#135

gen 2 2010

Il compromesso mancante (che poi un compromesso non è)

In un post di qualche tempo fa, Giorgio aveva parlato di Mediazione dei conflitti. Oggi vorrei provare a trattare un argomento a monte, ovvero la prevenzione dei conflitti.
Per prevenire un conflitto – quando è possibile – bastano veramente pochi accorgimenti.
Per cominciare, dividerei i conflitti in due categorie, orizzontali e verticali.
  • I conflitti orizzontali sono i tipici “muro contro muro”, nel quale una parte cerca di prevalere sull’altra, ed entrambe hanno lo stesso potere.
  • I conflitti verticali sono invece quelli in cui una parte è subordinata all’altra, ad esempio famiglia-figlio, stato-cittadini, eccetera.
Per dare un’anticipazione in due parole, penso che ogni conflitto si possa prevenire con dei compromessi e con un po’ di tatto. Trovo che un esempio funzioni meglio di mille spiegazioni, quindi proverò a raccontare alcune situazioni di conflitti con storie vere, opportunamente adattate e modificate.

Storia 1

Un cliente entra nel negozio di un orologiaio, e dopo essersi fatto consigliare diversi modelli, sceglie finalmente quello da comprare.
C: “Quanto costa quest’oggetto?”
N: “Sono 640 euro.”
C: “E’ un po’ troppo, al massimo sono disposto a spendere 550 euro!”
A questo punto il negoziante può scegliere se rifiutarsi di vendere l’orologio al cliente, sperando di riproporlo al prossimo a prezzo pieno, oppure – conoscendo il margine di guadagno sull’oggetto – andare incontro al cliente, abbassando un poco il prezzo.
N: “Guardi, faccio un sacrificio e glielo lascio a 600 euro. Però di più non posso scendere.”
C: “Affare fatto!”
Facendo questa scelta l’orologiaio vince due volte, perché guadagna comunque sull’orologio, e inoltre si assicura un possibile futuro acquisto da parte del cliente. Il cliente da parte sua è soddisfatto, ha risparmiato e trovato un posto nel quale potrà tornare a fare affari. Sono soddisfatti entrambi perché hanno trovato un compromesso che li fa uscire entrambi contenti dalla trattativa.
Viene da se che il compromesso non sarebbe stato possibile se uno dei due fosse rimasto fermo sulla propria posizione, ad esempio il negoziante (o il compratore) non avesse accettato di trattare il prezzo. Risultato: nessuna vendita immediata e nessun cliente soddisfatto.
In questo caso i poteri si controllano a vicenda, e perché avvenga la trattativa è necessario scendere a patti.

Storia 2

Anna e Mirko stanno ormai insieme da 1 anno, si vogliono un gran bene, e sono entrambi due gran testardi. Le cose tra loro vanno benissimo, fino al momento in cui c’è da decidere qualcosa insieme. Recentemente hanno deciso di fare un viaggio, ma al momento della scelta della destinazione hanno iniziato ad avere i primi problemi. Lei voleva andare a Berlino, città che sogna di visitare da sempre, e dove vivono alcuni amici che ha conosciuto al mare anni prima; a lui invece Berlino non piace, preferisce una città spagnola. A nulla valgono le discussioni, le ragioni di lei, e le opposizioni di lui. Nessuno dei due è disposto a mettere in discussione la propria posizione, e anzi, più l’altro cerca di minarla, più strettamente vi si appiglia. A questo punto quasi non conta più il viaggio: l’importante è avere ragione.
Ovviamente il viaggio salta, e probabilmente a breve, i due si lasceranno.
In questo caso non è stato possibile ottenere il compromesso, per via dei caratteri cocciuti dei due.
I poteri si scontrano, è un muro contro muro, una prova di forza, dalla quale solo uno, o nessuno, uscirà vincitore. Questa situazione, apparentemente irrisolvibile, diventa banale se si considera quello che dovrebbe essere ovvio. Stiamo parlando di una coppia, e se davvero ci si vuol bene, allora l’interesse primo dev’essere quello di riuscire a prendere decisioni insieme, anche avvicinandoci all’altro. E questo avvicinamento non è assolutamente un atto di sconfitta, ma tutto il contrario, è un atto d’amore!
Se l’interesse principale è tutelare il rapporto con l’altro, allora la propria testardaggine passa completamente in secondo piano, e se entrambi facessero questo ragionamento sicuramente si ritroverebbero nella situazione “dai decidi tu! No, dai voglio che sia tu a scegliere!”. Opposta!
Chiediamocelo, è più importante avere ragione, o mantenere la serenità nel rapporto? Quest’esempio riguarda una coppia, ma è la stessa cosa tra amici, colleghi, parenti e tutte le persone alle quali siamo molto legati.

