Softair, idiozia e inadeguatezza sessuale
«Guardi, io non so che dirle. Io sono medaglia d’argento al valor militare. Ho fatto il partigiano durante la seconda guerra mondiale. Ho fatto la stessa cosa per cui mi hanno dato la medaglia. Era il febbraio del ’44. Fuori si rassegava dal freddo che lei non ha idea. Ero per questi boschi, che dovevo consegnare gli ordini agli altri lassù in cima al monte. E’ una scarpinata di parecchi chilometri ripida così, sa? Una fatica… Ma allora ero giovane, certe cose le facevo come bere un biccher d’acqua. Fatto sta che a un certo punto ti vedo un drappello di tedeschi più a valle con gli elmetti in capo e le mitraglie spianate salire verso le case. Lei è giovane, lei, non può immaginare che cosa fossero i soldati tedeschi. Terribili, anche solo a vederli. Con quelle facce d’angelo giocavano al tiro al piattello coi nostri neonati. Fatto sta che io mi fermo zitto zitto dietro un albero. Avevo il fucile, sa? E non potevo certo permettere a quegli assassini di raggiungere le nostre famiglie! Già nelle valli vicine erano arrivati e avevan fatto strage. Allora presi la mira e pum! pum! Due a terra. E prima che capissero chi gli stava sparando e da dove, più di metà era morta e gli altri erano in rotta. E poi ho consegnato gli ordini! Così mi sono guadagnato la medaglia.
«Io non so poi che cosa è successo l’altro giorno. Ero in veranda col cane, e ho sentito degli spari venire dal bosco. E non siamo mica in stagione di caccia. Quindi mi sono preoccupato. Sono rientrato, ho preso il fucile e sono andato a guardare. Io qui ci son nato, sarò anche vecchio ma non son punto rincorbellito, ci vedo ancora come quando avevo vent’anni e mi ci muovo parecchio bene in questi boschi. Proseguo un po’, mi addentro, e in fondo alla valle vedo dei soldati tedeschi. Ora sì, mi pareva strano che ci fossero dei soldati tedeschi, ma c’avevano gli elmetti, le mitraglie, armati e vestiti di tutto punto, e vedevo che sparavano a qualcuno. A quel punto che potevo fare? C’avevo il fucile e gli ho sparato da dietro. Ho fatto in tempo a pigliarne tre, quegli altri anche stavolta sono scappati. E tempo due ore mi ritrovo a casa i carabinieri per arrestarmi. O che mondo l’è? Ti danno la medaglia d’argento al valor militare per una cosa e sessant’anni dopo ti mettono in galera pe’ la medesima. Ma mi dica lei!»
Pistoia (PT) – Poteva finire in tragedia il gioco di un gruppo di ragazzi in un bosco del pistoiese. Travestiti da soldati nazisti della seconda guerra mondiale, stavano simulando un’azione di guerra Soft Air. Infatti è stato scambiato per un reale conflitto armato da un ex partigiano che abitava nei dintorni. L’uomo, professore in pensione e già medaglia d’argento al valor militare, ha aperto il fuoco col suo fucile contro i ragazzi, indistinguibili dai nemici che coraggiosamente combatté più di sessanta anni fa, ferendone lievemente tre. Arrestato, è stato subito rilasciato vista l’anziana età e la non reiterabilità del reato a causa del particolarissimo errore. La procura ha comunque aperto un fascicolo per lesioni.
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Soft Air è un “gioco”.
Persone organizzate in gruppi spendono centinaia di euro in sofisticate armi-giocattolo (riproduzioni fedeli di armi vere), coperture, attrezzatura di sopravvivenza e vanno nei boschi a spararsi addosso.
So che sembra stupido. Infatti lo è. Ma non solo.
Il fatto che centinaia, migliaia di cittadini (mioddio, votano, capite?, votano!) nel nostro Paese si divertano tramite dispendiosi ed elaborati giochi di guerra e violenza -ehm- “controllata” mette in luce una vasta categoria di persone che quotidianamente ci stanno accanto ma che sognano, nel tempo libero, di maneggiare un fucile che-sembra-vero in un’azione di guerra che-sembra-vera sparando in un modo che-sembra-vero ad altezza d’uomo. Persone non semplicemente idiote, ma che su questa idiozia investono denaro a profusione, che coltivano – non so se deliberatamente o incoscientemente – la malatissima e pericolosissima estetica della guerra, e che forse come suggerito da Seth MacFarlane e più o meno ogni sceneggiatore comico che si sia pronunciato a riguardo, tentano di puntellare l’irrecuperabile debolezza del proprio ego usando bellicosi falli di plastica e metallo. Persone cui fa piacere farsi fotografare come manipoli di soldati veri nella guerra vera. Come se fossero uomini valorosi, grandi guerrieri.
Guerra non fa nessuno grande. (Yoda)
Questo “gioco” potrebbe facilmente essere visto come un’onta per tutti i nostri avi che veramente hanno combattuto per la libertà, che hanno sentito davvero il dolore lacerante di una pallottola di piombo incandescente che ti morde la schiena e i polmoni mentre tenti in mezzo a un bosco di tamponare la ferita di un tuo amico fraterno morente stringendogli la coscia con la cintura, sacrificando tutto pur di respingere un invasore che negava libertà, euguaglianza, fratellanza e amore agli uomini che tutti nascono liberi su questa bella terra.
Ci si potrebbe domandare: se esiste impunemente Soft Air, a che valgono tutte le medaglie al valore?
Io non ho rispetto per la guerra, ma ho rispetto per chi, morendo, mi ha permesso la libertà. E chi gioca a SoftAir? Temo il contrario, in troppi casi.
Pur liberissima la scelta del modo in cui ciascuno debba impiegare il proprio tempo per divertirsi, ce ne sono alcuni che sono indicativi dell’animo di chi li sceglie.
Se conoscete qualcuno che gioca a Soft Air, badate: nella migliore e fortunatamente più comune delle ipotesi è una persona che pur avendo la buona intenzione di divertirsi scorrazzando all’aria aperta ha un’idea non sufficientemente disgustata della guerra e non sa amministrare con proprietà né denaro né tempo – il che è sempre un male, specie ora che c’è grossa grisi; in ipotesi peggiori (casi che ho avuto il dispiacere di conoscere personalmente) è una persona che ha decisamente tanta strada da fare per trovare il proprio equilibrio con se stesso e passa il tempo divertendosi e -ehm- “sfogandosi” così; in ipotesi catastrofiche (che pure ho conosciuto di persona) tiene nascosto sotto il giubbino un pugnale dal manico nero con inciso sulla lama fredda “Meine Ehre heißt Treue” - e fra vent’anni potrebbe puntare a me o a voi un fucile vero al petto, o ridipingere casa di rosso con una doppietta e la non-più-felice famigliola.
Non necessariamente si tratta di tipi più violenti del normale. E’ gente comune. Soltanto, è malsano permettere l’accesso alla propria mente all’immagine di te che spari con un fucile. E temo non siano tante le persone con un tale controllo sul loro pensiero da poter discernere rappresentativamente sullo schermo dell’esperienza il gioco dalla realtà. Se ti immagini o peggio ancora se ti vedi, se ti senti con l’adrenalina in corpo, mentre punti quella che sembra veramente un’arma da fuoco contro un altro essere umano, lo sfortunato giorno in cui le circostanze potrebbero volerlo, se ne avrai la possibilità, punterai e premerai il grilletto. Perché lo hai già fatto, dopotutto, e quindi è meno inconcepibile. E oltretutto troverai più facile associare alla guerra emozioni positive, perché hai vissuto solo l’estetica della guerra. E la troverai meno ributtante.
Per la mente tra finzione e realtà non c’è una muraglia. C’è solo un velo di nebbia, di quella che svanisce al mattino.
* * *
29/06/2010: Aggiornamento necessario a causa dell’evoluzione della discussione. Se vedete sotto, si va per i 100 commenti, e si rende opportuno chiarire la nostra posizione autentica.
- Il post è ironico. L’articolo, una montatura. Il titolo si rifà agli stereotipi più in voga nel mondo comico occidentale per identificare gli appassionati d’armi, senza malizia né indici puntati. E’ decisamente pesante, ma c’est la vie – non mi pare giusto correggere il post originale. Il corpo di questa pagina, adesso, è la discussione in atto.
- Noi autori non critichiamo il gioco del Softair in toto. Accettiamo i risvolti positivi di teambuilding, socializzazione, amore per la natura e vita all’aria aperta. Critichiamo con decisione gli apetti di simulazione bellica e l’uso di riproduzioni di armi d’offesa e l’interesse per queste.
- Prima di intervenire sarebbe gradito leggere i commenti. E’ una lettura lunga ma ne vale la pena – e solo così è possibile parlare con cognizione di causa in una discussione in atto. Fuor d’ironia, la nostra posizione si è evoluta. Sono allo stesso modo gradite apertura mentale, spirito critico, intelligenza viva e fonti attendibili su cui basare le posizioni in discussione.
- Ci piace ridere. Il riso fa buon sangue. Se qualcuno -autori e non- fosse tentato di fare l’incazzato, è invitato ad andarsi a fare una passeggiata, ora che è bel tempo.
- Dimenticavo. Questo è un blog. Non un forum. Questo è un blog. Non un forum. Non lasciate commenti multipli consecutivi. Scrivete quanto volete, ma in commenti singoli. Ponderati perbene, magari. Non ci sono regole da forum: basta che scriviate cose intelligenti e non facciate nulla di illegale. Ci riserviamo il privilegio di cancellare commenti realmente realmente ma realmente idioti. Ma sarà successo tre volte in due anni. Non vivamo su questo blog, quindi siate pazienti se non rispondiamo subito.
12/07/2010
Dopo più di 120 commenti nati dalla provocazione del post, questa discussione si può ritenere conclusa. A partire dalle nuove premesse maturate verrà scritto a breve un nuovo post che potrà dare il via ad una nuova discussione più presente e matura. Vista l’esigenza di non frazionare i commenti in discussioni diverse o continuare interventi su posizioni già esaurite, non verranno pubblicati altri commenti a questo specifico post.
Chi si sia a nostro giudizio distinto per posizioni mature, spirito aperto e riflessioni intelligenti, fertili e produttive di dialettica verrà per quanto possibile avvisato della pubblicazione del nuovo post.




25 marzo 2010 @ 19:16
Non sono del tutto d’accordo, specialmente con la classificazione ‘assoluta’ che dai dei giocatori di softair e delle motivazioni che li spingono.
Il combattimento tra esseri umani è qualcosa di molto archetipico. Anche l’impugnare un’arma è archetipico. Spesso l’atto di tenere in mano qualcosa con un potenziale combattivo provoca piacere a livello inconscio, senza che necessariamente ci sia nella persona un’inclinazione particolare all’uso delle armi, siano queste da fuoco o di qualunque genere. Il fare fuoco con un’arma provoca piacere per il senso di potenza che ne deriva e gli archetipi ad esso connessi, a mio parere, e non perché c’è un desiderio represso di uccidere qualcuno. Poi, naturalmente, possono esserci e ci sono tante e varie eccezioni. Ma a mio parere è sbagliato definire a priori i giocatori di softair come disadattati, violenti repressi e potenziali omicidi. Lo stesso discorso può essere espanso a chi spara nei poligoni di tiro.
Ovviamente parlo da profano, correggetemi se ho smaronato
25 marzo 2010 @ 20:15
Gli archetipi si coltivano o abbandonano. Non sono condanne. Anche uomo-caccia donna-figli è un archetipo. Che nella società moderna ha sempre meno posto. E un perché c’è. Perché è stupido, nel 2010.
Noi proviamo piacere nell’impugnare un’arma perché siamo cresciuti con un certo tipo di mito. Malatissimo, dico io, a posteriori. Associamo alla sfera guerresca dei valori positivi della persona, come il coraggio, il valore, l’onore. Perché da piccoli il giuoco ci ha insegnato così.
Chiedi a un ugandese della mia età se prova piacere a tenere in mano un fucile. Giustificagli l’archetipo. O che ne so, magari dagli un machete come quello che gli ha sfigurato il volto. Non vedrai il piacere sul suo viso. C’è un motivo se le associazioni umanitarie, nel terzo mondo, si impegnano a sostituire le armi-giocattolo dei bambini con giochi nonviolenti. Perché se giochi, fai. Accetti. Concepisci idea e azione.
Ti sei mai chiesto perché la violenza sia molto più difficilmente apprezzata dalle donne? Forse perché archetipicamente hanno da lavare i piatti e la violenza rompe i piatti? O magari perché nella loro evoluzione come persone non è presente (o è molto meno presente) la componente educativa che permette loro di accettare la violenza, concepirla come idea e azione?
Ma costoro, i giocatori di Softair, non sono disadattati. I disadattati sono quelli che passano al vita a giocare a World of Worcraft. Queste qui sono persone che decidono di lasciare spazio, nella propria vita civile e sociale, alla parte bestiale di sé. Decidono deliberatamente di coltivarla con dispendio di denaro, tempo, energie, pianificando, organizzando, socializzando. E quelli che si divertono ai poligoni di tiro… ancora peggio. Non è nemmeno più un gioco. E in una società civile non è accettabile.
Ho fatto le distinzioni che ho potuto fare.
Mi dispiace, però: per la violenza sono categorico e non do appelli. Perché è un male con un margine di assolutezza così ampio che se non vedo proprio Gandhi a menar bastonate allora il dubbio non mi viene nemmeno sul fatto che anche solo giocarla non sia ammissibile. E persone non formate, immature, ignoranti non devono poter fare un giuoco del genere. Un giuoco che va a fortificare la gramigna del cuore. E basta.
E dopo abbiamo davvero il coraggio di domandarci ancora perché le persone in automobile si trasformano in bestie inferocite?!
25 marzo 2010 @ 21:07
ma noooo, è solo un gioco nel quale ci si veste da soldati solo per mimetizzarsi nel bosco, non ci sono gradi, ne saluti militari ne nient’altro che alluda alla marzialità o all’essere soldati.
è solo qualcosa di finto, di divertente, che al contrario fa capire, se ci si pensa un attimo, a quanto l’uomo sia vulnerabile in un contesto reale.
Si vive il bosco, le mattine nella natura, cosa sconosciuta per noi ragazzi moderni, e si usano pallini biodegradabili per il suo rispetto.
Non c’è niente che alluda o esalti la guerra vera, quello è davvero un altro argomento, tutta un’altra cosa! Questi sono ragazzini invasati e stupidi, non confondiamo le cose…
25 marzo 2010 @ 22:04
Ciao Leonardo,
c’è una grossa differenza tra essere violenti ed essere soldati, e mi pare che la differenza sia evidente.
In quanto al rispetto del bosco, bah. Secondo te di un branco di persone che va a giro in un bosco a spararsi quanti guardano dove mettono i piedi o cosa stanno pestando? Sono troppo impegnati a impallinarsi a vicenda per accorgersi di essere in un bosco. La scelta del luogo è forzata, non ricercata, se potessero probabilmente si sparerebbero in città. E per fortuna che almeno i pallini sono biodegradabili. Un’idea ancora migliore potrebbe essere quella di sostituire le armi con le fionde, e i pallini con le ghiande, così sarebbero davvero a impatto zero.
La differenza tra il possedere, e utilizzare un’arma giocattolo e un’arma reale è più sottile di quanto non si pensi in realtà.
In quanto al passaggio dal “gioco” nel bosco alla guerra vera, sì, è tutt’altra cosa, e su questo siamo perfettamente d’accordo, infatti non è stato scritto niente a riguardo.
Un saluto, M.
25 marzo 2010 @ 22:54
Io sono d’accordo con l’Uomo focaccina(ahah, che frase assurda).
Ho conosciuto qualche anno fa un ragazzo che gioca a Softair. Veramente appena l’ho letto nel titolo del post non ricordavo neanche che si chiamasse così.
Comunque, quella sera ha passato un bel po’ di tempo a spiegarmi questo gioco. Sinceramente non me ne ero fatta un’opinione negativa. E dire che detesto ogni forma di violenza e prevaricazione essendo una persona profondamente buona e che per questo spesso viene fregata, tanto per dirla con un eufemismo.
Ad essere sincera sentendolo raccontare ne avevo avuto un’idea ben precisa:un enorme videogame dal vivo. Con tanto di missioni, indizi, guardie da evitare e copioni con delle trame intricatissime.
Mi sembra superfluo dire che quel ragazzo era(ed è)assolutamente normalissimo, anzi molto simpatico:quel giorno eravamo tutti invitati a casa sua in campagna e ci siamo divertiti moltissimo, e anche lui, nonostante giocassimo semplicemente a rincorrere una palla nell’erba alta fino alla vita(per me fino al collo :p ). In realtà mi è parso di capire che ciò che lo divertiva di più era l’aspetto tattico del gioco e lo spirito di gruppo che riusciva a creare tra i componenti di una stessa squadra. Parlava con grande entusiasmo di quando organizzavano dei tornei in occasione dei quali arrivava gente da tutta Italia e molti progettavano addirittura degli sbarchi dal mare; oppure delle notti passate in tenda a darsi il cambio per tenere d’occhio le pattuglie “nemiche” affinché non li scoprissero. E del fatto che i pallini fossero biodegradabili e che possedessero apparecchiature molto sofisticate. Nessun accenno a quanto fosse bello vedere la gente schiattare anche solo per gioco. Per di più sono ormai sicura di potermi fidare della mia capacità di “sentire”le persone a pelle e quel ragazzo mi fece una gran buona impressione da questo punto di vista(che io non sottovaluto mai, perché non sbaglia mai, ormai ne sono certa).
Il fatto però di trovarmi d’accordo con te su determinate altre questioni che poni mi destabilizza un po’.
Sul discorso degli archetipi niente da obiettare(sono troppo femminista, è una mia debolezza, mi metti in mezzo i luoghi comuni sulle donne e perdo la bussola) e tantomeno sul fatto che il gioco è di solito una costrizione inutile in ruoli che non ci è permesso scegliere:proprio l’altro giorno una professoressa di letteratura inglese ci parlava dell’assurdità del far giocare le bambine alle mamme(anche se a me quello che fa più ribrezzo sono i ferri da stiro e gli stracci col secchio giocattolo…brrr). Ovviamente non parliamo di questo.
Però a me sembra troppo estremo condannare chi gioca a Softair come degenerato, irrispettoso di chi la guerra la fa davvero. Ho dei dubbi sul fatto che giocare a Softair implichi automaticamente l’accettazione della guerra come qualcosa di positivo e divertente oppure, peggio ancora, un amore viscerale per le armi e una voglia matta di far del male al proprio prossimo. Sei un non-violento ed è una cosa bellissima, ma scadere nel fondamentalismo sembra fin troppo semplice.
Credo che per i ragazzi che lo fanno(ovviamente ne ho conosciuto solo uno, ma sempre meglio che nessuno) sia un po’ come giocare a Resident Evil o a Tomb Raider(e chissà quale altro gioco di guerra, non mi viene nessun nome) sulla Playstation, solo con tanta tantissima adrenalina in più e dal vivo, con dei compagni veri e degli oggetti e location reali(a questo proposito lui accennava spesso alla bellezza del paesaggio nel quale si immergevano durante le sessioni di gioco). Un po’ come quando si creano i giochi in 3D, loro lo hanno reso molto più che tridimensionale.
Siamo tutti d’accordo con te che la violenza sia deprecabile in qualsiasi forma e declinazione e che la guerra(quella vera) sia una piaga, ma dare per scontato che queste persone siano ignoranti, vuote dentro, incolte e senza cuore A PRESCINDERE mi sembra come aver fatto un bel mazzo senza troppo curarsi di cosa ci finiva dentro e averlo inzuppato ben bene nel cesso.
A costo di ripetermi: nel pensiero ci vogliono sfaccettature, flessibilità. Il che non significa prendere tutto per buono, affatto. Lo snobismo è quanto di peggio si possa concepire per una mente che voglia essere aperta, sveglia, ricettiva, critica. Non ti sto accusando di nulla, non amo farlo, ma ti prego di contraddirmi se mi pare, in certi tratti, di avere letto: io sono non-violento, questo mi rende migliore della maggior parte delle persone che conosco( o non) e chi accenni anche minimamente alla violenza, foss’anche con un buffetto su una spalla, è un idiota degenerato.
Ovviamente Softair non è un buffetto sulla spalla(c’hanno anche le mitragliatrici và!), ma da quello che ho potuto capire di questo gioco e di chi lo pratica condannarlo in questa maniera è come dire che quando giochiamo a quei giochi per pc nei quali bisogna creare un impero(tipo quello romano tanto per intenderci)stiamo diventando dei feroci colonizzatori e prevaricatori che cercheranno di invadere la casa dei vicini urlando “A morte i barbari!”.
Te lo assicuro, se tra quelli che fanno questi giochi c’è qualcuno che diventerà una bestia una volta giunto al volante, niente ti assicura che non ce ne siano dieci anche nella tua classe di filosofie e religioni dell’India.
26 marzo 2010 @ 00:12
Spiacente, ma stavolta concordo con Alessia. Ho sentito a lungo di questo gioco, ma non ho mai conosciuto alcuna persona che lo praticasse, così come io stesso non l’ho mai praticato. Tuttavia, non me la sentirei di escludere una mia eventuale partecipazione in futuro, visto che tendo a giudicare solo dopo aver provato quella stessa cosa!Quando dico di concordare con Alessia, lo dico per almeno due ragioni:
a)Trovo esatto il parallelo che ha fatto coi giochi della Playstation che portano il soggetto ad immedesimarsi a volte in un contesto di guerra. A tal proposito tendo a considerare tali giochi di guerra o strategia più pericolosi del softair praticato nella realtà, perché in un bosco e con avversari umani hai perlomeno la possibilità di provare determinate sensazioni che potrebbero anche impaurirti o schifarti. Se nessuno di noi ha mai preso in mano un fucile, non sa come potrà reagire la prima volta che spara. I giochi del computer o della playstation invece a mio avviso tendono a farti immedesimare maggiormente in un contesto che non è quello reale, ma che è finto, ricreato apposta in un gioco e reso piacevole per i clienti. Così facendo, si corre il rischio di coltivare un’idea distorta di quella che potrebbe essere una guerra od un combattimento. Il softair invece ti porta maggiormente nella realtà e se anche è vero che le sensazioni che puoi provare possono essere distorte (visto che sai che i pallini non sono proiettili e che nessuno ci rimette la vita), calarti nella realtà può anche farti capire determinate cose;
b) Non oso criticare a priori una persona che si traveste da nazista (o da altro, è giusto ricordarlo…) e spreca soldi e tempo. Per me lo spreco di tempo e denaro essendo puramente relativo non è una materia di cui mi occupo. Ognuno decide come impiegare il proprio tempo e il proprio denaro, pertanto mi sentirai molto difficilmente criticare qualcuno perché ritengo che ciò che fa sia un’assoluta perdita di tempo/denaro. Per me non sono faccende che possono interessarmi, visto e considerato che io ho già da pensare a come ripartire il mio tempo e come spendere il mio denaro. Inoltre, non avendo mai praticato softair non so cosa ci stia dietro, e sono quasi convinto che dietro non ci sia solo un branco di guerrafondai che amano spararsi!Credo invece che ci sia un’eterogeneità di idee e comportamenti che rende difficile classificare in un solo modo questo “gioco”. Ecco perché non condivido quanto hai scritto, perché credo ci sia dell’altro, e finché non conosciamo di più su questa pratica, risulta difficile per tutti noi avanzare qualsivoglia ipotesi. Il contributo di Alessia a mio avviso è importante, perché permette di andare oltre la facciata del softair e presuppone l’esistenza anche di altre idee in merito al gioco.
Non sono un guerrafondaio né tanto meno sono un estimatore di essa. Credo che qui nessuno apprezzi la guerra. Solo che, per quanto pessimista io sia sulla natura umana, non riesco a non concepire che ci possa essere ancora un barlume di raziocinio. Pertanto, non credo sia così automatico il fatto che se pratichi il softair e spari ad ipotetici nemici, sapresti fare altrettanto in un contesto di guerra. Non credo sia così, assolutamente!!!Credo, invece, che l’uomo sappia distinguere la realtà dalla finzione (tranne certi casi) e comunque credo che l’uomo medio quando si trova di fronte ad un altro essere umano prima di premere il grilletto ci penserà a lungo, perché alla fine vien sempre fuori l’idea che stai ammazzando uno come te, e dunque difficilmente a mio avviso un estimatore di softair sparerebbe volentieri ad uno come lui in un’ipotetica guerra. Non credo sia così, altrimenti la situazione risulta essere più cupa del previsto. Inoltre, ricordo nitidamente che da bambino ho sempre amato il contatto fisico. Mi piaceva quando giocavo coi miei fratelli a chi riusciva a inchiodare con le spalle al pavimento l’avversario. Mi piaceva il contatto fisico, la lotta, e quant altro, così come credo che questi concetti siano sempre stati presenti nell’uomo.
Quel che voglio dire è che io, come te, non giustifico un atto di violenza o la guerra, ma che ci andrei cauto nel giudicare chi si diverte diversamente da me, perché non è dimostrato che giocare a softair rende più facile (eventualmente) sparare ad un nemico. Può succedere in un numero circoscritto di casi, ma è altamente probabile che costoro ammazzerebbero anche senza praticare softair, se gli venisse ordinato in guerra!Ci sono altri strumenti che invece a mio avviso danno il pessimo esempio, e sono quei giochetti spesso molto violenti che, quando smetti di giocare, non riconosci immediatamente la realtà. Son già successi casi in cui ragazzi o ragazzini non son riusciti a distinguere il vero dal falso tra un gioco e la realtà, e hanno ucciso qualcuno. Dunque, se c’è qualche strumento pericoloso, forse è lì che dobbiamo spostare la nostra analisi. Non conosco casi di persone che, smesso di giocare a softair, hanno sparato all’impazzata perché non distinguevano il vero dal finto. L’impressione che questo gioco mi da è che essendo calato nella realtà e non distorto da uno schermo, ti permette comunque di giocare finché ci si diverte. Quando tutto finisce, torni quello di prima e difficilmente (a meno che non hai seri problemi) non distingui ciò che è reale da ciò che non lo è!Fermo restando che i principi di base erano più che giusti e umanamente condivisibili, forse a mio modesto avviso hai esagerato nel criticare un fenomeno sul quale mancano ancora studi esatti e che, forse, non rappresenta esattamente una grossa minaccia, così come sul softair mi par di aver letto informazioni frammentarie e che sicuramente, a mio avviso, non descrivono appieno la realtà. In questo caso risulta poi difficile pervenire ad una critica serena (o ad una discussione) visto che mancano degli elementi per ricomporre il puzzle.
Un saluto
Tommaso
26 marzo 2010 @ 02:02
Non ho letto per intero tutti i commenti. Ma devo dire che non mi trovo particolarmente d’accordo con quanto scritto dell’intervento.
Caspita, è un gioco. Un gioco. Il gioco serve proprio a poter uscire dalla vita quotidiana per un po’, a immaginare realtà diverse; può essere terapeutico, può essere anche uno sfogo. Mettiamo che questa gente abbia davvero della violenza repressa… non fa forse bene a sfogarla in modo così innocuo? C’è gente che per farlo va allo stadio con le spranghe, e il problema è che questi giocano a fare i soldati? E che basi ci sono per farsi un’idea di che persone sono sapendo solo a che tipo di giochi partecipano? E’ quanto meno affrettato, e la fretta fa spesso fare degli errori.
Per come la vedo io, con questo intervento siamo più o meno sullo stesso livello di quelli che dicono che chi ascolta musica metal è un satanista e chi gioca agli sparatutto un potenziale assassino. Non molto alto.
26 marzo 2010 @ 03:26
io penso che sia un modo come un altro per passare una giornata all’aria aperta insieme ad un gruppo di amici… Nell’articolo vengono demonizzate le persone che praticano questa attività e vengono trattate come dei banditi che vanno a giro con coltelli in tasca e addirittura mette in guardia i conoscenti di queste persone dicendo che un giorno potrebbero arrivare a puntargli i fucili addosso… questo mi sembra assurdo, penso che gli esaltati esistono in qualunque campo, ma mi pare assurdo fare di tutt’un erba un fascio… La domanda che mi sorge spontantea è: allora quando da bambini giocavamo a fare la guerra con le cerbottane significa che già allora non rispettavamo tutti i caduti delle guerre e già da allora si vedeva che saremmo diventati dei poco di buono???
26 marzo 2010 @ 09:12
Demonizzazione… Generalizzazione… Ok, d’accordo, allora devo interpretare il mio stesso intervento come una provocazione non ironica, a questo punto, perché io i dovuti distinguo li ho fatti, fra le persone che giocano a Softair. A livelli non preoccupanti l’ho buttata in generale sull’economico, sul modo di impiegare il tempo – e i pallini, piccola nota, non sono tutti biodegradabili. Ma certo, una volta che una posizione acquisisce forza fra i commenti, lo stesso intervento viene decisamente monopolizzato da un’ottica singola. Che non porta ad un’interpretazione troppo attenta.
Quello che intendevo dire io, oltre a fare ironia (leggete i tag, ogni volta, è utile), è che il gioco per me non è così innocuo come si può pensare. Mi sono ritrovato di recente a rendermi conto che sì, se proprio da bambino avessi giocato meno a fare la guerra, virtuale o meno, oggi avrei un disprezzo della violenza molto più genuino. E visto che la violenza è un fantasma forte, tutto quello che a livello rappresentativo può appoggiarlo è bene che non sia troppo ben visto.
In particolare, visto che sei fra gli ultimi e che tengo molto alla tua opinione, Alberto, ripondo rapidamente a te: aldilà della bassa levatura del mio post (in un contesto serio è fisiologico) trovo che il paragone metal-satanismo non sia molto azzeccato. In Softair tutto è quasi reale, estremamente più coinvolgente, e ascoltare Marilyn Manson non ti dà una ricordo così chiaro e un’emozione così potentemente associata al momento quanto sparare con la perfetta riproduzione di un fucile del Reich nella selva.
Poi chissà… magari è la mia ottica ad essere traviata. Alcuni fra i miei migliori amici giocano a Softair (riprova del fatto che non mi sarei mai permesso di generalizzare), ma anche a loro ho detto che sono degli idioti – e che non mi vengano mai più a dire che non hanno soldi per fare qualcosa, perché il fucile da cecchino è costato molticento euro, ci hanno giocato due volte perdendo due giorni e si sono anche fatti male, fisicamente oltre che moralmente. Ricordo la nonna di uno di questi miei amici, che venuta a sapere il diletto del nipote si è presa la testa fra le mani bisbigliando “Ma che ti salta in testa..?”. Altri che ho conosciuto invece ci giocano vestiti da nazisti per settimane l’anno e hanno davvero il pugnale Meine Ehre heisst Treue nel cappotto. Quindi, facendo i dovuti distinguo come ho fatto senza essere notato, non sottovalutiamo ciò che il gioco è. Non è solo un’evasione. Può anche essere coltivazione. Non è un caso che la formula “Imparare divertendosi” abbia tanto successo, in pedagogia. Perché dal gioco si impara.
Anyway, allora pensate anche che le associazioni umanitarie facciano male a scambiare le armi giocattolo dei bambini in giochi non violenti – che ne so – in Sudan? O magari che siano semplicemente delle bacchettone che esagerano sempre?
26 marzo 2010 @ 19:51
Esprimo innanzitutto la mia più sincera stima per colui il quale ha redatto questo fantastico articolo.
Esprimo in modo altrettanto sentito il mio sconcerto più totale per i commenti che seguono di coloro che affermano che, dopo tutto, sia solo un gioco, un modo per sfogarsi, un passatempo…
Ripettando tutte le opinioni e le persone, proseguo con il commento.
non sarò certo io a dover ricordare a persone come coloro che fanno parte dei lettori di questo forum quanti delitti, efferatezze e stragi contro l’uomo sono state svolte credento fosse solo qualcosa di immaginario, un gioco… erano pazze quelle persone, mi direte…
Bene, allora vi chiedo: non è forse vero che quando ci si traveste, si imbraccia il fucile da Soft Air e si inizia a giocare, l’obbiettivo è: “devo uccidere il maggior numero di avversari possibile”… quindi gli elimino nel gioco. Una persona per “sfogarsi” ha quindi la necessità di giocare ad ammazzare…sempre per gioco… ma se ben pensate nulla nell’azione cambia da sparare con un fucile ad aria e uno a pallottole, come ben ricordava già lo scrittore dell’articolo.
Se l’uomo per sfogarsi ha bisogno di giocare alla guerra, ad uccidersi…(…)
La deriva etica verso cui procediamo non è altro che il fare sempre ciò che si vuole, senza pensare mai alle conseguenze, perchè tanto è solo un “gioco”, solo finzione.
26 marzo 2010 @ 20:00
“Ma certo, una volta che una posizione acquisisce forza fra i commenti, lo stesso intervento viene decisamente monopolizzato da un’ottica singola.” Si, in effetti siamo talmente geniali da cominciare a ruzzolare lungo il primo pendio che ci si offre davanti, così non sforziamo troppo il cervellino. Credo che ognuno abbia scritto esattamente ciò che pensava, senza seguire a ruota l’opinione di qualcun altro. Io personalmente ho cominciato a scrivere che c’erano solo due commenti e ne ho ritrovati quattro quando ho postato il mio.
