#117

ott 21 2009

Il Columbus Day – ovvero, festosa commemorazione dell’uccisione di cento milioni di persone

Siamo abituati ai Giorni della Memoria, ai cippi e monumenti commemorativi, ai “Per non dimenticare”, ai tragici racconti di gulag, lager, campi di concentramento vari, greti di fiumi indocinesi cosparsi d’ossa per decine e centinaia di chilometri, ai grandi numeri di morti “50 milioni durante la seconda guerra mondiale” – insomma, siamo abituati a inorridire. C’è chi dice che inorridiamo solo per certe stragi dimenticandone altre, come ad esempio quelle delle foibe. C’è chi dice che non inorridiamo abbastanza per le stragi che ancora oggi avvengono e di cui poco sappiamo (vedi “Repubblica Popolare Cinese”). Eppure al mondo si festeggia ancora con felicità beota il Columbus Day.Colon

Il povero Colombo non capì una mazza della sua scoperta. Furono altri Europei a capire per lui. Così alcuni manipoli di reietti, violenti, teste calde e fanatici religiosi  certo non benvoluti nelle loro patrie si lanciarono correndo come forsennati verso la nuova frontiera. Costoro possono essere chiamati Padri Fondatori, essere salpati con la May Flower o portare nomi spagnoli come Hernàn e Francisco e aver viaggiato su caravelle portoghesi o galeoni spagnoli, ma tale resta la loro identità. Possono aver creato faticosamente il futuro di Stati potenti o possono aver passato la loro vita oziosamente come opulenti governatori autodichiarati di paradisi ai limiti del mondo. Tale resta la loro identità.
Ma il vero problema è che le sconfinate terre d’America non erano disabitate. Si stima che ci vivessero oltre cento milioni di uomini.

Hernàn Cortès arrivò sulle coste messicane con un manipolo di cinquecento soldati. Venuti dal Grande Mare, coperti da brillanti armature di ferro e uniti centaurescamente ad animali mai visti prima, muniti poi di bastoni capaci di sparare fuoco e che parlavano uno strano idioma: agli indigeni parvero dèi.
Hernàn Cortès arrivò sulle coste messicane con un manipolo di cinquecento soldati. Si trovò davanti un impero che si estendeva dal Rio Grande allo Yucatan e rigurgitava quantità d’oro oniriche, difeso da uomini in gonnella armati di lancia: agli Spagnoli parve il Paese della Cuccagna.A_006_El_conquistador

In pochi anni, con l’archibugio in spalla, la spada nel fodero, la Bibbia in mano e la sifilide nei pantaloni quel manipolo di Spagnoli spazzò via il secolare Impero Azteco. E con esso, gettò per sempre nell’oblio una cultura antica e raffinata, che certo avrebbe potuto dare un enorme contributo alla costruzione moderna di una cultura universale.
Certo, era il sedicesimo secolo e le civiltà precolombiane facevano sacrifici umani squarciando il petto del sacrificato, strappandone il cuore e gettandolo nel fuoco sacro ancora pulsante, e quindi erano dei barbari. Anche se… be’, se non ricordo male, chiamandoli in altro nome, al tempo c’era un’istituzione europea che faceva roba simile, e si ingegnava a torturare un sacco di persone in nome di Dio. Però era diverso, da noi la questione finiva con un gran falò di piazza. E non è rilevante che la religione mesoamericana stesse attraversando un periodo di sincretismo che l’avrebbe portata ad un maturo monoteismo.
Anyway, la meraviglia di Tenochtitlàn, la capitale Azteca, costruita al centro di un maestoso lago, costellata di mastodontiche piramidi di pietra e collegata a terra da otto colossali ponti, fu abbattuta. Assediata, depredata, data alle fiamme. La popolazione, sterminata. E se qualche Spagnolo moriva, moriva affogato nel lago perché scivolava ma non voleva abbandonare il bottino d’oro che si portava appresso. Un poeta sconosciuto, azteco, compose questi versi durante le ultime fasi dell’assedio, prima che città fosse del tutto distrutta. Gli ultimi versi di una civiltà, versi di cui abbiamo la colpa.

Per le strade solo giacciono dardi spezzati,
I capelli sono sparsi.
Senza tetto sono le case,
arrossati i loro muri.