Storia 3

I protagonisti sono madre e figlia e la situazione è quella in cui nessun figlio vorrebbe mai trovarsi: essere messo in punizione.
M: “Basta, da oggi niente più amici, niente più macchina, niente feste, aperitivi e cene; non uscirai di casa fino a che non sarai in pari con gli esami, e guai se ti vedo prendere una matita o un colore per disegnare. Tu devi solo studiare, gli artisti non sono nessuno a questo mondo! Studia e rendici felici per tutto quello che abbiamo fatto per te!”
La giovane studentessa sarebbe tranquillamente in grado di poter fare tutte le cose che le sono state negate, e insieme portare avanti lo studio. Negli ultimi tempi non c’è riuscita perché non si sentiva bene con se stessa, e proprio adesso che le cose stavano ricominciando ad ingranare, ecco, è tutto perso.
F: “Ma se non posso fare quello che voglio, allora butto via anche lo studio, d’altra parte non sono io che voglio diventare dentista, siete voi che volete vedermi laureata ad ogni costo! Io sarò una pittrice, capito? Pittrice!”
Questo è un conflitto verticale, la figlia è subordinata alla madre perché questa ha potere economico su di lei. E non può permettersi di andarsene di casa, di continuare la sua vita da sola. Allo stesso modo non può fare proposte a chi non vuole saperne: non può trovare un compromesso. Per risolvere il conflitto, qualcuno dovrebbe parlare con la madre, e cercare di farla ragionare, in modo che capisca che quello che lei vuole non necessariamente è quello che vuole la figlia, e nemmeno la cosa migliore.
Ma qui vorrei parlare di prevenzione, e non di risoluzione, di prevenzione nel caso fossimo al posto della madre. Purtroppo quando si ha potere è facile prendere decisioni che per noi vanno bene, senza considerare minimamente le conseguenze che possono avere sugli altri. Per evitare questo, bisogna sviluppare un po’ di tatto e di sensibilità; provare a capire l’altro, ed è proprio da questa posizione che l’atto d’amore di cui ho parlato prima diventa più difficile: quando si è il carnefice. Siamo buoni tutti ad essere bravi e comprensivi quando siamo vittime.
Penso che queste tre storie, sintetizzino la maggior parte dei conflitti con i quali abbiamo a che fare, e che soprattutto possiamo evitare di creare.
Non sono dati scientifici, non sono uno psicologo, e non ho studiato scienze sociali. Tuttavia mi sembrano atteggiamenti così semplici da mettere in pratica una volta che ne siamo coscienti, che non vorrei sentire nessuna delle persone che ha letto questo post lamentarsi di un conflitto che ha creato. Perlomeno, non con le persone a cui tiene.
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8 Commenti per “Il compromesso mancante (che poi un compromesso non è)”

  • #1 Alberto scrive:

    Il secondo caso mi sembra quello più complesso. Il compromesso non è possibile, alla fine uno dei due dovrà prevalere e l’altro cedere, e questo in una certa misura introdurrà asimmetria nel rapporto. L’unico modo per riparare è introdurre altrove un’altra asimmetria in senso opposto.
    Molti rapporti sono giocati in questo modo, sulle doppie asimmetrie.
    Oppure sono basati proprio sull’asimmetria, con uno che prevale sempre e uno che cede sempre.
    Molto molto complicato.

