#106

lug 21 2009

Al funerale di Carlotta

Gli sciacalli d’Occidente si riconoscono dai teleobbiettivi. Spolpano le salme a forza di scatti. Succhiano il dolore come se ripulissero un tavolo operatorio con una cannuccia.

L’altro giorno è morta Carlotta Fondelli, una diciottenne fiorentina. Mi limiterò a descrivere asetticamente l’evento, perché voglio tornarci con maggior dovizia di particolari per fare delle riflessioni circa il ruolo dei tutori dell’ordine in questa società.
La sera del 15 luglio lei era su uno scooter con il suo ragazzo. Hanno passato un incrocio col verde. Un’auto-civetta dei vigili, senza accendere sirena e lampeggianti in tempo utile, ha bucato il rosso a grandissima velocità. Stavano portando a identificare una puttana. Lo scooter è stato preso in pieno: lui si è rotto una gamba, lei è morta.

Io non la conoscevo. Non conoscevo le sue compagnie di amici. Un mio amico però è stato suo compagno di scuola alle elementari, e sabato mattina l’ho accompagnato al funerale. Mi ha fatto piacere stargli vicino: vanto un ottimo rapporto con la morte.
La cerimonia funebre è stata davvero commovente, in certi punti, anche se io sono fortemente contrario ai funerali tradizionali.
Sì, non sopporto di vedere persone che piangono senza sapere perché. O disperate perché qualcosa è finito – non commosse perché qualcosa c’è stato. Come un bambino che venga portato via da Disneyland a metà giornata. Oh, piccola nota interpretativa: non prendetemi per cinico. Ovviamente c’erano tante, tante persone il cui sincero dolore sgorgava dagli occhi. Però però però…800px-Chiesa_dei_sette_santi_3

Il fatto è che quando si va a un funerale bisogna essere tristi. Niente sorrisi. Niente saluti alle persone che incontri e non vedevi da tanto tempo. Se non sei abbastanza triste da avere gli occhi lucidi, ti devi sentire in colpa. Se piangi, le persone che sono lì per rappresentanza o buona creanza o apparizione mondana impegnata, ti ammireranno. Tutti costoro, infatti, indossano occhiali da sole per nascondere gli occhi sconvenientemente asciutti.

Il prete, dall’altare, blatera sgomento, dopo aver invano passato la notte a scartabellare i suoi vecchi appunti di Teodicea» per trovare una giustificazione accettabile per la morte insensata di una diciottenne alla luce della bontà divina. “Viene da dire: se Tu fossi stato con lei, non sarebbe morta. Ma…” giro di parole, questione elusa. Un’altra vittoria per la casta sacerdotale. Ha la tonaca bianca e i paramenti viola e promette vita eterna in paradiso. Mi chiedo che posso promettere io quando indosso il mio cappotto nero rifinito alla Wilde e la camicia rossa col jabot.
Il prete chiede disperatamente di credere, di credere, affidando al trascendente dogmatico qualcosa che potrebbe tranquillamente restare aldiqua del cielo. Parla di peccati e peccatori: be’, perdonalo, Padre, perché non sa quello che dice. Le persone, contrite, si percuotono il petto dicendo a denti stretti “mia colpa, mia colpa…”. Curioso che fuori dalla chiesa la colpa sia sempre altrui per tutto. Il prete legge brani della bibbia. Sceglie i classici, Apocalisse e Lazzaro. Con quelli si va sul sicuro – come a ordinare un Martini bianco con ghiaccio.
Ave Maria di Schubert. La folla riceve l’ostia e torna al suo posto, e ciascuno tiene una mano sugli occhi, fingendo di tentare di cogliere un mistero – senza capire che il mistero del pane è il suo esser corpo della terra, sostentamento primo dell’Uomo, frutto di un bel mondo in cui ogni vita condivide lo stesso respiro e nulla ha bisogno di transustanziare. C’è così tanta gente che stavolta eccezionalmente riceve l’ostia da farmi temere. Ci saranno ostie per tutti?
Una volta che il vecchio sacerdote trova il buon gusto per far parlare altri, inizia la parte commovente.

Parla la zia del fidanzato di Carlotta. Fa un discorso molto bello, sottolineando i suoi aspetti maturi – l’aveva conosciuta solo una settimana prima al mare. Alla fine si lascia prendere dal sentimento e invoca ingenuamente un Futuro di Giustizia in cui non muoiano diciottenni. Viene bruciato l’incenso. Fumo e profumo, luci e voci tremolanti. Adoro l’incenso. Anche se la sua costante presenza ai funerali mi spenge un po’ lo slancio entusiastico nei suoi confronti.
Parlano gli amici, i compagni di classe. Tutto molto sentito, anche se dall’esterno gli interventi mi sono parsi piuttosto superficiali. Capisco che magari, dopo una simile perdita, non si articolino bene le parole, ma ciò che si prova per una persona – quello che la persona è stata – dopo che muore diventa cristallino. E si è parlato di sguardo, di occhi. Non di qualcosa che abbia fatto, non dei suoi sogni, non di quello che in particolare ha trasmesso ai suoi cari, non di come ha migliorato le persone a lei vicine. Ma si sa che comunque il tono commosso commuove.
Parla la sorella gemella. Riesce a stento a pronunciare qualche parola. Dice “Non te l’ho mai detto, te lo dico ora: ti voglio bene”. La bara ha molto apprezzato. In effetti in quel momento mi si è formata in cuore un’antistima per la sorella davvero vertiginosa. Deve morire, tua sorella, per sentirsi dire da te che le vuoi bene? Se il tuo processo di apprendimento funziona così non ti aspetta un bel vivere. Mi raccomando: evitate che capiti anche a voi di dover dire qualcosa del genere.

