Uranium is sooo ‘last century’!
di Tiziano Vignolini
E’ innegabile che abbia un suo fascino vintage da guerra fredda, con quelle centrali fumanti e misteriose culla di tante leggende metropolitane, con quelle alte torri di raffreddamento che ci ricordano un po’ i supereroi degli anni ’50 – tutti legati da un trascorso più o meno felice con le radiazioni nucleari; lo abbiniamo sorridendo ai pesci triopi del lago di Springfield, e – sorridendo magari un po’ meno – ai bambini deformi della zona irradiata di Cernobyl. Ma ormai è inutile girarci intorno: l’uranio è decisamente retrò, e la fissione nucleare classica è obsoleta. E poi – converrete – le miniere di sale piene di fusti radioattivi sono decisamente out.
Urge trovare un’alternativa all’uranio, che ci rifornisca comunque di energia elettrica a livelli relativistici. Quindi, mi dispiace fonti rinnovabili, ma con le attuali tecnologie da sole non ci bastate. La fissione resta; ovviamente con le opportune abissali modifiche del caso.
La soluzione arriva direttamente da Asgard, dove il buon dio Thor tralascia per un attimo le sue battaglie coi giganti per dare il nome ad un particolare metallo pesante, il torio (Th, n° atomico 90). Questo simpatico attinide è in grado di sostenere la fissione nucleare se disciolto in soluzioni a base di fluoro (da cui il nome in codice dei reattori sperimentali LFTR – detti “lifter” – che sta per Liquid Fluorure Thorium Reactor) ed è estremamente preferibile all’uranio, in quanto lo batte in una lunga serie di campi:
La resa
Secondo i dati raccolti nelle centrali finora testate, nella fissione viene prodotta circa 250 volte più energia per unità di torio che per unità di uranio.
I rischi
La centrale al torio è virtualmente esente da qualsiasi rischio di meltdown del nocciolo. La reazione dell’uranio è pericolosamente esplosiva e necessita di enormi impianti di raffreddamento e di sofisticati sistemi di controllo. Quella a base torio è estremamente più sicura grazie a due fattori:
- Si auto-regola. Il combustibile liquido della centrale LFTR è incanalato in un sistema di tubi: se la reazione aumenta di intensità, il reagente si espande per effetto del calore, fuoriesce dai tubi e viene raccolto in apposite cisterne, rallentando di conseguenza la fissione.
- Il torio è un metallo cosiddetto ‘fertile’. Ciò significa che di per sé non è fissile, ma lo diventa se lo bombardiamo di neutroni. Di conseguenza, è sufficiente interrompere il flusso di neutroni per bloccare la reazione.
La reperibilità
Le riserve di uranio, continuando di questo passo, alimenteranno l’industria nucleare e bellica per i prossimi vent’anni. Dopodiché, si affaccerà una poco piacevole crisi energetica. I giacimenti di torio attualmente conosciuti sarebbero sufficienti a sfamare le nostre reti elettriche virtualmente in eterno, essendo questo comune più o meno quanto il piombo.
Le applicazioni belliche
Il plutonio, sottoprodotto delle centrali a fissione convenzionali, è tristemente noto per aver alimentato la bomba che distrusse Hiroshima, e trova il suo naturale habitat all’interno di testate missilistiche intercontinentali. Il combustibile esausto delle centrali al torio, di cui tratterò tra poco, è totalmente inutile e non può essere utilizzato per la costruzione di ordigni di alcun tipo.
L’impatto urbanistico
Una centrale nucleare tradizionale necessita di un’ampia zona-cuscinetto a bassa densità di popolazione, per limitare i danni di un eventuale incidente. Una centrale LFTR, per via delle ragioni di sicurezza sopra esposte, potrebbe tranquillamente far parte del tuo vicinato. Oltretutto, dato che non necessita di strutture di raffreddamento di sorta, può giungere ad occupare un’area di soli 250 metri quadri.
E, soprattutto, le scorie
Un reattore all’uranio di 3ª generazione produce scorie che, per ridurre la propria radiotossicità a livelli pari a quelli del proprio combustibile di partenza, impiegano circa un milione di anni. Le scorie prodotte da un reattore a fluoruro di torio liquido, oltre ad essere quantitativamente molto minori, presentano già da subito una radiotossicità minore di quella dell’uranio allo stato naturale.
Una meraviglia della tecnologia moderna? Assolutamente no. I primi esperimenti sulla fissione del torio, condotti con successo principalmente dal fisico Alvin Weinberg, risalgono alla seconda metà degli anni ’50.
Come mai allora – vi chiederete giustamente – ci ritroviamo immersi in questo vecchiume radioattivo, mentre potremmo alimentare le nostre lampadine con i fulmini di Thor?
Paradossalmente, ciò che ha permesso all’uranio di prevalere sul torio è proprio uno di quei difetti di cui quest’ultimo è privo. La guerra fredda ha reso i governi del mondo ghiotti di plutonio, e la corsa agli armamenti nucleari ha fatto sì che si glissasse poco elegantemente su tutti i pro e i contro che non avessero qualcosa a che fare con le bombe. Di conseguenza, le centrali all’uranio hanno prosperato indisturbate, e al giorno d’oggi ci ritroviamo con delle potentissime lobby dell’energia nucleare che non vedono molto di buon grado l’ipotesi di smantellare e ricostruire tutti i propri costosi impianti.
L’energia nucleare pulita può quindi sembrare ancora un miraggio, ma c’è ancora qualcuno che lotta per la causa del torio ed eventualmente riesce ad ottenere qualche discreto successo: fondata da Alvin Radkowsky, l’azienda americana Lightbridge opera attualmente in Russia, dove tenta di commercializzare una tecnologia (tecnologia del reattore seme-mantello) che può convertire gli attuali reattori ad uranio in ibridi torio-uranio che, nonostante non siano la stessa cosa di un LFTR, presentano rischi di incidente molto ridotti, così come una ridotta quantità di scorie. Lo stesso Obama ha espresso la necessità di trovare una sostituzione alle centrali termoelettriche a combustibili fossili, vero cancro ambientale del nostro pianeta, e si è dichiarato disponibile verso forme di energia nucleare alternativa.
La vecchia Europa sembra sempre la più restia ad accettare innovazioni tecnologiche particolarmente interessanti (vedi il caso degli OGM, di cui probabilmente tratterò più avanti), mentre già India ed Emirati Arabi si stanno applicando per sfruttare il nucleare in modo sostenibile.
Sperando che i farraginosi meccanismi del potere ruotino prima o poi nella direzione giusta, non posso che consigliarvi il sito del movimento Energy From Thorium.







