dic 31 2009

Un inizio senza fine

Le cose iniziano, non finiscono.
Curioso capirlo alla fine dell’ultimo anno della decade. Ma è così. Le cose iniziano, non finiscono.

Quello che accade non cesserà mai di influenzare la nostra vita; lascerà impronte, ci porterà costantemente a cambiamenti perpetui per agevolarlo, o arginarlo. Cosicché ogni attimo ha il peso di un tassello indelebile della nostra storia, nel bene e nel male. E questo non va dimenticato.

Le finte fini che concepiamo -in realtà passaggi- ci sono solo utili per guardarci indietro con presenza di spirito. Ed ecco che ci voltiamo, e… Oh. Non ci dilungheremo su che cosa vediamo, c’è solo la via che con le nostre forze abbiamo battuto, ora con entusiasmo, ora con pigrizia, ora con tristezza, ora con compassione, ora con energia e gioia sfrenata, come per tutti – un anno comunque memorabile, di profondi cambiamenti. E se guardiamo ancora più lontano, verso dove sfuma l’orizzonte, vediamo tutto il decennio, la nostra adolescenza, il nostro forgiarci lento in persone, il nostro mettere ali. Persone che prima c’erano e se ne sono andate, persone che prima non c’erano e che ora affondano le loro radici nella nostra vita.

Il prossimo anno è lusinghiero, se avete gli occhi giusti. Anche il prossimo decennio lo è – informe, enorme di promesse. E questo perché è il nostro domani. E il domani, se è vero che ne siamo i fabbri, non può che essere così.
Vi auguriamo di riuscire a piegare il vostro 2010 nel gioiello che desiderate farne.

Adesso scappiamo, abbiamo una macchina piena di alcolici, un sacco di musica e di compagnia che ci aspetta e un brindisi lungo dieci anni da fare.
Verso Itaca.

Massimo & Giorgio

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dic 29 2009

La vera storia della cicala e la formica

E’ estate. La cicala se ne sta sul lato della via con la sua chitarra. Canta vecchie canzoni dell’Equipe 84 e di Battisti. Passa una formica. Si sta spaccando la schiena per trasportare un chicco di grano al formicaio.

- Ehilà formica, ma com’è che stai a spaccarti la schiena tutto il giorno? Prendila facile, sorella!
La formica si ferma un attimo posando il macigno di grano. - Ridi, ridi, faccia di culo. Vedremo chi riderà quest’inverno.
- Madò, formica, ma come stai tirata. Vieni, fermati un po’, amica del sole, beviamoci il succo da una pesca e cantiamo un paio di canzoni di Branduardi, ti va?
- Ma vai a cagare, hippie di merda.

Così l’estate passa. La formica ha messo da parte tanto grano da resistere ad un inverno nucleare di seicento anni, la cicala si è strafogata di frutta e ha cantato le discografie complete di quattordici cantautori italiani.
Non ci sono più le mezze stagioni e arriva l’inverno d’emblée.
La formica se ne sta rinchiusa nei suoi bastioni sotterranei sgranocchiando granaglie e guardando retrospettive sui quiz di Mike Bongiorno, mentre fuori la cicala rassega per il freddo e patisce la fame. Finché non decide di andare a bussare col cappello in mano alla porta della formica.

- Ehilà formica, come stai?
- Benone, che cazzo vuoi?
- Ottimo, senti… Non è che avresti qualcosa da mangiare per me? Posso suonarti tutto Guccini, in cambio!
- Odio Guccini. E comunque io ho lavorato duro per farmi le provviste per l’inverno. Tu che hai fatto?
- Be’, son stata a cantare.
- Allora adesso balla!
Soffia una folata di vento gelido.
- Quanti mesi sono che pensi a questa battuta del piffero? Dai, fammi entrare, che si gela qua fuori.
- No no no! Ascolta me! Io ho rinunciato ad un’estate di divertimenti per poter vivere l’inverno tranquilla! E tu non ti meriti proprio nulla! Mi sono spezzata la schiena anche di domenica per assicurarmi un tetto e tre pasti al giorno!
- Di pasti al giorno ne puoi fare anche settanta, visto il grano che hai.
- Io voglio vivere bene e avere la sicurezza che se un giorno succedesse qualcosa sopravviverei. Metti che l’anno prossimo venga la carestia!
- O la grandine.
- O la grandine, sì! Come sopravviverei? Oppure, buon dio, hai pensato se arrivassero le cavallette?
- Formichina, formichina mia. Io vivo l’oggi per oggi e per questo morirò. Tu vivi l’oggi per domani e per questo non vivrai mai. Può forse esistere una via di mezzo che potremmo seguire entrambe, gettando solide basi per il domani senza perderci l’estate dei nostri giorni; ma dopotutto sono solo un’omottera, e un’idea del genere mi verrebbe solo se avessi un sistema nervoso centrale. Addio!

