The Big Match: Energia Nucleare VS Energie Alternative
Non è un argomento semplice. Chi sostiene posizioni nette e facili, in questo caso si rivela un cretino. Per parte mia, cercherò di essere il meno cretino possibile pur chiarendo nella maniera più trasparente una posizione decisamente articolata.
Il paziente è in condizioni critiche, il medico esce dalla stanza e si rivolge a voi: si può provare la terapia farmacologica coi nuovi farmaci sperimentali, anche se la loro efficacia non è ancora stata testata, oppure si può operare, ma è un’operazione difficile, le possibilità che ce la faccia non sono altissime. Che cosa scegliete? Voi non siete medico, non avete una cognizione piena delle scelte, eppure è un vostro caro e siete voi a dover scegliere.
Riconducendo la metafora al nostro caso, vediamo che l’argomento è di elevatissima tecnicità, comprensibile a fondo solo per pochissimi, eppure gli interessi correlati sono importantissimi, generali e perciò la cittadinanza ha diritto ad esprimersi. Questo però non significa che milioni di persone debbano scegliere alla cieca o con delle sensazioni a pelle.
Andiamo allora insieme a delimitare il perimetro di queste scelte, osservandole bene.
Di che “energia nucleare” si parla?
Esistono molti modi per generare energia sfruttando le forze nucleari.
L’energia in questione sarebbe energia ricavata da fissione nucleare. In una reazione a catena controllata, gli instabili atomi di elementi radioattivi vengono spezzati generando energia, che servirà per vaporizzare acqua che farà girare le turbine, generando, finalmente energia elettrica.
In particolare, per generare questa fissione, nel reattore verrebbero usati isotopi dell’uranio e del plutonio – tanto potenti quanto pericolosi per eventuali incidenti e per le scorie che producono.
Si tratta del modo più in voga per sfruttare queste forze nucleari, e praticamente tutti i reattori nucleari del mondo – che siano di seconda o terza generazione – funzionano così.
Le alternative
Come dicevo, non è l’unico modo possibile per impiegare l’energia nascosta nell’infinitamente piccolo: ne esistono altri, già possibili o allo studio, enormemente più vantaggiosi. Ad esempio, abbiamo avuto modo di parlare dell’incredibile superiorità dei reattori a fissione che sfruttino il Torio, e vi invito a documentarvi sui reattori a fusione nucleare dei progetti ITER ma soprattutto IGNITOR, progetto italiano che necessita di fondi per costruire il primo reattore.
Ma già a questo punto sorgono degli ulteriori quesiti: alle superiori, quando il professore spiegava fisica, ero solito dormire? Alle superiori ho avuto un professore che spiegava fisica? Il programma di fisica copriva le forze nucleari? Sono stato alle superiori? Ma soprattutto, ho avuto la curiosità di informarmi? Perché già qui la problematica si impone: per capire è necessario sapere.
Non posso gridare un generalizzato “No al Nucleare” se non so che differenza c’è fra fissione e fusione: questo perché la seconda è del tutto priva dei rischi della prima ed è capace di generare un’energia ancora superiore, ma se il no è generalizzato, io tarpo le ali anche a lei; e non solo. Perfino se le tecnologie di fissione, come nel caso del Torio, fanno diventare accettabile il costo in scorie e rischi, io devo scendere a patti e approvare questa produzione di energia.
Le non alternative
Anche se Beppe Grillo potrà latrare diversamente, l’energia solare – con la tecnologia attuale, s’intende – non è un’alternativa. O meglio, è ottima e sacrosanta per riscaldare l’acqua e la casa, ma per certo non può far scoccare cinquecento tonnellate di treno a trecento chilometri orari o alimentare lunghe file di altiforni o fare andare delle automobili.
Il problema è la Potenza. In altre parole, per questi fini una grande quantità di energia deve essere fornita in un lasso di tempo breve – e il solare non è in grado di fornirla.
Se la mia tabella di allenamento prevede che io faccia una serie di cinquanta flessioni, non va bene lo stesso se faccio una flessione ogni venti minuti.
