set 28 2010

Mentre

di Giorgio | in Omnia | 1 commento

Mentre Gheddafi viene a farsi leccare in Italia e una motovedetta libica smitraglia pescherecci con nonchalance
Mentre
da ogni parte viene promosso il rilancio dei consumi senza badare al fatto che il problema sono proprio i consumi
Mentre
l’Europa vieta il fritto di paranza prima e ammette poi la vivisezione reiterata senza anestesia per cani e gatti
Mentre
un reverendo americano che di reverendo ha ben poco minaccia di bruciare il Corano e in Kashmir di rimando bruciano scuole e chiese
Mentre
la situazione politica italiana raggiunge un livello di incasinamento gordiano
Mentre
ad Adro viene creata una scuola in maniera lodevolissima ma è tappezzata di Soli delle Alpi
Mentre
, per fortuna, una caterva di delitti sanguinosi sparizioni bimbi piloti soldati morti rinsalda l’unità nazionale e distrae dalla politica
Mentre Luttazzi viene clamorosamente sputtanato -sigh- come colossale ladro di battute altrui avendo in passato condotto crociate epiche contro chi citava le sue
Mentre
è finita di nuovo la guerra in Iraq quasi così come si smette di nuovo di fumare
Mentre Gerry Scotti si ostina a fare programmi di cultura finta in cui viene chiesto quando Napoleone invase la Russia e non perché
Mentre a Firenze si discute moschea sì/moschea no all’ombra delle chiese di ogni altra singola religione esistente sull’orbe terracqueo
Mentre in televisione si promuove un abbonamento per vedere il calcio e come colonna sonora c’è una contraffazione scadente delle musiche de I Pirati dei Caraibi
Mentre l’Europa cerca di contenere la circolazione di armi da fuoco fra i civili e la Gelmini & La Russa inaugurano il nuovo corso paramilitare per studenti
Mentre viene ridotta la produzione di Chianti del 20% per alzare il prezzo e l’eccedenza viene trasformata in vino da tavola
Mentre personaggi noti di cui non gliene frega niente a nessuno muoiono e tornano così acclamati alla ribalta, avvolti da un affetto usualmente riservato ai vecchi zii
Mentre le ore di Storia dell’Arte, in Italia, no dico in Italia, vengono tagliate generosamente (ma il corso paramilitare si fa lo stesso, una promessa è una promessa)
E mentre Massimo se ne va a studiare Psicologia a Padova

Ci sistemiamo colletto e idee e riapriamo – un po’ in ritardo, lo sappiamo – la terza stagione. Speriamo ci seguirete con la solita splendida partecipazione.
Avanti e in alto, To Honolulu!

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lug 30 2010

Propositi per l’anno a venire

di Massimo | in Omnia | nessun commento

L’anno finisce ufficialmente il 31 dicembre, ma se vogliamo dire le cose come stanno, noi non siamo poi così d’accordo. La fine di un anno e l’inizio del nuovo è un avvenimento importante, un momento in cui ci si può voltare e guardare questo piccolo tassello temporale della nostra vita: vedere con piacere che sono entrate a farne parte persone nuove, le cose belle che abbiamo fatto, i nostri errori, tutto quello che abbiamo imparato, le nostre strade che sono dirette verso i nostri sogni. E il 31 dicembre diciamocelo, non è un gran giorno, magari può esserlo per il Sole: dopo la grande prova del solstizio d’inverno, finisce un anno e altro-giro altra-corsa, ma per noi? Agosto invece: finito il mese di luglio, si abbandonano uffici, testi di studio, aule universitarie, e – almeno per qualche settimana – si stacca da tutto, si viaggia, si va al mare, ci si rinnova in preparazione a settembre, mese del nuovo inizio.

Quest’anno per noi finisce ad agosto ed è quindi il momento dei buoni propositi per l’anno prossimo.

Più coerenza con noi stessi, perché anche se sembra scontato, non sempre lo siamo. E peggio ancora è quando non lo siamo inconsciamente. Quindi, se le azioni di un nostro amico non sono coerenti con quello che pensa o dice di voler fare, facciamoglielo notare, parliamone insieme: farà bene ad entrambi.

Cambiamo qualche abitudine, e prendiamone di nuove; di migliori. Sento spesso dire “non riuscirei mai a farlo”, “non ce la farò mai” senza che la possibilità sia stata minimamente considerata. Nel nuovo anno possiamo provarci, ancora più motivati.

