#82

apr 17 2009

Solidali per finta o per davvero?

In seguito a discussioni sul post del terremoto in Abruzzo e la “gara di solidarietà”, mi sento di aprire un’altra discussione sull’essere solidali.

Ormai tutta l’attenzione dei media è sull’Abruzzo, chi ha seguito gli speciali in tv conoscerà la vita di buona parte dei poveri deceduti, oserei dire che è quasi la “moda” di questi giorni. E non ditemi che sono cinico, fossi morto io, non avrei gradito che si raccontasse ai quattro venti quale è stata la mia vita e quali erano i miei sogni: le persone a cui tengo e che tengono a me sarebbero già state a conoscenza di tutto. Degli altri chissene, chi vuole farsi i cazzi altrui che si guardi il Grande Fratello.

La solidarietà

Solidarietà sta ad indicare un atteggiamento di benevolenza e comprensione, ma soprattutto di sforzo attivo e gratuito, atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto. (Wikipedia)

Penso che più meno tutti abbiano un atteggiamento di benevolenza o perlomeno di comprensione, nei confronti le vittime – morti o non. La coerenza è quella che che fa la differenza alla fine dei conti, la coerenza con quello che si è nel quotidiano. Quelli che vedono chiunque come un potenziale nemico o rivale, o che si mandano continuamente a quel paese mentre sono in macchina, quelli che pensano solo a se stessi e se ne strafottono degli altri e poi pensano “io vorrei andare lì ad aiutarli”, non sono coerenti con se stessi. O lo dicono tanto per dire e per sembrare buoni e solidali, oppure c’è qualcosa di serio che non funziona. C’è davvero bisogno di una tragedia del genere per mostrare un po’ di umanità? Se si vuol essere delle persone migliori si inizi a farlo nella vita di tutti i giorni.

E’ vero che ognuno è libero di vivere la propria vita come meglio crede, di pensare solo a se stesso se vuole. Però poi è inutile andare a giro a lamentarsi che il mondo è cattivo, che ci sono le multinazionali, che ci sono i raccomandati e che i politici fanno solo i propri interessi. Tutte realtà che girano intorno a un gruppo ristretto di presone. Ma come insegna la storia, guarda strano i risultati migliori si ottengono quando si hanno le idee ben chiare e cooperando, non facendo ognuno di testa propria. La natura animale, l’istinto, ci fanno fare scelte o adottare un comportamento utile allo scopo materiale della nostra vita. Che è la sopravvivenza. E’ normale che sia così, lo è per noi, per le tigri, per l’edera. Tutti guidati dalla stessa motivazione, soltanto che noi fortunatamente abbiamo il dono della ragione, anche se molto spesso ce ne dimentichiamo, azzuffandoci come bestie o sfruttando gli altri come parassiti.

Via il prosciutto dagli occhi

Chiusa la parentesi, torniamo alla solidarietà. Il terremoto ha – ehm… – “scosso” molte persone ben distanti dall’epicentro, che all’improvviso, come se non stessero aspettando altro hanno avuto dei lampi di genio alla Batman: “Wow, qualcuno ha bisogno d’aiuto! E’ la mia occasione di potermi rendere utile!”.
Non per essere quello puntiglioso, ma di persone che avevano bisogno d’aiuto nel mondo ce n’erano a bizzeffe anche prima del terremoto. Come mai nessuno se n’era mai accorto prima, mentre adesso c’è tutta questa mobilitazione? Come mai se succede una catastrofe in un altro paese non gliene frega a nessuno? Nel tempo che hai impiegato a leggere questo post fino a qui, in Africa sono morti dai 6 ai 15 bambini, le fonti sono discordanti, c’è chi dice uno ogni 15 secondi, chi uno ogni 30. E non sono morti per i terremoti, sono morti perché non hanno da mangiare e da bere. Cos’hai fatto per loro, tu che sei solidale?
Certo, se non succede vicino a noi, può pensarci qualcun’altro. Effettivamente se dovesse succedere qualcosa a te, gli abruzzesi potrebbero aiutarti, mentre i bambini africani no. Bel colpo. Ma la solidarietà è gratuita, non lo si fa né per interesse né per vantarsene.