Vermi pullulano per strade e piazze
E le pareti sono macchiate di cervelli.
Rosse sono le acque, come se le avessero tinte,
e se le beviamo,
è come se bevessimo acqua al salnitro.

Percuotevamo i muri di fango nell’ansia
e ci restava in eredità una rete piena di buchi.
Negli scudi era la nostra difesa,
ma gli scudi non fermano la desolazione.

Abbiamo mangiato eritrina,
abbiamo masticato gramigna salnitrosa,
pezzi di fango secco, lucertole,
topi, terra fatta polvere, persino i vermi.

Piangete, amici miei,
sappiate che con questi fatti
abbiamo perso la nazione messicana.
L’acqua si è inacidita, è diventato acido il cibo!
Questo ha compiuto il Creatore della vita a Tlatelolco.Tenochtitlan1

E gli Aztechi furono solo i primi. Poi fu la volta dei Maya, che avevano dischiuso i segreti dei cicli celesti mentre noi ci azzuffavamo ancora discutendo sul Calendario giuliano. Impero militarmente più debole, ma culturalmente superiore. Facile da buttare giù come un castello di sabbia. E poi, gli Incas. Cancellati dal furbo Pizarro, con soli duecento uomini al seguito ma pronto ad ogni vigliaccheria pur di ritrovarsi coperto d’oro. Successivamente, fu la volta dei Pellerossa del Nord.

Vi fermate mai a pensare a quante pitture, quante poesie, quante canzoni del passato sono andate perdute? Magari bellissime, e create da persone simili a te. Dispiace, nevvero? Certo, a sopravvivere nei secoli sono soltanto le opere davvero più meritevoli.
Ma pensate che gli uomini europei, con la loro mai sopita forma mentis colonialista, hanno cancellato civiltà intere, hanno impedito a me e a voi di godere dei gioielli più alti di culture millenarie, di apprendere da loro allo stesso modo in cui possiamo apprendere da quella indiana, o giapponese: ci hanno impedito di crescere. E tutto per l’oro, che doveva essere tutto per loro.PACAL-HEAD-bg

Quando avevo nove anni mia mamma mi portò a Venezia a visitare una mostra sui Maya a Palazzo Grassi. Rimasi affascinato da quelle statue verdi di giada, da quei mosaici di guerrieri vestiti di pelli di giaguaro, dai coltelli, dai paramenti sacri, da quegli utensili di ossidiana che non capivo nemmeno a che servissero, da quelle immagini che raffiguravano uomini come me, ma dalle espressioni indecifrabili e dalla testa allungata. Chiesi alla guida perché una civiltà così bella non esistesse più. Lei mi rispose “Hernàn Cortès sbarcò in Messico nel 1519. Quello fu l’inizio della colonizzazione delle Americhe, e a mano a mano, i vari imperi che esistevano…”.
Non mi disse che eravamo stati noi a distruggerla per sempre. E “colonizzazione”, specie alle orecchie di un bambino, non è una parola che ha il suono del ferro e del fuoco. Non ha il rumore di cento milioni di uomini uccisi senza mitraglie, carri armati, gas velenosi, campi di concentramento, esplosivi, bombe atomiche, ma cento milioni di uomini ammazzati a fil di spada, sfondati da archibugi obsoleti, contagiati da malattie. Facile uccidere con le grandi bombe. Per uccidere cento milioni di persone una per una ci vuole una grande arte, che solo gli Europei, finora, hanno avuto.
E non esiste ricorrenza o monumento al mondo che ricordi quest’ecatombe, questo immenso sacrificio immolato sull’altare dell’umana avidità. In compenso esiste l’idiota Columbus Day.

Si racconta che Huayana Capac, imperatore degli Incas e padre di Athaualpa, l’ultimo imperatore, ricevesse un indovino in lacrime che diceva di aver veduto un presagio.
Tre aloni attorno alla luna: l’esterno di fumo, il medio verde scuro e il più interno scarlatto come il sangue. “Mio signore, tua madre, la Luna, vuole farti sapere che il Creatore Viracocha minaccia la tua stirpe regale e il tuo popolo tutto. Il cerchio di sangue dice che non appena te ne sarai andato a riposare per sempre con tuo padre, il Sole, scoppierà una guerra cruenta, e molto sangue verrà versato. Il secondo cerchio, quello verde scuro, dice che la guerra distruggerà il tuo impero. Il terzo, di fumo, dice che tutto arderà…“.
E si racconta che proprio in quel momento, affannato, irrompesse nella sala un messaggero con notizie urgenti dai confini.

