#128

dic 17 2009

All’ombra dell’ultimo sole

Vorrei tagliare la testa al toro circa la canzone “Il pescatore”, di Fabrizio De André. Sulla questione “ma il pescatore muore o no?“.

Il pescatore viene ucciso, muore, trapassa. E le mie argomentazioni per sostenere aldilà di ogni ragionevole dubbio che non sia altrimenti sono le seguenti:

  1. Aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso“. Il pescatore si è addormentato -figuratamente- con la gola tagliata. Il filo del coltello lascia sotto il mento la mezzaluna di un sorriso. A chi volesse darmi a intendere che non è una gola tagliata perché è sul viso e non sul collo, rispondo che si tratta di linguaggio poetico.
  2. Il tizio che arriva è un assassino, aduso a uccidere. Non per avere pregiudizi, però…
  3. Il calore di un momento” è l’impeto istintivo con cui l’assassino sgozza il pescatore, per paura che lo faccia catturare. Il fatto che non lo uccida subito, ma prima gli chieda pane e vino è perfettamente plausibile. Dopotutto è un uomo, non un droide macella-umani. E la paura sopraggiunge solo dopo. Paura che è un sentimento proprio di questo personaggio (“due occhi grandi di paura“).
  4. Dietro alle spalle un pescatore, e la memoria è già dolore…“: si lascia l’ennesimo cadavere alle spalle, e rimpiange la sua innocenza passata.
  5. Arrivano i due gendarmi, domandano al pescatore se ha visto l’assassino MA! Il pescatore non risponde. O è omertoso o è morto. Notare nella canzone l’avversativa “ma”, indice di una impossibilità.
  6. Il riferimento a pane e vino è una cristallina allusione a Cristo. Cristo, senza la propria morte, non ha simbolicamente ragion d’essere. Quindi il pescatore deve morire.
  7. Il fatto che la canzone si apra e si chiuda con la medesima strofa è un bellissimo artificio poetico. Nient’altro. Non serve ai fini della plot. La prima strofa è una anticipazione della conclusione piuttosto comune in poesia. E il fatto che l’articolo indeterminativo “un” venga cambiato in “il” è perché alla fine si sa di che pescatore si parla, all’inizio no.

Questo è quanto, a mio personale avviso. Ma sono argomentazioni che non si possono comunque trascurare. Quindi… Il pescatore muore. Poverello.

det_pescatore1

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23 Commenti per “All’ombra dell’ultimo sole”

  • #1 Serenana scrive:

    Perfettamente d’accordo…l’ho SEMPRE sostenuto, ma mi hanno SEMPRE dato della cretina :) .
    Com’è che ultimamente i tuoi post trascrivono su web ciò che ballonzola nel mio cervello di gelatina?
    O sono diventata un genio io, o…………

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  • #2 L'Uomo Focaccina scrive:

    E, che cavolo, l’ultimo sole può essere inteso come la sera… ma anche come l’ultimo sole nel vero senso della parola. E’ l’ultimo sole per il pescatore.

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  • #3 Alberto scrive:

    Non l’avevo mai letta in questo modo…
    A dire il vero, non ero neanche al corrente della disputa :)

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  • #4 Tommaso scrive:

    Io ero al corrente della disputa, ma mi ero sempre disinteressato, ritenendolo ben poco importante. Mi piaceva la canzone, e davo un messaggio mio personale a questa canzone. Però mi devo congratulare fortemente con te caro Giorgio per l’interpretazione che ne hai dato. Mi è piaciuto leggere questo intervento, come leggerei molto volentieri ogni interpretazione della parole di Fabrizio De Andrè che considero fenomenale!

    Tommaso

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  • #5 Tommaso scrive:

    Mi veniva in mente: non può essere che alla fine il significato sia anche quello più semplice?E cioè che il pescatore ha semplicemente aiutato l’assassino, facendo l’omertoso coi carabinieri?

    Tommaso

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  • #6 Giorgio scrive:

    Non è il significato più semplice; semmai, il più banale. Infatti questa interpretazione trascura completamente molti elementi della canzone che devono essere presi quindi per “casuali” o “senza senso”. Ad esempio, che rilevanza avrebbe il solco lungo il viso?
    Quindi, a meno di ammettere che De André scrivesse a caso, non è una interpretazione praticabile.

