La vecchia storia della goccia nel mare
L’oceano è immenso.
L’ho visto solo una volta, Atlantico, nella cittadina francese di Biarritz, sul Golfo di Guascogna. Era diverso da tutti i mari che avevo visto – si sentiva. Tutto era più enorme. La costa era una scogliera di quelle che si immaginano nei romanzi fantasy, alta, massiccia, fiera nella sua resistenza contro onde altrettanto colossali, che si infrangevano in esplosioni biancheggianti alte decine di metri. Il cielo era nuvoloso, e faceva filtrare il sole a fasci, illuminando quel paesaggio surreale. C’era perfino un palazzo arroccato sulla scogliera, maestoso come poteva essere sono nella fantasia. Il vento salato ti strappava i vestiti. Ululava. E la sua voce si confondeva nel ritmico, portentoso mugghiare delle onde, giù dabbasso, ai piedi della scogliera.
Mi sembrava strano, lì, pensare che quell’ indomita massa primitiva di proporzioni così incommensurabili fosse composta da singole gocce.
E’ vero, la goccia è un’unità di misura labile, più che altro simbolica. Ma da un punto di vista teorico potrei riempire un Oceano Atlantico con il contagocce. Quando mi ricordo quella vista mi pare molto strano – ma è così.
La vecchia storia della goccia nel mare.
Ma da quando sono al mondo io non mi sono mai sentito una goccia nel mare.
Fossimo gocce nel mare, troppo poco e autoverticale sarebbe il potere del singolo nella sua realtà, troppo difficile stolto sarebbe muovere in una corrente unica moltitudini di diversi universi come se fossero uno solo.
Piuttosto, mi sento come la tessera di un domino, che può decidere quando e come e con che effetto cadere. Cadere cambiando se stessa, e toccando e facendo cadere altre tessere del domino. Un uno che cambiando può decidere di spingere altri a cambiare.
E poi il domino è più emozionante di una conteggio di gocce.
Ora scusatemi, torno a ricordarmi l’oceano. A ricordarmi di me quando vidi l’oceano. Avevo diciassette anni, mi ero appena messo l’orecchino, e…


22 novembre 2009 @ 23:15
Se non sbaglio, ne abbiamo parlato quando ci siamo incontrati.
Carina l’idea del domino.
Ci aggiungerei che la reazione a catena è frutto del nostro comportamento, per il principio azione/reazione, per cui, alla fine, è molto più importante quello che facciamo rispetto a qurllo che diciamo!
23 novembre 2009 @ 14:30
L’idea di parlare di questo in un post mi era venuta quando ci siamo visti, infatti.