#144

feb 5 2010

Quello che non dobbiamo sapere sulla droga

Aveva soltanto ventisette anni, quando si ritrovò ad essere il solo medico del campo. I feriti erano novanta, lui era solo e non aveva che bende e seghetti da osso; niente medicine. 7 settembre 1914, sera. Dalle bocche spezzate si levavano lamenti selvaggi, mentre la notte abbracciava questi guerrieri morenti, lontano da casa, a Grodek, in Polonia. E lui era lì, da solo. Ufficiale medico Georg Trakl, altissimo poeta espressionista tedesco, che di lì a due mesi si sarebbe ucciso al ricordo di quella sera, abusando del suo vizio: overdose di cocaina.

Ieri, 4 febbraio, è uscita un’intervista, rilasciata da Marco Castoldi aka Morgan per la rivista “Max”. Intervista piuttosto scottante, perché il cantante parla in maniera decisamente smaliziata del proprio uso di cocaina – anzi tanto scottante da essergli costata l’espulsione dal Festival di Sanremo, ormai ufficiale. Perché il Festival è un monumento culturale, e non si può permettere ai cattivi esempi di penetrarvi. Sorge quindi la domanda: ma allora Povia al festival che ci faceva? Anyway.
Cori unanimi si sono levati a rimarcare la sconvenienza per un uomo pubblico di fare certe affermazioni (anche se si potrebbe citare Il berretto a sonagli di Pirandello: “Vergogna è dire certe cose… farle, no di certo”). Come ha sottolineato il ministro per la Gioventù Giorgia Meloni, Morgan dimostra di essere l’ennesimo cattivo maestro di cui la gioventù italiana farebbe volentieri a meno, una voce di certo non di aiuto nella battaglia che la nostra società sta combattendo contro il consumo di stupefacenti, che brucia – e ha già bruciato – ampie fette di parecchie generazioni. Ma se è vero che nessuna questione si può definire a colpi d’accetta – men che meno una complessa come questa -, vediamo che cosa si ha grande cura di tacere, in questi tempi, sulla cocaina e sulla droga in genere.

Esistono tre motivi per cui uno si può drogare:

  1. Per sballo, anche se odio questa espressione. Anyway, il fine è e resta quello di alterare le proprie percezioni e i propri stati dell’animo per confondere e rendere piacevolmente sopportabile e divertente una situazione interna disastrata da disagi profondi che non si ha la forza, la capacità né l’aiuto per affrontare.
  2. Per cultura, e questo è un punto veramente interessante. Noi a tavola ci scoliamo bottiglie e bottiglie di vino reputandolo perfettamente normale. E l’alcol è una droga. In Nepal e in India è perfettamente normale fare una capatina alla fumeria d’oppio, o passare dalla bancarella che vende hashish prima di tornare a casa. E questo uso dell’hashish è diffuso anche nei paesi mediorientali. Sulle Ande tutti masticano palline di foglie di coca: addirittura, in tempi antichi misuravano le distanze in palline di coca, cioè in quante palline ti servivano per coprire una distanza a corsa dopandoti con la coca quando non ce la facevi più. Chiaramente sulle Ande e in Medio Oriente è deprecabile ubriacarsi tanto quanto è culturalmente malvisto da noi farsi di coca o fumare sigarette oppiate.
  3. Per uso sapienziale. L’uso più antico e quello di più difficile comprensione.
    Perché i Rastafariani fumano l’erba ganja? Perché gli stregoni messicani assumono peyote e mescalina? Non per sballo, non strettamente per un fattore culturale. Secondo il credo rastafariano, gli effetti della marijuana sono capaci di inclinare l’animo alla meditazione e alla preghiera. Secondo gli sciamani, l’alterazione sensoriale e di pensiero accompagnata da sostanza naturali psicotrope, è in grado di metterci in contatto con la parte più profonda e nascosta di noi stessi e di rendere tangibile l’oltremondo dell’invisibile. Quindi di darci dei vantaggi di conoscenza una volta tornati lucidi.

Arthur Rimbaud si strafaceva di tutto quello che gli capitava a tiro. Paul Verlaine si finiva d’assenzio. D’Annunzio era entusiasta della cocaina, pippava forte e poi fotteva per ore – come gli interessava. Questo è solo in parte scritto nei libri di letteratura. E non è mai nelle note de “La pioggia nel pineto”.
Il punto è che di rado ci soffermiamo a pensare che la nostra tanto amata cultura artistica europea è fondata sulla droga, per un verso o per un altro. E se da un lato si può capire che i grandi dirigenti RAI siano titubanti nell’accettare pubblicità in favore degli stupefacenti, dall’altro non si può negare che un uso sapienziale sia strutturalmente necessario per una certa categoria di artisti.

La droga non è un male assoluto. E’ autodistruttiva, come la non stima di sé e il guardare la televisione, ma nulla di più. Anzi.
Con questo non voglio giustificare Morgan. Dopotutto da ieri sera in poi sarà in tutti i Talk-Show possibili immaginabili per dare scuse e spiegazioni – cosa che i veri artisti maledetti mai avrebbero fatto, il che lo umilia e denobilita ulteriormente. Ma laddove ci siano artisti con le palle che si drogano per ragioni superiori, è necessario avere la coerenza culturale per accettarli. Ovvio che ogni tipo di droga sia usata perlopiù per motivi futili riconducibili al punto 1; ma questo non deve indisporre verso chi la usi per motivi altri – se non alti. E non mi sto riferendo alla beat generation e a Jim Morrison. Costoro non ne hanno mai fatto uso sapienziale. Il che è ben deducibile dalle banali poesie di Morrison. Ma non vi preoccupate: di lui parlerò ancora in futuro. Senza pietà.

Volendo tirare le conclusioni, è bene che Morgan sia stato escluso da Sanremo per le sue affermazioni? No. Ma viste le sue ritrattazioni, sì, assolutamente, non merita altro. Perché ha dimostrato di non aver fatto della droga un uso sapienziale come dovrebbe fare ogni artista che si dica aduso al consumo di droghe.