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  • #7 Tommaso scrive:

    Poiché ho una stima enorme di De Andrè che mi impedisce di pensare che scrivesse a caso, devo pensare che un significato c’è sempre. E così come tu hai abilmente proposto un’interpretazione, se il solco lungo il viso non fosse altro che la testimonianza del passare del tempo?Se fosse solo una ruga comune a tutti gli anziani?Insomma, io non ci credo molto, però sicuramente se un’altra interpretazione venisse abilmente confutata, ciò conferirebbe ancora maggior valore all’interpretazione principale (la tua). Alla fine può essere che talvolta il significato giusto e voluto sia anche quello banale, quello che si presenta immediatamente agli occhi delle persone!

    Tommaso

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  • #8 Giorgio scrive:

    L’ambiguità dell’espressione “solco lungo il viso/ come una specie di sorriso” è chiaramente ricercata. Le ambiguità poetiche servono per nascondere appena sotto la superficie l’interpretazione corretta, per evitare che una realtà diventi così chiara da essere inelegante. Quanto sarebbe stata più brutta, questa canzone, se fosse stato detto in modo diretto che il pescatore veniva ucciso! Ma tornando nel merito di questa ambiguità…
    C’è semplicemente quest’uomo con un solco sul viso che sembra un sorriso oppure quel solco è qualcosa di particolare, un taglio, e la similitudine col sorriso è un’agghiacciante suggerimento della forma e della posizione? Che cosa cela? Se questi versi ambigui servissero per nascondere sotto la superficie l’età dell’uomo, De André sarebbe un coglionazzo: infatti dopo dice “gli occhi dischiuse il vecchio al giorno“. Quindi nasconderebbe qualcosa con un’ambiguità inutile ed ingiustificata, visto che poi squaderna l’età dell’uomo in modo palese, e non c’è motivo per lasciarla nell’incertezza all’inizio.
    In arte il significato banale non è mai quello giusto. Può esserci il significato semplice, ma quello banale svaluta vertiginosamente l’opera d’arte, perché non tiene conto della raffinatezza di pensiero dell’artista.
    Comunque, vista la grande schiera di elementi che se non supportassero la mia tesi sarebbero superflui, sciocchi e casuali, e dando per appurato che Fabrizio De André non scriveva a caso, non si può che accettare questa tesi. Mi pare di essere stato di una logica rigorosa inoppugnabile.

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  • #9 Roveramdom scrive:

    Ciao a tutti
    La tua teoria è molto affascinante Giorgio, ma non sono d’accordo. Come ha cercato di spiegare Tommaso, il famigerato solco lungo il viso non è una prova certa dell’assassinio del pescatore. Siamo tutti d’accordo credo nell’affermare che nelle canzoni di De Andrè non una parola è casuale o senza significato. Soprattutto se viene ripetuta tre volte in una sola canzone. A mio avviso però questa espressione è una trovata di assoluta bellezza per dirci in due parole che quest’uomo ha vissuto molti anni della sua vita, ma ne ha tratto una morale e ha raggiunto uno stato di beatitudine, di saggezza che ricorda quella di Socrate o di Gesù. E infatti a metà canzone ecco l’allusione (certa, questa) proprio a Gesù. Senza contare che tutta questa canzone non avrebbe senso se De Andrè non ci facesse capire, seppur velatamente, chi sia nel giusto e chi nel torto. Possiamo immaginarci i volti severi dei gendarmi e quello afflitto dell’assassino che fugge, ma il pescatore è sereno, perchè ha deciso di conservare tutta la sua dignità. E quando, alla fine “sorride” a chi lo interroga, ho pensato che non li avrebbe accontentati neanche sotto tortura.
    A cena ho chiesto di più a mio babbo, che ha sempre amato enormemente De Andrè, e lui mi ha detto cose molto interessanti che mi hanno convinto a scrivere anch’io un commento. Chiunque conosca bene De Andrè sa che le sue canzoni parlano spesso di criminali e prostitute e, sebbene avesse l’abitudine di contraddirsi, credo che si possa dire tranquillamente che per lui anche alla gente più corrotta e crudele andava riconosciuta la propria umanità. Volete una prova? La canzone “Delitto di Paese” parla di un anziano ucciso da una prostituta e dal suo “protettore” perchè non aveva voluto pagarli dopo il sesso. Ma dopo averlo ispezionato i due capiscono che i soldi davvero non ce li aveva, e si pentono del loro misfatto. Le due strofe successive, riferite ai due assassini, recitano:

    Quando i gendarmi (!) son entrati
    piangenti li han trovati
    fu qualche lacrima sul viso
    a dargli il paradiso

    E quando furono impiccati
    volarono tra i beati
    qualche beghino (= perbenista) di questo fatto
    fu poco soddisfatto

    Mi sembra che la sua posizione sia inequivocabile. Anche l’assasino in fondo ha un’anima. Ecco perchè sono d’accordo con Tommaso, la canzone è la storia di una grande gesto di umanità: il vecchio sfama un killer e poi impedisce che venga ucciso. Se non siete convinti che il nostro De Andrè la pensasse così, vi consiglio di leggervi il testo delle strofe finali di “La Città Vecchia”.
    Forse non molti sanno che De Andrè fu sequestrato per quattro mesi da dei delinquenti sardi, ma quando fu liberato perdonò i suoi carcerieri e disse: «Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai». Nonostante “Il Pescatore” sia precedente al fatto, sono sicuro che il cantante genovese si rivedesse nei panni del vecchio pescatore. Anche l’allusione a Cristo io la leggo così, come un parallelo tra il vecchio e Gesù, colui che perdonò anche chi lo aveva crocifisso.
    Spero di aver chiarito perchè penso che la canzone parli di un atto di generosità, e non della cattiveria brutale di un uomo che uccide il primo volto amico dopo tanto tempo, o della bontà futile di un filantropo che non viene ripagata. Altrimenti l’ultima parola della canzone non sarebbe sorriso. E Giogio non mi odiare ma non penso neanche che sarebbe più bella la versione pessimistica di quella, diciamo, filantropica. Per me, ma questo è puramente personale, la bellezza della canzone sta proprio nell’atteggiamento straordinario del pescatore, che resta impassibile davanti alle guardie, e sorride dentro di sè. Il suo gesto sovrumano, anzi divino, non può finire per mano di un assasino. Ciao

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  • #10 Tommaso scrive:

    Anche questa interpretazione è molto allettante. Io personalmente sono totalmente disinteressato alla fine del pescatore. La ascolto perché è una splendida canzone, ma che il pescatore sopravviva o muoia di certo non mi cambia la vita. Pur apprezzando entrambe le versioni, e ponendomi da “arbitro”, ho provato a suggerire un’altra interpretazione che vedo che Roveramdom condivide e che ha motivato bene. Concordo nel ritenere che la canzone perderebbe un pò della propria bellezza se l’assassiono rimane un assassino e si riconferma tale sgozzando il povero pescatore che ha avuto un gesto d’umanità. Ad ogni modo quel che è, spero di sentire nuove illuminanti interpretazioni di canzoni di De Andrè.

    Tommaso

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  • #11 Alessia scrive:

    Adesso mi è venuta voglia di intervenire :)

    Non che quello che io ho da dire possa in qualche modo fare luce sulla questione,ma volevo dare un’opinione.
    Sarà che io De Andrè lo ascoltavo ininterrottamente da bambina,proprio piccolina,ma il fatto che il pescatore potesse morire non mi era mai passato per la mente. Ma non appena ho letto questo post mi sono detta:cavolo è vero…Quel solco mi aveva sempre fatto rabbrividire nonostante non riuscissi ad immaginarne la natura e mi pareva di aver trovato una spiegazione a questo mio istinto.
    Ma la cosa si è totalmente ribaltata leggendo il commento di(aspetta che torno su a ricopiare il nome :p )Roverandom. Questo è il tipo di commenti che preferisco.Chapeau.
    La tua versione è molto affascinante e molto ben supportata.
    Ma quello che io credo è che la poesia come l’arte in generale non faccia ricorso a tali sottigliezze esclusivamente per conferire eleganza all’ovvietà, ma anche per permetterci di divenire parte di ciò che leggiamo,osserviamo,ascoltiamo sforzandoci di trovarvi un’interpretazione(oppure non sforzandoci affatto,spesso gliela attribuiamo automaticamente).Parlo da esclusiva fruitrice di arte(ahimè),ma che ne trae un enorme giovamento.
    Un altro profondo elemento di fascino di tali ambiguità,per me,è anche il fatto che ognuno le porti dentro di sè risolte a modo proprio o magari disambiguandole in maniera differente a seconda dell’umore,della voglia di ragionarci sopra o chissà quale altro motivo…
    Ma trovo altrettanto affascinante e importante che ci siano persone come voi che si fanno avanti con la propria tesi e la sostengono con tutta una serie di argomenti.
    E’ veramente importante,continuate a farlo,per favore.

