#119

ott 28 2009

Che cos’è la libertà

di Nicole Zacco

Abbiamo chiesto a Nicole Zacco, nostra amica con cui abbiamo avuto l’onore di scrivere il finale dello spettacolo Fuori dal Nulla, di donarci un post. Ha accettato con entusiasmo, e questo è il testo che ha preparato per voi e noi. Buona lettura.

Sedevo nella penombra della mia stanza intrappolata fra i vapori della febbre. Fuori stava arrivando il tramonto, il canto del cigno del sole, un’opera di imbarazzante maestosità. Le guance arrossate, gli occhi umidi mi impedivano di vederlo anche solo da lontano. Sbuffai e mi gettai tra le coperte. La febbre. Mia madre, di là, che rimuginava sul mio stato di influenza, sulle mie lezioni perse in facoltà, sul dottore che non capisce nulla, sulle medicine che mi distruggono il corpo. Sul mio stare troppo al telefono, sul mio modo sempre verde di essere in guerra con il sistema. Tarda adolescenza, tsk…il peggiore dei momenti.
Mi sentivo furiosa. Prigioniera del mio corpo malato, di una casa che trasudava nervosismo e non empatia, di un sistema universitario. Mi resi conto che nella vita, in famiglia, nel mondo, non si è liberi di fare nulla. Liberi di stare male se si ha la febbre, liberi di essere lasciati in pace se non si ha la forza di controbattere, liberi di godersi un tramonto visto che per una volta lo si vede bello nitido dalla propria finestra. E fu così che cominciò in me una sorta di dibattito, confuso dall’influenza e dalla rabbia. Diamine, la libertà. Cos’è la libertà.
E’ forse la maggiore età? La laurea? La ricchezza? L’amicizia, il divertimento…o forse l’amore? Cos’è essere liberi, diavolo, cosa è.
Misi in rassegna ogni argomento possibile conosciuto.
Davanti a me, sulla mensola in fondo alla stanza, però, qualcosa destò la mia curiosità. Un libro portava il titolo: “Dialoghi”. Strano titolo per quel momento in cui dentro e fuori di me c’erano armi e guerre. Meglio così, un po’ di contrasto, se non altro per distrarmi. Cominciai a sfogliarlo e qualcosa mi fulminò. Niente fu a caso quella sera, né quella storia né la mia presunta febbre Suina.

C’era una volta il 1880, l’anno di nascita di una bella bambina americana di nome Helen Keller. La sua famiglia era allegra, un gioiellino puro e biondo era arrivato ad addolcire l’austerità della loro dimora. Un giorno, però, diciannove mesi dopo, lo spruzzetto di sole si oscurò: perse la vista e l’udito e a causa della sua sordità non riusciva neppure a parlare. Ma Helen Keller venne risvegliata dall’arrivo di qualcuno di speciale: era Anne Sullivan, la sua guida, la sua insegnante. La sua migliore amica. Anne le insegnò a scrivere e a leggere, finché tenendola per mano non l’accompagnò nel duro viaggio che vide come arrivo la sua Laurea al Radcliffe College di Boston.

Cristo.

Il suo era un mondo di oscurità e silenzio, ma lei lottò con tutto il suo corpicino e il suo cuore, finché a 9 anni finalmente pronunciò la sua prima frase:  “E’ caldo.”, disse. Non dimenticò mai per tutta la sua vita lo stupore e la gioia provati in quell’istante. Era riuscita a evadere dalla sua prigione di buio e silenzio solo grazie al suo stesso impegno e a quello di un’insegnante davvero speciale. Il suo cuore era grande come tutta la sofferenza della povera disabile.
Grazie ai suoi sforzi esageratamente duri, Helen viaggiò in tutto il mondo per tenere conferenza e incoraggiare tanto le persone disabili quanto il mondo intero. Volgeva sempre il suo viso verso il sole cercando la luce e la speranza. Ma Helen era umana e, come tutti, a volte si sentiva disperata dalle lunghe ore che doveva trascorrere studiando, leggendo diligentemente i suoi testi con la mano, carattere per carattere. Ella scrisse: – Molte volte indietreggio, cado, mi rialzo, sbatto contro ostacoli invisibili, mi perdo d’animo, ritrovo coraggio, miglioro il mio spirito. Mi trascino faticosamente, avanzo un poco, mi sento rincuorata, mi appassiono, salgo più in alto e comincio a vedere il vasto orizzonte. Ogni lotta è una vittoria. E io, nel meraviglioso paese della mente, devo essere libera come chiunque altro –

Qualcosa di più chiaro c’era.
La libertà come oro luccica troppo, abbaglia e rende ciechi. La libertà come tempo libero ci lascia vuoti. La libertà come egoismo rende soli. La vera libertà forse stava nel liberarsi delle prigioni delle menti, guardarsi le dita mentre si muovono, respirare a pieni polmoni il vento che soffia e nella sfida incessante a svilupparsi, a raggiungere gli obiettivi che si sono scelti.
La libertà è la lotta. E la certezza che essere combattenti significhi vincitori.

Nicole

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3 Commenti per “Che cos’è la libertà”

  • #1 Giacomo scrive:

    Wow…è molto bello. Ma chi è questa Nicole? Deve essere sicuramente una famosa scrittrice :)

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  • #2 Giorgio scrive:

    Questo è un tema che mi è molto caro, ci sto lavorando come tema principale della prossima commedia. :)
    Apprezzo tantissimo questo taglio e il contributo che ci dà – e poi hai uno stile di una femminilità davvero magnifica, che manca in questo rude blog. Sei riuscita a prendere le mosse dalla sdrucciolevolissima condizione del disabile e del suo rapporto con la libertà senza cadere nel banale. Libertà come corsa allo sviluppo: senza (mio) dubbio è la visione che ha le radici più profonde nella terra dell’uomo.
    Ma prometto però di far sentire presto la mia voce con un post. Mi permetto solo di esplicitare un punto: da soli non si è mai davvero liberi. “Libertà è partecipazione”, diceva qualcuno.

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  • #3 Nicole scrive:

    Sono stata molto felice di aver ricevuto l’invito a scrivere su questo blog, che leggo sempre con avida e sana curiosità. Due giovani menti brillanti che si avvalgono della responsabilità di affrontare argomenti disparati con sagace ironia e con una lama di (giusto) affilato giudizio sui fatti del nostro pazzo pazzo mondo. :) Non è a caso che nel mio primo intervento mi sia presentata parlando di libertà. E’ il mio ideale, è ciò che mi smuove, è il cuore, i muscoli, la mente e l’anima delle fondamenta di un nuovo mondo. Spesso però, viene confuso. La storia che vi ho proposto, secondo me, è un chiaro esempio di libertà, di quella viva, intesa come gratitudine verso la vita, di speranza attiva e non vana attesa. Spesso una voce femminile serve per dare una luce piu’ morbida a quelli che sono argomenti tanto delicati quanto svenduti. Sono felice di aver condiviso tutto questo con voi. E, per concludere, sono d’accordo. Da soli non si può essere liberi. Infatti Helen senza il calore di Anne, forse, non ci avrebbe mai dato un così maestoso incoraggiamento. Nicole Zacco

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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