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  • #2 Massimo scrive:

    Ciao Alberto,
    nel secondo caso non è possibile ottenere il compromesso, però colui che “cede”, se sa giocarsi bene le proprie carte, come propongo, alla fine ne uscirà essendo il vero vincitore. Sempre se di vincitori si può parlare ;)

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  • #3 Giorgio scrive:

    Oppure se ne vanno a Certaldo, non escono di camera per una settimana e poi vedi che comunque il conflitto si compone senza lasciare traccia.

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  • #4 Tommaso scrive:

    Do il mio modesto parere su questo intervento: eccezion fatta per la situazione 1che mi pare la più semplice da risolvere, credo che le due successive siano un po’ più complicate. Nella seconda ci sono due persone che sono “vittime” dei pregiudizi della società: ovvero che cedere (nel rapporto di coppia o in altri rapporti) significa uscirne sconfitti. Questo, purtroppo, è evidenziato talvolta proprio dalla controparte, che nel momento in cui ti disinteressi di una decisione e lasci all’altro scegliere, ti fa comunque capire di sentirsi il “vincitore morale” di una lunga lotta. Certo, se tutti noi discutessimo senza voler vincere a tutti costi (visto che non c’è alcun premio), arriveremmo a compromessi più facilmente!Invece talvolta è proprio il sentirsi sconfitti, o il credere che gli altri pensino che tu in questa ipotetica lotta ne sia uscito sconfitto, che ti fanno desistere dall’accettare una proposta altrui. In questo caso nessuno dei due è interessato alle ragioni altrui, ma diventa una vera e propria guerra senza alcun premio in palio e senza alcun vincitore. Molto spesso termina con due sconfitti (come hai fatto notare te)oppure continuiamo a discutere dimenticandoci nel frattempo la motivazione, tanto che diventa solo una lotta a chi cede per primo, una sorta di braccio di ferro.
    Il terzo rapporto forse è ancora più complicato, perché spesso (non mi limito all’ambito familiare) in un rapporto di subordinazione chi comanda è completamente (e a volte giustamente) disinteressato alle opinioni o gusti altrui. In un’azienda se ne fregano se non ti piace fare una cosa o se preferiresti farla in un altro modo: lì c’è da sviluppare l’efficienza e l’efficacia. A volte le si possono sviluppare in modi diversi, altre volte no, e dunque c’è necessità assoluta che uno decida anche per gli altri!Lo stesso vale in un rapporto maestra-alunno, dove la prima deve per forza prevalere sul secondo perché difficilmente ciò che pensa un bambino può conciliarsi con le necessità del mondo adulto. Dunque il terzo esempio a mio avviso non riassume completamente tutti i conflitti verticali. Quel che è certo è che,anche questa volta, a chiunque che sia in posizione dominante scoccerebbe sentirsi messo in inferiorità da un subordinato, e talvolta dunque l’orgoglio prevale spesso sulla ragione. Così puoi trovare manager che pur di aver ragione e dare un’immagine positiva e di dominio all’esterno, non scelgono la scelta migliore per un’impresa.
    Alla fine purtroppo il tutto si riduce sempre all’orgoglio: una volta tolto di mezzo i rapporti interpersonali potrebbero essere certamente più sereni!

    Tommaso

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  • #5 Alessia scrive:

    Ogni riferimento è sempre puramente casuale :)

    Anch’io come tutti ritengo il secondo e terzo esempio i più complicati di certo.Anche se il primo più solitamente si risolve con un:”Non sono disposto a spendere questa cifra” “Ma il prezzo è questo,arrivederci.” “Arrivederci”.

