#171

mag 17 2010

Non tutta la privatizzazione vien per nuocere

Mi ero sempre tenuto fuori dall’argomento. Più per fatica che per altro. Però visto che continua ad essere sulla cresta dell’onda, forse è il caso di parlare della paventata minaccia della privatizzazione nazionale dell’acqua.

Bollette da duemila euro, necessità di acquistare acqua in bottiglia, acqua oro blu, speculazione, acquedotti lasciati a secco, inizio di un mondo in cui l’acqua sarà come il petrolio. Sarà guerra, per l’acqua.

Come direbbe quel mio amico che viene da tanto lontano, queste sono cazzate. Infatti, come al solito, prima di parlare o di reagire contro qualcosa in maniera così simile ad uno strizzone di diarrea, bisognerebbe informarsi, pensare e dialogare. Qui, il testo del decreto Ronchi 135/2009 (l’articolo sull’argomento è il n°15). Andiamo quindi con maggior consapevolezza a fare alcune considerazioni.

L’acqua non verrà privatizzata. L’acqua non può essere privatizzata. Sarà solo la gestione della distribuzione ad essere affidata ad imprese e società private – nella maggior parte dei casi, a partecipazione pubblica.
L’indirizzo e il controllo amministrativo, la proprietà degli acquedotti, degli impianti di depurazione, delle fognature, degli altri impianti restano pubblici. La grossa discussione adesso sta sulla creazione o meno di un’Autorità Indipendente di settore apposita che stabilisca tariffe eque e impedisca la speculazione così come esiste per l’Energia. Dopotutto, ad oggi, con la rete statale, a Milano l’acqua si paga un quarto di quanto si paga a Terni.

L’acqua non si tocca. E l’elettricità sì? La distribuzione d’acqua non sta che muovendosi verso il tipo di regime di distribuzione che attualmente ha l’energia elettrica. Lasciando stare la penosa situazione energetica Italiana (di cui torneremo a parlare a breve), come avrete tutti potuto apprezzare il servizio elettrico in Italia sta acquisendo tutte le caratteristiche di flessibilità e adattabilità alle esigenze del singolo proprie dei servizi privati, e sta diventando decisamente concorrenziale.

La rete di distribuzione idrica è un colabrodo. Il 30% dell’acqua viene persa per strada. Gli enti pubblici per caso hanno qualche centinaio di milioni di euro d’avanzo (per ogni regione) per risistemarla? Purtroppo c’è grossa grisi, e non ce li hanno. Ma le imprese private ce li hanno (magie delle Società per Azioni), e nel momento in cui viene loro affidata la gestione, ce li investono più che volentieri. Anche perché, stando alle stime del Corriere della Sera, i soldi buttati dalla finestra per via del pietoso stato di manutenzione degli acquedotti e delle gestioni negligenti arrivano a due miliardi e quattrocentosessantaquattro milioni di euro l’anno. E’ un gruzzolo che – come dire? – torna buono, che poi ti ci compri il gelato il sabato pomeriggio.

Sarà poco riguardoso dirlo, ma il dispendio di denaro, tempo ed energia che si genera affidando un lavoro a dipendenti statali, parastatali e affini è leggendario. E si sa che ogni leggenda ha un fondo di verità. Una moderata liberalizzazione nel campo sarà di enorme giovamento all’efficienza del servizio e della sua gestione.

L’acqua non sarà mai un bene esclusivo come il petrolio. Sciocco chi lo dice, sciocco chi si rende fico e misterioso prevedendo guerre per l’oro blu.
Il petrolio è una risorsa limitatissima e irriproducibile (per fortuna). L’acqua dolce, oltre ad avere un chiaro (ed imbarazzante) margine di miglioramento per quanto riguarda il modo in cui è amministrata, è un bene la cui disponibilità è incredibilmente ampliabile (per fortuna).

Gridare a scandali, attacchi a diritti fondamentali e proporre onerosissimi referendum non rende nessuno più interessante, non fa sembrare nessuno fascinosamente informato e coinvolto nel sociale, non ricopre di un’aura di preveggenza mistica e non rende piacevoli. E’ un compito ingrato che ci tocca già troppo spesso. Evitiamo quindi almeno gli al lupo al lupo quando il lupo non c’è.