Ancora credo che si continui, da parte tua, a sottovalutare le altrui capacità intellettive. Conosci gente normale che gioca a Softair e dei pazzi col coltello nel cappotto che giocano a Softair; secondo quale criterio stabilisci un legame tra coltello nel cappotto e Softair e non tra normalità e Softair? Sostieni che per una persona che ha già imbracciato un fucile e che ha nella sua mente l’immagine di se stesso che lo punta contro un’altra persona sia più semplice,un giorno in cui sarà particolarmente nervoso, giocare al tiro al bersaglio coi passanti. Io ritengo che invece una persona così, se proprio mai dovesse trovarsi un’arma reale in mano(il che, ne converrai, è altamente improbabile) reagirebbe come chiunque altro, solo con le dovute differenze da persona a persona(perché siamo tutti diversi, guarda un po’). Al limite potrebbe venire a mancare quella
scarica di adrenalina e senso di onnipotenza che un animale umano può provare trovandosi un’arma tra le mani. Si impara giocando quando esiste una prospettiva di un eventuale utilizzo delle capacità che staresti apprendendo. Mi pare che questa prospettiva non ci sia e dato che si gioca a Softair da anni e nessuno si è ancora improvvisato in un qualche colpo di stato, direi che possiamo ancora avere fiducia nelle capacità di discernimento dei nostri simili. Sicuramente avrai appreso dalle persone che conosci che nel Softair l’obiettivo non è sparare a quante più persone puoi manco fosse tiro al piattello, saprai che l’obiettivo è portare a compimento una missione cercando di non farti beccare; missione che di volta in volta può essere liberare uno scienziato pazzo per avere da lui un determinato codice o occupare una collina o che so io. Difatti nel momento in cui ci si ritrovi a distanza ravvicinata con un “nemico” basta bisbigliargli “Colpito” per metterlo fuori gioco. E quando mi è stato raccontato ho inteso che ci fosse la stessa identica soddisfazione del colpirlo sparandogli, niente rabbia repressa per non averlo potuto impallinare.
Nuovo esempio: pratico Fit boxe in palestra da un bel po’ di mesi ormai, il che vuol dire che almeno una volta a settimana passo un’ora a dare calci, pugni, ginocchiate e gomitate ad un sacco. Spesso l’istruttrice per incitare i nuovi arrivati fa un sorrisone e gli chiede di immaginare la faccia di qualcuno che stia loro antipatico sul sacco(poco condivisibile ma comprensibilissimo). Quindi nella mia mente esiste un immagine anche piuttosto nitida di me che tiro calci all’impazzata ad un ipotetico qualcuno. Ciò significa che quando litigo col mio ragazzo inizio a gonfiarlo finché non somiglia al sacco della palestra o che almeno ne avrei voglia?ASSOLUTAMENTE NO e credo di poter parlare con una certa cognizione di causa di ciò che avviene nella MIA mente. Anzi, ti dirò di più: essendo io una persona particolarmente propensa al nervosismo, succede che da quando pratico Fit boxe mi sento più rilassata e me la prendo meno per cose che prima mi facevano mettere ad urlare.
Quella delle associazioni umanitarie non è affatto bacchettoneria, ho già detto di essere d’accordo con te per quanto riguarda i giochi PER BAMBINI, ma forse il tuo atteggiamento un po’ la rasenta. Non intendo offenderti, solo voglio esprimermi con maggiore chiarezza possibile.
Per quanto riguarda l’ironia, mi pare ovvio che intendessi lanciare una provocazione, ma il fatto che tu volessi essere ironico non ti ha impedito poi di confermare in seguito ciò che ti era stato criticato e comunque le provocazioni sono tali nella dimensione della forma, non modificano il pensiero personale che vi è alla base.
Probabilmente non dovevo essere io a risponderti per prima essendo il tuo commento indirizzato a qualcun altro, ma mi è decisamente impossibile astenermi dal dire la mia e difendere le mie idee.
Con il massimo del rispetto possibile. Non sto cercando di cambiare la tua idea o quella di qualsiasi altro a proposito di questo gioco, manco troppo di presunzione per farlo, ma è giusto che di un argomento si osservino tutti i punti di vista. E poi continuo a voler diffondere la mia idea di pensiero flessibile e multilaterale, sorry.
26 marzo 2010 @ 20:16
Nicola mi sa che non hai mai giocato a questo gioco o se ci hai giocato hai giocato con esaltati, gli stessi descritti in questo articolo.
Io ci gioco e non per sfogarmi, sono un tipo buono, pacato e rilassato, ci si veste mimetici come fanno i cacciatori o chiunque non si voglia far notare in un
bosco, non per imitare i soldati, non si usa il termine uccidere, tant’è che se la distanza e corta e trovi uno neanche gli spari ma dici PRESO come a nascondino. non si spara a altezza viso, e inoltre si gioca solo con persone leali, perchè chi viene PRESO e non ucciso deve dichiararsi appunto preso e non barare (senza questa onestà il gioco capisci che è impossibile da fare). tutto qui, la guerra ripeto, se la conoscete è TUTTA UN’ALTRA COSA, io ci gioco perchè da piccolo ho sempre giocato a fare il poliziotto o il soldato e poter continuare a giocarci anche ora mi da gioia, la stessa gioia che provavo a 8 anni. La storia l’ho studiata e continuo ancora oggi per gli studi che faccio, e ripeto, esaltati a parte, che non giocano ma emulano comportamenti irrispettosi per i caduti veri in cui giustamente , ma solo in questo caso, qualcuno vede un nesso, per quelli come me è solo un tornare bambini in splendide mattinate passate nella natura splendida del bosco (usando per il suo rispetto pallini biodegradabili).
26 marzo 2010 @ 20:47
Forse le mie scarse abilità di scrittura hanno portato a freintendimenti. Chiedo scusa per ciò.
Tuttavia io non riesco in alcun modo a concepire come si possa provare divertimento, sfogo o qualunque altra sensazione descrivibile da coloro che giocano, da un gioco che simula una delle attività che causano il maggior numero di morti. Le missioni esistono anche in guerra…anche quelle di andare a liberare uno scienziato pazzo. Ad ogni modo, ribadisco che meglio delle mie parole può esprimere la mia idea l’articolo dal quale questi commenti nascono.
@Alessia
Io pratico karatè da 10 anni, un’arte marziale o arte di combattimento proprio come quella che pratichi tu, se pur diversa nella forma. Una delle prime cose che ho imparato è che l’obbiettivo del “guerriero” non è vincere la guerra ma mantenere la pace a ogni costo. Imparare un arte di compattimento serve a contrastare coloro che nel mondo vivono per combattere CONTRO l’altro… ma perchè simulare la stessa cosa quando si può benissimo farne a meno?!
26 marzo 2010 @ 21:02
Sì, va be’, Giorgio, ma una cosa sono i bambini del Sudan e un’altra sono i giovani adulti dell’Italia

Non vedo su che basi si possa dire che “Se conoscete qualcuno che gioca a Soft Air, state attenti: nella migliore delle ipotesi è una persona che non sa impiegare né denaro né tempo [...]e passa il tempo divertendosi e -ehm- “sfogandosi” così; in ipotesi catastrofiche [..] fra vent’anni potrebbe puntarvi un fucile vero al petto, o ridipingere casa di rosso con una doppietta e la famigliola.”
Cioè, in ipotesi catastrofiche chiunque “potrebbe” diventare un serial killer; non vedo proprio perché concentrarsi su quelli che giocano a Soft air e non, che so, sui tifosi dello stadio, sui già citati metallari, sugli appassionati di film horror, sugli utenti di masterslave.com, su chi gioca alle carte di Yu-Gi-Oh e via dicendo. E quelli che fanno i giochi di ruolo dal vivo in stile Lord of the Rings, con arco e frecce? Peggio che mai, immagino; diventeranno dei satanisti che sacrificano i bambini durante le messe nere
In realtà dal gioco non si può certo dedurre se uno ha più o meno probabilità di essere o diventare un violento, e aggiungo che non si può dedurre nemmeno che sia una persona che si diverte in maniera stupida. Si diverte in un modo diverso da te e da me, in un modo che forse ci può sembrare bizzarro, ma il mondo è bello perché è vario. Onestamente sarà perché ho passato tutta l’infanzia e l’adolescenza a sentirmi dire che i miei hobby erano “strani” e “stupidi” e che ci sprecavo soldi (e alle volte mi capita anche ora), ma cerco di non giudicare il modo in cui gli altri si divertono, per quanto possa non condividerlo.
26 marzo 2010 @ 21:40
No, Alberto, la differenza non c’è. La costruzione dell’educazione non finisce con la pubertà. Il punto è che il gioco ti forma. Non solo da bambino. E questa, saprai meglio di me, è una realtà assodata tanto dalla pedagogia e quanto dalle scienze della formazione in generale.
La tua ironia è simpatica ma vale la pena sottolineare – come sai – che il tuo giocoso elenco è un’iperbole che non ha nulla a che fare con quello che io mi propongo. Che cosa mi propongo?
Proporre a tutti una visione categoricamente contraria alla violenza in ogni sua forma. La violenza non ha mai giustificazione. Non è mai una cosa leggera ed innocua. Finché si minimizzerà l’azione del lupo, inutile lamentarsi dell’infelicità che regna. Perciò io decido di non minimizzare.
Sono un bacchettone, Alessia? No, sono un sognatore. Che non si limita a sognare. Tutti viviamo in un mondo che non va per il verso giusto, e io inizio la mia via per migliorarlo anche da un sistematico rigetto di questa inclinazione barbara ed ingiustificabile. Oltre che imbarazzante e volgare.
E… Nicola. Ad Alessia l’insegnante d’arti marziali propone di visualizzare il volto di qualcuno che non sopporta quando mena il sacco. Il che rende l’arte marziale che pratica ben diversa da quella che pratichi tu. Non ho mai sentito il maestro Daniele Agresti fare simili discorsi. Personalmente.
No, no, non sottovaluto le altrui capacità intellettive. Cerco di stimolarle ad assumere una posizione più consona alla raffinatezza del nostro essere esseri umani. Non bestie barbare. Questo è il senso di ciò che voglio trasmettere. Vi prego, almeno voi che avete un cervello e lo sapete far funzionare, non abbiate dubbi sulla condanna della violenza, anche simulata, anche immaginata.
26 marzo 2010 @ 22:34
Leggendo mi viene da pensare che io da piccolo ho sempre giocato a SoftAir… Solo che non indossavamo le tute, non avevamo armi, e non eravamo violenti. Ci rimpiattavamo nelle siepi, pronti a scattare. E sì, lo chiamavamo nascondino, era divertente cavolo. E c’era il vero lavoro di squadra, con la bomba-libera-tutti!
E mi rendo conto solo oggi di quello che è mancato nella mia infanzia… Se oggi dovessi tenere in mano una vera arma mi tremerebbero le mani, suderei, e non sarei mai capace di usarla. Ma se invece lo avessi fatto sempre da bambino, per gioco, quanto sarebbero state più semplici le cose…
Seriamente, ognuno dice di essere aperto ad ogni interpretazione ed opinione altrui, ma ognuno è dannatamente chiuso a difendere la propria posizione con le unghie e coi denti. Questo non è essere aperti, è solo intestardirsi solo su alcuni aspetti del post e ignorare completamente il contesto generale.
26 marzo 2010 @ 23:16
Una personalità non si forma solo nell’infanzia, ovviamente, ma questo non vuol dire che ogni fase dello sviluppo sia uguale ad un’altra, e che in tutte quante siamo ugualmente suscettibili agli stimoli esterni. Le esperienze che ti formano di più sono quelle che hai nella prima infanzia, poi la plasticità tende a diminuire.
Quanto all’elenco, non direi che è tanto iperbolico. C’è pieno di gente che dice DAVVERO che queste attività nascondono un’indole violenta, che sono la porta per il satanismo, che chi le pratica ha una mente deforme e che ha maggiori probabilità di diventare un violento antisociale. Ovviamente sono tutte stronzate, al massimo potrebbe essere vero il contrario, e cioè che chi ha un’indole violenta abbia maggiori probabilità di interessarsi al metal, ai film horror o al soft air eccetera (classico sillogismo fallaciano). Ma si tratta di un meccanismo completamente differente, e anche se ci fosse del vero ciò non giustificherebbe comunque un pregiudizio.
Violenza no, e va bene, ma cerchiamo di non diventare emuli del moige adesso.
26 marzo 2010 @ 23:46
Il contesto generale mi pare quello della condanna alla violenza. E credo di poter dire con assoluta certezza che qui non c’è nessuno che sosterrebbe la violenza o, peggio ancora, la guerra. Anch’io concordo totalmente senza se e senza ma sul contesto generale dell’intervento. Ci fossero più Giorgio nel mondo che divulgano un ideale di non violenza, magari il mondo sarebbe leggermente migliore!
Ciò nonostante ci sono dei però!In questo caso pur condividendo l’orientamento generale del post, quando entro nello specifico e analizzo la seconda parte resto ancora senza parole. Hai fatto ottimi, splendidi post a mio avviso da qualche anno a questa parte, e come è naturale che sia, ce ne sono altri di un po’ meno belli. Questione di gusti che però mantengono elevata la tua media!In questo caso però io son convinto che avresti potuto divulgare il medesimo ideale, usando sempre il softair come strumento, argomentando un po’ meglio, forse. Non nascondo che provo stima per la tua capacità di argomentare le tue idee e perche non scrivi mai nulla a caso, però a mio avviso le critiche che hai mosso ai giocatori di softair possono essere condivise o meno, ma non convincono anche una persona che di fronte ad un gioco simile mai praticato si pone in posizione neutrale. Questo perché ritengo che ci sia una grossa differenza tra il prendere in mano un fucile a pallini nell’arco di una missione e un fucile vero caricato a pallottole mortali. La differenza non è affatto sottile come dice Nicola, ma abissale se ci troviamo di fronte una persona razionale ed intelligente. Nell’altra eventualità, poco male, tanto probabilmente l’ignoranza di un nostro simile avrebbe fatto sì che in caso di guerra softair o non softair avrebbe sparato all’impazzata. E’ probabile che il softair possa essere visto da tantissime prospettive diverse senza far torto a nessuno. Può essere che tu stesso, caro Giorgio possa aver ragione nell’analizzare in un modo questa pratica, ma è altrettanto probabile che a softair ci giochino persone non violente che trovino interessanti altri aspetti della pratica, come ad esempio l’organizzazione, la tattica, piuttosto che so il gioco di squadra. Io non banalizzerei le due situazioni finte e reali (prendere cioè in mano un fucile a pallini e prendere in mano un fucile vero) perché io stesso ad esempio son convinto che mi comporterei in maniera totalmente diversa in queste due ipotetiche situazioni. E comunque come dice bene Alberto non è possibile dedurre con un’analisi sommaria che probabilità ci sono che uno che pratica un determinato gioco in altri contesti sia un violento. La natura umana secondo me è imprevedibile, tanto che in situazioni estreme come la guerra anche i più brillanti uomini potrebbero dar sfogo al loro istinto animale e comportarsi come bestie, in barba al violento giocatore di softair che magari in situazioni estreme se ne sta pacifico a rigirarsi i pollici. Concordo (sempre con Alberto) quando afferma che ci sono moltissime altre cose che incitano alla violenza, pur essendo nate con altri scopi, e sui quali magari nessuno pone l’attenzione!Si pensi allo stadio nato per le famiglie e diventato terra di conquista per idioti, o alla musica satanica, o altri pessimi esempi esistenti nella nostra società!Mentre questi ultimi due esempi hanno già creato dei problemi nel mondo, non mi pare che invece il softair abbia mai fatto andar fuori di testa le persone, sebbene esiste da un po’!Segno che, forse, se anche desse un pessimo esempio, risulta alla fine innocuo e forse il parametro da utilizzare è appunto questo!Certi giochi per Pc o Ps sembrano innocui poi portano i ragazzini idioti ad ammazzare Tizio o Caio o ad emulare certe azioni nella realtà. Non so se ciò accade nel Softair.
Ad ogni modo, anche per stemperare le polemiche, ti ringrazio enormemente di aver fatto la prima, divertentissima parte del post. All’inizio non capivo se era una presa in giro, un’invenzione o cosa, ma più passa il tempo e più mi pare realistica l’immagine del partigiano decorato con la medaglia che si vede dei nazisti nel 2010 nei boschi vicini!!!Sai sempre trovare un’esempio che calza alla perfezione
Tommaso
27 marzo 2010 @ 01:37
Io credo una cosa. Il soft air è una degli sport più sani esistenti: prima di tutto, i giocatori non fanno uso di sostanze chimiche come invece accade in TUTTI gli altri sport; si sta all’aria aperta, e si impara a rispettare la natura che sta intorno a noi. Premesso ciò, il soft air è uno sport basato completamente sulla fiducia reciproca, e se si chiama guerra SIMULATA c’è un motivo, non credi?! Escludendo il fatto che nessuno che nessuno osi denigrare i nostri caduti, ed anzi massimo rispetto per loro, non vedo come tu possa attaccare così persone che non conosci minimamente. Hai parlato di noi come persone sessualmente inadeguate…. Non sarà che sei te la persona sessualmente inadeguata, nerd fisso al pc? Le persone come te sono quelle che rovinano l’Italia, parlando di cose che non conoscono come se fossero dei saccenti. Ebbene non è così caro!!! Penso che tu non ne sappia nulla, e quindi faresti bene a stare zitto. Dici che siamo mitomani, ma a me sembra che durante le nostre partite non sia mai successo niente, a differenza di partigiani che sparano all’impazzata su dei poveri ragazzi. Non ci sono scusanti. Finisco con un’ultima osservazione:
statisticamente le persone più instabili a livello mentale sono quelle che passano la loro vita davanti ad un pc e si isolano dal mondo che li circonda, a differenza dei maniaci sessuali/omicida ecc ecc che giocano a soft air. Ciccio, guardati allo specchio prima di parlare. Son buoni tutti a sparar merda sugli altri da dietro ad un pc…
27 marzo 2010 @ 10:32
@Alberto e Tommaso
Recentemente mi sono interessato a studi sul comportamento umano, e in realtà l’uso di un fucile, influenza e come.
Per non entrare troppo nei dettagli, il succo è questo: le azioni che si compiono, le scelte che si fanno vanno a modificare, in maniera inconscia, la nostra percezione di noi stessi. Il grosso problema è che non c’è bisogno di abbattere una mucca con un missile per sentirsi dentro un po’ più violenti, ma bastano anche azioni molto molto più semplici. Ad esempio giocare con un fucile giocattolo in mano, o peggio ancora con uno da softair, modifica questa percezione di se stessi.
Per questo insisto tanto a dire che una persona che è stata educata fin da piccola a non giocare con le armi, rispetto a una che giocava a fare la guerra, sarà sicuramente più pacifica, perché la violenza ha uno spazio sicuramente più ridotto in lei.
Poi certo, col passare dell’età giustamente siamo meno plastici, però questa tendenza a cambiare la nostra percezione di noi stessi in base a quello che facciamo, ce la portiamo dietro per tutta la vita. E in maniera ben più subdola.
Sul paragone sulla musica metal, non generalizziamo. La musica metal è una cosa, la musica metal satanica, è una piccola fetta della musica metal, quindi non consideriamo la parte per il tutto. E comunque, credo che l’ascolto di un cd sia ben diverso dall’uso di un’arma.
Sono d’accordo quando dici che è più facile il contrario, ovvero che il violento vada a fare softair, e il satanico ad ascoltare musica metal. Però secondo me non si deve sottovalutare l’effetto collaterale che si scatena in noi: ci vediamo come persone diverse, che si sentono capaci di premere un grilletto con più molta più facilità di prima, e chissà quante altre cose ancora che ignoriamo.
@Nemo
Sinceramente, sei davvero imbarazzante.
27 marzo 2010 @ 12:01
Mi dispiace, ma non accetto l’accostamento a moige e moralizzatori vari. Il mezzo è diverso, il fine è diverso. E il mezzo – gandhianamente – è il fine.
Per me la nonviolenza (e sostenerla senza condizioni) è il primo modo per permettere alla Bellezza di salvare il mondo. Perché la violenza, molto prima di essere sbagliata, è irrevocabilmente brutta. E c’è differenza fra il “No, oddio, questo andrebbe censurato, è violento, la gente non lo deve vedere!” e il proporre un sistema nuovo, scevro da ogni lordura che continui ad enfatizzare che la guerra è bella anche se fa male. E per farlo, non c’è nulla di meglio del gioco.
Wilde diceva che l’uomo continuerà a fare la guerra finché essa conserverà il suo fascino. Smetterà solo quando sarà ritenuta semplicemente volgare.
Oltretutto si tratta anche di una questione d’igiene. Io cerco sempre di fare attenzione a che cosa permetto di stare nella mia mente e nel mio cuore. Passare sopra a certa sporcizia interiore – come il considerare innocuo il giuoco con armi giocattolo – anche se in fondo lascia solo un alone e nulla più, sarebbe assolutamente indecoroso, come un pasto arrangiato, un vestito messo a caso.
Volendo poi rivolgermi a Nemo… facendo appello a tutta la mia diplomazia. Vorrei evidenziare alcune cose.
Curioso. Si estrapola un disprezzo per le generalizzazioni, dal tuo intervento. E allora come puoi dire che in tutti gli altri sport le persone usano sostanze dopanti? Hai fatto tutti gli altri sport, immagino, e immagino che tu conosca tutte le persone che li fanno. Devi essere uno con molti amici.
Parli dicendo che Softair sprona al rispetto per la natura. Il fatto di sparapocchiare appiattendosi fra le foglie marcescenti di un bosco non rende automaticamente amici della natura come i puffi. Il rispetto verso Madre Terra si sviluppa tramite una presenza, una conoscenza e una meraviglia difficili da vivere con intima e dedicata partecipazione se stai cercando di mirare con un Winchester finto. Anche se… che vuoi che ne sappia io? Dopotutto di scampagnate e di gite nei boschi per cercar funghi fra Mugello, Appennini e Alpi io non ne so nulla. Sto sempre chiuso in casa davanti a YouPorn. Mi domando solo come tu faccia a saperlo, mago.
Mi contesti l’idiozia di non capire che è GUERRA simulata. E la protervia di giudicare senza conoscere. Quanta saggezza nelle tue parole! Credo di aver quindi intuito che sei amico d’infanzia e confidente di tutte le persone che in Italia giocano a Softair, visto che tu le conosci e parli alla prima persona plurale. Io invece non conosco proprio nessuno che giochi a Softair. Dici che dovrei imparare ad informarmi, prima di parlare? Se sì, ti ringrazio del prezioso consiglio. Dopotutto studio giurisprudenza, mica buonsenso. Invece tu a quanto pare hai fatto un master.
Circa l’inadeguatezza sessuale… è vero. E’ sacrosanto. Per questo tengo una Lama di Toledo appesa in camera e mi piacciono le cravatte. Perché sono sessualmente inadeguato, e quindi trasferisco su tutte le persone che per mia ignoranza non conosco ma disprezzo ugualmente, questo mio problema psicosessuale. Meno male che posso passare una vita alternativa su World of Worcraft, dove sono un Paladino di quindicesimo livello con un cazzo così.
Un punto mi ha molto colpito: “le persone come te sono quelle che rovinano l’Italia”. Come hai fatto a capirlo? Sono anni che porto avanti un progetto di rovina globale tramite la proposta di una cultura falsa e di valori farlocchi. E nessuno, finora, mi aveva mai scoperto. Immagino dovrò cambiare tattica, adesso.
Ma se c’è qualcosa che mi ha illuminato è stato: “Penso che tu non ne sappia nulla, e quindi faresti bene a stare zitto.” Il fatto che questa percezione di me sia comunque tua e assolutamente personale e – magari – parziale non ti impedisce di sentenziare comunque un giudizio assoluto su quello che dovrei fare! Ma tu… Sei un eroe! Onore, onore, onore a te.
Anche se, ti confesso, non sono affatto d’accordo con l’attribuzione di mitomani che vi dai. I giocatori di Softair non sono mitomani. Quindi non dirlo.
Andando a concludere, ti voglio confermare che la storia del partigiano che spara ai ragazzi è assolutamente vera, ottenuta da fonti certe ed è andata in prima pagina su tutti i giornali della mia fantasia.
Come ti ho già confermato, e alla ancor più forte luce della tua padronanza delle statistiche (lavori mica all’ISTAT?), io sono effettivamente davvero un instabile psicotico segaiolo con tendenze maniacali e ossessive orientato verso l’omicidio e la zoofilia, totalmente svincolato dalla realtà che passa la sua vita in camera sua davanti al computer. E dalla settimana scorsa mi sono anche procurato un vaso da notte così non devo più separarmene per andare in bagno a fare la pipì e la popò.
Un’ultima nota.
Ciccio lo puoi dire ai tuoi amici. Non a me. Io non ti ho mancato personalmente di rispetto. Tu vedi di portarmene altrettanto. Altrimenti costringerai tutti a pensare che sei un barbaro sciocco e non – come sei in realtà – un ragazzo dalla mente raffinata e dagli ampi orizzonti.
E io la merda non la sparo. La evidenzio.
27 marzo 2010 @ 18:55
Beh direi che ha ragione Massimo.
Quasi nessuno di noi si è posto in atteggiamento ricettivo rispetto alle idee altrui. Compreso lui, però, no?
Non intendo dire che ognuno debba rinunciare alla propria posizione per piegarsi a quella altrui, però l’intento del post è dei migliori, non lo si può negare, ma questo credo che nessuno l’avesse perso di vista.
Come ha giustamente sottolineato Tommaso, non si è contestata l’idea di fondo, solo il fatto che ad un certo punto la dissertazione virasse su una strada che di solito i post di To Honolulu evitano di intraprendere(per questo lo seguiamo): quella della generalizzazione iperbolica(perché sì, è vero che conosci gente che porta il pugnale in tasca, ma non è vero che i nostri amici che praticano Softair un giorno o l’altro tenteranno di farci fuori).
Detto questo direi che comunque non è mai un male parlare e dibattere di qualcosa in maniera adulta e rispettosa; si scoprono punti di vista inaspettati e si viene a conoscenza di particolari che ignoravamo. Spero però di non dover leggere più niente di così estremo rispetto a realtà che estreme non sono. E’ solo un mio augurio.
Volevo precisare che quella che pratico io non è un’arte marziale, è solo una disciplina che usa i movimenti delle arti marziali per tonificare il corpo. Le arti marziali sono tutta un’altra cosa, non potrei mai praticarne una con un’istruttrice che mi consigliasse di vedere nell’avversario una persona antipatica da mettere ko. Rispetto profondamente queste pratiche, ho sbagliato a non precisarlo prima.
Infine, sapete che vi dico?Che ad ogni modo, pratico con molta più soddisfazione e piacere il giardinaggio. Questo è il modo migliore di apprezzare la natura e provare una meraviglia che sfocia spesso e volentieri nella commozione quando in primavera cominci a vedere i frutti(anche minuscoli)del lavoro invernale. Questo solo per mettere in chiaro che nonostante non mi senta di appoggiare in tutto e per tutto le vostre idee in merito al Softair, mi considero sempre una persona profondamente pulita dentro, con un genuino disprezzo della violenza e delle prevaricazioni e un viscerale legame col mondo animale e naturale.
Sempre grazie per gli spunti di riflessione, che mi trovino d’accordo o meno.
24 aprile 2010 @ 01:41
Oh caro mio che hai scritto questo articolo qua,va dal migliore degli psichiatri,non ci stai nemmeno un po con la testa…il vecchio sparasse meno cagate,il vecchio bastardo che oggi gode a vedere un Europa spaccata e piena di vero marcio.E’ tanto vero che mio bisnonno giocava al tiro a segno con i neonati quanto strinse la mano ad un bambino russo guardandolo triste negli occhi come a dirgli:”eh sai,mi dispiace che nella tua russia di merda siate tutti felici di fare tutti la fame cosi da essere tutti uguali”.Ed è tanto vero dello sterminio di zanzare quanto è vero che gli eschimesi non usano frigoriferi.
Su su ,è ora della medicina,andate,io son qua che vi aspetto per un altro commento,magari in un altra vita.
24 aprile 2010 @ 02:00
Comunicazione di servizio: evitare di commentare da ubriachi o sotto l’effetto di sostanze psicotrope.
(oppure è tragico, quindi spero nell’ubriachezza del commentatore)
Per il resto, apertissimo al dialogo. Ma dai, come commento è esilarante!
15 maggio 2010 @ 22:58
Non e’ divertente, e’ un episodio grave e NON fa ridere: e’ inammissibile che ad una persona in certe condizioni mentali venga lasciata un’arma… altro che softair…
E voi tutti dovreste vergognarvi di speculare su un episodio in cui dei ragazzi avrebbero potuto perdere la vita.
Per me l’unico “inadeguato” e’ il parolaio che ha scritto questo post
16 maggio 2010 @ 11:05
Come risulta cristallino per ogni umano pensante con requisiti minimi di intelligenza, la notizia è un falso ironico da me ideato.
Si tratta di un esercizio letterario, Einstein.
Se sei così volpe anche quando giochi a SoftAir, immagino che per i tuoi avversari non ci sia proprio scampo.
20 maggio 2010 @ 15:52
Devo ammettere che mi sono divertito a leggere questo articolo…
Ti lamenti che le persone che giocano a softair votano ?
Ma cerca di informarti prima di scrivere certe cose per piacere….
E’ semplicemente un GIOCO !
Onestamente lo pratico da anni e sinceramente mi viene da ridere a pensare che qualche incoscente come te possa pensare che chi gioca per forza debba essere un esaltato ed un represso !
Questo è e rimane solo un gioco, onn ha nulla a che fare con guerra, appartenze politiche ecc.
Cerca di informarti uin pochino e di ragionare prima di scrivere certe cose…
Se anche stato capace di scrivere ” Se conoscete qualcuno che gioca a Soft Air, state attenti ” mai stai scherzando ? Ma quanti anni hai ?
Conosco ragazzi / imprenditori / direttori di banca / studenti / operati ecc che giocano a softair …
Chi è ignorante non dovrebbe cercare di spiegare agli altri le cose…
CONSIGLIO A CHIUNQUE DI INFORMARSI ALTROVE RIGUARDO QUEST’ATTIVITA LUDICA !!!!
23 maggio 2010 @ 19:10
“il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi” quindi prima di scrivere cose del genere che possono anche offendere le persone che fanno parte di questo movimento (soft air) è bene documentarsi a fondo e magari provare!!! e non essere i soliti moralisti.
Credo che se questo gioco si fosse fatto con tostapane che lanciavano pallini (invece di repliche giocattolo) e vestiti da cheff nessuno avrebbe detto nulla, come nessuno dice mai nulla del paint ball, piuttosto simile al soft air ma praticato con dei marcatori (abbastanza simili a dei fucili), che espellono palline di vernice che macchiano “l’avversario”.
23 maggio 2010 @ 22:07
@Marco
Mi dispiace se qualcuno si è sentito offeso. Naaa, in realtà proprio no. Perché io non sono il solito moralista, odio la morale, infatti – anche se so che è molto pretenzioso – potevate tutti notare che ho parlato esplicitamente in termini di estetica. Non di morale. L’etica non è che un frutto dell’estetica. Sta a valle.
Circa la documentazione, trovo strano che si creda subito che a parlare sia un ignorante. Molti miei amici – a cui non risparmio di dare dei cretini – hanno giocato o giocano a SoftAir. Quindi sono molto ben informato – nei limiti dell’interesse. Circa questo “Paint Ball”, non conosco nessuno che lo pratichi, ma se davvero è quello che dici allora non risparmierei appunti, sferzate e prese di culo anche per gli idioti che giocano a Paint Ball. O a qualsiasi altro giochino del genere.
Quindi, come si può notare, lo spirito del progetto di To Honolulu è perfettamente rispettato.
@Luca
Sarò icastico. 1) Ci sono un sacco di battute – sì, quella sul voto è una battuta. 2) Sono ben informato – vedi sopra. 3) Leggi meglio quello che ho scritto. 4) Effettivamente è un gioco di guerra che in alcuni casi ha connotazioni politiche. 5) Vedi punto 2. 6) No, in relazione a quello che scrivo dopo a quella frase non sto affatto scherzando. Sono nato il 12 giugno 1989, il che significa che ho 20 anni ancora per qualche settimana, portati abbastanza bene. 7 ) L’idiozia e l’apprezzamento per l’estetica bellica sono equamente distribuiti in tutte le classi sociali. 8 ) Non sto spiegando niente a nessuno. Tu? 9) Scrivere tutto in maiuscolo non rende più efficace il tuo intervento né esautora la mia posizioni. Ciascuno si informa dove vuole, e chiaramente informandosi presso delle associazioni di giocatori di SoftAir si avranno info da fonti che apprezzano e incentivano l’estetica della guerra.
Non è “semplicemente” un gioco. Il gioco ha un peso enorme, sulla vita. Capitelo.
23 maggio 2010 @ 23:12
@Giorgio
Forse non ci siamo capiti e questo mi conferma che gli idioti non giocano solo a softair.
Tanto per capirci per te sono idioti anche persone che praticano il tipo al piattello ?
Allora complotto anche li ?
