Il più bel petalo d’alba
Se qualcuno mi chiedesse, di tutti gli eventi naturali, quale è quello che davvero mi fulmina con la sua bellezza, risponderei senza esitazione: “L’alba”. Ma non l’alba in generale, no. Un suo evento secondario. Un suo petalo.
Quando ero bambino, un mio amico più grandicello, una sera, mi indicò un punto nel cielo, e mi disse: “Vedi quel punto luminoso? E’ Venere”. Quella bellezza mi sbalordì. E forse fu in quel momento che decisi che nella mia vita avrei fatto agli altri quello che lui aveva fatto a me. Di certo, da allora mi è rimasta una fascinazione morbosa per quel puntino luminoso, il terzo colosso del firmamento, il primo astro ad apparire quando arriva il crepuscolo.
Due anni fa ho fatto un viaggio in Giordania, e mi è capitato di attraversare con la macchina una strada in pieno deserto, durante una notte senza luna. Non potevamo non fermarci. Non potevamo non vedere quel cielo.
Io le stelle e le costellazioni le riconosco molto bene, sono da sempre una mia passione, ma alzando gli occhi in alto rimasi costernato perché le stelle erano troppe. Mi disorientavano, erano più del buio. La Via Lattea, una mano di bianco data con la pennellessa larga sul soffitto del mondo. Venere, un faro che proiettava, netta, la tua ombra sulla sabbia.
Quando ero in quarta superiore mi svegliavo tutti i giorni un’ora prima del dovuto solo per vedere l’alba e Venere. In Giordania, quando l’ho vista brillare in quel modo, ho capito che quel puntino, almeno per me, doveva essere qualcosa di diverso. Non era una presenza naturale come le altre.
Questa estate, poi, ho potuto rivedere l’alba sul mare, con una compagnia eletta che in quel momento era la più perfetta del mondo. E ho potuto appuntare la mia attenzione sul fenomeno – sul petalo – che più mi affascinava dell’alba, quando ero in quarta superiore, e non erano i colori, non l’aria, non le nubi infuocate: ma la strenua, titanica resistenza di Venere al montare inarrestabile della luce del Sole. Ad uno ad uno gli astri in cielo vengono spenti, come se il velo costellato scivolasse via dalla volta celeste, da est ad ovest. Ma lei no. Lei resta inchiodata lì, salda, finché i primi raggi non iniziano a dardeggiare fuori dall’orizzonte. Finché non viene investita.
Su quegli scogli, in quel momento, guardando quegli amici, quello spettacolo mi ha finalmente suggerito ciò che stavo aspettando da quella bellezza, un consiglio di quella specie che ci tocca solo quando finalmente facciamo silenzio dentro di noi.
Sii come Venere. Il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Per tutti.


10 settembre 2009 @ 23:19
E’ sempre un piacere leggere i vostri post!
Complimenti per il lavoro che svolgete!!! Continuate così, contate sempre sul mio appoggio!
12 settembre 2009 @ 11:38
“Sii come Venere. Il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Per tutti.”
Un buon consiglio Giorgio, da un buon amico con cui ho condiviso L’ALBA di un nuovo grande capitolo, da vivere tutti insieme. Non vedo l’ora di cominciare.
12 settembre 2009 @ 23:32
Anche io, Nicole. Anche io.