    Come ho premesso, gli esempi seguenti sono più complicati per cui non c’è moltissimo da dire, se fossimo capaci di prevenire e/o mediare ogni conflitto suppongo non saremmo umani(anche perchè il conflitto presuppone che si sia almeno in due e non tutti hanno una certa consapevolezza o sono capaci di metterla in pratica).
    Nel primo caso è ovvio che alla fine uno dei due dovrà cedere più di buon grado possibile, quello che mi sembra raccomandabile è che non sia sempre lo stesso a cedere nella coppia. Molto spesso c’è chi tende ad abbassare più spesso la testa per evitare i conflitti(di solito la donna),ciò non fa altro che creare risentimento che,accumulandosi,non potrà far altro che esplodere senza che nè il diretto(o diretta) interessato/a nè il/la partner si rendano conto del motivo.A tal proposito mi sento di consigliare a chiunque volesse avviare una relazione stabile e duratura,a chi la avesse già avviata o chi volesse semplicemente prendere consapevolezza di buona parte delle dinamiche uomo-donna(perchè imparare qualcosa di nuovo non fa MAI MAI male)”Gli uomini vengono da Marte,le donne da Venere”di John Gray.Sicuramente ne avrete sentito parlare,magari lo avrete pure snobbato.Di solito non gradisco leggere nè saggi nè manuali,ma sono rimasta molto piacevolmente sorpresa dalla profonda conoscenza del nostro pensare e agire che si nasconde dietro un titolo apparentemente banale e poco accattivante. Ci sono anche capitoli dedicati proprio a questo tipo di dinamiche e consigli pratici per prevenire o mediare conflitti senza creare risentimento o senso di frustrazione o risultare finti e insinceri.
    Provateci,come ho fatto io,male certo non può farvi.

    Per quanto riguarda l’ultimo caso credo che dovrei limitarmi in quello che scriverò perchè ultimamente sono direttamente coinvolta in maniera moooolto mooolto meno semplice di quella esemplificata.
    Beh è chiaro che la realtà sia sempre più complicata di ogni esempio possibile(serve proprio a questo e-semplificare!).
    Te lo dico perchè davvero la realtà può superare ogni immaginazione e non ti racconto quello che mi succede perchè sarebbe noioso stare qua a parlare dei cavoli miei o di chiunque altro nel dettaglio.
    Però mi sento di dirti che tutto quello di cui tu parli non può essere contestato,ci mancherebbe altro,ma richiede un grado di consapevolezza,ragionevolezza e capacità di mettere in pratica ciò che di buono abbiamo dentro che pochi possiedono.E questo non si può insegnare.Almeno non a tutti.
    Io da parte mia cerco di cogliere ogni più piccola occasione di mettere in pratica ciò per cui a parole siamo tutti pronti a pontificare peggio di Savonarola.Ma c’è gente,un esempio a caso:mio padre, che sarà l’età,sarà quel che vuoi,ma ha perso totalmente questa capacità.La capacità di mettere gli altri prima di se stessi senza per questo trascurarsi, di prendere mille euro e partire per l’Africa senza pensare”no no prima vengo io,la mia laurea e tutto quanto” o anche solo la capacità di discutere civilmente.
    Siamo sempre pronti a parlare della gente egoista e incapace di migliorarsi per contrapporci ad essa,ma spesso è come se parlassimo di fumo,di entità astratte che tutti conoscono ma che nessuno ha mai visto.
    Esistono.Esistono.E quando ti imbatti in loro per quanto tu ti lanci con tutte le tue forze,tutte le tue migliori intenzioni e tutta la tua migliore dialettica finirai per sbattere contro il muro.E tanta più dedizione e convinzione ci avrai messo più ti farai male.Riproverai tante volte ma sempre ti ritroverai seduta/o ai piedi del muro con la testa sanguinante a piangere,a disperarti e a chiederti se non sei tu che sbagli.Ma non sbagli,perchè tu sei capace di crederti in fallo,il muro invece no,lui si crede infallibile.
    Io ho ancora una piccola speranza a cui aggrapparmi,ho mia madre.E naturalmente la mia volontà di diventare quella che sento di poter essere,di tornare davanti a quel muro un giorno a testa alta,forte delle mie esperienze e con in volto la luce di un animo che avrò coltivato con fatica e pazienza.
    Quel giorno il muro,vecchio e mangiato dalla muffa crollerà davanti alla mia luce o resterà eretto nella sua arroganza.Ma in entrambi i casi io mi volterò e tornerò sulla mia strada che avrò già cominciato a battere da tempo.
    Non dobbiamo pensarlo troppo spesso ma ogni tanto fa bene: abbiamo troppa grandezza dentro per sfibrarla sprecandola su chi non la apprezzerà mai semplicemente perchè non è denaro.
    E non è una frase fatta,queste sofferenze ci rendono davvero più forti.Le lacrime che verso oggi sono braccia che sosterranno me e chi amo e amerò e sarò invicibile.Senza però mai pensarlo davvero.
    Come sempre grazie per la possibilità.