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23 Commenti per “Quello che non dobbiamo sapere sulla droga”

  • #1 Tommaso scrive:

    Francamente considero giusta l’eliminazione di Morgan dal Festival di Sanremo, per una semplice motivazione. Premetto che sono favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere in Italia, in maniera da sradicare un’incoerenza palese da parte del nostro Stato (ma qui il discorso si farebbe troppo lungo)che rimarrà fin quando non verranno legalizzate appunto le droghe leggere. Ad ogni modo, le affermazioni di Morgan sono piuttosto gravi, perché non sono l’ammissione di un suo passato turbolento (come può aver fatto Povia) e che ci può stare e non dovrebbe scandalizzare nessuno, ma perché Morgan ha specificato che assume cocaina per curarsi dalla depressione. Purtroppo nel mondo ci sono persone che vivono di luce riflessa, imitando altre persone che ritengono eccelse (io questo fatto dei miti non l’ho mai capito visto che vivo come voglio io, senza aver nessun modello e tanto meno qualche mito; ma ad ogni modo nella nostra società questo problema esiste eccome e dunque bisogna parlarne),e capisci benissimo quanto possa essere deleterio concepire la cocaina come antidepressivo!Solo per questa ragione andava escluso, perché non si è limitato a narrare il proprio passato, ma ha veicolato un messaggio completamente sbagliato che, ahimé, potrebbe essere ritenuto valido da qualche sfigatello che vive di luce riflessa!Se questo problema dei miti da imitare non ci fosse, Morgan poteva tranquillamente partecipare al Festival(anche se non ho capito quale sia la punizione, se partecipare al Festival oppure non partecipare. Io credo la prima…).
    Sulle ragioni che poi tu hai espresso riguardo l’utilizzo di sostanza stupefacenti, sono poco convinto, per una serie di ragioni che spiegherò. Innanzitutto è vero che molti popoli (soprattutto del Sud America) fanno uso di oppio o foglie di coca, ma lì in quel caso è una sorta di cultura, di tradizione, mentre da noi non lo è mai stato!E’ dunque comprensibile come da noi possa sembrare assurdo masticare foglie di coca, e sapere che altrove invece accade non dovrebbe, a mio avviso, spingerci a dire che tuttavia è normale (sempre che abbia capito bene). E’ normale in determinate culture, che non appartengono a quella italiana, dunque l’unica cosa normale è considerare anormale queste usanze dal nostro punto di vista (fermo restando il rispetto che non dovrebbe mai mancare).Inoltre credo che masticare foglie di coca crei scompensi minori di sniffare la coca tagliata come invece noi la conosciamo (ma questa è solo una mia supposizione in mancanza di contro prove). E poi moltissimi popoli si limitano a fumare questa o quell’altra erba che da noi verrebbe trattata alla stregua di una droga leggera.

    Infine, per quanto riguarda i paragoni illustri con letterati e artisti di ogni epoca, credo personalmente che il fatto che D’Annunzio si strafacesse di coca, che Verlaine amasse l’assenzio e via discorrendo non dovrebbe essere inteso come buon esempio. Sempre per il discorso di prima, per il quale io non ho miti o gente eccelsa che ammiro eccessivamente, non vedo queste persone come dei validi esempi (se non sotto l’aspetto letterario). Molti tendono a menzionarli (non significa che tra questi molti ci sia anche tu!) alludendo che se lo facevano loro può anche darsi che un aspetto positivo sulla droga ci sia. Io non lo credo, io credo che uno che si strafà di coca rovinandosi sia più un cretino che altro (e perdona il termine volgare). Il mio rapporto ideologico con le droghe non è certo di avversione, ma anzi di liberalizzazione. Una liberalizzazione che dovrebbe giungere qualora gli ipotetici consumatori fossero gente seria che conosce i propri limiti. Tu parli di uso sapienzale, ok, io non lo chiamo alla stessa maniera pur intendo quello. Ritengo che le droghe (leggere e non) possano essere legalizzate qualora se ne faccia un debito uso. Il fumo, l’alcool e la droga io li percepisco come sfizi che non dovrebbero mai diventare dei vizi. Perché poi si verificano una serie di effetti collaterali non indifferenti, perché se non conosci i tuoi limiti ed eccedi nell’uso o muori o vai in strutture di disintossicazione. Inoltre chi assume sostanze stupefacenti oggi come oggi lo fa per la prima ragione da te menzionata e magari si mette alla guida uccidendo 4/5 persone. Sono tutte cose che uno Stato dovrebbe evitare. Oggi come oggi la legalizzazione delle droghe sarebbe inapplicabile perché menti bacate considerano le sostanze stupefacenti come vizi da assumere per sballare. E questo a mio avviso andrebbe impedito perché finché non ti rendi pericoloso a me va bene, ma nel momento in cui uno si rende pericoloso ecco che allora l’utilizzo di sostanze stupefacenti inizia a creare non pochi problemi. In sintesi concepisco le droghe come sfizi da concedersi ogni tanto che non devono mai entrare nella categoria dei vizi (e con esse anche il fumo o l’alcool), perché ritengo che si possa trarre maggior piacere da uno sfizio che non da un vizio!
    Tommaso

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  • #2 m. scrive:

    Non condivido. Non condivido la tua posizione nei confronti di Morgan. Penso che la sincerità così come la stupidità non intacchino minimamente quella che è la reputazione del festival di Sanremo. Se poi vogliamo parlare dei cosiddetti modelli, le persone che hanno il compito di dispensarli alla società dovrebbero anzi insegnare a guardarcene. Solo che poverini sono gli ultimi ad averne consapevolezza. E’ facendone un caso che diventano miti queste persone. Non bisognerebbe dargli un peso maggiore. Una cosa che invece andrebbe trasmessa è un senso critico che scavalchi la facciata del personaggio e ci faccia apprezzare di ogni persona gli aspetti migliori (ovviamente soggettivi).
    Trovo obbrobriosa l’identificazione consumo di droga – genio artistico. Non è falsa. Assolutamente. Ma non è una regola. Né una giustificazione. La capacità dell’arte di trascendere il mondo che ci circonda non può essere semplicemente legata alla chimica. E non si può attribuire alla dorga una grande personalità in ogni caso. Talvolta è solo molto triste. Sennò qualsiasi consumatore di droga sarebbe un’artista. C’è un fattore chiamato sensibilità che non ha niente a che fare con delle sostanze. E se la sostanza può dilatare certi scenari sensibili o accenderne i colori trovo meschino farne uso di antidepressivo. Gli esempi culturali sono banalissima, per quanto sacrosanta, relatività. Non serviva addurli.
    Il punto è che il fenomeno che osserviamo nei nostri paesi non è il proseguimento di un rito floklorico, né una pratica ascetica, né un ampliamento di orizzonti artistici. E’ la reazione a un vuoto di cui si ignora la provenienza e, cosa ben più grave, davanti al quale ci si trova inermi.

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  • #3 Massimo scrive:

    In generale, questo vuol’essere un post con una visione un po’ più ampia di quella “standard” sulla droga, che nella norma esiste solo come sostanza da sballo. Non ci si è voluti soffermare sulle ovvia conseguenze e rischi per la persona e per i disgraziati che si trovano nelle vicinanze, perché son cose risapute.

    Si sta invece cercando di valutare l’assunzione di sostanze stupefacenti da un punto di vista più ampio – il caso Morgan diciamo che è stato più che altro il pretesto per scrivere il post. Punto di vista più ampio dicevo, che va ad includere gli usi che culture diverse dalle nostre fanno di droghe. Il che non significa che in qualche modo si voglia utilizzare questo per includerci Morgan. Non c’entra assolutamente niente.

