#126

dic 3 2009

Dorian Gray va a puttane (e ammazza tutti)

La critica più alta prende l’opera d’arte semplicemente come punto di partenza per una nuova creazione, scriveva Wilde. Sottinteso che la nuova creazione deve avere un valore maggiore o uguale alla precedente: Oliver Parker Epic Fail.

Dorian-Gray-PosterLa mia passione per Wilde non è un segreto. Ed è arcinoto che il mio libro preferito sia Il Ritratto. Potrete ben capire il mio sentimento quando ho visto per la prima volta il trailer del nuovo film su Dorian Gray, del regista albionico Oliver Parker.

Non sono uno sciocco purista che resta deluso dal film perché non è come il libro. Diversi i linguaggi, i tempi, i punti di forza e le debolezze: è stupido pretendere la stessa opera da cinema e carta stampata. Ma questo film è un aborto mancato.

Nulla della profondità, della vibrante bellezza, del genio del libro viene anche solo lontanamente ad avere una rappresentanza nel film. Dopotutto, secondo il regista, “Dorian Gray è il più grande romazo gothic-horror mai scritto“. Il che evidenzia come costui non abbia idea di ciò di cui sta parlando – ma parli comunque, e faccia film.
Anyway, lasciamo che sia il film ad evidenziare le mie osservazioni.

Dorian Gray arriva in città, sciatto e stupido. Chiaramente, perché cercare un attore che esteticamente (e perciò, nel caso, psicologicamente) bene rappresenti il personaggio di Dorian Gray, con riccioli biondi e frank blue eyes, se si può sfruttare una bellezza più vampirica da gothic-horror? Il fascino del bel tenebroso è molto migliore. Che vuoi che importi se non ha nulla a che vedere con la very sharpness del contrasto fra esteriorità pura, efebica ed innocente e interiorità sepolta e corrotta? Il bel tenebroso è figo. E s’ha da giocare nel campo di Twilight. La concorrenza incalza.
Comunque, dicevo, Dorian arriva in città sciatto e stupido. E schifosamente ricco. Suona il piano, il pittore Basil Hallward lo vede, se ne invaghisce e incomincia a farne ritratti a raffica. Ma Dorian si annoia… Quindi Basil lo porta ad una festa di Gran Gala. Lì Dorian incontra Lord Henry Wotton. E uno, a quel punto, si aspetterebbe la sentitissima, lacerante conversione di Dorian Gray all’edonismo estetizzante. Conversione indotta da uno dei discorsi più potenti mai pronunciati sulla Bellezza, che cavalca a pelo il Favonio alato della voce di Henry. Invece no.
Henry, nella geniale intuizione di Oliver Parker, offre gin e sigarette a Dorian, e poi vanno a puttane insieme. Et voilà! Le jeux sont fait. Conversione diametrale in esteta decandente avvenuta con successo.
Notevole anche l’impronta religiosa data alla magia del Ritratto. Oliver Parker ci fa il regalo apprezzatissimo di specificare che si tratta di un patto con Satana. Che eleganza di pensiero! Da lì in poi Dorian inizierà ad ubriacarsi in continuazione, fumando come un Turco e diventando assiduo frequentatore di bordelli. Perciò è un film vietato ai minori di 14 anni. Le infinite – ed ebbene sì – noiose scene di sesso avvicinano il film al porno soft; il timore censorio fa però sì che il tutto si riduca a carnai orgiastici disorientanti, urletti, sospiri e gemiti e accenni en passant di mosse pelviche. Insomma, non si vede una coscia. E le donne non sono così belle. C’è anche qualche ardito accenno omosessuale, ma mai oltre al bacetto a stampo. Ogni tanto Dorian spippacchia dell’oppio e… E’ palese che questa sia l’altezza massima, per l’asticella dell’ingegno di Oliver Parker. L’undicesimo capitolo del libro, in cui Wilde dipinge a brevi tratti d’acquerello l’elefantiaca schiera dei piaceri più complessi e raffinati che Dorian cercava (la collezione di stumenti musicali, la predilezione per strani concerti esotici, la ricerca di pietre preziose, di abiti eleganti o antichi, di costumi, il crogiolarsi in coscientemente in convinzioni e religioni diverse) il regista evidentemente non deve averlo nemmeno lontanamente inteso. Quindi ha deciso che Dorian avrebbe passato decenni fra Bacco, Tabacco, Pusher e Venere. E basta.