Inoltre se la tua esperienza si limita solo ai tuoi amici credo che tu ti senta pronto per fare lezioni universitarie in masteria …
Inoltre spiegami la cosa dell’etica ?
Dai dell’idiota a tuo papà perchè ai suoi tempi giocava ad indiani e cowboy ( e li che di massacri ce ne sono stati ) ?
A me piace il softair e non mi piace la violenza sotto qualsiasi forma. Come commenti, cosa diresti di me ?
Parla piuttosto dei coglioni che allo stadio con la scusa delle partite si ammazzano di botte …
A già li non si dice nulla percè è calcio.
Parla della gente che per prendere una tuta della propria squdra di calcio spende molti più soldi di quelli che spendo io per prednere una mimetica ( e siamo noi che non sappiamo come spendere soldi ) ?
Alla fine probabilmente sarai il solito bimbominchia che non accetta che gli idioti ci sono dappertutto e parla a cazzo.
Si nel softair ci sono degli esaltati è vero e ne conosco, ma non sono tutti così.
Ce ne sono molti di più nel calcio, quindi devo dedurre che sei anche contrario al calcio ?
Inoltre quali sono le implicazioni etiche ?
Fammi indovinare sei uno di quelli no alla guerra, la guerra è sbagliata ? Nno siamo poi così diversi anche io credo che la guerra sia sbagliata ma ribadisco il softair è solo un cazzo di gioco …
Se non lo capisci rimani solo un idiota ignorante.
Come dice giustamente marco se si giocasse con dei tostapani non saresti qui a scrivere certe cazzate.
24 maggio 2010 @ 00:10
Ah dimenticavo ti do’ uno spunto per i prossimi articoli … Potresti criticare quelli che a carnevale si vestono da soldato chi usa i videogiochi i cast dei film di guerra e quegli scarti della societa’ che giocano a risiko !!!
24 maggio 2010 @ 10:09
Esattamente. Hai fatto centro su tutto. A parte che sul tiro al piattello, lì non ci sono implicazioni belliche
L’esperienza purtroppo è sempre limitata, e uno per quanto possa cercare di ampliare la base si troverà sempre a fare i conti con qualcosa di non considerato nelle proprie valutazioni precedenti. Ma nel caso credo che la mia base di giudizio sia sufficientemente ampia per fare ironia a proposito dei punti che ho trattato.
La cosa dell’etica è una mia presa di posizione molto forte in favore dell’estetica. L’estetica è in ottima parte innata, al contrario dell’etica che è strutturalmente un guazzabuglio di lezioni impartite. Io sono contrario, quindi, più che alla guerra perché eticamente scorretta, alla guerra perché brutta. E’ più naturale e corretto, a mio avviso. Quindi non posso assolutamente evitare di attaccare qualunque cosa ne rafforzi l’estetica. Do dell’idiota a mio padre, sì, anche e soprattutto perché ha permesso che io giocassi e certe cose, e oggi che vorrei avere un ribrezzo incondizionato per la guerra ancora non ci riesco, ancora devo far lavorare il pensiero per generarmi il disgusto. Ha ottenuto il risultato di far sì che il mio orrore per la guerra non fosse qualcosa di cuore ma di testa. Anche se ci sto lavorando, e non male.
Circa il calcio, abbiamo avuto modo più volte di sottolineare la barbarie che c’è associata, sia culturale dalla parte istituzionale e dei giocatori, sia pratica da parte di tifosi sfegatati che vanno allo stadio con spranghe metalliche. Il calcio in sé è un gioco di pallone come un altro; per quello che diventa è una sorta di religione abortita che genera i suoi estremismi particolari e le sue generalizzate posizioni stupide a cui hai accennato. E oltretutto ha lo svantaggio di essere molto più seguito. Quindi statisticamente il numero delle teste di cazzo sale.
Sì, sono uno di quelli no alla guerra. Credo che ci siano cose più importanti da fare. credo che ci siano modi migliori di amministrare le proprie risorse, piuttosto che investirle in eserciti. Il SoftAir è un gioco ma il gioco non è innocuo, e questo vorrei che fosse compreso. Un nodo centrale delle campagne per porre fine alle guerre in Africa è evitare che i bambini giochino con armi giocattolo. E non credo che i vertici dei sistemi formativi mondiali siano poi imbecilli. Le armi da fuoco sono brutte, sono orrende, rendono insopportabile alla vista chiunque ne porti, e le loro copie-giocattolo sono dei grotteschi scimmiottamenti.
Non è che non capisco la tua posizione, Luca. Ho inteso. Anche se rifiuto di credere che il gioco sia qualcosa di fondamentalmente diverso dalla realtà. E comunque, comunque, correggimi se sbaglio, non credo sia possibile negare che SoftAir appoggia l’estetica bellica – perché è assolutamente identica a quella della guerra vera.
Concludendo no, non sono un bimbominkia. E tante cazzate non le dico.
Per Carnevale, il travestimento può essere fatto simbolicamente o per esorcizzare alcune paure. Quindi non c’entra troppo. Per i videogiochi, che tu ci creda o no ho davvero in cantiere un post.
Ah, dimenticavo. La parola “idiota” è nobilissima. In greco l’idiota è il cittadino privato. E volendola usare come Dostoevskij diventa addirittura l’idiota che non è idiota perché idiota, ma è idiota perché ha una fiducia incondizionata nel mondo e negli uomini. Quindi probabilmente ci siamo fatti i complimenti fino ad ora.
24 maggio 2010 @ 12:36
Arrivati a questo punto rispetto le tue idee ma discordo su un paio di punti.
)…
Altrimenti cose come cinema videogiochi foto ecc. sarebbero tutte da condannare.
Cerchiamo di ricordare che sono le persone ad essere responsabili delle proprie azioni.
Basta con l’idea che se uno vede un film violento esce di casa ed ammazza qualcuno è colpa del film. ( solo poche persone malate possono rientrare in quel caso ).
Il softair è solo un gioco ed inoltre secondo me è e rimane un gioco innocuo.
E’ riconosciuto e regolamentato e legale se si rispettano tali regole.
Avrei preferito che certe tue considerazioni personali fossero state evidenziate come tali ( giusto per non fare falsa informazione, perchè una persona poco informata che legge il tuo artico lo può pensare che chi pratichi questo “sport” sia un delinquente ).
Poi non capisco come faccia a filare il tuo ragionamento se mi dici che ad esempio il tiro al piattello non è un problema… Quella si che è un arma vera e che spara. Il problema sarà forse che chi lo pratica non indossa una mimetica ?
Infine considerando la gravità dell’accaduto sembra quasi che la colpa sia delle persone che giocavano a softair…
Ma se fossero stati un gruppo di storici che ricostruivano in modo iper-realistico una battaglia sarebbe andato bene ?
Solo in quel caso si sarebbe parlato di maggior rigore nei controlli del porto d’armi ?
Alla fine nel tuo articolo sembra che il vecchietto sia la vittima.
Seppur da giovane sia stato un valoroso, attualmente se così suscettibile non dovrebbe essere messo nelle condizioni di poter offendere.
C’è chi ha definito grossomodo che la libertà dell’individuo finisce dove inizia quella di un altro.
In questo caso chi ha sconfinato ? chi giocava a softair oppure il vecchietto ? E se fosse stato carnevale ?
Comunque grazie per aver stemperato i toni iniziali abbastanza accesi ( seppur comunque non credo che dandoci degli idioti ci stessimo facendo volontariamente dei complimenti
24 maggio 2010 @ 21:39
Entro nel discorso giusto per fare due appunti.
Penso che la generalizzazione solitamente sia un male. Però in questo caso può essere risolutiva. Nel post, nella vostra discussione, si parla di guerra; dell’uso di armi, per finta o per realtà. Io vorrei generalizzare il nodo principale: la guerra. La guerra che vogliamo condannare non è quella strategica, da libri di scuola o Age of Empires, ma piuttosto quella violenta. Parliamo di violenza, non di guerra. E neanche di guerra intesa come cieco massacro, per quello seguiranno altre discussioni in futuro.
Concordo pienamente sul discorso dei tifosi. Anche se non li chiamerei tifosi: con questa parola mi piace immaginare il papà che la domenica porta il bimbo allo stadio, non quelli che si prendono a manganellate e lancian bombe.
Sulla questione softair-piattello. Da una parte hai arma giocattolo e spari a persone; dall’altra arma vera e spari a un coso volante. Potrebbe forse il softair al piattello la soluzione che mette tutti d’accordo?
Scherzi a parte, il tiro al piattello, come il tiro con l’arco, lo sparare al poligono, le vedo come cose molto meno pericolose, perché anche se sei abituato ad usare un’arma, non l’hai mai (si spera) puntata contro un essere vivente. Il softair per questo mi preoccupa un po’ di più. E più di tutti, mi preoccupano i cacciatori. E i porti d’armi.
E ancor di più i fogati di Age of Empires e Risiko! (no, non è vero
)
25 maggio 2010 @ 21:17
Altro piccolo appunto.
Il tiro al piattello anche se si spara ai piattelli richiama(a mio parere anche abbastanza direttamente)la caccia ai volatili.
Non a caso da piccola una volta mi è capitato di giocare ad un videogiochino che simulava sullo schermo il tiro al piattello, ma i piattelli erano rimpiazzati da delle oche.
E la caccia io la considero una merda alla pari della guerra.
Se vogliamo scagliarci contro la violenza anche nei giocattoli per i bambini dobbiamo essere coerenti. E non condannare quello che per ora va di moda condannare(il Softair) e poi fare l’errore madornale di contraddirci dicendo che invece il tiro al piattello è innocuo.
Idem per frecce, archi e quant’altro.
Tutto ciò sempre nella vostra visione, che comunque iniziava a convincermi.
29 maggio 2010 @ 10:01
Anche io non apprezzo la caccia, come ho già potuto rendere palese. Anche se non la metto al pari della guerra. Il cacciatore, oggi figura perlopiù degenere che fa fronte a richieste degeneri, nasce come custode degli equilibri naturali. Di questo tipo sono i cacciatori della Guardia Forestale. La guerra è guerra, nasce guerra e resta guerra, non è mai giustificabile e non ci sono eccezioni.
La caccia è in amplissima parte sbagliata, sbagliato che civili normali possano usare armi da fuoco scorrazzando liberi per boschi e campi e secondo me, coerentemente col mio vegetarianesimo etico, sbagliato mordere con pallottole incandescenti la carne di animali senzienti per fare gloriosi banchetti.
Ho fatto quell’appunto sul tiro al piattello facendo scivolare un attimo il pensiero sulle gare di mira, che sono fra le sfide in cui più naturalmente l’uomo dà prova di sé. Si pensi all’enorme varietà di sport, giochi e gare di questo tipo, dalla quotidianità dell’incaponirsi per fare centro nel cestino, al basket al tiro con l’arco. E le gare di mira, di per sé, come quelle di forza, non hanno altro significato aldilà del dar prova di sé.
Verissimo è che non è auspicabile che persone si impratichiscano con armi da fuoco, qualunque sia il fine. Questa, secondo me, è la vera pericolosità del tiro al piattello, che nel discorso precedente, in un contesto in cui si sparava su altre persone, ho mancato di sottolineare. Ma in linea con quanto ho detto e vista l’assoluta inspendibilità, attualmente, dell’arco come arma, credo che sportivi come i tiratori possano essere considerati sani. Anche e soprattutto perché sempre più spesso le varie arti di tiro con l’arco, sia all’occidentale, sia tradizionale, sia il kyudo orientale rappresentano delle vie di autodisciplina. Come ogni arte marziale. E abbiamo avuto modo di fare i giusti distinguo a questo proposito.
Come si può notare, la coerenza delle mie posizioni è salva.
Comunque, se tu sei anche contro ad archi e frecce, la frecciata drammatica dell’”iniziava a convincermi” potevi evitare di scoccarla.
29 maggio 2010 @ 11:05
Buongiorno a tutti.
Leggo questo post solo oggi, in quanto mi è stato linkato da un mio amico su facebook e, vi prego di non offendervi, non sapevo nemmeno che esistesse questo forum nel quale, tuttavia, noto la presenza di gente che nella maggiorparte dei casi si esprime con una proprietà di linguaggio eccellente, ed espone le proprie idee in maniera incredibilmente chiara (e ora come ora di ragazzi che sanno scrivere ce ne sono davvero pochi).
Vi darò la mia opinione, senza la pretesa che essa venga condivisa e tantomeno senza pretendere che chiunque di voi cambi la propria a seguito della lettura di questo commento.
Dunque, pratico il soft air da cinque anni e Thai Boxe da due.
Sono un violento? No, sono una persona incredibilmente pacata e controllata. Non sopporto la violenza gratuita e sono consapevole dalle atrocità commesse in guerre passate e correnti. Prima che qualcuno di voi mi dia dell’ipocrita, desidero spiegarmi meglio, sempre che ci riesca.. non sono bravo come voi a scrivere, mi dispiace XD
Partendo dalla parte dei miei interessi che non riguarda prettamente il post ma ne deriva in quanto si parlava di non-violenza, la thai-boxe è un’arte marziale che fa lavorare ogni muscolo del corpo, così come la boxe. Nella palestra dove mi alleno NESSUNO è costretto a combattere a termine di un allenamento, NESSUNO è costretto a spingersi al di la dei propri limiti fisici e soprattutto NESSUNO tenta di ledere volontariamente il fisico di altri. Al contrario, TUTTI cercano di aiutare i compagni, a volte correggendo errori di movimento che possono seriamente incidere sul corretto funzionamento di un muscolo, a volte massaggiando nervi accavallati (e no, non è una pratica omosessuale XD). Praticando la thai-boxe ho posto un freno alla rabbia repressa che mi caratterizzava prima di iniziare ad allenarmi, e ora devo ammettere che, nella vita di tutti i giorni, sono incredibilmente più rilassato e tento in ogni modo di evitare di arrivare alle mani con chi mi istiga. Fondamentalmente, combatto già in palestra, nel massimo rispetto per l’ “avversario”. Vi siete mai chiesti perchè alla fine di un incontro spesso i due pugili si abbracciano e si fanno i complimenti? Se non vi pare rispetto quello.. Che poi si facciano i complimenti per il modo in cui colpiscono, sono d’accordo con voi sul fatto che sia discutibile e che l’impressione da esso derivante possa essere soggettiva, ma ognuno sceglie lo sport che più gli aggrada. Fondamentalmente ritengo più corretto e morale fare un incontro di thai-boxe, piuttosto che giocare una partita a calcio durante la quale uno mi arriva alle spalle e mi tira un calcio sugli sgarletti (vedi Totti->Balotelli).
Ora, chiudendo questa divagazione che ora mi rendo conto non aver portato a nulla, passiamo al Soft-air.
Scrivo giusto per discostarmi dai commenti lasciati precedentemente da “Nemo” e da “ma buttati dentro” (tra l’altro quando ho letto il nome sono scoppiato a ridere, scusate XD), i quali denotano, effettivamente, una certa inadeguatezza sociale degli autori. Ovvio, a leggere il post iniziale anche a me sono, scusatemi il termine, girati un po’ i maroni, ma proprio per il fatto che ancora molta gente non sappia come interpretare il soft air ho deciso di scrivere.
E’ una simulazione di guerra, e su questo non c’è alcun dubbio. La guerra è tanto brutta e cattiva e puzza, e su questo non ci sono dubbi. I soldati sono dei tipi violenti che godono a sparare alle persone, sbagliato. Ma preferisco non dilungarmi sui motivi che possono spingere un uomo ad intraprendere la vita militare, in quanto diventerebbe un commento infinito.
Analizziamo lo svolgimento di una partita di soft air: nella più semplice delle ipotesi, abbiamo una bandiera al centro di un campo, alle due estremità del quale stanno due squadre di uguale o simile numero di componenti. Scopo del gioco è catturare la bandiera prima che lo faccia uno della squadra avversaria. Per fare ciò è necessario essere tattici, veloci e precisi (Eh si, è proprio ruba-bandiera). Se durante il gioco vieni “colpito” devi urlare “preso!”, metterti un giubbino catarinfrangente ed uscire dal campo di gioco. Non devi urlare come se ti stessero uscendo le budella o spaccare fialette contenenti liquido rosso, devi solo alzare una mano.
Alla fine della partita, cioè quando la bandiera è stata presa o tutti i giocatori di una squadra sono stati colpiti, ci si riunisce, si mischiano le squadre, e si fa un’altra partita.
Ovvio, questa è la più semplicistica delle ipotesi, ma il concetto rimane quello.
Che poi ragazzi e adulti si divertano a giocare a ruba-bandiera piuttosto che a calcio, per quanto discutibile possa essere, sono scelte che non penso vadano discusse. C’è chi gioca a soft-air, chi gioca a calcio e chi sta 10 ore al giorno davanti al pc. Posso non condividere ma di certo non critico.
Ora analizziamo gli eventuali giocatori.
Ipotesi 1: “vieni a giocare a soft air domenica?” “e cos’è?” “è una simulazione di guerra con armi giocattolo” “ah, sei un guerrafondaio del cazzo, fascista e disadattato”
(reazione più che probabile dell’autore del post).
Ora, senza nemmeno aver provato di prima persona il soft-air, mi sembra una reazione incredibilmente immatura, e sono sicuro che tu immaturo non lo sei certamente, e si capisce perfettamente dal tuo modo di argomentare le tue tesi. Approvo in pieno il tuo desiderio di debellare la violenza, e sono dispiaciuto dal fatto che, con ogni probabilità, la tua visione sia distorta dallo stereotipo che il perbenismo della società moderna impone alla maggior parte delle persone.
Ipotesi 2: “vieni a giocare a soft air domenica?” “e che cos’è?” “una simulazione di guerra con armi giocattolo” “Figo! mi piace un sacco! ma si spara davvero? Oddio ho sempre amato la guerra!”
Idiota. Semplice e puro idiota, non c’è che dire. Il più delle volte dico “dai ti faccio sapere” e poi non mi faccio più vivo. Non tanto perchè il soft air possa incentivare la voglia di violenza di quell’uomo, quanto perchè fondamentalmente non voglio avere a che fare con lui in quanto a persona. Bisogno tenere presente che il soft air è un gioco che permette un elevato ampliamento della propria vita sociale. Si conoscono un numero infinito di persone, e non è raro che nascano vere e proprie amicizie.
Ipotesi 3: “vieni a giocare a soft air domenica?” “e che cos’è?” “una simulazione di guerra con armi giocattolo” “dai posso venire a provare.. mi prestate voi la roba, che evito di comprarla se poi non mi piace”
Ecco questo sono io. Poi da li è nata una passione che dura da 5 anni, e pensate che tra 3 settimane vado a fare un torneo di una settimana in Svezia. Pensate che sia da disadattati andare fino in Svezia per giocare con squadre di tutta Europa, vivere una settimana in mezzo alla natura e cercare di integrarsi con gente che nemmeno conosci? Se non è sviluppo di vita sociale quello, allora non so cosa sia la vita sociale.
Vedete, il soft air è uno sport che ormai accumuna tantissime persone. E sono persone reali, non sono stereotipi. Mi piacerebbe sapere se Alessia abbia riconosciuto che il tipo con cui ha parlato giocava a soft air perchè ha visto sete di sangue nei suoi occhi o semplicemente perchè gliel’ha detto lui. Magari gioca a soft air anche il tuo banchiere, che ne puoi sapere?
La gente è varia, come dicevo, ed è inevitabile che ci sia chi trova nel soft air un’esternazione della sua voglia di violenza. Che ci posso fare? Senza dubbio quella persona era violento ancora prima di iniziare a giocare.
Ma come giocano ragazzi violenti giocano anche mariti affettuosi, padri premurosi e figli devoti.
Che poi sia un dispendio incredibile di soldi è vero. Il mio equipaggiamento costerà almeno 1500 euro, e non si finisce mai di spendere. A fare tornei in tutta Italia e, come dicevo prima, anche in Europa di soldi ne partono eccome.
Ma, e spero di non essere scortese, i conti in tasca a me li faccio solo io.
Ritenete più spreco spendere soldi per passare giornate immersi nella natura, o magari per una moto che fa i 250 km/h?
Di gente in moto ne muore tutti i giorni, a giocare a soft air non credo sia mai morto nessuno.
Spero di non avervi annoiato, e che il mio commento abbia interessato qualcuno, perchè mi dispiace che il mio sport venga così stereotipato da gente che, fondamentalmente, ne sa veramente poco.
Se questo commento lascia poi spunti per domande o richieste di approfondimento, sono totalmente disponibile.
29 maggio 2010 @ 13:26
Però ho pensato anche che il gioco sui bambini ha, e deve avere, effetti differenti che sugli adulti. Non per niente le associazioni cercano di togliere le armi giocattolo ai bambini, non ai giocatori di Soft air. I bambini formano veramente il proprio carattere tramite il gioco. I giocatori di Soft air si suppone abbiano già un carattere ben formato(anche se i bambinoni esistono ad ogni età).
Ma questa è una discussione che non avrà mai fine… Continuo a concordare stavolta con Andrea. Ribadisco che sono una persona con un carattere estremamente nervoso, è il mio più grosso difetto, ma quando passo un’oretta a praticare Fit boxe mi sento decisamente meglio.
Ne ho avuto conferma fino a ieri. Di solito quando qualcuno dei miei familiari fa qualcosa di sbagliato nei miei confronti sono pronta ad aggredirlo su ogni fronte, divento una vera vipera. Ieri, uscita dalla palestra, ho trovato che al mio amatissimo acero giapponese al quale tengo moltissimo e che ho coltivato con estrema attenzione erano stati spezzati dei rami. Ovviamente era stato mio fratello giocando a calcio con i suoi amici. Normalmente gli avrei urlato contro fino a non avere più voce, mentre ieri, nonostante fossi nervosissima, l’ho rimproverato in maniera dura, ma pacata, senza scompormi più di tanto, ma facendo chiaramente passare il messaggio che mi ero arrabbiata infinitamente perché quell’albero mi era costato parecchio anche in termini di fatica e di attenzioni, oltre che economicamente.
Ero sicuramente molto più rilassata perché mi ero serenamente sfogata per un’ora in palestra(senza immaginare nessuna faccia sul sacco, mi viene troppo difficile anche quando ci provo)
30 maggio 2010 @ 13:09
Ciao Andrea,
grazie innanzitutto per il commento – commentassero tutti così, anche quando sono contrari…
Siamo pienamente d’accordo che qualunque disciplina/sport può essere praticata e insegnata in diversi modi, e così come nella tua palestra thai boxe viene insegnata nel rispetto dell’avversario, e praticata in tal modo, in altre palestre purtroppo viene praticata come disciplina da macello. Allo stesso modo ci sono persone che praticano softair come svago, alla maniera “capture the flag”, e chi invece – come i sopra citati tizi che se ne vanno a giro con il coltellaccio – e che magari non li useranno nel gioco, ma qualche traccia di aggressività, ti dirò, io ce la vedo.
Questo post è nato con un taglio molto e molto ironico – peccato che la gente creda ancora alla storia del partigiano – e devo ammettere, anche troppo generalizzante. Queto per il discorso che fai tu – giustamente non si può generalizzare solo in base alla propria esperienza -, e per la faccenda dell’”indeguatezza sessuale” che vuol riprendere ironicamente la teoria per la quale se hai il macchinone, o il fucile lungo, significa che vuoi compensare per il tuo piccolo pene. Quindi sì, in certi passaggi il post è esagerato, provocatorio (anche troppo), e sicuramente accusa in maniera troppo generalizzata, ma d’altra parte nessuno è perfetto, e da un confronto sano possiamo migliorare tutti
Personalmente, ritiro ogni accusa alla persona, ma mantengo viva ogni accusa all’idea, per i motivi discussi nei commenti precedenti.
Ma poi, c’è davvero bisogno di migliaia di euro di attrezzatura per godersi la natura, rilassarsi, e giocare a ruba bandiera?
30 maggio 2010 @ 13:37
Ringrazio entrambi per l’attenzione. Oltre a concordare pienamente con Alessia, in quanto ha dato un’esperienza di vita che conferma ciò che il mio commento voleva indicare, voglio chiarire un paio di punti con Massimo.
Come avrai notato non ho neppure accennato al fatto dell’inadeguatezza sessuale, in quanto l’ho intesa semplicemente come ironia bonaria. Ovvio, di dubbio gusto, ma ogni tanto una battuta brutta viene a tutti :p Ho preferito semplicemente tralasciare l’argomento, in quanto non mi sembrava particolarmente degno di nota.
Nel tuo mantenere viva l’accusa all’idea, come ho detto prima, rimane un fattore puramente soggettivo e, senza alcun dubbio, più che condividibile da un gran numero di persone. Chiunque pratichi il soft air riconosce che può essere visto con cattivo occhio dalle persone, ma decide di giocare anche sapendo questo.
Per quanto riguarda il fattore “spendere soldi per stare in mezzo alla natura”, capirai che piuttosto generalizzante come discorso. Nel caso del soft air entra in gioco anche l’adrenalina, il gioco di squadra, i nervi tesi e i riflessi pronti. Come poi dicevo il caso del “ruba bandiera” è la modalità più semplice di gioco. Spesso vengono create ambientazioni, gioco di alleanze, collaborazione tra squadre e roba del genere. So di non essere troppo chiaro, ma spero che il concetto sia comunque passato.
Ovviamente, anche in questo caso, c’è chi può ritenere inutile spendere così tanti soldi per armi ed equipaggiamento, ma come io non faccio i conti in tasca a nessuno, non vedo per quale motivo qualcuno dovrebbe farli a me
Sperando sempre di non aver offeso la sensibilità di nessuno, rimango aperto a qualsiasi confronto.
Ovviamente anche in questo caso
30 maggio 2010 @ 13:41
Scusatemi, l’ultimo “ovviamente anche in questo caso” non esiste.
Avevo iniziato a scrivere, poi avevo corretto una frase e ho riscritto successivamente, lasciando andare quella frase in fondo al post. Scusate ancora
1 giugno 2010 @ 16:43
Adoro questi toni.
Innanzitutto apprezzo il tuo intervento, Andrea, perché sei il primo a parlare di che cosa sia per te il Soft Air – punto veramente importante. E adesso procedo ad una risposta articolata a tutti.
Sul fatto che lo sport, marziale e non, rilassi, siamo tutti d’accordo. Anche io, andando a correre, quando torno sono rilassatissimo e amo l’universo. E anche sullo status speciale delle arti marziali in relazione alla violenza siamo tutti d’accordo. Ci può essere il Cobra Kai alla Karate Kid, ma sappiamo che lo spirito dell’arte marziale è ben altro.
Per parte mia, io posso non condividere tante cose e se le ritengo deleterie, critico.
Hai tu stesso scoperto il punto fondamentale della questione, Andrea: “E’ una simulazione di guerra, e su questo non c’è alcun dubbio.” Io, più che essere “gente che ne sa poco” sono “gente che fa prevalere il contro della coltivazione dell’estetica della guerra su ogni altra -pur esistente- giustificazione ludica”. Infatti, mi spiace contraddirti, ma la probabile reazione di me medesimo autore del post all’invito “Andiamo a giocare a Soft Air?” sarebbe “No, sono contro alla violenza anche simulata. E tu sei un idiota”. E’ una reazione già rodata, ho dato dell’idiota a un sacco di amici.
Il punto è che non sono i Softairisti ad essere malvisti. E’ la mia ad essere la posizione di minoranza. Perché l’estetica della guerra è accettata.
Adesso facciamo un piccolo esercizio di fantasia, però. “Giochiamo allo schiavo e il padrone?” “Ma sei scemo? No!”
Perché? Perché non giocare allo schiavo e il padrone? Facile rispondere. Perché la schiavitù è un’idiozia tale che anche solo la finzione è degradante. “Ma è solo un gioco! Non si ammazza mica nessuno! Lo sappiamo che è un gioco e che la schiavitù è sbagliata.” Ok, è già qualcosa. Ma è comunque sano giocare a schiavo/padrone? Seriamente, lo voglio capire. Se si vedessero bambini o adulti giocarci che cosa si potrebbe pensare? “Ma un gioco del genere sarebbe immensamente diverso da SoftAir. Schiavitù e guerra sono due cose diverse”.
Torniamo un po’ indietro nel tempo, allora. Poche centinaia di anni. La schiavitù è accettata e addirittura è indispensabile alla nostra vita. E’ uno dei grandi fatti del mondo, come l’alba, la pioggia, le stagioni e la guerra. Giocare allo schiavo e al padrone -anche fuor di gioco- diverte i bambini e fa sorridere gli adulti. Tutte persone rispettabilissime.
Al giorno d’oggi l’estetica della schiavitù -che pure esiste!- non è culturalmente accettabile nemmeno per scherzo nemmeno per gioco. E’ degradante, fa venire il voltastomaco.
L’estetica della guerra invece è accettabilissima – indispensabile, si penserebbe. Come si pensava della schiavitù. Nonostante giocare alla guerra sia degradante esattamente come vedere persone giocare a schiavo e padrone o a eretico e inquisitore. Se si sapesse che ci sono persone che giocano all’Inquisizione che cosa se ne potrebbe pensare? Se si sapesse che persone giocano al Latifondo dell’Alabama, che cosa se ne potrebbe pensare? Il vedere questi come orrori è una conquista estetica prima ed etica poi.
Se si ama l’esperienza a contatto con la natura si può fare il corso per guida alpina. E’ una meraviglia. Se si vogliono fare fare giochi di ruolo con gli amici nei boschi, le alternative ci sono. Ma giocare alla guerra è e sarà sempre degradante come giocare agli schiavi, e coltiverà una visione estetica inaccettabile come inaccettabile è l’estetica della schiavitù. E mi fa paura che su qualcosa del genere venga montata l’emozione di adrenalina, gioco di squadra, nervi tesi, riflessi pronti.
E’ vero, a Soft Air non ho mai giocato. Non ho bisogno di giocare a schiavo e padrone per sapere che non mi piace.
6 giugno 2010 @ 17:35
Giorgio, pareri interessanti ma discutibili, puffolandia non esiste, cavolo, ho sentito che non esisteva proprio, Gragamella aveva immaginato tutto.
Qui non è puffolandia, la guerra è nella società, radicata dal momento in cui l’uomo ha capito come usare un bastone.
Esiste come evento che ci circonda, continuamente, che cresce parallelamente alla nostra società.
C’è chi si diverte un mondo, a giocare a schiavo e padrone, con un po’ di latex, un frustino ed un paio di manette: devianza?
Orribile passione per la schiavitù?
I cultori di queste pratiche sessuali sono gli eredi spirituali degli schiavisti del XIX secolo?
Sinceramente non credo eh..
Quindi il softgunner, è un fomentato, violento represso, che adora le armi e che si masturba con full metal jacket?
Boh, forse, io sono un softgunner, mi piace anche full metal jacket, ma proprio non riesco a farmi venire eccitazione sessuale guardandolo, non ho passione alcuna per la guerra e quando sento dell’ennesima morte di soldati italiani, non scatto in piedi urlando agli sporchi terroristi, ho solo un po’ di rammarico sul fatto che magari lì, quei due ragazzi, non ci dovevano nemmeno essere.
Dunque cosa sono?
Mi piace giocare a softair, ma non sopporto la violenza ed il contatto fisico.
Mi piace spendere soldi per i giocattoli da softair, ma ho paura di prendere in mano un arma vera.
Cosa sono?
La verità è che per me, il divertimento è rimasto tale e quale a quello che era quando giocavo da bambino a guardie ladri, nè più, nè meno.
7 giugno 2010 @ 11:12
La questione dei puffi è interessante, ne avevo sentito parlare. Magari ci scriverò un post. E’ discutibile la pertinenza, invece, anche se magari non ho inteso io.
La guerra è un elemento antropologico decisamente traviato. Infatti la risoluzione violenta dei conflitti è un’invenzione umana risalente al passaggio da società nomadi a sedentarie. Non più di una manciata di migliaia di anni fa. Puoi leggerti “Risolvere i Conflitti” dell’antropologo William Ury, molto ben documentato, che evidenzia come la guerra non sia innata nell’uomo. Quindi smettiamo di pensarla come un elemento non sradicabile, per favore.
Trovo tanto curioso -anche se in effetti mi era passato per la testa- l’immediato riferimento alle perversioni sessuali, circa il gioco schiavo-padrone. Non mi riferivo a quello, ovviamente, nessuno ha mai parlato seriamente di perversioni sessuali, in questi commenti. Anche perché credo che nella propria intimità ciascuno sia libero di abbracciare la perversione che più gli aggrada. Però è buffo che si vada a pensare subito a quello, nevvero? Mi riferivo invece chiaramente ad un gioco normale, come fosse un gioco fra bambini, un guardie-e-ladri. Chiarito questo punto della mia ipotesi di fantasia, come lo vedresti?
Alla luce di questo capisci bene che le tue successive considerazioni, basandosi su questo frainteso, non sono mai state nemmeno nei miei pensieri. Quindi mi piacerebbe una risposta che ripartisse da quanto chiarito.
Comunque, in ogni caso, anche il più blando Softair (non mi stancherò mai di ripeterlo anche perché candidamente ammesso da più softgunner in questi commenti) rafforza l’estetica della guerra. Il fatto che ti faccia schifo la guerra è un buon motivo per evitare di rafforzarne l’estetica, io credo. Anche se per te è solo un guardie-e-ladri-vent’anni-dopo.
