#170

mag 9 2010

All Art has been contemporary

di Giorgio | in Ai piedi dell'arcobaleno

Notte Blu a Firenze, ieri sera.
E’ come una Notte Bianca, solo più europeizzante. “Ventisette ore di festa per ventisette stati dell’UE”. Sapete, percorsi enogastronomici a tema oltrefrontiera, conferenze dotte sull’Unione.

E poi Spagnoli che danzano il flamenco nelle padelle di paella, Francesi che si contendono taglieri di formaggi molli a colpi di baguette cantando Edith Piaf, Vichinghe tedesche dai grandi seni ubriache di birra che rassicurano piccoli pampini spertuti in crande festecciamento, Inglesi dalle brutte dentature che si domandano “What time is it?” e benedicono la Regina appoggiandosi all’ombrello, Irlandesi che ballano coi Lepricani spaccando boccali di Guinnes pieni, altissime Svedesi con le magliette bagnate che ridono leziose montando mobili IKEA, Belgi che se ne fregano, Portoghesi che caravellano giocando a calcio e tirando ogni tanto una gozzata di Porto, Greci che vanno in bancarotta. Dai, le solite cose.
Però c’erano anche parecchi complessi musicali a suonare nelle piazze, dai Rock Contest di band emergenti agli arrangiamenti per De André della PFM a Puccini, e poi c’erano artisti marziali di Capoeira che se ne andavano cantando e schivando calci e ancora cantando al ritmo primordiale di arpe monocordi tamburi e cembali fra Piazza Ghiberti e Piazza della Repubblica, c’era il gioco mangia-la-mela-della-Val-Venosta (avete presente? mela appesa a un filo, in due bisogna riuscire a dare tot morsi), sbandieratori, Santo Spirito trasformata in una discoteca vintage a cielo aperto, e insondabili decine di altri eventi più o meno culturali sparsi per la città e i dintorni immediati.

Ho passato la serata con una splendida compagnia – di quelle che quando ci ripensi il giorno dopo ti becchi in flagrante innamorato della vita -, e a un certo punto, per diverse e sorridenti esigenze, ci siamo separati in due. Il mio progetto mi aspettava verso il Lungarno Torrigiani, e ci siamo mossi con i passi di chi non ha fretta. Dove il Lungarno si separa da via de’ Bardi, c’è una piazzetta aperta, da cui si spalanca una vista stupenda.

Diripetto, i porticati ampi degli Uffizi, affollati di statue, luminosi. All’ultimo piano, la prima parte del Corridoio Vasariano, dove sta la pinacoteca, illuminato, e ancora sopra, fiero e brillante su uno sfondo scurissimo, il capo della Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio. A sinistra, il brusio complice di centinaia di persone che stanno sulla vigorosa schiena appena inarcata di Ponte Vecchio, fra il barbagliare dei gioielli e dei lampioni sulla lingua nera e silenziosa d’acqua mobile che si allunga fino a perdersi da Oriente a Occidente, disegnata di luce.
E ieri sera c’era anche qualcosa di più.

All Art has been contemporary

Tutta l’arte è stata contemporanea.
Ed era scritto, sul fianco degli Uffizi, farciti di troppe centinaia di anni.
Ed era scritto, e chiedeva d’aver fiducia.
Ed era scritto, e ha parlato anche a me, troppogiovane, artista wanna-be.
Ed era scritto, e la bella serata vorticava avanti, e ripensandoci quello che vorrei fare tornando indietro nel tempo – senza farmi notare dal me stesso che se ne va al sacrosanto ed impagabile divertimento – è sedermi sulla spalletta dell’Arno, a leggerlo e rileggerlo mille volte.
Magari, penso, piangendo anche un po’.

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2 Commenti per “All Art has been contemporary”

  • #1 Guido scrive:

    Ci bennizziamo sempre più mio giovane amico… :)

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  • #2 Eleonora scrive:

    Bella l’atmosfera che sei riuscito a creare,reale quanto quella di un sogno e altrettanto piacevole…Mi ha colpito questo tuo nuovo stile.Sembra che il post ti consigli di scivolare con la sua storia,di abbandonarti,come faresti in un sogno in cui non sei padrone di niente,neanche di te stesso.Mi piace questo nuovo tocco della tua scrittura!

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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