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9 Commenti per “Non tutta la privatizzazione vien per nuocere”

  • #1 Alberto scrive:

    Personalmente, non ho mai voluto aggregarmi al coro di voci contrarie alla privatizzazione; non credo che privatizzare sia un male di per sé, anzi, di solito porta ad un miglioramento percepibile nella qualità del servizio. Bisogna vedere piuttosto come viene fatta la privatizzazione, perché il rischio sempre presente è di vedere i monopoli statali sostituiti da più costosi monopoli privati, alla faccia della concorrenza…

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  • #2 Tommaso scrive:

    Non mi sono mai interessato dell’argomento perché avevo come il sentore che si facesse tanto rumore per nulla. Certo che vedendo la situazione di Agrigento dove hanno l’acqua una volta ogni morte del Papa non fa certo venir voglia!Qui da me, in Veneto, son convinto che sarebbe diverso, però il brutto dell’Italia è proprio che una stessa operazione non funziona in maniera uniforme ovunque!

    Tommaso

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  • #3 Alessia scrive:

    Hai ragione Giorgio.
    Prima di parlare bisogna informarsi. E allora informati.
    Non voglio andare oltre perché al momento potrei diventare piuttosto offensiva.
    In Sicilia l’acqua è già privatizzata. Ciononostante se io in estate non mi trasferissi nella mia casa di campagna con cisterna privata annessa la doccia ogni giorno col cavolo che potrei farla in certi periodi.
    Ovviamente mi prenderei a calci nel didietro da sola se la mia idea in merito derivasse solo da questa misera considerazione.
    Ho firmato con immensa convinzione per la ripubblicizzazione dell’acqua.
    La privatizzazione NON PUO’ e anche se potesse NON VORREBBE riparare le falle nel sistema di approvvigionamento idrico nazionale. Ma in ogni caso NON PUO’.
    Ma siccome le opinioni di una ventunenne senza arte né parte che scrive su un blog sono sempre immensamente opinabili, fai una bella cosa: cerca ovunque lo scorso numero del National Geographic, un numero speciale tutto dedicato all’acqua. Se non lo trovi te lo faccio avere, te lo cerco pure in capo al mondo, ma davvero devi leggerlo per renderti conto della gravità di ciò che hai scritto.
    Lo sai che non sono tipo da facili entusiasmi e rifletto sempre mooolto e anche troppo prima di scrivere o parlare, perciò non prendere sotto gamba il fatto che io abbia scelto di usare una parola tanto forte come “gravità”. E le parole, lo so e lo sai, le so scegliere bene.
    Tutti coloro che hanno scritto gli articoli del suddetto numero di NG hanno sicuramente un’autorità che va ben oltre qualsiasi serie di belle parole io possa mettermi ad inanellare adesso su due piedi.
    Mi sono davvero molto innervosita leggendo quello che hai scritto e di questo un po’ mi vergogno perché non dovrei lasciarmi prendere tanto. Ma tu informati. Leggilo. E poi fammi sapere.
    Chiaramente mi rivolgo a Giorgio ma chiunque abbia un minimo di curiosità e amore per la conoscenza(azzarderei anche per l’uomo e per il mondo)dovrebbe leggerlo ugualmente.
    E abbonarsi al National Geographic.

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  • #4 Giorgio scrive:

    Cercherò di procurarmi quel numero di National geographic. Il numero di aprile, giusto? Così poi ne riparleremo alla luce di ciò che c’è scritto.
    Vero è che la Regione Sicilia è a Statuto Speciale, quindi la legislazione nazionale ha una permeabilità diversa nei suoi confronti. Non a caso lì è già privatizzata, e le leggi regionali di cui nulla so probabilmente si sono già espresse in maniera non ottimale, e la situazione generale è decisamente da rivedere. Ma come ho detto, mi informerò anche nel particolare.
    La mia informazione era, come chiarito, riferita al polverone sollevato dal Decreto Ronchi. Su quella sono assolutamente ferrato, come legge nazionale, e le fonti sono squadernate. E’ ovviamente una legge che arriva diretta solo alle Regioni non a Statuto Speciale. Credo che ad ogni modo possa rimanere condivisa l’affermazione della necessità di un’Autorità Indipendente di settore.