Facciamo scelte etiche e sostenibili. E’ curioso come le persone tendono a mostrare una coerenza esagerata in determinate occasioni. Non so se vi è mai successo di parlare con qualcuno di boicottaggio, o di scelte alternative, di multinazionali, di vegetarianesimo, e sentirvi rispondere che se si smettesse di comprare questo bisognerebbe non comprare più neanche quello, né l’altro: insomma, niente. Guardacaso succede sempre con cambiamenti di abitudini, che vanno a scomodare l’abitudine semplice, sostituendola con una più complessa, come acquistare prodotti di una certa marca, evitare alcuni fast food, o addirittura leggere le etichette dei cibi che si acquistano. E’ innegabile che eliminare immediatamente tutto ciò che ha fatto finora parte della nostra vita non sarebbe fattibile, ma si può iniziando pian pianino da qualcosa. Ad esempio, non è facile diventare vegetariani dall’oggi al domani, ma converrete con me che ridurre il consumo di carne non sarebbe un’impresa così impossibile, no? E il passo successivo potrebbe essere dividere i giorni della settimana in “vegetariani” e “carnivori”. E una volta che uno ci crede può fare i passi successivi da solo. Possiamo fare scelte via via sempre migliori, ma non dobbiamo farci scoraggiare da chi ci fa apparire tutto come se fosse impossibile.

Vogliamo condividere questi propositi con chi come noi sa di essere ancora in cammino, e non crede di essere già arrivato.
Un augurio di buone vacanze, M & G.

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giu 9 2010

L’Utopia di Honolulu

«La realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va» Giorgio Gaber

C’è un punto circa i nostri propositi e i nostri progetti che va chiarito: l’utopia. Che cos’è? Come la si può vivere?

Chiaro. L’utopia è uno schiaffo. “La tua è pura utopia! Torna a studiare Diritto Privato!” E tu che avevi espresso un bell’orizzonte ti ritrovi moralmente con una gota rossa senza sapere bene perché. Be’, è per via dell’utopia.
In altri casi è un sospiro. “Sarebbe bello un mondo in cui i politici non fossero corrotti”. Sospiro e torno a contare le mazzette da distribuire. “Pace nel mondo”. Sospiro e suono il clacson. “Un mondo di Libertà!” Sospiro e torno a tremare dalla paura di non trovare la mia utopica casella.
In altri casi ancora è zapping. “Sarebbe bello vivere tutti insieme in armon// Con tutti gli amici sulla WestCoast nel lusso più sfren// Isola-che-non-c’è, seconda stella a destra e poi dritto fino al// Cacchio, ti immagini un mondo in cui tutti campano due secoli?” O qualcosa del genere. Fantasticheria sconnessa e spezzata, muta d’azione.
Poi c’è l’utopia che è il brivido di una promessa folle, il garrire demagogico di una bandiera sciroccata. Politica (“usciremo a testa alta dalla crisi! Pane e giustizia”), religiosa (“dove sono le mie settantadue vergini?”), scientifica (“scopriremo il gene dell’immortalità”), economica (“continuiamo così, lo sviluppo dei PIL può essere infinito”). La più normale, purtroppo, che spesso non sa nemmeno di esserlo – o non lo vuole ammettere.
Infine c’è l’utopia che è intimità. Quella timida, segreta, che non si pronuncia, che non si vede ma c’è. Il motivo inespresso per cui a testa bassa chiunque continua a vivere, a mettere al mondo figli nonostante tutto. Impalpabile e nebulosa e diversa per ognuno, inconoscibile ma che c’è – ben aldilà della conservazione della specie. Anche se forse questa è solo un sogno, un’impressione, un fantasma sottile…

Ma a mio avviso -mio e non solo- l’utopia può essere un’altra cosa.

