#95

giu 11 2009

Yoda alle elezioni del Parlamento Galattico

Che meraviglia!
In questi giorni più del 60% degli italiani aventi diritto di voto ha espresso la sua preferenza alle elezioni per il Parlamento Galattico. Buffo pensare che quasi il 40% abbia reputato di poter passar con nonchalance sopra alle infinite morti che sono state necessarie per conquistare questo diritto. Così, distrattamente, come quando si cammina d’autunno sulle foglie secche.

Ma basta romanticheggiare. La democrazia ha funzionato, e il popolo italiano ha finalmente deciso chi mandare in propria rappresentanza al Parlamento Galattico. Grande vittoria per il PdL, al 35% dei voti, seguito con 10 punti di distacco dal PD, seguito a sua volta dalla Lega al 10%, Italia dei Valori all’8% e UDC al 6,5%. Poverelle le schiappe sotto la soglia di sbarramento.

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La paura è la via che conduce al Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio, l’odio conduce alla sofferenza.” Yoda Sensei

Poche cazzate. Lo scenario che ci si propone è tutt’altro che rassicurante, in quanto tragica vittoria della Paura nel cuore degli Italiani. Vittoria della Paura perché l’Italiano è evidentemente mosso nelle sue scelte all’ombra nera della semprelodata crisi, che lo intimorisce, dalla Paura dell’Invasore, del Delinquente, del Cambiamento. Del Diverso. Paure tanto giustificabili quanto animalesche.
Sapete, ci fu un Giudice, un uomo illuminato, per la nostra buia realtà, morto su una bomba, che soleva dire “Chi ha paura muore tutti i giorni; chi non ha paura muore una volta sola“. E forse nemmeno quella, aggiungo io. Eppure il nostro paese è il regno, l’impero assoluto della paura. Tutti invocano la sicurezza a braccia levate così come un tempo si invocava la Libertà.
E si vuole poter passeggiare per strada senza dover tener stretta la borsa, e si vuole poter negare che due persone dello stesso sesso si sposino, e si vuole poter sparare in mezzo agli occhi al furtivo furfante che ti si è intrufolato in casa per derubarti dei gioielli della nonna, e si vuole evitare di fare i conti con una realtà e dei problemi di scala più ampia di quella locale, e si vogliono affondare o rispedire al mittente i nuovi barbari che ci invadono con possenti bagnarole.
Perché fanno paura.

A prescindere dal resto, la percezione costante della minaccia, non è però, purtroppo, senza effetti. Si trasforma in violenza.

Battaglia di legnano

Perchè ignoti che qui non han padri
qui staran come in proprio retaggio?
Una terra, un costume, un linguaggio
Dio lor anco non diede a fruir?

La sua patria a ciascun fu divisa.
E’ tal dono che basta per lui.
Maledetto chi usurpa l’altrui,
chi il suo dono si lascia rapir.”
[...]
“Federigo? Egli è un uom come voi.
Come il vostro è di ferro il suo brando.
Questi scesi con esso predando,
come voi veston carne mortal.
- Ma son mille più mila – Che monta?
Forse madri qui tante non sono?
Forse il braccio onde ai figli fer dono,
quanto il braccio di questi non val?

Su! Nell’irto increscioso allemanno,
su, lombardi, puntate la spada:
fare vostra la vostra contrada
questa bella che il cel vi sortì.”
Il giuramento di Pontida, Giovanni Berchet

Così canteva il Berchet. Così si canta a tutt’oggi, in maniera più sciatta e volgare,  con gli esuli africani e gli immigrati romeni al posto dei soldati tedeschi del Barbarossa.
Come nell’addestrare un cane, che cresciuto nella paura del diverso diventa naturalmente aggressivo contro ciò di nuovo e di diverso con cui entra in contatto, così lentamente una parte preoccupante della nostra umana società si sta ac-canendo violentemente. E il diverso si presenta in maniera tanto più ampia e multiforme tanto più la globalizzazione aumenta, tanto più siamo messi davanti alla relatività della nostra micro-posizione.

