#148

feb 18 2010

Come chiedere aiuto in modo efficace

di Massimo | in Ai piedi dell'arcobaleno

Vi è mai capitato di assistere ad un’aggressione, o ad una rissa in pubblico? Se sì, guardandovi intorno, avrete sicuramente visto i presenti immobili intorno a voi, che o cercavano qualcosa con lo sguardo perso, o si giravano dall’altra parte facendo finta di non vedere.
Sui giornali si legge continuamente, di aggressioni, rapine, o anche di morti per semplici malori, ma raramente si legge di qualcuno che interviene.

Ho sempre pensato che il non intervento in situazioni del genere fosse dovuto all’egoismo e al menefreghismo della gente. Però recentemente, mentre mi studiavo un libro di comunicazione, ho letto una cosa molto interessante a riguardo, che dà invece una spiegazione alternativa. Quella che viene chiamata ignoranza collettiva (o anche apatia dello spettatore).

Gli studiosi hanno osservato questo comportamento ed hanno escluso che ci possa essere una relazione con la personalità dell’individuo. Sono stati invece individuati altri fattori che influenzano il comportamento di un possibile soccorritore.

Regna l’incertezza

Spesso le situazioni d’emergenza sono ambigue, e non riusciamo a renderci immediatamente conto della gravità della situazione e se ci sia bisogno o meno del nostro intervento. Quello che facciamo in genere è guardarci intorno, per vedere che cosa fanno gli altri. Se nessuno sta facendo niente, evidentemente non c’è nessuna emergenza, altrimenti qualcuno sarebbe già intervenuto! E’ triste pensare che probabilmente tutti quelli che ci sono intorno, staranno facendo questo ragionamento.

Questione di responsabilità

Il fatto che ci siano altre persone presenti, limita la nostra responsabilità personale. Perché dovrei essere proprio io ad intervenire quando ci sono così tante persone qui? E poi, se non è realmente un’emergenza, che figura ci faccio?

E’ appurato che in caso di emergenza è più difficile ricevere assistenza nelle grandi città, piuttosto che nei piccoli paesini. La città è un ambiente in continuo mutamento, è molto popolato (quindi la possibilità di assistere ad un’emergenza insieme ad altre persone aumenta significativamente), e c’è una scarsa conoscenza del prossimo.

Cosa possiamo fare?

Con questo articolo non voglio giustificare chi non interviene, ma piuttosto dare una consapevolezza in più ai lettori: una consapevolezza che in una situazione di presunta emergenza, può permetterci di aiutare qualcuno che ha bisogno. Non bisogna stare ad aspettare che sia qualcun altro ad intervenire, adesso che sappiamo che c’è qualcosa che li frena, la nostra responsabilità aumenta enormemente!
Davanti al prossimo pestaggio di gruppo, o alla nonnina che ha difficoltà ad attraversare la strada, non dobbiamo aspettare nessuno.

Come chiedere aiuto, in maniera efficace

Veniamo al punto saliente… E se siamo noi ad avere bisogno d’aiuto? Come possiamo comunicarlo alle persone intorno a noi? Se siamo vittima di un malore mentre siamo fuori, come facciamo a chiedere aiuto?
In realtà adesso che sappiamo le regole del gioco, seguiamole:

  1. Eliminare l’incertezza. Togliete ogni dubbio a chi vi sta intorno: gridatelo che state male! In questo modo nessuno potrà più vedere la situazione come ambigua. C’è bisogno d’aiuto, e nessuno può rimanere indifferente.
  2. Isolare una singola persona. Fermate la prima persona che vi passa accanto e ditele che avete bisogno di lei. Di lei, e non di “qualcuno”. “Ehi tu, con la camicia blu, sto male, ho bisogno d’aiuto!”. All’altro che sta a fianco chiedete di chiamare un’ambulanza. In questo modo quelle due persone hanno ricevuto una responsabilità, e sanno che devono fare qualcosa per aiutarvi.

Se invece ci rivolgiamo al gruppo, il meccanismo s’inceppa. “Ci penserà qualcun altro!”

*  *  *

Lo studio sui comportamenti umani, e sulle tecniche di comunicazione, si sta rivelando ancor più interessante di quanto non avessi previsto. Anche se – devo ammetterlo – questa cosa dell’ignoranza collettiva mi era sembrata molto buttata lì. Dai, non è possibile che uno di fronte ad un’emergenza se ne resti impecorito a guardare che cosa fa il resto del gregge… O forse sì? E’ bastato ripensare a tutte le esperienze quotidiane per rendermi conto di quando sia fottutamente vero. Però adesso mi rendo conto di avere una nuova arma, l’arma più potente per sconfiggere quest’apatia di gruppo. Sì, la consapevolezza è veramente l’arma finale, e con questa possiamo sconfiggere ogni mostro, ogni abitudine che ci logora ed esser sempre presenti in ogni nostra azione, in ogni momento della nostra vita. Presenti e consapevoli.

Un enorme GRAZIE a Eleonora Bressi che ha realizzato questa splendida vignetta “Come (non) chiedere aiuto in modo efficace”!