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  • #5 Gregorio Sorgonà scrive:

    Mi associo a quanto detto da Alessia. Aggiungo che non mi pare proprio che citare come fonte neutra un decreto di legge sia una operazione particolarmente sensata, vorrei dire qualcosa su quelle che tu dai per realtà assodate e che assodate nno sono per nulla. L’affidamente della gestione dell’acqua ai privati è, nei fatti, una privatizzazione dell’acqua inteso come bene, un tempo e giustamente, pubblico. E tenterò di spiegarti brevemente perchè. Partiamo dal presupposto che un privato che gestisce un bene lo fa per ottenerne un profitto, un ente pubblico teoricamente lavora al di fuori di questo principio ma si occupa di fornire un bene, al di là delle sue ricadute commerciali, a una fascia di popolazione che altrimenti non se lo potrebbe permettere a costi di mercato. Se un privato si imbarca in questa gestione non è tanto per migliorarne il servizio – principio a sua volta opinabile e contraddittorio, per quale ragione un privato dovrebbe vestirsi da buon samaritano e imbarcarsi in una impresa a debito? – ma perchè ottenendone solo la gestione e non la proprietà sa perfettamente che eventuali buchi di bilancio verrebbero ripianati dall’ente che delega la gestione del bene. Il che vuol dire che la privatizzazione dell’acqua equivarrebbe a un sistema in cui o si nega il bene ai chi non può garantirselo oppure glielo si dà ma alzando ulteriormente i costi rispetto al passato perchè, come di più, devi anche pagare nuovi consigli di amministrazioni, nuovi dirigenti e probabilmente anche nuovi dipendenti. O si è fan sfegatati di quella rovina nazionale che si chiama massimo d’alema, oppure basta vedere cosa è successo con la privatizzazione della Telecom per capire come la privatizzazione a debito equivalga a una socializzazione delle perdite a fronte di utili ottenuti senza alcuna capacità di investimento sul mercato ma anzi a principi che le regole del mercato non sanno nemmeno dove stanno di casa. Sull’inefficienza degli statali e sulle tue altre argomentazioni, che sembrano prese da un bignami dell’ovvio, ma che non citano un dato, non hanno alcuna profondità storica, mi basta semplicemente rimandarti a qualche testo sulla storia economica d’Italia – ad esempio l’ottimo “Storia del capitalismo italiano” di Fabrizio Barca – per capire come l’unica grande fase virtuosa nella nostra storia economica nazionale, quella che va dal ’50 al ’63 – sia ineluttabilmente legata al ruolo dell’impresa di Stato e, nello specifico, a due istituzioni come la Cassa del Mezzogiorno e l’E.N.I. che hanno cambiato il volto di questo paese. Di certo erano molto più efficienti di quel carrozzone privato che è la F.I.A.T., ma lo spirito dei tempi, e l’idiozia dei tempi, impone di lodare i pregi e le virtù di una imprenditorialità privata che in Italia è miope, rapace e del tutto priva di ogni senso delle regole. A questo proposito, visto che sono meridionale come Alessia e conosco bene le porcate realizzate con il paravento dell’efficienza e del liberismo, ti consiglierei di informarti sugli effetti delle società municipalizzate sull’occupazione e l’incidenza della pressione fiscale in città come Reggio Calabria, nelle quali l’alienazione di alcuni settori comunali, come la raccolta dei rifiuti e il verde urbano, ai privati o a società municipalizzate è coinciso con aumenti della tassa sui rifiuti del 60% solo nell’anno appena trascorso, a cui è corrisposto un vertiginoso aumento degli addetti e dell’indebitamento che non mi pare abbia migliorato particolarmente il sistema. Va aggiunto, inoltre, che basterebbe semplicemente introdurre un principio di responsabilità nella economia di Stato – rendendola PUBBLICA, cazzo studiatevi quel genio di Marx invece di leggere le puttanate che scrive Ronchi o le minchiate che si inventa qualche guru del nulla come Pannella – per risolvere il problema dell’efficienza. Inserire un principio di responsabilità nella economia di Stato significa chiedere ai cittadini di esprimere un giudizio sui benifondamentali a essi serviti, un giudizio che può anche ricadere sui responsabili e i lavoratori del settore nel caso una maggioranza di cittadini indicasse che quel bene non è stato garantito. Purtroppo in Italia si fa pietismo assistenziale, semplicemente basterebbe ribadire che determinati beni non sono sottoponibili a leggi del mercato – e quindi nemmeno alla gestione del bene – e che, inoltre, la gestione di determinati beni fondamentali non è un calmiere per i disoccupati ma è la base, il fondamento di uno Stato in cui la garanzia dei servizi fondamentali – acqua, sanità, scuola, trasporti, telefoni, alimentazione – al tempo stesso assicura dallo sfruttamento i lavoratori che così possono scegliere di lavorare sapendo però che beni fondanti per la loro possibilità di pensarsi come esseri umani felici e non asserviti al bisogno non gli possono essere negati.
    Le altre parti del discorso francamente non mi va nemmeno di commentarle troppo che è tardi, ho fame e ho poco tempo da perdere. Mi basta confermare che è verissimo che i disservizi permangono lì dove il bene è stato già privatizzato e che in molti casi, invece di privatizzare a cazzo, basterebbe portare a monte la raccolta dell’acqua che in alcune città del Sud è ancora ottenuta per filtraggio dai fiumi, come è avvenuto ad esempio sempre a reggio calabria, salinizzando le falde quasi fino a 100 metri d’altezza e rendendo obbligastorio l’utilizzo di un desalinizzatore per una città che, con le potenzialità dei monti alle sue spalle, di acqua ne avrebbe in abbondanza. Sono altri i problemi, non queste giustificazioni sui punti e sulle virgole di un decreto legge demenziale. Firmate per l’acqua pubblica.