Se si vive tutta una vita vedendo solo persone del proprio paese più o meno identiche a sé, se si passa un’intera esistenza legati alle stesse credenze, o con la palla al piede di un esaltante nazionalismo – o peggio, regionalismo, che sfonda in un imbarazzante provincialismo (mentale) -, se non si immagina e sposa l’infinito possibilismo dell’altrove, dell’altro, allora si finirà per diventare dei cani assolutisti incarogniti e in catene. Non degli uomini.

*   *   *

L’ira è un sentimento umano. Capita di provarla, e le puoi – anzi devi – concedere i suoi cinque minuti. Però, nel momento in cui ti lascia nel cuore l’impronta, il peso e il puzzo del rancore, fa infezione e diventa odio. E l’odio è contagioso, tanto che si arriva a non sapere più perché lo si prova, a tramandarlo ai figli e a passarlo agli amici, o a fondarlo su convinzioni – non idee. Così, guardiamoci intorno.

Odio dovunque, strutturale, a priori. Odio ignorante e di ignoranza. Dovunque un odio per il “male”, per lo “sbagliato”, un odio che agisce solo con violenza distruttiva e senza porsi domande.
Tutti a odiare i sintomi ignorando, anzi appoggiando la malattia e sfruttando come terapia la sola amputazione.
E’ come se ti facesse male il braccio sinistro e te lo amputassi – anche se ti faceva male per un’avvisaglia d’infarto cardiaco. La terapia – capirete – è tutt’altro che risolutiva.

*   *   *

Ma come è che si può fare intendere una simile banalità? Non è auto-evidente?
Non è palese che finché la propria cultura continuerà a concepire il furto e l’omicidio (intesi anche ed ovviamente come evasione fiscale e carneficina di stato AKA guerra), il furto e l’omicidio continueranno ad esistere? Non è palese la cazzata del condannare pestaggi e assassinii esaltando invece chi tenta il linciaggio? Non è palese che se ci sono dei problemi in una società organica è per una patologia culturale che si manifesta con sintomi vari, così come un’influenza si può manifestare con nausea, vomito, febbre, mal di testa, mal di pancia, inappetenza, diarrea, naso colante, sinusite, stanchezza e doloretti diffusi?

Quella che subiamo è un’AIDS culturale. O ci decidiamo a rinnovare il nostro sistema immunitario di idee e umanità o periremo.
A poco vale rifugiarsi nelle bolle di plastica del nazionalismo leghista o bombardarsi di antibiotici e purganti delle Libertà.
Finché vorremo essere dei singoli autoverticali, cadremo.
Quando diventeremo dei ponti “verso”, dei ponti capaci di mandare e ricevere, di collegare, allora sarà la paura del Diverso a cadere, e con lei l’ira, l’odio e la sofferenza. E anche la morte. Perché lo volete sapere un segreto? Se si vive con gli altri e per gli altri, non si muore mai davvero.

Mi credete un utopista? Pff. Pinzillacchere. Finché uno agisce su se stesso non esiste utopia, ma certezza matematica. Il nostro io è zona franca da utopie.
Non potete credere a un mondo migliore in cui a vincere sull’uomo sia l’amore e non la paura? Vi ricordo una scena de “Il Ritorno dello Jedi“. L’astronave di Luke Skywalker sprofonda nella palude. Lui non riesce a ritirarla fuori con la Forza, perché è convinto che sia troppo grande per poterlo fare. Il Maestro Yoda ci riesce senza problemi.yodabackpack

Luke: Non posso crederci…
Yoda: Ecco perché hai fallito.

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8 Commenti per “Yoda alle elezioni del Parlamento Galattico”

  • #1 David scrive:

    Giorgio io ti adoro! E, tra parentesi, buon compleanno!

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  • #2 Tommaso scrive:

    Bè, vedi, permettimi di dissentire. Credo che parliamo di un argomento soggetto ad un elevato tasso di soggettività: non esisterà mai una conclusione vera e certa al tuo discorso, ma ognuno credo possa esprimere la propria opinione sapendo di poter avere tanta ragione quanto le altre persone.