    @Tommaso
    Penso che tu abbia frainteso, quando dici che l’uso di droga conoscendo i propri limiti, sia l’uso sapienziale di cui parla Giorgio. Ti invito a rileggere meglio il punto 3 del post: quello che dici tu – uno sfizio ogni tanto e non un vizio – è semplicemente usare la droga per sballarsi, una volta ogni tanto, non farne un uso sapienziale.
    Sul discorso dei miti, penso che ci sia una bella differenza tra seguire passo passo quello che fa il nostro attore/cantante/filosofo preferito, e prendere spunto da alcuni suoi pensieri o azioni per crescere. In realtà i miti sono necessari: chiamali come vuoi, modelli, o persone che ti hanno ispirato; se si stima quello che fa una persona non necessariamente dobbiamo drogarci se questa si droga, o seguirla nel burrone dopo che si è buttata. Quello non è avere un mito, quello è voler essere qualcun altro. E senza dubbio ci sono anche quelli, però se si zittiscono quelli che dicono di essersi drogati perché danno il cattivo esempio, si fa prima a far chiudere le reti televisive, perché di bei messaggi non ne passano.

    @m.
    Intanto benvenuto/a. Personalmente, concordo sul fatto che l’arte, la creatività e il genio artistico non debbano dipendere dalla droga. Pare tuttavia – e qui bisognerebbe aver provato, per poter parlarne con cognizione – che l’assunzione di stupefacenti ti faccia “vedere” e scoprire qualcosa di nuovo di te stesso, e che ti possa dare un punto di vista diverso sulla realtà. E questa cosa effettivamente credo sia vera (in proposito c’è un post che ha scritto Giorgio, Le porte della percezione, che puoi leggerti se vuoi).
    Quindi, un nuovo punto di vista, una nuova consapevolezza, e la possibilità di produrre qualcosa di innovativo. Questo non significa che la droga debba diventare lo strumento creativo.
    Anche perché non necessariamente funziona sempre. Il professor Vallauri ci raccontava – con una nota di amarezza – che lui durante i suoi viaggi aveva provato ogni tipo di stupefacente “tipico” del luogo, e che nessuno di questi gli abbia fatto scoprire niente di nuovo. “Non mi fanno effetto”, diceva. Il fatto è che una grande mente, non ha bisogno di allucinogeni per esplorare l’inesplorato.

    Sulla droga come antidepressivo, niente di nuovo sotto al cielo: non vengono forse usate anche in ospedale per curare i pazienti? Non vengono forse usate anche sostanze ben più pericolose?

    L’unico grosso ostacolo da superare nella nostra società, è considerare la droga solo come sostanza da sballo: uno sballo pericoloso, e inutile, perché permette di rimandare problemi personali alla data di ritorno dal trip. Adesso non serve a niente dire alle persone che non si può, fa male, è illegale, da dipendenza. Il proibizionismo non funziona. Servirebbe solo più coscienza dell’uso che se ne fa, e poter aiutare le persone non a disintossicarsi, ma a supportarle nei momenti in cui cadono nell’uso di droghe. I drogati non sono quelli dello sballo del sabato sera. Sono quelli che hanno dei problemi. Eliminato questo scoglio, avrebbe ancora senso parlare di divieti e regolarizzazioni?

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  • #4 Alberto scrive:

    Sono assolutamente d’accordo con quanto hai scritto.
    Qua sfugge che l’ artista non deve “dare l’esempio”, non deve fare canzoncine edificanti o finte tali per far contente le brave mamme borghesi, non deve educare i bambini; deve semplicemente mettere la VITA nella sua opera. E quando dico che ci deve mettere la vita, intendo che ce la mette tutta; ci mette i fiori e ci mette il letame… e senza dimenticare che i primi spesso nascono dal secondo.

    E questo anche mettendo da parte il fatto che, come si è già fatto notare, cantanti che veicolano pessimi messaggi, e che fra l’altro hanno dichiarato pubblicamente di far uso di droghe, a Sanremo ci sono già stati. E non c’è stata nessuna levata di scudi contro di loro, anzi…

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  • #5 Giorgio scrive:

    Ringrazio tutti dei commenti. :)
    Sì, con questo post non mi sono voluto soffermare sulla deprecabilità dell’uso di droga. Se ne sente parlare in continuazione, e praticamente senza esito. Ho l’incauta tendenza a spostarmi su quello di cui nessuno parla. Comunque mi fanno piacere i dubbi espressi – anche se sanabili da una lettura non dico attenta ma almeno presente di quanto ho scritto – e le osservazioni sulla banalità di quanto dico. Ma…
    Il problemi della droga sono due: dà dipendenza e fa malissimo sia alla psiche sia all’organismo. Se non avesse questi contro sarebbe una trovata grandiosa, nevvero? Già. Ma a questo punto, ampliamo leggermente il nostro campo visivo. Quante sono le cose che danno dipendenza e fanno malissimo sia alla psiche sia all’organismo? Volendo tralasciare tutte le droghe dichiarate legali, passiamo a tipi più sotterranei di dipendenza autodistruttiva, ad esempio:
    La tendenza alla risoluzione violenta dei conflitti quotidiani: crea una cieca cancrena circolarviziosa che danneggia la propria vita e le vite altrui. Ma se hai sei anni e accendi la televisione trovi gente che si ammazza continuamente, e le persone nel tuo ambiente più familiare litigano con violenza e ti sembra normale che sia così. Perché questo malo esempio non è ostracizzato con indignazione?
    La tendenza a rimpinzarsi di cioccolata contro la depressione del momento: la teobromina contenuta nel cacao (doping che secerniamo durante il sesso) e la produzione di endorfine ti dà l’illusione di poter sopportare i tuoi problemi, se hai una stecca da un chilo di fondente o un vaso di Nutella. Passi la vita a odiarti perché sei grasso e a sessantacinque anni quasi non sei in grado di camminare (e pesi su famiglia e Sanità Pubblica in maniera agghiacciante). Perché sento medici dire “usi la coca una volta e ti si putrefà il cervello” e non li sento dire “abbuffarsi contro la depressione è una dipendenza malsana che vi ridurrà malissimo psicologicamente e fisicamente”? Eppure sono fenomeni ugualmente diffusi.
    O ancora. La dipendenza amorosa. Ossia un rapporto amoroso morboso. Normale? Comune. Ma in che cosa è poi diversa dalla mescalina, questa dipendenza? Affoghi i tuoi problemi nel calore di una persona per qualche anno, senza risolverli, andando a giro con un’espressione beota, rinunciando a interessi, studio, amici: finché dura. E se metti caso la relazione finisce, ti comporti peggio di un eroinomane che si è fatto tutte e tre le dosi di metadone al mattino e ha davanti diciotto ore d’astinenza. Capita. Infinitamente spesso. Ma perché non sento nessuno parlare di evitare che il rapporto amoroso diventi una dipendenza, invece di essere un a sana interdipendenza?
    Quindi basta. Non voglio parlare di ipocrisia, in Grecia l’ipocrita era il commediante, e quindi qualcuno che ha scienza di quel che fa. Si tratta invece di pura e semplice cecità massmediatica. Inaccettabile. Perché curare il sintomo – o meglio, alcuni sintomi – di una malattia vasta come se fosse un’azione risolutiva è in realtà fallimentare. Come curare le piaghe da lebbra con le cremine esfolianti.
    C’è modo e modo di percorrere queste vie: nella vita si può usare un certo minimo tipo di violenza ma sapere che è l’eccezione e imparare a comunicare con dolcezza; godersi il cioccolato quando capita senza ingoiarne a chili se succede qualcosa di spiacevole e vivere serenamente l’amore come una relazione consapevole della complessità delle persone; si può fumare qualche sigaretta, la sera, senza finire tre pacchetti al giorno, si possono bere due bottiglie di vino a tavola senza nascondersi il rum nell’armadio e andare ubriachi a lavoro, e perché no? con lo spirito giusto si possono anche usare droghe più pesanti – e questo è un uso particolarmente compatibile con l’attività artistica, ma che, come per tutto, sia un uso consapevole, senza il fine di sconquassarsi e basta.
    Come ha sottolineato Massimo, il proibizionismo non funziona.
    E se la droga è usata sapienzialmente per capire da un nuovo punto di vista il Sé e l’Altro, allora non è un male assoluto. Prendete il “Kubla Khan” di Coleridge, “Visione in un sogno”, scritto sotto oppio. E provate a non piangere. Be’, io non ci riesco. Forse perché sono una mammoletta che si commuove per tutto. Anyway, poi… anche il nostro amato Fabrizio De André non ne disdegnava un uso in questo senso. Da qui mi rifaccio al commento di Alberto.
    Se invece è usata solo per annebbiare i propri sensi, be’, il problema è molto più ampio di quanto si voglia ammettere. La droga usata per questo motivo è un male assoluto. Come ogni altra singola dipendenza.

