#164

apr 14 2010

E poi ti odio e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo e poi ti eleggo – ovvero, l’amore sotto il ponte

In questo periodo dell’anno il greto del fiume è splendido. Verdissimo, smeraldino, con l’erba soffice appena nata. L’acqua della cascatella, poco più a valle, scroscia piacevolmente, quasi cantando. La riva bassa viene sciacquata dalla corrente lenta. Nella trasparenza tremante delle polle ancora freddissime si vedono girini e granchietti di fiume.
Devono costruire un ponte, dicono. I mezzi dei contadini hanno bisogno di passare da una riva all’altra senza dover fare il giro lungo dal Ponte alla Badia, parecchi chilometri più a monte, che gli prende troppo tempo. E’ deciso, e i fondi ci sono.
Però adesso devono decidere a chi farlo costruire.

Io amo. Amo tante persone, a cui affiderei il mio cuore stesso senza batter ciglio. Mi fido di loro ciecamente e la mia vita futura dipenderà anche da loro. Averle o no accanto mi fa la differenza, danno un colore immenso alla mia esistenza, sono i battiti del cuore fraterni che mi rinfondono coraggio quando sono in ginocchio, sono le voci che riecheggio e che riecheggiano la mia, il mio fronte comune compatto che sfonda ogni muro di solitudine. Ma fra di loro non ci sono ingegneri né architetti esperti: quindi a nessuno di loro, nonostante tutto il mio amore, affiderei la costruzione di un ponte.
La affiderei invece volentieri all’ingegnere o all’architetto più burbero, freddo, arido, brutto, antipatico ma fottutamente bravo che la piazza possa offrire.
La costruzione di un ponte – evidentemente – non è una questione d’amore. Purtroppo, certo, perché sarebbe bello se sorrisi e belle speranze potessero tener su una mole mastodontica inarcata sopra un fiume impetuoso. Ma non ce la fanno. Almeno per ora. Funzionano molto meglio larghi pilastri squadrati di solida roccia, posti con perizia e conficcati profondamente nelle viscere del letto del fiume. Quelli sì che sono una garanzia. Immagino preferiremmo tutti camminare saltellando su un ponte romano serioso che sopporta agilmente la propria silenziosa fatica da venti secoli piuttosto che su un ponticello di legno marcescente ma messo con tanto amore. Fermo il fascino del ponticello amoroso.

Il paese si è separato in due gruppi. Uno propone di scegliere l’architetto fra i vari candidati attraverso un’elezione. Uno dice che per sceglierlo è meglio indire un concorso. I costi delle due soluzioni sono quasi identici.
I primi sostengono che è molto meglio far scegliere alla popolazione del paese in cui verrà costruito il ponte perché così sarà possibile assicurarsi che il lavoro venga svolto da una persona di fiducia, affidabile.
I secondi dicono che con delle elezioni verranno favoriti non gli architetti migliori, ma i più noti, i più ammanicati, che verrà premiata l’amicizia più che la capacità. Per questo è necessario bandire un concorso con cui far valutare imparzialmente da una commissione esperta la proposta tecnicamente migliore.
Sinceramente io mi schiero col secondo gruppo. Credo che si debba valutare il progetto oggettivamente migliore, a prescindere dalla persona che lo propone. Fare un ponte non è una questione di amore, né di amicizia, né di simpatia, né di notorietà. E’ una questione di capacità, di scienza, di tecnica, di arte.

Ha ovviamente prevalso la posizione del secondo gruppo.
Vincitore del concorso è stato un giovanotto scostante che parla poco e che non mette mai la camicia. Il suo ponte è favoloso. Lo vedi? Già… Una meraviglia.
Non ha nemmeno avuto bisogno di usare l’intero budget. I lavori sono finiti addirittura con venti giorni d’anticipo. Sono venuti tanti giornalisti, all’inaugurazione. E anche diverse persone incravattate coi capelli lunghi tirati indietro e gli occhialini a mezzaluna, che borbottando fra di loro sembravano dire cose molto belle sul conto del ragazzo. Quel ciccione del sindaco era tutto un fremito d’orgoglio. Dicono che quel giovanotto sarà chiamato anche da altre parti a fare lavori d’architettura. Anche lontano, oltremare.