Einstein diceva: “Il mondo è un disastro non tanto per i guai dei malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare”.
E infine un apputo, quasi uno scatto d’orgoglio: che si lasci in pace Kubrik. Fullmetal Jacket non è il filmozzo violento. Che ne so, Rambo forse lo è. Terminator e cacchiate del genere. Fullmetal Jacket è un film di spessore colossale, decisamente critico nei confronti di quel tipo di violenza. Non ne è un’esaltazione. Quindi, anche quando c’è da fare un esempio en passant, scegliamo un altro film da citare. Ce ne sono a centinaia di più adatti.
7 giugno 2010 @ 12:33
Ma ad esempio giocare a guardia e ladri non rafforza “l’estetica” del ladro ?
Non bisognerebbe evidenziare quanto sia intrinsicamente sbagliato rubare ?
Non è anch’essa una forma di violenza nei confronti della persona privata del bene ?
Giorgio, mi dispiace, ma seppur rispettando le tue opinioni continuo a non capire come non sia possibile capire che è un gioco e che il fatto che ci si vesta come dei militari non possa rendere la guerra una cosa bella.
Inoltre non credi che andare a giocare in un bosco vestiti di bianco non aiuti molto ?
7 giugno 2010 @ 13:46
Non sò Giorgio, credo tu abbia ormai creato nei tuoi ragionamenti, un legame profondo tra questa attività e l’estetica della guerra.
La risposta, la trovo nella definizione stessa di softair: Gioco.
Il fatto che io non apprezzi/appoggi la guerra in sè, non mi vincola dal rifiutare l’ambito recitativo e ludico del softair.
Sono cose per me ben definite, distanziate, la coscienza è oltremodo pulita, per quanto mi riguarda.
I dieci modi di Ury, e la sua “terza parte” mi fà ancora tornare in mente i felicissimi ed allegri puffi, la realtà è un altra, mi risulta davvero difficile “smettere di pensarla come un elemento non sradicabile.”
” Anche perché credo che nella propria intimità ciascuno sia libero di abbracciare la perversione che più gli aggrada”
Possiamo vederla anche in quest’ottica in fin dei conti, feticismo di militaria, che sfocia in una attività che ci permette di scimmiottare i soldati, puoi giocare alla guerra e nello stesso tempo non condividerla, io la vedevo così sette anni fà, la vedo così anche ora.
Non lo trovo buffo, affatto, che mi sono trovato ad andare a parare su quell’esempio, anzi, per me non fà una grinza.
Comunque, se ho capito, almeno questa volta, il gioco normale, il guardie-e-ladri:
Il bambino lo fà inconsapevolmente immagino, con innocenza, non me ne vogliano i pedagocisti se dico cavolate, ma loro per l’appunto, giocano, scimmiottano senza farsi problemi su quanto è grottesco favorire l’estetica del furto.
Lo sò che questa idea dei bambinoni ti potrebbe lasciare stranito, ma il problema del softair e che molti si allontanano dal lato ludico della cosa.
Kubrik, non ti offendere, mi sembrava calzante visto il culto di alcuni elementi del nostro sport per quel film, pericoloso culto, direi.
7 giugno 2010 @ 15:25
Sinceramente Nicola, il tuo costante pensare ai puffi mi preoccupa. Primo perché non c’entra veramente nulla, secondo perché parti col pregiudizio che le cose sono così e non cambieranno mai. Il mondo in cui tutti sono felici non c’è, almeno non ancora. Ci sono però persone che credono che sia possibile e s’impegnano nel loro piccolo o nel loro grande, per far sì che il futuro possa riservarci qualcosa di migliore, e di certo non lo fanno coi fucili. E Ury non è un raccoglitore di puffragole, è uno coi controcoglioni che parlando e negoziando previene guerre. Non so se hai trovato un riassunto su internet, ma di certo dubito che tu abbia letto il libro, ti consiglio pertanto di leggerlo, prima di sbilanciarti in giudizi affrettati.
In quanto a guardie e ladri, è un gioco in cui non si ruba niente, i nomi stabiliscono i ruoli di chi scappa e di chi rincorre. Infatti da me si chiama “acchiappino”. Dov’è che vedete l’estetica del furto esattamente?
7 giugno 2010 @ 15:50
Scusa nicola ma fammi capire la differenza, credi che io quando gioco a softair ammazzo, stupro o mutilo qualcuno ?
7 giugno 2010 @ 15:50
Scusate non era per nicola ma era per massimo …
7 giugno 2010 @ 15:51
Anche io giocavo ad acchiappìno.
Una rosa avrà lo stesso profumo anche se la chiami “cacca”. Quindi chiamare acchiappino “guardie e ladri” o “scappa dagli sbirri che ti trovano il fumo” o “fuggi dal terrorista” è solo una questione di sensibilità. E’ molto meglio chiamarlo acchiappìno, a mio avviso, esattamente per la motivazione che dite voi: evitare sostegno a estetiche sbagliate. Comunque mi sono riferito a questo gioco solo perché era stato già citato e avevo l’idea che questo discorso potesse andare aldilà dei nominalismi e delle diatribe nominalistiche.
Nicola, se hai letto “Risolvere i Conflitti” di William Ury, tanto di cappello. Anche se credo avresti dovuto trovare illuminanti i suoi studi sui Semai e i Boscimani, le sue dettagliate ricostruzioni antropologiche – oltre alla proposta di ruolo della Terza Parte. Dopotutto Ury dirige il “Project on Preventig War” di Harvard formando i grandi negoziatori del mondo, è stato fondamentale nei processi di mediazione in Medio Oriente, nei Balcani, nell’ex Unione Sovietica, è consulente del Crisis Management Center della Casa Bianca e se la Guerra Fredda è rimasta fredda è anche grazie a lui. Immagino che tu abbia le tue buone ragioni maturate dopo una lettura attenta per ritenerlo di così poco conto da farti venire in mente i puffi. Dopotutto solo un idiota giudicherebbe William Ury e le sue idee senza averlo sentito nominare, sapere chi è né aver letto un suo libro e giudicando pure quello. E sappiamo tutti che qui nessuno è un idiota.
Secondo punto: nel mio commento precedente ho chiarito un’incompresione e riformulato una domanda a cui non avete risposto. Devo veramente porla di nuovo?
C’è una cosa, infine, che si chiama scienza. Questa cosa tocca anche ambiti come la psicologia e la formazione. Cardine di queste scienze umane è che il gioco e la realtà non si possono dividere. Io per dimostrarlo ho la tendenza dell’intero sistema formativo mondiale, che ho avuto modo di esporre e documentare. O mi citate degli studi per dire che un gioco è veramente solo un gioco oppure state portando avanti una conversazione da pub universalizzando impressioni vostre.
Sono molto rattristato dal fatto che il discorso sull’estetica della guerra non sia stato evidentemente capito, perché l’osservazione sul vestito bianco non è pertinente. Per cercare di essere meglio compreso, l’estetica della guerra è l’insieme delle analogie esteriori, fisiche ed emozionali che accomuna qualcosa di non militare ma piacevole all’evento bellico.
E concedetemi un’ultima domanda. Nicola, tu che non condividi la guerra, come fai a giocare serenamente a qualcosa che non condividi? Anche sapendo che è solo un gioco io non riuscirei mai a fare qualcosa del genere.
7 giugno 2010 @ 15:57
Ah sempre per farvi capire quanto reputo inutile tale discorso, oltre al già citato esempio di indiani e cowboy e guardia e ladri ceh ho tirato fuori ne aggiungo un altro.
Quando ero un bambino all’oratorio mi facevano giocare al contrabbandiere…
Suppongo che siate tutti d’accordo sulle implicazioni che tale attività ha.
Suppongo che siate tutti d’accordo che sia sbagliato.
Ne rafforza l’estetica ?
Sono diventato un cotrabbandiere di caffè o peggio ancora di coca colombiana ?
No … Le scelte le prende sempre l’individuo …
Io rimango convinto che basta parlare di società ed influenze esterne, sono fattori difficili da valutare e comunque non cambiano il fatto che l’esecutore e responsabile ultimo delle azioni, SECONDO ME, è e rimane l’individuo che le compie.
7 giugno 2010 @ 15:59
Luca, non capisco la tua domanda.
7 giugno 2010 @ 16:12
Giorgio anche io riesco a discriminare benissimo il gioco dalla cosa reale e come noi tanti altri.
Con la stessa onestà ti ripeto che comunque ci sono anche gli esaltati…
Inoltre per quanto riguarda il mio discorso riguardo a guardia e ladri una piccola domanda diretta …
Se il softair rafforza l’estetica della guerra, vale lo stesso per guardia e ladri oppure per il contrabbandiere ?
Ciao grazie…
7 giugno 2010 @ 16:13
Ti facevano giocare al contrabbandiere… all’oratorio?!
7 giugno 2010 @ 16:15
X massimo : mettiamola così riportiamo la mia domanda all’esempio del contrabbandiere…
Inoltre io sempre all’oratorio giocavo a pallaprigioniera …
Alla fine io non vedo tutte queste differenze …
Voi si ?
7 giugno 2010 @ 16:17
Si giorgio … Dici che sarà partito tutto da quello
7 giugno 2010 @ 16:19
Ho già risposto alla tua domanda, quindi leggi meglio. Ma nessuno risponde alle mie richieste, vedo. Volendo indicarti dove ti ho risposto…
Dal commento n°54: “Una rosa avrà lo stesso profumo anche se la chiami “cacca”. Quindi chiamare acchiappino “guardie e ladri” o “scappa dagli sbirri che ti trovano il fumo” o “fuggi dal terrorista” è solo una questione di sensibilità. E’ molto meglio chiamarlo acchiappìno, a mio avviso, esattamente per la motivazione che dite voi: evitare sostegno a estetiche sbagliate. Comunque mi sono riferito a questo gioco solo perché era stato già citato e avevo l’idea che questo discorso potesse andare aldilà dei nominalismi e delle diatribe nominalistiche.”
Il gioco del contabbandiere non so che cosa sia. Io giocavo ad altro.
Ripetendomi, ora vorrei che mi portaste delle fonti di psicologia della formazione o delle tendenze istituzionali o delle iniziative di ONG che sostengano la vostra tesi che il gioco è formativamente diverso dalla realtà.
7 giugno 2010 @ 16:21
Per me la discussione sui giochi d’infanzia che evidentemente non hanno niente a che vedere con l’argomento trattato, finisce qui.
In quanto alla tua domanda diretta, non penso quello, non l’ho mai pensato, e non capisco come tu abbia potuto tirar fuori un’idea del genere da quello che ho scritto.
Se si vuol continuare a parlare di cose che riguardano direttamente l’argomento, va bene, altrimenti arrivederci e grazie per la discussione.
Ah, questo non è un forum, né una chat. Quindi per favore se hai intenzione di scrivere commenti da una riga, aspetta qualche minuto prima di pubblicare, in modo da accorparli in uno unico. Grazie.
7 giugno 2010 @ 16:32
Dopo aver appurato la mia puffosa tendenza, Massimo, non è una questione di pessimismo, più che altro di realismo, è sicuramente avvilente parlarne in questi termini, ma si, tante questioni, la storia ci insegna, sono state risolte con i fucili.
Ma l’ultima cosa in cui spero è che le cose continuino su questa linea, sarebbe malato.
Ma comunque, credo il post parlasse di altro, l’analogismo con guardie e ladri beh.. “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.” Al di là del regolamento di acchiappino, delle estetiche sbagliate, Giorgio, faccio ammenda al fatto di essere un pessimo oratore, ci riesco perchè riesco a razionalizzare e distaccare le due cose, è così strano il fatto che possa piacere il softair, come attività fra amici, due pallini, due salsicce e due birre, ma essere contro alla guerra?
Si fà una fatica tremenda, per farsi accettare dall’opinione pubblica, per ottenere i permessi, per regolarizzarci (ricordo che è legalmente riconosciuto come sport) ed il risultato dell’espansione della nostra attività negli ultimi tempi, è che se un tizio colpisce una persona dal balcone, sparando con la sua pistola a piombini (Notizia di qualche tempo fà, chiedo venia, non ricordo la fonte) sbuca il giornalista che addita i praticanti di softair.
Si leggono cose da mettere i brividi, facciamo sparire la fauna, inquiniamo, facciamo attività paramilitare (sfido chiunque a scambiarmi per un militare).
Era meglio quando eravamo semi-sconosciuti, di certo non si dovevano affrontare questo tipo di diatribe.
Insomma, concludendo, posso provare a farti capire?
Credo di No a questo punto, ma non per questo smetterò di leggere questa discussione, anzi, blog interessante, toni garbati.
Diciamo che è un No positivo..
7 giugno 2010 @ 16:36
A dir la verità giorgio non è proprio una risposta. Da me si chiamava guardia e ladri, ne ha quindi rafforzato l’estetica ?
Il softair non si chiama ammazza gli altri. Inoltre come dici tu anche se fosse così sarebbe comunque un gioco, come se si fosse chiamato scorreggia…
Per quanto riguarda io gioco del contrabbandiere ti faccio notare che invece semplicemente hai evitato di rispondere …
Infine io ho studiato in un altro settore non nelle scienze umanistiche …
L’ambiente di formazione è importante e concordo.
Ma ti posso fare una semplice domanda, che mi aiuterebbe a capire …
Dov’è che l’individuo sviluppa la sua individualità ?
Basta che ci siano dei fucili giocattolo per pensare che la guerra sia una cosa bella e non quella piaga dell’umanità che è in realtà ?
Non ritieni che possa essere più utile informare sulle conseguenze della guerra ?
Secondo te vietare un arma giocattolo non è una censura ?
Inoltre bambini a parte ritieni che tale tipo di censura è utile per degli adulti ?
7 giugno 2010 @ 16:38
Dimenticavo anche palla prigioniera, ti facevano giocare a quella oppure no ?
E’ anche quello un gioco che richiama la guerra e ci giocavo sia in oratorio che alle elementari …
7 giugno 2010 @ 17:04
Massimo, visto che è fastidioso non ricevere una riposta ( forse non data poichè sarebbe contradditoria )io ho l’educazione di risponderti …
E poi dov’è il problema… Io ci scommetterei che domani da adulto giocassi a palla prigioniera nessuno avrebbe da ridire …
Stessa cosa se giocassi ad indiani e cowboy oppure tutti gli altri giochi precedentemente citati…
Per i post da una riga a parte 1-2 dove mi ero dimenticato qualche cosa negli altri rispondevo a messaggi postati mentre io scrivevo o comunque avevo già caricato la pagina…
Questione di semplice sincronia …
Se a qualcuno ha dato fastidio me ne scuso..
7 giugno 2010 @ 17:07
Io il gioco del contrabbandiere non so che cos’è. Questo ti ho detto perché non lo so.
Non parlo di cose che non conosco, non ci ho mai giocato e francamente non l’ho mai sentito. Visto che era insieme a guardie e ladri, ho pensato fosse analogo e la questione restasse sempre sul nome. Che -ribadisco- è meglio sia neutro, come acchiappino. Palla prigioniera non ce l’ho presente, semmai giocavo a palla avvelenata. Quindi se vuoi parlare con me gioco per gioco mi mandi una mail privata e passiamo le giornate a spulciarli uno per uno, tu mi spieghi i regolamenti, la tua esperienza e io ti dico che ne penso e se ci ho giocato, coi lucciconi portati dal ricordo dei bei tempi che furono.
Circa il SoftAir, intendevo dire che puoi anche chiamarlo “gioco”, ma la natura di simulazione bellica non cambia.
E’ troppo invece che provo a farvi domande che non ottengono una risposta diretta ed univoca – mentre penso sia visibile la puntualità con cui cerco di rispondere io. Se non sono state comprese basta chiedere e ve le ripeterò.
Se non ci si vuole avventurare nel campo della conoscenza formativa e non si ha intenzione di fare verifiche, allora è bene prendere per buone le affermazioni su queste scienze che vengono fatte. Volendo essere concisi, il gioco influenza sempre la persona, le sue rappresentazioni mentali e la sua gestione delle associazioni emozionali. Da solo non basta -ovviamente, niente basta da solo- ma di certo ha una sua influenza nel far credere che la guerra possa essere qualcosa di eccitante ed eroico. Il pericolo sta nel fatto che non agisce sui circuiti coscienti ma su quelli emozionali – coscientemente ingestibili. Informare sulla guerra è fondamentale per la coscienza, evitare tagli di rappresentazioni emozionali positive o associazioni positive con l’estetica bellica è fondamentale per la costruzione di una cultura nuova che disprezza la guerra come è avvenuto con la schiavitù. Non si tratta di censura, il rifiuto dovrebbe partire dall’interno della persona stessa. Assunto che non si tratta di censura, dovere dell’adulto (individuo in costante formazione comunque) è quello di esemplificare una società scevra da lordure riconducibili all’estetica bellica. Quindi l’utilità per l’adulto è irrilevante, non ha peso in questa considerazione.
A Nicola, a parte tutto, ma anche a te, Luca, consiglio di procurarti e leggere quel libro di Ury. Veramente, è splendido e potrebbe rendere molto più ottimistica la vostra visione del mondo – ed è scritto da uno che le cose per cui essere pessimisti le ha viste proprio tutte.
Io ovviamente non vi accuso di far sparire la fauna, di inquinare (anche se i miei amici non comprano i pallini biodegradabili), di essere paramilitari (anche se dei miei -ehm- conoscenti si travestono da SS…). Queste sarebbero idiozie. Però ovviamente fin dall’inizio vi accuso del ben più sottile appoggio per via ludica ad un’estetica incompatibile con una nuova cultura nonviolenta. Non siete persone grezze, io credo, e accusarvi di qualcosa di meno raffinato che vi sarebbe dovuto sfuggire sarebbe un’offesa.
Chiunque può provare a farmi capire. E ti assicuro che basta molto poco per farmi cambiare diametralmente idea. Io adoro cambiare idea, mi fa sentire fluido, vivo: per questo tengo le orecchie e la mente bene aperte. In fondo basta arrivare a smontare le mie posizioni, che credo avrete visto cerco però di costruire con particolare perizia nella ricerca di fonti, basi e conoscenze – come è giusto che sia. E propormene poi di migliori.
Questo, credo, sia l’unico modo di giungere a qualcosa. Comunque mi fa piacere che tutti possiamo intravedere la fertilità di questa discussione.
E per ragioni tecniche, vi preghiamo di evitare i multi-commenti consecutivi. Grazie.
7 giugno 2010 @ 17:27
Giorgio prima di tutto ti ringrazio come già fatto in precedenza per i toni.
Per quanto riguarda il gioco del contrabbandiere ecco :
http://www.qumran2.net/giochi/gioco.pax?id=551
Per quanto riguarda il cambiare idea non credo che si riuscirà perchè alla fine semplicemente io vedo le due cose come molto differenti.
Una è un gioco l’altra è una cosa gravissima.
Credo di essere un individuo abbastanza formato da non farsi influenzare da un semplice gioco.
Inoltre entrambi concordiamo sul fatto che la guerra sia una cosa spaventosa.
Sono assulatamente convinto che sia giusto poter giocare, come del fatto che sia giusto rispettare la tua posizione.
Anche a costo di ripetermi, riconosco che è un piacere scambiare idee con persone come te, anche se la discussione non ha fatto cambiare il punto di vista a nessuno dei due.
Per quanto riguarda il libro, vedremo, magari con un pò di tempo lo leggerò …
7 giugno 2010 @ 17:47
Mi dispiace tanto che non siate riusciti a dare alla posizione “il gioco è solo un gioco” un peso superiore alla mera opinione personale, o all’impressione che si ha su se stessi. Era una questione interessante. La realtà finale è purtroppo che, a monte della pur rilevante condivisione, la mia posizione ha delle basi con l’oggettività della scienza e del trend istituzionale attuale, la vostra non va oltre le già citate opinioni e impressioni.

Mi dispiace ancora di più, veramente tanto, che le mie domande risultino ancora ignorate, ma a questo punto lo interpreto come un atto mancato freudiano e buonanotte, le risposte me le cercherò altrove.
Comunque dici tu che nessuno ha cambiato idea. Nonostante la debolezza delle vostre argomentazioni, se si guarda bene io ho ricalibrato diverse posizioni di contorno. Se quelle centrali sono rimaste solide è colpa vostra.
Per quanto riguarda il libro, leggere è un regalo a se stessi. Se rinunci a comprare un accessorio per SoftAir e ad una giornata di gioco per comprarlo e leggerlo ti fai un regalo preziosissimo. Inestimabile.
7 giugno 2010 @ 17:59
Giorgio, aspetta un attimo. Che io non sia riuscito ad argomentare meglio il fatto che il gioco sia solo un gioco OK, ha ragione…
Però il fatto che la tua argomentazione abbia basi solide OK.
Però ciò non vuol dire che sia sbagliato …
Cionostante non incorriamo nell’errore che per questo le tue impressioni sia esatte.
Sono solo tue considerazioni che prescindono dalla correttezza delle ipotesi da cui parti.
7 giugno 2010 @ 18:25
Le mie non sono impressioni. I miei sono ragionamenti logici, Luca. Non sono tipo che in discussioni del genere vada avanti per impressioni.
Le mie considerazioni sono deduzioni logiche dalle basi da cui parto e di cui hai tu stesso apprezzato la solidità. Oltretutto hai anche apprezzato la mia posizione finale, quindi non capisco questo scatto decisamente irrazionale in cui ammetti la correttezza di ogni passaggio ma non della conclusione.
Comunque acquisire le conoscenze giuste per dare solidità alle proprie conclusioni non è difficile. Basta studiare le cose giuste. E’ qualcosa che ti invito a fare caldamente, così potremo andare a discutere l’uno delle fonti dell’altro e trovare la via migliore.
7 giugno 2010 @ 19:34
Bisogna però riconoscere che non ci sono basi scientifiche per definirci persone irrispettose per gli avi, che potrebbero premere il grilletto più facilmente di altri o ridipingere la cucina a colpi di doppietta, etc etc, tralasciando l’inadeguatezza sessuale.
Il link su facebook è agghiacciante:
“Soft Air: un gioco innocuo per violenti repressi, sessualmente inadeguati, che non conoscono il valore del denaro, del tempo e del rispetto per i caduti. Parliamone.”
C’è dell’ironia, come hai detto tu stesso, ma rimane il fatto che è davvero tremenda, un po’ la stessa roba qualunquista e bacchettona che è ormai in aumento nei confronti del praticante di softair.
Includi esperienze prettamente personali, legate a tue frequentazioni, imitatori di SS, coltelli sotto al cappotto, utilizzo di pallini non degradabili, esempi che di certo non aiutano a sostenere la mia tesi, potrei farti altrettanti esempi di rispetto per la natura, iniziative umanitarie, ma chi ti dimostra che sono vere?
Tu non subisci il fascino della guerra?
Leggevo in giro per il blog, mi è parso di capire da un commento sul film avatar, che hai scritto di accusare in piccolissima parte il fascino della guerra, anzi, senza equivocare, ti cito:
“Vorrei anche io avere un simile rifiuto anche artistico della guerra: ammetto che se supera certi standard epici e di pensiero, ancora ne accuso il fascino – e quindi non sono stato punto da noia.”
-aggiungo, per dovere di cronaca, che hai concluso dicendo che una soluzione meno, o non violenta, si poteva trovare-
Mi ha colpito come frase, perchè hai scritto che se la guerra supera certi standard epici e di pensiero, ancora ne etc etc..
Mi ha fatto riflettere che sul fatto molte volte, nel bosco, quando ti ripari dietro un tronco, una pietra, con i pallini che fischiano, quel brivido che ti percorre la schiena, lo stesso che avverti se ascolti una bella canzone, se guardi una scena particolarmente toccante, è qualcosa di riconducibile alla passione per questa che è una rappresentazione epica, nel nostro piccolo, o il motivo che spiega la passione smodata di alcuni nel farsi fotografare in pose bellicose, con abbigliamento e falliche armi alla mano, ci si sente epici. Il paladino in armatura lucente, il soldato con il suo m4, fà figo.
Però ricondurlo ad un sentimento di frustrazione intrinseco, mi sembra anche questo, molto qualunquista, di certo possibile, come altrettanto certo è il fatto che sia difficilmente dimostrabile che sia la normalità.
E sto anche riflettendo molto, per riuscire ad avvalorare la mia opinione sull’ acchiapino-vent’anni dopo-evoluto, fino ad ora costruita su esperienze personali, che dal canto mio, trattandosi di uno scambio di opinioni, potrebbe anche bastare.
Mi prendo il mio tempo, comunque.
7 giugno 2010 @ 20:17
Ok, saltiamo di palo in frasca. Praticamente tornando all’inizio.
E l’ironia, come ci ricorda Dario Fo, è il sistema immunitario della mente, quindi cerchiamo di non scandalizzarci. Sono molto fiero delle pesantissime figure ironiche che ho creato, quasi come della rigogliosa discussione che hanno generato. Altro enorme vantaggio dell’ironia: genera discussioni… E poi, se io sono qualunquista e bacchettone voglio conoscere gli altri. Magari stringiamo amicizia. 
Il link su FaceBook, come è reso palese dal “Parliamone” in fondo, è assolutamente ironico. Pardon, sono fiorentino, ironizzare su tutto è l’inclinazione dei padri dei miei padri da dieci secoli a questa parte.
Per quanto riguarda l’accenno ad Avatar, caro Nicola, attento, potrebbe trattarsi di un colpo basso che decisamente non si addice a una persona della tua caratura.
Io non sono un sadhu induista, non sono un santo. Sono un ventenne che sta facendo un percorso per nulla facile, viste le premesse personali e sociali.
Sono diventato vegetariano, ma la carne alla griglia mi fa venire l’acquolina in bocca. Sono diventato noviolento, ma l’epos mi eccita ancora – tocca quelle corde che mi sono nate in cuore facendo giochi di guerra come ogni maschietto che si rispetti. Quelle corde che vengono create da ciò contro cui oggi volentieri mi esprimo proprio per questo. Non ne faccio mistero.
Ma più importante di inclinazioni e retaggi è la volontà. Ed io sogno un mondo -innanzitutto al mio interno- in cui non ci sia nemmeno più l’ombra di questa estetica della guerra di cui io stesso ancora, per un poco, finché non interviene la ragione, sono preda. Utopia? No. Obiettivo certo, almeno dentro di me. Questo, credo, sì, ha un grande valore agli occhi di chi mi voglia rendere giustizia – e se non si vuole farmene un merito, be’, non piangerò. Sono un bambino forte. Non voglio quindi permettermi di pensare che tu abbia parlato come se mi avessi colto in fallo, in una contraddizione – anche perché l’onestà è una delle virtù prime del softgunner, giusto?
Concludendo, appena saprai qualcosa sull’innocuità del gioco per la persona e la sua indipendenza dalla realtà -o lo saprò io, cercherò del tempo per informarmi in maniera mirata su tesi opposte a quelle che ho fatto mie inquadrandole nella mia visione personale e originale- fatti vivo. E riprendiamo questa discussione.
Lo scambio di opinioni basato su esperienze personali (fondamentali per altri versi) non può bastare perché i materiali con cui costruiamo la nostra mente devono essere di primissima scelta, testati nel miglior modo possibile. Non ci si può basare su impressioni e credenze per costruire la nostra persona. E ne converrai, spero.
Attendo fiducioso.
7 giugno 2010 @ 21:11
Giorgio qui si va oiu’ verso il mio campo… Affinche’ un ragionamento sia corretto deve essere corretto ogni passo di inferenza. Tu parti da delle assunzioni solide e corrette, poi alcuni passi sono solo una tua deduzione. Una cosa personale. Seppure sia vero quello da cui tu parti ed alcune cose di quelle che tu dici non concordo sul fatto che tutto sia giusto.
Non concordo ad esempio sulla pericolosita’ dell’esaltazione dell’estetica…
Un conto e’ dire che possa, un conto e’ dire ho ragione e’ cosi ….
7 giugno 2010 @ 21:21
Rettifico visto che comunque il gioco influenzera’ sempre…La domanda diventa quindi il gioco o l’esaltazione che ne consegue Influenzera ‘ a tal punto da modificare il comportamento dell’individuo? Una folata di vento imprime una forza su una casa, ma quasi mai la casa si sposta…
7 giugno 2010 @ 21:54
Scusate se mi intrometto, mi rendo conto che non mancano certo commenti a questa discussione.
Però, visto che ciò che ho da dire è qualcosa di molto diverso dal percorso intrapreso dalla discussione, ho pensato valesse la pena rendervene partecipi se non altro per stemperare ulteriormente i toni.
Io, sinceramente, sono felice di poter dire che tutta la discussione mi ha portato a cambiare davvero idea rispetto alla mia posizione iniziale. E devo dire che mi sento decisamente bene mentre lo dico, con estrema sincerità, ribadisco. E’ vero che nessuno(io in primis)è stato capace di sostenere la propria posizione più solidamente di Giorgio e Massimo. Non è che basti, però mi è successo di continuare a rifletterci anche lontano dal pc finché non mi sono ritrovata a sorridere compiaciuta leggendo per caso su una rivista un pedagogista che consigliava ai genitori che volessero insegnare rispetto e tolleranza ai propri figli di evitare i giochi di armi e pistole. Credo che cercherò davvero di evitare che i miei figli possano venire a contatto con estetiche di questo tipo, pur senza creare tabù che, si sa, è più il fascino che fanno nascere per un determinato argomento, che altro.
Ho sostenuto nel mio ultimo commento come il gioco per i bambini sia da considerarsi un’attività molto più formativa che negli adulti, ma sono felice di poter concordare col fatto che, a livello emozionale, un adulto non è mai abbastanza formato.
Ad ogni modo continuo ad avere una considerazione moderata dei softgunners perché non amo essere troppo radicale nei confronti delle persone in quanto individui complessi, inconoscibili in tutte le più profonde sfaccettature e, pertanto, quasi mai passibili di giudizi totalizzanti.
Siccome non siamo né in una scuola di oratoria, né in un’ aula di tribunale, non è necessario che qualcuno convinca qualcun altro delle proprie posizioni. E’ sufficiente dimostrarne la giustezza quanto meglio possibile in modo da arricchire il proprio e l’altrui punto di vista. A me ha giovato moltissimo e devo ammettere che non è la prima volta che To Honolulu riesce ad innescarmi sane ed importanti riflessioni.
Ad esempio adesso mi ritrovo accorata sostenitrice della riduzione del consumo di carne e cerco di informarmi quanto più possibile riguardo l’argomento in modo da farlo il più possibile mio(l’ultimo passo in questo senso è stato l’acquisto del saggio di Jonathan Safran Foer “Se niente importa”).
Dopo questa simpatica lisciata di pelo( :p )credo che questa possa considerarsi il mio ultimo commento che spero vivamente possa essere utile per guardare a questa discussione da un’ottica più “soft”(a proposito!).
8 giugno 2010 @ 00:03
Giorgio seppur a mio parere alcune cose siano giuste non è possibile dire che il tuo ragionamento è esatto.
Ad esempio se Wilde si sbagliasse ?
Il tuo ragionamento andrebeb a rotoli….
Ad esempio cito una cfrase che non condivido ma dovrebbe rendere l’idea di quello che intendo io ….
Se ad esempio avesse ragione Vegezio con : ” Si vis pacem, para bellum” ovvero più o meno se vuoi la pace prepara la guerra ?
Io dico che sono ragionamenti difficili e sopratutto non è una scienza esatta.
Come detto poco sopra tu postuli sulla base di pensieri non di certezze.
Per quello che dice alessia, come già detto da me il mio discorso si riferisce ad adulti, anche io se domanio dovessi avere un figlio non lo farei giocare a softair a 5 anni, aspetterei che abbia un’identità.
Per quanto riguarda la casa, a parte che era per rendere l’idea, ma voleva esprimere il fatto che le mie idee sulla brutalità della guerra sono inamovibili.
PEr fortuna non lo è il resto e come dici la mente è in continua evoluzione ma reputo che vi siano delle fondamenta. Se la mia mente non fosse in continua evoluzione sarei in parte morto.
Ma sono abbstanza certo che giocando e continuando a giocare io non cambierò l’idea che ho della guerrra…
9 giugno 2010 @ 10:10
Non voleva essere un colpo basso, se trovassi una persona che mi fà notare quante volte mi contraddico io, sarei finito come “dispensatore” di opinioni. Mi innamoro una volta al secondo, le passioni cambiano continuamente, gli hobby, ahimè le opinioni.
Però mi hai involontariamente suggerito una grossa verità: il fascino della guerra.
Ho trovato anche un libro che tratta dell’argomento “Il fascino oscuro della guerra” di Hedges Chris e nonostante dalle recensioni sia una metaforica zappa sui piedi alle mie argomentazioni, è stato ordinato in libreria, il tempo per leggerlo ora non c’è, devo imparare una moltitudine di cose per l’esame, l’unico collegamento fra solforosa e vino che mi viene in mente è: giramento-di-testa, non credo che il professore accetterà.
Il fascino oscuro, perverso della guerra, ma anche se subdolo, pur sempre fascino.
