#122

nov 5 2009

Festa delle Forze Armate

Sì, devo cercare di mitigarmi – e questa è l’occasione. Perché non esistono posizioni solide che si possano spianare a colpi di sciabola.

Non nego che la festa delle Forze Armate stenti ad attirare la mia simpatia. Vedere, nei rari momenti in cui accendo la televisione, spot commossi in cui valorosi militari sono applauditi dalla folla e bambini rincorrono gaiamente le ombre dei carri armati mi fa storcere il naso. Ma adesso, Giorgio, diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Nota preliminare: la faccenda è complessa – motivo in più per andare coi piedi di piombo. Potrei anche sbagliarmi nel descrivere l’articolazione istituzionale militare e di polizia, e in tal caso, come disse un polacco, mi correggerete. Frecce Tricolore

Le Forze Armate italiane sunt omnes divisae in quattro: Esercito, Marina, Aviazione e dal 2000, Carabinieri. Sono corpi militari, composti da militari.

Le Forze Armate non vanno confuse con le Forze di Polizia. Infatti quando ci si riferisce alle Forze di Polizia ci si riferisce a quelle istituzioni che hanno precise funzioni in relazione a prevenzione e repressione dei reati, ampiamente articolate sia in materia territoriale che di competenza, che possono essere sia militari (Carabinieri, Guardia di Finanza) che civili (Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria). Quindi sono due nozioni ben distinte, pur avendo punti in comune.

L’ho puntualizzato perché io non lo sapevo. E ancora so molto poco. Ciononostante, mi permetto una minima riflessione che non necessita di conoscenze tecniche specifiche.

Le Forze di Polizia sono (ancora) necessarie. Senza la loro funzione di sicurezza non esisterebbero organi capaci di ostacolare la commissione di reati, senza la loro funzione giudiziaria i PM dovrebbero mettersi a fare seriamente palestra, perché i nerboruti rei dovrebbero trascinarli loro davanti al giudice.
Fermo restando tutto quello che ho già avuto modo di dire sulle Forze dell’Ordine, queste hanno un ruolo fondamentale e degno del massimo rispetto.

Ma non volendo fare di tutta l’erba un fascio né nel bene né nel male, altro discorso va fatto per quelle Forze Armate che non sono Forze di Polizia. Esercito, Marina, Areonautica militare.
Verissimo che sono le uniche istituzioni che hanno i mezzi per allenare atleti a livelli olimpionici. Ma mi sembra un po’ pochino. Infatti, per il resto, si impegnano in goliardiche missioni di Peace Keeping durante le quali vanno col fucile in braccio a portare la democrazia là dove la democrazia non può ancora strutturalmente attecchire facendosi sparare addosso dai mattacchioni locali. Ah, no, aspetta. Ci sono anche le frecce tricolori – che fanno sempre scena – e abbiamo anche due o tre navi supertecnologiche. Per far bella figura con i presidenti stranieri. Per non parlare degli ultimissimi acquisti che si prospettano, di cui abbiamo già parlato, cioè i 131 cacciabombardieri JSF, ciascuno equivalente, per costo, a 400 asili nido, o a 80.000 indennità di disoccupazione per precari. Negli ultimi nove anni la spesa annuale per la Difesa è aumentata di quasi 8 miliardi di euro – superando i 20. Ultime notizie, nel 2010 arriveremo a 23. Ma il crimine comune è maggioruguale a prima.

Il riveritissimo Napolitano ne fa una questione di prestigio. Il Peace Keeping, i caccia, tutta roba che ci rende un paese prestigioso. Essendo noi l’Italia non possiamo puntare su altro che sugli armamenti e sugli interventi militari, per diventare uno Stato prestigioso. Eh già. Mai che si investa sulla cultura giocando in casa, sviluppando ciò che come Paese siamo nati per sviluppare. Meno male che certi ministri si oppongono.la-grande-guerra

Il 4 novembre si ricorda la vittoria dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, annunciata col Bollettino della Vittoria del generale Diaz: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.” Bilancio italiano: 650.000 morti, un milione di feriti e mutilati, 600.000 dispersi e prigionieri. E dopo quasi cent’anni si festeggia ancora come vittoria.
Bellissimi gli spot “Grazie Ragazzi” et cetera et cetera. Ma io, in tutta franchezza, preferisco ringraziare per altro.

