Voglio la Sindrome di Stendhal!
Di Tiziano Vignolini
La Sindrome di Stendhal (dallo pseudonimo dello scrittore francese che per primo ne descrisse i sintomi), detta anche “sindrome di Firenze”, come probabilmente molti di voi già sapranno, è un disturbo psicosomatico che talvolta colpisce chi si trova al cospetto di opere d’arte di particolare bellezza, sortendo effetti tra i più disparati. C’è chi cade in ginocchio, in uno stato di trance estatica; chi banalmente sviene, chi dà di matto e tenta di distruggere l’opera d’arte, in preda ad una crisi isterica. Ecco, da quando ho scoperto l’esistenza di questa simpatica affezione, uno dei miei più grandi sogni è di caderne vittima, almeno una volta nella vita (l’opzione che mi ispira di più è la crisi di matto, sempre sperando che qualcuno mi fermi prima che faccia a pezzi qualcosa; altrimenti posso accontentarmi della trance estatica, sed de gustibus non disputandum est). D’altronde, i soggetti più propensi ad ‘ammalarsi’ sono i più sensibili, gli artisti, o chi abbia ricevuto un’educazione umanistica o religiosa… o i Giapponesi. Ma –ahinoi– c’è l’inghippo. Gli Italiani, in particolare i Fiorentini, ne sono immuni per “affinità culturale”. Ed effettivamente, se ci pensate, ha senso: noi abbiamo avuto la fortuna di vivere circondati da una quantità mostruosa di bellezze artistiche, e giornalmente, anche e soprattutto in modo passivo, abbiamo assunto per anni ed anni moli di storia e cultura che nella stragrande maggior parte del resto del mondo non ci si possono neanche immaginare.
Pensate di avere davanti una fantastica aragosta alla catalana –oppure, se siete vegetariani o avete dei pessimi gusti culinari, una splendida insalata di cous cous– immaginatevi, dicevo, di avere davanti una qualche rara prelibatezza, e mettetevi nei panni di: primo, un barbone che da giorni immemori mangia sempre la solita zuppa di rape della Caritas, e sporadicamente la mozzarella staccata da qualche cartone della pizza; secondo, un ricco epulone» aduso all’esercizio della mascella che divora ogni giorno bovini e suini cosparsi delle spezie più preziose e acconciati dai migliori sarti di Parigi. Chi dei due credete se la godrebbe di più, quell’aragosta/cous cous? Chi dei due rischia maggiormente la sindrome di Stendhal? Ebbene, cari concittadini, noi siamo dei ricchi epuloni. Paradossalmente, questa è la nostra condanna.
Ma mi sto impegnando a fondo per trovare una soluzione, mi sto scervellando per scoprire un cavillo che possa permetterci di sperimentare un collasso nervoso per eccesso di bellezza. E forse forse l’ho trovato.
Mi sono chiesto: di che tipo è la bellezza che manda in cortocircuito gli sventurati nipponici/artisti che vengono a visitare la nostra città? Bellezza principalmente di tipo visivo-artificiale. Alias, maestose architetture, finissime sculture e dipinti mozzafiato. Ed è per questo che voglio, al più presto, visitare un fiordo norvegese, un’altissima cima innevata da cui ammirare un mare di nebbia, un geyser in eruzione, o anche il Grand Canyon, il deserto del Nevada o del Sahara, o il monte Fuji e tutte quelle nipponiche montagne verdi a panettone. La Terra dallo spazio. Lo spazio dalla Terra. Perché, sì, ho pianto diverse volte, sotto un cielo stellato. Le volte preziose in cui mi sono trovato in un luogo abbastanza poco illuminato da poter ammirare le agghiaccianti (in ogni possibile accezione di significato) sfumature di colore della sfera siderale, e poter distinguere, uno per uno, i miliardi di miliardi di puntini che riempiono ogni angolo del mio campo visivo, e smarrirmi letteralmente nell’infinità dell’Universo, perdendo progressivamente coscienza di me; e precipitare nel cielo (ve lo siete mai immaginati? Precipitare nel cielo! È un pensiero che mi terrorizza). Ho sperimentato qualcosa di simile alla Sindrome, sotto un cielo stellato. Ma suppongo sia anche una questione di forma mentis, ne sono sempre più convinto.
Mi spiegherò meglio: in questo momento sto attraversando una fase di particolare recettività emotiva, a fronte di vari eventi dei quali non vi annoierò; e, insomma, mi è capitato giusto ieri, ascoltando una canzone che mai aveva sortito in me particolari effetti, di sorridere e rabbrividire, mentre con un’altra ho sfiorato le lacrime. Perché anche la bellezza uditiva, come quella olfattiva, o gustativa, possono essere una valida soluzione per i Fiorentini e tutti gli Italiani che ricerchino la Sindrome. O, perché no, anche tutte insieme: ed è per questo che sto cercando disperatamente un ristorante futurista (ed è un bel casotto, perché alle Giubbe Rosse» in Piazza della Repubblica c’era stata l’anno scorso una cena in occasione del centenario del manifesto, che purtroppo mi sono perso, e chissà quando ne rifaranno una, mah). Ma sto divagando.