Ho trovato una citazione simpatica, anche se chiedo perdono per la volgarità: “La guerra è come un dito in culo: per i più rappresenta un dispiacere, altri ci prendono gusto” ed analizzando il softair, bisogna ammettere che chi più chi meno, siamo colpiti dall’estetica della guerra, perchè questa possiede questa attrattiva nascosta, però, diceva Erasmo da Rotterdam “La guerra piace soltanto a chi non l’ha mai vissuta.” questo dipinge bene il quadro del giocatore di Softair, gioca alla guerra, il suo gioco gli piace ma, grazie a Dio, la guerra nella maggior parte dei casi non ha idea di cosa sia.
Ed è qui che ho trovato l’espiazione delle mie colpe, io la guerra non la conosco, non ho intenzione di conoscerla, non mi attrae la morte, l’eroismo, nemmeno i film di rambo (Ho lasciato stare Kubrick, visto? =P), faccio quello che faccio per appagare questo feticismo per la tattica, per l’adrenalina, per il fascino della divisa, per.. per l’estetica della guerra.
Leggevo qualche tempo fà, un racconto scritto da un softgunner, che immaginava il giocatore medio arruolato e buttato nella mischia della guerra vera. Impacciato e disadattato, con le sue abitudini softairistiche (Parole da far girare la testa!), finiva per essere un imbranato, cimentandosi in un mondo non suo, con gli atteggiamenti del suo mondo.
Quel racconto, al di là dell’ironia, ben descriveva il fatto che tra quel che facciamo noi e quello che si fà in guerra, c’è un abisso.
Il nostro è un gioco, non tanto differente da quello che praticano i bambini, i bambini imitano ciò che li circonda, adattandolo alla propria situazione emotiva, il bastone che diventa una pistola è lo specchio della situazione familiare/sociale che li circonda (Per questo ringrazio G. la mia donnina, laureata in scienze della formazione primaria).
Risulta evidente che nel softgunner questa abitudine imitativa è rimasta radicata e presente.
Facciamo nostri una serie di comportamenti, modi di agire, sempre per lo stesso discorso, subiamo quel fascino.
Il punto è che, al contrario di quel che si possa pensare, entrare nel mondo del softair molte volte, invece che spingerti verso una cultura violenta e guerrafondaia, ti insegna quanto sia semplice sbagliare ed essere presi, quanto sia impossibile fare quel che fà il caro Silvester Stallone, ti insegna la caducità dell’essere un soldato.
“Colpito!” e vai a fumarti una sigaretta nella piazzola dei presi, due chiacchiere, due commenti.
Ma simuliamo azioni militari, scontri, il primo pensiero è stato: ” se era una guerra vera?”
Addio Nicola, dopo due minuti, senza sparare un colpo, senza colpire nessuno, in pratica altro che eroismo, una schifezza, un Sir Daniel Fortesque del viet nam!
Gira una cultura sbagliata immagino, diffusa, le tue testimonianze ne sono la riprova insieme ad alcune mie esperienze.
Bisognerebbe mettere più impegno ad educare gli adolescenti che vengno a provare questo gioco, disintossicarli da call of duty, insegnargli il rispetto per la natura, per la storia, provare ad inculcare nelle loro testoline una maggiore responsabilità nelle loro azioni.
Probabilmente non ci staccheremo mai dall’estetica della guerra, ma per lo meno dobbiamo provare ed impegnarci a rimanere solo sul lato esteriore della cosa, una buffa imitazione, con la giusta coscienza sotto.
26 giugno 2010 @ 10:58
Ciao, volevo fare alcune precisazioni circa il discorso in essere ma prima vorrei fare alcune premesse:
1)Non ho la pretesa di cambiare le idee di nessuno ma sono sempre stato aperto al dialogo per discutere le mie.L’importante è avere davanti chi sa fare altrettanto.Se l’interlocutore è una specie di fondamentalista o ritiene che le sue OPINIONI siano LEGGE per tutti e che chi la pensa diversamente sia AUTOMATICAMENTE in torto e vada addirittura insultato la cosa si fa ardua.
Eggià: IDIOTA,SESSUALMENTE DEVIATO,DISADATTATO, DELINQUENTE, NAZISTA ecc sono OFFESE checchè se ne dica.
2)Non sono certo un violento: DEPRECO la caccia, il pugilato (uno sport che UCCIDE) e ogni cosa che faccia del male a qualcuno senza che sia strettamente necessario (vedi autodifesa).
Sono membro della Lega anti vivisezione, faccio del volontariato sia nei canili che con i bambini down (che mi danno molte soddisfazioni).
MAI sparerei a qualcuno (eccetto se mi trovassi i nazi o simili in casa come capitò a qualcuno 70 anni fa.Lì farei fatica ma sarebbe istinto di autoconservazione e di protezione per la mia famiglia)
3)Sono apolitico, quindi le mie scelte c’entrano nulla con la politica o altre baggianate.
4)Oltre a tutto questo e a lavorare come rappresentante nel campo energie rinnovabili (cosa in cui credo molto) pratico il softair per divertirmi e rilassarmi.E’ un gioco sano, non ci vedo nulla di sbagliato, nulla di male.
E’ un modo come un altro per incanalare positivamente quell’aggressività che TUTTI, chi più chi meno, abbiamo dentro.Piuttosto che cercare l’adrenalina, come certi sbarbati di oggi, in droga, sassi dal cavalcavia, bullismo, stupri o altre attività nocive e da galera per loro e i genitori, meglio questo.Eppure in quegli atti armi non ce ne sono, manco finte…
5)Per esperienza assicuro che tenere in mano un’arma vera e una “cazzatina” di plastica da softair è tutt’altra cosa come sensazioni, come timore reverenziale, come senso di “pericolo”.Ma chiaramente per rendersene conto bisogna provare, sennò, come s’è fatto finora, si continua a parlare di aria fritta senza sapere di cosa si sta disquisendo.
6)Io la guerra l’ho vista: sono stato in Kosovo con gli Alpini nel 98, mi ci hanno mandato e mi ha fatto crescere come esperienza.La missione era tener separati Serbi e Albanesi che non si scannassero tra di loro perchè gli odi erano talmente forti che era impossibile farli desistere a parole.
Premetto che mentre qualcuno dei nostri è stato bersagliato (più di frequente dai Serbi) nessuno ha mai sparato a nessuno, tranne alcuni colpi in aria per intimidazione, io per primo.
Io ho visto cosa c’è laggiù, e ho tenuto armi vere in mano come è facile immaginare, e vi posso garantire che quando sento discorsi sul softair associato alla guerra soprattutto da parte di chi non ha visto ne’ l’una ne’ l’altra cosa mi cascano le braccia e anche qualcos’altro.Io non starò a raccontare nei dettagli quello che ho visto laggiù in 6 mesi perchè alcune cose mi danno il voltastomaco e mi fanno una tristezza che non riesco a descrivere tutt’oggi quando ci penso.
Altro che adorare l’estetica guerresca, altro che anelare di sparare a qualcuno!!Laggiù quello che risollevava me e la maggior parte dei miei “fratelli” era ogni giornata passata senza assistere a scene di sangue, senza la paura che capitasse qualcosa ad uno di noi, e il sorriso di un bambino a cui regalavamo le famose cioccolate fondenti incartate di stagnola dorata che ci venivano date giornalmente dall’amministrazione.
Certo, oggi gioco a softair nonostante la controparte vera di ciò che simula NON VORREI PIù PROVARLA IN VITA MIA.E dico davvero.
Certo, gioco perchè mi piace, mi diverte, mi sfoga (si, e allora?C’è qualcosa di male?)e mi fa stare con gli amici con cui alla fine faccio festa, mangio e bevo in compagnia (avversari compresi) senza morti, feriti, mutilati, stupri, fosse comuni, gente che non ha più niente,e paura.
Altro che estetica della guerra!!!Per piacere!!
Se della gente si diverte così e si sfoga così perchè bisogna insultarla?Perchè bisogna vietare un divertimento che non fa male a nessuno?Perchè se a qualcuno non va bene quel che facciamo dobbiamo giocare a carte o a basket se NON CI DIVERTE E NON CI RILASSA?Per rilassarsi si fa quel che piace.Qualcuno corre, per me è noioso e privo di adrenalina, ma se a lui piace E’ UN SUO DIRITTO FARLO.
Invito a chi parla male di questo e di quello a riflettere: PRIMA si approfondisce e magari si prova (la guerra, assicuro,meglio di no), poi, in caso, si pontifica.
Io ho vissuto entrambe le cose e posso GARANTIRE AL 100% che non c’entrano nulla l’una con l’altra se non ad uno sguardo superficiale, e giudicare superficialmente le cose, quello si, è stupido.
Se poi si vuole sapere di più di chi certe cose le ha provate sulla sua pelle ok…tanto, in Italia, siamo tutti TUTTOLOGI: tutti allenatori di calcio, tutti politici, tutti calciatori, tutti strateghi e tutti professori…a parole…
Io vedo ogni cosa nuova con CURIOSITA’: una persona nuova, uno sport nuovo, una cultura nuova, e per questo, pur essendo cresciuto giocando a indiani e cowboys, poliziotti e banditi, sono sempre stato tollerante: ho amici indiani,bangladesi, rumeni, neri, sudamericani ecc.
Non critico mai ne’ tantomeno insulto a priori.
Una cosa mi fa paura a questo mondo:LE POSIZIONI FONDAMENTALISTE ED ESTREME: questo è giusto e quello è sbagliato, questo è buono e quello è cattivo, questo è intelligente e quello è idiota.
Ricordatevi: su queste basi son cresciute le grandi dittature di ogni colore, i regimi religiosi e totalitari e di conseguenza i MORTI a milioni.Non dal softair.
A me fa più paura la posizione estrema di chi ha scritto il post insultando e non accettando il dialogo.Posizioni così estreme le aveva anche l’omino coi baffetti 70 anni fa,Baffone dall’altra parte,Khomeini ecc.E questa è gente che ha fatto GENOCIDI senza mai aver giocato a softair, senza mai aver avuto videogames o pistole giocattolo…Pensateci.
La virtù sta sempre nel mezzo.
Se fossimo tutti SCHIFATI ALL’ESTREMO di tutto quel che è combattimento, in caso si ripetesse l’esperienza dell’invasione nazista (o simile)saremmo tutti per assurdo incapaci di difenderci ne’ come esercito ne’ come partigiani e saremmo sterminati o deportati tutti.Perchè se tu sei pacifista non è detto che quello davanti a te lo sia.
LA GUERRA E’ UNA MERDA, MERDA 1000 VOLTE!!Non ci piove, ma a volte è necessaria (SOLO per difesa).
Io sono anche contro le amputazioni, cosa c’è di peggio che tagliare una gamba a qualcuno, ma se quella gamba è maciullata o in cancrena??Ti tocca tagliare, e la cosa non diventa BELLA diventa un MALE NECESSARIO.
La guerra è uguale.Sono NETTAMENTE contrario ad usarla tranne che per difesa.Anche il coniglietto se si sente minacciato pianta gli incisivi, e non è certo una bestia feroce…
So che le mie parole son spese per nulla, ma io sentivo che fosse giusto portare anche la mia testimonianza.
LA GUERRA NON E’ SOFTAIR E IL SOFTAIR NON E’ GUERRA.Le 2 cose non sono affatto vicine, anzi!!!Si confonde l’odio con l’amicizia.Vi pare poco?
Scusate la lungaggine.
Umilmente.
Ciao.
26 giugno 2010 @ 11:27
Dimenticavo: quanto al ragionamento sul valore dei soldi e del tempo vorrei dire che pur avendo un lavoro in proprio che di questi tempi (crisi) non fa ricco nessuno ma impegna molto tempo, sono riuscito, pur collezionando materiale da softair di cui sono appassionato, a comprarmi un appartamentoa senza mutui a 35 anni…frutto di UN CULO COSì se mi passi il francesismo…
Forse un po’ di attitudine al risparmio anche un softgunner ce l’ha.
Quanto al tempo, pur convivendo con una ragazza specialissima (vita sessuale normale e soddisfacente…strano x un softgunner) ho tempo come detto sopra, di coltivare la mia passione e di fare, come affermato prima, anche del volontariato in 2 luoghi.
Non sono un mago.
Volevo portare una mia riflessione finale: essere CONTRO qualcosa significa già essere in guerra perchè si profondono energie negative CONTRO qualcosa.
Io, infatti, partecipo di buon grado a manifestazioni PER LA PACE, assolutamente NO a quelle CONTRO LA GUERRA (o contro altre cose).Apparentemente è la stessa cosa (se uno la guarda superficialmente), ma lo spirito che contraddistingue le 2 cose e chi vi partecipa è diverso…MOLTO diverso.Spero che questa distinzione, per quanto sottile, sia chiara.
Io non tifo CONTRO altre squadre sportive.Io tifo PER la mia…
Io non giudico e non mi esprimo CONTRO gli altri perchè anche le parole sono PROIETTILI.Io penso a cosa posso dare e a cosa posso ricevere da persone vive o morte per il mio miglioramento.Ovvio che se ricevo cerco a mia volta di lasciare qualcosa in cambio.
E’ karma.
Mai andare contro l’altro a meno che non ti stia minacciando gravemente.
L’ALTRO, infatti, non è altro che uno che dice “IO” alla sua maniera.Non va insultato ne’ attaccato.
Questo è quanto va capito per prevenire le violenze.Non softair o non softair, videogames o non videogames…
Quando non esistevano l’umanità era moooolto peggiore: inquisizione, crociate, 2 guerre mondiali, lager, olocausto, gulag, purghe staliniane, foibe,desaparecidos,jihad,regimi killer e tutto senza che il softair o i games esistessero.
Forse adesso, trovando sfoghi ludici, l’aggressività viene meno quando si tratta di usarla male e negativamente.
Dimenticavo: UN SOFTGUNNER CHE SI VESTE DA NAZISTA, O DA ALTRI TIPI DI FIGURE CON CONNOTAZIONI SIMILI NON DOVREBBE MAI TROVARE POSTO IN NESSUNA SQUADRA.Senza se e senza ma.
Spero di essermi spiegato.
Con umiltà.
Gigio
26 giugno 2010 @ 12:55
Molto dispiaciuto del fatto di passare come uno che non è aperto al dialogo dopo una discussione di oltre settanta commenti in cui, alla fine, ogni posizione ha trovato il suo equilibrio attraversando toni anche accesi; molto dispiaciuto che si parta dal presupposto che io sono un cretino che non conosce ciò di cui parla. Per concludere il cappellino, conosco softgunner a iosa, con cui spesso discuto e approfondisco e ho avuto modo di conoscere ragazzi quasi miei coetanei finiti in Iraq. Non sono esperienze in prima persona ma la fantasia è un mezzo conoscitivo. Vado a rispondere oltre in modo conciso.
Innanzitutto l’ironia va intesa. La base delle dittature è sì l’estremismo, sì, ma il primo sintomo grave, come dice Dario Fo, è l’esilio dell’ironia “il sistema immunitario della mente”. Questo è un post evidentemente ironico. Ovviamente. Mi pare quasi offensivo ripuntualizzarlo.
Il nostro discorso è di carattere psicologico, pedagogico e culturale. Se la tua esperienza è divergente ti ringrazio moltissimo della testimonianza anzi ti invito ad approfondirla, e potremo cercare di contestualizzarla all’interno di questa discussione di amplissimo respiro e vasti orizzonti.
Mi fanno molto piacere le tue posizioni generali che palesemente tieni molto a mettere avanti, mi dispiace che tu sia stato mandato in Kosovo ma l’obiezione di coscienza, dopotutto, è una libera scelta.
La costruzione di una cultura scevra da soluzioni violente di conflitti è un dovere: il giorno in cui sarà propria di tutti non ci sarà la preoccupazione di mantenere eserciti ed esercitarsi nell’uso della forza per timore d’essere attaccati. Ti correggo sul fatto che la guerra sia un male necessario. Questo è un luogo comune lontano dalla verità, già discusso nei commenti precedenti. La costruzione di questo mondo, per motivazioni già espresse e incisivamente riconducibili a rappresentazioni mentali derivanti dal gioco, passa anche attraverso l’esilio di splendidi passatempi che però prevedano la coltivazione dell’estetica della guerra, che tu non accetti ma che è universalmente accettata e che ha un’influenza sociale a dir poco poderosa.
Se sembro estremista, rido ed ecco un appunto sull’estremismo: la schiavitù è un male assoluto. Questo è un buon estremismo, universalmente accettato nel mondo occidentale. Ma non lo bollerei mai negativamente. Quindi l’idea che estremismi come questo possano preludere a dittature è palesemente fuoriluogo. Idem per guerra e violenza. Più che estremismo direi che è un “rifiutismo categorico”.
Sacrosanto il discorso sul “pro” e il “contro”. Noi siamo “pro”, in generale. Quando siamo “contro” facciamo in modo di esserlo ridendo.
Concludo dicendo che l’ennesimo luogo comune, lo sfogo ludico delle pulsioni aggressive, va decisamente disinnescato. La moderna psicologia sta virando verso la risoluzione della pulsione, considerando lo sfogo un’aggravante che struttura e approfondisce la pulsione aggressiva. Il Berserkr, fuori dalla berserksgangr, non diventa Madre Teresa di Calcutta – per intendersi.
Con umiltà consapevole e fermezza di voce.
Giorgio
26 giugno 2010 @ 15:07
Va bene ho capito, il solito che vuole aver ragione su tutto e non si mette in discussione su nulla.
Non importa.
A quanto pare sai solo metterti in cattedra con la pretesa di educare tutti gli altri “idioti” riguardo alle tue “verità assolute”.Hai tutto da insegnare e nulla da imparare da nessuno.
Vabbè, beato te che vivi di certezze assolute.
Io continuerò a vivere con i miei dubbi e ponendomi tutte le domande del caso, domande che mi spingeranno a migliorare trovandone le risposte.
L’obiezione di coscienza?Non la considero un’opzione in quanto come se ce ne fosse bisogno io gradirei essere difeso, quando è stato il mio turno di difendere qualcuno ho detto si.
Non ho fatto male a nessuno ma sono stato tra quelli che hanno impedito a gente di andare a cavare occhi ad altra gente…o peggio.Ne vado fiero nonostante tutto quel che ho dovuto vedere.
L’esperienza mi ha fatto crescere e capire alcune cose fondamentali.
I miei dubbi persistono e mi spingono a andare avanti.Ripeto, beato chi ha solo certezze come te.
26 giugno 2010 @ 16:18
Dispiace dopo un così bel commento sentire la solita frase fatta gonfia di pregiudizi sul “solito che non mette in discussione nulla”. Ci sono punti forti, come la pace e la non violenza che non vogliamo mettere in discussione, per tutto il resto siamo apertissimi a posizioni che consentano un evoluzione. Capisco che sia una faccenda lunga leggerli, ma gli oltre 70 commenti della discussione ne sono prova.
Sì, abbiamo stereotipato e generalizzato molto – ironicamente – e ne abbiamo discusso ampiamente nei commenti, tu invece generalizzi tutto in base alla tua esperienza. Magari, e lo dico con tutta sincerità, magari fossero tutti come te, che dopo aver passato del tempo come soldato in un paese straniero, con un’arma in mano la ripudino in questo modo. Magari fossero tutti così. Se tu dici che per te non ci sono analogie tra un plasticotto da softair e un vero fucile, ci credo al 100%. Ma non posso avere la stessa certezza con chi non ha provato cos’è la guerra. Per queste persone il dubbio rimane, e oltre a questo purtroppo non è solo il semplice vestirsi da nazista ad individuare una persona che definirei un po’ “deviata”. Deviata da quella che è l’idea di vivere pacificamente insieme ad altre persone.
Infine, qualche certezza ce l’abbiamo, ma ripeto, tutto può essere messo in discussione in maniera pacifica. Qui non è un gioco in cui vince chi schiaccia l’altro, ma un gioco in cui vinciamo solo se vincono anche tutti gli altri.
A presto, e grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza.
27 giugno 2010 @ 23:13
Giorgio io aspetto sempre un commento perchè dopo il mio ultimo post il nulla … Inoltre non sò se avete letto alcuni dei commenti fatti su facebook riguardo questo articolo.
Tanta gente non ha letto i commenti ed è convinta che la cosa sia successa davvero.
Bella pubblicità … Complimentoni … Ne sarei proprio fiero fossi in voi ….
28 giugno 2010 @ 00:10
Il vecchio commento lasciato da te mi era sfuggito, Luca, me ne scuso, ma nel caos capita.
Potrei rispondere al Si-vis-pacem con “Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”. Ma non bizantineggiamo.
Io postulo su postulati. Postulati che sono necessari per la costruzione di ogni etica. Postulati non arbitrari, ma aderenti all’evoluzione dei diritti civili, evoluzione verso un mondo nonviolento, affratellato, di cultura rigogliosa. Quello di Wilde ovviamente era un esempio: non credo tu abbia nemmeno per un istante scambiato un aforisma del Re dei Dandy per una fonte.
Su FaceBook non abbiamo letto nulla perché non abbiamo idea di dove siano stati pubblicati né quando né da chi. Non conoscendovi di persona è naturale. E comunque a prescindere dal canale la finzione dell’articolo è evidente. E la verosimiglianza fa parte del gioco – ne è il divertimento. Se qualcuno non capisce, be’, c’è da restare costernati. Una volta, al liceo, scrissi un articolo sul giornale della scuola, una notizia falsa sul ritrovamento del cadavere di un drago… ci cascarono in tanti. Anche allora rimasi costernato.
Ti ringrazio per i complimenti che ci tributi (giustamente) a fine commento.
28 giugno 2010 @ 09:33
http://www.formazione-esperienziale.it/catalog/images/softair_ricerca.pdf
http://www.navyseal.it/Download/Articoli/Psicologia%20contemporanea.doc
Sinceramente non sò se è possibile da regolamento pubblicare link esterni su questa pagina.
Mi rimetto alla vostra facoltà di cancellare il mio intervento qualora contravenisse al regolamento.
Faccio i picci anche io Giorgio!
Nemmeno a me hai risposto, accidenti!
Scherzi a parte, credo in linea di massima sia comprensibile una certa irritazione di primo acchitto, poichè si toccano passioni cui sono e siamo (tra softgunner) molto legati.
Però su questo devo indietreggiare e chiedere umilmente scusa.
Puffosi saluti.
28 giugno 2010 @ 09:49
Giorgio alla fine non è che sia proprio una gran risposta.
Sembrava che avessi in mano una tautologia, che il tuo ragionamento fosse inattacabile, ergo mi aspettavo qualcosa di più esplicativo di un semplice commento abbastanza evasivo…
Sai che mi ero ricreduto riguardo al discorso del bimbominchia e che rispettavo la tua posizione.
Però devo dire che mi sorprendi e decisamente in negativo per quanto riguarda la leggerezza con cui consideri l’impatto della tua falsa informazione…
Comportamenti come questo sono veramente pessimi.
Alla fine come è capitato di leggere a me commenti di persone che hanno preso per vera la cosa, chissà a quanti altri…
I problemi si possono creare anche senza indossare una mimetica ….
Il problema di fondo, come ho sempre detto, sono le persone e tu me ne stai dando conferma.
28 giugno 2010 @ 10:44
Massimo, NEANCHE IO metto in discussione pace e nonviolenza.In vita mia, tra l’altro, non ho manco messo le mani addosso a nessuno per nessun motivo.
Ti posso garantire che fai bene a credermi quando ti dico che tra un plasticotto softair e un’arma vera c’è totale differenza.Hai la consapevolezza che una uccide e l’altra non fa nulla.E per tutto quello che sta intorno al “plasticotto” e a quello vero le cose sono identiche.A prova di questo sta il fatto che tra i molti softgunner miei amici ce ne sono molti di pacifisti, obiettori e ti garantisco NON di comodo in quanto almeno 3 di loro sono VEGAN convinti.Se non sai cos’è vegan significa oltre il vegetariano: oltre a non mangiare carne non vogliono nessun prodotto animale per non “sfruttare” le bestie.Io pur essendo anticaccia la carne la mangio e forse sono ipocrita, fatto sta che a una bestia non riuscirei mai a sparare.
A molti miei “colleghi” softgunner che giocano regolari, l’offerta di provare a tenere in mano una pistola vera FA PAURA.E sono molti più di quanto credi.La differenza infatti è sostanziale, anzi son 2 cose diverse.Sarebbe come dire che se io ti tiro un gavettone di gomma in realtà sogno di tirarti una granata…non sta ne’ in cielo ne’ in terra.
Io, e molti mi seguono, ho più volte detto che se la diplomazia fallisse, sarebbe una bella cosa che 2 paesi rivali decidessero il tutto con una bella partita a softair.2 bandiere e alla fine del tempo chi ne ha prese di più (di bandiere) vince e ha ragione, senza le famose lordure della guerra.
La guerra ti ripeto, l’ho vista, è orrenda, la ripudio, ma se dovessi essere richiamato per DIFENDERE qualcuno in pericolo sarei pronto ad affrontarla, perchè la vita purtroppo non è solo rose e fiori: divertimento, calcio, figa,passatempi e pace.MAGARI!!!
Ci sono molte cose brutte: malattie, crisi economiche, perdite del lavoro, famiglie che si rompono e la guerra.
La schiavitù è stata debellata in quanto male assoluto: non c’è giustificazione alcuna per schiavizzare qualcuno NESSUNA!!
La guerra e’ un male, ma, vedi, a volte per difesa bisogna farsene una ragione.
Esempio: Hitler come lo fermavi?C’è voluto IL MONDO in armi per fermarlo: coi sit in e le filosofie varie oggi ci sarebbero ancora i suoi eredi a bruciare gente a milioni nei forni.Quando in Ex Jugoslavia le milizie andavano a stuprare, cavare occhi con cucchiai acuminati, sgozzare come maiali, fucilare senza processo gente inerme hanno mandato noi a fare da cuscinetto per impedire il contatto tra quelle 2 etnie e di conseguenza queste aberrazioni orribili.Io c’ero, non ho certo bei ricordi, ma vado fiero di esserci stato: sono cresciuto, sono cresciuto perchè ho trovato altre domande da pormi, ho dato il mio contributo a evitare ulteriori stragi, ho messo me e i miei “fratelli” tra 2 composti esplosivi che non dovevano toccarsi.Certo, avevo il fucile, ma anche loro.
Vedi, non bisogna essere manichei in questo modo: non esiste il giusto assoluto o lo sbagliato assoluto.
Io non vorrei mai che qualcuno avesse da soffrire quello che han sofferto le persone inermi attaccate da quelle bestiacce feroci.
Potrebbe succedere a me, a te e a chiunque altro.La difesa è l’unica L’UNICA condizione che ammetto per usare la forza.Perchè se non me ne frega nulla di me stesso, ho delle responsabilità nei confronti di chi si aspetta protezione.
Lo stato è come una famiglia, ecco, io non faccio male a nessuno, ma se di notte mi entra in casa qualcuno che vuol farmi del male, o peggio farne alla mia compagna e ai miei futuri figli, io reagirò per cacciarlo con tutte le risorse che ho.Magari ho la peggio, ma provo.
Se qualcuno entra e in grande vuol fare lo stesso in un Paese, bisogna difendersi, se non sè stessi c’è il dovere di proteggere chi non ha la possibilità di farlo: o in nome della nonviolenza lasciamo vecchi, donne e bambini a degli assassini come i nazi o quelli che operavano in Kosovo?In nome della pace lasciamo che qualcuno aggredisca rinunciando ad un diritto alla difesa?
Le guerre di attacco o offesa?Le vada a fare qualcun altro: non andrei mai ad uccidere o farmi uccidere per cazzi degli altri: petrolio, territori, risorse o altre cazzate che non mi riguardano.In Iraq non ci andrei mai per esempio.Per il petrolio si tratti un prezzo equo per tutti e si inizi un mercato favorevole allo sviluppo di tutti.Non si va a prenderlo con la forza!!Scherziamo???
Afghanistan?Stessa cosa, anche se forse cacciando i talebani gli afghani ne avranno giovamento.Ma questo è secondario:il fine della guerra in Afghanistan non è certo quello nobile che vorrei vedere io.Quindi…negativo!
Ripeto: il coniglio è un animale pacifico e assolutamente innocuo, ma se lo importuni troppo pianta gli incisivi e fa male.Direi che si capisce.
Hai visto quanti ragionamenti scaturiscono dalla mia esperienza e in generale sulla guerra?
Tutte cose che nel softair c’entrano nulla.
E’ un gioco in cui quando elimini un tuo amico provi la stessa sensazione di quando gli tiri un palloncino d’acqua o un pallone a palla avvelenata.Non lo vedi come una cosa astratta da odiare e distruggere.Il nemico, come scriveva Remarque, ti viene presentato quasi fosse una massa informe astratta da disintegrare ad ogni costo, poi vedi che il soldato nemico è te con una divisa diversa e qualche dubbio te lo fai.Se devi difenderti in guerra, per carità, spari, ma lo fai già con molte remore…lo fai per salvarti, non perchè lo odi.
Il bello del softair è solo la strategia, la tattica, l’adrenalina, l’avventura, la fatica condivisa coi compagni,lo stare in mezzo al bosco, il mettersi alla prova con climi duri, terreni difficili,intemperie, magari dormendo nel bosco la notte, la gioia condivisa quando vinci una gara, la festa che fai alla fine con birra e salsicce, sparare è solo un 5% di tutto.
Poi mentre sei lì pensi che poi tranquillo te ne torni a casa bello rilassato dalla tua famiglia, dalla tua compagna, al tuo tran tran.E non hai paura di non poterlo più fare.
Facciamo sempre alla fine una sorta di terzo tempo alla rugbista: festa, tavolata, mangiata mescolati con gli avversari (mai nemici) e poi tutti a casa alla prossima.
Non c’è violenza ne’ spirito atto a generarla.
In Kosovo queste cose e queste sensazioni non le ho mai provate, mai viste provare a nessuno e per questo voglio dire che certe cose dette sul sentito dire e sulla personale interpretazione sono un po’ fuori luogo.
La guerra proprio non c’entra un cazzo.
Lìl’adrenalina e l’avventura lasciano posto alla PAURA, non ti metti alla prova perchè vuoi ma perchè devi, l’amicizia ce l’hai con i tuoi compagni, ma non con chi è dall’altra parte, altro che grigliate e feste…e se devi sparare o solo puntare un’arma a uno che si avvicina, credimi, Massimo, le sensazioni che hai puntando un “plasticotto” sono diametralmente opposte: non senti quella soddisfazione che ti fa dire “eheh vecchio mio, ti ho fregato!!Tiè!” ma hai PAURA, paura di dover fare quello che non faresti mai nella vita di tutti i giorni, paura di avere rimorsi pensando alla sua famiglia, paura di innescare una faida di vendette da parte dei suoi che coinvolgerà te e i tuoi amici, paura di vedere questo cadere e non rialzarsi più.ALTRO CHE SOFTAIR!!!Lì gli tiri 3-4 palline di plastica, lui e lo sai già prima, dice colpito, esce e dopo 10 minuti te lo ritrovi in campo a cercare di renderti la merenda con lo stesso atteggiamento che avevi tu prima: pensando “adesso ti frego io caro mio!!” magari col sorrisetto da bambino pestifero che sta facendo uno scherzo…
Tranquillo: siccome non siamo stupidi, teniamo fuori VOLUTAMENTE teste calde, fanatici politici ecc pur essendo aperti ad ogni genere, “razza” (per me le razze non esistono ma vabbè diciamolo), colore o cultura.Tutti noi hanno ben presente la differenza tra guerra e gioco.Non tutti sono stati in guerra, ma i telegiornali qualche vaga idea te la danno.
Certo, per avere uno spirito critico è meglio non iniziare prima dei 16 anni, quando hai un po’ di testa e il carattere è formato.Su questo son d’accordo.I bambini meglio che non lo facciano, a parte che prima dei 16 è illegale, quindi…
Io voglio parlare, ma non offendo nessuno, quanto detto a partire dal titolo del post è, anche se chiamato ironico, pesantemente offensivo.Io non sono certo, ad esempio, credente, ma non vado a dire che chi crede va a messa e prega è un idiota deviato sessualmente ecc. Io non credo e lascio che la gente faccia come crede, basta che non stuprino i bambini come certi preti…
Magari sbaglio io: Dio esiste e un domani mi farà un culo come il Frejus per non aver creduto in lui…vedremo, io non do mai nulla per scontato.
Mi basta la coscienza a posto di aver fatto sin’ora una buona vita convivendo con tutti e tollerando tutti.Magari mi concederà qualche attenuante quando e se sarà ora.
Per principio io non faccio MAI agli altri quello che non gradirei fosse fatto a me e così non sbaglio mai.Tutto il resto è secondario.
Concludo con una considerazione,Massimo, io sono un pragmatico e non faccio mai il processo alle intenzioni, ci si sbaglia sempre, quindi per me TUTTE le attività di svago sono GIUSTE, LECITE E AMMISSIBILI purchè non facciano male a nessuno(animali e natura compresi) anche quelle che non piacciono.
Piuttosto che avere gente insoddisfatta che non trova da fare ciò che piace e magari fa danni in giro o va a puttane (alimentando la schiavitù…).Vivi e lascia vivere.
Il processo alle supposizioni e seghe mentali su cosa e come potrebbero provocare nella testa di qualche psicolabile malato poco mi interessa: il campione d’indagine non è quello ma la gente normale.Lo psicolabile, infatti, manco lo vogliono a fare il militare…infatti.
