#137

gen 8 2010

Una vita da promoter

di Massimo | in Lavori visti da dietro

E’ lunedì e sono le 10 di mattina. Entro nel centro commerciale, la cattedrale del consumismo. Non so come mai sia così affollato, davvero la gente non sa che fare? Saremo anche in crisi, non ci sono i soldi per mangiare, però guarda quanti escono col cellulare nuovo! Sono passati 6 secondi da quando sono entrato e un tizio in giacca e cravatta da dietro un banchino mi propone un “convenientissimo” conto bancario. “No grazie, ce l’ho già” “Ma il nostro ha il tasso di interesse più…” Me lo lascio alle spalle, ti ho detto che ce l’ho già, e poi me lo chiedi tutti giorni!
Proseguo, e dopo un po’ vengo avvicinato da una ragazza “Ti va di assaggiare il nostro caffè?” “No, grazie, ho fatto colazione adesso, magari più tardi”. Non ti lasciano tregua questi promoter!
Entro nel negozio di elettronica e mi avvicino al reparto informatico, intanto mi metto il cartellino e mi tolgo la felpa per sfoggiare la mia maglietta sponsorizzata. “Buongiorno collega!”. Eh sì, sono un promoter anch’io.

Il periodo natalizio è quello con la maggior concentrazione di promoter sulla superficie terrestre. Ogni azienda deve promuovere, e allora spuntano ovunque giovani e meno giovani che promuovono auto, macchine da caffè, depuratori per l’acqua, rasoi.. E c’è chi promuove un noto marchio di computer e stampanti, ovvero io.

Quest’anno ho scelto di fare il promoter per due mesi non solo per lavoro, ma soprattutto per motivi di studio. E’ infatti interessante vedere come si comportano le persone, come puoi manipolarle e portarle verso un prodotto migliore. Ah, a proposito, tengo a precisare che – per fortuna – promuovevo un marchio veramente buono, e quindi sono in pace anche con la coscienza. In questo periodo ho venduto una stampante più o meno a tutti: amici che venivano a trovarmi a lavoro, altri promoter. Giorgio stesso è un cliente soddisfatto.

Se dall’esterno i promoter sembrerebbero capaci di venderci anche la loro mamma, in realtà sono dei ragazzi normalissimi, che nella maggior parte dei casi sono totalmente disinteressati dal venderti qualcosa. Non per niente si chiamano promoter. Sono figure che non necessariamente devono vendere (per quello ci sono i venditori), ma son li per dimostrare al cliente che il marchio è presente sul punto di vendita anche tramite una persona fisica in grado di consigliarti. Certo, se vendi è meglio.

Come si diventa promoter?

Io non ricordo bene come ho iniziato, ma è stato 3 anni fa, probabilmente registrandomi al sito dell’agenzia online e inviando il curriculum. In pratica ti registri, e loro quando hanno bisogno di qualcuno per una giornata promozionale mandano una mail. Il primo che risponde dando disponibilità è il fortunato vincitore. A seconda del tipo di prodotto da promuovere vieni addestrato, ovvero devi subire delle pallosissime sessioni di training, se sei fortunato online, altrimenti in posti lontani, come Roma e Milano. Se siete di Roma vedrete che il training si svolgerà senza dubbio a Milano, e viceversa. Come avrete notato, non ho parlato né di colloqui, né di prove. Non ne ho parlato perché non ci sono. Solo semplici training, quando va bene. Questo è il motivo per cui certe volte ci imbattiamo in alcuni promoter che hanno mezzo neurone in capo, senza neanche il minimo sindacale di predisposizione per il lavoro col pubblico, e a volte in altri che sanno poco e niente del prodotto che promuovono.

La vita del promoter può non essere semplice. La paga varia da agenzia ad agenzia, ma solitamente si aggira tra i 40 e i 60 euro al dì. E’ un lavoro occasionale, che non dà sicurezze economiche, a meno che tu non sia un promoter fisso. Quasi sempre c’è da lavorare nel weekend, nei festivi, e a volte mi è capitato di ricevere mail la sera che chiedevano di lavorare la mattina dopo. Se sei donna può essere richiesto di mettere la coscia in vista, o di vestirsi da mamma natale. Nella maggior parte dei casi, sei costretto a stare in piedi per 8 ore, nel mio caso con gran goduria dei talloni.