In sostanza, dicevo, con una particolare forma mentis, come magari quella in cui mi ritrovo adesso, è agevolato il processo, le emozioni vengono amplificate o comunque esercitano un’influenza più diretta sul nostro sistema nervoso, e talvolta anche sul soma, sul fisico, ed io non chiedo altro che una eccessiva reazione psicosomatica. Questa estate, con ogni probabilità, passerò qualche settimana nel Maine: spero vivamente di mantenere questa forma mentis abbastanza a lungo da cadere preda di una crisi epilettica, magari davanti all’oceano (sotto le stelle, per sicurezza).


Vi è mai capitato di provare qualcosa del genere?
O davanti a che cosa pensate potrebbe capitarvi? Parlatene nei commenti!



2 marzo 2010 @ 12:08
Si, si, si, si…anch’io voglio la sindrome di Stendhal.
Come hai scritto tu, è indubbiamente una questione di “forma mentis”, dato che essa permette di accentuare la ricezione dei sensi.
Personalmente, rispondendo alla tua domanda, mi è capitato più volte di provare l’emozione di cui parli, soprattutto con la musica, ma anche con libri, paesaggi ed ultimamente pure con le persone…con la SENSIBILITA’ delle persone! (Adesso, leggendo il tuo discorso sul cielo stellato, mi hai fatto piangere).
Il mondo è completamente fatto di opere d’arte, di linee, che siano dipinte o che siano onde sonore. Ci sono quelle conosciute da tutti, oggettive, e quelle soggettive, scovate con la propria “forma mentis” appunto.
Devo dire che, in ogni caso, è sensazionale come la propria coscienza scompaia, ritrovandosi in una dimensione diversa dove non regnano leggi di nessun tipo. Il problema è che ho davvero voglia e bisogno di salire il prossimo scalino. Che sia veramente quello della sindrome???
Se sì, sarò lieta di ammalarmi e di non ricevere cure!
Comunque…c’è mica un posto libero nell’aereo per il Maine?
2 marzo 2010 @ 16:21
A me è successo nel 2007, a Barcellona, a Casa Batllò.
Quando arrivato all’ultimo piano, in quella stanza retta dello scheletro di un mastodontico cetaceo, ho capito di non essere all’interno di un’architettura, ma di un organismo vivente. Infatti se poggiate i polpastrelli sui corrimano sentirete le pulsazioni di un cuore. E’ stato splendido. Ma possibile proprio per la novità dell’oggetto, oltre che per la mia disposizione esasperata all’”Oh” e a piangere davanti a ciò che è bello.
Davvero ovunque la bellezza sia nuova, se si ha l’animo bene inclinato, la Sindrome è a portata di mano.
3 marzo 2010 @ 19:32
Come avevo già detto, bellissimo questo articolo, grandissimo Tiziano. Spero, un giorno o l’altro, di “essere colta” dalla sindrome di Stendhal.
p.s. Massimo sei un genio. Non so come tu abbia fatto, ma quella cosa sulla colonna di destra con le immagini di te e di Giorgio è bellissima!!
24 settembre 2010 @ 15:04
buonasera sono un artista di professione e credo che la cosa mi tocca da vicino..per quanto mi riguarda mi sembra un po’ patetico dire “voglio la sindrome di Stendhal!”…l’arte(in tutte le sue forme quali la musica,l’arte figurativa,i paesaggi,ecc..) ti crea già delle emozioni che possono essere più o meno forti a seconda del soggetto..quindi,non capisco il perchè di questa strana affermazione!e poi,se ti fai venire la sindrome,come credi di poterti godere le bellezze che ci circondano??????????
25 settembre 2010 @ 03:20
La Sindrome è il parossismo dell’emozione artistica. Credo che desiderare di provarla non sia patetico – se non nel senso etimolgico del termine, cui forse ti rifacevi. E’ la volontà di partecipare in maniera completa della Bellezza: è una realizzazione che va ben aldilà del pianto, della commozione, dell’eccitazione, del godimento. Io sono un rodato e non-arrivato creatore e amante d’arte pur non professandomi artista – penso che sia un titolo autoconferito troppo colossale, per un umano. Ma se tu ti professi artista di professione, a maggior ragione ciò di cui io parlo circa questo post ti sarà noto come il palmo della tua mano, e immagino sarai ben incline a incoraggiare certi tipi di desideri artistici. Forse vorrai squadernare più approfonditamente il tuo appunto: ci farebbe un grande piacere.