E fu così che la cicala si voltò, si calcò il cappello sulla testa e se ne andò. Qualcuno dice di averla sentita cantare languidamente “My way” di Sinatra mentre nevicava, ma non se ne sa più nulla. La formica rientrò in casa serrandosi la porta alle spalle. Passò la vita a mettere da parte altro ed altro grano.

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dic 26 2009

Quali sono i veri valori? Cosa conta nella vita?

Oggi pomeriggio, nel consueto giro di auguri natalizi ai parenti, sono andato a trovare mia zia. In realtà è la zia di mio babbo, ma per estensione parentale, la chiamo zia anch’io.
La povera zia è una vecchietta nata due guerre mondiali fa, che vive sola, dolorante ad ogni movimento, con un occhio che vede tutto appannato da 15 anni e l’altro con la retina danneggiata. Tutto ciò che dista più di un metro, per lei è ombra.

Parliamo del più e del meno, di quello che faccio e di quello che vorrei fare e come ogni volta si va a finire nel solito ciclo di sospiri: “La vita è dura per i giovani, l’importante è che ci siano il lavoro e la salute”.
Poi finiamo a parlare della mia situazione affettiva e allora lei mi parla d’ì sù marito, degli ultimi anni in cui stavano insieme, di quando se n’è andato. Poi la saluto, tanti auguri e me ne torno a casa.

Per strada sotto la pioggia scrosciante penso ad un’esperienza analoga che ho avuto un mesetto fa.

Ero d’accordo con un amico che sarei andato a trovarlo, ma una volta arrivato a casa sua e suonato il campanello mi apre la nonna, che con un’espressione delusa mi dice che lui è dovuto scappare per un imprevisto, senza avvertirmi. Mi metto allora a fare due chiacchiere con lei e le chiedo – con aria allegra e un gran sorrisone – “Allora come sta? Tutto bene?”.
Lei mi guarda con quei due occhi vuoti che aveva dal momento in cui si era affacciata alla porta, e li mi rendo conto di aver fatto la peggiore gaffe del mondo. Diversi mesi prima aveva perso il marito, l’unica persona che le stesse vicina, no che non stava bene!
Mi riprendo alla meglio, e parliamo un po’. Mi dice che è fortunata ad avere una famiglia e dei nipoti che le vogliono bene in casa con lei, ma che nonostante questo si sente un vuoto incolmabile dentro. Come diavolo la consoli una persona che sta così? Quando ti sembra che non valga più la pena di vivere per niente, cos’è che può darti la speranza?

Ogni volta che sente suonare il campanello, spera che sia lui, di ritorno a casa.

Lei cambia argomento, e anche con lei finiamo a parlare di crisi, disoccupazione, e dell’importanza del lavoro.

*  *  *

Due signore della stessa età, che hanno perso la persona più cara che avessero al mondo, e che non vedono l’ora di poterla raggiungere in un ipotetico aldilà. Quello che mi chiedo io è come tu possa dirmi che nella vita contano solo il lavoro e la salute!

Abbiamo bisogno di amore! E di un qualcosa da costruire durante la nostra vita, che ci accompagni fino alla vecchiaia e che non possa essere abbattuto facilmente. Test sperimentali hanno dimostrato che purtroppo non basta costruire una fortezza dorata intorno alla persona che si ama, perché nel momento in cui costei verrà a mancare, tutto crollerà e ci renderemo conto di non aver altro. Dobbiamo lavorare molto su noi stessi e sugli altri, mettersi sempre in discussione, fare esperienza, migliorare: questo dev’essere un valore fondamentale!

Senza lavoro e con meno salute si può anche continuare a vivere, ma se non si ama e non si cresce, si sopravvive soltanto, ed ogni giorno è uguale a quello passato. E quando finiremo la lunga corsa del lavoro, arrivati alla pensione ci accorgeremo forse di non avere veramente niente in mano, qualche soldo, ma niente di più.