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6 Commenti per “Festa delle Forze Armate”

  • #1 Magnus de Armis scrive:

    Ovviamente abbiamo al governo personaggi come il simpatico La Russa, l’uomo dalla voce possente, che per fare i favoroni ai cosidetti “alleati” devono spendere le loro risorse economiche. Inoltre “loro” per modo di dire perché li paghiamo noi con le nostre tasse, con i nostri tagli alla cultura, alla sanità, alla giustizia e alla sicurezza. Inoltre ci sarebbe da chiedersi come mai in paesi avanzati come per esempio la Francia, gli Stati Uniti, la Germania, l’inghilterra; Quest’ultimi investono nelle scuole, nell’istruzione e nell’educazione. Noi invece, per fare i bastian contrari che ci aggrada molto, andiamo a comprare gli aerei. Se non ci fosse da piangere, riderei come un matto. Poi per fare un pò di demogogia, quei simpatici mezzucci DA GUERRA per un paese come il nostro, e cito:la Repubblica italiana ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. E’ veramente carino notare come, nonostante non abbiamo i ferocissimi barbari pronti a fare un nuovo sacco di Roma, che forse ci farebbe pure bene, noi continuiamo a spendere miliardi di miliardi per tecnologicissimi mezzi di morte.
    Come dicono i francesci “c’est la vie, c’est la guerre” o come diceva il nostro patriotissimo Manzoni:”Ai posteri l’ardua sentenza.”

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  • #2 Tommaso scrive:

    Io son convintissimo dell’importanza di ciascuna idea, la quale è senz altro necessaria per lo sviluppo di un qualsiasi dibattito. Tuttavia ci sono argomenti e situazioni che esulano da questo contesto, e ove ci vuole una certa obiettività e dei valori morali ed etici condivisi. Frequentando da tempo questo blog (e il tuo prima) ho notato subito che quanto affermi sulle Forze Armate mal si concilia con quanto lessi e sentii da te tempo fa. Ad esempio, se non sbaglio non hai mai perso la possibilità di dichiararti pacifista e contrario alla guerra ed agli armamenti. In materia scrivesti anche alcuni articoli. Ora invece sbeffeggi bellamente le azioni di pace nelle quali oggi i nostri militari sono impegnati. Vada per la tua personale idea, e vada anche per il tuo pacifismo (che io condivido parzialmente tra l’altro), ma non comprendo il perché tu sbeffeggi le azioni delle Forze Armate. A proposito, dichiari: “in goliardiche missioni di Peace Keeping”, ma dove sta la goliardia nelle missioni di pace?Dove sta la goliardia nell’andare in terra straniera e tentare di aiutare un popolo ad evolversi e tornare a casa dentro una bara e senza salutare i propri cari?Dove sta la goliardia dell’impegnarsi attivamente in paesi poveri nei confronti di intere donne, bambini e famiglie distribuendo aiuti anche alimentari a chi fino al giorno prima viveva senza una pagnotta e con un dittatore in casa?Dove sta la goliardia laddove persone ci rimettono la vita per assicurare anche la nostra incolumità interna, che sarebbe compromessa se l’Afghanistan o l’Iraq venissero lasciati in mani di dittatori esaltati?Insomma, tu parli di cultura, ma anche le azioni dei militari impegnati in missioni di pace non sono alto che divulgazione di cultura in paesi laddove purtroppo si è soggiogati da una religione che facilmente si spinge nel fanatico e nell’odio contro gli occidentali?
    Insomma, Giorgio, come dicevo prima, alcuni valori dovrebbero essere condivisi. E mi sembra strano che uno che proclama la pace non si batta affinché essa venga diffusa nel mondo!I corpi militari italiani non sparano su civili e bambini indifesi al pari di altri popoli!Gli italiani sono lì per portare la pace, solo che al posto di farlo con altri mezzi usano le armi per combattere chi si permette di opprimere popoli interi!E a codeste persone che si battono sia per la nostra incolumità che per la nostra libertà, e anche per la libertà degli altri popoli noi dovremmo rendere omaggio!Altro che goliardiche missioni di pace, qui si sta dicendo di celebrare un corpo che rischia la propria pelle per gli altri e per una nobile causa. Perché mi pare che che la diffusione della democrazia e della libertà sia una nobile causa, o no?Se non erro un anno fa tu stesso mi dicesti che la libertà è il valore più importante dell’uomo!E allora cerchiamo di lasciare il pacifismo da parte una buona volta per celebrare coloro che hanno sposato una nobile causa!Anche perché paradossalmente le loro azioni si sposano perfettamente col pacifismo!

    Concludo con una nota sulla Prima Guerra: più che festeggiare e celebrare la guerra in sé dovremmo celebrare coloro che lasciarno terre e famiglia per andare, controvoglia, a combattere una guerra della quale non importava a nessuno.Con gli scarponi di carta, nelle trincee in pieno inverno, con i comandanti che allegramente facevano colazione e soggiornavano a kilometri di distanza dal fronte, son convinto che il 4 novembre sia la giornata di quei valorosi uomini!

