#154

mar 8 2010

Che altro si può pensare del decreto “salvaliste”

Ah, l’attualità…
Grandi liste di grandi partiti non hanno fatto in tempo, per propria colpa, a rientrare nei tempi burocraticamente validi per iscriversi alle prossime Elezioni Regionali.

Questo ha sollevato un gran polverone, smosso enormi energie e ingrossato le voci. Nel caso particolare le liste erano dei Radicali e soprattutto del PdL, in Lombardia e in Lazio. Ma preferirei non dare rilevanza a questi dati, ancora.

Che accade se un partito di maggioranza non può più partecipare alle regolari elezioni per questioni burocratiche?
Si viene a creare un buco. Una fetta dell’elettorato, non avendo più il riferimento preferito da votare, si asterrà o più probabilmente dirotterà il proprio voto verso altre liste, verso altri partiti. Presumibilmente affini, sullo stesso lato. Così sarebbe dovuto avvenire se non fosse stato promosso dal Governo un decreto-legge interpretativo» per ricomprendere le liste escluse nella corsa alle Regionali.

La defezione più importante sarebbe stata quella del PdL, partito di maggioranza in Parlamento e attualmente proprio al Governo. Ma non soffermiamoci su questo, per un attimo.

Dura lex, sed lex.
Sarebbe stato giusto, per un problema burocratico, privare una percentuale importante dell’elettorato del proprio partito di riferimento? La burocrazia esiste per regolare e sveltire il funzionamento organico dell’ordinamento. E chiunque converrà che in sé non ha valore, a parte questo. Quindi, in linea di principio, davanti ad una causa di forza maggiore volta a proteggere un interesse superiore, è ammissibile uno scarto per aggirare la burocrazia. Dopotutto si parla della gestione di uno Stato, non di una partita a Monopoli in cui ci si appella berciando al foglietto delle regole.

Resta ovviamente l’amaro in bocca ai poveri cittadini-nessuno che la burocrazia la possono soltanto subire. Ma si sta parlando di altissime sfere, non è il tragicomico contesto della fantozziana lotta fra il singolo e la Pubblica Amministrazione.

Questa reintegrazione è un’azione che sarebbe stato opportuno fare per qualsiasi partito escluso per motivi simili.
Ovvio che se la burocrazia esiste un motivo c’è. Garantisce il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Infatti la reintegrazione dovrebbe essere accompagnata da sanzioni. Ma sia che politicamente il partito escluso fosse alla maggioranza, sia che fosse all’opposizione, la sua reintegrazione sarebbe dovuta essere possibile.

Queste sono le mie considerazioni astratte.
Passiamo a quelle concrete, molto meno mature ma molto più divertenti.

Se il PdL fosse veramente rimasto escluso, gioioso popolo di sinistra, chi credete avrebbero votato gli elettori? PD? Temo che si sarebbero buttati più volentieri sulla Lega in Lombardia e sui partiti di destra più estrema in Lazio. Pur di non votare dal lato sbagliato… E sarebbe stato ancor più disastroso. Quindi attenti ad allegrarsi, se tosto può tornare in pianto.

Il modo in cui l’opposizione ha reagito al fallimento dell’iscrizione del PdL è stato pittoresco.
Il giocatore di Monopoli che non avendo palle sta soccombendo e che trova il cavillo per vincere a tavolino. E quando è saltato fuori il discorso del decreto ad hoc, mi è parsa tanto simile allo sciacallo che si vede portar via il cadavere con cui stava non troppo gloriosamente banchettando. Ma si sa che la nostra opposizione non brilla certo d’iniziativa. Le contromisure, anche a questo punto, si limitano all’invettiva.
Non troppo matura, questa opposizione. Sia ai vertici che fra i cittadini.

Ma l’apice si tocca altrove.

Il testo del decreto è uno dei parti legislativi più orrendi che io abbia mai letto in vita mia. Sgraziato, parziale, sembra scritto da un bambino di quarta elementare.
In seconda battuta, e ben più importante, è l’atteggiamento con cui questo decreto è stato partorito. E’ con quello che si arriva al rivoltante. E’ stato emesso col cipiglio “di chi è abituato a comandare in Fininvest”, per usare un’espressione di Luttazzi. Senza costernazione per l’increscioso avvenimento, senza una riflessione espressa che porti ad una riconsiderazione matura della propria organizzazione, senza una sincera ammissione di rincrescimento davanti a tutti i partiti e le liste che sono riuscite – sembra impossibile – a iscriversi alle Regionali con successo. Ma con protervia, superbia, sprezzanza.