Outopeia, non-luogo; Eutopeia, buon luogo.
Secondo il grande filosofo nonviolento Aldo Capitini, l’utopia è necessaria innanzitutto all’interno di sé. Si può dire “da oggi, pace nel mondo”, ma non avrà luogo. Dire “da oggi pace nel mio cuore” è la scelta di un buon luogo in cui c’è tanto più della speranza, dell’augurio. C’è potere esercitabile su se stessi.
In altre parole, noi siamo una zona franca da utopie di sorta. Siamo il luogo dell’universo in cui l’utopia può essere già certezza esistente e viva. L’utopia può non essere evasione. Può essere l’intimo timone che dal non-luogo della nostra idea ci guida attraverso il tempo fino al buon luogo in cui possa crescere rigogliosa. Perché se non è evasione può essere lotta costante con in volto il sorriso di chi ama, devota resistenza che i nostri nonni hanno fatto coi fucili e che può essere condotta -da noi- in mille modi più nobili. Perché le utopie, talvolta, si realizzano. E questo è pur sempre un vantaggio – anche se a vederle non saremo noi, ma i nipoti dei nostri nipoti. Dopotutto…

Un nobile cinese chiamò a sé il suo giardiniere, e gli chiese di piantare il seme di un albero raro e bellissimo. «Ma mio signore» fece notare il giardiniere «ci vorranno cento anni prima che quest’albero fiorisca!» «Allora» rispose il nobile «è meglio piantarlo oggi stesso».

Questa è la nostra utopia. Il buon luogo. (Honolulu.)

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giu 1 2010

Se il fritto è a rischio d’estinzione

Scalpore. Scandalo.
Ai telegiornali non si parla (quasi) d’altro. Vengono fatti speciali, servizi, reportage concitatissimi, urgenti. I giornalisti di più grosso calibro si scagliano contro l’UE. La mano senza volto di Bruxelles ci leva il piatto di fritto misto dalla tavola. Maledetti mangiaformaggio.
I piccoli pescatori si irritano, vociano, si strappano i capelli: la nuova normativa, questa catena blu stellata che cadendo dall’alto li vincola senza appello, impone di pescare a minimo un miglio e mezzo dalla costa e con reti dalle maglie più larghe. Niente pescetti da frittura. I ristoratori levano gli scudi: “L’economia subirà un duro colpo!” “La frittura è a rischio!”. Il Presidente dell’ADOC, Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori, grave, afferma: “L’Unione Europea, ancora una volta, fa prevalere la logica delle grandi multinazionali dei surgelati a discapito del diritto degli Italiani e dei popoli mediterranei a difendere la propria cultura gastronomica”.
Ma adesso cerchiamo di scandagliare ogni sfaccettatura della questione.

Con questa normativa i piccoli pescatori, 5% della flotta italiana, avranno delle limitazioni, e dovranno ricalibrarsi su altri tipi di pescato. Sarà di fatto impossibile procurarsi il necessario per la tradizionale frittura di paranza, e i ristoratori dovranno fronteggiare un certo imbarazzo d’offerta alternativa. La cultura gastronomica, orgoglio italiano, si ritroverà parzialmente muta di frittura.

Vero è che i vertici europei di cucina non ci capiscono un cavolo. Le leggi sulla produzione del cioccolato (è lecito produrlo con quasi ogni grasso) e dei succhi di frutta (la soglia minima di polpa è infima) ne sono una prova sensibile.
Vero è che noi Italiani per quanto riguarda la cucina siamo avanti anni luce. E una frittura mista del Tirreno non teme rivali esteri in quanto a bontà.

Anche se la pesca di queste specie di molluschi e pescetti viene – fino ad oggi – effettuata con reti a strascico a maglie fini. Pesca con rete a strascico vuol dire ripulire il fondale da tutto ciò che ospita. Tabula rasa.
Quindi possiamo notare che il rischio per il fritto c’è comunque – solo, in due tempi diversi.

Nel primo caso, il nostro reale, il fritto subirà un colpo quasi da estinzione per salvaguardare gli animali-da-fritto. I pescatori ne risentiranno economicamente, come i ristoratori, e noi resteremo a bocca asciutta.
Nel secondo caso, che si verificherebbe senza questa normativa, i sereni pescatori continuerebbero a strascicare le loro reti fino a esaurimento scorte. Si estinguerebbe non il fritto, ma la materia prima. Fra qualche anno.

Adesso si possono vedere pescatori, istituzioni e commercianti inveire fieramente contro legislatori lontani. Ma non so se avete mai visto dei pescatori che piangono perché non c’è più pesce. Che restano sul molo perché non riuscirebbero nemmeno a ripagare la nafta della barca, uscendo in mare. Perché se è un ciccione di Bruxelles a dirti che stai esagerando ti puoi incazzare. Quando è il mare stesso a dirti che hai esagerato, non puoi fare più niente. Sei fottuto. Sei fritto.

