#85

apr 25 2009

La Liberazione

Liberazione Roma

“I carri armati tedeschi riuscirono  a passare lo sbarramento di via Foria, scesero a piazza Dante e si avviarono per via Roma. Là sono stati fermati. Giuseppe Capano, di anni 15, si è infilato sotto i cingoli di un carro armato, ha disinnescato una bomba a mano ed è riuscito da dietro prima dell’esplosione. Assunta Amitrano, di anni 47, dal quarto piano ha tirato una lastra di marmo presa da un comò e ha scassato la mitragliatrice del carro armato. Luigi Mottola, 51 anni, operaio delle fogne, ha fatto saltare una bombola di gas sotto la pancia di un carro armato. Uno studente di conservatorio, Ruggero Semeraro, di anni 17, aprì il balcone e prese a suonare al pianoforte La Marsigliese, quella musica che ti fa venire ancora più coraggio. Il prete Antonio La Spina, anni 67, sulla barricata davanti al banco di Napoli gridava il salmo 94, quello delle vendette. Il barbiere Santo Scapece, anni 37, tirò un catino di schiuma di sapone sul finestrino di guida di un carro armato, che andò a sbattere contro la saracinesca di un fioraio. La mira dei nostri cittadini era diventata infallibile nel giro di tre giorni. Le bottiglie incendiarie facevano il guasto ai carri armati, li accecavano di fiamme. Ero diventato esperto nel farle, ci mettevo dentro qualche scaglia di sapone per fare attaccare meglio il fuoco. Il diesel ce lo avevano dato i pescatori della Mergellina, che non potevano uscire per mare a causa del blocco del golfo e delle mine.
Sei persone in mezzo a una folla pronta inventavano la mossa giusta per inguaiare un reparto corazzato del più potente esercitoche da solo aveva conquistato mezza Europa. Non era la prima volta che sei persone riuscivano nell’impresa. Già nel 1799 le armate francesi, le più forti del tempo, erano state fermate all’ingresso della città da un’insurrezione di popolo, dopo che si era sciolto l’esercito borbonico. Sei persone dotate di nome, cognome, età, mestiere, fermavano la riconquista tedesca della città. Sei persone tirate a sorte dalla necessità risolvono la situazione mentre intorno gli altri fanno tante mosse generose ma imprecise. Quando spuntano sei persone, tutte in una volta, allora si vince.”

“E dove sta quel popolo, adesso? [...]“

Erri De Luca, “Il giorno prima della felicità”

Questa era la liberazione di Napoli. Il 25 aprile furono liberate Milano e Torino.
In quelle occasioni fu mostrato un coraggio senza euguali. Ma serve davvero un invasore armato, perché sia necessaria una liberazione? Serve davvero una dittatura palese, per suscitare il desiderio di alzare di nuovo la testa al cielo?

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2 Commenti per “La Liberazione”

  • #1 Alessandro scrive:

    Il brano è suggestivo, la popolazione napoletana ha sempre avuto un certo caratterino e la liberazione di Napoli è, storicamente, una bella pagina di coraggio della popolazione. Il 25 Aprile si liberavano Milano e Torino, certo azioni mirabili, tributo di sangue dei partigiani a cui, nel nostro Paese non si negano gli onori. Il rispetto per determinati fatti è d’obbligo, ma la mitizzazione è periclolosa. La liberazione non è Stata solo festa, e nemmeno solo eroismo, la Resistenza è un fenomeno che deve essere visto con un occhio critico, a volte. Il Generale Trabucchi era capo del “Comando Regionale Piemontese”, il leader della resistenza nella regione, nel suo libro di memorie descrive la situazione di Torino: “Al 25 Aprile le barriere di protezione del buon nome partigiano furono travolte. Entrò nelle formazioni il fiotto della razzamaglia: avventurieri disertori e profittatori, gente che aveva qualcosa da far dimenticare, da occultare. a questa corsa non si opposero i partiti. Nell’imminenza della spartizione del potere, ciascuno cercava titoli da gettar sulla bilancia, per affermare la preminenza della propria parte… Su suggerimento dall’alto, i comandanti accettarono chiunque si presentasse, senza accertamenti di precedenti, di onestà e di moralità, lieto ciascuno di correre su per i gradini della gerarchia. Tutto questo, insieme all’esasperazione della popolazione è alla base di decine e decine di assassinii senza motivo”. A Torino furono giustiziate, fra i vari fascisti veri e solo presunti, le donne che lavoravano alle mense dei tedesche di via Verdi, gente che lo faceva per tirare a campare sguattere, cameriere, cuoche, le Ausiliarie e le loro famiglie, le fidanzate, le mogli e le madri di numerosi giovani repubblichini non ancora rintracciati, nonchè alcune infermiere accusate d’aver medicato militari tedeschi. Fino al ’46 in numerose città del nord Italia la pubblica sicurezza fu affidata alla “polizia partigiana”, fino a che il governo De Gasperi non inviò ingenti forze di polizia e carabinieri, per gli “eccessi di sparizioni”, esecuzioni senza processo, fucilazioni sommarie, saccheggi. Risparmio i dettagli sui Preti, le fosse comuni, i progetti per la zona del basso Modenese. Non è tutto oro quello che luccica. Il cuore fa presto a gonfiarsi, ma il male dell’uomo si annida in ogni dove e il gioco di potere, troppo spesso, prevale. La resistenza non è un fenomeno con una sola anima, e non di rado quelle interne più distanti si sono affrontate in modo sanguinoso. Dietro la resistenza c’è più del moto di liberazione. E’ giusto ricordarla, non è saggio rievocarla, rivolerla, non sempre chi lo ha fatto ha agito nel giusto. La lotta armata politica ha sempre e solo oscuri risvolti, in modo particolare in Italia. Sono certo che non era nelle intenzioni del post, che certamente voleva suscitare un qualcosa nel lettore, ma nulla di aggressivo. A volte bisogna fare l’avvocato del diavolo. Scusate per la lunghezza.
    P.S. il popolo c’è, ma per fortuna non ha e non deve avere armi.

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  • #2 Giorgio scrive:

    Un commento magistrale, Ale.
    Ovviamente hai ragione, ma lo sai, sono un suggestionabile romantico: di certe vicende mi colpisce più l’improvvisato eroismo, piuttosto che l’onnipresente, inflazionata pochezza del genere umano.
    Oltretutto ti aiuto a rincarare la dose: la Liberazione è stato un evento armato e violento – e in quanto tale, fondamentalmente sbagliato. Anche se – forse – contro una follia come quella nazista, la Nonviolenza avrebbe portato pochi risultati. Mi dispiace ammetterlo, ma anche la Nonviolenza ha dei limiti: perché una condotta nonviolenta possa funzionare, davanti si devono avere degli uomini, non degli automi né delle belve matte.
    Ale, non hai fatto l’avvocato del diavolo, anzi. Hai giustamente mitigato un mio slancio che in nome di una suggestione poetica sacrificava la valutazione lucida di un fenomeno. Sei quindi invitato a farlo anche più spesso. :)
    C’è modo e modo di liberarsi – così come c’è modo e modo di opprimere un popolo.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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