Questo è quello che oggi pomeriggio penso che conti davvero nella vita. Ma sono pronto a cambiare idea in ogni momento. E secondo voi invece, cos’è che conta davvero nella vita?

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dic 24 2009

Caro Babbo Natale II

Caro Babbo Natale,
come stai? Sappiamo che quest’anno c’è grossa crisi. Almeno così dicono. A noi non pare, visto che tutti continuano a spendere e spandere senza cognizione per cose inutili. Ma se avrai qualche difficoltà a portarci quello che ti chiediamo non ti preoccupare: ti diamo una deroga di una settimana.

Chiaramente anche quest’anno siamo stati veramente buoni. Una volta Giorgio ha lasciato dieci euro a un barbone per comprare del credito karmico e Massimo ha insegnato a un mucchio di gente come si usa Word. Ma poi abbiamo fatto anche un sacco di altre buone cose, come lo spettacolo di beneficenza al Saschall e il boicottaggio di McDonald. Quindi eccoci a batter cassa.

Massimo quest’anno vorrebbe un Dinozord. Uno vero. Non ha detto quale, sorprendilo. Giorgio invece ha bisogno della spada laser verde. Così finalmente potremo andare a giro come un vero Power Ranger e un vero Jedi. Giorgio vorrebbe anche qualche chilo di voglia di studiare, e magari qualche trenta sul libretto. O quantomeno una riforma (o una rivoluzione, rosso come sei) che annichilisca il Diritto Commerciale. Massimo invece sarebbe felicissimo di avere finalmente un po’ di voglia di scrivere su questo blog e un contratto di lavoro di quelli fichi, magari con la firma in fondo.

Per quanto riguarda tutto il resto… per quest’anno lascia stare. Innanzitutto perché hai la tua età e a portare tutta la compassione di cui c’è bisogno in un sacco ti fai venire il colpo della strega. Ma soprattutto perché quest’anno ci pensiamo noi.
Non c’è bisogno che tu ci porti qualcosa che abbiamo già dentro. Quindi non ci sarà bisogno che tu ci porti pace se avremo la pace nel cuore; non c’è bisogno che ci porti amore se avremo il coraggio di amare col cuore nostro; non c’è bisogno che tu ci porti entusiasmo se ci guarderemo attorno e sorrideremo rimboccandoci le maniche. E forse questo è un primo proposito per l’anno a venire: trovare dentro quello che si chiede fuori.

Ti ringraziamo -anche se tu non c’entri nulla, ma ehi, questa lettera è indirizzata a te- per tutti i doni che abbiamo ricevuto che non si possono comprare coi soldi, e per tutti quelli che riceveremo. Ma dopotutto tu sei la rappresentazione di tutti quelli che ci amano e che ci fanno doni, no? E allora questo ringraziamento lo dobbiamo proprio a te.
Speriamo di essere dei Babbi Natale all’altezza di come tu lo sei per noi.
Un abbraccio caloroso,

Massimo & Giorgio & tutti quelli che si vogliono unire & i loro enormi auguri per tutti

P.S. Ci riporti i preservativi al mango?

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dic 23 2009

Un Kurosawa spaziale – la nascita del Jedi

di Benjamin Sidney

Un caloroso saluto a tutti i lettori di To Honolulu!

Questo breve intervento nasce dalla mia passione personale per quei personaggi avvolti dal mistero chiamati Cavalieri Jedi e per uno smisurato interesse per la storia dei più grandi guerrieri di tutti i tempi, i Samurai.

Molto tempo fa notai una somiglianza fra questi due mitici personaggi: entrambi vestono in modo “orientale”, seguono una via marziale basata su fondamenta spirituali e possono avvalersi di poteri speciali quali: la “forza”, l’abilità con la spada e il loro rango elevato che conferisce loro un discreto potere politico e un’ influenza molto forte sulle persone comuni.
Ovviamente, nel caso di Guerre Stellari, stiamo parlando di una storia nata dalla fervida immaginazione di George Lucas, una storia così ben scritta che sembra quasi reale agli occhi degli amanti della fantascienza come me.

Il Samurai al contrario, non è un personaggio della fantasia, si tratta di una casta guerriera antichissima, la più micidiale arma del giappone medievale, sopravvissuto fino ai tempi moderni. Come tutti i veri appassionati di Samurai, mi sono imbattuto nel grande genio del regista Akira Kurosawa. Sempre più rapito, ho cominciato a comprare i suoi film e a guardarli uno dopo l’altro, ancora più incuriosito e sempre più incantato dalla maestria del regista giapponese, ho cominciato a studiarli, nel vero senso della parola.