Infine, la bara viene portata via. Come Mosè davanti al Mar Rosso, separa la folla in due ali. La seguono i parenti e gli amici più stretti, in una sfilata di dolore cui le altre persone partecipano attivamente modulando un volto ancor più sconvolto. Come chi, per non sfigurare al confronto, va vestito elegantissimo alle sfilate di moda.
Poi, l’applauso. L’applauso funebre, il simbolo più sincero della stupidità con cui vengono vissuti i funerali. Un applauso barbaro, oltraggioso, immotivato: la morta non è la protagonista di uno spettacolo teatrale che torna alla ribalta per godersi l’acclamante scroscio. Comunque inizio a credere che l’applauso sia un jolly da usare quando non si sa che fare per riemipre un silenzio. Un silenzio che mai come a un funerale è percepito come pesante, perché si resta a tu per tu con pensieri di morte. A quel punto sarebbe meglio cantare…

Insomma, sì, sono uno stronzo irriverente. Ma questo tipo di funerale (quello classico) è quanto di più idiota sia stato partorito da mente umana. Il funerale serve a chi resta, non a chi se ne va: e allora perché deve essere una cerimonia desolante? Perché deve portarmi via ogni energia?
In Irlanda, dopo la breve funzione funebre, tutti i partecipanti si ritrovano al pub a bere in memoria del morto e raccontando su di lui aneddoti divertenti e sputtananti a livelli incontrovertibili. Da noi?
I funerali hanno il pregio di radunare molte persone che si vedono di rado. Perché non sfruttare l’occasione per salutarsi con piacere sincero, con un sorriso? Dirò di più: NON farlo è un oltraggio al morto, alla rete di affetti, amicizie e relazioni che giorno per giorno ha intessuto, rete che è manifestazione tangibile della sua vita.

Io voglio energia, sorrisi, al mio funerale e a quello dei miei cari. Voglio che le persone se ne vadano contente di aver conosciuto chi è morto. Voglio che siano consapevoli di quello che da lui hanno preso. Voglio che festeggino, che ridano raccontando ricordi e che riallaccino rapporti affievoliti. Voglio che vengano suonate le canzoni che abbiamo ascoltato e cantato tutti insieme. Voglio che le persone tristi siano coinvolte da quelle che riescono a trasmettere l’entusiasmo del momento. Non voglio vedere bare costose o ampie corone di fiori. Voglio vedere bottiglie di vino squisito da bere alla propria salute, e voglio vedere i fiori ornare i capelli delle donne e le giacche degli uomini – perché tutti meritano di portare un fiore addosso. Anche se morissi presto e in maniera insensata, o se toccasse a qualcuno che amo, vorrei belle parole, sensibili, intelligenti, degne di chi muore ma non rivolte a lui. Voglio che la gente al funerale si senta fortunata. E voglio che la gente balli, perché quando la gente balla la morte non fa più paura.

Nulla di questo ho visto al funerale di Carlotta, morta in maniera insensata e coerentemente onorata con un funerale altrettanto senza senso.

Fra l’altro… Durante la cerimonia prendevo appunti. Qualcuno ha avuto da ridire, voleva linciarmi.
A quanto pare scrivere è mancare di rispetto. Be’, io l’ho detto che sono uno stronzo irriverente. Ma vi consiglio comunque di ascoltarmi.

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Disciplina teologica che analizza il rapporto fra la bontà di Dio e la presenza del male nel mondo. Dal greco, “Giustizia di Dio”.



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20 Commenti per “Al funerale di Carlotta”

  • #1 Tadd Euro scrive:

    Anche in america se non erro si fa una festa dopo le esequie. Purtroppo quella di cui parli fa parte della nostra omologazione culturale. A tante di quelle persone non gliene sarà fregato niente di quella povera ragazza. Tuttavia erano lì ad ingrossare quella messinscena del nulla che è la cerimonia funebre.
    Certo scrivere è irriverente ma se avessi avuto un teleobbiettivo qualche sorriso e qualche inchino lo avresti ricevuto.

