#143

gen 31 2010

Scontro oggi, Diritto Civile domani

di David Caratelli

Quando pensiamo ai diritti civili pensiamo agli anni ’60 e le marce di Martin Luther King Jr., o le battaglie non-violente di Gandhi. Il voto alle donne o la legalizzazione dell’aborto. Diritti civili sono spesso sinonimo del passato: di quei movimenti che ci hanno portato allo stato attuale delle cose; un mondo piu’ libero e piu’ tollerante.

E’ difficile pensare ai diritti civili come cose che ancora non sono, beh, diritti. Sarebbe un po’ come pensare all’oggi visto dal domani. A tutti sembra ovvio che le donne abbiano lo stesso diritto degli uomini di votare, ma quando la discussione non era pura retorica ma anzi materia di dibattito aperto certo le persone non vedevano la conquista del voto per le donne come una battaglia per i diritti civili (tranne i pochi, quelli che poi la storia la fanno). La questione era semplicemente un altro punto in un programma politico, cui uno poteva appoggiare con motivazioni a, bi e ci, o respingere con ragionamenti altrettanto logici di, e ed effe. I diritti civili sono visti come qualcosa di intrinsecamente giusto, ed e’ quindi difficile pensare ad una materia che suscita polemica oggi come semplicemente giusta o sbagliata.
Un esempio: e’ piu’ o meno scontata l’importanza dell’abolizione della pena di morte in Italia; questa conquista viene vista come un diritto civile: giusta “senza se e senza ma” (ovviamente esistono eccezioni). Negli stati uniti pero’ no, e quindi l’abolizione della pena di morte, invece di essere una questione di diritti civili, e’ quasi sempre discussa con argomenti tipo: “la pena di morte e’ sbagliata perche’ costa troppo al governo: e’ inutile spendere tutti questi soldi quando costerebbe meno usare l’ergastolo”, oppure: “studi dimostrano che la pena di morte non e’ un deterrente che diminuisce il numero di omicidi”. Tutte argomentazioni “pratiche” se volete, che non si basano sul motivo che sarebbe argomentato immediatamente da molti italiani: “la pena di morte e’ ingiusta e basta, e’ crudele eccetera eccetera”.
Sperando di aver trasmesso questo concetto di “relativita’” dei diritti civili, come conquiste che ci sembrano scontate non lo erano affatto quando stavano emergendo, spero di fare un esempio alla rovescia.

Probabilmente non considerereste omofoba una persona che e’ contraria ai matrimoni gay, al contraro di qualcuno che i gay li pesta. Eppure, nel resto dell’occidente, i matrimoni gay diventano sempre piu’ una realta’. In Portogallo, paese a maggioranza cattolica, e’ stata votata una legge che consente ai gay di sposarsi (e parlo di matrimonio con la m maiuscola non PACS, DICO e via dicendo). I matrimoni gay sono completamente equiparabili a quelli tra eterosessuali in Spagna, Canada, Olanda, Belgio, Norvegia, Svezia e Sud Africa. I matrimoni gay, o simili forme, sono presenti in molti stati degli Stati Uniti, in Messico, in Australia. E Lussemburgo e Slovenia stanno pensando di “legalizzarli” a loro volta. Cosa c’e’ di interessante? Beh, ad esempio qua negli Stati Uniti il tema dei matrimoni gay sta diventando, lentamente, una battaglia per i diritti civili. In Portogallo, chi ha appoggiato la nuova norma ha detto che un nuovo, fondamentale, diritto civile era finalmente stato riconosciuto anche la’. Pensate alla pena di morte e come noi la vediamo come un diritto civile, al contrario di altri Beh, spero riuscirete a vedere che anche l’inverso e’ possibile.
Cosa significa tutto questo? Che dovete appoggiare i matrimoni gay perche’ senno’ siete razzisti? Se tornate tra qualche anno magari ve lo direi anche, ma ora come ora e’ giusto che ognuno abbia la propria opinione. E’ una strana situazione, perche’ se qualcuno pensa che questo sia davvero un diritto fondamentale da conqusitare, allora non pensare che gli altri siano nel torto piu’ completo sarebbe un po’ come dare il beneficio del dubbio a chi si opponeva all’eliminazine della schiavitu’. Eppure, proprio perche’ e’ una battaglia di adesso, e’ naturale che vi sia un dibattito: il cambiamento non viene facilmente. In fondo, e lo dico egoisticamente, senza chi su questo argomento (come su molti altri) la pensa diversamente da me, il mondo sarebbe abbastanza noioso.