VN:F [1.9.3_1094]

Ehi, solo un attimo! Dedica un secondo del tuo tempo per votare il post, cosi' sapremo se ti e' piaciuto! Clicca le stelle qua sotto, non serve registrazione!
Rating: 5.0/5 (8 votes cast)
VN:F [1.9.3_1094]
Rating: +7 (from 7 votes)
Il Columbus Day - ovvero, festosa commemorazione dell'uccisione di cento milioni di persone, 5.0 out of 5 based on 8 ratings



Post simili

  • Arrivano i barbari
    Esistono molti tipi di invasioni barbariche. Di solito le immaginiamo stile invasione dell'Impero Romano: da una parte una civiltà raffinata...
  • Legge-libera-caccia
    Il nostro beneamato Parlamento ha approvato la deregolamentazione della caccia. Da oggi esiste quindi una legge che prevede la sostituzione ...
  • Il mio ultimo safari per l’estate
    Com'è che non riesci più a volare cacciare? Be'. Capodanno è passato, e a lunghe falcate si avvicina la primavera, tenendosi dietro per m...

7 Commenti per “Il Columbus Day – ovvero, festosa commemorazione dell’uccisione di cento milioni di persone”

  • #1 L'Uomo Focaccina scrive:

    L’ho sempre pensata esattamente come te. Sono sempre stato convinto che la “scoperta” (termine che tra l’altro considero molto egoistico… che cazzo ha scoperto Colombo?? C’era già la gente, in “America”…) del Nuovo Mondo sia stata una degli avvenimenti più sfortunati della storia umana. Certo, era inevitabile che prima o poi una metà del mondo si ricongiungesse con l’altra. Ma doveva accadere molto prima, quando la giovane cultura europea era ancora assetata di conoscenza e desiderosa di confronto; o molto dopo, quando la raffinata cultura europea avrebbe saputo riconoscere le infinite opportunità di crescita che derivano dall’incontro con una civiltà che per decine di migliaia di anni si è evoluta per proprio conto, virtualmente dando vita ad una mole inimmaginabile di cultura, completamente diversa e indipendente da quella con cui si aveva avuto da sempre a che fare.
    Spero di essere stato abbastanza chiaro, è un po’ complicato da esprimere. Ed ogni volta che ci penso vengo assalito da una sensazione terribile, come di un vuoto incolmabile.

    VA:F [1.9.3_1094]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  • #2 Salomè scrive:

    Scusami, ma non posso fare a meno di sorridere amaramente pensando al fatto che ciò di cui parli è stato solo l’inizio!! Lo sterminio delle civiltà precolombiane è stato l’incipit di un processo ciclico di annullamento identitario, visto che -purtroppo- la violenza legittimata tende naturalmente all’effetto domino. Vogliamo parlare dell’evoluzione, del climax degenerativo scatenato da quest’opera di distruzione squisitamente europea? Vogliamo parlare del Trattato di Guadalupe Hidalgo (1848)? O del massacro di Sand Creek (1864)? E la battaglia del Little Bighorn (1876)? E tutte le altre guerre indiane dalla fine del XVII secolo, dove le metti?
    Vedi, le questioni in ballo principalmente possono essere due.
    La prima è che legittimare come modus agendi un qualsiasi gesto -sia esso lesivo o meno e in questo caso mi riferisco alla “colonizzazione” coatta e violenta- automaticamente crea un precedente, atto a legittimare tutti gli altri a seguire. In parole povere, una volta presa la mano -o l’abitudine- è difficile porre fine alla proliferazione di qualcosa ritenuto come legittimo e dunque recepito come “normale” da attuarsi, nell’opinione comune. Quando determinati comportamenti vengono acquisiti e naturalizzati nell’imprinting culturale di un popolo, è molto difficile sradicarli perché divengono norma legittima e dunque positiva. Tanto più, poi, divengono tali se vengono legittimati facendo appello al comodo e agli interessi economici mascherati da autorità divina.
    La seconda è l’aura di superficialità irresponsabile e idiota che aleggia beatamente su ogni aspetto della nostra vita. Per cui, pur di avere un ennesimo motivo per “distrarsi” e far allegramente baldoria, con superficiale sottigliezza si aggira il problema etico soffermandosi esclusivamente sul gesto (la scoperta) che di per sé, potenzialmente sarebbe anche potuto essere positivo se non avesse avuto le ripercussioni che ben conosciamo, senza considerare in prospettiva storica le conseguenze che invece ha prodotto.
    Tutte le altre stragi che hai citato sono oggettivamente errate e integralmente negative: in esse azione e conseguenza, mezzo e fine, intenzione ed esito, convergono in un’unica risultante che è il male fine a se stesso e indiscriminato. Non ci sono escamotages, non ci sono giustificanti, non c’è un aspetto salvabile da salvare, non c’è alcuna sfumatura allegra o positiva nella rievocazione di esse. Automaticamente, non c’è nulla da celebrare per motivare un giorno di festa -inutile- estorto al calendario. Manca il pretesto.
    Tornando al discorso della legittimità: anche la superficialità oggi ha subito un processo di legittimazione e la riprova di questa legittima superficialità sono i festeggiamenti per il Columbus Day che hanno dato l’avvio a questo post.

    VA:F [1.9.3_1094]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  • #3 Tommaso scrive:

    Io personalmente credo che il Columbus Day sia solo una delle feste che i vari popoli hanno per celebrare un avvenimento del proprio passato. Sicuramente la scoperta dell’America poteva portare ad esiti diversi, però credo che se oggi siamo clementi e concediamo il perdono ai nostri avi non sapendo ciò che fecero, ma celebrandoli, sia perché l’uomo è troppo “smemorato”. Cioè: l’uomo secondo me tende ad avere una memoria a breve termine e in futuro a rifare gli stessi errori. Così come il Columbus Day oggi è una festa, non vorrei che le generazioni future si dimenticassero delle lezioni impartiteci dal XX° secolo. Sebbene noi oggi sappiamo quali sono gli errori da non commettere più, avendo superstiti di foibe, gulag e lager, credo che decennio dopo decennio questo ricordo si farà sempre più labile.E quindi, io in questo articolo intravedo questa funesta possibilità: rischiamo, cioè, di non ricordarci le lezioni che la storia ci da e di non indagare eccessivamente sui nostri avi arrivando addirittura a graziarli e concedere loro il perdono anche se in passato hanno fatto 100.000.000 di morti. Io le cifre non le conosco e le prendo per vere, ad ogni modo se così fosse, si dovrebbe dare una diversa interpretazione della scoperta dell’America. Si dovrebbe dare l’idea di un’occasione mancata, ed assieme a quella anche lo sterminio di aborigeni in Australia, e di indiani in America. Come vedi, dunque, tendiamo ad essere troppo clementi verso coloro che hanno sbagliato in passato, e questo forse deriva da un ricordo stereotipato dai libri della storia, oppure dal fatto che negli anni il ricordo è andato cancellandosi, e dopo 500 anni addirittura non c’è più. Questo, a mio avviso, dovrebbe farci temere sul futuro!

    Tommaso

    VA:F [1.9.3_1094]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  • #4 Laura scrive:

    “Nous sommes libres, et voilà que tu as enfoui dans notre terre le titre de notre futur esclavage. Tu n’es ni un dieu ni un démon, qui es-tu donc pour faire des esclaves ? Orou, toi qui entends la langue de ces hommes-là, dis-nous à tous, comme tu me l’as dit à moi-même, ce qu’ils ont écrit sur cette lame de métal : Ce pays est à nous. Ce pays est à toi ! et pourquoi ? Parce que tu y as mis le pied ! Si un Otaïtien débarquait un jour sur vos côtes et qu’il gravât sur une de vos pierres ou sur l’écorce d’un de vos arbres : Ce pays est aux habitants d’Otaïti, qu’en penserais-tu ? Tu es le plus fort – et qu’est-ce que cela fait ? Lorsqu’on t’a enlevé une des méprisables bagatelles, dont ton bâtiment est rempli, tu t’es récrié, tu t’es vengé, et dans le même instant tu as projeté au fond de ton cœur le vol de toute une contrée ! Tu n’es pas esclave, tu souffrirais plutôt la mort que de l’être, et tu veux nous asservir ! Tu crois donc que l’Otaïtien ne sait pas défendre sa liberté et mourir ? Celui dont tu veux t’emparer comme de la brute, l’Otaïtien est ton frère ; vous êtes deux enfants de la nature ; quel droit as-tu sur lui qu’il n’ait pas sur toi ? Tu es venu, nous sommes-nous jetés sur ta personne ? Avons-nous pillé ton vaisseau ? T’avons-nous saisi et exposé aux flèches de nos ennemis ? T’avons-nous associé dans nos champs au travail de nos animaux ? Nous avons respecté notre image en toi.”

    Ecco le parole che Denis Diderot fa dire da un vegliardo di Tahiti a Bougainville, civilie francese, nel suo “Supplément au voyage de Bougainville”.
    Le trovo di una forza abbagliante.

    VA:F [1.9.3_1094]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  • #5 Salomè scrive:

    @Tommaso: approvo in pieno l’invettiva contro l’eccesso di “giustificazionismo” e aggiungerei che l’uomo è troppo “smemorato” e ha la memoria a breve termine, quando gli fa COMODO non ricordare o fingere di non ricordare avvenimenti che per lui risultano scomodi e controproducenti. Stai pur certo che per ciò che gli può far COMODO (a breve o a lunga scadenza), è capacissimo di dimostrare una memoria di ferro e non a lungo, ma a LUNGHISSIMO termine.
    Altrettanto COMODO è distorcere l’oggettività dei fatti facendo appello alle varie “percezioni” o “interpretazioni” che di esso si possono dare.
    Indipendentemente da tutte le interpretazioni e percezioni possibili, plausibili e immaginabili, determinati FATTI restano FATTI, ovvero EVENTI OGGETTIVI e REALI e su quelli c’è molto poco da discutere e da interpretare. Un’interpretazione -che è un punto di vista meramente soggettivo- non può intaccare l’essenza oggettivamente tangibile, dunque inequivocabile, di un avvenimento. Purtroppo, molto spesso viene usata l’eristica dell’interpretazione, ai fini di un revisionismo storico di comodo e di parte.

    A tal proposito, vorrei riportare un estratto da un’intervista allo scrittore americano John Nichols, non prima però di aver brevemente spiegato chi è costui.
    Nichols è un autore poco noto in Italia, politicamente impegnato, attivista dei diritti delle minoranze e delle identità culturali più fragili, ecologista e animalista. Insomma, le intenzioni ci sono: teoricamente, poverino, sarebbe anche una brava persona. Sfortunatamente, Nichols come tante altri presunti buoni samaritani che, autodichiarandosi rispettosi e sensibili, si prodigano a salvaguardare a parole ambiente, animali, minoranze, derelitti e tante altre belle cose, all’atto pratico non è capace di mostrare altrettanto rispetto e sensibilità nei riguardi dei propri simili (in particolar modo di quelli di sesso femminile), ragion per cui, personalmente non è uno scrittore che stimo né apprezzo o approvo come uomo, proprio a causa dell’incoerenza che ho riscontrato nell’attuazione di quei principi etici che è tanto bravo a proclamare a voce o per iscritto. Se sostieni di rispettare gli animali, di rispettare l’ambiente, di rispettare l’universo intero, ma nel piccolo, nella quotidianità, non sai rispettare un’altra persona tua pari, il tuo concetto di “rispetto” mi sembra alquanto discutibile e misero… oltre che contraddittorio. A mio avviso, peggio di una persona incoerente c’è solo uno scrittore incoerente, perché i suoi pensieri hanno più larga diffusione. Ma non voglio sollevare polemiche.
    Considerazioni etiche individuali a parte, ritengo molto interessante quanto da lui affermato nel corso dell’intervista cui ho accennato sopra, concessa a Mario Materassi nel Novembre del 1992.
    Nichols proveniva da una famiglia borghese piuttosto benestante e con una tradizione storica di lunga data alle spalle (uno dei suoi avi fu tra i firmatari della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti) e decise di attuare un’inversione di rotta nel suo sistema di idee, dopo un viaggio illuminante in Guatemala effettuato quando era poco più che ventenne, che scatenò in lui il classico “effetto Siddharta”, ovvero gli fece aprire gli occhi su quella che era la realtà degli stati sottoposti in modo più o meno diretto, all’influenza degli USA. Ciò lo spinse a documentarsi, indagando sulle magagne occultate del suo paese e riflettendo su come e quanto l’educazione impartita nelle scuole fin dall’infanzia, manipolasse la prospettiva storica, condizionando il futuro sviluppo di un’opinione critica autonoma.
    Queste sono le sue testuali parole:

    “I had also never been in a country so completely controlled by the United States. [...] I’d never been in a country where people hated North Americans so much. [...] I came out of Guatemala very disillusioned by the United States, by the United States history, by everything that i had been taught in school: that we are the great, benevolent guardian of freedom and democracy all around the world. Guatemala really put the kibosh on all that malarkey. [...] After 1964, I read about the history of Guatemala, and that led me to read about the history of the United States, Central America and Latin America. And I began to learn about on my own country. Nobody had ever taught me the dark side in school. They had taught me that the Pilgrims arrived in America and sat down and had Thanksgiving dinner with the Indians, and everybody loved everybody, and the Indians gave the Pilgrims corn, and the Pilgrims gave the Indians turkeys or something in return. But actually the Pilgrims arrived and started committing genocide on the native populations “.

    A priori dall’antipatia individuale che posso nutrire nei confronti di questo scrittore, quanto appena citato mi sembra la testimonianza più genuina, diretta e lampante delle “interpretazioni” distorte che venivano –e probabilmente vengono ancora- propinate già nei primi anni di sviluppo di un individuo, dalla cultura egemone Bella-Brava-e-Buona, per alterare la visione della storia. In questo caso si parla degli USA, ma non credo proprio che altrove la prassi possa essere tanto differente.
    E’ sempre comodo mettere la testa sotto la sabbia, fare gli gnorri, fingere di non vedere e non capire, quando si ha il carbone bagnato.

    VA:F [1.9.3_1094]
    Rating: 0 (from 0 votes)
  • #6 tatiana scrive:

    beh,devo ammettere ke io non sono mai stata molto afferrata in storia,però leggere ciò ke avete scritto mi ha fatto venire voglia di scoprire queste meravigliose civiltà…è vero lessere umano è essenzialmente egoista e per esempio io mi accorgo(per lo meno nel mio caso )ke a volte tendiamo a non vedere a un palmo del nostro naso,figuriamoci così in lontananza,(di anni) beh,per non dire stupidagini mi sento solo di dire ke purtroppo l’unika cosa ke è sempre riuscita a mandare a vanti il mondo x lo meno x gli esseri umani sono i soldi,il denaro,il potere in sostanza e l’uomo ne è sempre stato affascinato e condizionato…ed è x qst secondo me ke molte guerre avvengono,ke molte stragi si sono compiute,ke molto sangue innocente è stato versato,ma qst è il mondo qualquno disse l’avidità non avrà mai fine…piùttosto dovremo imparare da quelle popolazioni ke nella semplicità,nella povertà estrema e a volte purtroppo nell’ignoranza possono insegnarci tantissimo basta tendere una mano ed essere pronti ad ascoltare allora si ke potremmo fare di qst mondo qlksa di più unito…forse aspettiamo la catastrofe…ki lo sa….comunque grazie x le vostre informazioni a volte è più bello sentirlo da altre xsone ke da libri….

    VA:F [1.9.3_1094]
    Rating: -1 (from 1 vote)
  • #7 Giorgio scrive:

    Praticamente sempre è più bello sentirlo da una persona, piuttosto che da un libro.
    Comunque come ti sarai accorta l’argomento mi sta molto a cuore ed è molto importante. Se ti vorrai documentare sarà per me un piacere proseguire, poi, la discussione. :)

    VN:F [1.9.3_1094]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia il tuo commento

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

Iscriviti alla mailing list