Quali sono i veri valori? Cosa conta nella vita?
Oggi pomeriggio, nel consueto giro di auguri natalizi ai parenti, sono andato a trovare mia zia. In realtà è la zia di mio babbo, ma per estensione parentale, la chiamo zia anch’io.
La povera zia è una vecchietta nata due guerre mondiali fa, che vive sola, dolorante ad ogni movimento, con un occhio che vede tutto appannato da 15 anni e l’altro con la retina danneggiata. Tutto ciò che dista più di un metro, per lei è ombra.
Parliamo del più e del meno, di quello che faccio e di quello che vorrei fare e come ogni volta si va a finire nel solito ciclo di sospiri: “La vita è dura per i giovani, l’importante è che ci siano il lavoro e la salute”.
Poi finiamo a parlare della mia situazione affettiva e allora lei mi parla d’ì sù marito, degli ultimi anni in cui stavano insieme, di quando se n’è andato. Poi la saluto, tanti auguri e me ne torno a casa.
Per strada sotto la pioggia scrosciante penso ad un’esperienza analoga che ho avuto un mesetto fa.
Ero d’accordo con un amico che sarei andato a trovarlo, ma una volta arrivato a casa sua e suonato il campanello mi apre la nonna, che con un’espressione delusa mi dice che lui è dovuto scappare per un imprevisto, senza avvertirmi. Mi metto allora a fare due chiacchiere con lei e le chiedo – con aria allegra e un gran sorrisone – “Allora come sta? Tutto bene?”.
Lei mi guarda con quei due occhi vuoti che aveva dal momento in cui si era affacciata alla porta, e li mi rendo conto di aver fatto la peggiore gaffe del mondo. Diversi mesi prima aveva perso il marito, l’unica persona che le stesse vicina, no che non stava bene!
Mi riprendo alla meglio, e parliamo un po’. Mi dice che è fortunata ad avere una famiglia e dei nipoti che le vogliono bene in casa con lei, ma che nonostante questo si sente un vuoto incolmabile dentro. Come diavolo la consoli una persona che sta così? Quando ti sembra che non valga più la pena di vivere per niente, cos’è che può darti la speranza?
Ogni volta che sente suonare il campanello, spera che sia lui, di ritorno a casa.
Lei cambia argomento, e anche con lei finiamo a parlare di crisi, disoccupazione, e dell’importanza del lavoro.
* * *
Due signore della stessa età, che hanno perso la persona più cara che avessero al mondo, e che non vedono l’ora di poterla raggiungere in un ipotetico aldilà. Quello che mi chiedo io è come tu possa dirmi che nella vita contano solo il lavoro e la salute!
Abbiamo bisogno di amore! E di un qualcosa da costruire durante la nostra vita, che ci accompagni fino alla vecchiaia e che non possa essere abbattuto facilmente. Test sperimentali hanno dimostrato che purtroppo non basta costruire una fortezza dorata intorno alla persona che si ama, perché nel momento in cui costei verrà a mancare, tutto crollerà e ci renderemo conto di non aver altro. Dobbiamo lavorare molto su noi stessi e sugli altri, mettersi sempre in discussione, fare esperienza, migliorare: questo dev’essere un valore fondamentale!
Senza lavoro e con meno salute si può anche continuare a vivere, ma se non si ama e non si cresce, si sopravvive soltanto, ed ogni giorno è uguale a quello passato. E quando finiremo la lunga corsa del lavoro, arrivati alla pensione ci accorgeremo forse di non avere veramente niente in mano, qualche soldo, ma niente di più.
Questo è quello che oggi pomeriggio penso che conti davvero nella vita. Ma sono pronto a cambiare idea in ogni momento. E secondo voi invece, cos’è che conta davvero nella vita?



26 dicembre 2009 @ 21:05
Mi pungi sul vivo.
Sto passando un periodo di attrito radicale con la mia famiglia proprio per questo motivo: mentre per loro è fondamentale vedermi avvocato straguadagnante, se ne sbattono del vedermi scrittore in ascesa, se ne fottono della profondità dei miei interessi, delle mie amicizie, dei miei amori o dell’inclinazione altruistica della mia anima – anzi sono tutte cose viste di malocchio perché mi distraggono dallo studio. Cose che invece sono tutte il sale della mia vita – insieme alla giurisprudenza anche, che amo.