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  • #6 Tommaso scrive:

    Caro Massimo, quello che volevo dire (e se mi sono espresso male mi scuso), è che io concepisco la droga (e ugualmente altre sostanze quali il fumo o l’alcool) come piacevoli per l’uomo fin quando l’uomo non ne abusa. Per me l’abuso in sé non è da considerarsi positivo, perché sono fermamente convinto che fumare una sigaretta al giorno senza fare compulsivo, oppure bersi il bicchierino di liquore di sera sia estremamente piacevole, fin quando però l’uomo non lo fa in maniera compulsiva e costante. Per me viene prima di tutto la salute, e dubito che una canna ogni tanto possa compromettere gravemente la nostra salute. Se però di determinate sostanze se ne abusa, bè francamente non ne capisco il senso, perchè trasformi una sostanza che è nata come piacevole sfizio in un odioso vizio che può alterare e compromettere la tua salute nonché i rapporti con gli altri. Che poi “secondo gli sciamani, l’alterazione sensoriale e di pensiero accompagnata da sostanza naturali psicotrope, è in grado di metterci in contatto con la parte più profonda e nascosta di noi stessi e di rendere tangibile l’oltremondo dell’invisibile.” anche questo aspetto possa esistere (e mi fido ciecamente di Giorgio) anche questo per me potrebbe essere un motivo plausibile. Io vi faccio i miei complimenti per come è stato impostato il post, e perché avete voluto far notare le diverse concezioni della droga all’interno del pianeta. Nella nostra società (visto che Morgan vive nella nostra società e non è uno sciamano) ahimè la droga è vista come modo per sballare. Ti prendi la pasticca o ti fai la striscia il sabato sera e ti diverti come un pazzo (mah…), e quindi nella faccenda di Morgan dobbiamo ovviamente tener conto di questo aspetto!Credo che in Italia pochissimi facciano debito uso di droghe,e il resto lo fa per il primo motivo indicato da Giorgio!Ecco perché nella realtà non è praticabile una legalizzazione; perché c’è un modo di vedere e concepire le droghe errato in sé. Non solo: nella nostra società moltissime persone (per lo più i giovani) vivono come ho detto io di luce riflessa volendo essere qualcuno, e c’è il rischio che la diffusa ignoranza concepisca l’abuso di droga come antidepressivo. Per la serie: l’ha detto Morgan, wow allora è figo!Lo so che possono sembrare discorsi lontani anni luce da noi, ma è diffusissimo questo modo di pensare ed agire. Basta vedere come si vestono i giovani: pochi hanno fantasia, la maggior parte si veste per emulare il modello di turno, dando vita alla moda. Dunque in parte della popolazione c’è proprio questo atteggiamento stupido di volersi conformare al cantante o all’attore figo e si cerca di emularne le gesta, a partire dall’abbigliamento, ad esempio. Quindi quando ragioniamo sulle droghe nella nostra società dobbiamo tener conto necessariamente di questi due aspetti!Perché se è vero che gli sciamani hanno una loro cultura, e se è vero che i popoli sudamericani masticano le foglie di coca per determinate ragioni (per sopportare lo sforzo), noi nella nostra società non abbiamo né questa né quella situazione, e dunque dobbiamo vedere il fenomeno sotto altri punti di vista, a mio avviso.
    Per me, ipoteticamente parlando, basta il semplice fatto che il nostro Stato è ipocrita per legalizzare le droghe!Lo Stato Italiano non le legalizza perché afferma che fanno male alla popolazione. Ma forse si dimentica che dal tabacco e dall’alcool lo Stato guadagna bei soldi con le accise che gli permettono di stare a galla. E tra tumori vari, malattie del fegato, e incidenti del sabato sera, se permettete, non capisco francamente come lo Stato possa tenere alla salute dei propri cittadini!
    Ma questo è un altro discorso. Mi scuso se mi sono colpevolmente dilungato sulla situazione nella nostra società mentre comprendo che il post voleva avere un raggio d’azione e d’analisi ben più ampio. Tuttavia, sapendo che Morgan è stato preso a pretesto per discutere, e visto che riguarda la nostra società, ci tenevo a fare delle puntualizzazioni, anche deviando dal discorso principale.
    E’ sempre un piacere parlare con voi.
    Ciao
    Tommaso

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  • #7 Laura scrive:

    Scusate se interrompo, ma a proposito della sopra citata ipocrisia… telegiornali, periodici e quotidiani strillano come vergini violate per le ‘scottanti’ rivelazioni di Morgan e la RAI, ‘propter vitare scandalum vel turbationem’, ha deciso di escluderlo da San Remo. O tempora, o mores! non capisco perché il mondo non si sia messo a girare all’incontrario ma, sperando almeno in un piccolo fulmine del Padreterno, rifletto. E mi viene in mente che Grignani ha patteggiato 6 mesi per “aver ceduto cocaina a degli amici durante una festa, gesto che la legge equipara allo spaccio, anche se non c’ è passaggio di denaro”: ciò non gli ha impedito di partecipare a San Remo. Per non parlare dei sospetti (ma non troppo) legami di Gigi d’Alessio con la Camorra e i giri di cocaina in cui anche lui era implicato. Ma tutti gli anni – ahimè – ci troviamo a San Remo almeno 3 sue canzoni in gara, una cantata da lui, una dalla fidanzata e una da un prestanome: niente paura, si riconosce lo stesso per i soliti quattro accordi (che crescono di un tono sul finale), temi melensi e ritmo latino, baby. [Si temeva che San Remo fosse un festival della musica, non una comunità di recupero/riabilitazione, né un territorio da lottizzare e in cui contano le canzoni: ora siamo tutti più tranquilli.]
    E che pensare dell’inchiesta delle Iene sui nostri pasciuti parlamentari?
    Allora che si strilla? Preferisco un Morgan qualsiasi a un finto santone, luminoso esempio dedito ai peggiori traffici.

    Chiudo questo malriuscito scritto: lassopra qualcuno ha sussurato che la droga è solo l’illusorio rimedio al vuoto che ci attornia o qualcosa di questo genere. Giusto! Allora il miglior antidoto alla droga-’sballo’ siamo noi, tutti noi: se riusciamo a far nascere un’alternativa a questo vuoto, nel nostro piccolo avremo fatto qualcosa di importante, senza perdere tempo e fiato a fare i moralisti, i giudici RAI, o i ministri. Quale alternativa? Penso che ognuno debba trovare la sua, quella che più gli si attaglia, in una diversità che non significa asprezza.

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  • #8 Alessandro scrive:

    Signori, chiedo scusa, ma qualcuno dovrà pur fare l’avvocato del diavolo.

    “La droga non è un male assoluto. E’ autodistruttiva, come la non stima di sé e il guardare la televisione, ma nulla di più. Anzi.”

    No. La droga è un male assoluto, perché è fortemente, drasticamente e spesso irreversibilmente autodistruttiva molto più del resto delle cose elencate e non. Il fatto che siamo circondati da cose distruttive non ci autorizza ad aggiungere male a male. Si crepa molto più velocemente di eroina o di crack o di altre porcherie simili, che non di scarsa autostima. Le droghe definite leggere portano, a lungo termine, danni gravi al sistema nervoso periferico e a quello centrale e non in teoria, c’è gente che ha la memoria a breve termine totalmente fritta dalla cannabis, ve lo assicuro. La droga ti distrugge e lo fa con estrema rapidità. Brucia il cervello e ti induce a farlo e farlo ancora, finché della tua bella mente, capolavoro di millenni di evoluzione, non restano che neuroni anneriti dalla macchia della chimica.

    L’uso sapienziale e la droga nella cultura. Dunque se allora è più facile fare arte drogandosi, facciamo sport dopandoci. In fondo se è un risultato che vogliamo, la bella arte, la buona prestazione, che importa come si raggiunge. Non c’è barbarie più grande. L’uomo ha dei limiti, cercando di superarli sfida se stesso, si impegna, si esercita, passa notti e giorni con un obiettivo, che può essere anche ampliare i propri orizzonti, superare i propri limiti, perché no? Ci sono modi alternativi alla droga per ampliare la mente e la percezione. Ecco allora io chiedo a tutti voi apprezzereste, apprezzate, di più il pensiero ottenuto da lunghe riflessioni, dallo sforzo del pensiero, da un guizzo di sensibilità maturato in una vita, in un’esperienza, o quello ottenuto da un’iper-percezione sensoriale data da una sostanza psicotropa, in un delirio chimico? E’ il risultato che conta? O è il vedere al di là d’ogni opera lo sforzo dell’umano che si supera? La forza dell’uomo. Della mente come del corpo ambedue nutrite da cose sane e non da “nera putredine”, che altro non può fare che distruggere la vita e la mente. L’uomo può squarciare il velo della normale percezione anche senza la chimica e se ci riesce così è davvero Grande.
    Signori io parlo da profano, non sono poeta, non sono scrittore se non raramente, ma suono canto e a volte creo. Di quel mio pensiero così sudato son infinitamente orgoglioso, forse non sarà esteticamente eccelso, forse apparirà semplice, ma è solido, è frutto di un qualcosa di sano, di uno sforzo di comprendere, di conoscere, di vedere e di vivere, oltre il mio umano solo col mio essere uomo.

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  • #9 Kiara scrive:

    Aggiungo soltanto un motivo per cui la gente si droga: per conformismo, perchè se i tuoi amici lo fanno e tu no, sei l’escluso. Ho sentito ragazzi qualche anno più piccoli (di 15-16anni) dire che ormai loro non possono non fare tutto ciò che fanno i loro amici, indipendentemente se vogliono o no. E non è più drogarsi per sballarsi, è drogarsi perchè DEVI farlo per essere accettato, e purtroppo c’è tanta gente che fa così.
    Detto questo, post interessantissimo, come al solito :)
    p.s. mi scuso per la forma in cui ho scritto il commento, ma sono un po’ di fretta

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  • #10 Benjamin Sidney scrive:

    Onestamente so come dato di fatto che la droga è un veleno, niente più e niente meno. Non credo che una sostanza possa essere malvagia, è l’uso che se ne fa, ovviamente.. nessuno vorrebbe farsi operare senza anestesia, per esempio.
    Ma credo che la più grossa baggianata che sia mai stata detta in campo artistico sia quella che assumere droghe possa aiutare o ispirare in qualche modo… se qualcuno ha bisogno di avvelenarsi per creare…beh mi dispiace ma quella non è creazione, è l’ennesima trappola in cui cascano molti artisti. Io non vivo di assoluti, ma vi dico con assoluta ed incrollabile certezza che non esiste nessuna verità nella droga, non si arriva a nulla, non si conclude nulla, a testimoniarlo ci sono tutti i poveri diavoli che ne hanno fatto uso e non sono più con noi. La droga annienta l’artista e distrugge l’arte, quella che spacciano come arte creata sotto effetto di droghe è il disperato tentativo di un drogato di giustificare la sua disperata miseria ed il suo dolore. Potrò sembrare un coglione che ha la verità in tasca, pensate pure questo se vi sembra più comodo, ma, fratelli artisti, sappiate che facendo uso di droghe fallirete miseramente.