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  • #2 Alberto scrive:

    Premettendo che ti do ragione su quasi tutto, vorrei dare il mio contributo con un po’ di sana satira sul funerale all’Italiana… Ecco a voi alcuni comici che si sono cimentati nell’irriverente impresa.

    http://www.youtube.com/watch?v=gAUMmd3OsKg
    http://www.youtube.com/watch?v=dkDTKr2ewhw

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  • #3 Massimo scrive:

    Concordo su tutto.
    Ieri sera ho visto “il sesto senso” e sul finale sono rimasto un attimo sconcertato, dal fatto che dopo il funerale della bambina ci sia il rinfresco a casa. Però non ha niente a che vedere con una festa, è un rinfresco triste, dove le persone si parlano sottovoce e son tutte vestite di nero, sia nell’abbigliamento che in faccia. Questo è ancora più triste delle esequie che vengono fatte in Italia. Questo genere di funerali non mi piacciono, non mi piacciono per niente, spesso ho preferito evitare queste pagliacciate, sono pochi i funerali ai quali ho partecipato. E sinceramente, neanch’io vorrei che il mio fosse così. Che festa sia!

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  • #4 Tommaso scrive:

    Anch’io talvolta sulle questioni che riguardano la morte tendo ad essere abbastanza cinico, ma non credevo di trovare qualcuno ancora più cinico di me!O come tu dici uno “stronzo irriverente”. Anch’io al mio funerale non voglio eccessive lacrime, ma mi piacerebbe essere ricordato per ciò che ho trasmesso e ciò che posso aver insegnato alle persone a me vicine. Ma ciò non significa nemmeno che mi piacerebbe avere un party in mio onore!Alle feste, se non vi dispiace, vorrei partecipare pure io!Io chiederei una cerimonia a metà tra queste due cose: non voglio gente falsa che piange senza motivo o perché così si fa in questi contesti, ma non voglio nemmeno persone che ridono o sorridono. Di fronte alla morte c’è ben poco da ridere, a mio avviso!Non c’è da piangere o mettersi a lutto per un anno perché comunque così come la vita inizia alla stessa maniera essa finisce, però mai concepirei il funerale come una festa!Nel caso di parenti, peggio ancora non potrei mai e poi mai raccontare barzellette e divertirmi alla faccia loro. Un morto lascia sempre un vuoto, e prima che uno si adatta al vuoto lasciato di tempo ne deve passare!Le lacrime, se sentite, in un funerale ci stanno a meraviglia a mio avviso, perché è il segnale che allora il defunto qualcosa nei cuori delle persone ha lasciato!E talvolta piangere vale molto di più di una lunga lettera d’addio!Se potessi scegliere, chiedo che si celebri un funerale dignitoso, non strappalacrime, e che poi si vada a ricordare la mia memoria con tutti gli aneddoti positivi e negativi della mia vita!Solo questo vorrei chiedere!

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  • #5 Giorgio scrive:

    La morte lascia un vuoto in una visione egoistica della vita. Il fatto è che non è la morte a lasciare il vuoto è la vita a creare il pieno. E questo è ciò che va festeggiato. Io personalmente voglio la vera festa. E’ giusto creare un’occasione gioiosa affinché le persone fra loro connesse dal morto possano ritrovarsi. E poi sarebbe un gesto di una maturità così potente… uno schiaffo alla Morte col guanto bianco. Beffardo.

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  • #6 Clara scrive:

    Neanche io conoscevo Carlotta e non ero presente al suo funerale.
    Prima dell’incidente avevo visto delle foto delle due sorelle e ne avevo sentito parlare perchè avevamo conoscenze in comune.
    Non erano niente più che delle ragazze che conosci di nome,come succede spesso,specialmente in una piccola città come Firenze però posso dire che la morte di Carlotta mi ha scosso,ho continuato a pensarci per giorni..forse perchè vedi su facebook una foto con una ragazza sorridente e qualche giorno dopo quella stessa foto è su tutti i giornali…forse perchè viene da pensare “è una ragazza come me”, “potevo essere io” ma sopratutto “poteva essere mia sorella,mia figlia,la mia migliore amica”: senti la morte un pò più vicina,un pò più reale..
    Sicuramente e contrariamente a te io “non vanto un ottimo rapporto con la morte”..forse mi spaventa..forse semplicemente non la percepisco..forse e per fortuna non ne ho mai avuto a che fare. Non ho partecipato a molti funerali..a quei pochi non ho pianto..forse perchè non conoscevo così bene quelle persone..forse perchè il dolore ha tanti modi di manifestarsi.
    Non credo sia obbligatorio piangere e neanche io sopporto lacrime ipocrite e disperazioni forzate. Però credo che di fronte ad un dolore forte sia umana e naturale la commozione anche di estranei.
    Concordo con te quando dici che il funerale serve ai vivi e non ai morti. Forse anche il dolore che proviamo davanti alla morte è puro egoismo:piangiamo per noi e non per il defunto. Potremo parlare all’infinito di questo argomento citando illustri poeti e scrittori di tutti i tempi..ma il punto è che capisco perfettamente le lacrime rivolte a “qualcosa che è finito” perchè “quello che è stato” è stato troppo breve quando a morire è una ragazza appena maggiorenne.
    Non riesco neanche ad immaginare il dolore della sorella Flavia che sicuramente vedeva in lei una parte di se,anche se non lo ha mai detto. Non credo sia giusto giudicare il dolore di un altra persona e neanche le sue azioni passate in un simile contesto: a volte diamo molte cose per scontate,spesso le più vere,le più importanti. Ci illudiamo che le persone le sappiano già e ci sembra inutile sottolinearle..perchè dovrei dire a mia mamma “ti voglio bene”? E’ mia mamma, è logico che le voglio bene. Forse l’insegnamento della morte è proprio quello di sconvolgere la nostra logica.Sicuramente non potremo mai capire guardando con gli occhi e con la mente..è questo il grande mistero che il sacerdote non poteva spiegare o giustificare.
    Non ho un deciso parere riguardo all’applauso. E’ vero stride. L’applauso richiama allo spettacolo, al rumore, è segno di approvazione..
    Però possiamo leggerlo come un saluto,un segno di affetto e quasi di gioia..quasi di speranza..forse anche come un “grazie” collettivo al defunto.
    Tutto questo delirio di pensieri si conclude con la mia ultima riflessione: ancher io,se dovessi morire domani vorrei che i miei cari fossero più contanti di avermi avuto che disperati per avermi perso..vorrei che s sentissero arricchiti e che il mio ricordo gli desse la forza per vivere al meglio. Anche io vorrei che si ritrovassero,che facessero festa..perchè io sono morta,ma la vita non muore.
    Però ti dico anche che se a morire dovesse essere una persona che amo sicueramente prevarrebbe l’”egoismo” , sicuramente non ce la farei..mi chiuderei nel dolore anche se forse non è quello che il defunto vorrebbe.