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  • #12 Giorgio scrive:

    Buongiorno, Roverandom, piacere di conoscerti! :)
    Ottime osservazioni. Tu cavalchi l’unica interpretazione valida per sostenere la tesi del pescatore dormiente: cioè un’interpretazione sistematica del lavoro di De André. In effetti accade molto spesso che al criminale venga riservata una posizione diversa rispetto a quella canonica. Non voglio dire che De André sia un giustificazionista amico dei delinquenti; semplicemente si sofferma su uno scorcio di queste persone altrettanto valido rispetto a quello classico. Di certo, molto più comprensivo. Un atteggiamento palese in “Tutti morimmo a stento”, o in “Storia di un impiegato”. E qui si vede che quest’uomo, questo assassino, è rimasto invischiato in qualcosa di più grosso di lui, che non voleva.
    Ciononostante, non mi sovviene che in qualche canzone i rei vengano aiutati e questo sia visto come un gesto positivo. C’è spessissimo il punto di vista del reo, quello scorcio del suo cuore, ma non scordiamo che resta comunque un delinquente – e questo, De André, il De André della “Ballata degli Impiccati” e di “Nella mia ora di libertà”, lo sa bene. E non si permetterebbe l’ineleganza di pensiero, oltre che poetica, di mostrare l’omertà come un atteggiamento positivo.
    Pur apprezzando molto questa interpretazione alternativa, continuo a credere che l’unica valida del “solco” sia il taglio. E non si tratta di scegliere fra il gesto di bontà o il gesto di cattiveria brutale: è un gesto umano, e nel caso in cui l’assassino, impaurito, uccida il pescatore, la spiegazione è squadernata esplicitamente nella canzone stessa. Nel caso dell’omertà molti elementi restano sospesi senza ragione e non c’è spiegazione chiara del silenzio del pescatore. :)
    @ Alessia
    Lo sai che in questi casi inizio a fare biopsie. Insomma, si invita la lepre a correre a chiedere a un giurisprudente di interpretare qualcosa. :D
    E credo di poterti ringraziare anche a nome di Roverandom per l’elogio che ci fai. Grazie. :)

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  • #13 Tommaso scrive:

    Credo che non smetterò mai di leggere questo post, non si smette mai di imparare. E per “colpa” tua caro Giorgio è da una settimana che con il lettore vado in cerca di questa canzone. Oggi mi son domandato se avesse senso aprire e chiudere la canzone con la medesima strofa che diverge per un articolo indeterminativo che diventa determinativo. Cioè: tralasciando la tua spiegazione che condivido pienamente, mi domandavo se aveva senso in una storia raccontata cronologicamente, aprire la canzone parlando di un pescatore che giace immobile con la gola sgozzata. Alla fine avrebbe tutto il senso possibile ed immaginabile, ma anticipare alla prima strofa il susseguirsi di avvenimenti mi pare meno scontato. Diversamente, trovo più ovvio che all’inizio e alla fine della canzone il pescatore giacia nella posa consueta di un pensionato: fuori da casa sua seduto su una sedia (come me lo immagino io).In questa maniera riceve l’assassino e in questa maniera riceve pure gli ufficiali, e spezza la posa e il tempo offrendo pane e vino all’assassino.
    Non credo che la genialità di De Andrè risieda nel sottintendere il significato meno ovvio, ma nel creare una canzone che può benissimo essere intesa in maniera diversa se non speculare. Io in questo ho trovato il genio di De Andrè che lascia un pò i propri ascoltatori nell’incertezza, senza dare elementi certi né della morte del pescatore né della sua omertà. Oppure gli elementi certi ci sono ma possono sovrapporsi nelle due interpretazioni.
    Io non ho particolari preferenze né per una né per l’altra interpretazione; quel che è certo è che è sempre bello assistere ad un duello dialettico supportato da valide argomentazioni sulle canzoni di De Andrè.
    Buona giornata
    Tommaso

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  • #14 Giorgio scrive:

    La faccenda dell’apertura-chiusura identica ha da essere sradicata. :)
    Pensa alla Guerra di Piero. Non è che prima era morto, poi va alla guerra e poi rimuore. E’ un artificio poetico. Come quando un film inizia dalla fine cronologica, tu non capisci, poi vedi l’intera storia, arrivi di nuovo alla fine e capisci tutto e dici WOW. Punto.