    Ciò premesso, io la vedo in maniera diversa:a mio avviso l’essere umano ha di per sé paura dello straniero e di coloro con i quali non è in confidenza. Significa che sicuramente qualche partito politico cavalca la paura che serpeggia nella popolazione a scopi elettorali e propagandistici, ma ciò che ci dobbiamo domandare è perché mai all’interno della società serpeggi questo sentimento di paura. Io sono solito attribuire le responsabilità non tanto alla politica quanto alla società (d’altronde la politica è una rappresentazione, e una descrizione della società italiana). Ciò significa che tendo ad escludere che siano i partiti politici che serpeggiano la paura verso lo straniero o l’odio nei confronti del diverso. Tali partiti a mio modesto avviso sfruttano solo ciò che nella società è già presente.

    Ma se un senso di insicurezza è presente all’interno della società italiana faremo forse bene a domandarci perché. E la mia risposta è che alla fin fine quando tra due soggetti vi è diffidenza l’uno dell’altro, chi si proietta in una nuova società dovrebbe fare il primo passo verso una civile convivenza. Molti italiani non hanno paura delle proprie badanti ucraine piuttosto che dei muratori dell’Est. Il sentimento di paura quando esiste è motivato nel 90% dei casi da eventi realmente accaduti e che, riflettendo, l’essere umano teme possano un giorno capitare a sé stesso. Forsa con la paura si vuole affermare il rischio che la propria incolumità sia a rischio.
    Concludendo, ritengo che il sentimento di paura sia insito nell’uomo e nelle società civili. Non credo sia dettato dalla politica perché a mio avviso la politica non crea, ma sfrutta timori della società e forse dovremmo domandarci maggiormente come mai è nato in noi questo sentimento, piuttosto che discutere della sua certa esistenza!

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  • #3 Giorgio scrive:

    Ambrose Redmoon scrisse una splendida frase: “Courage is not the absence of fear, but rather the judgment that something else is more important than fear”. Il coraggio non è l’assenza di paura, ma piuttosto il giudizio che ci sia qualcos’ altro di più importante della paura stessa.
    Se si vuole vivere come cinghiali impauriti risolvendo un problema delicato a colpi di sciabola, allora ti do ragione appieno. Se si vuole vivere come uomini, bisogna accettare la paura e vincerla con la consapevolezza che c’è qualcosa di più importante – come l’umanità, l’amore, “la pietà che non cede al rancore”. Questo è potere su se stessi, superamento della naturale bestialità degli animali.
    E ti ripeto, questo tipo di paura nasce dall’ignoranza e dalla provincialità, che generano anche il problema a monte, la causa particolare diretta della paura.
    Finché vedrò filmati come questo, saprò che ho ragione.

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  • #4 Laura scrive:

    “ritengo che il sentimento di paura sia insito nell’uomo e nelle società civili” Vero fino a un certo punto: chi di noi si sente minacciato da un inglese o da un francese che passeggia allegramente per le strade? Diciamolo pure: la nostra paura è selettiva.
    Secondo quali criteri? Variazione sul tema “come mai è nato in noi questo sentimento”?
    Cito l’emergenza stupri: il 60% sono perpetrati da italiani, il 7.8% da romeni e il 6.3% da marocchini*. Non penso sia abbastanza per giustificare le cacce all’uomo e i pestaggi, compiuti da noi – buoni e caritatevoli italiani.
    Come la storia ha dimostrato (e ben prima della pubblicità) esistono modi ben precisi per indirizzare il pensiero collettivo e uno di questi, che lo si voglia ammettere o no, è l’informazione. Il guaio è questo: la natura umana, maledettamente limitata, non ci consente di essere ovunque in qualunque momento così il quotidiano o il TG diventa un modo per esperire indirettamente “l’altro e l’altrove”; in base all’esperienza – diretta o indiretta – ci facciamo le nostre idee.
    “la politica non crea, ma sfrutta timori della società” …
    1) non è una giustificazione, uno delgi ultimi ad andare al potere così si chiamava Adolfo. Non è finita bene.
    2) contribuisce a crearli (informazione) e li fomenta con comizi e propagande assortite.
    3) Ammettere questo vuol dire che noi, popolo di volpi, ci siamo fatti letteralmente prendere per mano da chi sfrutta le nostre paure recondite per potere: WOW, hip-hip hurra per i capitani coraggiosi!