Tutta colpa del gap generazionale, I guess. Dopotutto i miei genitori hanno quarant’anni più di me, hanno visto un altro mondo, e i loro genitori ne hanno visto uno ancora diverso. E quindi ci si appiglia a valori solidi ma pur sempre impositivi vecchi e limitanti per chi voglia avere dei sogni.
Che cosa conta davvero nella vita? Prendere il proprio cuore, lanciarlo oltre l’orizzonte e andarlo a ricercare solcando un mare color del vino su concave navi dalle vele nere. Ma il mio è un punto di vista opinabile.
26 dicembre 2009 @ 21:22
Io credo che nella vita conti l’autorealizzazione. Per un materialista come me, che non crede affatto in una seconda vita, credo che dovremmo sfruttare al meglio l’unica vita che abbiamo. Come?Bè la risposta non è certo univoca, ed è questo il bello!Autorealizzazione per me significa poter fare qualcosa che ci interessa davvero, non fare ciò che crediamo che ci interessi o farci piacere qualcosa. Uno potrebbe concepire l’autorealizzazione come guadagnare quanto più denaro possibile, oppure aiutare quotidianamente l’altro strafregandosene della propria situazione. Altri sono più interessari ai sentimenti, a creare una famiglia, circondarsi di figli e nipoti e via dicendo. Io credo che ogni giorno ci dovremmo svegliare allegri e felici per la giornata che sta per cominciare, e fare esattamente ciò che ci dà piacere e ci fà sentire realizzati. Poi il lavoro, la salute o la famiglia sono solo forme di autorealizzazione che la società ci ha spacciato come fondamentali, ma nemmeno io ci credo molto!Credo invece che in questo post potremmo sentirne delle belle, essendo tale argomento tra i più soggettivi possibili. E quindi ognuno avrà la propria idea di cosa conta davvero nella vita. Questa è la mia.
Tommaso
27 dicembre 2009 @ 13:33
Credo che lavoro e salute servano a tenerti in vita, ma non a farti vivere. Nella vita conta amare ed essere amati, perchè per quanto ci ritroviamo continuamente soli, da soli non possiamo andare avanti. E per amore intendo amore in senso lato. Per la famiglia, per gli amici, per il partner. E quello più difficile, quello per noi stessi.
Buone feste
27 dicembre 2009 @ 15:02
Salve,
innanzitutto io darei il bentornato a Massimo:) e continuo a chiedermi com’ è possibile che questo post non mi sia arrivato via mail…
E poi…e poi c’è parecchio da dire.Io davvero non saprei da dove cominciare,già sento l’elettricità sulla punta delle dita.Perciò augurerei buona fortuna a chiunque volesse avventurarsi nella lettura del mio chilometrico(credo proprio)commento.
Anche per me questo post è una bella punturina sul vivo.Per più di un motivo.Partiamo dal principio.
Anch’io ho una zia(che anch’io chiamo in tal modo per estensione parentale)che vive da sola,ma la situazione è terribilmente più complicata.E’ una donna che per tutta la sua vita ha vissuto per i soldi,la sua famiglia ha vissuto per lunghissimo tempo nel lusso più sfrenato,cosa che permetteva al figlio di andare in giro su macchine sportive sempre fiammanti(in un periodo in cui qui le donne manco prendevano la patente,tanto le auto erano diffuse!)e prendere in giro mia madre sostenendo che la sua casa avrebbe avuto i rubinetti d’oro dentro i bagni mentre poi lei tornava a casa a piangere e ad ammazzarsi di studio sempre con indosso gli stessi vestiti,senza una camera propria in cui andare a studiare in santa pace.Lui ovviamente non studiava.Non ne aveva bisogno.E neanche si sognava di lavorare.E i genitori sempre in giro con abiti di alta moda figurarsi se si sarebbero presi il disturbo di spingerlo a studiare o quantomeno ad imparare un mestiere.
Oggi la famiglia(sempre che possa ancora chiamarsi tale)è sommersa dai debiti.Questa zia vive nella miseria in una casa che già non è più sua ma dei creditori del suo defunto marito.Il figlio vive in condizioni di totale precarietà(non essendo capace di fare alcunchè)con una moglie distrutta dalla vita che è costretta a fare,senza figli e con un cane che sono convinti sia capace di parlare…Nei loro anni d’oro,convinti di essere onnipotenti erano riusciti a rivoltare la mia stessa bisnonna contro la propria figlia(mia nonna),riuscendo a diseredarla.Mia nonna soffrì moltissimo l’abbandono della propria madre e mia mamma dovette assistere alla sua sofferenza.