So che tanto le mie idee contano nulla perchè sono un “guerrafondaio represso” ma mi sono sentito in dovere di esporle dato che credo di avere in mano l’esperienza personale e il bagaglio di conoscenze su di me e tutti quelli che conosco per poter parlare senza offendere ne’ DERIDERE nessuno.
Viva i pallini (biodegradabili) e abbasso il piombo!!
28 giugno 2010 @ 10:48
Scusa Massimo, quando scrivo:
“E per tutto quello che sta intorno al “plasticotto” e a quello vero le cose sono identiche”
intendo dire che tutto quello che circonda il plasticotto e quello vero sono identici non tra loro, ma alla riflessione sopra, cioè:
Il giocattolo softair e l’arma vera son 100% diverse tra loro e lo stesso vale per tutto quello che li circonda: gente, spirito, ambiente, situazione, stati d’animo ecc.
Mi rendo conto che la cosa per come l’ho scritta è equivocabile.
Spero di aver risolto.
28 giugno 2010 @ 12:02
Scusate ho poco tempo e risponderò in maniera un po’ frettolosa, partendo dal materiale proposto da Nicola.
Finalmente qualcuno che porta delle fonti!
Mi sono letto entrambi gli articoli, e devo dire che su tutto quello che c’è scritto qui siamo perfettamente tutti d’accordo. Team building, scaricare lo stress, ci sta tutto: nel softair come in molti altri giochi di ruolo. Quello di cui non parlano questi due articoli, e che invece è quello che stiamo cercando di affrontare col post e la discussione, è la presenza di armi nel gioco. Quindi non le considero fonti che vadano a sostenere una qualche posizione, o a minarne altre, dato che siamo tutti d’accordo su questo.
@Gigio
E’ innegabile che davanti all’invasione di un esercito, si può fare poco per difendersi con la non-violenza, per il semplice fatto che non si sta facendo niente per andare in questa direzione. Ad un attacco si risponde con un altro attacco. E andiamo avanti così, da sempre. Se non vi fossero né armi, né eserciti, non ci sarebbe bisogno di difendersi, non essendoci nessuno che può attaccare. Ci sono paesi – vedi Costa Rica – che hanno abolito l’esercito. E si potrebbe andare verso un mondo in cui esista un unico esercito, gestito dall’ONU, che abbia come unico scopo la difesa. Quella vera. Dai fanatici, dagli estremisti, toh, dagli alieni.
In alto attualmente ci sono troppi interessi economici che ruotano intorno agli armamenti, ma nel quotidiano possiamo essere noi a decidere. Il passaggio da una cultura armata a una non armata possiamo iniziarlo solo noi, nel nostro piccolo. E l’effetto può essere enorme. Per questo non mi piace il fatto che gente normale vada a caccia con un fucile, o che persone intelligenti giochino con delle fedeli riproduzioni di armi. E’ chiaro che non è sempre necessario sparare, ma quando spari, se colpisci qualcuno fa male. E per questo c’è bisogno di tante protezioni, occhiali ed elmetto.
Vorrei fare una domanda ai giocatori, alla luce di questa mia posizione (che potete condividere o meno), secondo voi il softair potrebbe essere praticato con oggetti atti ad identificare il “colpito”, diversi dalle armi?
28 giugno 2010 @ 15:23
Allora, Massimo, inizio con alcuni appunti FONDAMENTALI:
1)Mi fa piacere che le valenze positive del softair anche come attività aggregativa e di teambuilding aziendale siano da te comprese e condivise.Quel che hai letto è tutto vero: il teambuilding per autofinanziarci lo facciamo anche noi.
2)Io gioco di ruolo coi classici cartacei dall’87 e l’affiancamento softair/gioco di ruolo è quanto di più azzeccato ci possa essere specie se consideriamo che esistono i GdR live.
Va cmq detto che anche in quest’ultimi si usano repliche di armi seppure in lattice imbottito ecc. con cui si colpiscono i “mostri” che altro non sono che compagni di gioco come nel softair.
Non per questo giocando a Dungeons and Dragons live si impara insitamente a sbudellare gente con una spada o a ammazzarla alle spalle con una daga o a infilzarle con frecce.
Il softair è come un GdR live ma conb ambientazione moderna.TUTTO QUI, mo more, no biond!
2)L’idea dell’esercito globale ONU o pseudotale la sostengo da anni e mi piace: una forza in grado, in caso di situazioni estreme, di fronteggiare tanto fanatici religiosi che politici, tanto movimenti sovversivi violenti che,perchè no, alieni aggressivi ce ne fossero.
Il fatto che resta è che l’uomo è STRONZO e se anche togli a tutti i fucili, ci sarà sempre chi, per megalomania, fame, ideologia ecc prenderà di nuovo pietre e bastoni e li userà contro gli altri, che a loro volta prenderanno bastoni più grossi e pietre più pesanti e acuminate e così via.
Comunque l’esercito mondiale è una bella cosa.
3)Il Costa Rica ha abbandonato l’esercito, bene.Ma bisogna vedere la valenza strategica e di risorse che ha…chi è che si sognerebbe di invadere il Costa Rica?Non ha petrolio, diamanti ne’ posizione strategica…sarebbe come dotarsi di portone blindato e pistola avendo una casa del tutto vuota, vivendoci soli e dormendo su una stuoia…chi ti attacca per rubarti cosa?
Comunque lo stato che menzioni ha comunque una polizia armata e relative forze speciali per far fronte anche con la forza a eventuali attacchi alla pubblica sicurezza.Su questo non ci piove.Ed è giusto scusa.
4)Essere colpiti da 1 softair NON fa male: l’elmetto è folcloristico e al massimo serve per rami o cadute.
Solo gli occhiali sono essenziali: gli occhi son delicati e li proteggi anche quando saldi, tagli l’erba con un decespugliatore a filo per esempio e queste non sono cose pericolose fatto salvo per gli occhi.
Ti garantisco: in 11 anni di gioco ho preso milioni di pallini, mai fatto male, mai avuto danni ne’ mai perso mezza goccia di sangue.
L’occhio è delicato per tutto e va difeso.Ma al di là di quello…
5)Sulla caccia te l’ho già detto siamo d’accordo al 100%.
6)Il softair a noi giocatori piace così e ti spiego i motivi: LA GUERRA NON PIACE A NESSUNO tanto x cominciare e ti ho già detto che ne so qualcosa.
A)E’ un gioco di ruolo e come se l’ambientazione è fantasy usi la spada (di lattice), in quella moderna usi il fucile (di plastica).Il GdR è bello se coinvolge e per coinvolgere serve atmosfera e dettaglio.
B)Il softair può essere visto in chiave POLIZIESCA e non bellica e in questo caso tutte le posizioni contro la guerra sarebbero spiazzate.Non ci sono ne’ carri armati, ne’ aerei ne’ missili.Dove sta scritto che si è soldati e non poliziotti contro banditi?Ma questo è secondario.E’ sbagliato simulare un gruppo di carabinieri che va a sgominare una cellula terroristica o mafiosa?
C)Nel softair confluiscono, a parte gli aspetti sociali sopra elencati, molte sfaccettature: l’esplorazione, il gioco di squadra, il gioco di ruolo, il trekking, l’orienteering, il survival e una buona dose di MODELLISMO VIVENTE un po’ come fanno i REENACTORS STORICI.Mai visti?Quelli che rievocano eventi come le 5 giornate di Milano, le battaglie napoleoniche, romane o di indipendenza scozzese?Ecco.In questa commistione di cose rientra anche l’aspetto visivo.
Come vedendo un film di azione ti sale l’adrenalina perchè ti cali nell’atmosfera se lo guardi con partecipazione (sennò non ha senso), nel softair è lo stesso:stare acquattato e mimetizzato mentre in 3 o 4 ti stanno cercando con un fucile (sai bene che è finto) ti mette una certa sensazione di suspence, adrenalina, ti spinge a passare loro alle spalle e andare a prendere l’obiettivo non visto.Se avessero in mano bagnafiori o tostapane non sarebbe la stessa cosa.Diventerebbe una noia mortale.
Te lo vedi un gruppo di reenactors intenti a “combattere” una rievocazione della battaglia di Austerlitz, pieno periodo napoleonico, puntandosi addosso dei manici di scopa?Sarebbe una merda da guardare quanto peggio da fare…
Per me la linea di demarcazione tra una cosa giusta o sbagliata per quanto possa piacere o no è SE FA DEL MALE A QUALCUNO O NO.
Ripeto: IO NON FACCIO MAI AGLI ALTRI QUELLO CHE NON VORREI FOSSE FATTO A ME.E questo vale anche per gli animali.
La caccia fa male: uccide animali, in incidenti venatori muore gente, riempie i boschi e i campi di piombo.Tutte cose che il mio gioco non fa.Anzi…contro i cacciatori abbiamo certi alterchi a volte che non hai idea.Perchè vengono a rompere il cazzo, perchè troviamo uccelli illegalmente ingabbiati e usati da richiamo e li liberiamo e un sacco di altre cose.
Io posso garantire che, davvero, il mio mondo (dico mio e di milioni di persone) non c’entra nulla con quello che ho mio malgrado vissuto in prima persona giù nei Balcani, non c’entrano gli strumenti usati, non c’entra lo spirito, non c’entra l’aspetto dei giocatori, non c’entra quello che può trasmettere.
Ragionando così dovremmo vedere uno sport nobile e antico come la scherma come un banale esercizio per aspiranti tagliagole e sbudellatori in perfezionamento dato che, anche se è uno strumento obsoleto, oggi, di arma bianca, purtroppo, si muore ancora e la scherma è basata su armi bianche rese innocue, spuntate e su protezioni per il volto, ne’ più ne’ meno del softair.
A suffragio di questo esistono anche tesi universitarie di laurea in psicologia e sociologia.Esse dimostrano la valenza oltrechè a livello teambuilding, anche educativo in quanto è basato SULL’ONESTA’: nessuno stabilisce se sei colpito.Come senti un solo pallino TI DICHIARI DA SOLO.In una società avvezza all’imbroglio ag ogni occasione: dalla frode fiscale al tradimento al copiare a scuola, questo non può essere visto che positivamente.
L’onestà è la base di tutto.
Le “armi” (notare le virgolette) sono un aspetto secondario che serve solo a creare l’armosfera per un buon gioco di ruolo: un guerriero medievale che brandisce un vibratore di gomma è un po’ fuori luogo, per tornare al paragone fantasy, no?
Pensate che anche un sacerdote mantovano 40enne ha creato la squadra per togliere dalla strada i ragazzi del paese ed ha ottenuto ottimi risultati.Io chi ho giocato contro e sono tutti bravissimi ragazzi.I loro genitori (dei più giovani chiaramente) sono contentissimi e appoggiano di buon grado questa iniziativa una volta visto di che si tratta e come viene gestita la cosa.
Il club si chiama SENTINELLE DEL MINCIO.
Vi posso assicurare che tutto questo è vero e l’unico modo per rendersene conto sarebbe provare.Il giorno che ve la sentirete…mi raccomando, parlo di provare il gioco, non la guerra.
Se vi fidate…
28 giugno 2010 @ 15:47
Ecco Massimo, alcuni link sulla rievocazione di cui ho parlato di cui il softair è una specie di ramo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Rievocazione_storica
http://www.ilbarbarossa.net/
http://5thcowa.com/Photographs.php
Questa, molto interessante, è una riflessione di un professore ordinario di psicologia all’università di Palermo e di una sua dottoranda:
http://www.formazione-esperienziale.it/catalog/images/softair_ricerca.pdf
Ecco un altro articolo di una PSICOLOGA DEL LAVORO 40enne (quindi si occupa di moderna psicologia):
http://www.danielafregosi.it/softair.pdf
Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Softair
Ho postato siti di reenactors italiani ed esteri più 2 articoli creati da 3 ADDETTI AI LAVORI:psicologi della formazione e del lavoro.
Le valenze positive del mio sport sono suffragate da pareri autorevoli come questi.
Io posso avere autorevolezza su softair e guerra avendoli provati, ma circa le implicazioni psicologiche, peraltro positive, direi che a persone del calibro di ordinari di cattedra all’università si può anche fidarsi di dare retta.O no?
Quel che avevo da dire l’ho detto, le fonti che avevo da portare le ho portate.
Qualcuno dirà che è tutto sbagliato, ma a me pare di no…soprattutto collimando le mie personali decennali esperienze a quanto leggo in questi lavori di carattere psicologico e delle scienze umane.Tutto torna.Al 100%.
28 giugno 2010 @ 16:05
Dimenticavo, non vogliatemene:
volevo dire che il softair ti ALLONTANA dalla guerra, NON ti avvicina in quanto ti fa capire TOCCANDO CON MANO in un’ipotetica azione sul campo quanto ci metteresti a lasciarci le penne.In molti casi sarebbe una questione che si concluderebbe entro 5 minuti.
“Muoio” una media di 4-5 volte a domenica, moltiplicate per 11 anni quanto fa?E son qui a scrivere.E penso: se fossi stato in quella vera, che ho visto, non ci sarei più da 11 anni, perchè la prima volta che ho provato, appena imboccato il sentiero mi hanno piallato come un pollo.Non erano passati 2 minuti dal via.
Mi son messo a ridere, e son andato ad aspettare gli altri “defunti” per fare 2 chiacchiere e raccontare qualche barzelletta (mia specialità!) nell’area dedicata.
Non ero deluso da incapacità o altro: sapevo benissimo da prima che Rambo è una coglionata americana e non esiste.Da solo non vai da nessuna parte.
E poi…chissenefrega??!!E’ un gioco, adesso rientro.(…e ratatat!Fuori ancora!)
28 giugno 2010 @ 18:25
Ascolta scemopagliaccio tu non hai capito assolutamente niente di quello che è il softair e delle emozioni che trasmette. Non siamo ne dei guerrafondai ne degli estremisti di destra che vogliono far rinascere l’impero Nazifascista. E la colpa non è di noi softgunner se quel vecchio ci ha sparato addosso. Dovrebbe aver ormai ricevuto la notizia che la guerra è finita da un bel pezzo.
Siete solo un branco di pagliacci ignoranti.
W il softair!
28 giugno 2010 @ 19:15
CHE DISCORSI……..TAPPATEVI LA BOCCA, FATEVI I CAXXI VOSTRI E BASTA, NON SAPETE DI COSA STATE PARLANDO!!!!!! NON C’E’ NIENTE DI MEGLIO CHE FARE 2 PASSI NEL BOSCO CON GLI AMICI, MANGIARSI UN PANINO E RACCONTARSELA. SI, CI SPARIAMO ADDOSSO MA SOLO PERCHE’ CI PIACCIONO LE ARMI MA NON MI ARRUOLO NELL’ESERCITO PERCHE’ POSSO COMPRARE DEI GIOCATTOLI CHE SPARANO DEI PALLINI DI PLASTICA -BIODERADABILI- CHE NON FANNO MALE ALL’AMBIENTE, O AL MASSIMO QUALCHE PARTITA AL COMPUTER O PLAYSTATION VARIE A QUALCHE GIOCO DI GUERRA, MA LI’ SI STA SULLA POLTRONA FERMI SPAPARANZATI A FAR NIENTE (NON SONO PER NIENTE CONTRARIO A CONSOLE E PIATTAFORME VARIE, ANZI, LE STIMO PARECCHIO).
28 giugno 2010 @ 20:11
Ciao a tutti,
Ho 44 anni, la prima volta che ho giocato a softair ne avevo 22, che dire, sono rimasto sbalordito da quello che ho letto, io sarei uno di quegli idioti che la domenica si riuniscono in un bosco e giocano alla ” guerra ” e spendono tutto ciò che guadagnano in attrezzature per il softair…In verità vado a giocare una volta al mese, perchè sembrerà strano ma anche noi abbiamo una famiglia, l’ ultima volta che ho ” sprecato ” euro per il softair risale a 2 anni fà.
Volevo chiedere una cosa all’ autore di quanto scritto, quante volte hai sentito in un tg la notizia che giocatori di softair sono finiti in ospedale o hanno provocato ferite ad estranei o finiti in manette? te lo dico io….0….
dimmi invece quanti tifosi di calcio sono finiti in ospedale o ferito ( e ucciso relamente ) estranei o finiti in manette? già dimenticavo loro sono tifosi di uno sport…gente per bene..
la mia compagna lavora presso un centro antiviolenza sulle donne, prova a dire quanti idioti che giocano a softair ci sono tra quelli che mandano le loro mogli…madri..figlie in ospedale? invece tra di loro ci sono operai…impiegati…liberi professionisti tutta gente che storce il naso quando vedono noi idioti che giochiamo a softair..
Io gioco e continuerò a giocare e dopo ogni giocata ci si ritrova al ristorante a mangiare tutti quanti assieme, alla faccia di tutti i benpensanti che parlano male di noi però poi dopo la partita di calcio distruggono tutto quello che gli capita sotto mano..Ah! dimenticavo Loro sono brava gente noi invece poveri idioti che giocano ancora come dei bambini..
28 giugno 2010 @ 22:15
Meno male! Finalmente delle buone fonti. Nicola, Gigio, vi ringrazio. Così si ragiona.

Devo dire che mi lascio prendere facilmente dal sacro fuoco, quindi se non ci sto troppo a pensare la mia ironia risulta estremamente pesante, e me ne scuso. Ma trovo altrettanto giusto lasciare intatto il post con la mia posizione iniziale, anche e soprattutto per poter godere dell’evoluzione della posizione di ciascuno. Una cosa però che faremo sarà quella di integrarlo ulteriormente con un sunto della nostra posizione definitasi fino a questo punto della discussione, sperando che serva a mitigare le parole di chi è tentato di intervenire senza cognizione dei trascorsi della discussione o semplicemente in maniera infertile senza fare onore a nessun’idea.
Tuffandosi rapidamente nel merito (ci perdonerete, non abbiamo mai caterve di tempo, per rispondere), vedo confermate le tesi di attitudine del Softair al teambuilding. E questo, insieme all’inclinazione di molti softgunner all’amore per la natura non è più in discussione. Come in ogni sport le mele marce ci sono, e chiaramente al solito sono quelle che si notano di più – ad esempio non tutti usano pallini biodegradabili (i miei amici no, i maledetti) e come emerge anche dalla ricerca dell’Università di Palermo che citavate, è solo un 10% del campione che pare versato in atteggiamenti aggressivi. Anche se devo fare una critica a questa ricerca: un campione di 72 persone, nel bene e nel male, è proprio poco rappresentativo.
Proseguendo oltre, qui da qualche parte dovrei avere qualche pezzo che stride con quanto afferma la ricerca effettuata da Barnes e Wren nel ’93 sulla catarsi mentale, ma non l’ho ancora ritrovato – è perso fra le scartoffie, ma vi prometto che lo ritroverò e allora ne discuteremo: attendete speranzosi.
Arrivando infine a quanto realmente volevamo dire – e questi sono i concetti con cui integreremo il post – non è il Softair in toto che critichiamo. Fuori da ironia, quello che critichiamo è la simulazione di un’azione di guerra e “l’interesse per le armi”, come cita la ricerca di Kermel e Sorrentino del 2002 che avete suggerito. Io non credo sia opportuno muoversi nella direzione ipotizzata da Gigio sondando la possibilità di simulare un blitz antimafia: in ogni caso è un’azione piuttosto penosa, nel senso proprio del termine. E rispondendo sempre a Gigio circa l’ottima ipotesi del come sarebbe possibile contrapporsi ad un Hitler senza armi, dico che i nostri nonni le armi le hanno dovute usare, è vero, sono stati costretti e la nostra libertà è anche frutto di questo. Sul fianco di Palazzo Vecchio, qui a Firenze, c’è una targa che dice: “Dall’11 agosto 1944/ non donata ma riconquistata/ a prezzo di rovine di torture di sangue / la Libertà/ sola ministra di giustizia sociale/ per insurrezione di popolo/ per vittoria degli eserciti alleati/ in questo palazzo dei padri/ più alto sulle macerie dei ponti/ ha ripreso stanza/ nei secoli”. Le armi sono già state imbracciate a sufficienza. I nostri popoli hanno già versato abbastanza sangue, per liberarsi. Chi è morto per la nostra libertà lo ha fatto con l’intima speranza che potesse essere l’ultima volta che doveva succedere. E coltivando una cultura di democrazia, di dialogo e ripudiando la guerra in ogni sua forma, in ogni sua allusione, si può giungere al magnifico risultato attuale: sono due secoli che uno stato democraticamente governato non muove guerra ad un altro stato democraticamente governato. Il nemico attuale è una forma di dittatura (in senso lato) fanatica cieca e violenta che nasce dal pus dell’ignoranza, nelle cloache della miseria e dell’emarginazione. Che si può esiliare dal mondo se ci impegnamo a costruire una cultura sana e capillare.
Avviso che circa la differenza fra guerra e violenza ho in ponte un post che credo potrà essere un buon inizio per un’altra discussione in cui riconsiderare un po’ di vecchie posizioni.
Io ammetto di avere avuto un certo pregiudizio in virtù del mio primo impatto con Softair, che non è stato dei più felici vista la manica di neonazisti che ho incontrato o l’imbecillità dei miei (pur carissimi) amici. Però, pulita la mente da preconcetti si può proseguire. Nessuna delle ricerche citate affrontava la questione che infine più ci sta a cuore, che sentiamo come più urgente e che vorremmo vedere meglio anche insieme a voi: le armi e la simulazione di guerra. E’ vero quello che dice la ricerca di Kermel e Sorrentino? Il softgunner è una persona che fra i tanti ha “l’interesse per le armi”?
Infine mi scoccia molto fare questa richesta, ma se non siete persone inclinate al dialogo (anche acceso, eh, non vogliamo mica solo dei Gandhi!) e con un minimo sindacale di spirito critico, non lasciate per forza commenti, nessuno vi obbliga, specie se devono essere effimeri e offensivi della vostra intelligenza. Prendete esempio dai vostri “colleghi” softgunner che sono invece riusciti ad instaurare una splendida discussione e a portare avanti delle ottime argomentazioni… pur con due barbari come me e Massimo.
29 giugno 2010 @ 00:41
Innanzitutto voglio scusarmi se qualcuno ha usato termini poco gentili, per carità, le tue affermazioni iniziali hanno di primo acchito fatto incazzare anche me, ma ho voluto provare a parlare lo stesso.
Invito i softgunners che si son fatti prendere la mano a scusarsi e a procedere la discussione in modo civile in quanto NOI SIAMO CIVILI!
Giorgio, ascolta me, mi pare di aver parlato in modo civile fin’ora.
Certo, a noi softgunner possono piacere le armi e le teniamo finte perchè sono la parte scenografica di un “film”, di una rievocazione, di uno scenario da gioco di ruolo in cui anche l’immagine vuole la sua parte, sennò che atmosfera è?E’ come volersi calare in un film tipo soldato Ryan imbracciando racchette da tennis.O fare una rievocazione della battaglia delle Termopili tenendo in mano degli ombrelli…che schifo!!
Ti posso dire che io ARMI VERE IN CASA PREFERISCO NON TENERNE.E tra i softgunners solo una bassissima percentuale le ha, e di solito è per interesse storico (tengono vecchi fucili delle 2 guerre mondiali come cimeli storici) ma di cacciatori non ne trovi uno.
Vedo quindi difficile che un domani ci sia una manica di softgunner che uccide gente a fucilate o la propria famiglia, anzi, avendo la possibilità di rilassarsi regolarmente,unitamente alla scarsità statistica di armi vere, la presenza di stimoli aggressivi è moooolto ridotta.Direi assente.
Bisognerebbe pensare ai delitti più recenti che han fatto notizia: Erba,il caso Franzoni,Carretta,il Mostro di Firenze,e molti altri ancora.Di giocatori di softair non ne trovi uno.
Io riesco a immaginare un mondo senza guerra con milioni di persone che giocano a softair in pace, dopotutto con le spade non si combatte più da secoli ma la scherma, la scherma medievale e il gdr live continuano a esistere senza che vi sia una recrudescenza di sbudellamenti da arma bianca.
Con tutte le palestre di boxe e arti marziali d’ogni sorta, la gente dovrebbe essere pronta e incline alla rissa in milioni di unità, eppure io quando esco la sera non mi sento per nulla minacciato.
Sarebbe bello che il gioco della guerra prendesse il posto della guerra in tutto e per tutto.Ci sarebbe la sua “estetica”, forse, va bene, ma senza la sua sostanza brutale, oscura e piena di sofferenze la sola estetica poca cosa sarebbe…O no?
Lo so che in ogni gruppo ci sono le mele marce, ma generalizzare non è mai cosa intelligente.Se un musulmano mette bombe spariamo a tutti i musulmani e li chiamiamo terroristi?Iniziamo così anche coi rumeni perchè qualcuno ruba, con i neri perchè qualcuno spaccia, con gli ebrei perchè qualcuno specula e perchè no?Coi softgunners, coi poliziotti.E quando sarà quancuno di noi a fare qualcosa che non va?Generalizzeremo ancora?Sicuri?E’ facile ma è stupido generalizzare.
1, 10, 50 poliziotti sono corrotti e violenti?Si sa, ma la Polizia tutta, la sua maggior parte, l’istituzione non lo è e io la rispetto.Il softgunner fascista o gasato lo trovi, come trovi queste persone tra le tifoserie, nei doji di karate, nelle manifestazioni nate anche con l’intento più pacifico,ai concerti, nel tuo stesso vicinato, ma non per questo devi pensare che tutti siano così.
Purtroppo, malgrado l’attenta selezione dei club, qualcuno passa le maglie dei controlli e ci vuole del tempo perchè venga scoperto.Ma fidati che col lavoro pluridecennale che la comunità ha fatto per far capire i valori e l’innocenza del softair ai “benpensanti”, riuscendoci, NON ABBIAMO CERTO BISOGNO DI CERTI IDIOTI FRUSTRATI che ci rovinino tutto.Non li vogliamo, fuori!
Mai generalizzare, o si commette lo stesso errore di Hitler (chiamiamolo errore…).
Generalizzare nasce dal pregiudizio e il pregiudizio è ignoranza.
Quello che dicono Kermel e Sorrentino non è vero, te lo posso assicurare: ricorda che L’UNITA’ DI MISURA E’ SEMPRE UNA E UNA SOLA:L’UOMO.
Se ti piacciono le armi non c’è nulla di male,l’arma da sola non si anima e inizia a farti fare quel che non vuoi.Lo stesso vale per le macchine veloci.Certo è che se vai al tiro al piattello col fucile o giri con la tua bella macchina regolarmente è un conto e i tuoi interessi son del tutto leciti e sociocompatibili, ma se ammazzi gente o guidi a 300 all’ora in città ubriaco e fai le gare clandestine è diverso.Certo, in ogni caso usi macchina o arma, ma ciò che conta è il come.Quindi, l’unità di misura sei tu.Sempre e solo tu.
Qui ho esemplificato con le armi vere, ma nel nostro caso si parla di giocattoli.Io posso essere appassionato come sono di storia militare ecc, e se colleziono modellini di aerei, carri armati, o fucili da softair, non vedo nulla di male, non faccio male a nessuno, io sono felice e ho il mio equilibrio nel collezionare, assemblare, usare e guardare ciò che mi piace, mi rende felice e più rilassato nei rapporti col prossimo.
Ripeto, poi, a noi possono piacere le armi, ma finchè le teniamo finte e le tiriamo fuori solo la domenica per TORNARE BAMBINI quelle 3 orette GIOCANDO DI RUOLO come in un moderno Dungeons and Dragons live volete farcene una colpa?Mi pare eccessivo.
Per il resto potete togliere tutti gli eserciti, farne uno solo MONDIALE che difenda tutti da ogni minaccia, potete fare tutto ciò che volete,garantisco, non ce ne frega nulla,ma se ci divertiamo così e non vogliamo perdere il lato fanciullesco tanto caro al Pascoli perchè colpevolizzarci?Appena facciamo, se facciamo qualcosa, denunciateci, sbatteteci dentro, vorrà dire che ce lo saremo meritato, ma fino ad allora il processo alle intenzioni è una cosa che non esiste.Sapete chi ha fatto il processo alle intenzioni?Bush con la guerra preventiva: “tu hai armi chimiche, e siccome ho paura che le usi su di me ti distruggo il paese”.
Ma vi pare normale??Se ti attacca ti difendi, ma così è un processo alle intenzioni, lo stesso che sembravate fare a softgunners e appassionati di armi prevedendo che forse un giorno se uno è predisposto e la moglie lo lascia e il figlio prende 4 a scuola e il cane abbaia troppo avrebbe potuto fare chissacchè mentre i fatti affermano il contrario.
Bush è noto a livello mondiale come un grandissimo imbecille, quindi spero e confido in una vostra maggiore elevazione intelettiva e cognitiva.I processi alle intenzioni lasciateli fare a quelli come lui.
72 persone, parlando della ricerca universitaria che ho postato, non saranno rappresentative forse, ma basta leggere il giornale e vedere quanti colpevoli di reati violenti sono o sono stati softgunners, se ne trovi uno su un milione ti do un premio.E guarda che solo in Italia siamo circa 15 mila!!In Europa un milione e mezzo.Guarda che siamo tantissimi!!
Ci dovrebbe essere un bollettino di guerra continuo se quanto dicono certi autori di riflessioni catastrofiste fossero anche solo lontanamente plausibili, pensaci un attimo.
15 mila potenziali killers in Italia,poniamo che più o meno un 10% dovrebbe, prima o poi, agire, ecco, 1500 omicidi ad opera di softgunners, ma dove??Quando??
Quanto alle simpatie politiche dei softgunners che hai conosciuto non so dove siano saltati fuori: forse tutti quelli cacciati da club seri per idee balzane si sono uniti in un solo gruppo, fammi un piacere e fallo a tutta la comunità softairistica italiana, DENUNCIALI!!Da noi ce n’era uno e l’abbiamo cacciato appena abbiamo scoperto che idee aveva.Ha dovuto smettere di giocare: abbiamo divulgato il nome a tutti i club amici in zona e nessuno l’ha preso su.
Funziona così.
I pallini biodegradabili?Si informi chi ancora non ne fa uso, perchè almeno in Veneto,Friuli e Lombardia che io sappia sono OBBLIGATORI nel 90% dei campi utilizzati.Restano esenti solo capannoni abbandonati e aree cementificate.Per avere la concessione di un campo naturale devi impegnarti a usare i bio o niente.E vuoi per coscienza ecologista, vuoi per conservarci le nostre preziose aree, noi usiamo i bio.Fine.
Io voglio riprovare a consigliarvi di provare almeno una volta per capire e per toccare con mano quello che da fuori sembra merda ma in realtà è nutella fresca, se mi passate il paragone.
Ricordate, finchè si simula non v’è nulla di male, finchè si gioca non v’è nulla di male.
Io voglio quanto voi un mondo senza guerra e con gli appassionati di softair liberi di giocare in pace senza paura di essere accostati a qualcosa che non esiste più.Chiedo troppo?
L’unica cosa simulata che non va bene è un orgasmo femminile: quand’è così significa che non sei bravo a fare certe cose e rischi un bel paio di cornetti in testa…la battuta passatemela dai.
29 giugno 2010 @ 01:11
Un’altra cosa giusta che hai scritto la vedo ora: da 2 secoli uno stato democratico non attacca un altro stato democratico.
Vedi?Non è questione di essere appassionati di armi o softair o cose simili,perchè se vivi in un Paese libero e democratico non hai nulla da temere all’interno, e se la gente è felice, matti a parte problemi non ce ne sono.
Se però hai intorno dittature che siano nere, rosse, verci, bianche o religiose conta niente, i problemi ci sono eccome e devi stare pronto a DIFENDERTI.Attaccare un paese perchè è dittatoriale è andare a mettere il naso in casa altrui impropriamente e la gente se vuole sa liberarsi da sola.Certo, se ti chiedono aiuto sei stronzo se glielo neghi quando hai possibilità di darlo.
Resta il fatto che se domani questo stato dittatoriale si inventa di venire a casa tua per prendersela devi quantomeno essere pronto a ricacciarlo indietro.
Sai, parlando di altre cose che poco c’entrano col softair, cosa ci ha salvati dalla 3 guerra mondiale che è stata a un nonnulla dallo scoppiare in alcune occasioni?Paradossalmente le armi più terrificanti che il genere umano abbia mai concepito, le bombe atomiche.La cosa più orribile materialmente concepita ci ha evitato la situazione più orribile in cui ci si può trovare.
USA e URSS sapevano benissimo che se iniziava la guerra ci sarebbe stato l’annientamento totale dei 2 blocchi.E si son date una regolata.
Io sono contro il nucleare: tratto energie rinnovabili per lavoro e sono convinto, ma se il nostro mondo è ancora qui com’era lo dobbiamo alla più schifosa applicazione del nucleare.
Con questo voglio dire che non bisogna avere pregiudizi ferrei ed estremi in quanto tutto ciò che può essere visto come assolutamente buono, non lo è mai assolutamente, almeno un pizzico di male c’è all’interno, e lo stesso vale per quel che è riconosciuto come malvagio: un po’ di bene c’è sempre.Chiamatelo rovescio della medaglia.
