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	<title>Commenti a: Se solo si smettesse di pensare al nucleare &#8211; Anniversario della rivoluzione in Iran</title>
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		<title>Di: Tommaso</title>
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		<dc:creator>Tommaso</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 12:11:59 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto questo articolo qualche giorno fa e solo ora mi appresto a commentare, perché ho voluto prendermi qualche giorno per riflettere e riordinare le idee. Parto col dire che noi comuni mortali in realtà dell&#039;Iran o di quello che accade nel mondo sappiamo poco. La nostra posizione è una posizione di debolezza e subordinata a ciò che ci viene raccontato nei giornali. Dunque qualsiasi cosa leggiamo non sappiamo mai come prenderla e come discernere il vero dal falso. Inoltre, i giornali stessi molto spesso si basano su altri racconti trasmessi dagli stessi iraniani al resto del mondo attraverso gli strumenti tecnologici più disparati (e questo secondo me rende affascinante la protesta iraniana, e cioè la sfida al regime attraverso la tecnologia). Dunque la nostra conoscenza dei fatti che accadono in Iran non è certo completa e filtrata dai giornali ai quali arrivano notizie che possono essere tramandate. Forse è proprio questa situazione di lontananza che rende a volte indifferente l&#039;essere umano, il quale si interessa attivamente a degli avvenimenti più vicini essi accadono al suo luogo di residenza. Non solo: credo anche che questa rivolta come altri eventi importanti a livello mondiale sia stata usata enormemente da parte del giornalismo mondiale, il quale ne ha parlato fin quando ha visto margini di convenienza a parlarne. Quando l&#039;interesse è scemato, allora i giornali hanno cominciato a tacere. Questa per me non è vera informazione, ma informazione opportunista, votata al mercato. Ma se allora gli organi d&#039;informazione non parlano della situazione iraniana, come si può pretendere che le persone siano a conoscenza di quello che quotidianamente accade?In un paese che pone molti vincoli all&#039;ingresso nel proprio territorio, inoltre, la conoscenza diretta della realtà risulta essere ancora più difficile. Dunque, come agire al fine di non dimenticare gli sforzi di un intero popolo per ottenere i diritti civili?Abbiamo scartato l&#039;opzione di andare direttamente sul campo, perché poco utile, ma temo che anche l&#039;ipotetica pressione da fare al nostro Governo rischia di non essere così utile. Innanzitutto deve formarsi un movimento spontaneo che solidarizzi col popolo iraniano, ma per fare ciò bisogna che le persone abbiano una conoscenza di ciò che effettivamente accade in quelle terre (e ripeto che secondo me ancora non abbiamo una conoscenza globale, ma solo piccoli tasselli di un mosaico più ampio), e successivamente servirebbe che il Governo Italiano stesso si sentisse in dovere di condannare a parole (perché altro non può fare) la condotta dell&#039;Iran sia in merito al nucleare che alla violazione dei diritti. Ma anche le condanne verbali, possono forse sortire qualche risultato?Io credo che un regime se ne sbatta tranquillamente delle condanne verbali dell&#039;italia o degli usa. Se poi parliamo dell&#039;iran che ha materie prime e il nucleare, non possiamo nemmeno ricattarlo dal punto di vista economico, come si può fare con popoli magari poveri di materie prime. 

Il compito di condannare l&#039;iran ( e la cina che tanto meglio non è) per la condotta morale, secondo me dovrebbe spettare alle organizzazioni internazionali, le quali sotto la spinta di numerose nazioni che capiscono l&#039;importanza di lottare anche per i diritti civili altrui, si mobilitano affinché vi siano libere elezioni e non vi siano sospetti di brogli. Ma allora dovrebbe nascere un movimento spontaneo ben più ampio e non circoscritto alla nostra Nazione, e certo condivido il tuo pensiero che bisogna partire dalla base per arrivare a creare un movimento importante. Dunque, concordo con te quando parli della necessità da parte di ciascuno di noi di impegnarsi in qualche modo, ma con le dovute precisazioni e con la consapevolezza che l&#039;Italia ha un&#039;importanza internazionale che se non si avvicina allo 0 poco ci manca!E&#039; inutile per me fare i duri e puri in una situazione dalla quale magari ricavi poco; dunque potremmo impegnarci a far nascere movimenti globali che, facendo pressione sugli altri Stati e sulle organizzazioni internazionali, puniscano in qualche modo paesi come Corea del Nord, Cina e Iran. Con l&#039;embargo, con multe, quello che più può essere utile ma sapendo che il più delle volte le stesse misure che noi adottiamo si ripercuotono sulla popolazione stessa che nella maggior parte dei casi è indigente. Dunque attenzione quando affrontiamo questi temi caldi, perché è facile propagandare la necessità di un impegno maggiore, ma se questo impegno deve essere solo teorico e poco utile nella pratica, allora a che serve?E se poi le nostre misure si ripercuotono proprio su coloro che volevamo difendere?