Passare una giornata in un supermercato, sotto i neon, in mezzo alla folla, è molto stressante. Anche nei momenti di pausa e quando c’è poca gente, non è facile riuscire a tirar fuori qualche pensiero razionale, ed è impensabile portarsi un foglietto di carta per scrivere, o che so, ripassare per l’esame che si ha tra qualche giorno. C’è qualcosa nell’aria che lo impedisce. Inoltre vi auguro di non essere gli unici promoter sul posto, e di poter scambiare due chiacchiere con qualcuno.

Come si diventa dei buoni promoter?

Nella mia breve esperienza ho trovato un paio di best pratices che ogni promoter dovrebbe applicare per risultare quantomeno non sgradevole.

Prima cosa importantissima, e non solo nel lavoro: salutiamo! Buongiorno, buonasera, buon cosa volete, ma salutiamo! E questo non solo per i promoter, ma anche per i clienti, perché la situazione attuale è che siamo in un paese di cafoni, ecco. E poi se si saluta si appare molto più cortesi e accomodanti. Fine del pistolotto.

Una cosa fondamentale è non aggredire il cliente, perché a meno di non avere il nostro stand e dovercelo necessariamente portare, dovremmo lasciargli un po’ di tempo per valutare i prodotti e farsi un minimo di idee proprie. Così dopo che ha visto quali sono le alternative possiamo parlargli di quanto è buono il nostro prodotto. Se lo aggrediamo subito, facciamo un brutta impressione e mentre parleremo lui con lo sguardo cercherà di vedere le alternative, senza ascoltarci.

Inoltre, è importante dare consigli veritieri, uscendo dalla figura del promoter. Se crediamo davvero che il prodotto sia buono, diciamo che lo pensiamo anche in veste ufficiosa, e non solo perché siamo pagati per farlo. Se usciamo dalla nostra veste, il nostro consiglio diventa molto più efficace. 
Vale anche per il contrario, se promuoviamo un prodotto che non ci piace, facciamo il minimo indispensabile e cerchiamo di limitare il danno. Oppure non accettiamo il lavoro quando ci viene offerto. Ho sperimentato sulla mia pelle che non c’è cosa peggiore nel dover essere pagato per promuovere quello che reputi il peggiore antivirus sul mercato! Nessuno deve poter comprare le nostre idee e la nostra opinione, ricordatelo sempre!

Infine non lasciatevi abbindolare dagli incentivi sulle vendite, che vengono proposti a volte per spingere determinati prodotti rispetto ad altri. Può succedere che con la promessa di pochi euro ci facciano perdere la nostra oggettività. L’ho visto in pratica negli ultimi giorni di lavoro, quando per ricevere un incentivo di 3 euro un ragazzo cercava di vendere un computer da 399 euro ad un cliente che voleva un modello da 250 di pari caratteristiche.

Messaggio per i promoter: non fatevi comprare, e sfruttate la vostra posizione e influenza in modo positivo.
Messaggio per i clienti: son ragazzi, che probabilmente hanno ripiegato su questo lavoro come ultima possibilità. Non prendeteli a manate nel viso di default, fatelo solo se lo meritano davvero. Certo, capita di trovare l’incompetente, ma si trovano anche molte persone in gamba capaci di consigliarvi. Comunicate.

La mia esperienza nel complesso è stata molto positiva, ho conosciuto diverse persone simpatiche, ho avuto modo di relazionarmi con molti clienti e osservare le loro reazioni, e mi son pagato i regali di Natale! Sicuramente un lavoro simpatico da fare una volta ogni tanto, però non lo terrei in considerazione come impiego fisso!
Detto questo, mi tolgo maglietta e cartellino, e torno in borghese, anche per oggi la giornata è finita.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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