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  • #7 Tadd Euro scrive:

    Quando ho letto il tuo articolo la prima volta mi è venuto in mente un episodio che mi riguarda.
    Poco tempo fà mio nonno andò via, io lasciai tutto e scesi in sicilia per essere presente al suo funerale. Arrivai a sera e non riposai, andai direttamente a casa per trovarlo.
    Le solite cose, cordoglio, condoglianze, lacrim vere false e di circostanza. Poi si fece circa mezznotte ed andarono via tutti.
    Rimanemmo solo i nipoti, dai 16 ai 40 anni, cominciammo a scherzare e ha raccontare gli anedditi che riguardavano il nonno e noi nipoti e cominciammo a ridere.
    Cazzo! Letteralmente piangevamo dalle risate ed andammo avnti così fino all’alba tra risate, sigarette, acqua, vino e ricordi.
    Poi il giorno dopo si avicino mia zia e mi chiese
    “Matteo, stanotte avete fatto morire il nonno dalle risate tutti i nipoti?”
    Io non risposi, avevo paura di qualche cazziatone e mi limitai a sorridere.
    Lei mi guardò e continuò “Avete fatto bene, il nonno sarà contento.”
    Ma tutto ciò è stato solo un caso, una circostanza e niente più. Sarebbe bastato solo una persona diversa dal contesto per ripiombare nell’omologazione.
    Resta una notte che dimenticherò difficilmente ma che ricorderò sempre con un sorriso sulle labbra.
    Che ridere!

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  • #8 valentina scrive:

    io spero sinceramente che tu stia scherzando… noi hai avuto neanche un minimo DI rispetto per sua sorella…ma ti stai rendendo conto di quello che ha passato?? e te cosa gli vai a scrivere?? che LA BARA HA APPREZZATO??? ma hai 1 minimo di cuore?? mamma mia… che schifo… ti giuro sei riuscito a togliermi il fiato… io la conoscevo carlotta, la conoscevo bene… e al funerale ho pianto x tutta la cerimonia…semplicemente perchè sapevo che dentro a quella bara c’era 1 mia amica con cui ho riso e scherzato… e che adesso non c’è piu..ho pensato che non potrò piu parlargli dei miei ragazzi non potrò piu sfogarmi con lei, non potrò piu vederla sorridere.. e se flavia( la sorella gemella) gli ha detto che le vuole bene è perchè loro erano un’unica cosa…E TE NON T PUOI PERMETTERE DI DIRGLI IN QUEL MODO!!! NON T PUOI PERMETTERE PERCHè QUELLO è CIò CHE LEI PENSAVA!!!!!!!!!!!!!!!!!! e sono sicura che carlotta era li con noi al funerale, stava ascoltando quello che noi dicevamo…e quando flavia ha parlato lei ha sicuramente sorriso… ha sorriso per le parole di sua sorella, la sua metà… NON T PERMETTERE MAI PIU DI DIRE UNA COSA DEL GENERE!! e meno male che te lo sei scritto da solo che sei uno stronzo.. ma non basta, sei veramente un MOSTRO!!!

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  • #9 matteo scrive:

    sono assolutamente d’accordo con te….ma come si fa ad essere felici in un momento del genere???già è difficile avere la forza di reagire,di andare avanti,come si fa poi a ridere in faccia alla morte??io nn ci riesco…e la morte di carlotta mi resterà sempre nel mio cuore.certo,anche se nn la conoscevo bene e l’ho vista solo due o tre volte,mi ricordero di quanto era bella e del suo sorriso…ed ora guardo la sua sorella..e mi viene una fitta allo stomaco..senza la sua sorella..dove sono le gemelle??dove sono??l’istinto umano nn riesce a essere felice in certe situazioni…pero bisogna andare avanti,cercare di nn pensarci…anche se sarà quasi impossibile…
    colgo l’occasione x invitare tutti alla fiaccolata in onore di carlottail 14 settembre alle ore 20..ci ritroviamo in via dei sette santi,alla chiesa,per poi camminare fino a viale amendola, dove la vita di carlotta si è infranta…

