Il Potere e lo Tzimtzum(pappà)
Dopo molto rimandare, ecco il post che ormai da luglio stavo covando sulle Forze dell’Ordine.

YHWH paparazzato mentre si autolimita.
Nella tradizione religiosa giudaico-cristiana, in particolare in apologetica» , esiste un concetto particolarmente affascinante: lo Tzimtzum (sì, lo so che è un nome ridicolo). In soldoni, lo Tzimtzum altro non sarebbe che l’autolimitazione di Dio, una contrazione della Sua onnipotenza da Lui stesso prodotta in vista dei dibattuti fini superiori della Creazione e della Libertà umana.
Qualcosa di simile allo Tzimtzum accade all’Uomo moderno. Rinuncia consapevolmente a parte della propria libertà di potere per il fine superiore di vivere in una società salda, sicura, solidale. E così quando si guida si deve tenere la destra, i contratti di cui all’art. 1350 c.c. devono essere stipulati per iscritto, si accetta di non farsi giustizia da soli e si mette in mano ad alcune persone come le altre l’onorevole e capitale onere di tutelare l’ordine. E questo è il punto a cui volevo arrivare.
Noi, ohimè, non viviamo nella Repubblica Galattica di Star Wars, in cui la pace è custodita da posate schiere di portentosi Cavalieri Jedi, scelti dall Forza, capaci di sfruttare poteri tanto colossali quanto antichi ma che innanztutto sono addestrati ad esercitare un ferreo potere su se stessi, e che vincono sempre perché
“L’acqua calma ferma l’onda impetuosa.”
Da noi le cose sono un po’ diverse.
L’attribuzione del vasto potere di mantenere l’ordine, di vigilare sulla pace, che si concretizza a sua volta in un potere sul cittadino che va dal timore reverenziale fino all’arresto, non è attribuito a una casta di fantastici cavalieri che si sono guadagnati questo ruolo di diritto per via della loro virtù.
E’ attribuito a persone fatte come le altre, forgiate più o meno bene da un addestramento diretto a far loro acquisire efficienti capacità di controllo del territorio, di intervento e d’azione, oltre che al raffinare l’uso delle armi e alla formazione di un corretto habitus comportamentale e dello spirito di Corpo.
I Jedi non esistono. Ma molte vie marziali orientali, oltre che spirituali, pongono come elemento preliminare e concomitante all’esercizio della tecnica marziale l’esercizio del potere su se stessi, attraverso allenamento alla presenza mentale, alla direzione della mente e dell’intenzione, all’amplificazione della consapevolezza sulla situazione, e poi attraverso meditazioni volte verso obiettivi dei più ardui e variegati.
Questo passo fondamentale è bellamente saltato a piè quasi pari, nella nostra realtà. Infatti si giunge allo sconcertante risultato:
Il ruolo di chi deve aver potere sugli altri viene ricoperto da persone che non hanno potere su se stesse (che non ne hanno più di un civile qualsiasi). Ovviamente ci sono le eccezioni, ma – mi dicono – confermano la regola.
E questo rappresenta il difetto primo dell’inserirsi delle forze dell’ordine nella società umana. Non c’è nessuno – pare – che controlli il guardiano. Qui custodiet custodes» , specie quando il custode non si sa regolare da solo? Allora si percepisce l’istituzione della forza di polizia come il braccio armato e senza volto di uno Stato buono solo a prendere ed imporre, un’istituzione costituita da persone che ti intimoriscono con la loro sola presenza, e che risaltano in particolar modo quando sono severe o inette. Non prendiamoci per i fondelli: chi, anche se perfettamente in regola, non sente un magone terribile quando viaggiando in auto si vede seguire dal faro puntato della Municipale ferma a fare controlli? Come una gazzella che affretta la corsa quando vede in lontananza un leone. Chi non si sente umiliato e indifeso come un verme, davanti alle minacce di un Carabiniere un po’ troppo alterato per fare bene il suo lavoro?
In questo modo diventa chiaro che il potere di queste forze non è un potere che si fonda su stima e fiducia nel loro ruolo, ma sulla minaccia di ingerenza nella vita dei cittadini. Orribile, questo, a dirsi (anche se è uno dei principi-cardine del Diritto Penale). Se così non fosse, non si verificherebbe ciò che puntualmente avviene ogni volta che un gendarme si ritrova ad essere dalla parte del torto. Perché il rispetto costruito sul timore porta inevitabilmente all’accanimento, quando la situazione si ribalta, quando sono i Tutori dell’Ordine a sbagliare. L’asino incrudelisce sul leone, quando questo è in difficoltà.