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  • #6 Giorgio scrive:

    Ho dei parenti a Roccella Jonica, e a Reggio ci ho lasciato il cuore. :)
    Comunque sono sinceramente dispiaciuto dal tono che qualcuno che non conosco usa nei miei confronti. Pensavo fosse un’occasione di confronto, magari per ampliare i nostri rispettivi orizzonti, invece vedo che si parte già ritenendomi un imbecille. E questo, quantomeno, mi autorizza ad un contraddittorio, in cui cercherò di risponderti parlando con toni più distesi, mio buon Gregorio.
    Perdonami se uso il testo di legge del Decreto Ronchi come fonte. Ma vedi, Gregorio, quella lì è la legge entrata in vigore. E quindi va letta per capire quale sia la sua vera portata. Studio giurisprudenza, e mi è stato insegnato che è necessario cercare e studiarsi la fonte di legge coi propri occhi. Quindi eviterei di dire che si tratta di un decreto-legge demenziale, anche perché in buona parte sono norme di attuazione di direttive dell’Unione Europea. L’art 15 è quello incriminato, per così dire. Premetto che io decisamente non sono dalla parte politica del Goveno attuale, però per valutarne l’operato da un punto di vista legislativo, l’unica fonta attendibile converrai che sono i testi di legge da lui stesso promulgati.
    La disponibilità d’acqua come bene, siamo tutti d’accordo, è un diritto inviolabile di ogni uomo. Solo che non voglio essere pessimista né voglio staccarmi dai fatti concreti.
    E’ assodato che una privatizzazione – come ho sottolineato nel post a partecipazione pubblica, con liberalizzazione moderata e soprattutto con una fondamentale Autorità Indipendente di settore a vigilare – possa essere un ottimo incentivo al miglioramento del servizio. Aldilà delle impresucce che come tu ricordi ci si butterebbero sapendo di avere la rete sotto e col solo profilo del profitto, la gara (perché di gara fra imprese si tratta) la vincerebbe ovviamente l’impresa che dimostri di essere la migliore sotto il punto di vista di efficienza, tariffe, e prospettiva d’investimento sulla rete (credo i parametri siano solo questi tre, anche se non ne sono certo, dovrei ricontrollare). Criminalità organizzata permettendo, coverrai che potrebbe preludere ad una gestione del servizio più capace e attenta.
    Comunque in molti campi una statalizzazione dura e pura mi troverebbe assolutamente d’accordo.
    Circa i lavoratori statali, ti ringrazio, ho riso al bignami dell’ovvio. :D Però io non credo servano numeri, in questo caso, anche perché non saprei darti il numero dei posapiano, degli assenteisti e dei gioca-a-ribasso che si sono avvicendati nei posti di lavoro statali da mezzo secolo a questa parte. Ma è sempre stata una realtà tanto imbarazzante quando diffusa e sedimentata. Infatti immagino avrai colto la mia citazione di Gaber da “Qualcuno era comunista”, del ’91.
    Circa le teorie di Marx, pur brillantissime, è importate tener conto che l’economia ha compiuto un’evoluzione enorme, dalla sua morte. Visto che lo citi credo che tu ti intenda di economia, io ho dato un paio di esami all’università, e secondo me, correggimi se sbaglio, basarsi sulle sue teorie sarebbe come basarsi su Smith senza tener conto dell’innovazione di Nash. Comunque ho poco tempo da perdere anche io, quindi non mi voglio mettere a parlare di come le concretizzazioni passate delle teorie economiche di Marx siano risultate fallimentari ovunque applicate.
    La mia era evidentemente una riflessione sul decreto, decreto che a ben vedere ha fatto molto più rumore del suo peso effettivo.
    Firmate pure per l’acqua, spendiamo tutti insieme queste centinaia di milioni (sigh) ma vediamo se almeno stavolta la democrazia diretta riesce a nascere. Assicuro a tutti che mi avrete nel quorum. :)

