Hell o’ Kitty
Il trademark di Hello Kitty fattura un miliardo di dollari l’anno.
Oltre a tutti gli innumerevoli gadget che vediamo tutti i giorni, esiste il bancomat di Hello Kitty, il jet di Hello Kitty, l’abito da sposa di Hello Kitty. Esiste la Fender Stratocaster di Hello Kitty. E non sto scherzando.
Senza voler scendere nel merito di quanto sia o meno agghiacciante che folle oceaniche di ogni parte del mondo se ne vadano a giro a rosaconfettare con stampata ovunque l’indecifrabile, industrialmente ripetitiva espressione di una gattina infiocchettata senza bocca, mi vorrei fermare a fare una riflessione: e adesso?
Voglio dire, una volta che hai un marchio omnipresente con decine di milioni di accoliti pronti ad acquistare qualcosa solo perché “è di Hello Kitty” e che fattura come tutti gli stati centrafricani messi insieme, che fai? Voi, che fareste?
Il potere in questione è forte. E’ un potere mediatico-commerciale penetrante, tentacolare. E se su questo grande apparato fosse montato qualche fine etico? Se Hello Kitty fosse associato a campagne di sensibilizzazione o di beneficenza o che so io? Nel caso, questo impero costruito sulla faccina carina di una gattina potrebbe magari soddisfare la rara ambizione di avere un senso.
Ma il sistema economico capitalistico non viene incontro a questo orizzonte ulteriore. Perché mentre stai valutando, affannati ragazzotti in bretelle svuotano carriole di denaro a lato della tua scrivania. E magari, quindi, metti i piedi sul tavolo, ti allenti il nodo alla cravatta, accendi un sigaro Montecristo e dici alla segretaria che non vuoi essere disturbato. Stasera sei fuori a cena con la tua bella in quel ristorante in centro che le piace tanto. A quella storia di associare il marchio a campagne varie ci penserai domani.

Ringrazio Tiziano per aver disegnato la macchina dei miei sogni.


13 dicembre 2009 @ 16:28
Questa è, di per sé, la regola del capitalismo, ed è tutta una questione di marketing. Una manovra economico-pubblicitaria che tra l’altro funziona mooooolto bene. E su questo vorrei fare le mie congratulazioni a colui che è riuscito con un marchio simile a fare incetta di acquirenti. Se poi esistono jet e chitarre, vuol dire che la domanda è assai forte…
Avendo un’istruzione economica non concepisco che un’azienda possa avere un’obiettivo od un fine morale ed etico. Per me nel sistema capitalistico attuale, le imprese non devono far altro che massimizzare il profitto. purtroppo…Purtroppo perché questa rincorsa alla massimizzazione dle profitto porta gli uomini ad essere tutt’altro che morali negli affari:massimizzare il profitto significa costruire rapporti di forza nei quali prevalere, e sfruttare chi invece è in condizione d’inferiorità. Così possiamo assistere al mercato degli organi, delle armi, o degli esseri umani.
Nel caso di Hello Kitty, credo che nessuno si ponga la domanda: E ora?. Perché tutti noi sappiamo quanto sia atipico che un’impresa si dia da fare nel campo del volontariato. Molte lo fanno, ma a questo settore danno percentuali dei propri profitti completamente irrilevanti. E molto spesso lo fanno per la propria immagine…Comunque dicevo che se io fossi il manager di Hello Kitty un pò mi vergognerei ad aver creato un marchio simile, ma probabilmente anche io metterei le gambe sopra il tavolo, allenterei il nodo della cravatta e mi fumerei un sigaro di elevata qualità.
Questo lo farei io e qualche altro miliardo di uomini, per il semplice motivo che l’uomo a mio avviso tende ad essere egoista. E questo sistema economico è riuscito a resistere 300 anni sbaragliando qualsiasi altro sistema economico (in primis il comunismo) proprio perché si concilia ottimimanete con la natura insita dell’uomo. Io condivido le parole che in questo post vengono scritte, ma le giustifico perfettamente, conoscendo il motivo per cui viene fondata un’impresa. Certo, potrebbero associare il marchio a opere di beneficienza, ma non credo che nessuno se lo aspetti, e magari lo potrebbero anche fare solo per incrementare la propria immagine a livello internazionale. E allora a questo punto forse è meglio che non lo facciano, e lasciano il volontariato e la beneficienza a chi veramente ci crede!
Io son convintissimo che questo sistema economico capitalista sia alla frutta. Credo che tra un pò potremmo vedere una sua svolta, pur rimanendo entro il tracciato del capitalismo. Il punto è domandarsi come esso possa cambiare in meglio per tutti. Perché se si generasse un sistema economico morale e meno arrivista è probabile che andrebbe bene a te e non a qualche miliardo di persone…
Tommaso
13 dicembre 2009 @ 22:12
“Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista.”
14 dicembre 2009 @ 14:39
No, la seconda la escludo. Quella di una crescita continua ed esponenziale era forse uno dei fondamenti del capitalismo originario: al giorno d’oggi si è capito che ciò è molto difficile da attuare, a meno che non si riducano in schiavitù e si sottomettano intere porzioni del pianeta per sfruttare a piacimento le risorse di cui dispongono, ma questo non è un atteggiamento da economista, bensì da folle.
Tommaso