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  • #10 vale scrive:

    io spero che tu ti renda conto di ciò che stai dicendo…cosa cazzo ne sai te della Carlotta e di sua sorella???? ti sembra una cs normale credere davvero che sua sorella nn le volesse bene???? io stessa ho una sorella e nn le dico mai apertamente “ti voglio bene” ma lei lo sa che gliene voglio e così è stato sicuramente anche per lei…te mi fai veramente schifo spero di partecipare al tuo funerale presto per sputarti nella bara…ti piacerebbe qst?è? sei un individuo orribile mi fai veramente schifo tu e tu qll cm te…spero che tu nn voglia mai bene a nessuno perchè qst poveretto verrebbe preso per il culo…complimenti davvero…se vuoi scrivere un articolo la prossima volta cerca di informarti meglio su le persone di cui parli perchè io sarei molto curiosa di sapere cs cazzo ne sai te di Carlotta Fondelli? nn vedo l’ora di avere una tua risposta per vedere se sei così idiota veramente o se in quel momento eri sotto qualche stupefacente perchè un idiozia simile nn l’ho mai sentita dire…SEI VERAMENTE UN ESSERE IGNOBILE…vorrei vedere te se perdendo una persona nn vorresti dirle per l’ultima volta che le vuoi bn…complimenti ancora per aver dimostrato che la stupidità in Italia è ben radicata. MOSTRO!!!!!

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  • #11 valentina scrive:

    te mi fai solamente schifo…!! meno male che te lo dici da solo che sei uno stronzo…ma oltre a stronzo 6 1 MOSTRO!!!! xke non t puoi assolutamente permettere di parlare di sua sorella in quel modo e dicendo che “la bara ha apprezzato” NON T PERMETTRE MAI PIU DI DIRE UNA COSA SIMILE…xke te non sai chi era Carlotta…non la conoscevi…e fidati quando ha sentito parlare sua sorella lei ha sorriso…
    e… 1 altra cosa…CHE CAZZO SEI VENUTO A FARE AL FUNERALE SE NON LA CONOSCEVI NEMMENO????perchè quella gente non t ha linciato??? forse avrebbe fatto moooolto meglio…!!! guarda sto stronzo cosa è venuto a scrivere su una persona meravigliosa come la flavia…!!!!”mi si è formata in cuore un’antistima per la sorella???” ma se non la conosci neanche!!!!!! ma vedi di stare un po zitto… e di farti un po i cavoli tuoi!!!!! aspetto una tua risposta….

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  • #12 Giorgio scrive:

    Oh-ho! Uno non si può assentare senza venir coperto di lusinghe. Ma se siamo in un Paese civile, credo di aver diritto ad un contraddittorio.
    Non pensiate che io sia una persona stupida. Credo anzi che dal modo in cui scrivo e da ciò che scrivo traspaia il contrario in maniera piuttosto cristallina. Mi si può invece ben dare, per questo intervento, di insensibile – e questo lo avevo messo in conto, infatti ho sempre puntualizzato che i miei giudizi e le mie osservazioni erano da “esterno” ai fatti. Ovviamente questo implica di logica un giudizio lucido e freddo su alcuni particolari dell’evento che mi hanno colpito.
    Sì, io ho un buon rapporto, con la morte. Il discorso sarebbe lungo da sostenere qui, ma vi basti sapere che non la temo, e che reputo la sua esistenza un motore, non un limite. Quando avevo 14 anni ho visto morire davanti ai miei occhi il mio migliore amico, in un letto d’ospedale – ed eravamo soli. Una simile esperienza, dopo l’atroce orrore iniziale, ti forgia per la vita. Quindi non sento di parlare a vanvera, in queste cose.
    Mi dispiace che dei giudizi maturi, ancorché freddi, siano reputati stupidi. Mi dispiace che mi si dia di stupido ignobile perché parlo senza conoscere le persone di cui (espressamente da esterno) parlo cautamente, e mi dispiace che questo lo facciano persone che non mi conoscono, e che quindi rivolgono anche verso se stesse i propri infamanti epiteti. Mi dispiace che mi si auguri la morte, il linciaggio, e che si voglia oltraggiare la mia salma, perché di certo sono augurii e voglie assolutamente non proprie di persone mature o lucide – che palesemente non hanno imparato a vivere l’evento della morte altrui. Perché se auguri la morte a qualcuno – perdonate il francesismo – della morte non hai capito un benemerito cazzo.
    Inoltre, la volgarità grezza con cui parlate, infarcendo i vostri discorsi di parole oscene in un contesto invece piuttosto solenne come quello di un post su un funerale, non fa che controfirmare la realtà del fatto che siete o squallidamente immaturi o davvero poco lucidi.
    Circa il “Ti voglio bene”, la questione si fa più dettagliata. Mi è spesso capitato, nelle mie opere e negli stessi post di questo blog, di sottolineare la sciocchezza del non esprimere i propri sentimenti – cosicché, mie parole testuali dal finale del nostro ultimo spettacolo, “non ci si debba ridurre su un letto d’ospedale o davanti ad una bara, a dire quello che si prova”. Volevo rimarcare la necessità di dire “ti voglio bene” anche a quelle persone a cui pare scontato dirlo, se si vuole una vita davvero appagante. E l’”antistima per la sorella” era esattamente ed evidentemente relativa e circoscritta a questo punto.
    Per concludere, io nel post ho fatto delle osservazioni mettendo subito in chiaro il mio punto di vista e giustificandolo. Se ci sono degli appunti da fare su questo punto di vista, li ascolto volentieri. Tutto il resto, ossia il corpo del post, discende logicamente da quel punto di vista che ho adottato, e quindi è inattaccabile se non si attacca il mio contingente punto di vista – piuttosto sciocco da attaccare, comunque, visto che è del tutto arbitrario. Fatto sta che ad un post opinabile ma civile, distaccato e ben scritto avete risposto in maniera estremamente offensiva, volgare e priva di aluna pertinenza.
    Questa è la mia risposta. E volenti o nolenti, io zitto non ci sto, e quelli che definite “cavoli miei” non me li faccio, perché siamo in un Paese libero e finché dico civilmente cose che hanno un loro importante senso palese e che trovano la loro radice nel sogno di un mondo migliore, posso dire precisamente tutto quello che cavolo mi pare.
    Buona giornata!