E tanto per mettere le cose in prospettiva un altro po’: perche’ mai pensiamo che i diritti civili siano giusti? Non e’ forse solo perche’ hanno “vinto”? In fondo siamo il prodotto del nostro passato. Se La Roma papale fosse riuscita a sopravvivere all’unita’ d’Italia, la Breccia di Porta Pia non sarebbe semplicemente la Marcia su Roma di questo ipotetico universo parallelo?

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4 Commenti per “Scontro oggi, Diritto Civile domani”

  • #1 Alberto scrive:

    Quello in Portogallo non è proprio proprio un matrimonio a tutti gli effetti… è ancora preclusa l’adozione. Lo correggo perché è un fraintendimento comune :)

    Sul resto ho delle perplessità.
    Personalmente non mi piace ancorare il discorso etico a quello storico. A quel punto ci si chiederà “e dove si ancora il discorso storico?”
    Perché l’etica la fanno i vincitori, ma la storia non è molto diversa, e ancorare l’una all’altra non mi sembra ci porti lontano. Scopriamo che i diritti civili “sono giusti perché storicamente hanno vinto”, e hanno vinto… perché? Io risponderei “perché sono giusti”, e a questo punto meglio dire direttamente che sono giusti perché sì.
    Ovviamente in alternativa si può rispondere che hanno vinto “per puro caso”, oppure “perché ci sono stati imposti”, oppure ancora “perché era storicamente inevitabile” (un ottimo modo per evitare di rispondere). Ma a quel punto non è chiaro perché dovremmo difenderli… e come, visto che tutte le nostre argomentazioni diventano un fallibile prodotto storico.
    Qui si cade nella temibile trappola del Relativismo, quella in cui cercano sempre di attirarci i dogmatici: la relativizzazione del Relativismo stesso. Ma questo è un paradosso del bugiardo; il Relativismo non può essere a sua volta una cosa relativa, ma lo si prende per dato e assodato, per assioma (il che non vuol dire che non sia una scelta giustificata e logica dietro, anzi, come per tutti gli assiomi la sua scelta è molto ponderata). Altrimenti crolla tutto e spianiamo di nuovo la strada al Dogmatismo.

    Un’ultima nota: personalmente, io non credo che troverei “noioso” un mondo in cui i diritti civili sono garantiti a tutti e nessuno rompe le scatole dicendo che non dovrebbero esserlo. Ma immagino di essere molto “di parte” :)

    Ciao

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  • #2 Giorgio scrive:

    Ah, il Relativismo in sé non è certo una trappola, Alberto. Anzi, io credo nella forma mentis relativistica come unica via di salvezza. Ovviamente, però, come per ogni buon concetto, c’è sempre chi ne fa un uso bruto. E si sa, si può sopportare la forza bruta, ma la ragione bruta no. E’ un colpo basso sferrato all’Intelligenza. Ma questo non toglie che, se cavalcato con cognizione e finalità di conoscenza né provinciali né orgogliose, il Relativismo, per la nostra mente, diventa davvero il dragone da cavalcare.

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  • #3 Alberto scrive:

    Infatti la mia è da leggersi come una difesa del Relativismo a tutti gli effetti :)
    La trappola di cui parlo non è il Relativismo, ma lo accompagna spesso, e noi che siamo relativisti dobbiamo essere sempre attenti a non caderci.

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  • #4 David scrive:

    Grazie dei commenti.

    Alberto, hai ragione riguardo al fatto che in portogallo c’e’ questo aspetto che chi si sposa ed e’ gay non puo’ adottare figli, e avrei dovuto precisarlo.
    Volevo aggiungere che anche io condivido i tuoi dubbi. Questo per me e’ un grande problema che personalmente non ho risolto, e ho provato solamente a fare un “esperimento mentale” ipotetico.
    Concludendo, sono abbastanza sicuro del fatto che troverei “noioso” un mondo in cui diritti eccetera siano gia’ in piedi. So che suona come un argomento estremamente cinico, ma credo che gran parte del valore di una vita venga dalle esperienze vissute in negativo e la “lotta” per cambiare lo status quo. Il concetto e’ espresso malissimo e senza troppa riflessione (per quanto concerne la forma), quindi chiudo qua il discorso, che altrimenti potrebbe occupare altri 100 interventi.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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