Un saluto
Tommaso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto questo articolo qualche giorno fa e solo ora mi appresto a commentare, perché ho voluto prendermi qualche giorno per riflettere e riordinare le idee. Parto col dire che noi comuni mortali in realtà dell&#8217;Iran o di quello che accade nel mondo sappiamo poco. La nostra posizione è una posizione di debolezza e subordinata a ciò che ci viene raccontato nei giornali. Dunque qualsiasi cosa leggiamo non sappiamo mai come prenderla e come discernere il vero dal falso. Inoltre, i giornali stessi molto spesso si basano su altri racconti trasmessi dagli stessi iraniani al resto del mondo attraverso gli strumenti tecnologici più disparati (e questo secondo me rende affascinante la protesta iraniana, e cioè la sfida al regime attraverso la tecnologia). Dunque la nostra conoscenza dei fatti che accadono in Iran non è certo completa e filtrata dai giornali ai quali arrivano notizie che possono essere tramandate. Forse è proprio questa situazione di lontananza che rende a volte indifferente l&#8217;essere umano, il quale si interessa attivamente a degli avvenimenti più vicini essi accadono al suo luogo di residenza. Non solo: credo anche che questa rivolta come altri eventi importanti a livello mondiale sia stata usata enormemente da parte del giornalismo mondiale, il quale ne ha parlato fin quando ha visto margini di convenienza a parlarne. Quando l&#8217;interesse è scemato, allora i giornali hanno cominciato a tacere. Questa per me non è vera informazione, ma informazione opportunista, votata al mercato. Ma se allora gli organi d&#8217;informazione non parlano della situazione iraniana, come si può pretendere che le persone siano a conoscenza di quello che quotidianamente accade?In un paese che pone molti vincoli all&#8217;ingresso nel proprio territorio, inoltre, la conoscenza diretta della realtà risulta essere ancora più difficile. Dunque, come agire al fine di non dimenticare gli sforzi di un intero popolo per ottenere i diritti civili?Abbiamo scartato l&#8217;opzione di andare direttamente sul campo, perché poco utile, ma temo che anche l&#8217;ipotetica pressione da fare al nostro Governo rischia di non essere così utile. Innanzitutto deve formarsi un movimento spontaneo che solidarizzi col popolo iraniano, ma per fare ciò bisogna che le persone abbiano una conoscenza di ciò che effettivamente accade in quelle terre (e ripeto che secondo me ancora non abbiamo una conoscenza globale, ma solo piccoli tasselli di un mosaico più ampio), e successivamente servirebbe che il Governo Italiano stesso si sentisse in dovere di condannare a parole (perché altro non può fare) la condotta dell&#8217;Iran sia in merito al nucleare che alla violazione dei diritti. Ma anche le condanne verbali, possono forse sortire qualche risultato?Io credo che un regime se ne sbatta tranquillamente delle condanne verbali dell&#8217;italia o degli usa. Se poi parliamo dell&#8217;iran che ha materie prime e il nucleare, non possiamo nemmeno ricattarlo dal punto di vista economico, come si può fare con popoli magari poveri di materie prime. </p>
<p>Il compito di condannare l&#8217;iran ( e la cina che tanto meglio non è) per la condotta morale, secondo me dovrebbe spettare alle organizzazioni internazionali, le quali sotto la spinta di numerose nazioni che capiscono l&#8217;importanza di lottare anche per i diritti civili altrui, si mobilitano affinché vi siano libere elezioni e non vi siano sospetti di brogli. Ma allora dovrebbe nascere un movimento spontaneo ben più ampio e non circoscritto alla nostra Nazione, e certo condivido il tuo pensiero che bisogna partire dalla base per arrivare a creare un movimento importante. Dunque, concordo con te quando parli della necessità da parte di ciascuno di noi di impegnarsi in qualche modo, ma con le dovute precisazioni e con la consapevolezza che l&#8217;Italia ha un&#8217;importanza internazionale che se non si avvicina allo 0 poco ci manca!E&#8217; inutile per me fare i duri e puri in una situazione dalla quale magari ricavi poco; dunque potremmo impegnarci a far nascere movimenti globali che, facendo pressione sugli altri Stati e sulle organizzazioni internazionali, puniscano in qualche modo paesi come Corea del Nord, Cina e Iran. Con l&#8217;embargo, con multe, quello che più può essere utile ma sapendo che il più delle volte le stesse misure che noi adottiamo si ripercuotono sulla popolazione stessa che nella maggior parte dei casi è indigente. Dunque attenzione quando affrontiamo questi temi caldi, perché è facile propagandare la necessità di un impegno maggiore, ma se questo impegno deve essere solo teorico e poco utile nella pratica, allora a che serve?E se poi le nostre misure si ripercuotono proprio su coloro che volevamo difendere?<br />
Un saluto<br />
Tommaso</p>
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