Il leone deve mantenere l’ordine e per ciò gli è attribuito un certo potere. Ma non esercitando un potere simmetrico su di sé, spesso abusa di quello attribuitogli, o lo usa male, o comunque in maniera incapace di conquistare la fiducia e la stima di chi deve essere protetto. Di rimando, chi deve essere protetto inizia a nutrire disprezzo nei confronti dei leoni – sempre invocati in caso di pericolo ma sempre accusati selvaggiamente in casi di umani errori ed omissioni.
“E’ molto meglio vivere oggi, che se per caso ti trovi nei guai, ai poliziotti tu puoi telefonare e la tua vita salva sarà!”
E’ paradossale.
Si chiede a uomini fatti come gli altri, ma degli altri un po’ più potenti, di avere il sempiterno equilibrio e la suprema infallibilità degli dèi senza che nemmeno vengano addestrati a cercare e controllare il dio che sta dentro di loro.
Ma l’attuale impianto delle istituzioni guardiane dell’Ordine non è che un male necessario. Un giorno le cose saranno diverse. Un giorno fare il poliziotto sarà una vocazione da Jedi, non da bullo, e come Jedi verranno addestrati. E un giorno un po’ più lontano, non ci sarà nemmeno più bisogno di una forza che si imponga per mantenere l’ordine.
Utopia? Be’, intanto io inizio ad eliminare strada per strada dai miei rioni interni ogni pensiero disonesto. E magari, quando lo faranno tutti prima di scendere nelle strade d’asfalto fra le case, allora non sarà più un’utopia. E se non sarà più un’utopia allora lo Tzimtzum cesserà, e arriveremo ad avere un nuovo tipo di libertà, totalmente incondizionata. Un sogno? Forse.
Ma quando ci penso sorrido, e quando vedo qualcun altro che ci crede, sorrido un po’ più forte.



25 settembre 2009 @ 11:13
Da articoli recenti (vedesi quella sull’allunaggio a luglio) è già emerso il nostro contrasto in merito alla presunta natura dell’uomo. Lì parlavamo di eserciti, qui invece di forze dell’ordine. Cambia veramente poco visto che entrambi hanno come obiettivo la sicurezza (interna o esterna), e che quindi il principio che ispirerà il mio commento sarà lo stesso che ha ispirato il commento sugli eserciti. Io prendo atto del fatto che tu ritenga l’uomo buono in sé, e che tu abbbia la speranza che un giorno potremmo vivere in pace ed armonia senza forze dell’ordine e senza eserciti. Io invece ritengo che eserciti e forze dell’ordine (per quanto strano sia il principio per il quale determinate persone stanno al di sopra di altre)saranno sempre necessarie, in quanto credo che l’uomo non sia totalmente buono e caritatevole nei confronti dei propri simili, ma anzi spesso tende a sopraffarli e dominarli. In merito, lessi questa estate un’interessante lettura di William Golding, britannico poco conosciuto in Italia. La sua opera principale (Il signore delle mosche), narra la storia di alcuni ragazzini che, trovatisi su un’isola deserta, non riescono a dar vita ad una società civile, ma anzi si ammazzano a vicenda. Ciò lo fanno non perché siano dei bambini, ma perché è l’insole umana che è malata di egoismo, protagonismo, invidia e via discorrendo. D’altronde loro la società non riusciranno a costruirla, ma nemmeno i loro genitori ci riusciranno visto che nel frattempo sulla Terra c’è un conflitto nucleare!Pur non volendo affermare il motto di Golding (L’uomo produce il male come le api il miele), credo che alla fin fine la realtà mi suggerisca di diffidare dell’indole umana. Vediamo costantemente idioti che maltrattano i disabili, i più forti se la prendono coi più deboli ed inoffensivi, e quindi è chiaro come una vita di pace ed amore non sia a mio avviso possibile nel genere umano!E, per questo motivo, gli eserciti e le forze dell’ordine continueranno ad esistere, perché non tutti gli uomini sanno autogestirsi e costituire una società dove non vi siano furti, omicidi, o azioni ben più schifose!
Mi spiace pensarla così, ma io ci ho provato ad accogliere il tuo invito a pensare che l’uomo in fondo sia buono, ma purtroppo non sono riuscito a crederlo, perché ogni volta che ci provavo sono stato sbugiardato dalla realtà, e per uno come me, concreto ed attento alla realtà piuttosto che alla fantasia, questo ha costituito un limite invalicabile!
Tanti saluti!