Oggi mia madre quando può va sempre e mi porta a trovare questa zia,fa la spesa per lei e le porta sempre qualcosa da mangiare perchè il figlio non sarebbe capace di mantenerla.Ha grossi problemi di salute e vive al primo piano di una casa che ha il bagno e il letto solo al secondo piano in cima a delle scale che non è più capace di salire.Mia madre mi ripete sempre che nonostante la zia non sia cambiata(l’unica cosa a cui riesce a pensare sono sempre i soldi)lei non si sente di comportarsi con astio nei suoi confronti,ci rimane male quando non ha il tempo di andarle a fare compagnia nonostante non abbia dimenticato la propria madre morta da sola,in rotta con le sorelle.
E’ per questo che quando ho la buona volontà di rifletterci un po’ su mi rendo conto del perchè io spessissimo litighi con mia madre per la sua fissazione che io devo studiare,mi devo subito laureare,e che se non dò un esame al primissimo appello possibile la mia vita sembra rovinata per sempre.Mi rendo conto che lei è riuscita ad alzare il tenore di vita di una famiglia che viveva ad un passo dalla miseria,una famiglia in cui mio zio da bambino non comprava la merenda a scuola per riportare i soldi a casa.Lei e i suoi fratelli hanno determinato la salita di parecchi gradini nella scala sociale della nostra famiglia e questo quando ci penso mi sembra talmente incredibile che al confronto Napoleone sbiadisce.Capisco perchè non riesce ad comprendere che io mi interessi anche di altro,che veda tutto il resto come distrazione dallo studio(cosa che ovviamente non è vera).Ma nonostante ciò riesce ad accettare il tutto,forse anche costretta dal vedermi diventare terribilmente nervosa quando entriamo in questa discussione. Non è allora poi tanto peregrina l’idea dello studio che è importante nella vita, grazie ad esso i miei genitori si sono tirati fuori dallo schifo del paesino in cui viviamo pur continuando a viverci, mi hanno permesso di essere una persona che sta qua a scrivere(suppongo abbastanza bene)su questo blog piuttosto che essere per strada a spaccarmi di droga o a ritrovarmi incinta del terzo figlio a ventun’anni da un ragazzo che per lavoro spaccia cocaina al dettaglio per conto del grosso stronzo che non verrà mai beccato,mentre lui sì. E vi giuro che sarebbero state possibilità concrete qui dove vivo.
Quello che vi ho raccontato però sottolinea anche l’importanza dell’amore,come giustamente sostiene Massimo,perchè adesso quella famiglia si ritrova a non avere più nulla,neanche la salute e io credo che davvero questo sia il ritorno per come hanno agito in passato,per la totale assenza di amore nel loro passato. Davvero sembra una stronzata,ma io ci credo.Qualcuno lo chiama karma,mia madre lo chiama con un detto”il Signore ha i piedi di piombo”,ma esiste anche se non sono propensa ad augurarlo a chi mi fa del male.
Volevo solo farvi riflettere insieme a me sul perchè molto spesso queste frasi di circostanza possono avere un significato più profondo e vero.
Io spero di poter essere capace di sollevare ulteriormente le sorti della generazione che da me deriverà,spero di poter determinare un’ulteriore ascesa del tenore di vita della mia famiglia perchè è la cosa che più ammiro nei miei genitori. E non lo intendo nel senso prettamente materialistico.I miei genitori hanno fatto fiorire un’enorme sensibilità nell’animo mio e di mio fratello nonostante loro vivessero tra campagne e stalle.E’ questo quello che voglio fare con i miei figli.Ovunque essi dovessero crescere io voglio essere capace di infondere in loro quel semino che tanto spesso mi sono accorta stare germogliando dentro di me nonostante i miei mi abbiano dovuta crescere in una realtà tanto difficile.Se ci penso mi viene stupidamente da piangere,e lo so che non è stato solo lo studio ad averglielo permesso,perciò mi impegno a coltivare tutto ciò che possa nobilitare il mio animo.Dovessi riuscirci io potrei sapere di essere una persona ammirevole, non me ne fregherebbe un cavolo delle mie entrate mensili.