Vie alternative

Quando dono voglio sapere dove vanno a finire i miei soldi. Questo è un deterrente molto forte, in particolare verso quelle associazioni che non ti danno nessuna informazione oltre al numero di conto corrente sul quale versare.

Ho trovato una via alternativa alla donazione, cioè il prestito. Non ti do più il pesce, ma ti presto i soldi perché tu ti possa comprare la canna da pesca, imparare a pescare, così poi vendi il pesce, diventi autosufficiente e infine mi rendi quello che ti ho prestato. Ci sono dei siti che permettono di fare prestiti a persone povere che vorrebbero aprire un’attività commerciale. In modo da aiutarle a fare quello che vorrebbero nella vita, o perlomeno ad essere economicamente indipendenti. Tu doni una cifra irrisoria, $25 – neanche 20 euro -, quando il beneficiario ha raggiunto la cifra di cui ha bisogno apre baracca, e se tutto va bene dopo un anno ti rende i tuoi soldi, che potrai donare a qualcun altro. Se se interessato trovi più informazioni su Kiva.org.

Insomma, di persone che hanno bisogno d’aiuto ce ne sono tantissime, di modi per aiutarle altrettanti. Non aspettiamo la prossima tragedia per muoverci.

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4 Commenti per “Solidali per finta o per davvero?”

  • #1 Syn scrive:

    Per finta, obviously!!!…..
    Regards

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  • #2 Alberto scrive:

    Beh, credo che in una certa misura sia umano essere più empatici con chi è percepito più vicino (fisicamente e/o culturalmente), e un po’ di “solidarietà” in più, se fatta di azioni più che di parole, non farà mai male, non importa verso chi sia diretta.
    Certo, in effetti sarebbe bello se non ci fosse bisogno di una tragedia della porta accanto per tirarla fuori…

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  • #3 Tommaso scrive:

    Concordo solo in parte perché sebbene di tragedie ben più gravi al terremoto ne succedano ogni giorno nel nostro pianeta, la solidarietà secondo me viene a galla quando succede qualcosa ad una persona a noi vicina, o a un popolo a noi vicino. Senza togliere meriti a tutti coloro che, sparsi nel mondo, aiutano i più sfortunati, io credo che una disgrazia viene percepita diversamente a seconda del luogo colpito. Magari non è giusto, chi lo sa ma mi sembra che sia così. Altra cosa: i media su questo argomento hanno un potere grandissimo, perché essi riescono a farti percepire due fatti simili in maniera diversa. Nessuno fa reportage settimanali o giornalieri sui bambini africani, o su un villaggio masai colpito dal colera, ma quando lo tsunami ha colpito l’Asia allora il tam tam mediatico ha fatto sì che si sviluppasse una gara di solidarietà. Ecco, anche i media secondo me influenzano il sentimento di solidarietà che sembra talvolta essere poco sincero (o come dici tu coerente). Però quel che è certo è che se facciamo qualcosa a mio avviso andrebbe fatta chiedendosi come ci piacerebbe che gli altri facessero se la medesima sfortuna capitasse a noi. Perché non dimentichiamo che adesso è capitato a loro, ma che un giorno ci potremmo ritrovare come loro, e a quel punto credo che un pò di solidarietà vera o finta ci farebbe comodo!

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  • #4 Massimo scrive:

    Ciao Tommaso, sono d’accordo sul fatto che l’impatto mediatico sia forte e che dando molto risalto al fatto ognuno si senta anche più coinvolto.

    Per il discorso di fare le cose chiedendosi come ci piacerebbe che gli altri le facessero a noi non sono d’accordo. La solidarietà dovrebbe essere un atto gratuito, non lo si fa per ottenere un qualcosa in cambio, come non lo si fa per vantarsene.

    In quanto all’utilità delle donazioni e degli aiuti, non mi sono mai sognato di metterla in dubbio, è palese che in un momento come questo più aiuti ci sono meglio è, indifferentemente dalla provenienza. :)

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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