24 novembre 2010 @ 16:18
A me e’ capitato a Roma,esattamente girando fra i capolavori contenuti nella Galleria Borghese.Praticamente,ad un certo punto,senza volerlo naturalmente, anzi quasi vergognandomene,mi sono trovato ,a poco a poco ,in uno stato emozionale, molto emozionale di confusione, che mi ha portato a piangere.Si a piangere;le lacrime scivolavano lentamente sulle guance ed io ,impacciato imbarazzato e vergognandomene cercavo,ponendomi negli angoli delle varie sale, di nascondermi agli altri.Praticamente io la cosa la spiego cosi:Ognuno di noi ,naturalmente mi riferisco a chi una spiccata sensibilita’,riceve dalla cosa che ci sta davanti,una certa sensazione,emozione etc.;naturalmente,quando uno si trova in un posto-galleria d’arte,museo etc.-dove la raccolta delle opere e’ vasta, ecco allora che le emozioni che riceviamo sono tante ,e se si e’ sensibili, anzi molto, ecco allora che le percezioni di tante opere artistiche ,concentrate in un sol punto, possono provocare emozioni tali da portare al… pianto-E’.PERO’ ,RIPETO UNA EMOZIONE MERAVIGLIOSA,INDESCRIVIBILE…
30 dicembre 2010 @ 00:11
anche la poesia, se ben ritmata, crea in chi la legge la sindrome menzionata es.”E’ innegabile che i sentimenti d’amore nascono e muoiono,ma le tracce che laschiano sono diamanti da chiudere in cassaforte. ecc.. sono, così belle che hanno acceso molti cuori, come vorrei essere un tizzone ardente per bruciarti di passione.
31 dicembre 2010 @ 13:59
bell’articolo, mi è piaciuto molto. leggendo gli altri commenti mi viene da pensare: e poi dicono che noi italiani siamo immuni!!! non mi è mai capitato ma ho letto che anche la musica può provocare sensazioni simili, se dovesse accadermi vorrei che fosse per un brano musicale. ciao!
8 gennaio 2011 @ 10:02
Io l’ho provata….a firenze davanti la venere di botticelli…..ero letteralmente in trance non volevo spostarmi e qnd dopo un 1 ora il mio compagno mi ha convinta….davanti agli occhi avevo sempre quell’opera!!!
colpo di fulmine?
17 gennaio 2011 @ 01:26
Bellissimo articolo! Grazie.
Da circa 8 mesi lavoro in Germania e sto vivendo l’esatto contrario della Sindrome di Stendhal. Cerco in ogni angolo quella bellezza a cui ero costantemente abituato, punto di appoggio delle mie giornate quotidiane e perno attorno a cui ruotava la mia vita….e che tuttora non posso farne a meno.
Ora cerco una pienezza di emozioni che purtroppo difficilmente riesco a trovare. La bellezza può essere percepita mediante tutti i sensi ed addirittura il profumo che si può apprezzare nei centri cittadini, nelle nostre gallerie d’arte, nei nostri ristoranti, qui manca.
A 18 anni sono iniziati i primi viaggi all’estero nelle capitali Europee alla ricerca di qualcosa pensavo l’Italia non potesse concedermi, considerandola come ultima tra i miei tanti interessi e sicuramente la meno attrattiva.
A 25 mi sono ripreso la mia Italia cercando di scoprire ogni minimo dettaglio delle mie terre (Emilia Romagna) e spingendomi oltre di regione in regione, dedicandovi 4-5 giorni ad ognuna e soprendendomi di fronte all’immensità di opere d’arte disseminate e concentrate in ogni dove.
Dopo 8 mesi di lavoro, qui in Germania, riesco ad intravvedere e ad estasiarmi di fronte ad alcune bellezze, a qualche forma di architettura, a qualche opera naturale, ma il mio cuore non riesce ad esserne così pieno come vorrei.
Non auguro a nessuno la Sindrome di Stendhal “al contrario” e spero di imparare piangere presto difronte ad opere bensi più semplici e povere ma in grado di ridarmi le stesse emozioni che ho costantemente vissuto per 31 anni in Italia.
Ciao a tutti
Gio
26 gennaio 2011 @ 18:50
Non ho mai provato la sindrome di Stendhal propriamente detta, mai mi è capitato di diventare folle o di perdere coscienza di fronte al bello. Tuttavia credo che qualcosa simile alla sindrome l’abbia provata anche io. Ero al teatro Massimo di Palermo qualche mese fa a vedere per la prima volta uno spettacolo teatrale: Il barbiere di Siviglia. La musica, le scene, il sogno aureo che si sviluppava davanti ai miei occhi, tutto mi spingeva quasi alle lacrime. È stato un grandissimo coinvoligimento emotivo, il cuore pulsava veloce. Qualche giorno fa, poi, ero in gita a Praga e lì ho pianto davvero. Era bellissimo il ponte di Praga e tutti i monumenti che si potevano scorgere, la neve, le conversazioni in inglese con amici stranieri. La mia estasi e la mia felicità di questo momento si sono verificate grazie a un sentimento di cupa tristezza nei giorni precedenti, nell’abbandono di amore per la vita. Tutto in un minuto è ritornato in me, l’aria è diventata il mio unico nutrimento.