Per farlo sto intraprendendo una strada che parte dallo stesso punto da dove partì mia madre(il corso di laurea in Lingue)e mi porterà ad un bivio dove queste strade si separeranno,magari si allontaneranno perchè qui non esiste ancora un corso di studi che mi permetta di divenire ciò che vorrei(“emigranti”li chiamavano in “Ricomincio da tre” di Troisi:) ). Allora comincerà la parte della mia vita che determinerà se saprò o meno rendermi fiera di me stessa.E qui c’è anche l’autorealizzazione di cui parla Tommaso.
Per il resto ti dò ragione Massimo, di recente è morto il nonno della mia più cara amica.
Sua nonna aveva dedicato decine e decine di anni della sua vita all’esclusivo compito di accudire un marito non più autosufficiente a causa di un ictus.
Quest’ultima è una donna dolcissima(come molte donne nella famiglia di questa mia amica,gente davvero buona come il pane),che ho sempre trovato allegra e piena di spirito.Suppongo fosse perchè tutto ciò che faceva lo faceva per e con amore.Mi sono ritrovata davanti ad un baratro nero quando ho provato ad immedesimarmi in questa donna che aveva perso l’unica cosa che fosse esistita nella sua vita da moltissimo tempo a questa parte.Io non riuscivo proprio a rendermi conto di cosa avrebbe potuto fare,come avrebbe potuto vivere.Tuttora non lo so.Fino a qualche tempo fa la mia amica ancora era lì a consolarla e a sentirsi da schifo nonostante lei il lutto fosse riuscita ad assimilarlo più in fretta.Io al funerale ho pianto pur sapendo di non esserne in diritto. Io non sapevo che significasse eppure piangevo.Non credevo fosse giusto,ma tant’è che non sono riuscita a farne a meno.
In quell’occasione mi trovai anche a riflettere sul fatto di aver partercipato più a funerali che a matrimoni nella mia vita, ma questa è un’altra storia,un’altra riflessione che magari non ha senso fare ma sulla quale mi sono soffermata parecchio.
Ah e last but not least…Per Giorgio: io ho ammirato molto quello che una volta mi hai detto,che non volevi diventare avvocato,ma semmai magistrato e spero tu non abbandoni mai questa strada. Io non ti conosco,almeno non nel senso canonico del termine,ma ho ammirato moltissime cose in te e posso solo augurami che non cambino perchè quando mi capita di incontrare gente sensibile e ammirevole io quell’esperienza la custodisco gelosissimamente in un mio personale portagioie dell’anima.E spero quindi non debbano venirne fuori mai.
Quali siano i veri valori per me,io non saprei riassumerlo,chiunque ne avesse la buona volontà potrà desumerlo da quanto letto
Grazie per questa possibilità,grazie per questo post.
27 dicembre 2009 @ 16:48
Grazie del bentornato Alessia, ma soprattutto grazie per questo splendido commento
Niente da aggiungere, se non che il tuo commento è un dejavù. Quindi – cavolo – qualcosa in Matrix non va!
A parte questo, un caro amico mi ha raccontato la stessa identica storia, solo che lo zio ricco, nonostante abbia distrutto il rapporto coi figli, non è ancora povero. Ma è ricco solo monetariamente parlando, niente di più.
E capisco anche che i genitori ci vogliano laureati, o col posto fisso al più presto, ma a quale prezzo mi chiedo? Il semino va innaffiato. Sicuramente sono spinti dalle più nobili intenzioni, però se reputano importanti solo la sicurezza economica, rischiano di polverizzare tutto il resto della nostra persona. E non parlo della tua situazione, sia chiaro, sto generalizzando.
Riguardo al karma (o chi per lui), penso che la maggior parte di ciò che ci torna contro – o a favore, perché no! – sia dovuto al nostro rapporto con le persone, e non tanto a entità o leggi divine. Se nel momento del bisogno si aiuta, in futuro si avrà sempre qualcuno su cui poter fare affidamento. In caso contrario, beh, si riman soli.
Concludendo (spiacente, non sono proprio capace di dilungarmi
), mi fa sempre molto piacere quando sento persone parlare del proprio futuro, non in termini di case o macchine possedute, né di titoli, ma di figli. Sicuramente saranno persone migliori.
Grazie, Massimo.
PS. Cacchio, qualcuno vuole invitarmi ad un matrimonio o no? Almeno uno, per favore, fatemelo vedere com’è fatto!