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4 Commenti per “Come chiedere aiuto in modo efficace”

  • #1 Valentina scrive:

    E’ vero, la consapevolezza è senza dubbio l’arma finale ed il raggiungimento di coscienza ideale per quanto riguarda i singoli casi della vita.
    In questo intervento, non solo hai trattato un argomento di cui si sente parlare pochissimo, ma hai trasmesso (almeno alla sottoscritta) quella consapevolezza di cui parli. Parliamoci chiaro, chi avrebbe mai riflettuto su questo problema così da vicino? Siamo bravi a riflettere sui concetti astratti, quali l’amore o il bene, a cercare iniziative sempre più profonde per ampliare appunto la nostra consapevolezza, ma magari perdiamo di vista cose più semplici, più pratiche ed utili (piccola condanna personale estesa a chi si trova d’accordo ^.^).
    Ho scoperto solo ieri questo blog e più che leggo, più che mi incuriosisce.
    Per la cronaca sono la ragazza che stava morendo di freddo mentre la mia amica tentava di illuminare per magia la spada laser del travestimento da Jedi!!! :-)
    Complimenti e grazie per aver ampliato la mia conoscenza! ;-)
    Penso che d’ora in poi sarò una vostra assidua frequentatrice nonchè fan!!! ^^

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  • #2 Kiara scrive:

    Allora: intanto la vignetta è stupenda :D
    Comunque sono d’accordo con tutto quello che hai detto, pero’ penso che non sia solo questione di consapevolezza, non sempre. L’anno scorso una ragazza è svenuta sul marciapiede davanti a scuola, e io sono andata subito ad aiutarla. Ho visto un ragazzo che era a telefono e gli ho chiesto di aiutarmi. Sai cosa mi ha detto? “Non vedi che sono al telefono?!”. Se sei in una situazione in cui hai bisogno di aiuto, e ti trovi una persona come quella che ho incontrato io? Ammetto pero’ che forse avrà pensato che non uno svenimento non era grave, ma più che chiedergli una mano che dovevo fare per farmi aiutare?
    Ci sono situazioni pero’ in cui personalmente non saprei davvero che fare. A Dicembre, una settimana dopo che era stato sparato un ragazzo albanese (se non ricordo male) all’arco di San Pierino, in pieno centro a Firenze, proprio in quella zona mi sono ritrovata di sera davanti a una scena in cui non sapevo davvero come comportarmi. Un ragazzo e una ragazza inglesi, usciti da un pub, si erano seduti su un marciapiede, e un altro ragazzo si è avvicinato a loro e ha cominciato a tirare calci in faccia ai due. Questi hanno chiaramente detto che non avevano la più pallida idea di chi fosse, o perchè lui li stesse malmenando, e lui ha continuato ha tirar calci (facendo sanguinare il naso del ragazzo) e i due sono rimasti a sorbire, senza che nessuno intervenisse, fino a che il ragazzo non è scappato via. Lì sapevo che avrebbero avuto bisogno di una mano, ma:
    1-Non sapevo che fare
    2-Avevo paura, se avesse picchiato anche me? (E comunque la settimana prima c’era stata una sparatoria a pochi passi di lì, e non si sa mai che può succedere)
    Questo è un mio dubbio: in una situazione come questa, o peggiore (magari con qualcuno con una pistola o un coltello, può succedere), che cosa fai? Chiami qualcuno che possa essere più d’aiuto, come un poliziotto?

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  • #3 Kiara scrive:

    Ah scusami Massimo, volevo scriverlo in fondo al commento, ma me ne sono dimenticata: il post è bellissimo, mi piace un sacco l’argomento :D

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  • #4 Massimo scrive:

    Mi fa molto piacere che sia stato di vostro gradimento :)
    In effetti il tema è tanto semplice e comune quanto complesso. E proprio per la complessità, non esistono comportamenti da tenere in precise situazioni. L’unica cosa che possiamo fare è sapere com’è che funzioniamo, e con questa consapevolezza muoverci a modo.
    Con questo mi riferisco a Kiara: in quella situazione in effetti è un bel casino, soprattutto se ti trovi completamente sola. Se ci fossero state altre persone non si sarebbe posto il problema, sarebbe anche solo bastato prenderne qualcuna (anche se sconosciuti) e avvicinarsi al tizio, magari facendo finta – o facendo sul serio – di chiamare la polizia segnalando il picchiatore, dicendo il luogo e descrivendo la persona. Anche se il comportamento in questi casi varia da persona a persona e a seconda dello stato in cui uno si trova, quindi non è detto che funzioni e che non parta una rissa vera e propria.
    Oppure entrare in un bar o locale e attirare l’attenzione della gente e portarla fuori, iniziare a suonare campanelli delle case a raffica. Insomma, qualcosa che metta a disagio l’altro.

    Però ripeto, dipende tutto dal caso e dalla persona che ci si trova davanti. ;)

    Effetti collaterali anche gravi. Leggere attentamente il foglietto illustrativo. I blogghisti non si assumono alcuna responsabilità in caso di rissa, malore, tumore, dolori al pollice, infatuazione, appendicite.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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