Pensateci bene e lasciate stare noi BAMBINONI domenicali.Garantito che non faremo, come sin’ora mai abbiamo fatto, mai nulla di male.Noi la guerra la detestiamo quanto voi, altrimenti, con 15 mila euro mensili che prende un mercenario, ti pare che non ci andremmo ad arruolare?Fate un po’ voi…
Quando volete provare se ve la sentite fate un fischio.Ci terrei a far vedere come stanno davvero le cose.Quando gioco provo emozioni, sensazioni, sentimenti, e quelli non li può descrivere credendo di sapere tutto uno che guarda da fuori.Da fuori è tutto superficiale, falsato.Non so descrivere certe cose nemmeno io, bisogna provare per capire, bisogna provare per comprendere cosa spinge un softgunner ad alzarsi alle 7 di mattina la domenica anche con il freddo e la pioggia, a fare strada per andare a tornei lontani, a dormire in tenda nel bosco, a camminare pieno di roba per ore e ore, a far fatica coi suoi amici, a portare la loro roba quando sono esausti, a dare loro tutta la sua acqua quando avrebbe un caldo e una sete bestia, e a tornare a casa felice.Non è guerrafondaismo, amore per la guerra o inclinazione violenta, è passione, sono valori di condivisione.Cose che c’entrano poco con le connotazioni negative che ho avuto modo di leggere.Sceglietevi meglio i ciceroni le prossime volte: quelli correlati al softair ne sapevano molto meno di voi che nemmeno l’avete provato mai e le idee che vi hanno trasmesso erano poche, distorte e confuse.
Giorgio, saranno i tuoi carissimi amici, io sono certo che si tratti di ottime persone, ma sanno molto poco riguardo a quanto ti hanno trasmesso.
Consiglia loro di guardare Schindler List,il Pianista di farsi una gitarella ad Auschwitz o Dachau e vedrai che certe idee del cazzo e certi oggettini tipo il coltello SS verranno abbandonati, se invece, dopo essersi informati, continueranno così, lasciali perdere e se possibile avverti il loro club in modo che li cacci.
Rimango a disposizione per ogni chiarimento sulla questione.Ci tengo davvero, mi dispiace e mi secca che la reputazione del mio movimento, le sue positive basi e lo sport tutto sia infangato da informazioni distorte passate da 4 gasati che nemmeno andavano ammessi in alcun club.Scusate…
Saluti.
29 giugno 2010 @ 02:58
Ciao, scusate ma il lavoro arretrato mi tiene insonne…
Circa l’uso delle repliche, giocattoli,ASG (per me che ho usato quelle vere fa ridere chiamarle armi), oltre che paragonarlo all’uso della spada resa innocua nella scherma, o di quelle da Gdr live (anche il softair è un GdR), mi viene da accomunarlo, riflettendoci, all’uso delle miniature in giochi di strategia come il WARHAMMER o simili.
Da ragazzo ci giocavo e mi viene in mente questo: una volta in possesso delle regole si poteva fare a meno delle miniature in piombo o plastica per giocare le battaglie: volendo si potevano mettere dei pezzi di carta con su scritto cosa rappresentavano e si poteva giocare a costo zero, ma volete mettere la bellezza di un tavolo con lo scenario costruito in 3d su cui si fronteggiano un bell’esercito di orchi contro un esercito di elfi tutti composti da belle miniature (statuine) belle dettagliate e ben dipinte?Tutta un’altra cosa.E tutti ci mettevamo via i soldi da ragazzini per poter metter in piedi il proprio gruppo di battaglia.
L’uso dei dispositivi softair simili a ciò che non sono (armi) è la stessa cosa.
Se avete mai giocato di ruolo capirete cosa intendo.Capirete la differenza tra una bella giocata coinvolgente e ricca di atmosfera e una merdata noiosa che non ti prende perchè fatta male.Il bello è sentirsi come in un film di azione, provare tutte quelle sensazioni stimolanti che ho ampiamente ed entusiasticamente descritto sopra.Sensazioni belle e stimolanti.In quanto belle e positive, NON POSSONO giocoforza avere nulla a che vedere con quelle che provoca quella merda di guerra che sono, ovviamente, diametralmente opposte.
Sensazioni che ho parimenti descritto sopra.
Una cosa che ti fa felice e ti dà belle sensazioni non può essere attribuibile ad uno dei più grossi drammi dell’umanità, sarebbe paradossale: come dire “c’è un terremoto che sta distruggendo la città intera…CHE BELLO!!!FIGATA!!!”
O sei pazzo, o sei cretino, o non esiste questa cosa.
29 giugno 2010 @ 12:49
Benissimo Gigio, sei stato più che esaustivo. E hai messo in luce esattamente la radice profonda che critichiamo.
L’arma è un oggetto artificiale la cui definizione è esaurita dalla finalità dell’offesa. In altre parole, non tutto ciò che è creato artificialmente e può offendere è un’arma, ma tutto ciò che è creato artificialmente per offendere è un’arma. Credo che questa possa essere una buona definizione, avendo riguardo a enciclopedie e dizionari. Ed estremamente aderente alla realtà.
Chiarissimo che ci sia la meraviglia ingegneristica. L’”oh” che ti sfugge dalle labbra nel vedere la perfezione di un’opera artificiale, il concerto nettissimo del movimento di ogni parte dell’oggetto, la pulizia della funzione, l’eleganza dei meccanismi, l’ingegnosità del disegno generale, il reverenziale stupore per il design attento. Queste sono meraviglie che conosco, che esistono, che hanno basi amplissime.
Ciononostante, quello che ci preme chiarire è come l’espressione “interesse per le armi” sia tutt’altro che leggera. Perché l’arma in sé, intrinsecamente, è un oggetto che ha la sua sola ragione di esistere nell’atto di offesa (a prescindere dal motivo dell’offesa stessa), ideata e progettata al fine di ottenere l’efficienza più letale possibile, uccidere nella maniera più pulita od efficace, universalmente atta a spezzare la vita. Questo in assoluto (ab-solutum, slegato da), cioè in un contesto sciolto da ogni contestualizzazione. Penso che questo si possa tranquillamente assumere, questo, dico, cioè che l’arma è in assoluto un oggetto che per vocazione ed essenza è mortifero. E’ un giudizio analitico della realtà che non credo necessiti di ulteriori spiegazioni.
L’”interesse per le armi”, in questa ottica razionale, acquisisce delle connotazioni quantomeno spiacevoli, che certo fanno storcere il naso a chi la adotti e vi rifletta. Infatti, pure se anche questo interesse è assoluto -ossia, ripeto, decontestualizzato e sciolto da concrete situazioni e atteggiamenti di bellicosità- non può non avere una struttura sofferente della radice fondante dell’essenza dell’arma, un’essenza finalistica offensiva, mortifera, algesica.
Nessuno, spero, abbia da imparare a capire quanto sia terribile l’uso delle armi – men che meno tu, Gigio. Abbiamo inteso la differenza coi “plasticotti” che si dice essere completamente eterogenei anche nella sensazione del tatto rispetto ad un’arma mortale – anche se credo sia un buon momento per riferire la mia esperienza: quando mi è stata messa in mano una riproduzione di un fucile per Softair io, forse perché privo del paragone con un’arma mortale, tremavo di paura e l’ho immediatamente abbandonata a terra. E allo stesso modo, nell’ultimo spettacolo che ho messo in scena c’era una scacciacani plasticosa per una scena comica, e ce la passavamo con riverente terrore senza che nessuno osasse nemmeno impugnarla, ben lontani dalla traiettoria della bocca. Anche se il caricatore era vuoto e ancora in borsa. E non siamo proprio delle viole mammole, ecco. Quindi anche questo tipo di giudizio sul plasticotto va relativizzato perché possono esserci differenze sensibilissime fra persona e persona.
Ma ammettiamolo e concediamolo pacificamente. Quello che ci pare strano, è che pur riflesso nel “plasticotto” vi sia proprio quell’”interesse per le armi” (da fuoco) che la vostra ricerca cita, un interesse che affonda necessariamente secondo logica le sue radici intrinseche in un oggetto vòlto nella propria essenza a intimorire, ferire e uccidere con un singolo clic. Ci pare strano e non troppo -come dire?- sano, e questo è l’approdo del discorso sull’estetica della guerra: finché un’arma verrà in assoluto (ab-solutum) e astrattamente ritenuta fica e non terribile foriera di morte come sua natura detta, si potrà veramente compiere il salto culturale che elimini guerra vera, armi vere e risoluzioni violente dei conflitti dal nostro pianeta?
Postilla.
I miei amici non sono i neonazisti, chiaramente. Altrimenti non sarebbero miei amici. Sono invece gli idioti che sparano pallini non biodegradabili. Per questo offendo le loro mamme.
E circa l’appunto sulle democrazie… pur avendo raggiunto questo strabiliante risultato, all’interno della democrazia rappresentativa stessa sono ancora ampie le evoluzioni (più o meno universali) da ferrare – evoluzioni che passano anche per il salto culturale con cui ho concluso il mio appunto.
Buona giornata!
29 giugno 2010 @ 13:34
Acusate i miei interventi numerosi, ma le cose mi vengono in mente alla rinfusa.
Vorrei fare alcune puntualizzazioni:
L’arma è creataper uccidere, ma l’ASG no, è fatta per giocare e divertire.
L’intento già è diverso per quanto simile sia l’aspetto.Altrimenti dovremmo rispolverare il concetto merda/nutella:cosi simili alla vista ma così diverse in pratica…
1)Come ti dicevo la percentuale statistica di softgunners che possiedono almmeno 1 arma vera è del 2% circa quindi se c’è un interesse per le armi e un volerne avere delle riproduzioni innocue non v’è nulla di male.Se si volessero armi vere basterebbe fare la licenza e le si avrebbe.Ma se la quasi totalità dei softgunners non ne ha significa che c’è davvero eterogeneità tra volerle avere finte e vere (col carico di responsabilità e limitazioni che ne deriva).
2)I possessori di armi vere, QUASI MAI softgunners, tendono a snobbarci e deriderci come i bambinoni fighette che hanno paura di quelle vere e giocano con i giocattoli.Questo è un dato di fatto.Per me possono dire ciò che vogliono, mi frega nulla e la nostra coscienza è pulita.Altra prova della differenza sostanziale tra il mondo degli strumenti mortiferi e quelllo dei giocattoli pper divertirsi.
3)I tuoi amici sono probabilmente 20enni come te e dovranno in certi casi maturare, se sono un po’ teste calde non preoccuparti, cresceranno e pur rimanendo softgunners troveranno anche il loro equilibrio.L’importante è che lascino a casa coltelli (proibiti tra l’altro in ogni campo da gioco come del resto ogni contatto fisico) e buttino via cagate naziste.
4)L’interesse per l’arma anche vera, e te lo dico pur non tenendone, non è di per sè negativo, te l’ho già spiegato: l’unità di misura è sempre l’uomo che decide di come disporre degli oggetti con cui viene a contatto.
Le armi non uccidono nessuno, sono le persone che uccidono.Se io sono un violento e voglio uccidere qualcuno non mi serve il fucile, posso uusare un cavo eletrico, un martello,una scure, un bastone, la macchina ecc.E se ho il fucile non è detto che uccida, anzi!
29 giugno 2010 @ 13:48
Volevo citare, da pragmatico quale sono, il caso svizzero che più dimostra la lontananza tra armmi e violenza:la Svizzera è un Paese da sempre neutrale, che se serve si difende ma non attacca nessuno, è democratico, perchèanche per tagliare un albero fanno un referendum, ed ha la più grossa quota di armi pro capite del mondo perchè oltre a quelle private, ogni svizzero ha a casa fino a 55 anni il fucile che gli fornisce l’esercito perchè la naja loro dure 15 gg l’anno.
Dovremmo venire a conoscenza di stragi ed ecatombi quotidiane per i motivi più disparati, ciononostante non accade nulla.Tutti son disciplinati, educati ad aver rispetto e sano timore reverenziale per certe cose e non vi sono problemi.
La consequenzialità forzata arma- violenza trova nel caso svizzero la sua smentita più potente.
L’uomo è la discriminante sempre.
In USA è diverso: qualsiasi sconsiderato imbecille ha accesso allearmi senza permessi, registrazioni ecc e vediamo cosa succede, sepoi consideriamo la faciloneria e il modo di pensare dell’americano medio…
La Svizzera è democraticissima e non fa guerre da secoli pur essendo armatissima capillarmente.
Nei regimi totalitari TUTTI nessuno ha accesso alle armi invece, chiediti perchè…
Se io ho interesse nelle armi perchè mi piace mettere una pallottola in un bersaglio a 200 metri non vedo nulla di male, mi misuro con qualcosa e mi sento bravo o meno.
Il softair esula da tutto questo cmq: se noi softgunners abbiamo interesse per le armi ma NON LE ABBIAMO VERE pur potendole avere come tutti facendo la licenza, un motivo ci sarà.
Se fossimo tanto matti armi avremmo, in armadietto, vicino alle nostre ASG anche 3-4 bei fuciloni veri e altrettante pistole.Ma non è così.NON SAPREMMO CHE FARCENE.Non divertono, comportano responsabilità e rogne.E questo parere è largamente diffuso tra tutti o quasi i softgunners.
Noi vogliamo divertirci in compagnia, giocare e tornare bambini in santa pace!!
Le armi vere e la guerra?Eliminateli dal mondo!Vi aiutiamo anche noi volentieri!!!
Ma lasciateci giocare al nostro gioco di ruolo!!!
L’arma non è figa, l’ASG è figa!!!La merda non èbuona, la NUTELLA è buona!!Mi spiego?
Fidati di me.Ho voluto parlare per spiegare e non ho attaccato nessuno.
Questo non vul dire che debba piacerti, ma fidati e non basarti su pregiudizi.
Te lo chiedo per favore.
29 giugno 2010 @ 13:55
P.S.:SE TU tenessi in mano UNA VOLTA PER 2 SECONDI un fucile vero sapendo cos’hai in mano e cosa può fare, arriveresti a tenere un’ASG per mano e una a tracolla senza nessun problema per ore,e magari verresti pure a giocare. FIDATI di chi il paragone lo può fare avendone provati entrambi i termini:armi vere e finte.
TUTTA UN’ALTRA COSA.Non è un fatto di tatto, ma un fatto di sapere che quello che hai in mano può uccidere in un caso e nell’altro no categoricamente.
Sono le sensazioni che si provano, non lo stimolo tattile.Non so se mi spiego.
29 giugno 2010 @ 14:30
Benissimo, Gigio, questi sono concetti che ormai ci sono cristallini. Si può scendere più in profondità.
E’ un po’ un caso a parte, con una cultura politica decisamente inquietante… sapevi che in corrispondenza di ogni passo e traforo hanno sistemato cariche esplosive capaci di isolare il loro Stato?! D: Sono pazzi, questi Svizzeri!) In ogni caso l’appunto sui commenti multipli era riferito a casi precedenti, ma ora che lo vedo, pensaci con un po’ più di calma ed evita anche tu! Se non altro perché sennò ci si intasa la lista dei commenti e quelli su altri post ne risultano affogati. Grazie mille!
Adesso ti chiedo, perché l’ASG è fica? Quali sono le caratteristiche che la rendono fica?
(Comunque io non prenderei la Svizzera come esempio di democrazia.
29 giugno 2010 @ 15:04
Allora, è un anno che qui si discute, ora vi dico come far terminare questo lungo dibattito.
è facile, ora ci si fanno i conti in tasca, ci facciamo un po i cazzi vostri. tiriamo le somme.
Io ho giocato a sofair, ho fatto sport come la box ecc. secondo alcuni dovrei essere allora un violento.
Faccio però volontariato, aiuto le persone, ho fatto il servizio civile, studio comunicazione e sono molto interessato ai problemi legati al potere mafioso, ai problemi della povertà che esistono nella mia città e nel resto del mondo.
Ora vorrei sapere cosa fa nella vita chi mi considera un violento, cosa da alla comunità.
mi piace il softair, io sarei allroa un violento, ma mi dica chi lo sostiene cosa fa di nobile e buono per la società, come esprime la sua bontà. se ha i miei stessi interessi al di fuori di questi sport allora è un giusto, e capirà che non siamo due persone diverse, ma vicine proprio nel bene che ci accomuna e che sentiamo dentro, chi non fa un cazzo per gli altri allora è coglione che non serve alla società e che farebbe meglio a levarsi dalle palle.
Non distinguiamoci in chi gioca a softair e chi no, ma distinguiamoci tra chi si adopera per quel bene che sembra insito in tutti questi paroloni e chi non prova nulla ma parla e basta.
29 giugno 2010 @ 15:53
Innanzitutto mi scuso per i post multipli.
Ho sbagliato e mi pare civile ammetterlo.
L’ASG è fica perchè contribuisce a dare quell’ambientazione filmesca che fa di un gioco di ruolo un BUON gioco di ruolo.
Uno, poi, potrà avere il diritto di avere interesse per le armi piuttosto che per le macchine o le moto o che ne so, la falegnameria?
Il divertimento è proprio nel fatto che l’ASG sai di poterla maneggiare, usare e tenere come nei film d’azione che ti coinvolgono ma in tutta sicurezza, senza fare male a nessuno e senza che a tua volta debba aver timore di farti male se qualcuno la adopera su di te.
Se ci fosse il rischio del minimo pericolo o dolore giocherebbe forse il 5% di chi gioca oggi.Io per primo non farei parte di quel 5%.
Ho lasciato il calcio molti anni fa perchè mi pareva violento l’atteggiamento in campo e fuori (vedi i genitori dei piccoli).
Da 11 anni faccio softair e non ho mai ricevuto stimoli a lasciarlo.
Il film bello è quello che coinvolge, che fa immedesimare, che ti fa dire “cosa farei io al posto del protagonista o comunque di quel personaggio?
Il gioco di ruolo bello è lo stesso.
Immagina di giocare a un GdR fantasy live dove l’orco che devi affrontare ha un cappellino da baseball, una tuta da ginnastica e brandeggia un piumino da spolvero.Che schifo!!
L’ASG fa parte di quel bagaglio di elementi che vedi nei film che vorresti ricreare nei tuoi giochi.Giochi che, spesso hanno una storia a tema con tanto di indizi da trovare ed esaminare per arrivare all’obbiettivo.
Perchè per esempio io compro ASG e le colleziono pure quando per giocare me ne basterebbe una?A me queste repliche PIACCIONO e non ci vedo nulla di male dato che sono innocue per conto loro e in mano a un softgunner che ne fa l’uso dovuto all’interno di un ambiente regolato in un posto dedicato men che meno sono un problema.
Io ho un lavoro, guadagno benino e avendo fatto il militare, essendo incensurato, sano di mente (dicono) potrei avere il porto d’armi in breve tempo e comprarmi tutte le armi vere che voglio, ma come quasi tutti i softgunners NON MI INTERESSANO, NON LE DESIDERO, NON SAPREI COSA FARCI.Non credi che questo sia già una spiegazione?
Non voglio responsabilità e rogne, non saprei che farmente, non mi sento minacciato da nessuno e non caccio, cosa le prendo a fare queste armi???
Io ammetto che mi piacciano le armi perchè mi ricordano le azioni clue dei film di avventura e, come tutti i softgunners, sono contento possedendo delle loro repliche.Repliche che, a differenza di quelle reali si possono usare in tutta sicurezza e libertà appunto per il fatto che armi non sono.
Se dico che mi piacciono le auto sportive dico che mi piacciono le auto sportive, non che mi piace fare le gare clandestine di notte o i rally.Io posso volere una Lamborghini, potermela permettere, comprarmela e girarci a 50 all’ora.A te parrà stupido, ma se a me va così…
Che io l’abbia presa per fare i 300 all’ora in centro città è una congettura che puoi farti tu, ma io sono responsabile di quello che io dico e faccio, non di quello che capiscono gli altri o si sognano di notte.
Finchè mi piacciono le repliche di armi e ne faccio, come tutti, un uso tale per cui nessuno, dal passerotto all’uomo, avrà mai da soffrirne direttamente e non, non vedo il problema.
Se qualcuno interpreta che sono un violento e un guerrafondaio per questo non so cosa dire oltre al fatto di garantire che non è così.
Io una macchina fotografica per stati d’animo e pensieri non ce l’ho per dimostrare che quanto dico è vero, quindi o ci si fida o non ci si fida.
I punti focali di tutto, alla fin fine sono che:
1)softgunners e possessori di armi vere sono al 99% 2 gruppi diversi, distaccati e spesso in contrapposizione addirittura.Se vogliamo quelle vere le possiamo avere anche noi,la legge è uguale per tutti, ma NON NE SIAMO ATTRATTI.
Questo smonta la tesi secondo cui uno che abitualmente gioca con le ASG potrebbe pronto ad usare armi autentiche…QUALI??Non ne abbiamo!
I gangster degli anni 30, i mafiosi, i talebani, le camicie nere, le BR, i terroristi neri, al Qaeda, l’IRA,la malavita delle favelas in Brasile e chi più ne ha più ne metta, non avevano mica un passato da softgunners.PER FORTUNA!!!
2)interesse per le armi non significa volerne di autentiche ne’ tantomeno un essere violenti e attratti dalla guerra che non piace a nessuno.E’ una merda.
Mio cugino di 11 anni mi fa spesso domande, e rimane esterrefatto dai dati tecnici e da come funzionano, ma mai mi ha chiesto o parlato di usi violenti, caccia o uccisione.Sa a cosa gioco e giustamente sa che certe domande e discorsi non li condividerei io per primo e soprattutto non vorrei/potrei rispondergli perchè sua madre non sarebbe d’accordo.Lei mi ha detto, se vuole giocare a 16 anni, visto che l’ambiente è sano, ok, ma non insegnargli nulla di violento.Io ho risposto che non c’è pericolo: ciò che non mi appartiene come faccio a insegnarlo?Come fa a insegnare la violenza un gigante grande e grosso ce se investe per sbaglio un gatto si rimane schockato per 3 giorni??
3)Il softgunner è tendenzialmente ecologista e rispettoso della natura in cui si trova a giocare.Vedi pallini bio obbligatori, pulizia del campo dopo ogni gioco e manutenzioni ambientali regolari in ogni regolamento di club.
4)Le valenze positive del gioco come tembuilding ecc. le abbiamo sviscerate e son chiare.
5)In tutti i fatti di cronaca nera non v’è mai stato almeno qui da noi un softgunner come protagonista o coinvolto.Questo dimostra, alla luce dei 20000 softgunners (il mio dato sui 15000 era errato) circa effettivi in Italia, che l’uso dei “plasticotti” non porta a conseguenze di natura sconveniente e questo trova d’accordo anche la ricerca dell’università di Palermo.
6)Essendo dimostrato che non v’è alcun legame tantomeno di causa/effetto tra il nostro gioco e realtà violente, dall’aggressione alla guerra, ci sta che a qualcuno possa non piacere, ma certe accuse e critiche sono un po’ fuori luogo.
Lasciateci stare in PACE e saremo tutti a posto.
Spero che un giorno abbiate la spinta a calarvi nel nostro mondo per una volta.Sono certo che vedendo come si sta e come gira l’atmosfera nei nostri ambienti le vostre idee se non muterebbero certo si limerebbero.
VORREI INVITARVI OSPITI DA NOI E VI FAREI OFFRIRE ANCHE LA GRIGLIATA DAL CLUB.
Sono convinto di quanto dico.
Avendo il paragone con un’arma vera poi tutto cambierebbe all’istante come ho detto.
NOI LA GUERRA LA PRENDIAMO BELLAMENTE PER IL CULO ESORCIZZANDOLA come in una sorta di allegoria carnevalesca in cui i carri da fieno diventano di tutto di più.
DON’T MAKE FUCKIN’ WAR!!JUST PLAY AIRSOFT!!!
E quando avete finito MAKE LOVE…se qualcuna è d’accordo…lo spero per voi tutti.
Io mi sento libero e contento se lo sono tutti.
Giuro, sono così.Se vedo uno che sta male ci sto male pure io.Altro che violento…
Auguri per una buona vita.
Ciao.
29 giugno 2010 @ 21:09
io sono cresciuto nella convinzione che non si deve giudicare senza prima conoscere…..
Credo sia bene che tutti noi ci ricordassimo sempre di questa regola….
29 giugno 2010 @ 22:00
Inizio a leggere un po’ troppe cazzate… Giorgio forse mi sono perso qualche post a causa del poco tempo ma non mi sembra di aver ottenuto risposta, fai finta di niente….nel caso ti prego di segnalarmela perche’ ero curioso…Ah un bastone di legno non puo’ essere un arma? Non caghiamo fuori dal vaso per piacere…un coltello da cucina e’ fatto per tagliare non offendere, ma se non erro puo’ essere usato come arma…
29 giugno 2010 @ 22:03
Ah inoltre riguardo al commento sugki svizzeri ripassiamo la differenza tra democrazia e pazzia quasi quasi …
29 giugno 2010 @ 22:25
Diciamo che anche un ombrello può essere in un gioco un “fucile” se lo si brandeggia e si finge che lo sia, e a quel punto la differenza tra ASG e ombrello è nulla: nel tuo immaginario entrambi sono un fucile come, all’opposto, in realtà non sono oggetto atto a offendere (arma) nessuno dei 2.
Anzi, forse l’ombrello è più pericoloso dovutamente al caratteristico puntale acuminato.
Ricordo un caso di cronaca nera avvenuto a Roma in cui una ragazza ha ammazzato un’altra con un’ombrellata nell’occhio.
Con le ASG casi del genere non me ne sovvengono.E in generale coi softgunners.
A prescindere dalla somiglianza o meno, tutto può divenire in un gioco, in una fantasticheria, ciò che non è senza realmente esserlo e senza averne caratteristiche pratiche e funzioni (vedi quella di poter ferire e uccidere tipico delle armi), ma in ogni caso non potrà mai essere ciò che imita se non è adatto a fare lo stesso “lavoro”.
30 giugno 2010 @ 16:51
ciao…
Ho appena letto che l’ articolo è una montatura ed è il blog è stato fatto per provocare..bene allora possiamo parlare un pò di sport tipo le arti marziali, li ti insegnano a colpire l’ avversario certo anche li durante la competizione fai finta di colpire, o quasi, ma chi ci dice che quella persona fuori dal quadrato non possa usare ciò che ha imparato per sport per fare del male seriamente? ho conosciuto uno che è finito davanti al giudice perchè ha mandato in ospedale due persone..a suo dire per leggitima difesa ma questo non giustifica il fatto che uno dei due è stato diversi giorni in coma.
Come scrivi tu non ci sono casi di ferimento o omicidio con le ASG ma con utensili che usiamo giornalmente le cronache sono piene.
Ormai è passato il tempo dove chi giocava a softair lo faceva di nascosto perchè rischiava una denuncia, questo accadeva verso la fine degli anni 80 quando ho cominciato io, adesso ci sono club una federazione e si gioca sempre in zone con l’ autorizzazione del proprietario o del comune, gli abitanti della zona sono a conoscenza di quanto avviene e poi lungo il perimetro del campo da gioco vengono messi cartelli dove si avvisano le persone di quanto avviene..a volte durante il periodo della caccia dobbiamo essere noi a fare attenzione a qualche cacciatore, ci sono quelli che appena vedono muovere un cespuglio pensano che ci sia un cinghiale dietro e sparano senza pensarci due volte..in fine , come ha scritto qualcuno non sono ammessi coltelli o pugnali vari fà eccezione il multiuso Svizzero.
30 giugno 2010 @ 18:14
Bravo Giovanni, hai evidenziato che, in realtà, non siamo noi a dover creare preoccupazioni nella gente dato che mai un softgunner si è macchiato di azioni violente (come confermano studi universitari autorevoli e realtà dei fatti) soprattutto con armi vere che quasi nessun softgunner ha (a smentire il presunto nesso ASG-arma quanto a interesse ecc.).
Noi siamo quelli CHE SI DEVONO PREOCCUPARE in quanto ci troviamo a dover condividere gli stessi territori con i VERI violenti, i VERI antiambientalisti, i VERI inquinatori, i VERI assassini, i VERI insensibili che pochi problemi si fanno a sparare ad un essere vivente inerme e SUL SERIO con l’intenzione non di giocare amichevolmente ma di UCCIDERE peraltro vantandosene con gli amici: i CACCIATORI.
Chiedete a quanti SG sarebbero capaci di sparare a un passero o a un cerbiatto!!
Quelli invece rischiano di beccare noi mentre giochiamo solo perchè muoviamo cespugli cazzo!!Fanculo loro e la caccia di merda!!
Quelli ammazzano sul serio, sparano davvero con armi vere ad ogni movimento e riempiono i boschi di piombo che non è ne’ biodegradabile come i nostri pallini ne’ inerte, è PROPRIO TOSSICO!!
Noi siamo potenziali vittime di violenti veri e ci detestano perchè per ETICA tipica del movimento il softgunner che trova trappole o richiami vivi in gabbia smonta le prime e libera i secondi.E’ la nostra LEGGE.
I coltelli in campo sono VIETATI come ogni tipo di oggetto atto a offendere: bastoni, punte, carabine a piombini e menchemeno vere armi.
Non servono a nulla, sono incompatibili con gioco e l’ambiente, VIA!
Il coltellino svizzero è ammesso: coi cacciaviti ti salva in caso di riparazioni al volo, con il cavatappi ti fa gustare la birretta nei momenti di pausa (da colpito) e con la forchetta ti permette di papparti la simmenthal o il tonno (le cui scatolette son portate via a fine gioco lasciando pulito l’ambiente).
Le ASG lasciatecele: stanno al softair come pallone e porte stanno al calcio e come canna da pesca e retino stanno alla pesca.
Senza ASG e obiettivi da prendere con astuzia e flessibilità mentale il softair non è più softair (e non ha più tutte le valenze buone che sin’ora abbiamo riconosciuto tutti).
Senza 2 porte e un pallone il calcio non è più calcio: metti 22 uomini in campo a far che?Senza strumento di gioco e senza obiettivi (reti) da cercare?
Stesso dicasi per la scherma con le spade,in quanto, seppure la spada sia nata come arma da offesa ed ha fatto milioni di morti nei secoli, non fa dello schermidore che ne fa uso (versione innocua) in contesto esclusivamente sportivo, un potenziale infilzatore/sbudellatore di famigliole felici o vicini che tagliano l’erba in orari in cui disturbano…
Come per i softgunners, non ho mai sentito parlare di incidenti o uccisioni mediante arma bianca ad opera di chi pratica la scherma o il kendo.
Ma con martelli, motoseghe, macheti, badili (vedasi il piccolo Tommy), ombrelli, coltelli da cucina, accette e tutte altre cose non create per offendere ma ad esso adatte se ne sentono da sempre a bizzeffe.
Se uno è un pazzo omicida di natura o un violento spostato può non vedere mai un’arma da fuoco vera o finta in tutta la sua vita ma prima o poi qualcosa di violento e negativo lo farà..Un mite può dormire su un letto di fucili e lavorare in armeria senza mai fare nulla di male a nessuno manco se si incazza, con le ASG men che meno…
Quando pratichi arti marziali hai il divieto ASSOLUTO di usarle fuori dalla palestra.TI CACCIANO!
Da noi, in ogni squadra, il regolamento parla chiaro: trasporto fuori dal campo in custodia, col TAPPO ROSSO e guai farle vedere in luoghi non privati e non preposti pena L’ESPULSIONE DAL CLUB.E’ un altro sistema “d’allarme” antiesaltati.
Quelli è meglio se vanno a giocare a carte.
A costo di restare con una squadra da 5-6 persone ma con la testa sulle spalle.
1 luglio 2010 @ 21:20
Ho trovato altri link davvero illuminanti.
Scusate:
IMPORTANTISSIMO!!!
Codice ETICO di tutta la comunità softairistica italiana APPROVATO DALLO CSEN: il centro sportivo EDUCATIVO nazionale.
Sfido a trovarci il minimo segno che neghi il categorico rifiuto della violenza da parte di noi softgunners.
http://www.csen-softair.it/codice.html
Articolo di giornale svizzero generico (non è affatto di parte e non è un giornale di softair.
http://www.ticinonline.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=374937&idsezione=1&idsito=1&idtipo=3
Altra azienda che fa teambuilding col softair.
http://www.bgbuilding.it/team-building-combat.html
Se trovo altro posto subito.
W il SOFTAIR!!
Ciao, rinnovo l’augurio a tutti per una buona vita.
2 luglio 2010 @ 14:45
Allora. pratico softair da 2 anni circa e sinceramente nn lo faccio perchè voglio diventare un criminale o perchè ho una voglia repressa di uccidere altre persone. Se pratico questo sport lo faccio solo perchè ho la passione delle armi fin da quando ero piccolo, eppoi nn mi sembra giusto giudicare i softgunner in maniera così brutale. sicuramente facciamo qualcosa di molto istruttivo a livello tattico e stiamo a contatto con la natura e facciamo qualcosa di buono per il nostro fisico e almeno nn stiamo a giornate spappolati davanti a un compiuter a giocare su internet con wargames e nn andiamo a fare tafferulli sotto gli stadi per 11 persone che rincorrono un pallone. siamo persone come voi che hanno passioni differenti. di certo nn vado a giudicare gli altri sport ma nn voglio nemmeno che uno mi giudichi per quello che faccio. Se a me piace andare con amici e conoscenti in un bosco a riprodurre quello che può essere veramente reale in altri contesti lo faccio, e protrai criticarmi quanto ti pare ma sn convinto che quello che faccio è molto istruttivo rispetto a la maggiorparte degli sport esistenti! e per il fatto di spendere molti soldi sn affari mia. ogniuno gestisce la sua vita come pare e piace.