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  • #15 kiara scrive:

    Completamente d’accordo! è bello davvero il sito, in queste vacanze me lo leggo tutto :)

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  • #16 Giorgio scrive:

    Ti ringrazio, Chiara. :)
    Sarà un’impresa, ma di certo male non ti farà. Ricorda di commentare! :D

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  • #17 Roveramdom scrive:

    Ciao a tutti
    Riflettendoci su penso che si potrebbe andare avanti a discuterne per secoli. Ad esempio: nell’intervento iniziale, Giorgio, hai sostenuto con valide argomentazioni che la prima strofa è un’anticipazione della fine e non vuol dire che il vecchio stia dormendo. Potrei rispondere che poco più là si dice “gli occhi dischiuse il vechio al giorno”, segno che stava effettivamente riposando.
    Inoltre non ci siamo soffermati molto sugl’occhi dell’assassino, che naturalmente sono lo specchio della sua anima e rivelano al pescatore chi veramente lui sia, e non cosa appaia. Il merito primo del pescatore è quello di averlo spogliato di tutti i pregiudizi e averlo guardato dentro, nella sua vera essenza, cosa che probabilmente nessuno aveva osato fare prima di lui. E lui vede due occhi grandi da bambino, due occhi enormi di paura. Cioè, in sostanza, l’assassino altro non è che un bambino spaventato, è cresciuto solo d’età, ma dentro è rimasto un ragazzino. La prima cosa che suscita in chiunque un bambino impaurito e affamato è la pietà. Ma Giorgio potrebbe ricordarmi che proprio perchè terrorizzato l’assassino uccide il vecchio.
    Come è già stato detto, la bellezza della canzone è dovuta anche al fatto che ha più livelli d’interpretazione, e ognuno ha il diritto di sceglierne uno e difenderlo. In fondo penso che quando un’opera è enigmatica, siamo portati a sceglierne la versione che più ci piace, non necessariamente la più attendibile, e questo è un bene.
    Detto ciò, mi unisco al coro di complimenti per il blog e alle esortazioni a continuare così. Anch’io un giorno di questi mi leggerò tutti gli interventi. La profondità e il rispetto dei post, commenti inclusi, sono una rarità assoluta, da proteggere contro il rischio d’estinzione. Stimo davvero chi ha ideato questo sito e chi continua a leggerlo. E’stato confortante conoscervi. Ciao e auguri!

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  • #18 Alessia scrive:

    Che meraviglia, qualsiasi interpretazione io legga non posso far altro che essere d’accordo,insomma è proprio vero che non può esserci un’interpretazione certa ed inattaccabile e che per questo la canzone diventa sempre più piacevole ed interessante!

    Nell’ultima parte del commento credo tu abbia interpretato il pensiero un po’ di tutti noi che siamo incappati più o meno casualmente in questo blog.Hai dato voce a quello che ho sempre pensato.E ribadisco anch’io:ci vorrebbe un’ente a protezione di questi “luoghi”di scambio,crescita ed arricchimento,sono davvero troppo rari,ma per questo ci piacciono sempre di più :)
    Spero di riuscire a riprendere anch’io a scrivere,mettiamolo come buon proposito per l’anno nuovo,anzi aggiungiamolo alla letterina di Massimo e Giorgio.
    Ah e quasi dimenticavo(anzi ho proprio dimenticato,perchè qua non c’entra niente ma ce lo infilo lo stesso):Babbo Natale riporta davvero a Massimo la voglia di scrivere su questo blog,che anche se non lo conosciamo(almeno io)ci mancava!
    Orvuàr!

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  • #19 Giorgio scrive:

    Vorrà dire che proporrò altre discussioni su altre canzoni (o poesie…). :D Fermo l’invito per chiunque a proporne!