Henry fa qualche battuta-citazione. Quelle originali sono chiaramente belle, anche se totalmente decontestualizzate e instupidite dall’uso che il personaggio cinematografico ne fa. Quelle inventate dallo sceneggiatore Toby Finlay ti fanno capire che al mondo un sacco di gente ha sbagliato lavoro. Dopotutto, pulire i cessi è molto più onorevole che sporcarli.
Il cinico, brillante, disumano personaggio di Lord Henry Wotton diventa un bolso vittoriano che tenta di essere il più simpa della compa.

Come se non bastasse, Dorian ammazza gente a pacchi da dodici. Basil lo assassina con un pezzo di specchio accanendosi tanto che il cadavere non l’avrebbero riconosciuto nemmeno dal calco dei denti. Poi niente Alan Campbell – il mistero del chimico che gli scioglie il cadavere non è abbastanza fascinoso per Parker. Meglio fargli fare a pezzi il corpo, metterlo in un grosso baule, andare al fiume, scagliare in acqua arti e frattaglie che sembravano le stelle filanti della festa di San Calcagno e affondare il baule. E poi comunque ammazza o tenta di ammazzare tutti. Alla fine la sua amicizia con Henry si incrina perché Dorian lo accusa di aver sempre predicato l’edonismo senza mai aver avuto il cuore di viverlo davvero. E giusto per mettere le cose in chiaro, gli tromba la figlia. Sì, nel film il cinico esteta ha una figlia. Poi Henry – chissà come? – capisce tutto del Ritratto, va a casa di Dorian quando lui è altrove, scopre il dipinto, mammasanta che paura che spavento, arriva Dorian che cerca di strozzarlo col papillon, tutto prende fuoco, Dorian resta chiuso dentro e finalmente duella a fil di stocco col demone che abita il Ritratto, ormai corrotto all’inverosimile. Oibò.
Chiaramente Dorian vince, invecchia d’emblée, decede fra le fiamme e il quadro torna normale. La figlia di Lord Henry non rivolge più la parola al padre (e quanto se la prende, dopotutto gli ha solo bruciato vivo il fidanzato), il quale tiene il Ritratto in cantina, ogni tanto scende a guardarlo e gli fa “Ha-ha!” come Nelson dei Simpson. Fin. E consumazione del gravissimo reato artistico di “Racconto di ciò che per elganza non deve essere raccontato” – nella fattispecie, la morte di Dorian.

Riassumendo, nulla di quello che il libro trasmette – nemmeno le tematiche più palesi, semplici ed evidenti – è anche solo pallidamente reso nel film. Che non trasmette nient’altro. Nulla. Nada. Solo che adesso milioni di persone in tutto il mondo, non avendo letto il libro, crederanno che quello sia il Dorian Gray. Un qualcosa che sta a metà strada fra The Libertine e Twilight. E senza che se ne accorgano, senza che lo sappiano, moriranno un po’ dentro.

Chiaro, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale, per usare le parole di Antoine Ego di Ratatouille, ma questo non toglie che “Dorian Gray“, film del 2009 di Oliver Parker, sia pura merda. A parte un paio di scene che mi sono piaciute parecchio, anche se inventate di sana pianta. Ma il complesso resta comunque merda 23 carati. Non provate ad a spendere del denaro per vederlo. No. No. Ehi, ti ho visto, rimetti a posto il portafogli. Circolare, circolare, non c’è niente da vedere. Anche lei, signorina, circolare.

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7 Commenti per “Dorian Gray va a puttane (e ammazza tutti)”

  • #1 guido scrive:

    Scaricarlo si può? Mi hai messo la curiosità :P

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  • #2 Tommaso scrive:

    Io lessi il libro e ne rimasi esterefatto dalla bellezza. Tuttavia ho anche una discreta cultura cinematografica derivante dalla visione di molti film, che mi permette di diffidare di certi film che stravolgono la trama di libri geniali (come in questo caso)per soli scopi economici e di botteghino. Ero tentato di vederlo, ma ora dopo la tua descrizione guarda caso non lo sono più. Non so se non guardarlo ed evitare che i miei occhi vedano uno scempio o se tentare per poi dare il mio onesto parere. Se dovessi scegliere la seconda ipotesi, certamente tornerò qui per condividere le mie opinioni.

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  • #3 L'Uomo Focaccina scrive:

    Io sono per sacrificarmi in favore della scienza.
    E fu così che vidi Beowulf per ben due volte, e fu così che vidi il film delle Braz. E fu così che forse vedrò questo aborto indegno.