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  • #13 Giorgio scrive:

    Ah, un’ultima cosa. Il mio darmi di stronzo irriverente era ovviamente ironico, ai fini di ammettere il particolare giudizio d’insensibilità nei miei confronti. In realtà sono una persona splendida, e vi amo tutti. :D

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  • #14 Laura scrive:

    Siete mai saliti in un autobus zeppo di persone?
    Mettiamo che la risposta sia sì.
    Avete mai sentito i discorsi di chi viaggiava con voi?
    Discorsi tipo: “Matte sabato sera è uscito con Giusy e la sera dopo se l’è portata a letto (!) mentre aveva promesso che sarebbe venuto alle prove… ma crede di essere insostituibile? se la prossima volta non viene bla, bla, bla.”
    Vi è mai capitato di trovare questi discorsi infinitamente banali?
    A giudicare dall’esterno, mi chiedo come si possa perder tempo blaterando di certe cose, anziché cercare nuove interpretazioni circa l’arte dadaista.
    Certo, se venissi a sapere che quel “Matte” è il mio ragazzo e che domenica sera s’è portato a letto Giusy (!) la mia prospettiva cambierebbe, e a scapito dell’arte dadaista.

    Aver vissuto appieno una storia d’amore non mi dà il diritto di giudicare tutte le altre, ma c’è chi ci scrive sopra libri senza che nessuno se ne senta offeso.

    Le prospettive sono tante.
    Per tutte ci vuole rispetto.
    Dove finisce il rispetto?
    Dov’è lo spazio per il diverso?
    Dove inizia il conformismo?

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  • #15 valentina(commento n°8) scrive:

    ciao, è vero… in quel momento ho scritto delle cose abbastanza pesanti… però conoscendo bene le gemelline mi sono sentita in dovere di risponderti(anke se non l’ho fatto per niente bene…) su alcune cse che ha detto comunque non sono per niente d’accordo…a me non interessa ciò che tu pensi dei funerali sia in italia ch nel mondo..però qundo ho letto quel che avevi scritto per le parole della sorella ci sono rimasta molto male..perchè te avrai i tuoi ideali però è BRUTTO leggere delle cose che a mio pare sono bbatanza OFFENSIVE e CATTIVE…

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  • #16 Giorgio scrive:

    Quando non si è d’accordo con qualcuno si studia bene la sua posizione, si confuta e si propone la propria.
    Se non ti interessa quello che penso, ossia il discorso in generale in cui sono inserite le mie osservazioni, e preferisci invece attaccare le osservazioni stesse, commetti un fallo logico: le mie osservazioni trovano la loro unica ragion d’essere nel loro contesto, e ovviamente, se estrapolate, vengono snaturate del tutto, potendo diventare “cattive”. Anche se, come ripeto, al massimo in questo post sono stato volutamente distaccato e freddo – mai cattivo. Anche perché l’aggettivo “cattivo” è talmente lato e inflazionato che non capisco che cosa rappresenti. E non sono mai stato offensivo. Sono stato salace, forse, mordace, tagliente. Non certo offensivo. Ho commenteto un’affermazione delicata, come capita spessissimo a tutti di fare. Se “a tuo parere” sono stato offensivo e cattivo, credo sia comunque per chiunque altro evidente che non è così.
    Di sicuro è brutto leggere cose che ci sono sgradite. Ma succede di frequente. E non sempre queste sono sbagliate. E se si vuole controbattere c’è il dialogo – e che sia curato, profondo e civile.
    Un piccolo appunto. Scrivere parole intere in maiuscolo non aumenta la loro importanza o la loro evidenza, ma soltanto la loro violenza. E’ un escamotage assolutamente controproducente, un pugno semantico. Quindi – ed è un consiglio che rivolgo a tutti – d’ora innanzi evitare, please.
    Ah, comunque “abbastanza pesanti” è un bell’eufemismo. Prenderò nota. Ma apprezzo sinceramente l’ammissione.