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  • #11 Nicola scrive:

    Ho letto i vari commenti e non mi sento in grado di commentare tutti i punti trattati. Mi soffermerò quindi solo ad uno superficiale, ovvero l’eliminazione di Morgan dal Festival di Sanremo.
    Personalmente ritengo assolutamente giusto il fatto della sua esclusione per un semplice motivo: la tv, la musica e tutte le altre forme di comunicazione che caratterizzano questo secolo hanno anche il compito, se pur indirettamente (o direttamente forse…)di educare coloro che ascoltano. Credo sarebbe negare l’evidenza non ammettere che la televisione e i modelli della tv influenzano le masse, e soprattutto coloro che non hanno una personalità tale da decidere per se stessi.
    Nessuno vieta a Morgan di assumere cocaina per combattere la depressione, ma in una società come la nostra, già malata e afflitta da cancri gravi, non vi è certo necessità di un ulteriore modello sbagliato.

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  • #12 Giorgio scrive:

    @ Nicola
    Che non si cada in vecchi errori. Già Wilde fu condannato ai lavori forzati per essere un artista immorale. L’arte, con la morale, non c’entra nulla. E questo va inteso in modo cristallino: l’arte non è pedagogia. Il fatto che i canali mediatici le facciano avere un’influenza di massa sulle persone non la può far diventare didattica.
    @ Alessandro
    In seconda battuta, non esiste un male assoluto. L’eroina ti distrugge, ti fa diventare un’ombra in pochi mesi. La televisione fa lo stesso, in più tempo ma con maggior grazia. L’inadeguatezza del nostro assetto sociale a formare persone solide e pensanti provoca gli stessi danni della droga. Anzi, è in buona parte causa dell’abuso che ne viene fatto. La sostanza in sé può avere molti scopi, e solo alcuni di questi sono esecrabili: in generale, al di qua della metafisica, non esiste un male assoluto.
    @Benjamin
    Circa droga&arte, la droga ha la capacità di alterare i sensi e i pensieri. I sensi alterati possono permettere l’accesso a un punto di vista alternativo, per chi lo sappia cogliere. E non mi riferisco solo alle alterazioni da droga. Anche l’innamoramento, la solidarietà e il buon sesso fanno lo stesso. Un punto di vista alternativo è un’ottima testa di ponte per creare qualcosa. E secondo il logico rapporto eziologico causa-effetto, una poesia scritta sotto oppio e una poesia d’amore sono la medesima cosa. Non vi è un legame immediato automatico fra droga e arte, così come non c’è fra viaggi e arte, fra amore e arte, che pure sono dei cliché artistici come droga e arte: per l’animo sensibile incline alla creazione, ogni testa di ponte è adatta alla creazionalità artistica. Per l’animo ancora insensibile, nessuna sarà mai adatta alla creazione. Nemmeno il peyote, o l’adrenocromo, o il cielo stellato nel deserto, o un bacio sotto la pioggia.
    @ Tutti
    L’unica critica che resta in piedi, anche se a tratti incerta e parziale, ad alti livelli, è: “E’ solo il risultato che conta?” Ringrazio Ale per averla tirata fuori. Ovviamente la risposta è no. Il percorso è fondamentale. Ma di quando in quando, l’uso sapienziale può addirittura agevolare questo percorso.

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  • #13 Nicola scrive:

    @Giorgio
    Non credo assolutamente che paragonare Wilde a Morgan possa essere una risposta adeguata, per quanto valida. Wilde aveva comunque dei valori da trasmettere… Morgan?

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  • #14 Giorgio scrive:

    Non è questione di avere/non avere valori. Non si deve scendere nel merito. Il ruolo pedagogico per l’arte è inaccettabile a priori.
    Wilde, non ai tempi, ma solo dopo cento anni, forse, ha dei valori da trasmettere. Ma mi sapresti dire quali valori?
    Ed io comunque Morgan non lo conosco. Tu invece sei sicuro che non abbia valori?

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  • #15 Nicola scrive:

    Perdonami, probabilmente non mi sono espresso adeguatamente.
    Morgan sicuramente ha dei valori, ma i miei riferimenti erano alla famosa canzone in questione. Che poi l’arte non debba avere ruolo pedagogico…sicuramente non come primo obbiettivo, ma deve essere consapevole (a parer mio) di ciò che suscita in coloro a cui è diretta, o di cosa potrebbe sucitare. potrà essre scandalo, ammirazione, indignazione, stupore, etc… ma se crea modelli “sbagliati”, forse rischia di perdere il suo fascino.

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  • #16 Giorgio scrive:

    Wilde era mortalmente fascinoso. Wilde era inaccettabilmente sbagliato. E non se ne è mai curato. Anche se era notoria la sua pessima influenza sui giovani.
    La società è cambiata, dirà qualcuno? Ma dove, se la recita della borghesia vittoriana del “si può fare ma non si può dire” è ad ogni angolo? E quindi ti rinnovo la domanda. Wilde che valori ha da trasmettere?

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  • #17 Nicola scrive:

    Spesso, ed è un mio grave difetto, parlo troppo e senza riflettere troppo.
    Non ho la conoscenza lìin letteratura adatta probabilmente per risponderti, allora mi limiterò, e ammetto sia un errore, a dirti quello che oscar Wilde mi ha trasmesso leggendolo, ovvero il non temere l’anticonformismo. Una mia visione distorda di Wilde? probabile…. ma Morgan proprio non saprei cosa vedere…

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  • #18 Giorgio scrive:

    Anche Wilde era un drogato, e di droghe ben peggiori di quelle che usa un cantantucolo d’oggi. Fotteva con centinaia di bellissimi marchettari nei suburbs di Londra. Ha falcidiato la moralità di un’intera fascia di rispettabili e giovani londinesi.
    Ciononostante, è l’autore del Ritratto di Dorian Gray. E se adesso si pensa a lui, vediamo un vascello che trasporta il messaggio di un amore puro, niveo, cristallino, insozzato da una moralità sociale opprimente, ipocrita e bigotta. Ogni artista è un’opera d’arte – finché vive, incompleta. Che forse servono secoli per vederla in un’ottica pulita.
    Anche per questo arte e morale non vanno d’accordo. Perché pulsano su piani diversi, con tempi diversi di respirazione.

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  • #19 Alessandro scrive:

    Giorgio, come l’uso di droghe può agevolare un percorso di umanità dietro una creazione? Come l’uomo assumendo droghe si supera restando puro e naturale? Se voglio agevolare il percorso miro al risultato. E’ questione di obiettivi l’estetica o la purezza. La droga può aiutare un’artista a esternare qualcosa di assai recondito in lui, ma pensa se questi riuscisse naturalmente a liberarlo, solo con la sua mente, solo con le sue doti, senza chimica. Allora chi non resterebbe impietrito di fronte a un simile potere. Tu cosa sceglieresti il pensiero maturato negli sforzi, nelle riflessioni, nelle esperienze, nei confronti, o la visione data dall’ennesimo allucinogeno? Uno schiavo di una sostanza, unico mezzo per accedere ad un oltre o un uomo oltre l’umano, ma sempre uomo e sempre umano?