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  • #7 Alessia scrive:

    Sono convinta che non si possa contestare una ed una sola parola di ciò che Gregorio ha scritto. E non perché sono d’accordo col concetto generale, ma perché davvero sfiderei a trovare qualcosa di totalmente contestabile.
    Non mi metterò a fare l’avvocato del diavolo, anche perché non ho idea di chi lui sia e non sono io la studentessa di giurisprudenza qui , però ci sono alcuni concetti che io ho interpretato diversamente all’interno del suo discorso, per cui mi piacerebbe sottolinearne la giustezza(sempre nella mia opinione).
    Giorgio studia giurisprudenza e ritiene che l’approccio migliore ad un problema che ha, tra i suoi mille aspetti, una legge all’attivo, sia quello di rileggersi ben benino il testo della legge e vedere esattamente di cosa si tratta. Detto questo però mi sembra purtroppo impossibile appellarsi alla concretezza. Se avessi dichiarato che il tuo era un discorso puramente teorico su quelli che sarebbero dovuti essere gli esiti della legge in un mondo perfetto e giusto avrei potuto comprenderti. Ma che tu adesso mi dici che non vuoi staccarti dai fatti concreti dopo quello che io e Gregorio abbiamo scritto mi pare surreale.
    Finora mi pare siamo stati noi a basarci sulla concretezza di ciò che “privatizzazione” significa e comporta nel nostro mondo che non è perfetto e (in questi casi particolari)neanche giusto.
    Prima che tu ti procuri quella rivista(sì, è il numero di aprile)voglio anticiparti un paio di periodi dell’articolo di Mario Tozzi, geologo e primo ricercatore IGAG/CNR:
    “Certo, riparare la rete degli acquedotti italiani, che perdono fino a 60 litri ogni 100 distribuiti, sarebbe un bene, ma occorrono circa 60 miliardi di euro che nessun ente pubblico può permettersi di spendere. E nemmeno un privato, con tanti saluti a chi sostiene che privatizzare l’acqua sarebbe un modo per migliorare il servizio. Quello idrico è un servizio che non si può migliorare dal punto di vista di chi apre il rubinetto di casa, purché l’acqua sia pulita e costantemente disponibile: nessun privato potrà fare di più, se non alzare i prezzi per fornire il medesimo servizio”.
    E ancora:
    “[…]si tratta di pagare il giusto e di non alienare il possesso di un bene che è già nostro”.
    Non credo neanche sia giusto(e non perché mi senta particolarmente offesa) fare vagamente riferimento al fatto che se noi che ci opponiamo siamo, in questo caso specifico, meridionali , la nostra testimonianza è viziata da disservizi intrinseci nell’amministrazione delle nostre regioni e da malavita organizzata varia. Purtroppo siamo tutti sulla stessa traballante barca e nonostante non possa negare che la vita al Sud sia, qualitativamente e in termini di possibilità, ovviamente e in peggio differente dalla vita al Nord, non vedo come si possa ingenuamente credere che in determinate regioni i privati siano meno legati alle leggi di mercato e di profitto(parlare in questi termini di un bene come l’acqua, tra l’altro mi fa decisamente rabbrividire)e più disponibili ad indossare il mantello del buon samaritano(per riferirmi sempre a Gregorio).
    Credo inoltre che il riferimento a Marx riguardasse l’allure ipotetica e teorica che il tuo discorso sembrava avere, per cui, in termini teorici non è mai sbagliato ricordare le sue grandi idee che tutti sappiamo bene avere fallito nella pratica.
    Guarda che la tua cieca fiducia nei privati tipica da privilegiato(e tra i privilegiati mi ci metto anch’io, attenzione) non è che sia poi tanto differente dalle utopie marxiste: entrambe sono inoppugnabili nella teoria, ma si reggono male sulle proprie gambe nella pratica.
    Sicuramente non ho finito ma al momento devo proprio andare, spero che al più presto potremo parlarne tutti con gli stessi documenti alla mano.