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  • #17 flavia fondelli scrive:

    beh…credo di aver letto abbastanza..le tue parole sono veramente orrende…mostrano rabbia, voglia di fare l’opposto di quello che fanno gli altri solo per la voglia di distaccarsi dal mondo, mostrano una sensibilita pari a quella di un sasso, e dei significati vuoti.
    beh dalle tue parole percepisco un egoismo e delle affermazioni prive di esperienza.
    lasciati dire, che non esistono modi giusti o sbagliati di comportarsi ad un funerale, tutto quello che fai viene direttamente dal cuore..ed è inutile giudicare delle azioni CHE NON POTRAI MAI CAPIRE…te dici che le parole che sono state dette dagli amici sono state superficiali.beh lasciati dire che i tuoi giudizi lo sono stati, per il semplice fatto che ti sei messo a guardare dall’esterno usando solo quella mente razionale e quei modi di pensare estremamente meccanici e chiusi, privi di umanità e di una sensibilità. credo che nessuno ti abbia mai insegnato che le cose non sono realmente come sembrano,ma il significato è nascosto, che se una persona non piange non significa non soffra, che non si puo GIUDICARE BRUTALMENTE COME HAI FATTO SENZA CONOSCERE NIENTE, NESSUNO FORSE TI HA MAI DETTO CHE IL TUO MODO DI PENSARE NON DEVE ESSERE NECESSARIAMENTE QUELLO CORRETTO..FORSE NON SAI..CHE I COMPORTAMENTI CHE CREDI CHE AVRAI IN UAN DETERMINATA SITUAZIONE non è detto che saranno poi DAVVERO POI QUELLI. forse nessuno ti ha mai detto che le parole sincere non sono necessariamente quelle articolate in un italiano perfetto..anzi..forse non hai mai imparato che in certi momenti non esistere la ragione..ma parla solo qualcosa che tu devi avere molto privo di contenuti.. i tuoi pensieri sono profondamente egoisti e vergognosi, te lo dico dal cuore…
    non credo ci sia nemmeno bisogno di commentare quello che hai detto su di me perche penso che tanto non ci arriveresti.ma te lo dico davvero con sincerità e in questo momento non con rabbia…l’amore che provo per mia sorella lo posso sapere solo io…e dei commenti insensati e vuoti non mi toccheranno..e non permettero che una persona come te giudichi i miei gesti..o le mie parole..credo che ogni persona con un minimo di cervello e di umanità non si fermi all’apparenza..purtroppo poche persone vedono oltre..e sono solo i pensieri di quelle pochissime persone che io penso VERE , ONESTE E INTELLIGENTI.che meritano di essere ascoltati….per il semplice fatto che sono le poche in grado di capire..avendo un cuore..e un’intelligenza che va molto oltre…e con questo credo di aver detto tutto.
    ora pubblichero questo link..eliminero la pagina e cercherò di scordare le parole inutili che sono state dette..e tutte le cattiverie che saranno dette sicuramente anche in seguito..da una persona con un modo di pensare altamente superficiale..con poco cuore e sensibiita..ce ne sono tante al mondo sai..e io non permettero che mi possano ferire..perche IO SO…io ho un cuore..e questa pagina..cercherò di dimenticarla…e la mettero in quell’angolo della mia mente..in cui ci sono le cose che non meritano di essere prese in considerazione…
    spero non ti succeda quello che ho passato io e ti auguro nessuno possa permettersi di mettere bocca..su un momento dedicato alla persona che ami..chissa se un giorno capirai..ma io non credo. con I SENTIMENTI si nasce.

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  • #18 Giorgio scrive:

    Cara Flavia, voglio darti davvero ragione.
    E’ chiaro che non tutti possono comprendere quello che viviamo nel segreto del nostro cuore. E spesso sentire altri parlarne in modo sconsiderato, o meno sentito di come facciamo noi, ci ferisce. I sentimenti che proviamo sono sacri, guai a giudicarli dall’esterno senza mettersi nei panni di chi li prova. E come dici tu, non esiste un modo giusto o un modo sbagliato di provare sentimenti.
    Per questo ho voluto dimostrarmi una persona capace di non oltraggiare la sacralità di una vita e di un lutto parlando dell’intimo calore con cui il dolore viene vissuto. Non sono voluto entrare nel merito del dolore di nessuno; se l’impressione è stata questa me ne scuso.
    Sono un ragazzo che ama molto pensare, cercare di trovare spunti di riflessione in ogni esperienza. Credo che questa possa essere una qualità, anche se chiaramente non mi rende automaticamente degno di essere ascoltato. Serve altro per meritare l’orecchio delle persone. Serve sensibilità, serve intelligenza, serve onestà; serve l’occhio per capire quando buttarsi in un argomento e quando invece tenersi in disparte.
    Ho corso il rischio di comportarmi da arrogante. Perché hai ragione, io non conoscendoti non avrei mai potuto parlare dei tuoi sentimenti. Sarebbe stata una mancanza di rispetto intollerabile, scrivere di quello che avete sofferto giudicando il vostro sentimento. Per questo ho compiuto la mia scelta. Non ho potuto lasciar cadere l’evento nel silenzio, così l’ho usato per parlare di qualcosa di esterno di cui comunque, in cuor mio, tenevo a parlare. Qualcosa che non violasse la vostra – la tua – intimità.
    Questo qualcosa di esterno, nel caso specifico, è stata la critica ad un impianto culturale che non appoggio. Mi sono, in altre parole, voluto tenere fuori dal lutto, concentrandomi all’esterno, in un contesto diverso, dove anche i miei appunti più taglienti non avrebbero mancato di rispetto a voi. Dove ogni cosa affilata o stridente che dicevo era diretta all’idea, non alle persone. La brutalità che hai percepito è forte e chiara solo perché le mie parole non avevano te come bersaglio.
    Quando ho citato il tuo discorso, ti renderai conto a questo punto, intendevo tirare una stoccata ad un modo di pensare e di sentire assolutamente fallimentare, quel modo di vivere che non ti fa dire alle persone che ami quello che provi. In quel momento ciò che hai detto poteva appoggiare questo sistema fallimentare, e sì, ho parlato con un’ironia decisamente poco gentile. Ma non potevo non parlare, perché anche se nel tragico contesto che hai vissuto so che le parole non si possono pesare, è giusto che altri facciano le loro riflessioni per costruire mattone su mattone un mondo migliore. In cui le persone siano capaci di esternare i propri sentimenti, nel caso.
    Mi dispiace se non sono riuscito ad evitare di sembrarti vuoto, freddo, meccanico. Ma da persona sensibile capirai che invece nella mia intenzione c’era tutto il contrario, che volevo spingere il discorso altrove. Capisci bene che non avrei potuto parlarne in altri termini senza veramente, veramente, veramente offendervi. E’ per altro che io ho parlato, e converrai che non è una colpa.
    Se una persona come me è una persona disonesta e dura allora penso sorridendo a quali meraviglie possono essere le persone sensibili. Per parte mia ho sempre fatto il possibile per mettermi sempre in discussione in tutto tranne che nell’amore per i cuori degli altri. E’ per questo che ho parlato come ho parlato. Ci saranno moltissime persone da cui dovrai difendere il tuo cuore, ma io non sono solito attaccare cuori. Anche se ho dovuto parlare in un modo che ti ha fatto gelare il sangue nelle vene.
    Concludendo, se vorrai, ti invito a suggerirmi come avrei potuto affrontare l’argomento, come potrei fare in futuro con argomenti simili, come riuscire a parlare nel modo giusto, piuttosto che rinunciare tacendo in una bara di silenzio inutile. Nessuno, meglio di te, saprebbe consigliarmi.

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  • #19 laura scrive:

    secondo me, caro Giorgio, l’unico modo per imparare a non fare più orrori, pardon ‘errori’, del genere è ammettere con il cuore di avere sbagliato, al di là dei giri di parole alla Cicerone che vai vantando. Il tuo commento è stato a dir poco crudele, non solo nei confronti di Flavia, dei parenti e degli amici; ma anche nei confronti di Carlotta perchè hai ridicolizzato (con vari esempi che in un contesto così doloroso facevano tutto tranne che ridere) quello che per noi comuni mortali (e scusa se per te, eletto, è poco) rappresenta l’ultimo gesto di saluto e di omaggio al defunto. Se avessi voluto realmente criticare il funerale come consuetudine in sè,non avresti dovuto usare certe parole crude e sarcastiche, chiaramente dirette a Flavia e agli amici. Quindi trovo molto vigliacco adesso il tuo tentativo, peraltro mal riuscito, di giustificarti. Forse invece di imparare come si usa la penna, dovresti imparare come si usa il cuore.

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  • #20 Giorgio scrive:

    Se non si cambia ottica non solo il mio commento ma il mondo intero è crudele. Un congegno feroce davanti a cui non resta che una disperazione pura ed eterna. Io propongo un’ottica diversa – come prospettiva non mi alletta. Che mi si consideri senza cuore è infantile, quindi voglio pensare che tu non abbia bene sviluppato la tua personale linea – che a tutti piacerebbe fosse più costruttiva in assoluto, piuttosto che critica relativamente a me, come si addice alla linea di ogni persona sensata. Ma i miei sono solo suggerimenti per chi commenti: non ho certo bisogno di difendermi, né ho mai avuto intenzione di giustificarmi – al massimo, di chiarire la mia posizione a vantaggio di tutti per amor di trasparenza. Per quanto contingentemente qualcuno possa sentirsi oltraggiato, l’idea che c’è dietro al post – su cui i più pronti dovrebbero intendere d’appuntare la propria attenzione – resta solida, condivisibile e largamente condivisa.
    Concludendo, per essere autentici non è necessario esprimersi da cani, e non è necessario scrivere con eleganza e ponderazione per essere ambigui – quindi cerchiamo di mantenere una certa eleganza di pensiero, oltre che di sentimento, please. Certe osservazioni non rendono onore a nessuno.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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