Non è in grado di fornirla a meno di immagazzinare chimicamente questa energia, accumulandola e rilasciandola tutta insieme: questo con una pila o strappando l’idrogeno dall’acqua. Ma tutto ciò è altamente inefficiente, le pile sono molto inquinanti e le bombole di idrogeno sono delle bombe che non si possono far gestire ai privati cittadini.
Stesso dicasi per l’energia eolica, con alcune felici eccezioni come il progetto KiteGen, ancora da valutare circa la fragilità e l’aleatorietà della produzione di energia, ma che parrebbe capace di generare potenze notevoli.
Non alternativa è anche proseguire come stiamo facendo, a generare energia bruciando combustibili fossili. Sarebbe bello un (impossibile) referendum anche per questo.
Chi si adegua è già in ritardo
Comprendo ma non voglio accettare la sfiducia nei confronti degli Italiani. Non voglio accettare l’idea del “non sappiamo gestire i rifiuti normali, figuriamoci quelli radioattivi” e del “finirà tutto in mano alla mafia” – forse per ottimismo, forse per ingenuità, forse perché trovo intellettualmente disonesto malgiudicare a scatola chiusa, forse perché se così deve essere Scampia sarà già piena di cantine stipate di fusti radioattivi anche senza avere delle centrali italiane. Né voglio farmi prendere dal terrore per gli incidenti nucleari: le centrali di terza generazione hanno apparati di sicurezza davvero imponenti, e sinceramente sarei contento se ce ne fosse una vicino a casa mia. La facoltà di Fisica garantirebbe un futuro.
Il mio è un discorso radicalmente diverso.
Inseguiamo in ultima posizione una tecnologia che certi Stati usano per produrre energia da sessant’anni. Raffinata, per carità, ma sempre quella. Dire che sulla corsa al nucleare civile siamo in ritardo è un eufemismo. E da decenni patiamo una costante fame di energia. Forse il referendum dell’ ’87 ha deliberato bene e con coraggio; forse è stato una craniata clamorosa. Ma se c’è qualcosa di cui sono persuaso è che la scelta più saggia, per noi, oggi, sarebbe un colpo di coda capace di farci arrivare per primi alle nuove tecnologie della fusione nucleare, che sono lì, reali, a portata di mano; o quantomeno avere il cuore e la saggezza di uscire dal seminato abbracciando le tecnologie alternative del nucleare che per futili motivi sono state trascurate.
E non valga a troppo l’argomentazione “se sono state trascurate un motivo c’è”: vi basti abbassare lo sguardo per osservare una tastiera qwerty il cui ordine delle lettere è stato brevettato nel 1873 per evitare che i martelletti delle prime macchine da scrivere si inceppassero battendo spesso caratteri adiacenti, non certo perché è il più razionale – eppure mantenuto nonostante tutte le rivoluzioni da centoquarant’anni a questa parte.
Il quesito referendario è strutturalmente zoppo, mal posto.
Il mio timore è che l’esito abrogativo cristallizzi anche altri fronti del nucleare in Italia, e sedimenti una coscienza collettiva tanto orba quanto salda riassumibile in un generico “No al nucleare”, fermo restando che costruire le centrali in programma sarebbe un piano ritardatario ed antieconomico, che va bloccato.
Il quesito referendario è strutturalmente zoppo, mal posto, perché oggi, oltre a negare, è assolutamente necessario affermare, e quindi pronunciare il proprio sì al nucleare – a quello giusto, a quello migliore. Ma questo è possibile solo propositivamente, e oltre a promuovere a proposito una cultura del discernimento, per il privato cittadino è difficile appoggiare grandi progetti innovativi di ricerca – se non con donazioni personali, cinque per mille, lettere ai giornali e ai politici e via dicendo.
Badate bene, strade che paiono modeste ma categoricamente da percorrere.
Nota personale: visto come lavora, a questo governo non affiderei nemmeno la costruzione di un castello di sabbia da fare col secchio – figuriamoci una centrale a fissione.
Nota filosofica: ho domandato al professor Luigi Lombardi Vallauri che cosa ne pensasse di questo referendum sul nucleare. Sospeso il giudizio non sentendosi tecnicamente pronto per esprimersi (pur dicendosi, “a pelle”, contrario a queste centrali), ha aggiunto: “Siamo veramente sicuri di voler dare all’umanità energia infinita?“