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  • #8 Giorgio scrive:

    Non si è mai informati abbastanza.
    Così come tu mi hai invitato a informarmi meglio, io ti invito a fare lo stesso scegliendoti delle fonti più solide e autorevoli su cui basare i tuoi discorsi. Sinceramente, il preclaro dottor Tozzi sarà un genio in geologia, ma di quanti soldi possano effettivamente racimolare dei privati costituendo una SpA non deve avere un’idea molto ben definita (e le sue stime non coincidono con altre ugualmente dignitose di grandi testate, oltre ad essere irreale teoricamente e praticamente parlare di “alienazione del bene acqua”).
    In secondo luogo credo che le parole che Gregorio ha scritto possano assolutamente essere confutate. Per fortuna solo il papa è infallibile. E la dialettica si sviluppa attraverso posizioni che si evolvono senza che nessuna sia depositaria a monte di una verità assoluta.
    In ultima battuta, mi scoccia molto tornare a rilevare come puntualmente si legga quel che si vuol leggere. Il mio partire dall’analisi del testo di legge è parsa un’idiozia nonostante sia la disciplina che regolerà la faccenda d’ora innanzi; la mia imprescindibile proposta di un’Autorità Indipendente di settore, nocciolo stesso del mio discorso e dell’intera attuale discussione istituzionale, è passata in sordina senza che nessuno ne notasse il carattere risolutivo e conciliatore fra le nostre posizioni; i toni, che potevano essere quelli di un confronto pacato per comprendere meglio le posizioni reciproche e la situazione reale, si sono subito irritati come se inverosimilmente avessi punto tutti sul vivo dell’onore.

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  • #9 Gregorio scrive:

    A me pare che senza complicare eccessivamente il discorso la cosa stia così:
    1) per migliorare la situazione della rete di distribuzione dell’acqua lo Stato non può fare nulla, le società di privati sono le uniche ad avere il capitale per.
    2) si cosituirà un Autorità Indipendente di Settore per controllare accuratamente che non ci sia speculazione da parte delle società private, togliendo così il possibile lato negativo di una privatizzazione scriteriata.

    Detto questo per una curiosa omonimia è necessario puntualizzare che io sono il Gregorio dell’ultimo seminario del Vallauri, non sono del Sud ma della Toscana. Aggiungo i miei complimenti per il blog: ironia, spunti intessanti di riflessione e molta sana consapevolezza.

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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