La riammissione di certe liste, per me, è un atto necessario per evitare stravolgimenti antirappresentativi e passare dalla padella alla brace, ma non è scontato! E anzi è e deve essere decisamente umiliante. E i siori che lo si son prodigati a produrre scrivere e firmare dovrebbero ben tenerlo a mente, così come gli altri siori dell’opposizione che gridano “Arbitro! Fallo!”. Un simile decreto è una toppa a un fallimento, che non può ritenersi normale, posta per grazia di un ordinamento costituzionale (ancora) saldo e maturo.
Che insomma, resta una toppa. Non eccessivamente elegante.

Oggi più che mai è urgente pensare con la propria testa. Raccogliere informazioni da più parti, astrarre, considerare e riconsiderare per giungere ad una posizione e ad una linea di pensiero consapevole, presente e coerente in tutto e per tutto con le proprie alte idee e coi sistemi ideologici che più saggiamente hanno passato il vaglio della storia. In un periodo buio come questo è il lume della nostra ragione a dover brillare per riaschiarare il mondo. Non la fiamma facile dei cuori politici. Attenti ai pensieri facili, attenti a non ritrovarsi a seguire le posizioni altrui come gli elefanti che si muovono in fila tenendo la coda di quello davanti con la proboscide.
Minima stima per il nostro Premier e per la più gran parte del nostro Governo, da parte mia. Ma questo non significa che io sia una iena che balza al collo avalutativamente. La politica non è affare per chi s’infiamma sempre come un toro che vede il panno rosso. Se si vuole costruire un’opposizione forte e saggia, dobbiamo essere tutti forti e saggi.
Se no qui stemo a prenderci per le natiche.

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Il decreto-legge è un atto avente forza di legge emesso dal Governo, e non dal Parlamento, in gravi frangenti che richiedono provvedimenti tanto urgenti da non poter attendere l’iter parlamentare. Ha efficacia per sessanta giorni: in questo frangente il Parlamento lo deve approvare altrimenti cesserà di avere effetti. Un atto simile si denomina interpretativo quando il testo non porta innovazioni legislative, ma suggerisce il modo in cui deve essere interpretata una legge preesistente.



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3 Commenti per “Che altro si può pensare del decreto “salvaliste””

  • #1 Tommaso scrive:

    Io personalmente credo che la burocrazia non debba mai superare l’effettivo esercizio della democrazia come mi pare sia avvenuto in questo caso. Per colpa di qualche incompetente (ed è orribile pensare che questi incompetenti possano un giorno assumere posizioni di comando nella P.A.) si rischia che 2 milioni di persone (solo nel Lazio) e tante di più in Lombardia non possano votare serenamente e come vogliono. Quali sarebbero gli effetti?Difficile pronosticarlo!Molti in Lombardia andrebbero a votare Lega che si dimostra meno incompetente, altri voterebbero Udc ma non son convinto che molti darebbero il proprio voto all’estrema destra!Ad ogni modo, che qualche lista non venga ammessa perché manca qualche timbro tra una pagina e l’altra è assurdo, mentre è grave che il Pdl porti una selva di firme false e che non raggiunga il numero minimo di firme. A tal proposito permettimi di nutrire qualche dubbio: mi pare strano che persone che sono in politica da una vita non sappiano come depositare le liste, o che vadano a mangiarsi un panino nell’orario di chiusura dell’ufficio, quando sanno benissimo qual è la prassi da seguire. Qualcosa mi puzza e francamente non mi torna.

    Dal punto di vista legislativo, lascio commentare a te, ma credo che qualche contromisura fosse necessaria: non portare alle urne qualche milione di elettori solo perché la burocrazia in Italia è ovunque, mi pare ridicolo ed assurdo. Bene ha fatto il Presidente della Repubblica a mostrare disponibilità a promulgare qualche norma che permettesse agli elettori laziali e lombardi di votare e dar vita ad una consultazione seria. Tuttavia non mi è piaciuto il comportamento di tutti gli altri:
    a)Il Pdl stesso che a stento ha amesso l’errore. E’ inutile prendersela coi giudici e coi comunisti quando i tuoi delegati per mangiare non presentano le liste. Avrebbero fatto meglio ad ammettere pubblicamente l’errore, e a scusarsi;
    b)Il Pd: prima dichiara la propria disponibilità a prendere in considerazione una legge, e poi protesta, alza la voce e impreca pur non indicando a nessuno come avrebbero voluto risolvere la faccenda. Io solitamente se critico tendo a proporre un’alternativa;
    c)L’idv che si è dimostrata un partito grezzo e rozzo prima imprecando contro il capo di stato, e poi chiedendone l’impeachment (che nel nostro ordinamento non esiste). Non hanno nemmeno provato a pensare ad una soluzione per venirne fuori pacificamente, ma hanno continuato sulla loro strada fatta di insulti ed offese.
    d) I radicali, i quali sembrano aver lasciato le battaglie per le quali erano famosi e si son dimostrati disponibili a vincere senza avversari, anche se il voto sarebbe stato falsato da questo pasticcio. Negli anni si sono contraddistinti per le loro battaglie per il rispetto della democrazia, e si sono altresì dimenticati di quando furono loro a combinare questo pasticcio: quante parole volarono all’indirizzo dei giudici!!!