La fortezza nascosta” è una celebre opera di Kurosawa, girato nel 1958, film che parla della storia di un coraggioso Generale Samurai che deve portare in salvo la figlia del suo re in territorio neutrale, per scampare alla condanna a morte impostale dal nemico.

Ci troviamo in un Giappone che soffre per la guerra intestina,la gente muore di fame o per via della spada, la principessa orfana di padre è ricercata dall’esercito nemico che invia spie e soldati per ucciderla. Il valoroso Samurai trovatosi da solo ad affrontare l’impresa, si avvale dell’avidità di due contadini disperatamente in cerca di una via di uscita dall’inferno della guerra.
Per riuscire a nascondere la principessa e  trarla in salvo insieme ad una montagna d’oro che serve per riorganizzare l’esercito e salvare così la dinastia,il Samurai Rokurota attrae i contadini e li promette una parte dell’oro, se accetteranno di trasportarlo in territorio neutrale. Il saggio Makabe Rokurota non svela loro la vera identità della bellissima ragazza che li segue nel viaggio e il fatto che la ragazza si finga sordomuta, per non farsi riconoscere, crea un’alchimia di situazioni comiche uniche, che lasciano intravedere una tradizione di Kabuki» , ormai radicata nel cinema giapponese.

George Lucas, regista del celeberrimo film StarWars, affermò di essersi ispirato a questi quattro personaggi per la creazione del primo Guerre Stellari, è infatti molto facile riconoscere nei contadini Matakishi e Tahei, sempre in litigio fra loro e sempre nei guai, i due robot C-3PO e R2D2 della saga. Allo stesso modo si intravede la sagoma della principessa Leila nel personaggio emancipato e forte della principessa della dinastia Yuki . Per arrivare al nostro eroe, il cavaliere Jedi Obi-wan Kenoby, ovvero il saggio protettore della dinastia, il Samurai Makabe Rokurota.

Possiamo quindi dire che il valoroso Samurai Rokurota può vantarsi di essere stato il padre del primo cavaliere Jedi della storia, e ancora una volta vediamo il genio di Akira Kurosawa che influenza il cinema e la letteratura mondiale, le sue storie e le sue leggende; un’uomo che ha raccontato le vicende di un popolo, la nascita di una cultura, con le sue grandi virtù e i suoi terribili lati oscuri.

Come descrivere un film di Kurosawa ad una persona che non lo ha mai visto?
Potrei raccontarvi le vicende e le geniali trame, figlie della migliore tradizione del Kabuki, con un pizzico di commedia dell’arte, ma preferirei descriverlo come un regista capace di farvi piangere, ridere di cuore ed infervorare i vostri animi, un regista capace di trasportarvi in un altro mondo, nelle viscere dell’animo umano, capace di farvi vedere i colori con una pellicola in bianco e nero, capace di far vivere la storia allo spettatore, con le sue gioie e i suoi dolori.

Se esaminiamo bene le vicende di questo film vedremo come alla fine uno dei generali nemici, un uomo sfregiato e distrutto dal disonore, deciderà di aiutare il Samurai Rokurota e la principessa a scappare dalla prigionia e si unirà a loro nel “lato buono della forza”, per usare un termine di “Space opera”. Lo stesso destino che spetterà al più cattivo della saga spaziale, Darth Vader, un uomo ormai per metà macchina, che vive nel dolore e nella collera, che porta sul capo un elmo molto somigliante a quello di un Samurai. Lucas, ma lei, quanto si è ispirato a questo film?
Improvvisamente Guerre Stellari sembra un altro dei meravigliosi capolavori di Kurosawa, senza nulla togliere al genio di Lucas che ha saputo, raccontare una storia avvincente, unica nel suo genere, che ha rivoluzionato il cinema mondiale.

Buona visione!

Benjamin Sidney

Kurosawastellare

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Con il termine Kabuki si indica una forma di teatro e di recitazione sorta in Giappone nei primi anni del diciassettesimo secolo. Deriva dagli ideogrammi Ka, che significa teatro, Bu, danza e Ki, abilità. E’ un tipo di teatro non impegnato in questioni filosofiche, e può assumere una connotazione comica; la forma di recitazione è caratterizzata da una forte espressività degli attori che si soffermano molto sulle emozioni, spesso tralasciando il dialogo. Le storie erano spesso scritte da più persone.

I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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