Fratelli d’Italia vs Va pensiero
Curiosa la bagarre sempreverde che è tornata fuori in quesi giorni. Il ministro Zaia -pare, eh, perché lui dà una versione diversa- in un evento istituzionale ha fatto suonare Va, pensiero di Verdi al posto di Fratelli d’Italia. Aldilà dell’evento contingente, è una disputa che si trascina dietro da decenni, da prima che io nascessi. Ma ripensandoci un attimo… Va, pensiero vs Fratelli d’Italia?!
E’ un po’ come dire Melanzane alla griglia vs Romanticismo tedesco. E’ come dire Belle speranze vs Cinque pneumatici.
Io ho la fortuna di avere un padre, e questo padre è appassionato contagioso d’Opera lirica, e il Nabucco è un’opera lirica che mi ha fatto conoscere. Va, pensiero è un coro del Nabucco. Bellissimo, splendido, a ragione uno dei più celebri dell’intera storia dell’Opera. E’ il canto degli Ebrei esuli e prigionieri a Babilonia, un canto triste, di intensa nostalgia. La seconda strofa cita:
Del Giordano le rive saluta,
Di Sionne le torri atterrate…
Oh mia patria si bella e perduta!
O membranza sì cara e fatal!
Già. Perché ebbene, il Va, pensiero va oltre le ali dorate. Proprio così. Non è la rimembranza luccicosa di casa adatta ad un inno. E’ il dolore lacerante di chi una partia l’ha perduta. Che c’entrano gli Ebrei sconfitti e deportati a Babilonia con gli Italiani? E perché la Lega Nord lo sceglie come proprio inno? Se c’è un senso, mi sfugge.
E’ vero, Fratelli d’Italia non è un gran che. Specie se paragonato all’Inno tedesco di Haydn o alla Marsigliese. E’ una marcetta allegra, con un testo mediocre. Ma è pur sempre un inno. Quindi progettare di sostituirlo con Va, pensiero è inconcepibile. Tanto varrebbe sostituirlo con Viva il vino spumeggiante della Cavalleria Rusticana, in cui io, personalmente, mi identificherei con gran patriottismo (questa versione cantata da Caruso la adoro).
Per fortuna, nel caso specifico della gaffe di Zaia è stata pronta la replica del ministro La Russa, che ha proposto, inflessibile, l’obbligatorietà dell’Inno agli eventi istituzionali. Avendo però anche detto che Va, pensiero è una musica di gran patriottismo. E tutto questo, scusatemi la malizia, mi induce a pensare che né Zaia né La Russa abbiano mai capito il testo del coro oltre Va, pensiero, sull’ali dorate. E volendo peccare ulteriormente di malizia, pare chiaro che i leghisti che si scagliano contro l’Inno non lo conoscano: l’inizio della quarta strofa è “Dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano» ” – e questo è decisamente più filopadano di un manipolo di Ebrei tristi e sconfitti a Babilonia. Be’, almeno credo.