    Secondo me in questa brutta storia ci hanno perso un po’ tutti, e l’atteggiamento dell’opposizione sembra come quello sciacallo da te menzionato che si vede portar via la preda…Insomma, il periodo si fa buio, molto buio, ed in una situazione simile non riesco ad essere ottimista e a vedere una via d’uscita. Vincere senza un avversario non è una gran vittoria, a mio avviso, e non capisco francamente come qualcuno invece può essere affascinato da una simile prospettiva!Secondo me il problema più grave (e lo ripeto) è la possibilità che gli incompetenti arrivino nella P.A. e ci restino, magari a lungo!In questo paese ne succede ogni giorno una di nuova, e poiché son successe tutte le stranezze possibili, siamo arrivati a combinare anche le cose più assurde e ridicole. Io per ora aspetto, e voglio vedere cosa succederà la prossima volta!Il mio atteggiamento è un misto di rassegnazione e rabbia perché vedo che il male non è insito in un partito, ma è diffuso in buona parte della popolazione.

    P.S.:Se vogliamo cercare il cavillo, la sanzione che il Pdl potrebbe subire è la perdita di almeno 4/5% di consensi elettorali!Che non è poco, ma se lo merita!!!

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  • #2 Laura scrive:

    @ Tommaso
    La dicotomia che tracci tra burocrazia e democrazia è manichea: la procedura è l’unico limite a salvaguardia della legittimità dell’esercizio del potere. Altra cosa è la legittimazione, si somigliano, ma non troppo. La procedura – la burocrazia – è parte integrante della democrazia: non ha troppo senso dire che una supera l’altra. La questione importante è fino a che punto la procedura è garantisce la democrazia…
    Quanto al “bene ha fatto il Presidente della Repubblica a…”: in realtà non si sa bene che altro avrebbe potuto fare; in sede di promulgazione di legge gli è riconosciuto il potere di rinvio, ma la faccenda si complica – e non di poco – in caso di emanazione di decreti.
    In senso tecnico la sanzione è la mina che s’innesca quando vai a calpestare una norma giuridica o – per dirla da giurista – quando integri una fattispecie di reato: se vai a rubare un gelato alla pesca vestito da fenicottero, la sanzione consegue al furto, non al fatto che tu ti sia reso ridicolo.

    Dal canto mio, penso che il decreto sia il male minore anche se sogghigno al vedere il PdL non riammesso in Lazio: dal momento che ci si scomoda a scrivere il decreto, dovrebbe almeno funzionare! Ciò che m’infastidisce è il piglio decisionista: si poteva agire in maniera più elegante e più rispettosa – se non della procedura – della democrazia. Questo sì.
    Mi disgusta più della nostra sgangherata politica la campagna stampa di legittimazione pre-decreto: tutti a dipingere un mondo più bello se il provvedimento, che non è esattamente l’incartazione della giustizia, fosse passato. Figuratevi che il Tg1 ha citato Hans Kelsen: a sproposito, s’intende.

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  • #3 Tommaso scrive:

    @ Laura: io intendevo dire che è un male quando l’eccesso di burocrazia mette a repentaglio l’effettivo esercizio della democrazia. La storia dei timbri è emblematica a mio avviso, perché se manca un timbro tra una pagina e l’altra rischi di non essere ammesso (o vieni ammesso solo dopo qualche ricorso). In questo caso è chiaro come siano state rispettate le procedure, come è altresì chiaro che non è certo un timbro a dover ostacolare il presentarsi della lista. Su Napolitano invece considera che lui ha accettato il decreto spiegando che non si poteva lasciare la Lombardia e il Lazio senza elettori del Pdl. Non mi pare un atteggiamento di uno che pensa: “Non sono d’accordo ma lo faccio”. Io credo personalmente che Napolitano si sia reso conto del grosso problema e che ci abbia voluto mettere (a mio avviso giustamente) una pezza. Dunque non ha accettato passivamente il decreto ma pare che lo consideri la scelta meno peggio!
    Tommaso

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