    Tommaso

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  • #3 Giorgio scrive:

    Primo punto: a vent’anni è normale e sano evolvere le proprie idee di anno in anno. E adesso ho molto moderato le mie idee circa le Forze Armate, che non sbeffeggio affatto. Il rispetto innanzi tutto. Ancora una volta mi viene attribuita un’azione e un’intenzione che chiaramente non mi è propria.
    Quello che palesemente contesto è il portare la pace sulla punta della baionetta – ed è difficile contraddire questa mia contestazione. Esistono centinaia di modi per “divulgare”, come dici tu, la cultura. Delegare questo compito ai militari è certamente il modo più barbaro e meno efficace. Perché le azioni di Peace Keeping sono azioni di guerra, inutile etichettarle come gesti pacifisti. Si può cambiare il nome come si vuole, ma tali restano: se hai un fucile in braccio stai facendo la guerra. E la guerra è un male senza appello. Quindi vorrei non essere gratuitamente tacciato di incoerenza, per due motivi: primo perché non lo sono. Secondo perché laddove lo sia, lo sono con idee avevo ma che ho personalmente superato.
    La democrazia non è merce, non si può esportare. Noi ci abbiamo messo secoli per costruirla, non si può pensare che i nostri rozzi eserciti possano regalarla.
    Ma la libertà resta certamente il valore supremo: proprio per questo sono un nonviolento.
    Infine, circa questa celebrazione, per supportare il mio punto di vista invoco la “Ballata dell’eroe” di De André. Credo che completi esaustivamente il mio punto di vista.

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  • #4 Tommaso scrive:

    Invece io non vedo alcun problema nel portare la pace attraverso un fucile od una baionetta. Credo di aver abbondantemente espresso il perché, mentre qui basterà dire poche cose: se io vado in giro col fucile non necessariamente sto facendo la guerra; se io quel fucile non lo uso a sproposito sparando sulla folla per ammazzare un delinquente o un terrorista, non sto facendo la guerra; se mi impegno a distribuire aiuti alimentari alla popolazione, anche se ho il fucile in braccio non vuol dire che sto facendo la guerra!Insomma la pace non la si fa solo con le parole. Talvolta può essere più utile aiutare, anche con le armi, coloro che sono più deboli e che sono stati sottomessi ad un potere.
    Poi, per carità, ci possono benissimo essere divergenze nelle opinioni, solo che mi ha lasciato male l’accostamento di un termine che in quel contesto ho ritenuto poco opportuno!
    Infine, un’annotazione a chi ha scitto prima di me: noi ci aspettiamo che lo Stato faccia tante cose, tuttavia dobbiamo essere coscienti della zavorra che ci impedisce di progredire e che si chiama debito pubblico. Ora, possiamo certamente discutere sulle priorità e su cosa è più importante nella società civile, ma poi nei fatti dobbiamo confrontarci anche con questo. Lo dico perché sento spesso persone che reclamano un particolare intervento. Solo che dimenticano la zavorra che ogni anno ci costa, in termini di PIL, il 5% solo per interessi. Gli altri stati europei non hanno questo problema, non sono indebitati, e quindi possono attuare politiche occupazionali, economiche, sociali e culturali non indifferenti. Noi no e il perché l’ho spiegato.Questa è la differenza tra noi e loro. Mi son permesso di aggiungere un piccolo particolare, giusto per rendere più rendere un quadro generale della nostra situazione. Certo, se l’equivalente degli armamenti venisse speso altrove anch’io sarei ben più felice, ma questo ricade nella discussione sulle priorità della società civile!

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  • #5 Giorgio scrive:

    Qualsiasi azione portata avanti con un fucile in spalla, anche se non usato, anche se consiste nel portare aiuti, è un’azione militare. Ma è vero, non necessariamente di guerra in senso stretto, ed è giusto fare questa distinzione. Ciò non toglie che il fucile in spalla abbia comunque una sua funzione. Funzione non nobile, volta a incutere timore, rispetto, forte della minaccia di morte che aleggia intorno ad ogni arma. Il fucile rende rispettati, sì, ma non di un rispetto sincero.
    Parla dolcemente, ma tieni in mano un grosso bastone: andrai lontano“, diceva un maledetto cowboy che aveva un concetto di “lontano” tutto suo.
    “Peace Keeping” è un eufemismo politically più correct – essendo queste operazioni di guerra approvate dal Security Council, la loro parte violenta deve essere mascherata. Se si vuole fare la pace è vero che non si può fare a parole, ma non si può nemmeno fare con le armi. Fare la pace con la guerra è come fare il silenzio con le bombe. E’ ossimorico.
    Tommaso, la guerra, anche se la chiami “Peace Keeping” non è uno scherzo. Sfugge di mano. Gli uomini sbagliano, si ubriacano di potere. Nasce paura. Nasce rancore. I fucili sparano. Le persone come te e me muoiono. Come se non ci fosse già abbastanza sofferenza. E il fatto che accada non è una novità. Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant. Là dove fanno il deserto lo chiamano pace. Vale la pena di intraprendere la via della guerra, pur esistendo strade alternative? La vita è il valore supremo, la prima libertà. Per chiunque lo sia, la guerra, comunque chiamata, non può essere una soluzione. Per nulla. E questo è un punto di una logica così coerente immediata e semplice che contraddirlo è un’offesa all’intelligenza.