E mi viene da domandarmi… in politica vanno bene le elezioni, ovviamente. Anche se la gestione della macchina di uno Stato è decisamente più simile alla costruzione di un ponte, non trovate?, piuttosto che ad un Festival musicale col televoto. Ma quali siano i limiti della democrazia rappresentativa lo sappiamo tutti. Quindi… lo so, non si può fare un concorso imparziale in cui una commissione neutra esperta valuti le liste dei partiti, scegliendo quella col programma migliore sotto ogni profilo alla luce della Costituzione (davvero non si può?), ma be’, almeno scendiamo ad un compromesso.
Almeno non parliamo d’odio e d’amore in politica. L’odio esiliamolo per sempre e senza appello dalla patria del nostro cuore, l’amore facciamolo verdeggiare in famiglia, con gli amici, con le fidanzate. Non nel governo. Perché è tanto bello. Ma l’amore non tiene su un ponte. Il fatto che ti ami non rende più abile a costruirlo. Il fatto che ti ami non ti rende più idoneo a guidare coscienziosamente uno Stato. Anzi. Mi offusca decisamente la vista. E il fatto che ti odi non ti rende meno idoneo. Quindi in politica parliamo in temini più distaccati, cinici, freddi e calcolatori, vi prego. Niente odio. Niente amore. Solo capacità, scienza, tecnica e arte.
Amiamo, sì, con tutto il cuore. Ma nei contesti opportuni. Perbacco.

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3 Commenti per “E poi ti odio e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo e poi ti eleggo – ovvero, l’amore sotto il ponte”

  • #1 Tommaso scrive:

    Costruire un ponte è una cosa secondo me assai più facile che gestire uno Stato e, se per un ponte puoi far valutare un progetto da una commissione neutra, per la politica questo non può avvenire. Piccola parentesi: solo in Italia siamo stati capaci di rendere commissioni neutre meno neutre di quel che devono essere, perché anche in un paesino (soprattutto in quello) talvolta si può scegliere il progetto dell’amico piuttosto che il migliore. Casi così in Italia ne sono accaduti molti, e ne accadono sempre di più in tutti gli ambiti. Come quello universitario!Pensa a chi si candida per un determinato posto di prestigio e poi vince il figlio del primario piuttosto che il figlio del rettore!Insomma, per scegliere veramente il progetto migliore dovremmo disporre veramente di una commissione neutra, ma questo qui nel nostro Paese spesso non accade. Chiusa parentesi.

    L’attività di governo, invece, non si può subordinare all’analisi del progetto migliore (anche se devo ammettere di averci pensato), in primo luogo perché non è un’attività materiale (come la costruzione del ponte) e dove la parola migliore assume un significato impreciso, sfuocato. Qual è il progetto migliore, perché e sotto quali punti di vista?E’ migliore un programma economico (ad esempio) che mira al mantenimento di un’inflazione fissa, o un programma che mira ad una minore disoccupazione?Nel passato domande di questo genere gli economisti se le sono poste, ma anche qui il migliore è del tutto relativo, e allora tanto vale votare!Ad esempio la dottrina economica socialista preferirebbe minore disoccupazione e maggiore inflazione; diversamente le correnti di governo di destra vogliono il contrario, e non si possono raggiungere tutti e due gli obiettivi simultaneamente!Questo è un esempio del settore che studio, ma son convinto che ne esistano a migliaia!Quindi il migliore non esiste di per sé, e semmai andrebbe racchiuso entro paletti o principi ai quali sottostare, eventualmente. Ma lo vedo poco fattibile.

    Altra osservazione: chi si presenta con un programma non è come se si presentasse con un progetto. Nel progetto sai quanto costano i materiali, la manodopera e via dicendo e quindi formuli la tua offerta. Rischi di vario genere ce ne sono ma non sono frequentissimi. Certo, la tua azienda può fallire, può aumentare a dismisura il costo dei materiali e via dicendo, ma la maggior parte delle volte il progetto viene completato (non entro i limiti di tempo ma vabbè). Chi invece si candida per la presidenza del consiglio, formula una serie di aspettative propagandistiche ma che,a volte non hanno contatto con la realtà. Io abbatto le tasse, io elimino l’ICI, io taglio le accise sui carburanti, io do un salario minimo, e via dicendo sono tutte manovre di propaganda che a volte non sono nemmeno fattibili. Ma di questo pochi sono interessati, perché l’obiettivo primario non è governare bene, ma governare. Ergo intanto io mi prendo la poltrona e i posti migliori, e poi vedo se eventualmente le mie parole erano realistiche. Quanti politici quando snocciolano il loro programma sanno lo stato dei conti italiani e se c’è la possibilità concreta di realizzarli o meno???Io credo pochi. Così facendo, vanno al potere, guardano la situazione, si disperano e dicono: “Vabbè, allora inizio a togliere dal mio programma questo, questo e pure questo, e magari un taglio alla ricerca ci sta pure bene”. E magari potevamo convenire che quel programma poteva essere considerato come “il migliore”. Peccato che magari fosse talmente migliore da non poter essere realizzato, perché a forza di fare propaganda ci siamo dimenticati se quello che dicevamo era fattibile o meno. Ma, come detto prima, ai governanti italiani questo aspetto (che dovrebbe essere il principale) interessa poco.

