 votes cast)
VN:F [1.9.7_1111]
Rating: +1 (from 3 votes)

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

Iscriviti alla mailing list