2 luglio 2010 @ 15:09
Oh-ho! Uno non può assentarsi per due giorni che viene sommerso di commenti!
).
Allora, ripeto che il solo fronte caldo della discussione è quello sulle armi – in senso lato. Sugli altri argomenti, come il teambuilding, il fairplay e l’onestà, nulla da eccepire, ovviamente. Sui rapporti (phimè) con cacciatori e portatori d’armi vere, vi inviterei anche a lasciare testimonianze, perché è qualcosa di estremamente interessante che merita voce – con cui ho fatto i conti anche io, a mio modo, nelle campagne vicine a Firenze. Brutti ricordi.
Rapidamente perché – e me ne scuso – in questo periodo sto trascurando molto il blog per mancanza di tempo (dopo il 20 luglio sono di nuovo libero!), vado a toccare en passant giusto due punti e a fare una domanda che ci aiuti a calibrare meglio la nostra posizione (non pensiate che io e Massimo non se ne discuta vivamente
Sulle arti marziali, vero quello che dice Giovanni, infatti l’argomento si era già imposto ed esaurito diverse decine di commenti fa. Circa il discorso sulle armi improprie non capisco invece il perché delle osservazioni, infatti ho già fatto i dovuti distinguo. Ripetendomi: “In altre parole, non tutto ciò che è creato artificialmente e può offendere è un’arma, ma tutto ciò che è creato artificialmente per offendere è un’arma. ” Ovviamente in senso proprio, ed era ciò a cui mi riferivo. Preciso che mi piacerebbe mantenere la discussione sulle armi rosse.
Andando a porre la domanda relativamente a quanto detto prima da Gigio – quella che adesso riteniamo più interessante per noi per capire meglio la vostra posizione – vi chiediamo, perché trovate fiche le situazioni “da film” a cui vi riconducete?
Questa non è una discussione con vinti e vincitori: siamo solo determinati a sviscerare ciò che non sentiamo come scontato.
E riferendomi a Leonardo e così concludendo, che non mi si dia di parolaio, per favore: semplicemente non ho bisogno di ostentare ciò che di buono faccio fuori da questo blog.
2 luglio 2010 @ 17:41
Allora…questa discussione che all’inizio mi aveva fatto incazzare mi sta piacendo.
“perché trovate fiche le situazioni “da film” a cui vi riconducete?”
Per la suspance, per il thrilling, per l’adrenalina, per lo scontro ad “armi” pari con qualcuno con cui misurarsi e da eludere che cerca di “eliminarti”( a differenza della caccia in cui uccidi sul serio, niente suspance e l’ “avversario” è inerme e non può controbattere alla pari), per provare quello che provi leggendo un libro di azione e avventura (tipo Tom Clancy), quando guardi un film d’azione.Perchè la gente guarda i thriller, gli action movie e gli horror?Mica perchè è cattiva, ma perchè suspance, thrilling e paura sono emozioni intense che hanno la loro attrattiva.Esulano dalla vita quotidiana che, si spera, non dovrebbe riservarle mai:io per primo voglio una vita tranquilla, per capirci, non vorrei mai essere protagonista di una vicenda spionistica,in guerra, con nemici armati o mostri tipo Freddy Kruger alle calcagna.
Preferisco, come tutti credo, la mia vita più o meno tranquilla, il mio lavoro che mi piace, la mia casetta, la mia ragazza, il mio cane e vivere il mio trantran.
Che palle sarebbe, però, un film sul trantran di uno che vive con la famiglia, si alza, va al lavoro e gioca a scacchi?E un gioco che sia come un film in cui provare le stesse cose tipiche del tran tran di cui sopra?DUE COGLIONI INFINITI!!!
Altri esempi dimostranti il fatto che gioco e realtà sono 2 cose diverse.
Tutto qui.
Poi è bello perchè l’obiettivo lo raggiungi in infiniti modi diversi a seconda di come ti ingegni, mentre in tutti gli altri sport, per quanto vi siano diverse azioni per fare canestro, meta o goal, la solfa è sempre quella, il campo è sempre quello e manca la varietà, la flessibilità mentale che invece il softair ti chiede perchè:
1)Gli obiettivi son diversi
2)Le modalità di gioco son diverse: vanno dal prendere una bandiera al recuperare un “pilota” abbattuto dietro le linee nemiche, dal liberare un ostaggio al trovare e “disinnescare” una bomba o una rampa missilistica.
3)I campi sono tra i più disparati e ti devi adattare mentalmente a campi urban, montani, sabbiosi, pianeggianti, boschivi,a giocare di giorno, di notte, con la pioggia, la neve, il sole.
4)Le sfide a cui vieni sottoposto sono sempre diverse, le fatiche a cui ti sottoponi sono diverse e, siccome sono condivise, UNISCONO.
Se non sono belle e divertenti le situazioni da film che troviamo fighe allora gli stessi film e libri che sono fatti per coinvolgere e creare emozioni sono da eliminare in quanto non hanno nulla da apprezzare tranne il fatto di conciliare il sonno.Non avrebbero senso.O no?
Perchè ad esempio ai bambini attirano le storie di fantasmi e di paura?Perchè in ogni cultura c’è il fascino della creatura soprannaturale che infesta luoghi tetri e fa paura?Pensate ai fantasmi che ci son ovunque specie nelle isole britanniche, le banshee irlandesi, gli elfi nei miti germanici, i vampiri nati dalla cultura slava.
Appunto: thriller, paura, suspance, rischio ecc piacciono finchè sono applicati al divertimento :film, libro, gioco.C’è il fascino di affrontare ciò che nella vita reale non vorreisti mai fronteggiare.E’ questa dicotomia che conta e rende bello un gioco come il nostro, un gioco di ruolo, un film o qualunque cosa simile purchè non sia reale.
Per questo softair con fucili giocattolo e guerra con quelli veri son tanto lontani tra loro.
Quanto a cosa è concepito per cosa.
E’ vero che tutto quello che è fatto per uccidere è arma.Lapalissiano.
Ma l’ASG, che certo assomiglia ad un’arma, è stata concepita per giocare e non per uccidere ne’ per fare molto meno, tant’è che la sua potenza è RIGOROSAMENTE controllata ad ogni gara oltre che alla produzione in modo che sia innocua.0,99 joules cotro la media di 3500 joules di una vera munizione da fucile.Una bella differenza.3500 contro meno di 1…
Va poi detto che l’asg è pure inadatta all’uso come “arma impropria” dato che, se devo farti male, con un badile, un coltello, una scure o un altro attrezzo (anche un ferro da stiro) posso fare 100 volte più male.
Con un colpo di ASG non uccidi manco un passerotto (per fotuna!!)Non è fatta per quella.
Questo è quanto.
Mi pare sensato.
Ciao.
6 luglio 2010 @ 15:38
ciao.
Un appunto.
ora, che la tua posizione sia anti guerra, è un tuo diritto, e un tuo giustissimo punto di vista.
che la tua posizione sia ANTI soft air (sport presente sul suolo italiano da oltre 10 anni), è una tua scelta, rispettabilissima.
L’immagine che hai mostrato (con dei “softgunner” che vestono in divisa nazista) è arbitraria, utilizzata a puro scopo per alimentare la tua tesi.
Ho un profilo su facebook, “roba sa soft gunner” io stessa(io, ragazza di 18 anni) gioco a soft air da un anno.
ho, nel mio club 30 elementi.
3 dei quali sono soldati.
uno che si è fatto, prima dei trent’anni, cosi tante missioni che non ho nemmeno il di nominarlo.
che , a tuo parere spendere soldi in questo sport, e un parere rispettabilissimo, che si desume dal punto sopra.
sul profilo di fb ho 629 “amici” che praticano lo sport, gran fetta sono anche le donne.
Donne, non ragazzine, molte con parecchi piu anni di me.
Nella bergamasca ci sono una trentina di club, con almeno due dozzine di iscritti, e una nuova fetta ogni anno.
Ora, pensare che ci siano, allo scoperto, solo su un profilo Facebook 629 “amici”, con l’aggiunta di una 30ina al giorno, mi spaventa.
Caro mio, se i softgunner sono esaltati, chi fa violenze dopo le partite di calcio?loro che sono?
Ovviamente ci sono un branco di esaltati, che magari sono proprio come li hai descritti, ma non si può generalizzare in questo modo.
al posto di parlare senza cognizione di causa, come mi pare tu abbia largamente fatto qui sopra, ti propongo di incontrarci e di farti conoscere dei softgunner che svolgono il loro sport in completo rispetto delle leggi e dell’amicizia.
certo, questa possibilità la escluderai a priori perchè altrimenti dovresti rivedere il tutto, e se fossi stato interessato davvero a scrivere un post oggettivo, l’avresti fatto per “cavoli tuoi”.
Cercando di tenermi piu calma possibile, posso solo augurarmi che tutti i manuaci sessuali e impotenti siano softgunner.
Credo che, sebbene io abbia letto solo questo articolo, non approfondirò il tuo pensiero, spero solo che il bigottismo qui dimostrato sia dovuto ad un paio di persone che odi e che praticano questo BELLISSIMO sport.
cordiali saluti
o meglio, sinceramente non cosi cordiali, mi piacerebbe ricevere una risposta via e mail, sarebbe curioso intrattenere un dibattito
Doll da oggi la maniaca inadeguata sessualmente e idiota!!
6 luglio 2010 @ 17:14
Certi commenti mi hanno lasciato esterefatto… Mi chiedo come si possa avere una mentalità così chiusa, che fa sue equazioni come Metal = Satanismo, Softair = Guerra, e così via. Primo, una percentuale infima di chi gioca a softair possiede anche armi vere. Poi, io sono un Softgunner e anche un metallaro, e di gente così ne trovo in giro, per esempio bigotti e ciellini che mi additano come satanista solo perchè indosso una T-Shirt degli Iron Maiden o dei Metallica oppure pazzo assassino represso perchè possiedo un’equipaggiamento e gioco a softair… Questo più che farmi arrabbiare mi rende triste, triste perchè la gente si ferma all’apparenza, perchè secondo la massa il ragazzo perbene non è quello che ascolta rock o metal, gioca a softair e va ai concerti, figurarsi! Il ragazzo perbene è quello che si veste firmato, che va in discoteca e allo stadio, che sa divertirsi e che segue la moda… Anche se poi il metallaro non ha mai alzato le mani su nessuno e, anzi, è insultato e picchiato perchè non segue la moda dai ragazzi “perbene”, gli stessi che allo stadio ci vanno con le spranghe e in discoteca si ubriacano e si drogano per poi guidare, uccidendo una famiglia ogni weekend. Per curiosità, avete mai sentito di una strage del sabato sera che chi l’ha provocata veniva da un concerto? Almeno, io sento sempre che chi provoca questi incidenti usciva dalla discoteca… Per tornare nell’argomento, avete mai provato a fare un game? Ve lo consiglio vivamente, io ne faccio 2 al mese, partecipano gruppi da tutta Italia e ci si saluta, ci si comporta come se si fosse amici da sempre; vige divieto assoluto di portare armi bianche; si chiedono sempre i permessi alle autorità locali prima di giocare; se qualcuno si fa male o entrano estranei nella zona si interrompe immediatamente il gioco; non ci si insulta nè ci si mette le mani addosso, pena l’espulsione; non si spara ad altezza viso o da meno di 3 metri; ci si dichiara dopo essere stati colpiti; e alla fine del game braciole, salamelle e birretta per tutti! Il softair non divide, il softair unisce! Guardate gli ultràs, poi saremmo noi softgunner gli esaltati?
6 luglio 2010 @ 19:13
Che persone tristi che siete…ma perchè invece di star qui a giudicare e criticare su un blog che nessuno conosce. Insomma criticate un attività sportiva??? sarebbe meglio fare come voi a passare la vita sul pc da bravi nerdoni????
Il softair instaura grandi amicizie, regala emozioni e fa superare a chi non l’avrebbe mai pensato sfide impossibili.
SUSU se non sapete di cosa parlate state zitti che fate più bella figura.
IGNORANTI! a nome di 100000 praticanti del softair!
6 luglio 2010 @ 23:46
premetto di aver trovato il collegamento a questa discussione su facebook in quell’ambito è stata esacerbata dal contesto e ne è stato evidenziato solo l’elemento scatenante:l’articolo, che personalmente mi ha costretto a rotolarmi in terra dalle risate vista la palese ignoranza di cui è intriso(oltretutto ritengo che se un fatto come quello del partigiano che spara a dei ragazzini fosse successo davvero studio aperto vi avrebbe dedicato come minimo uno speciale) ho apprezzato molto gli interventi di gigio che ha saputo descrivere molto bene il nostro sport anche ad un profano come giorgio (xò che posizione estrema la tua non oso immaginare come potresti reagire in una discussione su di una pratica sessuale a te sgradita)resto in attesa di leggere il resto di questa discussione…a nella mia infinita bastardaggine ho cercato di scatenare su facebook una pioggia di commenti ke spero siano il più stupidi possibile in modo da riderci un po’ su li trovate su roba da softgunner il post è:leggete solo se siete calmi ciao
7 luglio 2010 @ 09:38
Mi sembra molto limitato il punto di vista dell’autore (per non dire ottuso). Da giocatore di softair (notare, “giocatore”, non “soldat” o “combattente” ecc.) le posso assicurare che preso nella giusta maniera è uno sport che più di mille insegnamenti dati da scuole e società ti fa capire quanto sia orribile la guerra. Trovarsi in una situazione simulata e pensare che nella realtà saresti morto per davvero fa ragionare. E a differenza dei nostri citati “avi” noi non bramiamo né l’invasione della Polonia, né un posto al sole o simili. Quindi, dal mio punto di vista, noi giochiamo e i nostri avi invece facevano la guerra sul serio,e non sempre per difendere valori ma spesso per aggredirne altri. Ripeto: una visione molto limitata, idee e teorie molto superficiali. Non capisco se lei faccia informazione o, meglio, disinformazione.
7 luglio 2010 @ 13:59
Complimenti per l’articolo… davvero lontano anni luce dalla realtà. E complimenti per l’intelligenza e l’educazione mostrata!
Brutta cosa l’ignoranza.
7 luglio 2010 @ 14:21
salve, sono un giocatore di SoftAir, e da vari mesi lo pratico.. sono da sempre appassionato di film, giochi e guerra, per il fascino e il rispetto che ho per i soldati.. mi piacerebbe fare vfp1, per assaggiare le regole e il rigore che impone l’esercito, che nel passato metteva in riga le persone…
ma mai e poi mai andrei in guerra…
il softair, è un modo come un altro per vivere all’aria aperta e diverstirsi..
ma soprattutto ti fa vedere e capire che se fosse la realtà e con armi vere, quanto sarebbe facile morire… infatti ti trovi durante alcune azioni di SoftAir che vorresti non avvenissero mai nella realtà e che ringrazi che sia solo un gioco, perchè risulteresti spacciato..
inolre ciò che avete scritto non sembra per nulla ironico, ma soprattutto non avete conosciuto davvero persone che questo sport lo praticano davvero..
l’animo che ce nel softair, è un po come quello che si può trovare nel rugby, dove c’è sempre un bellissimo 3° tempo..
8 luglio 2010 @ 11:08
il rinnovarsi di questo thread è un pò opera mia , ho postato su altri siti questo link , far conoscere ad altre persone la realtà del soft-air in Italia è una fatica improba , ma gratificante.
Molti dei nostri detrattori della prima ora , conoscendoci meglio sono diventati sostenitori , proprio perchè “conoscendoci” , vengono meno i pregiudizi e le paure che impediscono il valutare correttamente chi ci sta difronte.
Sono sempre partito in svantaggio parlando di soft-air con tante persone , ma condividendo il rispetto per l’interlocutore ed il rigore nel provare a capire chi mi stava difronte , molte volte sono riuscito a gettare un ponte tra le due sponde.
Si può parlare male del Soft-Air , ma adducendo concetti condivisibili:
Non si può parlare male del soft-air perchè (ad esempio) è di destra , visto che oltre la metà dei giocatori usa AK e materiale Russo/Sovietico per una precisa scelta di campo.
Non si può parlare male del Soft-Air,perchè chi lo ha fatto NON ha fatto il militare e lo vorrebbe provare , io ad esempio l’ho fatto nel 1981 e tanti nelle forze dell’ordine ci giocano senza alcun problema.
Non si può parlare male del Soft-Air perchè è da duri , io in battaglia mi chiamo “panda” i miei amici si chiamano “preparazione h”,”pizza”,”mario”,musta”,”lupo alberto” , ci sono anche “Killer”e “Squalo” , ma sono giovani , ci vuole pazienza con loro e quando matureranno….
Comunque , e qui concludo , non si può giudicare una cosa per sentito dire, da dietro un PC, se vi fa piacere conoscere questo sport , venite a giocare con noi come ospiti, saremo ben felici di ospitarvi in Umbria a farvi conoscere questo bellissimo sport.
8 luglio 2010 @ 13:12
Siamo a fine stagione, con esami incombenti, progetti in ponte e impegni a non finire, quindi perdonate se rispondo solo adesso.
Rispondo a Gigio, uno dei pochi con cui abbiamo potuto costruire una splendida discussione – purtroppo tanto diluita da interventi poco rilevanti.
Visto l’arricchimento della nostra posizione a seguito della discussione nata dalla provocazione di questo post, conto di scrivere, per l’inizio di settembre, un post non provocatorio che possa perfezionare delle considerazioni più consapevoli sul Softair, anche alla luce di questioni da te sollevate che adesso necessitano di un approfondimento da parte mia per essere valutate – come ad esempio la funzione esorcistica e l’effettivo legame fra questa attività ed emozioni innate. Fermo restando che siamo giunti quasi -quasi- ad un punto in cui, squadernati tutti i fatti, diventa necessario un giudizio di valore ben ponderato.
Spunto di riflessione suggerito da nostre esperienze recentissime e altrettanto recenti acquisizioni di infomazioni circa incidenti piuttosto gravi con ASG: l’uso di queste armi giocattolo non si esaurisce in seno ad associazioni riconosciute. E questo è un problema in quanto fuori controllo. Inoltre a quanto pare la situazione italiana relativa al Softair non è identica a quella di altri paesi, come ad esempio il Regno Unito: la comparazione fra ordinamenti è decisamente da percorrere. Spunto di riflessione, questo. Non avvìo di nuova polemica.
Nel post che scriverò cercherò di tralasciare discussioni superate: questo alla fine è stato un esperimento per avere un taglio sul maggior numero possibile di posizioni, sentimenti e argomentazioni – utilissimo, per noi, per comprendere la vostra posizione. Qui abbiamo accettato e pubblicato anche commenti manifestamente disonorevoli per chi li scrivesse, provenienti da qualsiasi parte e privi di qualsiasi cognizione sulla discussione in atto: l’altro post sarà invece una questione seria, priva di luoghi comuni e pertanto simili interventi non saranno bene accetti.
Ringrazio per ogni contributo intelligente apportato perché ci ha veramente fatto crescere. Inoltre mi permetto di aggiungere che l’ottusità e l’ignoranza e la tendenza al pregiudizio che mi sono state così generosamente attribuite non sono proprie di chi inizialmente esprima una posizione parziale: sono più proprie di chi la mantenga. E centoventi commenti hanno fatto evolvere molto le nostre idee ed argomentazioni.
Adesso basta pregiudizi nei confronti del Softair: si potrà passare a giudizi. L’esperienza di questo post, per me, si esaurisce qui, perché è giusto passare ad un livello successivo.
Cercherò, in qualche modo, magari con gli indirizzi email che avete lasciato, di pubblicizzare fra voi il post successivo. Buon proseguimento.
8 luglio 2010 @ 19:02
Cari Giorgio e Massimo premetto di avere grande stima e simpatia per i Toscani per il loro modo “bischero” di affrontare la vita e che ritengo che l’ironia sia, insieme all’autocritica, uno dei motori dei rapporti interpersonali … ma a tutto c’e’ un limite!
Quando l’ironia espatria nel cattivo gusto, per me, non e’ piu’ divertente (non nel senso che non mi fa piu’ ridere) e diventa non-interessante poiche’ pregiudica uno sano scambio di vedute.
Definire ironico quanto scritto nel fasullo trafiletto e’ forse ancor piu’ irrispettoso nei confronti di partigiani e caduti di quanto Voi pensiate lo sia il SoftAir: avete usato in modo strumentale la loro memoria, poiche’ si tratta di avvenimenti inventati da Voi per Vostro uso e consumo, per costruire una tesi su cui basare le Vostre convinzioni (giuste o sbagliate che siano, non sta a me giudicare) e da cui attaccare chi-fa-cose in un modo che a Voi non piace.
E’ altresi’ vero che non si puo’ pretendere che tutti siano d’accordo con tutti ma, ripeto, le basi per uno sano scambio di vedute sono a mio avviso ben altre.
E’ ovvio a questo punto che i giocatori di SA, me compreso, si siano sentiti in prima analisi insultati da quanto scritto all’inizio di questa discussione e che siano partiti a testa bassa, e basso e’ stato anche il livello di certi interventi
ma tante’. Sappiate che conviviamo quotidianamente con preconcetti del genere e quando qualcuno la spara (scusate il gioco di parole) troppo grossa parte il neurone.
Ma torniamo a noi: evidentemente i vari e variegati interventi dei praticanti Vi hanno allargato un po’ la visuale e l’autocritica ha fatto breccia e questo e’ bene; ma torniamo per un attimo ai Vostri presupposti basati, spero di ricordare tutto e bene, sul ripudio a prescindere (i “senza-se-e-sanza-ma” mi danno acidita’ di stomaco) dell’estetica della guerra e quindi di ogni sua rappresentazione sia essa reale o fittizia e fin qui nulla da dire, e sul fatto che numerosi studi a livello planetario condotti dai piu’ celebrati esperti di psicologia, formazione, ecc ci abbiano etichettato come depressi-impotenti-degenerati-sociopatici e serial-killer-to-be.
Bene!! Ora IO mi chiedo COME siano, anzi SIATE, giunti a tali conclusioni: evidentemente SENZA MAI aver calcato il palco di un campo di gioco, perche’ di questo si tratta, di un teatro in cui va in scena una rappresentazione sempre diversa ed in cui attori e spettatori sono tutt’uno. Mi piace questa visione un po’ romantica, ma in fondo e’ così.
Gli esaltati, come in ogni aspetto dell’Umanita’, ci sono ma, credetemi, quando questi individui si palesano sui campi si innesca un meccanismo di rifiuto ed allontanamento nei loro confronti proprio perche’ la nostra realta’, quella della stragrande maggioranza di noi, e’ totalmente aliena a quella di questi “in-duh-viduals”.
Il SA non e’ scimmiottare con irriverenza e superficialita’ le gesta di chissa’ quale esercito di assassini, o meglio questo e’ quello che vede e pensa chi si ferma neanche a bordo campo ma al parcheggio e siccome la superficialita’ e’ brutta-e-puzza vediamo di entrarci su questo benedetto campo e vediamo VERAMENTE cosa c’e’ (faccio un elenchino va):
- amicizia, nata dalla passione comune e che spesso va oltre il solo SA,
- interazione con chi non-e’-come-te in quanto la platea dei giocatori e’ talmente eterogenea da racchiudere TUTTA l’Umanita’ e parlo di ceto sociali (si ok e’ brutto lo so), etnia, livello culturali, religione, propensione politica e chi piu’ ne ha piu’ ne metta
- onesta’ e rispetto, come ti hanno gia’ spiegato e’ la base del gioco e non mi sembra poco
- responsabilita’, fai parte di una squadra e anche dalle tue azioni dipende il successo del gioco
- goliardia, e questo in quanto Toscani dovrebbe farVi piacere
- passione comune per tattica e gioco di squadra, elementi che troviamo tranquillamente in altri mille sport: vedi ciclismo, calcio, pallavolo ecc ecc ed i cui praticanti non sono certo tacciati di essere potenziali imbiancatori-con-la-doppietta
- sacrificio, svegliarsi alle 5 del mattino per andare a giocare vuol dire non andare a divertirsi il sabato sera oppure dormire poco, mettere da parte i soldi per l’acquisto di attrezzatura ecc
Voi mi direte che non e’ questo il punto, che il punto e’ che giochiamo con simulacri di armi vere, vestiti come soldati veri e quindi esaltiamo l’estetica della guerra fine a se stessa.
Ed io ti rispondo: echissene!! Perche’ mi devo preoccupare se la scatola e’ brutta (per qualcuno) quando so che il contenuto e’ ricco di cose positive? Per non ledere la Vostra sensibilta’ di occasionali e superficiali osservatori? Ve lo potete sognare! Perche’ invado il Vostro spazio o ledo in qualche modo la Vostra liberta’ personale? Non lo sto facendo quindi …! Anzi a voler ben vedere qui chi cerca di limitare la liberta’ altrui non e’ chi gioca a SA ma chi gli da addosso!
Permettimi ma se andassi in bicicletta in tuta da sci farei o no la stessa figura da grullo che se mi presentassi in campo vestito da discoteca?
L’uso di un certo abbigliamento e’ dovuto, forzatamente, al tipo di gioco: devo cercare di conquistare l’obiettivo senza farmi vedere e senza farmi prendere ma anzi cercando di essere il piu’ invisibile possibile, NON mi vesto certo di fucsia ma ho le mimetiche belle e pronte sulle bancarelle dei mercatini.
Vogliamo parlare dei simulacri di vere armi? Stesso concetto: riuscireste, a sciare con una racchetta da tennis? Dovremmo sputarci i pallini con la penna BIC?
Vogliamo parlare di, presunta, violenza? Credo di poter affermare senza paura di essere smentito che il SA sia uno dei pochi sport di squadra in cui sia VIETATO TASSATIVAMENTE IL CONTATTO FISICO, e come altri Vi hanno gia’ illustrato si evita perfino di tirare da troppo vicino.
In definitiva, mi sembra, l’unica freccia al vostro arco (cazz manco questa va bene! ma ci siam capiti) resta la questione estetica, allora credo che ci sia poco da fare per farvi capire cosa vuol dire SA.
Ma ci provo lo stesso:
“Capisci di giocare troppo a SA quando … in settimana, se piove ci vuole l’ombrello mentre la domenica te ne stai infrattato per ore sotto la pioggia e mentre ti inzuppi pensi a quanto sia bello tutto questo!!!!”
Provare una volta non fara’ di voi degli orchi nazi ne’ tantomeno dei futuri assassini e Vi piacereta ancora, ve lo posso garantire, ma almeno saprete di cosa state parlando.
E quel giorno noi smetteremo di giocare e Vi diremo che siete dei coglioni!
Pace e lunga vita
12 luglio 2010 @ 11:24
Branco di rincoglioniti………e un gioco chi non capisce o e stupido o talmente bigotto da dare giudizi senza neanche sapere di cosa si tratta…….. non c’e violenza anzi……. c’e molta piu violanza nel gioco del calcio o dell’hokey……..conosco molta gente che lo pratica e scommetto che e piu sana di mente di chi ha lasciato giudizi ridicoli.
12 luglio 2010 @ 21:07
Salve a tutti. Mi chiamo Francesco, ho 18 anni e pratico il softair da 2 anni. E possiedo, oltre alle repliche da softair, anche un buon numero di armi vere e propriamente dette, sia bianche che da fuoco. Preoccupante, nevvero?
Ma anche no.
Io sono convinto che non sia così strano nè pericoloso, una volta eviscerato il fatto che uno è uno strumento meccanico di morte, l’altro è un cosino che monta dentro un motornio da modellismo e spara delle sferette innocue. Punto. Il fatto che ci siano le ASG nel softair, come eviscerato da Gigio, è necessario, perchè rende il tutto più scenico, scenografico e avvincente. Il fatto che siano repliche di armi vere è, se vogliamo, incidentale. Per quel che riguarda l’estetica, avrebbero potuto assomigliare ai faser di Star Trek o alle pistole laser di Guerre stellari o ai “fucilazzi” di Starship Troopers o perfino al cannoncino di bambù sparabolle di Puzzle Bobble. Il fatto che replichino M16, AK e quant’altro è dovuto alla scenografia, ma se un domani mettessero in vendita solo i “cosi” di Star Wars sono pronto a scommettere che molti softgunner sarebbero pronti a vestirsi da Stormtrooper e da Jedi, perchè per loro quel che conta è la tattica, la tecnica e l’amicizia sia fra compagni di squadra che con gli avversari (e mai, ripeto, MAI nemici)
Saltando ad un altro argomento, vorrei spezzare una lancia a favore dei possessori di armi vere: è vero, nella maggioranza dei casi sono strumenti di morte, dai quali ci si sente macabramente attratti…ma forse forse non avevano torto i Samurai, quando percepivano qualcosa in più nelle loro Katane, lodandone non solo l’essere dispensatrici di morte, ma l’essere la quintessenza di equilibrio, ergonomia e precisione. E di fronte a certe armi da fuoco si può fare lo stesso.
Un esempio? sarò pure didascalico ma è necessario.
Una pistola tedesca risalente a prima della Grande Guerra era la Mauser C96. Perchè a me piace? perchè è un’arma? no, o almeno non solo.
Perchè per ottenerla si è partiti da un pezzo di acciaio che ha subito 101 passaggi di lavorazione e l’aggiunta di due guancette in legno, e tutto per ottenere una pistola. A questo punto non si tratta più solo di un coso che ammazza, ma di un vero capolavoro ingegneristico, figlio della scienza orologiaia di precisione. Voi direte: “Ma come è possibile provare meraviglia per un mostro del genere?”
Per un semplice motivo. In un film, un attore che impersonava un pacifista stava tenendo un discorsetto ad un altro attore che impersonava un oplofilo (termine che indica l’appassionato di armi) sul genere “le armi uccidono”. Allora l’attore oplofilo ha estratto una pistola, la ha posata sul tavolo puntando la canna verso il pacifista (dico pacifista perchè era quello il ruolo) e senza toccarla ha ordinato alla pistola “Uccidilo”. Ovviamente la pistola non ha fatto nulla. Questo per dimostrare che se dietro l’arma non vi è una volontà assassina, seppur dettata dall’autoconservazione, l’arma è un capolavoro meccanico, una meraviglia ingegneristica. Perversa, si, ma è così.
Oppure vorreste dire che, sotto questo punto di vista, le armi prettamente “assassine” da guerra, dotate di potenza di fuoco, tiro a raffica, capienza di munizioni ecc. sono più pericolose, in astratto e mancanti di un dito-da-grilletto, di un delicato strumento di precisione come una carabina monocolpo da competizione?
Si può essere softgunner e si può essere oplofilo. Basta semplicemente capire che, senza un dito assassino che preme il grilletto, un’arma è un pezzo di ferro, frutto di studi ingegneristici. Certo, può far male, è in effetti “disegnata” per fare male, ma perversamente, in alcuni casi, un’arma è come un estintore: non è bello averlo vicino, perhè ti ricorda che un incendio può sempre scoppiare, ma a volte serve. E di sicuro (continuando con questo paragone) non è vietando la vendita di accendini, accendisigari, acciarini e pietre focaie che si debelleranno gli incendi. Ma se si riesce ad astrarre l’arma da questo contesto sanguinario (cosa che ogni appassionato d’armi fa sempre), l’arma stessa verrà vista allo stesso modo in cui il meccanico vede un motore, e se leggerete mai libri che trattano di armi noterete che vengono descritte in maniera fredda e distaccata, come un manuale di meccanica.
E questo è un motivo per cui le ASG, per la legge italiana sono “Strumenti Ludici non offensivi” e non “Armi a bassa lesività”. Tutto sta nel capire dove la finzione termina e inizia la realtà. Per il resto non posso che quotare quanto Gigio e gli altri hanno ribadito e esposto nei precedenti post, riguardo la distinzione fra guerra vera e softair, e come le somiglianze fra questi due si limitino all’equipaggiamento e a parte (piuttosto marginale) dello svolgimento.
13 luglio 2010 @ 19:26
Manco a perdere tempo con sti due sfigati, passano la vita sul computer e sfottono i altri tramite blog perchè hanno troppa paura a dire le cose in faccia…scommetto che sono quei sciroccati che fanno sesso virtuale (hanno il cazzo che si misura in quark).
Insomma due frustrati dalla vita che si sfogano come bambini su un blog che nessuno calcola…patetici emarginati…che tristezza fate
13 luglio 2010 @ 19:59
Chiedo cortesemente, a chi si stia inserendo soltanto adesso nella discussione, di evitare di postare commenti sconnessi, frammentari e/o offensivi che denotano solo di non aver letto alcunché di ciò che è stato scritto dopo l’articolo. Un po’ perché non si apporta niente di utile, un po’ per rispetto verso chi, come me, ha seguito con interesse fino ad ora lo sviluppo della tenzone.
Insomma, non dico che chiunque arriva qui debba leggersi da cima a fondo un centinaio di commenti prima di scrivere la sua opinione, dico soltanto di informarsi un minimo sull’andamento della discussione prima di sparare cazzate che mi intasano la mail e mi roteano le balle.
13 luglio 2010 @ 21:41
La discussione, come detto e aggiunto alla fine del post, è conclusa, a questo livello. Ripartirà a un livello successivo con un nuovo post. Perciò dopo questo commento non ne saranno più approvati altri di alcun genere, relativamente a questo post.
Grazie dell’attenzione.