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  • #6 Massimo scrive:

    Concordo con voi orgoglio e arroganza siano due dei protagonisti nella creazione dei conflitti, aggiungerei anche la presunta onniscenza. Il fatto è che qualunque posizione, punto di vista, e opinione può essere espressa in un modo aggressivo, che fa mettere l’altro sulla difensiva – o lo predispone al contrattacco a seconda del carattere -, o in modo aperto per la comunicazione.
    Il punto è semplice, se si vuole tagliare il dialogo lo si fa. Altrimenti no. E la prevenzione è innanzitutto non tagliare, e magari cercare di farlo capire al testone che è dall’altra parte.

    Grazie per i vostri sempre preziosi commenti.
    M.

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  • #7 Giorgio scrive:

    Come al solito i miei commenti sono i più superficiali. :D
    Ma adesso farò un’osservazione, forse peregrina, forse no. I muri indistruttibili non esistono. Semplicemente, non se ne sono ancora trovate le crepe. In psicologia, l’orgoglio è la prima forma di timidezza.

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  • #8 Alessia scrive:

    No,non sono “solitamente”superficiali. E anche in questo che può sembrarlo ti confesserò che mi ci è voluto un po’ per capirne il significato… :D Sarò un po’ tocca io…

    Io condivido la tua idea di orgoglio(che poi è proprio il tipo di orgoglio che mi contraddistingue) e il fatto che non esistano muri indistruttibili. Ma le condivido in teoria.
    E’ raro che io mi azzardi a scrivere con tale convinzione di cose che non ho sperimentato,nel caso preferisco astenermi.Quello che scrivo è dettato dall’esperienza,da un’esperienza parecchio dolorosa perchè per la maggior parte della mia vita io ho vissuto nella più totale adorazione di mio padre.
    Quando dico che continuo a sbattere sul muro e ottengo solo di spaccarmi la testa e disperarmi non è perchè io parta dal presupposto che non ce la farò mai ad abbatterlo o perchè sia troppo pigra per metterci la giusta convinzione. Lo dico perchè è così.E non sai quanto sarei felice che non lo fosse.
    Magari anche tu hai sperimentato ciò di cui scrivi,non lo metto in dubbio.Ma la realtà ha più possibilità di qualsiasi fantasia,a volte, mentre la nostra capacità di accollarci grossi sforzi emotivi dei limiti ce li ha,eccome.
    Dipenderà dal mio carattere,dal mio essere una sorta di cartina tornasole delle tensioni che mi circondano,ma io riesco a sopportare fino ad certo punto.Poi rischio di perdere la testa o quanto meno quel minimo di serenità che ci permette di non essere esauriti.Sono stata molto vicina al limite e non è affatto piacevole.
    Sono un po’ troppo emotiva,un po’ troppo empatica e devo accettare i miei limiti.Mi sono già spinta abbastanza oltre e conosco troppo bene il sapore della delusione nel vedere distrutte le speranze che alimentavo(pensandola come te). A livello di emozioni è come se fossi quasi totalmente priva di scorza e quel poco che ho l’ho creata a forza di delusioni e riprese.Sono sicura che sarà successo un po’ a tutti,ovviamente non mi credo un’ aliena o che altro,solo che spesso prendo le cose un po’ troppo a cuore.Molto troppo :)
    Tutto qui. :)
    Buonanotte!

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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