    Oltre a questi aspetti ci possono essere i rischi non previsti o non prevedibili, come nella costruzione del ponte: così come potrebbero aumentare i costi delle materie prime, come è accaduto a questo Governo può anche essere che le promesse fatte a marzo 2008 in sei mesi (non dieci anni, sei mesi) non fossero più mantenibili perché nel frattempo la crisi economica aveva rovinato i piani del Governo. E anche tu hai visto, Giorgio, con quanta velocità la crisi economica ha cambiato tutto!Credo che il peggio si sia svolto nell’arco di una settimana!Ecco, quella settimana (la seconda o terza di settembre) ora ha sconvolto abbastanza i piani del Governo, perché è chiaro che il programma andrebbe rivisto sotto un’altra ottica, e la busta che, ipoteticamente, avevamo fatto analizzare da una commissione super partes, andrebbe semplicemente stracciato. Eccessiva onerosità sopravvenuta mi pare che si dica in gergo giurisprudenziale!

    Non è finita, ma è finito il mio commento. Anzi, lo chiudo accennando alle ideologie. E cioè: io posso inseguire un’ideologia e crederci (come può essere il federalismo, o separare l’Italia o rendere la società italiana uguale, uniforme, eccetera) e potrei essere disposto a non votare il progetto migliore per una mera questione di ideologia. Cioè: pur sapendo che l’altro progetto è migliore, io voto questo qui, perché almeno a parole mi promette o si impegna a raggiungere l’ideologia che io inseguo. Credo sia tutto, ma resta inteso che mi piacerebbe discutere ulteriormente di questo argomento e sentire le tue ragioni. L’argomento è, infatti, interessante!!!
    Tommaso

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  • #2 Alessia scrive:

    Difatti mi pare che si sia optato, entro la fine del post, per un compromesso che, come minimo, condivido pienamente.

    Solo una minuscola osservazione:
    “Per questo è necessario bandire un concorso con cui far valutare imparzialmente da una commissione esperta la proposta tecnicamente migliore.”
    Cos’è, liberamente tratto dalla trama dell’ultimo film Disney?
    Ovviamente quest’espressione utopica era utile ai fini dell’esposizione della tua teoria, lo capisco. Resta il fatto che le parole “imparzialmente”, “commissione esperta” e “progetto migliore” applicate ad un bando di concorso per costruzione di opere pubbliche hanno lo stesso riscontro nella realtà di parole come “Biancaneve” o “principe azzurro”.
    Non sarà questione di amore o odio, ma di soldi lo è di certo.
    Sicuramente questo bravo ingegnere per trovare talmente tanto apprezzamento e proposte di lavoro nella realtà dovrebbe almeno essere in grado di far reggere un ponte costruito impastando l’acqua del fiume con la sabbia. Sai che abbattimento dei costi!E che mazzette!

    Spero che di questo siamo tutti consapevoli. Le commissioni valutative oneste e competenti sono una bella utopia che è giusto inseguire, ma pur sempre un’utopia.

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  • #3 Giorgio scrive:

    @ Tommaso
    Ne riparlerò volentieri. Magari in un post incentrato su questo argomento. Ciò a cui ti riferisci è piccola parte della cornice. Quindi sarebbe bello se ci riferissimo al punto centrale del post, commentando.

    @ Alessia
    Il concorso utopistico è un mezzo narrativo, prendiamolo per quel che è. Ma scriverò un post sull’utopia, fra non molto.

    @ Tutti
    Se ci sono argomenti di cui volete parlare, proponetemi un post ad hoc. E’ importante cercare di parlare nei commenti in maniera pertinente.

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