Tommaso
25 settembre 2009 @ 17:52
Quando lo lessi, il Signore delle mosche colpì molto anche me, e anche io lo usai per sostenere argomentazioni simili alle tue, al liceo. Non sapevo che il Principiò d’Autorità non vale, in etica. Ma adesso fammi definire meglio la mia posizione, che non sono riuscito a farla intendere a modo, evidentemente.
Io non credo che l’uomo sia buono di natura. E’ sciocco crederlo. L’uomo è di natura animale, e dubito si possa parlare di bontà in natura. Quindi…
Però credo che attraverso l’acquisizione di consapevolezza e un costante lavoro su se stesso, l’uomo possa diventare buono.
Questa è la differenza fra i nostri due punti di vista, non una “Uomo-buono”/”Uomo-cattivo” tout-court. Entrambe le posizioni sono cretine, perché la natura dell’uomo è “jenseits von Gut und Böse“. E’ una questione di fiducia -forse fede – nelle capacità di evoluzione senti-mentale dell’uomo, che io ho.
In secondo luogo, sfruttiamo a modo le argomentazioni.
“Vediamo costantemente idioti che maltrattano i disabili, i più forti se la prendono coi più deboli ed inoffensivi, e quindi è chiaro come una vita di pace ed amore non sia a mio avviso possibile nel genere umano!”
Questa frase corrisponde a dire “Vediamo costantemente che i sassi cadono verso il basso, e quindi è chiaro come il volo non sia a mio avviso possibile!” Se a tuo avviso il volo non è possibile è un conto. Ma se basi questa tua posizione sul fatto che i sassi cadono, commetti un fallo logico. Alla stessa maniera, se a tuo avviso l’uomo è impossibilitato a diventare buono perché è malvagio, allora anche gli studenti sarebbero impossibilitati ad istruirsi perché sono ignoranti. La quale affermazione, pur usando la stessa logica, diventa palesemente errata.
L’essere “buono” è un persorso, non uno stato. L’uomo non è buono, lo diventa. E’ il principio di crescita. E tutti possono crescere. Quindi non vedo perché io non dovrei sognare e adoperarmi con devozione alla costruzione di un mondo in cui tutti siano abbastanza cresciuti da essere buoni. Anche perché l’esser buoni non è che un effetto collaterale del sentimento d’amore, che si può bene ampliare e approfondire.
Ma bada: c’è un punto da sottolineare, infine.
Si può non essere consapevoli che ci si può migliorare, che si può amare – e chi versa in questa condizione va aiutato.
Ma si può anche esserne consapevoli e decidere comunque di non farlo, per pigrizia, comodità, debolezza – e chi versa in questa condizione non merita l’appellativo di “uomo”.
25 settembre 2009 @ 22:04
Apprezzo quando fai notare i falli logici che a tuo dire possono esistere all’interno di un’argomentazione, ma credo sia giunto il momento di aggiungere qualcosa ad un discorso che, rileggendolo, mi è parso incompleto. Pur confermando quanto scritto, devo dire che il fatto che dalla notte dei temi fino ad ora non ci sia mai stata un’occasione per poter dire che l’uomo può crescere, migliorarsi, anche sotto il profilo sentimentale e dell’amore, mi fa temere il peggio. Certo, quando io ho delle idee, possano essere esse utopiche o meno, difficilmente le mollo, e difficilmente mi faccio scoraggiare da eventi negativi. Tuttavia, il fatto che per milioni di anni l’uomo sia cresciuto pochissimo sotto questo profilo, mi fa dubitare che possa cambiare la propria indole in qualche centinaio di anni. Magari l’uomo è cresciuto sotto questo punto di vista perché una volta si cibava di suoi simili (chi lo sa cosa avveniva milioni di anni fa!) mentre ora tende a non farlo più, ma è pur sempre (in relazione all’obiettivo comune) un miglioramento effimero e quasi inconsistente se pensiamo a quanto tempo è passato!Magari ce ne vorrà altrettanto perché l’uomo impari ad amare i propri simili e vivere in pace ed armonia con loro, ma quel che mi pare certo è che io sarò altrove quando ciò accadrà!Io di certo non potrò assistere al cambiamento, ma auspico che esso avvenga solo per il progresso della razza umana!In certi frangenti, tra il pensare e l’agire l’uomo ci ha messo qualche anno o al massimo qualche secolo, mentre in altre tematiche ben più profonde (come può essere per l’appunto l’amore), l’uomo ci ha impiegato tempo ancora maggiore, quasi infinito!