Il Mediterraneo si sta svuotando. Lo stiamo svuotando noi. Se un’autorità bacchettona ci pone un freno, fermiamoci un secondo a riflettere. Avere in tavola certe cose non è scontato. Pretendere, con risorse fisse, di servire pesce da frittura a un mercato sempre più ampio è una follia pura – rivestita di banconote.
Le specialità gastronomiche sono specialità. Non generalità.

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ago 4 2009

Fine stagione

di Giorgio | in Omnia | 1 commento

Con questo post si conclude la prima stagione di To Honolulu.

Fine stagione I

Da quando è iniziata, almeno per noi, è cambiato tutto. Quante cose non avremmo nemmeno immaginato, a novembre! E speriamo che sia così anche per voi tutti.
Sul filo dell’orizzonte, un nuovo anno – con un interessante passaggio di decade – che vorrà saggiare la motivazione nostra e non solo. Le prospettive sono infinite, vaste come la fantasia.
E trovare la propria via senza mappa non sarà mai stato così coinvolgente, e mai sarà stato così bello entrare nella tana del lupo per arredarla a modo nostro – qualunque lupo esso sia-, e nemmeno avremmo potuto immaginare che cosa arriveremo a provare, e quanto ci farà sentire vivi fare tutto questo con quante più persone possibili. E chissà quanto e come verremo travolti dall’imponderabile!
Ma per adesso c’è ancora un agosto da vivere, il meriggio d’oro dell’anno domini 2009, il respiro profondo poco fuori dal mondo prima del prossimo tuffo – il tuffo più bello. Perché…

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

Ma proprio perché c’è un agosto davanti, rimaniamo nel presente. Intanto vi salutiamo augurandovi sinceramente delle splendide vacanze, che possano rigenerarvi per il prossimo giro di giostra, e delle notti come forse ce ne possono essere solo quando si è giovani, amabile lettore.
Riprenderemo la nostra vita civile e l’attività di blogger a inizio settembre (con maggior presenza rispetto all’ultimo periodo).
Fino ad allora, au revoir.

M & G

_____________________________________________

Ah, dimenticavo. Le coordinate geografiche della casa in cui i proprietari del blog si stabiliranno per dedicarsi all’otium sono:
38°19’31.54″ N
16°24’05.49″ E
Se qualcuno intendesse lanciare un attacco missilistico ai nostri danni, sappia che possediamo n°2 missili antibalistici. Pertanto si consiglia di munirsi di un numero di missili ≥ 3.
Si prega però cortesemente di astenersi dallo sferrare attacchi simili ore pasti e durante la pennichella postprandiale.
Grazie.

Roccella map

Un grosso grazie anche a Tiziano Vignolini che ci ha disegnato l’illustrazione di testa e a Marina Quinto che ha fornito il pic di GoogleMaps (Giorgio è un po’ inabile col computer).  À bientôt!

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I problemi del mondo sono ingestibili, riparare a quelli della propria esistenza è come tener su una nave che affonda, si ha continuamente la sensazione di non aver capito nulla della vita, delle persone che ci stanno intorno, dei nostri e dei loro sentimenti, il nostro domani sembra uguale allo ieri, ci si sente in trappola e non si sa come venirne fuori.
Fin qui saremo quasi tutti d'accordo. E qui è dove si ferma la maggior parte delle persone. Per questo nasce To Honolulu.
Partendo da una presa di coscienza su questo disagio comune, il progetto di To Honolulu è un invito ad assumere una consapevolezza maggiore non solo su se stessi ma anche sul mondo in cui si vive e sulle persone che ci vivono insieme a noi, un invito ad essere presenti in ogni scelta che facciamo, attivi e critici rispetto a ciò che ci accade intorno, un invito a stimolare altre persone col proprio entusiasmo a far tutto questo, con la complicità umile di chi ha un destino ignoto ma comune.
Avanti e in alto, To Honolulu!

Finalmente!

Sono cent’anni che ti aspettiamo! E anche se non lo sapevi, ci stavi cercando.

Chi sono questi idioti coi cartelli?
E soprattutto, perché? li stavi cercando?
Leggi qua sopra: capirai.

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