28 dicembre 2009 @ 13:44
Eh beh credo che di queste storie ce ne siano moltissime in giro, purtroppo la gente non smetterà mai,temo,di commettere simili errori.
E’ la prima volta che sento una persona rallegrarsi di sentir parlare del futuro in base a come vorremmo crescere i nostri figli.E credo ce ne dovrebbero essere molte di più. Anche se siamo molto giovani ciò non ci impedisce di pensarci;allo stesso modo in cui pianifichiamo il futuro più immediato possiamo fantasticare su come ci piacerebbe crescere degli eventuali figli.Hai ragione, renderebbe persone migliori noi e magari anche la nostra futura prole. Dei genitori che sanno sognare non possono certo essere un male
Ehm…Per quanto riguarda i matrimoni…Credo di essermi contraddetta da sola nel giro di un giorno…Oggi sarei dovuta essere ad un matrimonio…Ma il presepe vivente mi ha davvero sfibrata in questi giorni.Credimi meglio fantasticare di figli che averli per adesso:il piccolo Gesù,nonostante fosse la cosa più bella che avessi mai visto,non era simpaticissimo quando cominciava a frignare e rigurgitare! :p
A saperlo prima cmq ti avrei detto del matrimonio così magari andavi a dare un’occhiata!
Bye bye!
28 dicembre 2009 @ 15:05
Leggendo il chilometrico intervento di Alessia, ho concordato profondamente su un passo:” Io spero di poter essere capace di sollevare ulteriormente le sorti della generazione che da me deriverà,spero di poter determinare un’ulteriore ascesa del tenore di vita della mia famiglia perchè è la cosa che più ammiro nei miei genitori”.
Ebbene, anch’io mi sento di avere lo stesso compito; anch’io ammiro la mia famiglia per ciò che è riuscita a creare e spero vivamente di poter fare lo stesso con le generazioni future della mia famiglia. Mia madre lavora stabilmente in banca pur avendo un diploma di terza superiore, a seguito del quale dovette lavorare perché in famiglia servivano più soldi che titoli di studio. Mia madre la ammirerò all’infinito per ciò che è riuscita a creare dal nulla grazie anche ai suoi eterni sacrifici, alla caparbietà e alla determinazione proprie delle persone che partendo da una realtà umile vogliono far di tutto per migliorarsi. Come mio nonno, che dopo 20 anni di attività calcistica in serie B e C (non è che si prendesse chissà cosa negli anni 50) si è messo in affari costituendo l’azienda di famiglia e dando a me e ai miei cugini quello che ora abbiamo. Era attaccatissimo agli affari, e vedeva il lavoro come la possibilità di realizzazione dell’intera famiglia, non di sé stesso. Sarà il troppo lavoro o le pallonate ricevute da giovane, ma ora giace semi immobile in un letto affetto da Alzheimer, incapace di intendere e di volere. Se mi chiedeste chi più ammiro nella mia famiglia risponderei senza esitazione: mio nonno. Per quanto poi poco affettuoso fosse (la cosa più carina che mi abbia mai detto è stata: Hai una testa quadra, oppure Beduino!), metteva sempre al primo posto la famiglia e i suoi bisogni. Lavorava non per dimostrare d’essere ricco, ma per mettere via in caso di bisogno. Diceva sempre: Io lavoro perché se uno dei miei nipoti dovesse ammalarsi, almeno abbiamo i soldi per curarlo.
Nel mio caso l’autorealizzazione di cui parlavo attiene alla famiglia, che si pul realizzare con strumenti diversi. Io credo che nella vita di ciascuno di noi, la famiglia dovrebbe essere un caposaldo, un qualcosa sul quale poter sempre contare. Moglie, fidanzate o amici per me vengono in seconda posizione, ma al vertice metto senza dubbio la famiglia.
Tommaso
14 aprile 2010 @ 22:00
Conta la consapevolezza. L’essere al corrente di esserci. Il vivere ogni momento in maniera presente, consci che quel momento non si ripeterà più. Sarebbe bello anche saperlo apprezzare, questo momento presente, anche quando è spiacevole ciò che stiamo vivendo. Per me l’essere consapevoli della sfuggevolezza della vita è un incoraggiamento a vivere tutto con attenzione e gioia.
E poi è fondamentale la salute di sicuro