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  • #20 Giorgio scrive:

    Mi sono detto d’accordo con te, Ale. :)
    Appunto per questo, la droga usata per fini sapienziali può aiutare a mettere dei paletti, a ricomporre un puzzle circa le percezioni che si possono acquisire e la vita. Può ri-velare, nel senso proprio del termine, cioè togliere il velo da certi traguardi e di nuovo velarli: si rimane quindi con un obiettivo. “Io voglio essere così, voglio avere questa percezione dell’Altro, questa percezione del Me”. Il lavoro è tutto lavoro su se stessi da sobrii. E questo è solo un esempio.

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  • #21 Giorgio scrive:

    Con tutto questo ci tengo a sottolineare che comunque NON -e percepite la negazione- sono un paladino della droga. :D

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  • #22 Alessandro scrive:

    Questa è una cosa buona (il fatto che non sei un paladino della droga). La tua tesi è interessante. Ad ogni modo, personalmente, sono restio a prendere come obiettivo un determinato risultato ottenuto con l’uso di sostanze stupefacenti, ma per due motivazioni che sono strettamente personali e perciò tatalmente opinabili: 1)Perchè non voglio che un qualcosa che non è la mia mente nelle normali funzioni mi ponga degli obiettivi, che è, a questo punto, una scelta. 2)Perchè l’obiettivo mostratomi con l’uso della droga raramente potrebbe essere un qualcosa di auspicabile da raggiungere, questa però è una pura e autentica congettura. Con ciò mi rendo conto che il discorso sta fuggendo dai binari che gli abbiamo dato. Colgo l’occasione comunque per dirti che la discussione e l’argomento sono interessanti e che li approfondirei volentieri. Grazie della risposta e del confronto.
    Alla prossima.

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  • #23 Alessia scrive:

    Mmmh… Sono un po’ confusa, anche perché ho letto tutto piuttosto in fretta(questo succede quando calcoli male i tuoi tempi…). Per cui chiedo venia in anticipo per l’eventuale sommarietà di questo commento, ma se non lo faccio adesso è sicuro che non lo farò più.

    Anch’io ritengo che l’arte sia assolutamente altro dalla morale e dall’educazione del pubblico. Perdonate l’erudizione della citazione, ma giustamente Caparezza sostiene:”Faccio canzoni, mica catechesi”. Lo sappiamo bene, ne sono stati citati moltissimi esempi:non sempre gli artisti che più apprezziamo sono o sono stati degli esempi che ci piacerebbe seguire dal punto di vista personale e della conduzione della propria vita. Ascolto con estremo piacere le canzoni di Morrison ma non potrei mai condurre quello stile di vita, non mi piacerebbe e non ne sarei capace; mi capita di sentire un forte bisogno di disintossicazione anche solo dopo una semplice serata con un po’ d’alcol e sigarette in più.
    Certo Morgan non ne ha parlato in una sua canzone, lo ha dichiarato in un’intervista(che si è pure saputa fare taaaanta bella pubblicità)… Ma se siamo per la libertà di parola non capisco perché dobbiamo però negarla agli artisti!Vi dico una cosa: non avrà certo creato più tossicodipendenti Morgan del mito dell’eternamente forti, belli, efficienti e allegri. Che Morgan l’abbia detto è stata pura e semplice, candida sincerità. E la sincerità per me è sempre un bene. Perchè trattando la cocaina come qualcosa di cui si può discutere serenamente e non come un mostro IMPRONUNCIABILE si potrebbe anche stimolare qualcuno a rifletterci un po’ su e poi scegliere se volerla provare o meno. Il non parlarne crea solo confusione e buio e la scelta diventa cieca e inconsapevole. O ti ci fiondi sopra e senza rendertene conto ti ritrovi un ebete ad essa completamente asservito oppure ti ci scagli contro senza riserve ed emargini chiunque voglia anche solamente discuterne con te. Credo che parlarne con serenità sia l’unico modo per portare a scelte consapevoli, bisogna sempre far sentire a coloro che reputiamo più inesperti che comunque crediamo nella loro intelligenza e capacità di giudizio e che siamo sicuri che, messi di fronte ai TUTTI gli effetti piacevoli e spiacevoli di determinate sostanze, poi sapranno prendere una decisione giusta o almeno consapevole. Trattare questa massa informe e indefinita che politici e opinionisti vari si ostinano a chiamare “i giovani” come se fossero dei bambinetti idioti, non insegnerà loro a farsi padroni delle proprie azioni. E’ come se i vostri genitori vi avessero tenuti per tutta la vita all’oscuro dell’esistenza dei coltelli e avessero impedito a chiunque di nominarli in vostra presenza per paura che poteste non saperli impugnare dalla parte giusta: non vi sentireste trattati come degli idioti e deresponsabilizzati?Non che Morgan abbia voluto rendere consapevole chissachì, lui parlava e basta, ma tentare di tappargli la bocca o costringerlo(di fatto)a ritrattare pubblicamente mi fa sentire in maniera mooolto ma molto forte l’alta opinione che certa gente può avere di questi famigerati “giovani”. E non è una sensazione piacevole. Ci saranno anche i decerebrati ma ci sono anche quelli come mio fratello, che a diciotto anni sono circondati di amici che si drogano ma rimangono del tutto indifferenti e sereni perché hanno fatto la loro scelta consapevole nonostante ascoltino J-Ax(che di certo non mi pare abbia mai fatto mistero del suo amore per la marijuana). Evidentemente però chi deve andare a Sanremo è meglio che stipi tutti gli scheletri(o presunti tali)dentro all’armadio per poi ritirarli fuori non appena finito il festival; cosa che non solo lo rende una sagra dell’ipocrisia nel senso odierno e più comune del termine(ma su questo non avevamo dubbi), ma attua anche il dubbissimo meccanismo secondo il quale chi viene ammesso al festival di Sanremo non è più libero di vivere e parlare come gli pare in quanto facente parte da quel momento del Regno della Canzone Italiana in cui tutti sono irreprensibili e irreprensibilmente censurati(a meno che non si sia manifestamente idioti come Povia:l’idiozia è sempre stranamente tollerata e anzi magnificata in tali contesti). L’unica cazzata che a mio parere si può imputare a Morgan è stata la sua subitanea ritrattazione e il suo dichiararsi amaramente pentito. Ma lo capisco. Non siamo tutti perfetti, anche quando siamo artisti, e Morgan voleva semplicemente partecipare a Sanremo, fare il suo successo e guadagnare i suoi milioncini anche a costo di dover lustrare qualche decina di natiche con la lingua. Mi piace quello che scrive, lo leggo, lo ascolto, mi piace anche come pensa a volte, ma io questo non l’avrei mai fatto. Dopotutto se ci reputiamo esseri pensanti dobbiamo essere capaci di critiche anche a chi ammiriamo per certi aspetti. Adesso però abbiamo un possibile perché della sua ritrattazione. Io sono sicura che se al posto suo ci fosse stato qualcun’altro, Morgan avrebbe fatto fuoco e fiamme sostenendo la sua(di quello) libertà di vivere, di scegliere, di parlare. Ma sulla brace ci stavano le sue di chiappe e ha preferito preservarle nella maniera meno faticosa. Peggio per lui, secondo la mia modesta opinione.