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  • #4 Alessia scrive:

    Io ho già circolato alla larga dal film…Ho letto il romanzo(e qui citerei testualmente Tommaso) ed anche una recensione molto simile alla tua. Non ho avuto il minimo dubbio sulla veridicità della prima avendo dato un’occhiata ai trailers e non avendo notato un minimo di ciò che avevo letto in Wilde e leggo la tua con una consapevolezza che mi ha fatto sorridere parecchio risentendo un po’ di tutto ciò che ho sentito o letto finora(e anche perchè è decisamente divertente,complimenti).
    In più menzionerei le facce perplesse delle mie colleghe(siamo tutte studentesse di letteratura inglese,ben inteso)che hanno visto il film e una conversazione che mi hanno riportato riguardo la loro esperienza al cinema:
    L: “Sai, prima in questo cinema proiettavano solo film porno”;
    G(dopo un paio di scene):”E mi sa che non hanno mai smesso!”.

    Insomma sarà di certo un film di merda, ma un porno soft di gran classe!Dipende dai punti di vista…:)

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  • #5 Laura scrive:

    Spezziamo una lancia a favore di questo film fin’ora massacrato – povero!
    Dopo lunghi e sudati studi, pare che ci sia ben una (1!) citazione colta in questa pellicola: si tratta della morte di Mr. Vane che riprende in maniera egregia il filone gloriosamente iniziato da Willy Coyote.
    Si è inoltre appreso da una nota diffusa dai produttori che ogni riferimento all’opera di Wilde è puramente casuale. Lo stesso nome è una grottesca coincidenza.

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  • #6 Tommaso scrive:

    Sono appena uscito dalla terrificante visione del film. Sono rimasto allibito perché non credevo che fosse così impressionante!Cioè, si, tu ci avevi avvertiti, ma non avevo capito di quanto fosse terribile. Ho notato sin dal principio una serie di incongruenze che non stanno né in cielo né in terra e che non sono nemmeno citate nel libro di Oscar Wilde. Mi domando, a questo punto, se sia legittimo che un regista reinterpreti un romanzo meraviglioso col rischio di sminuirne il valore. Perché, ahimè, son convinto che questo film sia stato visto anche da coloro che il libro non l’hanno letto, ergo potrebbero farsi una pessima idea su un libro fenomenale. Non apprezzo i rifacimenti di un’opera, perché molto spesso ne vengono fuori delle castronerie inaccettabili. In più ritengo che chi è riuscito a creare una meraviglia debba avere una sorta di copyright in modo che questa meraviglia non venga profanata da qualche regista semi-incapace. Capisco e giustifico la voglia di Oliver Parker di reinterpretare la figura di Dorian Gray in ottica moderna, ma questo non significa che ne debba stravolgere la trama. Quella è, e quella deve rimanere a mio avviso, e il regista o si attiene scrupolosamente oppure cerca di creare una meraviglia simile ma senza intaccare quella già creata.
    Avevi ragione tu, Giorgio, e di certo non ne dubitavo. Tuttavia mi chiamo Tommaso e come il mio stesso nome suggerisce, io anche le indecenze le voglio guardare per poterle criticare. L’ho fatto, e mi sono accorto di che mostruosità possa concepire la cinematografia. Io raramente tendo ad essere estremo nei miei giudizi, ma in questa occasione lo sono ed un significato ci deve pur essere!Non voglio affatto dire che un regista non debba apportare qualche elemento di novità, ma se tale elemento stona nel contesto o mal si coniuga col personaggio, allora meglio lasciar stare!C’è molta rabbia e frustrazione quando vedi che una cosa non è come nella realtà e quando senti in qualche maniera profanata l’opera di un immenso scrittore.
    Purtroppo debbo constatare che questa usanza non è isolata nella cinematografia. Pochi giorni fa ho visto il film di Guy Ritchie “Sherlock Holmes” ed anche lì ci sono elementi innovativi non propri del personaggio che in qualche maniera lo alterano e non ne danno una descrizione simile. Insomma, mi pare che la tendenza di riformulare capolavori della letteratura sia generalizzata e ciò mi pare una stupidità assoluta perché non porta da alcuna parte e soprattutto non crea nulla di nuovo o migliore.
    Un saluto e un ringraziamento per questo post.
    Tommaso

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  • #7 Giorgio scrive:

    Giusto. :)
    Se si vuole reinterpretare una grande opera per meglio adattarla ad un diverso canale artistico, è assolutamente necessario fare una reinterpretazione di livello paragonabile – se non pari – all’opera originale. Altrimenti nasce qualcosa di grottesco.

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