Infine permettimi di contestare una cosa che hai scritto: ci sono esempi nel tuo commento o tue contro argomentazioni che non prevedono una manovra corale da parte dell’umanità. Per lo più lo studente impossibilitato a diventare istruito, così come l’uomo che afferma di non poter volare, sono argomentazioni la cui riuscita può appartenere anche al genio di una singola persona. Bastarono i fratelli Wright per dichiarare al mondo che volare era possibile, così come l’istruzione risiede nell’uomo stesso!L’amore è ben più complicato: io posso dare dimostrazione di voler “cambiare il mondo”, posso anche comportarmi in maniera virtuosa, e fare propaganda affinché tra i popoli regni la pace e non l’ingiustizia o la violenza, ma è ovvio come io sia nel mondo quasi un granello di sabbia se consideriamo che vi sono 6 miliardi e più di persone uguali a me!Certo, questo non mi esime dal provarci, non mi esime dal tentare e non riuscire, ma con ciò voglio semplicemente dire che, se questo momento da noi tanto atteso dovesse arrivare, bè allora vuol dire che qualcosa a livello di genere umano (e non solo di uomo singolo) deve per forza cambiare. E per far ciò, c’è bisogno di tempo, c’è bisogno di modelli di vita migliori, c’è bisogno che chi è al posto giusto sappia divulgare modelli diversi, magari non incentrati sulla soddisfazione personale e la cupidigia ad ogni costo (è solo un esempio), e nel contempo c’è bisogno che le persone recepiscano il messaggio e lo interiorizzino!
Tutto ciò richiede tempo e fatica, ma non credo che il mondo finirà nel 2012, quindi il tempo è forse l’unica risorsa che non ci manca!Ridabisco un ultimo concetto: non ho detto tutto ciò che ho detto, per “mettere le mani avanti”; il fatto che io conti 1/60 miliardesimo non mi esime dal provarci e, nel mio piccolo, dimostrare che vivere in pace ed armonia col prossimo ma soprattutto coi miei simili (attenzione a questa parola….)non è poi così difficile, basta provarci!
P.S.:Ultima annotazione: se gli uomini fossero davvero gli uni uguali agli altri dal punto di vista linguistico, culturale e mentale, il lavoro sarebbe agevolato, ma è proprio quel miscuglio di razze esistente al mondo che, se da una parte lo può arricchire (il mondo), dall’altra più rendere più difficoltoso ed irto d’ostacoli il percorso verso il nostro obiettivo comune!
Grazie e scusa per la lunghezza!
Tommaso
26 settembre 2009 @ 09:12
E’ vero. L’amore è sempre lo stesso da migliaia di anni a questa parte.
Ma anche la medicina lo è stata per altrettanto tempo. Poi c’è stata una svolta. Quindi nella vita umana i grandi miglioramenti esplosivi sono possibili. E il miglioramento sul versante dell’amore, negli ultimi sessant’anni, ha fatto passi da gigante: deve solo arrivare a intaccare la quotidianità. E anche la medicina – bada – deve ancora diventare accessibile a tutti.
Solo che volare e salvarsi la vita sono palesemente comodità: amare lo pare meno – anche se in effetti è esattamente la cosa più efficace per trovare la felicità.
Di fratelli Wright ne sono bastati due, di scopritori della potenza dell’amore ne servono milioni: ciascun segreto ha il suo diverso peso.
Circa la diversità culturale, io invece la trovo la chiave di volta di questa evoluzione. Ogni cultura ha in sé un tassello importante per costruire quest’ideologia d’amore. Non so se e quanto hai viaggiato, ma il viaggio rende palese questa realtà. L’Occidente, da solo, è incapace di tirar su questa ideologia.
Basta smettere di vedere il diverso come “altro”, capire quali siano le positività che si possono ripercuotere sulla nostra vita dalla conoscenza di lingue e tradizioni diverse e accorgersi che la diversità è una meraviglia abissale che sola ci può veramente dare la percezione dell’infinita plasmabilità dell’essere umano.
I falli logici che faccio notare non sono falli logici “a mio dire”. Ho studiato approfonditamente retorica, e quella che sfrutto per individuare i falli argomentativi è logica aristotelica pura e semplice.
Quindi niente relativismo su questo. E’ una scienza ponderata ed oggettiva.