    E’ successo che il mio illuminatissimo professore di filosofia del liceo ci parlasse del peyote e di “A scuola dallo stregone” di Carlos Castaneda. Si può intuire che opinione egli avesse a tal proposito dato che ce ne parlò con grandissimo entusiasmo ed essendo lui stesso stato, nel suo piccolo, un buon rappresentante della “generation” a Castaneda associata, la cosiddetta “beat”. Credo che ne avesse provate di tutte anche lui(il mio prof), partito a piedi da casa sua intorno ai diciott’anni e giunto fino in Germania attraverso chissà quali vie e mezzi e avendo anche fatto esperienza di determinate comunità che, semplificando ciò che ricordo dei suoi racconti, potrei definire radicalmente votate alla filosofia hippy. Ma non era dipendente da niente che non fosse nicotina a quel tempo in cui venne ad insegnare nella mia classe. Per questo lo ammirai ancora di più. Lui di certo non disdegnava le droghe né le teorie di ampliamento della percezione ad esse associate, ma certo non aveva permesso che quelle porte della percezione gli sbattessero violentemente in faccia lasciandolo a terra, confuso, con numerosissimi neuroni in meno.
    Ci credo quando Giorgio scrive che se certi artisti non avessero fatto esperienza di determinate sostanze probabilmente il mondo sarebbe stato privato di opere sublimi e capaci di commuovere. Ma sono anche consapevole che certe sostanze ci abbiano privato di tantissime altre. Il punto è che se posso accettare di non aver più potuto ascoltare ipotetiche altre canzoni di Cobain, non sono sicura di poter accettare che gente che magari non sarà mai geniale, ma anche persone che potrebbero esserlo brucino più della metà delle proprie capacità intellettive A CHE PRO?
    Anche per quanto riguarda gli artisti forse bisogna specificare qualcosa:essi possono creare e donare al mondo la loro arte(o anche solo il racconto della loro esperienza) GRAZIE ALLE o NONOSTANTE le droghe: grazie, come nel caso di Castaneda o degli episodi citati da Giorgio, nonostante come nel caso di Kurt Cobain che è stato un grande musicista ed era anche una persona davvero profonda, ma la cui arte è stata uccisa stavolta, dalla droga, basta leggere i suoi diari…Cobain sarebbe stato un grande visionario anche senza l’eroina, difatti ha preferito schiantarsi il cervello non appena resosi conto di star diventando un invertebrato, incapace anche solo di pensare a qualcosa che non fosse la sua prossima dose. Probabilmente molti avrebbero fatto la sua stessa fine se non avessero avuto la macabra “fortuna”di morire di overdose o per altre cause. So che è una cosa piuttosto forte da dire, stupisce anche me perché sto formulando i pensieri nel momento stesso in cui scrivo, ma pensateci: è scientifico che le droghe comincino sin da subito a farti i neuroni alla brace e a creare subdolamente dipendenza, ma i veri effetti devastanti di questi due processi si manifestano dopo tempo. Io non sono un’artista e nonostante ciò non sopporterei di sapere le mie capacità intellettive e la mia stessa volontà lentamente annientate da qualcosa di evitabile che presto si renderà inevitabile. Posso solo immaginare cosa possa voler dire questo per un artista invece, qualcuno che grazie a quelle capacità e quella volontà CREA arte. E quello che immagino è pauroso. Non mi stupisce che qualcuno di loro possa aver deciso di metter fine alla propria vita non appena sbirciato dentro l’abisso che si era scavato da solo.
    E’ pensando questo che ho sempre voluto evitare di provare alcunché, a parte la marijuana, tra l’altro sperimentando che non mi faceva il minimo effetto.
    Per questo spero che per “uso sapienziale” Giorgio intenda anche “occasionale”, molto “occasionale”, perché purtroppo prima o poi la dipendenza arriva, l’abbiamo sperimentato col fumo, e non credo sia facile sottrarvisi; io almeno ho voluto evitare di mettere alla prova il mio corpo, salvo poi dovermi dare ragione avendo ricominciato a fumare dopo un po’ che avevo smesso. Capisco in che senso si vogliano paragonare fumo, alcol e droghe ma mentre il fumo non intacca il nostro cervello(se non nel momento in cui agisce nella nascita di una dipendenza), l’alcol e le droghe lo fanno, ma ancora differentemente gli effetti dell’alcol si possono cancellare con una bella dormita e magari qualche caffè(parlo molto limitatamente agli effetti permanenti sul cervello, è ovvio che se si è alcolisti il discorso cambia), quelli della droga purtroppo no. Ho rincontrato ragazzi che frequentavo al liceo dopo un paio d’anni di università: questi al liceo si spaccavano di canne dalla mattina alla sera e poi discutevano, dipingevano e quant’altro…Quando li ho rivisti a malapena articolavano una frase e per chiederti “Ciao, come stai?”ci voleva almeno un buon quarto d’ora… Alcuni amici di mio fratello che erano stati delle persone divertentissime ed esilaranti sono diventati freddi e vuoti, anche loro mooolto lenti nell’articolare pensieri e parole. Credo che nessuno possa sfuggirvi. Neanche gli artisti più illuminati. Di questo è bene che ne siamo consapevoli, dopodiché possiamo permetterci di essere tolleranti.
    Credo che se ne debba parlare e lo si debba fare senza pregiudizi. Siamo tutte persone molto informate, intelligenti e consapevoli, per questo siamo tolleranti e non sopportiamo ostruzionismo e ipocrisia(sempre nel senso più comune).

    Per il resto non mi sento di dissentire con Giorgio quando dice che non esistono mali assoluti e che un uso passivo anche della televisione stessa può essere deleterio, ma su questo ci sarebbe ancora da discutere perché in realtà sembra proprio che lui però la tv la consideri davvero un male assoluto, mentre io credo che stia a noi riuscire a farne un uso intelligente e a trovare ciò che di buono può esserci anche in qualcosa di apparentemente sterile. Solo dopo aver cercato con mente aperta e senza pregiudizi potremo esprimerci sulle qualità o mancate tali di quasi ogni cosa oserei dire.
    Ma non stiamo parlando di questo.
    Credo possa essere tutto. Sarà sicuramente un po’ confuso ma spero sia almeno possibile indovinarne il mio pensiero senza eccessivi fraintendimenti!
    Sempre complimenti per i post e grazie per le occasioni di dialogo. :)

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
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Leggi qua sopra: capirai.

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