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  • #6 Alessandro scrive:

    Perdonate l’intervento tardivo, ma ero incuriosito dall’esito della discussione. Ferme restando tutte le precisazioni sull’importanza di un’azione non violenta, sul significato che può avere il pacifismo e su tutti i principi di pace e libertà finora espressi, siamo costretti ad una considerazione.
    I militari che partecipano agli interventi all’estero e chi gli è vicino non ritengono le loro missioni goliardiche, e non ritengono chi gli spara addosso dei mattacchioni. Questione di opinioni, giustissimo, ma nessuno li biasimi se si arrabbiano e protestano. Questione di ironia, d’accordo, ma vediamo di capire anche gli animi più sensibili, magari sofferenti per qualcosa. Rispetto, a volte, vuol, dire anche questo.
    E’ emerso dai commenti che i militari impegnati nelle missioni internazionali, e, aggiungo, particolarmente la componente italiana, opera prevalentemente in modo non aggressivo, in pratica: distribuzione e trasporto di aiuti, medicinali e altro, ripristino-creazione di strutture e infrastrutture, linee elettriche, acqua, strade, ponti. Sembrerà incredibile ma le FFAA possono contare su una quantità di mezzi e macchine operatrici sorprendente che gli permettono di fare il lavoro di un’impresa edile, di trasporti, medica, là dove nessuno lo vuole fare. Perché? Perchè spesso in cantiere come in ospedale cadono bombe di mortaio o succedono altri inconvenienti spiacevoli a base essenzialmente di piombo caldo o tritolo. Forse lavorare col fucile in mano è spiacevole per chi ti vede, ma per essere sincero, da umano tendo a capire che chi sta lavorando lo fa più tranquillamente, in quel frangente, se sa che ci sono una dozzina suoi amici che gli stanno guardando le spalle, chiamatela se vi pare sicurezza sul lavoro. Se non troviamo e proponiamo una valida alternativa efficace in pratica quanto questa, e ci piace far del bene, dobbiamo accettarla, i principi difficilmente fermano le pallottole. Questo però non fermi il nostro pensare e cercare alternative pratiche più adatte, gli ostacoli spronano.
    Un’ultima nota. Il 4 Novembre vuole ricordare al cittadino l’azione che le forze armate svolgono e hanno svolto fino ad oggi. Il 4 Novembre è il giorno dopo la conclusione della battaglia di Vittorio Veneto, è stato il giorno dopo la vittoria militare, quello in cui si pensa a cosa si è pagato. Chi è morto allora, sulle Alpi ed era di Cosenza, eroe o no, merita il nostro ricordo e la nostra considerazione, anche se è morto per qualcosa di orribile e mostruoso come la guerra che a noi non va giù, non possiamo permetterci di scordarlo. Così come non dobbiamo scordare tutti quelli che con una divisa italiana addosso sono morti fin’ora, in mezzo alla neve di Russia, o in mezzo alla sabbia che va dalla Libia all’Egitto. Il ricordo aiuta i figli, i nipoti di quelle persone, e dovrebbe aiutare tutti, a capire non l’utilità delle morti, la morte fa schifo ed è sempre inutile, ma il timido tentativo dello Stato di riconoscere e ringraziare per quel sacrificio non voluto, per risultati non goduti, fatto da uomini che avrebbero volentieri fatto altro che morire, cercando di invitare i cittadini a fare lo stesso(capire, non morire). Non è la celebrazione dell’orrore ma la commemorazione di chi ci è rimasto tritato dentro. Nella nostra cultura c’è e ci sarà sempre il bisogno e l’esigenza dei vivi di rendere qualcosa ai morti, credo che qualcuno sfili per loro, con l’uniforme e il cappello. Gli altri mandino un pensiero, basterà.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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