    Visto che il commento è corto, aggiungo un po’ d’acqua al brodo con queste due strofe di Giuseppe Giusti:

    “E quando tacque, mi lasciò pensoso
    di pensieri più forti e più soavi.
    «Costor», dicea tra me, «Re pauroso
    degl’italici moti e degli slavi,
    strappa a’ lor tetti, e qua senza riposo
    schiavi gli spinge per tenerci schiavi;
    gli spinge di Croazia e di Boemme,
    come mandre a svernar nelle maremme.

    A dura vita, a dura disciplina,
    muti, derisi, solitari stanno,
    strumenti ciechi d’occhiuta rapina,
    che lor non tocca e che forse non sanno:
    e quest’odio, che mai non avvicina
    il popolo lombardo all’alemanno,
    giova a chi regna dividendo, e teme
    popoli avversi affratellati insieme.”

    *Fonte: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/violenza-sessuale-3/stupri-viminale/stupri-viminale.html

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  • #5 Giorgio scrive:

    Cavolo, non credevo che qualcun altro aldilà della mia famiglia conoscesse queste rime del Giusti… :D

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  • #6 Tommaso scrive:

    Concordo solo in parte con te Laura.
    Primo perché una persona si sente mediamente minacciata se chi ha davanti ha dato, nel tempo, prova di non essere “affidabile”. Con ciò voglio semplicemente dire che il sentimento di paura a mio avviso nasce come reazione ad eventi sconsiderati. Siamo selettivi perché ci sono popolazioni più “affidabili” e popolazioni meno affidabili.
    Seconso: l’emergenza stupri di cui pure io avevo letto la notizia essendo un assiduo lettore di quotidiani, andrebbe contestualizzata, perché non sempre le mere cifre danno dei messaggi chiari. Il fatto che “solo” il 7,8 delle violenze sia rumeno, va contrapposto al fatto che in Italia vi è un milione di rumeni (non per discriminazione, ma prendo i rumeni come esempio). Le cifre se rapportiamo le percentuali alla popolazione, lanciano messaggi ben diversi!!!
    Terzo: anche secondo me l’informazione ha un grosso problema!Irrisolvibile?Chi lo sa…Sia che sia informazione fatta da privati o che sia informazione pubblica, il solo fatto del sottostare a delle logiche/regole di mercato, fa perdere all’informazione il suo ruolo principale.Piuttosto che informare adeguatamente la popolazione, si preferisce raccontare ciò che fa guadagnare più share.
    Concordo anche con l’aspetto politico: la politica per proprie logiche propagandistiche è interessata a formentare certi timore. A destra, a sinistra, come agli estremi.Dico questo perché sono all’interno di certi contesti politici, e noto anch’io che tutti, indiscriminatamente, sfruttano in tale maniera la politica e i timori della società. Tuttavia la nostre indole di “farci sfruttare” dai politici mi sembra confermata in qualsiasi paese, civile e no. E’ normale provare timore o paura, e dappertutto credo che la politica si approfitti di ciò.Estenderei il concetto all’essere umano in sé, non alla mera popolazione italiana!!!
    Un saluto

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  • #7 Laura scrive:

    Quindi la grande libertà della democrazia consiste nel poter scegliere di quale paura essere schiavi?

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  • #8 Tommaso scrive:

    uhmmmm…Non ci vedo molti legami con la democrazia…Io per democrazia intendo ben altro. L’uomo, quale essere incompleto (altamente incompleto) deve solo accettare la propria condizione e i propri punti deboli. L’esistenza della paura costituisce uno dei nostri punti deboli, che è presente in noi sin dalla nascita. Quindi non ci vedo qualche stranezza, dobbiamo solo cercare per quanto ci è consentito di non lasciare che la paura si trasformi in odio.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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