7 giugno 2011 @ 01:37
Io, ahimè, soffro di questa sindrome da quando ne ho memoria. Mi incuriosisce il fatto che tu la voglia avere, perché io me ne voglio assolutamente liberare. La cosa più buffa è che col tutto che ho questo “problema”, sono una grande amante dell’arte, non so per quale motivo, comunque quando io vedo un’opera d’arte (come Caravaggio e Artemisia Gentileschi) le sensazioni che provo sono svenimento, isteria (senza distruggere perché non ho il fegato di avvicinarmi) e pesantezza delle gambe, come se qualcosa mi impedisce di fuggire. Non è per niente una bella sensazione e credo di essere l’unica qui che non vorrebbe averla.
11 giugno 2011 @ 13:33
Ciao, concordo pienamente con Sarah. Premetto, che mi reputo una persona piuttosto equilibrata; detesto le “pose” e gli atteggiamenti di talune persone che si inventano sindromi, allergie, credi ecc solo per darsi un tono e rendersi interessanti al prossimo. Adoro il disegno, la pittura e la scultura, ho fatto da sempre studi in ambito artistico e sono finita col fare la grafica. Mi piace occuparmi di tutto ciò che è estetica. Soffro da sempre di questo disturbo, da quando ero piccina e andavo in chiesa o vedevo una certa statua o un affresco o una vetrata dipinta. Tale è l’effetto su di me, che per anni ne sono stata colpita persino in sogno. Sono stata derisa per anni dal mio compagno quando, durante i nostri numerosi viaggi, venivo assalita da una specie di “tremenda angoscia” che mi provocava tachicardia, mancanza di respiro, gambe che cedono, terribile voglia di fuggire e nel contempo, impossibilità di farlo perché il mio corpo non mi ubbidiva più. Terribile fu al Louvre davanti ad una angelo di Leonardo, al Pantheon sempre a Parigi, a Gerusalemme, nella chiesa del Santo Sepolcro e specialmente davanti alle opere del Canova. Questo è l’artista che più di tutti, mi ha provocato tale disturbo, ma mi capita spesso in tante chiese e musei. In ogni caso, le figure che più mi scatenano questa agghiacciante sensazione, sono quelle degli gli angeli. Recentemente ne ho visto uno, con sei ali, raffigurato sul soffitto della Basilica di Santa Sofia a Istambul, che mi ha scatenato nuovamente questa reazione. Se sono in compagnia, l’effetto è meno forte, se sono da solo è devastante, penso di morire. È vero, la sensazione che si prova è intensa e pazzesca, ma ricevere, ad un tratto, un’emozione così inaspettata e violenta, non è affatto piacevole!
20 giugno 2011 @ 15:13
Io l’ho avuta due volte. Dopo di Londra credevo che non mi sarebbe più venuta.A Londra e a Roma. Ma non è come nel film o come viene detto, si va di matto o si distrugge l’opera. Si può manifestare in vari modi. A me è capitato di vedere anche una sorta di “spirito” del personaggio di un dipinto, anche se non ci credo a queste cose. Forse accade perché determinate persone non riescono a gestire sensazioni troppo forti su cose belle. In filosofia dell’estetica sarebbe il sublime.
6 ottobre 2011 @ 18:07
Ne ho sofferto per un paio d’anni, quando dopo aver vissuto per otto anni a Firenze, ogni volta al mio ritorno in quella città il mio corpo stava male, tachicardia e affanno, col tempo e aumentando le visite alla città, dopo un’assenza di dieci anni, sono ritornata nella normalità, ma le lacrime e il batticuore mi torna sempre tutte le volte che sono difronte ad un opera del grande Michelangelo.
30 dicembre 2011 @ 03:44
Apprezzabilissimo il tuo simpatico articolo, ma …
… purtroppo i ne soffro, in un ambito particolare, quello musicale dal vivo. Posso ascoltare qualsiasi cosa da un CD, alla tv o quant’altro che al massimo mi emoziono. Quando si tratta di musica dal vivo è l’artista è ‘troppo bravo’ PURTROPPO vado in contro a crisi respiratorie, singulti e, a volte, persino crisi di pianto. Ti assicuro che è tutt’altro che tollerabile. Aldilà della sofferenza personale l’imbarazzo della situazione è notevole.
Saluti