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  • #20 Saverio scrive:

    anch’io ringrazio giorgio per aver messo per iscritto le mie filippiche di giornate e nottate passate solo contro molti a difendere la mia tesi, sono d’accordo con lui su tutto e allego da una mail inviata ad un amico anni fa:

    LA MORTE NON E’ UN PIC-NIC e il pescatore non muore di sonno ne’ in scooterone.

    Chi la pensa diversamente, cioé chi crede che l’assassino non uccida il pescatore, ammette che alcune parole siano state messe a caso o per errore da De André, e che la canzone in questione, invece di una poetica allegoria dell’innocenza cristiana in senso umano e lato sia un’ode letterale ed aprioristica all’omertà! (Nota Bene il gesu’ UOMO detto da uno che ha chiamato suo figlio CRISTIANO seppure anarchico. La morte del pescatore e’ la morte di un cristo, di cristo e di ogni innocente) Questo per me basta ed avanza per confermare la prima ipotesi cioe’ quella della morte del pescatore (a vita).

    In più se, per esempio per alcuni, l’ultimo sole è il tramonto, perché allora spalancherebbe gli occhi al giorno? se il pescatore lo abbevvera e lo nutre perché l’incontro sarebbe allora già dolore nella memoria, il calore di un momento e il rimpianto di un aprile giocato all’ombra di un cortile (cioè dell’innocenza perduta)?

    Inutile mettersi qui a spiegare cosa è un narratore onniscente e che la prima e ultima strofa ripetute alla lettera racchiudono l’intera storia sviluppata all’interno in un modello ‘classico’ perlomeno per De André e il suo “maestro” Brassens… ma poi, se si parla di un assassino, un po’ di sangue lo si deve far scorrere… o no?

    Grazie ancora giorgio

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  • #21 Giacomo scrive:

    Trovo che il momento più alto sia ‘versò il vino etc’ grazie al contesto della storia indipendentemente dall’interpretazione.
    E per vent’anni non mi ha mai sfiorato l’idea che il pescatore venisse ucciso.
    Segno che istintivamente propendo per l’omertà.
    Ma le argomentazioni lette qui sono stimolanti e convincenti.
    Nessuna deduzione è certa, come avviene spesso riguardo alle cose interessanti.
    Ma devo ammettere che la tesi dell’omicidio ha il suo fascino nonché una coerenza forse maggiore.
    Allora (pur riservandomi il diritto di cambiare opinione altre mille volte) per il momento ho
    stabilito che il pescatore muore ma se non fosse ucciso sarebbe omertoso (evviva le controfattuali!).
    Nessuna apologia dell’omertà, solo una chiave anarchica per cui il potere può etichettare come assassino chi è semplicemente contro.
    E che l’assassino si dichiari tale non prova che lo sia. Esagerando mi è venuto pure in mente che la prima vittima dell’assassino possa essere proprio il pescatore. Ma a questo punto è il caso di lasciar perdere le speculazioni e godere delle suggestioni che questa canzone ci regala.
    Solo un’ultima osservazione: visto che, giustamente, l’ordine cronologico è da prendere con le molle, c’è anche l’aspetto autobiografico data la brutta esperienza dell’hotel supramonte.

    Un saluto a tutti.

    p.s.

    In ogni caso l’argomento più forte per la morte del pescatore è che, essendo già vecchio nel 1970 quando è stata scritta la canzone,
    dopo quarant’anni…

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  • #22 Fabrizio scrive:

    Il bello delle canzoni di De Andre’ cosi’ come altri geni musicali e poetici e’ proprio questo, che ognuno puo’ dare la propria interpretazione personale e secondo me nella maggioranza dei casi l’ambiguita’ e’ usata dall’autore di proposito, per lasciare spazio all’ascoltatore e potersela cosi’ “cucire” addosso.
    Cmnq vorrei fare una correzione al post originale: “aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso” si trova gia’ nella strofa iniziale prima dell’arrivo dell’assasino, ergo non si puo’ utilizzare come metafora della gola tagliata.

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  • #23 Giorgio scrive:

    Invece sì, Fabrizio: è una figura retorica piuttosto comune, quella di iniziare con la conclusione riproponendola poi alla fine. Dopotutto, nessuno penserebbe che Piero è sepolto nel campo di grano fin dal principio. E’ una semplice figura retorica.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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