26 settembre 2009 @ 10:55
Concordo con quanto dici, ma credo che a formare il sentimento umano concorra l’esperienza quotidiana. L’informazione oggi è diffusa in maniera capillare, rispetto a 60 anni fa, ad esempio, e chiunque oggi conoscerebbe i rischi ai quali è sottoposto di giorno e di notte, pur non leggendo i giornali. Quindi io credo che il sentimento generale d’insicurezza che si sente qui in Italia sia dovuto quasi esclusivamente alla conoscenza dei fatti di cronaca nera quotidiana. Praticamente io sento che oggi l’uomo non riesce più a fidarsi dei propri simili. O meglio: a fronte dell’esperienza concreta, l’uomo diffida di alcuni componenti della società. Ma cosa vuoi che sia la società se non un insieme di uomini con diversi valori e principi?Quindi, ecco, credo che l’uomo a noi contemporaneo qui in Italia e non solo, diffidi notevolmente dei propri simili, non perché siano tutti malvagi, ma perché nell’impossibilità di distinguerli, tende, istintivamente, a tutelarsi diffidando. E’ un pò come se l’uomo utilizzasse nella realtà il meccanismo della sineddoche!Fa di tutta un’erba un fascio e non potendo sapere se colui che ha di fronte ha buoni o cattivi intenti, cerca di non fidarsi, di non dare nell’occhio, semplicemente perché così ci è stato propinato (ricordi che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio?)!Ad esempio, se io camminassi per strada, non potrei neanche immaginarmi di lasciare la bicicletta libera e senza lucchetto; se giro per la mia città con una borsa contenente un pc portatile, cerco di tenere ben salda la presa, e magari il portafoglio lo tengo davanti. Non so se a Fireze le cose cambino, ma quel che mi pare certo è che molte persone attualmente ragionano in questa maniera, e noi dovremmo domandarci il perché di questa generale psicosi. L’uomo non fa mai nulla per nulla, se prova un sentimento, a mio avviso c’è sempre un perché dietro che non può essere ricercato ad esempio nell’ignoranza, ma va ricercato nella realtà quotidiana. Non so se concordi o meno, e la mia curiosità è proprio sapere se sei o meno d’accordo, perché l’unica cosa certa, ed oggettiva (quasi) e che non possiamo negare è che in Italia regna un sentimento di insicurezza. La gente si sente insicura e dunque diffida dei propri simili. Questo son quasi certo che non avveniva cento anni fa e, pur non avendo la possibilità di verificarlo, temo che ci sia stata negli ultimi anni un’escalation di insicurezza e diffidenza, due sentimenti che prima erano poco presenti nella società d’allora. Se quanto dico potesse essere verificato, sarebbe una specie di mazzata alle nostre speranze, perché significherebbe che al posto di migliorare, di avanzare, il genere umano è tornato di qualche passo indietro!
Tommaso
26 settembre 2009 @ 18:20
Cazzquoto ogni riga! E spero vivamente nel futuro di custodi-jedi che ci prospetti.
Solo, a proposito di custodi… non sono d’accordo su una cosa!!! CUSTODES è plurale!
Non mi sarei mai aspettato da te un fallo logico del genere! :O
Medita, medita…
Ave atque vale!
2 ottobre 2009 @ 21:10
Tommaso: Cent’anni fa accadeva di molto peggio. Solo che ora sono fenomeni di cui i media ci martellano. Ora i crimini “classici” sono propri solo di una minoranza di fuoriusciti, di reietti.
In effetti, molto più sano (e statisticamente saggio) sarebbe fare di tutta l’erba un fascio nel senso contrario. Quando per strada, di notte, sei seguito da qualcuno e ne hai paura, quanta amarezza nel constatare che non è un violentamolestarapinaladro, ma un uomo come te!
E’ proprio quando verrà incrinato questo clima di diffidenza che le cose inizieranno a cambiare. Non si può avere la fiducia della gente se non siamo i primi a concederla. Quanta serenità, nel portare il portafogli nella tasca dietro e accorgersi, tornati a casa, che c’è ancora…
Tiziano: “Gli amici si riprendono in segreto e si lodano in paleso”, come diceva Da Vinci. Anyway, a mia discolpa produco la seguente dinamica: la traduzione l’ho aggiunta dopo, e senza rileggere prestando attenzione a rispettare il numero, ho tradotto col più comune detto italiano tout-court.
Ovazioni in aula. L’imputato è prosciolto da ogni capo d’accusa.
3 ottobre 2009 @ 17:48
… e che dire della sotterranea citazione di Gaber?
I pubblici ministeri si strappano i capelli.
4 ottobre 2009 @ 01:21
Questo è uno dei motivi per cui ti adoro, Laura.
5 novembre 2009 @ 17:02
[...] i nerboruti rei dovrebbero trascinarli loro davanti al giudice. Fermo restando tutto quello che ho già avuto modo di dire sulle Forze dell’Ordine, queste hanno un ruolo fondamentale e degno del massimo [...]